La palla della neve

Su Alpi e Appennini si vede pochissima neve e si continuano a investire soldi pubblici per piste da sci e innevamento artificiale. Oltre 148 milioni l’anno scorso secondo il rapporto di Legambiente.

La palla della neve
di Luca Martinelli
(pubblicato su Il Manifesto del 14 marzo 2024)

«Il turismo della neve nelle montagne senza neve» è una denuncia in otto parole, una fotografia spietata di quello che sta accadendo nelle località sciistiche di Alpi e Appennini, che nonostante le precipitazioni in calo e le temperature in rialzo da molti anni faticano a reinventarsi senza lo sci.

«Il turismo della neve nelle montagne senza neve» è anche il titolo del rapporto 2024 Nevediversa di Legambiente che denuncia l’«accanimento terapeutico», perché – bilanci alla mano – l’associazione evidenzia quanto lo Stato continui a investire inutilmente negli impianti di risalita e negli invasi per l’innevamento artificiale al servizio di impianti che in molti casi non potranno comunque programmare la propria neve artificiale, perché fa troppo caldo. Il censimento di quest’anno ha contato 177 impianti sciistici temporaneamente chiusi in Italia, 39 in più rispetto al 2023.

Il comprensorio sciistico di Foppolo in provincia di Bergamo aperto grazie all’innevamento artificiale.

Di questi, 92 sono sull’arco alpino e 85 sull’Appennino. Sono 93 anche gli impianti aperti a singhiozzo (9 in più rispetto al report precedente): il grosso, ben 55, si concentra sugli Appennini. Scrollando i quotidiani locali online o i social network è facile imbattersi in foto allarmate dal Terminillo (Lazio), da Bolognola, Frontignano o Sarnano (Marche) o da Campo Felice (Abruzzo), dall’Abetone (Toscana) e dal Corno alle Scale (Emilia-Romagna): surreale pensare che tanti tra questi impianti sono al centro di grandi progetti di riqualificazione, finanziati con fondi pubblici locali e regionali, ma anche del Piano nazionale di ripresa e resilienza, fondi che però non potranno mai riportare la neve che non c’è in Appennino, parafrasando il nome del tavolo di lavoro convocato dalla ministra Daniela Santanché a gennaio di quest’anno, «Appennino senza neve».

Eppure ieri, di fronte all’allarme dei media sugli effetti del cambiamento climatico sulle nostre montagne, l’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari è intervenuta per la prima volta in diretta con una risposta, un video che dà voce ad albergatori, ristoratori, artigiani, baristi, noleggiatori, commercianti, titolari di panifici, negozi di abbigliamento, che insieme dicono «grazie, neve programmata». Secondo Valeria Ghezzi, la presidente dell’associazione che riunisce le imprese che gestiscono gli impianti di risalita, sono loro «i maggiori fruitori del nostro impegno e dei nostri costanti investimenti».

«Da parte nostra – commenta Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente – non c’è alcuna contestazione nei confronti degli operatori del settore, ma più un’obiezione contro la resistenza al cambiamento».

Parlando di neve programmata, quella neve artificiale alternativa tecnologica al manto bianco, che per lunghi mesi nell’inverno 2023-2024 in quasi tutta Italia non è stato nemmeno possibile sparare, perché le temperature notturne erano troppo alte, Ghezzi dimostra però di non avere chiaro di cosa stiamo parlando: il problema non è solo economico, né sociale, ma riguarda l’ambiente, il territorio e l’esigenza di ripensare interamente il nostro stile di vita, a costo di rinunciare alla settimana bianca.

A inizio marzo 2024, secondo i dati della Fondazione Cima, sulle Alpi manca un quinto della neve rispetto alla copertura registrata in media tra il 2011 e il 2022, e quella che c’è è caduta quasi tutta in pochi giorni nel mese di febbraio; sugli Appennini, invece, la neve non è proprio arrivata: ne manca il 78%.

Visto in prospettiva, il problema è che la montagna (e le pianure) è attesa da un’estate siccitosa. Ecco perché suona stonata la scelta del ministero del Turismo di destinare con un bando ben 148 milioni di euro per l’ammodernamento degli impianti di risalita e di innevamento artificiale, «a fronte dei soli 4 milioni destinati alla promozione dell’ecoturismo», sottolinea Legambiente.

I finanziamenti per la neve artificiale, che l’associazione ha mappato, non accennano a diminuire: in Piemonte, ad esempio, i fondi erogati ammontano a 32.339.873 di euro in contributi previsti per il biennio 2023-2025 (contro i 29.044.956 di euro del biennio 2022-2024).

Stando ai dati Arpa Piemonte, il trimestre appena terminato è stato l’inverno più caldo degli ultimi settanta anni con una media regionale di 4,5°C, quasi 3°C in più rispetto alla norma del trentennio di riferimento 1991-2020. Soldi a pioggia sono stati erogati anche in Emilia-Romagna, dove la stagione 2023/24 è iniziata con 4milioni e 67mila euro stanziati dalla Regione per indennizzare le imprese del turismo invernale danneggiate dalla scarsità di neve nell’inverno 2022-2023. E poi ci sono i 20 milioni di euro a fondo perduto per il nuovo impianto di risalita verso il lago Scaffaiolo, per una infrastruttura pesante osteggiata dalle associazioni e dai cittadini riuniti nel gruppo «Un altro Appennino è possibile».

In Toscana, intanto, è stato depositato lo Studio di fattibilità dell’impianto funiviario gemello, che collegherebbe Doganaccia e Corno alle Scale: il costo del progetto a oggi è pari a circa 15.700.000 euro, di cui 5,7 milioni a carico dello Stato e 10 milioni a carico della Regione Toscana. L’accanimento terapeutico costa.

Il documento di Legambiente:
https://drive.google.com/file/d/1CJRj-rh2-fj81PoOIYAL9WP7OyYtXhb7/view?usp=sharing

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La palla della neve ultima modifica: 2024-03-28T05:05:00+01:00 da GognaBlog

32 pensieri su “La palla della neve”

  1. 32
    Expo says:

    Alitalia ha perso 500.000 euro statali ogni giorno per 20 anni.
    Ma per Epifani era il migliore dei mondi possibili.

  2. 31
    Fabio Bertoncelli says:

    @ 30
    Gli utili sono delle aziende, mentre le perdite vanno a carico del contribuente. La FIAT è riuscita a farlo per piú di mezzo secolo.
     

  3. 30
    LUCIANO PELLEGRINI says:

    POVERINI! le stazioni sciistiche VOGLIONO I RISTORI per compensare le perdite per LA NEVE CHE NON C’E’ “! NEL PERIODO DELLE VACCHE GRASSE, CON SOLDI A PALATE CHE ENTRAVANO NELLE CASSE, MICA HANNO MANIFESTATO AL COMUNE, ALLA REGIONE, AD ENTI ASSISTENZIALI, di voler fare una DONAZIONE? 

  4. 29
    Gian Carlo says:

    Come si vede spesso ultimamente questi articoli sono scritti da giornalisti che non hanno mai nemmeno provato ad indossare uno scarpone e scrivono articoli in nome del loro mero interesse economico nel pubblicarli. Qualcuno gli paga gli articoli ( pay x click / pubblicità ecc). 
    E tutti a credere che questi fenomeni scrivano veramente quello che pensano !!

  5. 28
    Carlo Crovella says:

    Rileggi con attenzione la mia frase finale del 10. Dimmi come fai a trarne un ipotetico “dubbio” da parte mia. Infatti scrivo esplicitamente “Io personalmente NON credo che esista la “soluzione compromesso”…. Chi ce l’ha, la soluzione compromesso, la descriva nei dettagli” (intendendo: così vediamo che cappero “tira fuori”). Dov’è il (mio) dubbio? Non appare per nulla. Invece la “sfida” è ben evidente. Prrobabilmente interpreti in modo sbagliato quel “boh” finale. Esso non è conferma di un mio dubbio sull’esistenza o meno della soluzione compromesso. Piuttosto è un’implicita attesa di quali cazzate tirano fuori coloro che vogliono salvare capra e cavoli (cioè lavoro e rispetto dell’ambiente). Forse tirano fuori scemenze quali enormi ski dome coperti da cupole per refrigerarli sistematicamente (e mantenere la neve artificiale)??? Che razza di idea imbecille! Che immane danno ambientale, che spreco di energia (per refrigerare), che spreco di acqua (per la neve artificiale)!!! Bisogna arrendersi alle nuove condizioni ambientali, per le quali stanno riducendosi le condizioni per fare sci di pista a cielo aperto, come nei decenni passati. Non tutti i “mestieri” durano per sempre: quando, nei secoli passati, ci si spostava in carrozza a cavallo, il mestiere del maniscalco era diffusissimo. Ora non più. E’ la vita…

  6. 27

    Come al solito hai capito roma per toma. Non ho espresso nessun DUBBIO (al 10), piuttosto una SFIDA! 
     
    Avrei capito anche se non avessi voluto. 
    Su dubbi & sfide sei un caso che avrebbe fornito a Bertrand Russel così tanto materiale da farlo lavorare alla nausea.
    Quando scrivi a prova di stupido proponi un esempio perfetto di fusione tra soggetto e complemento oggetto. 

  7. 26
    Alberto Benassi says:

    “Lo sci non si tocca!

    Se continua così lo toccherete sempre meno. Sulle piste ci andrete a farvi dei grappini

  8. 25
    Matteo says:

    “Lo sci non si tocca! Se la situazione climatica è così grave, perché è stato detto “temperature così non si verificavano da settant’anni”?”
     
    Oggi è giornata!
    Chi ha parlato di 70? I dati registrati dal 1850, quindi più di 170 anni fa, e non si è mai registrato un anno così caldo e, peggio, in continuo evidente trend di crescita.
    Lo sci si sta estinguendo da solo ed è appunto questo il senso dell’articolo: che nessuno lo tocchi, cercando di mantenerlo e aggravando la situazione globale in vita con i miei soldi!

  9. 24
    Expo says:

    @19 Marcello/Daidola ( Domanda e offerta di svago )Pacifica la causa del global warming e meno pacifiche le soluzioni nel COP 28 , c’è un tentativo di “rinaturalizzazione / freno alla crescita degli impianti sulle alpi.Sul bloccarla / frenarla credo che tutti siamo d’accordo : andiamo là a cercare la natura , non un ottovolante.C’è un paradosso però : lo sci su pista come dice Cominetti ha un ritorno di indotto sull’economia delle vallate che non è minimamente paragonabile a quello delle alternative in campo.Il downhill sugli impianti “orfani” di neve ?Il cicloturismo nelle vallate ?Tutto valido , e sono cose ( il cicloturismo ) che faccio due settimane ogni estate da 20 anni , però non riescono a bloccare lo spopolamento delle vallate.Il paradosso è investire in impianti per mantenere in piedi un’economia montana —> gli impianti attirano dei “cannibali” che poco hanno a che fare con la natura e molto con parco giochi —> E noi ci troviamo a parlare dell'”invasione dei cannibali”

  10. 23
    antoniomereu says:

    Quando ho visto il titolo ho subito pensato si fosse riaperto il caso Acerbi-Juan Jesus…e trattasse di razzismo sportivo ;).Invece si parla di futuribile sci d’ erba…

  11. 22
    Gian60 says:

    In Europa ormai vige l’ideologia ambientalista, che costringe i poveri cittadini a sacrifici economici e rinunce sempre più stringenti. Vogliamo essere i paladini dell’ambiente, i difensori della natura a tutti i costi, mentre chi inquina e se ne frega altamente del problema, è la stragrande maggioranza della popolazione mondiale. Ora viste le rinunce, vista la coercizione che subiamo noi europei in nome dell’ambiente,  ci vogliono togliere anche le poche distrazioni che ci rimangono e che ci danno un po’ di felicità. Lo sci non si tocca! Se la situazione climatica è così grave, perché è stato detto “temperature così non si verificavano da settant’anni”?Quindi settant’anni fa c’era la medesima emergenza? Ma fatemi il piacere!

  12. 21
    Carlo Crovella says:

    Altra precisazione: ridurre i consumi individuali (in correlazione alla riduzione della dinamica demografica mondiale) significa ANCHE interrompere certe attività non più coerenti con il contesto ambientale attuale, come ad esempio lo sci di pista “consumistico”.

  13. 20
    Carlo Crovella says:

    Come al solito hai capito roma per toma. Non ho espresso nessun DUBBIO (al 10), piuttosto una SFIDA! Se per caso l’esposizione al 10 non è a prova di stupido, la riassumo: io affermo che non esiste una “soluzione compromesso” (fra diritto al lavoro di chi è coinvolto nello sci da pista e la difesa dell’ambiente), per cui o di qui 8lavoro) o di là (difesa ambiente) e IO STO convintamente dalla parte della difesa dell’ambiente. Ergo: NON nuovi impianti, SI totale chiusura e smantellamento delle stazioni che “non hanno più senso”, NON spreco soldi pubblici in finanziamenti a fondo perduto, NO mega comprensori, ma al limite poche e piccole stazioncine, leggere (solo skilift, NO seggiovie), aperte solo con neve naturale e destinate ai veri appassionati dello sci. Quindi VIA stronzate collaetrali come aperitivi e jacuzzi bordo pista, cubiste, pranzi a base di pesce (in quota!) e tutte le cose che richiamano i “falsi” appassionati di sci. L’HO SCRITTO MILIONI DI VOLTE, COME POTETE CAPIRE ROMA PER TOIMA? AVETE PROPRIO LE SINAPSI CRANICHE “ANDATE”.
     
    Assodato che la mia posizione è chiara e tetragona, lancio la SFIDA a chi sostiene l’opposto, ovvero sostiene che sia possibile trovare un compromesso. Però specifico che non basata l’enunciazione generale del principio: dovete andare nel dettaglio della proposte, voglio verificare in profondità cosa proponete come “soluzione compromissoria”.

  14. 19
    Marcello Cominetti says:

    La domanda di un prodotto È la molla, la spinta, la ragione a far sì che venga esaudita! Guardate lo spaccio di cocaina e altre droghe… i consumatori ne sono gli unici responsabili. Chi le produrrebbe e poi ne affronterebbe gli enormi ulteriori rischi della vendita se non ci fosse la richiesta???
     
    Esco dal tema dell’articolo per evidenziare un fatto MAI accaduto prima nel gognablog: al commento 10 Carlo Crovella ha espresso UN DUBBIO!!! È la prima volta!
    Non ci sono più i panzer di una volta :-)))

  15. 18
    Carlo Crovella says:

    Certo, non basta la riduzione demografica da sola, occorre anche la contrazione dei consumi individuali. L’effetto più positivo è quindi la correlazione fra le due variabile. Ma fra le due variabili quella che oggi pesa di più è la spinta demografica. ne non la conteniamo, siamo fritti

  16. 17
    Expo says:

    @ Luca
    La domanda di un prodotto e’ una molla potente , ma secondo me gli stati dovrebbero anche avere leggi a tutela dell’ambiente , se no si finisce per fare laggiu’ tutte le zozzerie.
    Nell’ ultimo Cop 28 ( non mi nascondo le difficolta’ ) , secondo me si poteva essere piu’ netti con gli obiettivi e le regole.

  17. 16
    Luca Bono says:

    Non hai il diritto di inquinare di più, ma penso intendesse dire che siamo in qualche modo complici perché questo tipo di processi produttivi porta gioco-forza a più inquinamento. Come il “bisogno” di prodotti di origine animale a basso costo e PER TUTTI ha portato agli allevamenti intensivi con tutto quanto ne consegue (e qua si aprirebbero altri capitoli oltre a quello dell’ inquinamento, consumo di suolo, acqua etc).
     

  18. 15
    Expo says:

    @ 14
    Insomma se il mio cliente desidera prodotti a un prezzo piu’ basso io ho il diritto di inquinare di piu’ ?
    Allora hanno ragione quelli che bruciano i rifiuti tossici in Campania , o che affondano le navi cariche di diossina al largo della Somalia.
    Cosi’ il prezzo del prodotto finale scende.

  19. 14
    marco vegetti says:

    Non pretendo di avere soluzione. Una cosa sola mi preme davvero però: lo sviluppo economico di Cina e India è dovuto al fatto che produco PER L’OCCIDENTE. Per dire, siamo noi che vogliamo prodotti a prezzo più basso: fatti in EU o USA costerebbero il doppio. Questo, prima di accusare sempre Cina India e Paesi in via di sviluppo (e le conseguenze di questo) NON ANDREBBE MAI DIMENTICATO.

  20. 13
    Alberto Benassi says:

    12) Marco Carzaniga
    quella strada è una via di arroccamento che fa da servizio alle cave di marmo del passo della Focolaccia sulle Alpi Apuane, ma in Apuane ce ne sono tante altre.
    Se vai a leggere articolo pubblicato su Altri Spazi
    phttps://gognablog.sherpa-gate.com/mountcity-va-avanti-con-fatti-di-montagna/
    puoi vedere bene dalla foto di che si tratta, un vero scempio ambientale, altro che adattarsi come scrivi te.
    Ho fatto questo esempio per dire che l’uomo nel suo agire, pretende di dominare l’ambiente ed adattarlo alle proprie necessità e non solo per le necessità, ma anche e sdopratutto per arroganza e potere economico.
    Le popolazioni che si adattano e cercano di vivere in sintonia con l’ambiente che le circonda sono sempre più rare ed in via di estinzione.

  21. 12
    Marco Carzaniga says:

    ….Marco Carzaniga, prova a risalire con la tua MB la strada di cava che sale alla Focaloccia poi ne riparliamo….
    Non conosco quella strada ne ho idea di dove sia, io non uso per mia soddisfazione e convincimento una bici elettrica, ma non ho mai avuto nessun problema a caricarmi la bici in spalla se ne vale la pena, come non è mai stato un problema rinunciare ad una salita, sia a piedi che con gli sci o in bici se non c’è la faccio. Il mio era solo un punto di vista, non ho la verità in tasca per la soluzione del problema. Di certo puntare tutta l’ economia montana invernale solo sul turismo legato allo sci, oggi mi sembra un grande azzardo. 
     

  22. 11
    Expo says:

    Che poi il problema demografico si fonde con lo sviluppo atteso : se 30 anni fa’  i cinesi e gli indiani vivevano con una bici e una ciotola di riso , oggi  giustamente stanno usufruendo dei consumi che lo sviluppo economico mette loro a disposizione.Ergo anche se da domani si abbattono le nascite , l’onda lunga dei consumi globali crescerà ancora per decenni.

  23. 10
    Carlo Crovella says:

    Rigidissimo controllo delle nascite, ovviamente in continenti diversi dall’Europa (non per razzismo, ma perché l’Europa è già in fisiologica denatalità), in modo da piegare la dinamica demografica mondiale nel giro di pochi decenni (= nuovi nati meno che nuovi morti). se non si attuerà questo cambio epocale, tutto a catafascio. ovvio che i problemi collaterali fanno ridere, rispetto la “problemone” centrale. però facendo mente locale ai problemi collaterali, quello dello sci di pista è un “tema”, come si dice oggi. Bisognerà trovare una “soluzione compromesso” (se esiste) fra il diritto la lavoro e l’insensatezza di spender soldi pubblici per finanziare stazioni (sia grandi che piccoli) che non hanno più senso nell’attuale contesto climatico. Io personalmente NON credo che esista la “soluzione compromesso”. Quanto meno, non riesco a identificarla, specie inserendola nel trend climatico prospettico. Chi ce l’ha, la soluzione, la descriva… (es: ski room coperti e refrigerati?… boh…)

  24. 9
    Alberto Benassi says:

    I capi politici dicono di tutto e il contrario di tutto, a seconda di come gli conviene e come tira il vento. Hanno la faccia come il culo, sono pronti a rinnegare tutto quello che hanno detto 5 minuti prima, ad accordarsi con chi poco prima hanno stramaledetto. Giustificano questo ambiguo ed opportunistico comportamento dicendo che questa è la politica.

  25. 8
    Giorgio Daidola says:

    Ci fosse solo il turismo invernale di massa a porre dei problemi in questo mondo sempre più malato non mi preoccuperei così tanto. I veri problemi, ignorati, sono ben altri, ben più grandi. Chi mi conosce un po’ sa a cosa alludo. Chi non lo sa poco importa, intanto non cambierà nulla. Guterres  ha affermato recentemente  che “la terra ci sta facendo una richiesta d’aiuto”. A pochi giorni di distanza ha detto che l’essere cresciuti di un miliardo negli ultimi 12 anni è stato un traguardo per la nostra specie, un traguardo da celebrare. Finché l’umanitá sará in grado di esprimere capi politici del genere direi che non c’è da preoccuparsi più di tanto per le politiche della Santanché. 
     

  26. 7
    Alberto Benassi says:

    AltriSpazi28 Marzo 2024

    Siamo preoccupati per il nostro futuro

    Anche qui l’uomo si è adattato all’ambiente????
    O forse è il contrario…
    Marco Carzaniga, prova a risalire con la tua MB la strada di cava che sale alla Focaloccia  poi ne riparliamo.
     
     

  27. 6
    Alberto Benassi says:

    5) L’ umanità è riuscita a superare queste situazioni adattandosi all’ ambiente e non adattando l’ ambiente alle proprie esigenze.

    mah…di  questa affermazione non ne sarei tanto sicuro. Altrimenti non ci sarebbero inquinamento ed enormi  scempi ambientali vari che sono sotto gli occhi di tutti.

  28. 5
    Marco Carzaniga says:

    Io non so se il cambiamento del clima sia dovuto all’ uomo, anzi ne dubito fortemente, ma indubbiamente c’è, come è sempre avvenuto nelle epoche passate. L’ umanità è riuscita a superare queste situazioni adattandosi all’ ambiente e non adattando l’ ambiente alle proprie esigenze. Personalmente  non vado a sciare su una pista con neve artificiale mentre tutto il resto della vallata è senza neve. Mi deprime e mi dà ancora di più la sensazione di ” estraneo alla montagna” che già mi dava tutto il carosello sciistico anche con le montagne completamente  innevate. Sicuramente è divertente scendere da una pista ma non ha nulla a che vedere con vivere la montagna. Non ho una ricetta per salvaguardare l’economia montana della stagione invernale, ma sono certo che quello che si sta’ facendo ora è un po’ come fornire dei violini nuovi all’ orchestra del Titanic. Da anni scorrazzo per le api e gli appennini in Mountain bike, e li vedo una buona fonte economica per i comprensori che investono intelligentemente in quel settore,dove servono risorse decisamente più contenute rispetto all’ innevamento artificiale. Non è sicuramente la soluzione al problema, ma è pur sempre qualcosa…

  29. 4
    Matteo says:

    Marcello, è ovvio che c’è il problema di tutti coloro che vivono sullo sci, ma se diamo per scontato che lo sci di pista sia uno sport in via di estinzione il problema non può che aggravarsi anno dopo anno se si tira avanti con il sostegno e gli indennizzi.
    Sopratutto se detti sostegni e indennizzi sono dati alle aziende e alle attività e non ai cittadini: con 32 milioni di euro in due anni in Piemonte, quante famiglie che dipendono dallo sci potrebbero vivere e magari trovare una fonte di reddito più adatta ai mutamenti? (mutamenti che in ogni caso avverranno)

  30. 3
    Luca Bono says:

    @Marcello Cominetti non si tratta di mandare a casa chi lavora con gli impianti ma almeno di non costruirne di nuovi, e non avventurarsi in imprese che ci stanno rendendo ridicoli al di là delle Alpi (vedi la citata pista da bob, peraltro con un precedente sotto gli occhi di tutti in Piemonte, o gli impianti al San Primo la cui cima arriva a 1600 m, e cito solo i casi più clamorosi).
    Sappiamo tutti che si tratta di transizione ma non si fa andando nella direzione opposta.
    Il governo fa bene a pensare ai soldi ma dovrebbe esserci un minimo di lungimiranza e strategia, concetti che, é arcinoto, all’italiano medio suonano estranei quando non fastidiosi 

  31. 2
    Luca Bono says:

    C’è poco da fare, finché una fetta consistente di popolazione non si metterà di mezzo, a costo di incatenarsi alle montagne per evitare ulteriori scempi, si andrà avanti così: disastri ambientali e sperpero di soldi (perché i problemi di bilancio non nascono solo dalle tasse non pagate, ma anche dal fatto che gran parte dei soldi provenienti dalle imposte, vengono letteralmente buttati via).
    La situazione è disperata, con un ministro del turismo che invoca l’aeroporto a Cortina…e poi pista da bob, impianti al San Primo, antenne in cima alle montagne…

  32. 1
    Marcello Cominetti says:

    Tutto sicuramente condivisibile ma non capisco cosa dovrebbero mettersi a fare tutti quelli che lavorano nel settore neve, che comunque genera un indotto anche fiscale che supera il valore dei finanziamenti. 
    Il problema c’è! Ma il governo pensa al lavoro e alle tasse. La natura viene sicuramente dopo.
    Io mi sento di esserne un difensore estremo, ma mi guardo intorno e non vedo rimpiazzi alla settimana bianca. Certo, finanziare nuovi impianti è pura follia, ma anni fa avevo conosciuto un dirigente romano di Legambiente… be’ se è così che operano, faregli gli impianti solo per fargli dispetto!
    Che io manco li prendo da anni.

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