La strada segreta del ghiaccio

La strada segreta del ghiaccio
di Gian Carlo Grassi
(pubblicato su Momenti di alpinismo 1985)

l territori maggiormente a portata di mano, i luoghi più vicini, gli ambienti molto evidenti, sono quelli che l’uomo è convinto di aver esplorato ormai completamente. E invece no. Basta guardarsi attorno con occhi nuovi e infrangere la barriera del luogo comune, per accorgersi che dietro questa certezza si profila un mondo ancora da scoprire, di piccole e grandi dimensioni insieme. Spesso i suoi contorni non sono molto evidenti, e le promesse d’avventura restano camuffate dagli enormi spazi circostanti che girano al negativo la vera anima dei luoghi. Con una cocciutaggine e una dedizione che spesso sconfinano un po’ nell’ossessione, qualche volta mi ritrovo a seguire con attenzione, fra desertici piani di sassaie, il cammino dell’acqua. Il suo corso invade prima le ondulate distese prative per incanalarsi poi in misteriosi passaggi tra le rocce, giungendo a erodere, giù in basso, il fondo di cupi orridi e di enigmatiche gole, e ad esplodere in migliaia di spore splendenti e cariche di ossigeno vitale.

Gian Carlo Grassi sulla stalattite finale della gola-couloir dell’Evanescenza di Richiardi.

Più giù ancora, superati scivoli levigati e mutato nuovamente aspetto, l’acqua diventa meno estranea, sino a formare pacifiche pozze dove è magnetico il richiamo dei flutti.

Inverno: l’acqua è paralizzata dall’incantesimo del gelo. Fra i rilievi uniformati dalla neve, i ricordi estivi ripropongono l’avventura in quelle gole e in quegli orridi indecifrabili.

Basta guardarsi in giro nel ricordo dell’estate, per lasciarsi invadere dalla commozione di quegli spazi dominati da catene di cime lontane, affondate nel liquido atmosferico.

Poi, l’azione. Non si tratta in questo caso di salire una cascata gelata, e neppure un couloir in alta quota. Queste scalate sono fini a se stesse, ma quando sei nel cuore di una di quelle gole tappezzate di ricami simili a esplosioni solidificate, allora arrivi a respirare un profumo strano, simile al vento che fugge tra fumate di neve all’uscita sull’altopiano.

Gian Carlo Grassi nella gola dell’Arian di Fornolosa

Il fondovalle è scomparso, reso anonimo dalla tortuosità della gola; l’ambiente, dall’esterno, è davvero inimmaginabile. Si entra in una dimensione ermetica, dominata dai suoni prodotti dall’acqua che rimbalza sulla roccia, una pietra levigata dai millenni e separata dai tuoi ramponi e dai tuoi attrezzi solo da un fragile diaframma trasparente. Qualche volta tonfi e rumori d’assestamento del ghiaccio possono paralizzarti facendoti toccare con mano il pericolo. Ma qui non è certo il rischio ad accentuare l’avventura: sono piuttosto la mancanza d’orizzonte, la visibilità limitata da ogni ansa, da ogni risalto superato lentamente, decifrando volta per volta la possibilità di proseguire, a dar vita a quel senso ancestrale di mistero.

Si va controcorrente, dunque. Non tanto per essere fedeli a quella tensione obbligatoria verso l’alto che per tradizione crea l’ascensione, ma semplicemente perché la salita si rivela il mezzo più semplice e lineare per seguire il cammino indicato dall’acqua. Dimenticati fori e spit, ritenuti oggi tanto necessari all’arrampicata, è bello farsi invadere dall’arte creata dal gelo.

Segue una piccola monografia con la decrizione tecnica di dieci cascate di ghiaccio piemontesi. La riportiamo qui in pdf.

Ieri sera, 1 aprile 2021, alle ore 21, c’è stata la diretta streaming del ricordo di Gian Carlo Grassi a trent’anni dalla sua morte. Chi volesse può vedere la serie completa degli interventi su https://youtu.be/5F6YjQ3WvBk

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La strada segreta del ghiaccio ultima modifica: 2021-04-02T05:57:00+02:00 da GognaBlog

2 pensieri su “La strada segreta del ghiaccio”

  1. 2
    albert says:

     Giorno di Pasqua 2021.Ieri   per caso entro in canale tv con  trasmissione sulla montagna Hymalaiana…tentativi riusciti di raggiungimento cime. Commento di un notissimo  alpinista  guida  alpina ecc…dall’abbigliamento irto in ogni capo di abbigliamento ed angoletto   delle attrezzature di loghi vari, inversamente  proprozionale al  bagaglio espressivo..poche parole , sempre quelle , abbondanza di  termini inglesi  nel gergo di moda.Meglio far parlare le imprese e le sole immagini  o attrezzarsi anche dal punto di vista comunicativo. Immancabile un confronto  col racconto  scarno di Grassi.La presenza di una telecamera con microfono e registrazione induce a strafare.Il clou e’ stata la presenza in tenda di  smartphone satellitare , con cui  gli alpinisti parlano con i famigliari rimasti in Italia.Niente di romantico o esaltante, quasi meglio non divulgare al vasto pubblico che si immagina un’aura eroica , tragica.

  2. 1
    albert says:

    Un capolavoro  letterario..  scarno ed essenziale..poco di molto.Notevoli i passi dedicati alle sensazioni dei vari sensi.Solo nei documentari e film c’e’la colonna sonora musicale , il dialogo  tra compagni  o il commento   parlato o il monologo aggiunto in corso del doppiaggio.

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