La rivoluzione verde è un enorme fake?

L’autore del post è Enrico Mariutti, ricercatore e analista in ambito economico ed energetico. Founder della piattaforma di microconsulenza Getconsulting e presidente dell’Istituto Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG). E’ autore di La decarbonizzazione felice.

La grande eresia: la rivoluzione verde è un enorme fake?
di Enrico Mariutti
(pubblicato su ilsole24ore.com l’11 novembre 2020)

Ogni anno l’uomo estrae dal suolo e dal sottosuolo terrestre 50 miliardi di tonnellate di materiali da costruzione, combustibili fossili, minerali e metalli. Per intenderci, una massa pari a quella di 140.000 Empire State Building.

A questo gigantesco prelievo di risorse naturali è correlato un devastante impatto ambientale.

Tutti abbiamo in mente le immagini delle petroliere in avaria che riversano in mare migliaia di tonnellate di greggio. Non tutti sanno, invece, che uno dei disastri ambientali più gravi degli ultimi decenni è stato causato da una miniera di rame (il disastro di Ok Tedi) o che una delle principali cause degli incendi boschivi in Amazzonia e in Africa è proprio l’attività estrattiva.

Per allentare la pressione antropica (umana) sull’ecosistema terrestre un gruppo agguerrito di scienziati, comunicatori, attivisti e politici è riuscito gradualmente a imporre a un’ampia fetta dell’opinione pubblica occidentale una nuova prospettiva di sviluppo, incentrata apparentemente su un consumo più razionale delle risorse naturali.

Invece di estrarre miliardi di tonnellate l’anno di carbone, petrolio e gas naturale dovremo imparare a sfruttare l’energia del Sole e del vento, risorse rinnovabili il cui sfruttamento non danneggia l’ecosistema.

Tutto giusto, no? No, tutto sbagliato.

Pannelli solari, pale eoliche, batterie e auto elettriche sono dispositivi tecnologici fatti di cemento, plastica, acciaio, titanio, rame, argento, cobalto, litio e decine di altri minerali.

Un commentary uscito su Nature Geoscience pochi anni fa stima che, solo per convertire un settimo della produzione di energia primaria mondiale (25.000 TWh), potrebbe essere necessario triplicare la produzione di calcestruzzo (da poco più di 10 miliardi di tonnellate l’anno a quasi 35), quintuplicare quella di acciaio (da poco meno di due miliardi di tonnellate a poco più di 10) e moltiplicare di varie volte quella di vetro, alluminio e rame. E stiamo parlando di convertire alle energie rinnovabili neanche il 15% del fabbisogno energetico mondiale.

Non solo, va considerato anche un aspetto tecnico: il “filone d’oro” esiste solo nei fumetti. Per fare un esempio, mediamente in un giacimento di rame questo metallo è presente con una concentrazione di circa lo 0,6%. Questo vuol dire che per estrarre una tonnellata di metallo bisogna sbriciolare più di 150 tonnellate di roccia. Le grandi miniere d’oro sudafricane macinano 5/6.000 tonnellate di roccia al giorno per estrarre meno di 20 tonnellate di metallo prezioso l’anno.

Ma non basta. Come si produce l’alluminio? Beh, con un procedimento che consuma moltissima energia: per produrre una tonnellata di alluminio, infatti, sono necessari circa 30.000 kwh (tra energia termica ed elettrica). E anche la siderurgia è un’attività energivora: la produzione di una tonnellata di acciaio richiede tra gli 800 e i 5.000 kwh equivalenti.

Quindi, solo per produrre l’acciaio necessario a costruire pannelli e turbine eoliche sufficienti a generare 25.000 TWh l’anno di energia rinnovabile, potremmo avere bisogno di 7.000/40.000 TWh l’anno di energia fossile in più.

E non è finita qui. Di circa una decina di materiali alla base della “rivoluzione verde”, infatti, le riserve conosciute basterebbero a coprire solo pochi di anni di consumo in uno scenario 100% rinnovabili. L’Unione Europea, per esempio, prevede che, per centrare gli ambiziosi target del Green Deal, avrà bisogno di molte più terre rare di quante ne vengano estratte attualmente in tutto il mondo.

Gli scenari ipotizzati dall’Unione Europea
Il fabbisogno di materiali dell’industria fotovoltaica vs attuale produzione 2030-2050(la linea nera indica l’attuale disponibilità a livello mondiale)
Dy: Disprosio; Nd: Neodimio; Pr: Praseodimio; Tb: Terbio.
Fonte: Commissione Europea

È bene sottolineare che queste stime non sono le maldicenze di un mercante di dubbi pagato da Big Oil. L’ONU, la Commissione Europea, la Banca Mondiale hanno prodotto ampi rapporti in cui arrivano a conclusioni analoghe: serviranno moltissime risorse naturali in più. Gli studi che approfondiscono l’argomento d’altro canto sono numerosi, e pubblicati sulle riviste scientifiche più autorevoli del mondo: PNAS, Science, Nature.

Eppure, nonostante il vasto panorama di riviste divulgative che seguono da vicino la “rivoluzione verde”, da Le Scienze alle tante testate digitali, curiosamente in lingua italiana non esiste un singolo approfondimento su questo aspetto, così enorme e così contraddittorio.

La percezione, piuttosto diffusa a dire il vero, è che chi fa divulgazione scientifica da un po’ di tempo si sia arrogato il diritto di scegliere cosa divulgare e cosa no. Abbia deciso di fare politica invece che informazione, insomma.

Non si spiega, altrimenti, come sia possibile scagliarsi quasi quotidianamente contro il paradigma della crescita e, nello stesso tempo, appoggiare una “rivoluzione verde” che immagina di raddoppiare – quantomeno – il prelievo di risorse naturali in pochi decenni. Oppure come sia possibile che, mentre ci si indigna per i disastri ambientali in Amazzonia o in Australia, si progetti di scavare fosse profonde 170 km per cercare i metalli necessari a soddisfare il fabbisogno dell’industria eolica e solare (una prospettiva che per il momento, tra l’altro, è fantascienza pura, dato che si parla di operare a temperature e pressioni ingestibili con la tecnologia attuale).

La miniera d’oro di TauTona, in Sud Africa, è la miniera a cielo aperto più profonda del mondo e arriva a 3,9 km di profondità. Immaginatela 40 volte più grande.

Su Econopoly (una rubrica de Il Sole 24 Ore, NdR) ci eravamo già occupati di questo aspetto e lo avevamo fatto ben prima che la pandemia di CoViD-19 mettesse in luce che la Scienza non è affatto monolitica come la dipingono alcuni media (Sul clima impazzito ascoltate gli scienziati. Ok, ma quali?).

In definitiva, dietro a quella che chiamiamo “rivoluzione verde” si nasconde in realtà un programma per accrescere rapidamente e drasticamente il prelievo di risorse naturali. Con tutto quello che consegue per la salute degli ecosistemi e anche degli esseri umani: per estrarre miliardi tonnellate di ghiaia, argilla, ferro, bauxite e rame in più, distruggeremo altre foreste incontaminate, inquineremo ulteriormente aria e acqua, spingeremo verso l’estinzione decine di migliaia di specie animali.

Quindi, in buona sostanza, uno scenario molto diverso da quello che viene venduto all’opinione pubblica.

Non si tratta di una distopia, di un futuro lontano avvolto nelle nebbie del probabilmente e del forse: la Commissione Europea ha appena annunciato un programma di finanziamenti per l’industria mineraria europea e il prezzo del rame vola (+40% da marzo a oggi), trainato proprio dalla domanda legata alle auto elettriche cinesi e al Green Deal europeo. Ci siamo già dentro, stiamo già devastando centinaia di ecosistemi alla ricerca di litio e cobalto per le batterie o terre rare per i magneti delle turbine eoliche.
Sospinti dall’emotività, alimentiamo una bolla epocale.

Ci sono altre soluzioni? La temperatura continua ad aumentare, non possiamo fare finta di niente.
Certo che ci sono altre soluzioni.

E, di nuovo, ci si scontra con il muro di gomma della divulgazione: l’opinione pubblica è stata convinta che non ci siano altre strade ma in realtà non è così.

Prendiamo un caso esemplare: la Cattura Diretta in Atmosfera (DAC).
La cattura diretta è una tecnologia dall’apparenza pionieristica, ma in realtà molto semplice, che permette di separare l’anidride carbonica dall’aria. Niente di fantascientifico, esistono decine di impianti pilota perfettamente funzionanti in tutto il mondo.

Genericamente questa tecnologia viene ridicolizzata in quanto molto costosa: i risultati certificati a livello scientifico si attestano su un costo minimo di 94 dollari per ogni tonnellata di anidride carbonica catturata dall’atmosfera. Oggettivamente, un costo non indifferente dato che ne emettiamo quasi 37 miliardi di tonnellate l’anno.

Chiunque faccia notare che stiamo parlando dei dati relativi a un impianto pilota, molto piccolo, e che in un impianto di grandi dimensioni i costi potrebbero essere già ora molto più bassi, viene accusato di pensiero magico, nonostante il potenziale delle economie di scala sia noto e facilmente misurabile.

Oltretutto, si pretende che la cattura diretta competa con le rinnovabili senza beneficiare di incentivi pubblici, mentre le rinnovabili vengono generosamente sussidiate.

Beh, la cosa curiosa è che le stime attuali sui costi della “rivoluzione verde” si aggirano intorno ai 5.000/6.000 miliardi l’anno, mentre catturare l’anidride carbonica direttamente dall’atmosfera a 94 dollari la tonnellata (ripetiamolo: un costo irragionevolmente gonfiato immaginando un impiego su larga scala) costerebbe “solo” 3.000 miliardi l’anno! È veramente difficile capire come si possa definire la cattura diretta costosa, appoggiando contemporaneamente una soluzione che costa il doppio.

Da non dimenticare, poi, come sottolinea proprio Nature, che la cattura diretta ha un vantaggio fondamentale rispetto a tutte le altre soluzioni: minimizza l’incertezza, aggredisce il nocciolo del problema. Da una parte parliamo di ridurre l’aumento della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera attraverso complessi meccanismi culturali e sociali, dall’altra di toglierla direttamente con una tecnologia.

Ancora più curioso è il caso della riforestazione e dell’agricoltura rigenerativa (da non confondere con l’agricoltura biologica o biodinamica: parliamo di agricoltura intensiva con rese superiori a quella chimica tradizionale), due opzioni perfettamente ecosostenibili che ci permetterebbero di tamponare rapidamente il problema del cambiamento climatico, con un dispendio di risorse limitato e ricadute socioeconomiche allettanti. Eppure, le iniziative in questa direzione sono continuamente sotto il fuoco degli scienziati, dei divulgatori e degli attivisti green. Un paradosso. L’accusa è spiazzante: l’adozione di queste soluzioni potrebbe rallentare la transizione verso le energie rinnovabili.

Ma l’obiettivo finale di questo gigantesco sforzo è mettere al sicuro il pianeta dall’incertezza climatica oppure far fare un mucchio di soldi alla lobby delle energie rinnovabili? Oramai è diventato molto difficile capirlo.

Elon Musk è indubbiamente un imprenditore brillante, un genio del nostro tempo, ma non per questo ci dobbiamo sentire obbligati a versargli 1.000/2.000 miliardi di dollari l’anno, generosamente irrorati da fondi pubblici che togliamo alla sanità o all’educazione, solo per fare due esempi.

Sarebbe bello poter chiosare, come d’altronde va molto di moda in questi tempi, dicendo che è sempre più importante studiare, informarsi, approfondire, perché ne va del nostro futuro. Ma se a monte c’è un filtro che seleziona quali informazioni devono arrivare ai media e quali no, questo diventa solo l’ennesimo esercizio di stile altezzoso e inconcludente.

Va notato che l’IPCC (The Intergovernmental Panel on Climate Change) nel suo quinto rapporto, coerentemente con tutte le precedenti relazioni di valutazione, non affronta esplicitamente la questione delle implicazioni materiali degli scenari di sviluppo climatico (World Bank)”.

I primi commenti
Duccio Canestrini
L’articolo è documentato e molto interessante. Da scarsamente competente in materia rilevo tuttavia due cose:

1. in qualche modo l’autore si contraddice sostenendo che i media non danno spazio a una divulgazione scientifica alternativa, visto che egli stesso la sta facendo!

2. Nella prima parte dell’articolo non viene presa in considerazione alcuna pratica di riciclo di materiali (metallo, plastica, vetro), in alternativa all’estrazione dal suolo e/o a una nuova produzione.

Un pezzo che dà da pensare, comunque.

Giovanni Ludovico Montagnani (ingegnere, ricercatore, esperto in tematiche ambientali)
Prima di leggere, ho visto chi è l’autore, dato che di solito su Econopoly escono delle gran ciofeche pubblicate da disperati negazionisti profossile. Il fortunato in questione è il già tristemente noto Enrico Mariutti. Nella bio del Sole si dice ricercatore, imprenditore e presidente di un istituto di geopolitica. Nella pratica è un ragazzo laureato in storia che fa il pubblicista. Su Scopus o su Scholar non compare, non si capisce quindi cosa ricerchi se poi non pubblica. 

Perché me la prendo con le competenze (non ben definite) dell’autore? Perché credo fortemente che dobbiamo imparare ad ascoltare i competenti e i qualificati piuttosto che chi parla per dare aria alla bocca. 

Per dare un esempio della figura barbina che fa uno come Mariutti quando parla di argomenti evidentemente più vasti delle sue competenze, metto qui un link a un bellissimo articolo di climalteranti: https://www.climalteranti.it/2019/04/30/chi-chiede-tagli-drastici-alle-emissioni-ha-ragione/.

Il prof. Stefano Caserini, con una eleganza e una competenza che io mi sogno di avere solo nei sogni più hard, smonta punto per punto una delle pietre miliari del nostro ricercatore: il mitico articolo: Perché Greta Thunberg è una foglia di fico e l’ideologia ha la meglio sulla realtà

In sostanza e in senso lato, le argomentazioni di Caserini valgono ancora per il nuovo articolo, e si riassumono in quello che sappiamo bene: le rinnovabili e la transizione costituiscono un ottimo investimento e un passo inevitabile per la nostra società, DAC, CCS et similia saranno utili in un futuro dove avremo già ridotto drasticamente le nostre emissioni.

Ora, conscio di avere qualche minimo titolo in più di Mariutti per parlare di temi ingegneristici o scientifici, vorrei solo dire che il suo articolo è la prosa sgarrupata del documentario di Michael Moore Planet of Humans. Anche su questo film si sono scomodati i climalteranti (che detto così sembrano un collettivo di studentelli hipster come siamo noi CrowdForest, ma i realtà è una ciurma di 50 ricercatori e professori veri e di impatto nel mondo scientifico). Vi lascio, se siete curiosi, il link: https://www.climalteranti.it/2020/05/13/la-pericolosa-ricerca-di-purezza-e-perfezione/.

Anche in questo caso le argomentazioni al cherry picking negazionista e catastrofista di Moore sono sempre le stesse, quindi rimando all’articolo appoggiandomi all’autorevolezza degli autori.

Per finire, vorrei fare un commento personale sul tema: la gente come Mariutti va compatita.

Dico questo, perché credo che la rivoluzione energetica stia avvenendo, che piaccia a questa gente o no. Stati come il Texas stanno transendo perché è economicamente conveniente. La Cina ha un piano pesante per la decarbonizzazione. Un’auto elettrica è 7 volte più efficiente di una termica, una casa coibentata ti fa rientrare nell’investimento in 5 anni. L’eolico offshore raddoppierà la sua potenza di generazione nei prossimi 5 anni. Il fotovoltaico è soggetto a una crescita esponenziale. In Italia lo stato e le banche ti danno più di 100.000 euro per rifarti casa a basse emissioni PERCHÉ CONVIENE A LORO. Mettetevelo in testa: il mondo del fossile è finito, e non è finita la transizione. Fare cherry picking sui problemi delle rinnovabili o perché no del nucleare (tipo il cobalto delle batterie, scavato a mano da dei disgraziati) vi rende credibili agli scettici ma vi immortala come ottusi reazionari agli occhi di tutti gli altri. E i posti apicali nell’Olimpo degli ottusi reazionari sono già tutti piacevolmente occupati. Quindi, caro Enrico Mariutti, quando scrivi che la transizione energetica è una fake news, farai pure contento qualche boomer che vede le sue azioni Eni che vanno a picco, ma quello che dimostri di essere è un leccastivali dei peggiori Mario Giordano, Alessandro Sallusti o Matteo Salvini.

Ora, mi permetto l’ultimissima opinione personale (provocatoria) in risposta al cherry picking fossilista: a differenza del socialistico approccio al fossile e alla CCS (pagati con pesati finanziamenti pubblici, vedi CCS di Ravenna), la transizione sta avvenendo (ora, dopo decenni di investimenti pubblici europei) spinta dal peggior capitalismo asiatico e americano. Questo significa essere in grado sia di fare danni mostruosi, sia di superare ogni possibile intoppo tecnologico. Ad esempio, le nuove celle 4680 delle batterie Tesla hanno l’anodo in silicio, senza cobalto. Ora potete ritornare a ignorare lo sfruttamento dei bambini africani perpetrato da qualsiasi altra industria del mondo.

Magari, nel prossimo articolo su Econopoly Mariutti proverà a chiedersi questioni ragionevoli, tipo come è possibile che noi Europei abbiamo regalato il profitto sulle rinnovabili ad altri, dopo aver speso miliardi nella ricerca di base.

Io do una risposta: la colpa è degli imprenditori europei che hanno ascoltato per anni gli incompetenti reazionari come lui.

Carlo Alberto Pinelli
Montagnani sarà pure un esperto e i suoi ragionamenti potranno avere qualche ragione. Lo vedremo. Ma questo signore sprizza antipatia da tutti i pori. Diffido di persone così sfacciatamente saccenti. Non mi sembra di leggere neppure il minimo accenno ai valori del paesaggio, della biodiversità, del terreno agricolo. Trovo semplicemente ignobile accusare chi fa riferimento anche ad altre priorità culturali di essere biechi figuri negazionisti foraggiati dai produttori di carburanti fossili. Mi sembra semplicemente un fanatico, abbarbicato alle sue teorie preconcette senza se e senza ma. Credo onestamente che abbiamo bisogno di meglio.

Franco Tessadri
Letto l’articolo di Mariutti, ho provato a spaziare fra le risposte, avventurandomi anche nei link allegati, e in conclusione devo dire che rimango con tutti i miei dubbi e perplessità di prima.

Perché dico questo, perché è molto difficile per una persona di media cultura riuscire ad entrare nei dibattiti di “alto livello”, dai quali comunque mi sembra escano tenzoni fra chi si ritiene più dotto o ritiene di avere la verità in tasca. Vorrei però esprimere egualmente quali sono le mie percezioni che, anche se non supportate da una vita di studio, provengono comunque da una vita vissuta di over sessantenne, passata fra battaglie ambientali, sindacali e politiche. Vale questo o forse è necessario immolarsi alla sola scienza pura?

Detto questo, mi permetto di osservare che nell’articolo di Mariutti, come è già stato riscontrato, c’è qualcosa che fa pensare, perché a me interessano alcuni concetti che ha espresso che in buona parte condivido, al netto del suo curriculum o di altre questioni che vengono messe sul piatto in modo molto deciso nella risposta di Giovanni Montagnani.

In modo sintetico in entrambe le esposizioni non viene nemmeno sfiorata l’idea di intraprendere una possibile decrescita della nostra impronta ecologica, che mi ostino a credere sia la soluzione che per il momento ci possa salvare almeno parzialmente da un destino che sembrerebbe segnato. Dire che un auto elettrica è 7 volte più efficiente di una termica o che il fotovoltaico avrà una crescita esponenziale non è che rassicuri molto, perché messa così sembrerebbe che noi abbiamo in tasca l’alternativa per fare decrescere le emissioni di CO2 e che ciò sarà sufficiente a far continuare il nostro sistema capitalistico e consumistico. Avere nelle città lo stesso traffico, però composto di auto elettriche o bus elettrici, non cambierà la problematica del consumo di suolo o del problema dei parcheggi, ma nemmeno i grattacieli con il bosco verticale. Ciò non toglie che io abbia coibentato casa mia e messo anche i pannelli fotovoltaici: però quello che dovrei fare principalmente è comunque consumare meno energia a prescindere. Vorrei tanto che il Green Deal Europeo perseguisse questi obiettivi, ma forse sto dicendo cose troppo banali.

Carlo Alberto Pinelli 
Credo che bisognerebbe leggere tutti, con un poco di pazienza, l’interessante battibecco tra Sylvie Coyaud, Mariutti e Caserini, in coda al testo di Caserini citato da Montagnani. Interessante per tre motivi. Il primo è che Mariutti può avere ragione o torto, ma non è uno sprovveduto studentello come Montagnani tenta di farci credere. Osservata da un dilettante come me, la disputa tra Caserini, Coyaud e Mariutti finisce alla pari, almeno dal punto di vista della preparazione scientifica dei contendenti. Il secondo motivo è che non mi sembra venga approfondito il tema dell’efficacia delle energie rinnovabili nella lotta ai cambiamenti climatici. Invece il discorso dovrebbe vertere proprio su questo aspetto. Le rinnovabili servono davvero a livello planetario o sono soltanto un modo per metterci la coscienza a posto, svendendo altri valori? Terzo: appunto, altri valori. E’ forse segno di un’imperdonabile miopia o di una ignobile malafede, porre sul piatto della bilancia anche i gravissimi danni che l’esplosione delle energie rinnovabili provoca per certo ai paesaggi, non solo qui in Italia? Da un lato scarsissima efficacia, dall’altro disastri certissimi. Detto questo ripeto che non sono contrario a un’utilizzazione ragionevole delle rinnovabili, per quel poco che possono servire. 

Giovanni Ludovico Montagnani
Approfitto per mettervi a conoscenza (se non lo foste già) su uno dei temi sul quale sta lavorando l’IPCC in questi mesi: gli SSPS.
https://en.m.wikipedia.org/wiki/Shared_Socioeconomic_Pathways

Leggendo i vari scenari, risulta chiaro come la visione di Franco Tessadri non solo sia legittima ma sia anche condivisa dal più importante e influente panel di scienziati del mondo.

Tuttavia nella mia breve e scocciata risposta a Mariutti, non ho voluto trattare quello che viene definito “taking the great road” perché purtroppo è uno scenario che in questi giorni grami credo abbia poco appeal. Parlare di decrescita durante un collasso economico come quello in atto mi sembra facile che passi per classista, quindi mi sono attenuto alla linea divulgativa classica dello sviluppo sostenibile dove la transizione energetica avviene soppiantando il fossile ma mantenendo i costrutti della società dei consumi. La questione ovviamente si scontrerà con la realtà dei problemi di filiera e di approvvigionamento, lasciando i soliti con le pezze al culo ma con almeno un po’ di budget carbonico in più per i loro figli. D’altronde “è il capitalismo, bellezza”.

Spero con questo mio messaggio di aver chiarito la mia posizione. Mi scuso per l’aver messo in chiaro l’inadeguatezza dell’autore a trattare certi temi, ma io quella gente la disprezzo profondamente. In privato avrei usato toni anche più “decisi”.

PS. A proposito di decrescismo: io, nel mio piccolo, vivo una vita frugale ben al di sotto delle possibilità datemi dal mio stipendio e del mio patrimonio familiare. Lo faccio col chiaro intento di lasciare un po’ di CO2 per le mie figlie e le loro coetanee. Tuttavia indicare il mio esempio come virtuoso, spesso risulta antipatico. Alessandro Gogna ha scritto su di me nel suo blog e ci furono dei commenti caustici dove mi si additava come ipocrita anche solo per il mio modo di andare in montagna. Quindi quando posso, evito in pubblico di sbandierare il mio francescanesimo per evitare che venga scambiato per egoismo.

Giovanni Ludovico Montagnani
1) Credo, dalla lettura degli scritti di Carlo Alberto Pinelli, che da parte sua ci sia una smodata paura nei confronti dell’eolico terrestre e del suo impatto paesaggistico. Vorrei rassicurarlo sul fatto che nonostante sia una tecnologia estremamente efficace, la tecnologia dell’offshore permette efficienza maggiore con costi di poco superiori. Quindi non credo che la transizione in Italia avverrà deturpando i crinali.

1 bis) Credo, che l’età di Pinelli lo ponga nella condizione di concentrarsi maggiormente sulle minacce vicine piuttosto che sul collasso climatico. È assolutamente legittimo, ma capisca anche il mio punto di vista in quanto trentenne e padre di due figlie di 2 e 0 anni.

2) Le rinnovabili in Italia generano in estate intorno al 50% dell’energia elettrica. Per dare un’idea il fotovoltaico rooftop potrebbe aggiungere un altro 40% e l’eolico offshore il rimanente nei mesi invernali. Rinnovare le nostre centrali idroelettriche predisponendole ai pompaggi ci permetterebbe di avere sicurezza energetica. Idem per gli accumuli elettrochimici. Se sembra impossibile allego mappa della produzione energetica italiana e norvegese a oggi. Loro già oggi vendono energia 100% rinnovabile in tutta Europa.

3) Mariutti è un furbo, più di Caserini. Ma Caserini è un pilastro della transizione energetica e della lotta alla crisi climatica. Agli occhi di esperti e responsabili, non credo potranno mai sembrare equivalenti.

Aldo Cucchiarini
Scusate, mi intrometto, pur non conoscendo quasi nessuno di voi.
Condivido la (eventualmente) smodata paura di Pinelli nei confronti dell’eolico terrestre: l’impatto su crinali è devastante sul piano sia estetico che biologico. Ho visto zone remote (e bellissime), raggiungibili solo con mulattiere o strette stradine di montagna diventare in breve zone industriali, con rumorose e altissime torri, centraline di trasformazione (capannoni) e vie d’accesso smisurate, per permettere il transito dei mezzi speciali per il trasporto delle torri stesse.

Unica giustificazione: i soldi pubblici, visto che il vento non c’era e non c’è. Il losco invece si percepisce. A volte basta risalire la sequenza di società collegate tra loro (una dentro l’altra, come matrioske) per provare un senso di disagio. Per costruire impianti in montagna, tra riattivazione di cave, produzione di cemento, sbancamenti, tagli boschivi, via vai di camion e betoniere si immette tanto di quel carbonio in atmosfera che ci vorrebbero vent’anni di uragani a catena a far girare le pale, per compensare.

Ho visto con i miei occhi e toccato con mano. Poco conta che a interloquire con gli enti locali queste ditte mandino felpati ingegneri che illustrano entusiasticamente (li pagano) i loro “prodotti”. Tutto quello che è stato sventato e lo sarà è frutto delle nostre (in senso ampio) azioni di contrasto ed è gran cosa.

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La rivoluzione verde è un enorme fake? ultima modifica: 2021-01-17T04:27:19+01:00 da GognaBlog

5 pensieri su “La rivoluzione verde è un enorme fake?”

  1. 5
    Filippo Petrocelli says:

    Curioso come nella risposta di Montagnani (ingegnere e ricercatore, dunque figura ben avvezza al metodo scientifico) si trovino ben pochi dati e parecchi pareri che di scientifico hanno ben poco. Direi un classico esempio di uomo di scienza che esprime posizioni politiche, per non dire ideologiche. Che va benissimo, per carità, ma non le si spacci per altro, please. Che il Green Deal europeo sia fondamentalmente una scelta politica è noto. Così come è noto che l’elettrico in campo automotive si è definitivamente avviato quando le lobbies tedesche del settore hanno deciso che per rilanciare le vendite occorreva trovare una buona scusa (la riduzione di emissioni di Co2) per indurre a rinnovare i parchi auto (e perchè no beneficiando di robusti incentivi pubblici). 
    Che la transizione sia un processo in atto è evidente, ciò non ci esime dal metterne in discussione le modalità e ipotizzare scenari futuri. Vorrei una scienza aperta e pluralista, non ideologica e che non tema di cercare vie alternative. La scienza monolitica, quella delle certezze assolute, somiglia sempre di più ad una fede…

  2. 4
    Antonio Arioti says:

    Il concetto di fondo, almeno per come la vedo io, è che se non si cambia il paradigma a monte non lo si può cambiare nemmeno a valle. Se il paradigma a monte conduce al PIL anche la rivoluzione verde condurrà al PIL e pertanto, in tal senso, costituirà una fake.
    Non mi pare però che il paradigma in questione venga messo in discussione.

  3. 3
    Lorenzo Danieli says:

    Di DAC (Direct Air Capture) la tecnologia_magica_salvamondo_senza_fatica che piace al Mariutti, si parla sull’ultimo Venerdì di Repubblica.
    Magari il problema fossero solo i costi! In Islanda Climework sta costruendo  Orca, un impianto per catturare CO2. Ne “catturerà” 4000 tonnellate all’anno.  Bello, meraviglioso no? Peccato che “Per rimuovere i 35 miliardi di t emessi ogni anno servirebbero 9 milioni di Orca, e tutta l’elettricità che consuma l’umanità”.
     
     

  4. 2
    Giorgio Daidola says:

    “A maggior ragione se si aggiunge la questione demografica”: meditare su questo brillante finale del commento precedente è propedeutico a tutti questi bei discorsi.

  5. 1
    lorenzo merlo says:

    C’è di tutto. Campioni della miglior specie di Esperti, quelli che “taci tu, la guida sono io”; numeri sventolati come fossero univoci, come non dipendessero dagli interessi del calcolatore; precisazioni e controprecisazioni; e pure l’affermazione di scelte in funzione della propria morale.
    Il tutto frulla e si disperde.
    Chi nascesse ora e vorrebbe capirci qualcosa certamente una cosa la imparerebbe. Esattamente quella meno evidente, misurata, segnalata.
    Imparerebbe a comportarsi secondo i canoni che osserva ovvero, secondo una inconsapevole elezione dirimente del proprio io. Imparerebbe ad essere il proprio io, la propria cultura, la propria ideologia, la propria morale.
    Il danno è allora fatto. Diverrà uno di quelli che compongono il suo panorama, prenderà una delle parti che questo offre.
    Non vedrà che il gioco si svolge su un piano imposto dalla cultura, il piano materialista e del profitto.
    Qualunque giro del fumo, anche quello del Sole che pubblica un pezzo di controinformazione, dichiarato reazionario dall’esperto che odia chi apre bocca senza un curriculum a lui gradito, con commenti che seguono la parabola del discorso lanciato e atterrato dal campo che ha generato il problema, lo ha discusso, lo ha assorbito. E ripeterà il gioco.
    L’economia verde e i suoi fratelli non sono che un accanimento terapeutico nei confronti di un malato terminale.
    Senza cambiare paradigma, senza la liberazione dalla struttura mentale che l’ha generato nessuna alternativa è possibile. Senza una critica del capitalismo e del materialismo, del positivismo, del produttivismo, ammesso che il prossimo Sole abbia voglia di fare finta di raccoglierla, cosa può cambiare?
    A maggior ragione se si aggiunge la questione demografica.

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