La proprietà delle montagne

La proprietà delle montagne
a cura di Mountain Wilderness
(pubblicato su ilfattoquotidiano.it il 13 agosto 2022)

Di chi sono le montagne? Sembra una domanda retorica, un esercizio di pura filosofia, eppure nel caso delle Alpi Apuane la questione diventa terribilmente concreta. Il Monte Altissimo, in realtà poco meno di 1600 m, si trova nel territorio di Seravezza in provincia di Lucca; il marmo proveniente dalle sue cave veniva già utilizzato nel 1500 da Michelangelo, in seguito il sito è stato oggetto di sfruttamento industriale soprattutto dal XIX secolo in poi. Oggi la disputa è tra la società Henraux, che rivendica la piena proprietà di terre demaniali site nel comprensorio del Monte Altissimo e utilizzate per l’estrazione del marmo nelle diverse cave di cui risulta titolare, e il comune di Seravezza che invece considera quel territorio appartenente ai beni fondiari del demanio civico, in quanto i terreni precedentemente alienati costituivano un “patrimonio collettivo” delle popolazioni residenti, di cui le amministrazioni locali non potevano disporre per mancanza di titolarità e di assenso dei residenti.

Cava delle Cervaiole al Picco di Falcovaia, nei pressi del Monte Altissimo

La situazione legislativa è assai complicata: nel periodo considerato il territorio ha visto grandi trasformazioni politiche passando dal Granducato di Toscana al Regno di Sardegna e quindi al Regno d’Italia per arrivare alla moderna Repubblica, con un susseguirsi di leggi e di norme difficile da districare e da armonizzare tra loro.

La contesa nasce da lontano, già nella seconda metà del 1800; ma negli anni ’80 del secolo scorso alcune perizie sostengono “l’esistenza di terre collettive, occupate senza legittimo titolo e, dunque, da proporre per la reintegra alle comunità proprietarie” nel territorio del Comune di Seravezza. La causa intentata da Henraux per riaffermare il diritto di proprietà parte nel 1988 e attraverso diversi tentativi di conciliazione ha visto ben 25 udienze tra il giugno 1989 e il luglio 2001, tutte rinviate e “sempre in attesa della conclusione delle trattative”. Per tutelarsi nella vertenza, gli abitanti aventi diritto hanno costituito l’Asbuc (Amministrazione Separata dei Beni di Uso Civico) di Seravezza.

Le proposte di conciliazione avanzate da Henraux sono state respinte dai frazionisti, determinando nel 2018 le dimissioni del consiglio Asbuc, le cui successive elezioni non hanno portato ad un rinnovo delle cariche per mancanza di persone disponibili ad accettare l’incarico; ad oggi l’Asbuc di Seravezza risulta ancora non ricostituita nonostante la richiesta firmata da 125 frazionisti. La regione Toscana ha chiesto al comune di Seravezza di procedere ad approvare la bozza di statuto dell’Asbuc e trasmetterlo alla regione stessa “corredato con tutta la documentazione necessaria in modo che possa essere approvato dalla Giunta regionale ai fini dell’iscrizione all’albo delle persone giuridiche private della regione Toscana.”

Nel frattempo il commissario per la liquidazione degli usi civici per il Lazio, la Toscana e l’Umbria con sentenza di primo grado nel luglio 2020 ha riconosciuto gran parte del territorio del Monte Altissimo di natura collettiva; la Henraux, per poter continuare le attività di cava, ha richiesto la sospensione dell’immediata esecutività della sentenza e la prossima udienza è prevista per settembre 2022. Intanto si continua a scavare e a “mangiare” le Apuane.

L’aspetto economico della vicenda è al limite del grottesco. Gli accordi stipulati nel 1885 prevedevano un canone annuo per l’utilizzo del territorio che non è mai stato aggiornato, per l’ammontare di 13.791 lire pari a 7,12 euro, canone corrisposto fino al 1989 quando il Comune ha smesso di riscuoterlo per “mancanza di convenienza”.

Inoltre il Comune non ha mai istituito una pesa pubblica, è la stessa società escavatrice a dichiarare la quantità di materiale estratto dalle cave in regime di autocertificazione e quindi a stabilire le somme da versare per la percentuale di tasse da versare all’amministrazione locale. Oggi il comune di Seravezza, in assenza degli organi dirigenti dell’Asbuc ancora da nominare, è subentrato come soggetto gestore e rappresenta in giudizio gli interessi dei frazionisti aventi diritto. In forza di ciò ha provato ad avanzare una nuova proposta di conciliazione, senza però effettuare una perizia né sull’estensione dei terreni né sul loro valore, quindi sostanzialmente “al buio”; fortunatamente la prospettiva di un’indagine per possibile danno erariale ha convinto ad annullare le riunioni decisionali in merito, si resta dunque in attesa della pronuncia del tribunale.

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La proprietà delle montagne ultima modifica: 2022-10-03T05:23:00+02:00 da GognaBlog

16 pensieri su “La proprietà delle montagne”

  1. 16
    Alberto Benassi says:

    C’è anche il dichiararsi detentori delle tradizioni degli antichi cavatori. C’e solo una piccola differenza, che oggi in cava si va e si torna con  suv.  Un tempo a piedi con ore e ore di cammino.Un tempo per portare giù un blocco ci volevano giornate di duro e pericoloso lavoro: la lizzatura. Oggi i camion fanno più viaggi nello stesso giorno.

  2. 15
    Alberto Benassi says:

    parlare solo di “MODIFICA” del territorio apuano mi sembra un termine un pò improprio. Quello che viene tolto non c’è più.
    E se le Apuane no fossero state di marmo?  Saremmo morti tutti di fame…”

  3. 14
    Andrea Orlandi says:

    Buonasera, da appassionato di montagna non posso restare indifferente nel constatare quanto l’uomo sia riuscito a modificare in maniera negativa lo stato delle Apuane. Penso però che limitarsi a questa considerazione sia troppo facile, bisognerebbe far parte della comunità locale e mettere in conto i vari interessi che pesano sui due piatti della bilancia. Comunque, in generale, capire di che morte si vuole morire. Non dimentichiamoci che stiamo parlando di un indotto che, almeno nell’immediato, sfama migliaia di famiglie. Certo che questo è argomento poco poetico, ma non può essere trascurato
     

  4. 13
    Alberto Benassi says:

    Fabio quel sentiero se lo facevano tutti i giorni gli antichi  cavatori. È stretto ed estremamente esposto sopra un versante verticale . Ambiente spettacolare.
    Purtroppo per sistemare un sentiero del genere ci vuole una cultura, un’apertura mentale e una volontà che qui non c’è. 
     

  5. 12
    Fabio Bertoncelli says:

    Il sentiero del Vaso Tondo mi pare indicato per aspiranti suicidi (difficoltà EEEE).

  6. 11
  7. 10
    Alberto Benassi says:

    le stupende placche solcate del monte Altissimo sulla  via “rosso di sera”

  8. 9
    Alberto Benassi says:

    http://www.tulainvetta.it/public/mkportal/modules/gallery/album/a_431.jpg

    i ferri che sostenevano il sentiero dei tavoloni che permetteva agli antichi cavatori un veloce accesso dalla cava della Tacca Bianca alla Cava dei Colonnoni

  9. 8
  10. 7
    Alberto Benassi says:

    http://www.apuano.com/relescursi/2017/Vaso%20Tondo/foto/DSCN4918.JPG

    un vecchio piro di marmo dove si vedono i solchi lasciati dai  canapi di calata dei blocchi

  11. 6
  12. 5
    Alberto Benassi says:

    https://i.pinimg.com/originals/ea/e9/e6/eae9e63e712a55623b1188fd0ec15b7a.jpg

    sentiero del Vaso Tondo, che gli antichi cavatori usavano per andare e tornare dalla cave della sud dell’Altissimo

  13. 4
    Alberto Benassi says:

    il monte Altissimo, anche per le antiche tracce e ferite lasciate dai vecchi cavatori potrebbe essere un museo a cielo aperto di enorme valore:
    l’aerea cava della Tacca Bianca.
    il vertiginoso sentiero del Vaso Tondo.
    L’aereo sentiero dei tavoloni che collegava la cava dei Colonnoni a quella della Tacca Bianca.
    Il  capolavoro del mastodontico muro a secco della cava dei Colonnoni.
    La cava Tela.
    Le ardite e ripidissime vie di lizza con i piri di marmo che ancora portano i solchi delle funi di calata dei blocchi.
    Le scritte dei nomi scolpiti sul marmi dei vecchi cavatori e dei lizzatori a testimonianza del duro e pericoloso lavoro per una pagnotta.
    Le via alpinistiche, si ci sono anche queste.
    Oltre al valore ambientale c’è tutto  questo immenso patrimonio storico , che nessuno prende in considerazione e lo fanno andare alla malora:
    Perchè??
    Perchè sarebbe una enorme lancia nel fianco all’industria dell’estrazione, limitandone l’arroganza e il potere.
    Quindi si preferisce fare finta che tutto questo non esista, tutto questo viene ignorato dal comune, dal parco,   che se ne guardano bene da pubblicizzarli.

  14. 3
    Alberto Benassi says:

    Distruggendo un territorio, si permette ad un privato di spadroneggiare ed arricchirsi alla faccia faccia della comunità. Quanto ritorna alla comunità? 
    Quello che è certo,  sotto gli occhi di tutti, è che alla comunità rimane un territorio martoriato se non distrutto per sempre. 
    E queste DISPUTE sono tutta una recità, fumo negli occhi. In realtà la comunità e succube di questi privati che spadroneggiano.

  15. 2
    antoniomereu says:

    Sembra faccia palio con l articolo Dolomiti in svendita di pochi di’ fa. 
    Poche lire in cambio di beni senza prezzo.
    Poi paghiamo una Mac Laren 5 milioni di € o un dipinto classico 100…
    Homo sapiens…mah!?!

  16. 1
    Alberto Benassi says:

    Oggi la disputa è tra la società Henraux, che rivendica la piena proprietà di terre demaniali site nel comprensorio del Monte Altissimo e utilizzate per l’estrazione del marmo nelle diverse cave di cui risulta titolare, e il comune di Seravezza che invece considera quel territorio appartenente ai beni fondiari del demanio civico

    Ma quale DISPUTA?!?!?
    E’ tutta fuffa. Tutta finzione, grandi attori.

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