Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto delinea il cronoprogramma che riporterà l’Italia a produrre energia dall’atomo.
La strada verso il nuovo nucleare
di Sofia Fraschini
(pubblicato su monetaweb.it il 26 luglio 2025)
“Entro fine mese (luglio 2025, NdR) il ddl delega sul nucleare dovrebbe chiudersi con il parere della Conferenza Unificata e poi immediatamente trasmesso in Parlamento che calendarizzerà al mese di settembre”. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto, detta il cronoprogramma che riporterà l’Italia a produrre energia dall’atomo.
Il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri è un disegno di legge delega. Non è un provvedimento immediatamente operativo: prima deve essere esaminato, ed eventualmente modificato, sia dalla Camera sia dal Senato. Al suo interno, il disegno di legge contiene una serie di princìpi che, dopo l’approvazione del testo da parte del Parlamento, il Governo dovrà seguire per reintrodurre la produzione di energia nucleare in Italia. Per questo motivo si parla di “delega”: con l’approvazione del disegno di legge, il governo è delegato a intervenire sul tema del nucleare grazie al via libera del Parlamento.
Una mission con cui il Governo punta di andare a meta nel più breve tempo possibile. Nella cornice legislativa – di cui circolano al momento solo bozze – si prevede, tra le altre cose, che sia una newco con imprese a controllo pubblico a riorganizzare lo sviluppo energetico nazionale da atomo.
Enel, Leonardo e Ansaldo Nucleare, sono state ingaggiate per lo studio della tecnologia migliore, di nuova generazione, affinché i reattori possano essere prodotti in Italia e installati a servizio delle imprese e del sistema energetico. La newco è stata costituita il 14 maggio 2025 e si è data un mandato esplorativo di 18 mesi.
La delega del decreto prevede, in parallelo, che il Governo adotti una serie di decreti legislativi, entro 12 mesi dall’entrata in vigore, per disciplinare in maniera organica l’intero ciclo di vita della nuova energia sostenibile, attraverso la stesura di un Programma nazionale: dalla sperimentazione, localizzazione, costruzione ed esercizio dei nuovi moduli, al tema della fabbricazione e riprocessamento del combustibile, tutto sarà affrontato in una visione di economia circolare. Si interverrà anche sulla disattivazione e smantellamento degli impianti esistenti, la gestione dei rifiuti e del combustibile esaurito, la ricerca, lo sviluppo e l’utilizzo dell’energia da fusione, la riorganizzazione di competenze e funzioni.
Inoltre sarà necessaria l’istituzione di una Autorità indipendente per sicurezza, vigilanza e controllo. La delega servirà anche a prevedere strumenti formativi e informativi, formare nuovi tecnici e figure professionali del settore, e individuare benefici per i territori interessati.
“Il nucleare – ha affermato Pichetto – può contribuire in maniera importante alla decarbonizzazione, essendo una fonte decarbonizzata già a monte, ma anche ad abbassare le bollette. Dal punto di vista tecnico-economico, come riportato nelle analisi del PNIEC, si è verificato che l’inserimento della quota nucleare porterà ad un risparmio minimo per il sistema di 17 miliardi di euro“.
Pichetto ha poi aggiunto che “tutte le valutazioni, insieme ad ulteriori analisi macroeconomiche di dettaglio, quali l’impatto sull’occupazione e sul PIL, per citarne alcuni, saranno dettagliate nell’aggiornamento della Strategia di Lungo Termine, da finalizzare entro l’anno prossimo per l’invio a Bruxelles“. Insomma, il calendario del prossimo anno è fitto e il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha precisato che “ci vorrà ancora qualche anno, verosimilmente 9-10 anni, prima di vedere una produzione industriale significativa” in Italia.
Tra il vecchio e il nuovo nucleare una distanza di oltre mezzo secolo. Considerando che il nuovo nucleare potrà tornare in Italia negli anni 2030, ci sarà una distanza siderale tra le due tecnologie, quella vecchia e quella nuova.
Soltanto a partire dal 1955, con il programma “Atomi per la Pace” voluto dal presidente USA Eisenhower, all’Italia in qualità di Paese ex nemico degli Stati Uniti venne concessa la possibilità di varare ufficialmente un programma nucleare, ma senza la possibilità di utilizzare uranio arricchito, quindi unicamente per le esigenze energetiche nazionali (la paura era che potesse essere usato per realizzare armamenti). Così nel 1963 a Latina vide la luce il primo reattore, seguendo la tecnologica britannica Magnox.
Nel 1964 fu il turno del reattore di Sessa Aurunca (Caserta) e pochi mesi più tardi quello di Trino (Vercelli), quest’ultimi sviluppati secondo le tecnologie statunitensi BWR e PWR. Nel 1966 l’Italia era il terzo paese produttore al mondo dietro USA e Gran Bretagna, e nel 1970 stava per arrivare il quarto reattore a Caorso (Piacenza).
La crisi petrolifera dei primi anni ’70 cambiò completamente gli scenari italiani. Nel 1975 il nuovo Piano Energetico Nazionale prevedeva la realizzazione di 10 centrali nucleari, senza però indicare i luoghi dove sarebbero sorte.
Il piano, in realtà, non vide mai la luce: venne deciso di realizzare un secondo reattore a Trino e uno nuovo a Montalto di Castro (Lazio), ma nel frattempo cominciarono a delinearsi nuovi problemi legati alla sicurezza, fomentati anche dall’esplosione del reattore di Three Mile Island, in Pennsylvania, nel 1979. Il terremoto in Irpinia nel 1980 portò due anni più tardi alla chiusura del reattore di Sessa Aurunca. Il disastro di Chernobyl fu un altro fattore che portò la maggior parte della popolazione a rifiutare l’idea di investire nel nucleare.
I referendum abrogativi del 1987 non determinarono la chiusura delle centrali, ma rispondevano a tre quesiti chiari: il primo abrogava gli “oneri compensativi” per gli enti delle sedi individuate per le nuove centrali, il secondo impediva al CIPE di individuare siti in mancanza di un accordo, il terzo impediva all’ENEL di partecipare alla costruzione di centrali all’estero.
Di fatto, però, la fine del nucleare in Italia era segnata: con le centrali di Latina e Trino a fine vita, quella di Caorso venne chiusa dopo 10 anni e nel 1990 l’Italia divenne un paese denuclearizzato, con i lavori al sito di Montalto di Castro riconvertiti in una centrale idroelettrica. Dal 1999 i siti delle centrali nucleari italiane dismesse sono di proprietà di SOGIN, che si sta occupando a tutt’oggi anche del definitivo smantellamento delle scorie, attualmente stipate nel centro Areva di Le Hague, in Francia, dove verranno riprocessate nel 2025.
Il commento
di Carlo Crovella
Questo articolo è ulteriore conferma dell’orientamento che sta diventando dominante in Italia (sia in ambito politico che industriale) in merito alla svolta verso il nucleare di nuova generazione.
Non è una Bibbia indiscutibile, anzi può anche darsi che contenga errori e inesattezze. Ma la mia intenzione è quella di sottolineare che l’obiettivo italiano di una svolta nucleare c’è eccome, a prescindere dai problemi tecnici (nella sicurezza delle centrali come nello smaltimento delle scorie) ed anche dal fatto che la quota di energia da fonti rinnovabili (pale eoliche e pannelli fotovoltaici) pare risulti già del 41% nel 2024.
L’eventuale svolta verso il nucleare è una scelta politica e come tale prescinderà da altre valutazioni. Ovviamente non si potrà sconfinare in zone di pericolo per la cittadinanza, ma il concetto di fondo è il seguente: in questo campo, come in qualsiasi altro dell’esistenza, l’idea del primato della scienza (e dei “numeri”) sulla politica è un’idea ormai obsoleta.
La politica intende riprendere in mano saldamente il timone delle scelte, altrimenti è inutile che andiamo a votare. Risparmieremmo un sacco di soldi pubblici, tanto potremmo farci governare, a seconda delle situazioni, direttamente dai magistrati, dagli scienziati, dai medici…
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Sui tempi di realizzazione di opere pubbliche faccio presente che a Genova il ponte Morandi venne ricostruito in tempi record perché la burocrazia mise in atto delle deroghe che accorciarono i tempi di 10 volte.
Mi è venuto da pensare che tutte le altre volte ci prendono per il culo.
Lo dissi personalmente all’allora commissario speciale ai suddetti lavori Marco Bucci che mi guardò allargando le braccia.
Più tardi si parte e più tardi si arriva. Vale per qualsiasi obiettivo. Se si prende la decisione di “arrivare a un determinato obiettivo” (in questo caso il nucleare), tanto vale partire. Se si rinvia la partenza, intimoriti dai lunghi tempi di realizzazione, non si partirà mai e non si arriverà mai.
Crovella ma tu sei davvero convinto che in Italia, ammesso che i progetti per il nucleare procedano spediti, riusciremo a reggere “l’assedio”?
Energia nucleare: solo nel 2050 nuovi impianti occuperebbero un ruolo significativo nella politica energetica del Paese.
Cercate l’articolo sul sito InnovationPost (se metto il link non me lo accetta).
Visto e considerato che siamo in Italia, se i tempi saranno quelli riportati nell’articolo, sono abbastanza tranquillo nel ritenere che ai suddetti tempi possiamo aggiungere 10/15 anni. E sperare che nel frattempo vada tutto bene.
Scrive Crovella:
Che sia la politica a decidere è una constatazione banale. Si spera che la politica abbia la lungimiranza e l’umiltà di consultare gli “esperti” PRIMA di prendere delle decisioni.
Detto questo, gli “esperti” (e i comuni cittadini) hanno comunque tutto il diritto di aprire tutti i dibattiti che vogliono, e/o di manifestare il proprio eventuale dissenso verso qualsiasi decisione di chi ci governa. Almeno fino ad oggi, 12 Gennaio 2026.
Il dissenso è necessario alla democrazia, ed è solo attraverso il confronto fra le varie componenti della società che quest’ultima può progredire.
Detto questo io del nucleare ne farei volentieri a meno….come del resto di tante altre cose… però sono un tipo un po’ retrò,anacronistico, contro il mito del progresso ecc ecc….
Crovella ha ragione sul fatto che il nucleare a 220 km o a 50 non fa la differenza sul discorso sicurezza, per chi ha quel tipo di paure. Io nell85:Ero nato e chissà quante radiazioni mi sono puppato in Friuli.
Trump abita a Mar-a-Lago, ben distante dalla Casa Bianca
Bene, allora andatevi a confrontare con Trump sulle cose “giuste” e “intelligenti” da fare. Abita a Washington, DC, in un evidente edificio detto la Casa Bianca: è facile da individuare
Contrapposizione sempre e comunque contro la propaganda unilaterale.
Io non mi contrappongo a te.
Mi contrappongo a quello che scrivi, svelandone le falsità e la povertà argomentativa e razionale, nell’illusione che qualcuno legga e possa servire a qualcosa.
Non lascio che l’unica voce sia la propaganda.
Sarà… ma si sta andando in quella direzione. Non devi contrapporti a me, ma al trend generale e, per chi si pone questo obiettivo, non si intravedono modalità efficaci.
“Anche se fossero delle affermazioni stupide, la realtà sta andando innegabilmente in quella direzione.”
Sono affermazioni stupide e false (nucleare=indipendenza energetica è il massimo!), come è assolutamente stupida la giustificazione che se la realtà sta andando così, allora è meglio adeguarsi per seguire la pancia elettorale.
E’ la logica del branco di pecore, se una si mette a correre corrono tutte, anche facendosi male.
E assecondare questa logica è particolarmente stupido sopratutto da parte di chi pretende di essere il pastore, quello che dovrebbe guidare il branco!
Anche se fossero delle affermazioni stupide, la realtà sta andando innegabilmente in quella direzione. Contrapporvi ai trend con il totem di fare le cose “giuste” e “intelligenti”, rispetto alla politica che punta a fare cose concrete, è una scelta chiaramente perdente: i numeri umani agiranno contro di voi (per la famosa pancia elettorale).
Discorso “paure”: ribadisco che non ha senso appellarsi a paure “aggiuntive” e frenare le nuove centrali solo per le paure “aggiuntive”. Siamo già tutti circondati dalle centrali (di altri paesi, quindi manco godiamo delle rispettivi output: abbiamo solo i rischi e non i benefici). Uranio? Ovvio che occorre stringere precisi accordi di fornitura con i paesi produttori: il Kazakistan è il leader mondiale, ma poi ci sono anche paesi occidentali come Canada e Australia.
ENERGIA NUCLEARE?
NO GRAZIE 🌞
Difficile sentire una serie di imbecillità scopiazzate malamente dalla più trita propaganda di quanto scritto negli interventi #24 e 25.
Solo due esempi:
“Chi ha già oggi “paura” del nucleare non si rende conto che viviamo circondati da centrali nucleari, quelle degli altri paesi europei a noi confinanti.”
Quindi questo è un buon motivo per non aver paura?
Un po’ come dire siamo già pieni di schizzi di merda, tanto vale farci il bagno…
“La contropartita della maggior autonomia nella produzione di energia vale quel rischio.”
Autonomia…ma, quante miniere di uranio abbiamo in Italia? E in Europa?
Domando per un amico
“Questo è il “primato della politica”: la politica decide e gli “esperti” (che siano scienziati o, in altri campi, giuristi, medici, manager…) saranno coinvolti in ruoli meramente consulenziali e/o applicativi: devono risolvere i problemi tecnici e realizzare quello che ha deciso la politica e NON aprire dei dibattiti.”
Le affermazioni precedenti, nella loro stupidità, rendono palese come una politica che pensi se’ stessa superiore alla realtà, che ritenga che con la volontà si possa fare tutto, di poter decidere a prescindere sia semplicemente una follia e un crimine
Cominetti, non è questione di “idee che fanno sentire meglio”.
Né tantomeno di convincerti a pensarla come me, e me ne guardo! Può darsi che a volte il tono dia questa impressione, ma non è questo l’intento, ti assicuro.
E nemmeno do per certe le mie idee: do peso a conclusioni che derivano da misure, modelli e verifiche replicabili e indipendenti, ripetute nel tempo. Rispetto a “idee che fanno sentire meglio” c’è una differenza sostanziale.
Porsi dubbi è buona e legittima cosa, ma mettere sullo stesso piano un consenso scientifico costruito in decenni di lavoro e un’impressione/osservazione personale non è neutralità, è semplicemente un’altra posizione. Rispettabile, anche se non mi sembra un metodo molto solido.
Sul fatto che poi “tanto moriremo”, siamo d’accordo 🙂
Tuttavia, alcune scelte di oggi avranno effetti che vanno oltre il nostro orizzonte personale.
Per questo, personalmente, preferisco che si basino sui dati migliori disponibili, non su ciò che mi fa “sentire meglio“.
Oppure possiamo fregarcene, “tanto moriremo” in ogni caso.
Posizione legittima, ci mancherebbe: se non mi tocca direttamente, non esiste. E’ una forma mentis ben nota, a proposito di cadere “nello scontato” 🙂
Non così lontana dall’esecrata destrizzazione.
Peraltro, ci sono migliaia di italiani che vivono in zone a rischio, su pendici vulcaniche, in zone altamente franose, sotto a una diga, vicino a aeroporti, vicino a centri di produzione di elementi velenosi (PFAS)… Strillare per le nuove centrali nucleari denota una notevole chiusura mentale. Questo è il “primato della politica”: la politica decide e gli “esperti” (che siano scienziati o, in altri campi, giuristi, medici, manager…) saranno coinvolti in ruoli meramente consulenziali e/o applicativi: devono risolvere i problemi tecnici e realizzare quello che ha deciso la politica e NON aprire dei dibattiti. Nel mondo di oggi i dibattiti e i confronti fanno 2perdere tempo”: si tratta di un lusso che noi occidentali non possiamo più permetterci (sul tema nucleare come su qualsiasi altro tema) perché l’Occidente è stretta d’assedio da player che hanno tempi decisionali pressoché immediati. Che c’entra questo principio, trasversale, al tema nucleare? Perché la guerra ibrida, che è già in essere e si accentuerà sempre di più, si incentra principalmente su due risvolti particolare: il mondo cyber e la politica energetica.
Chi ha già oggi “paura” del nucleare non si rende conto che viviamo circondati da centrali nucleari, quelle degli altri paesi europei a noi confinanti. Solo l’Austria ne è priva, ma Francia, Svizzera, Germania (poco più su di noi) e Slovenia hanno almeno una centrale. La centrale nucleare più vicina a cosa mia (è francese) dista circa 250-300 km. La centrale slovena dista 300-400 km dalla provincia di Belluno. Sono distanze ridicole in caso di incidente. La centrale nucleare straniera più vicina al confine italiano è una svizzera che dista circa 200 km. La più grande centrale nucleare d’Europa, quella di Zaporiza, nel sud est dell’Ucraina, dista un po’ più di 1500 km: non sono pochi, ma in caso di violento attacco russo, tale da farla esplodere completamente, non siamo al sicuro. Quindi non ve ne rendete conto, ma conviviamo già (e …da mo’…) quotidianamente con il rischio nucleare. E si tratta di centrali “vecchie”. Il nucleare di nuova generazione presuppone centrali piccole e più sicure. Certo c’è un rischio, ma non siete voi che dite che nella vita non esiste il rischio zero? La contropartita della maggior autonomia nella produzione di energia vale quel rischio. CONT
Vedi Balsamo, mi pare d’aver espresso un concetto, peraltro molto semplice, che in sintesi mi vede dubbioso sull’attribuire a noi umani il fatto che faccia più caldo. Non ho certezze in nulla, figuriamoci sul clima.
Però cadi nello scontato quando dai per certe le tue idee, a vallate da tutti questi scienziati, e sei contento se anch’io le cambio per farle diventare come le tue.
Restiamo ognuno con le idee che lo fanno sentire meglio, viviamo osservando traendo ognuno le proprie conclusioni che tanto poi moriremo.
Cominetti, non so chi sia questo Bravuomo di cui parli, ma se “prende per oro colato quello che mainstream è“, ha semplicemente il problema speculare di chi prende per oro colato il “non-mainstream” in quanto tale.
Nel primo caso è conformismo, nel secondo classica “sindrome dell’illuminato“. Due facce identiche della stessa fallace medaglia, nonostante la pretesa di distinguersi dalla massa.
In ambito scientifico, quando si confrontano teorie e osservazioni e si traggono conclusioni, il credere non ha alcun significato. Attiene semmai alla religione. O alla magia.
Per farlo però ci vuole competenza, che, nel caso del clima, non ha nulla a che vedere né con la percentuale di tempo trascorso “nella natura” né con il fatturato(peraltro fortemente sostenuto da soldi pubblici) di Dolomiti Superski, che non dimostrano nulla.
In mancanza di questa ci si potrebbe limitare a prendere atto che, come ti ha fatto notare Regattin, il consenso sulla causa antropica del riscaldamento globale èoggi praticamente unanime fra gli addetti ai lavori. Resta sempre un margine d’errore, come in ogni disciplina scientifica, ma a questo punto la domanda da porsi sarebbe se sia più plausibile che migliaia di climatologi nel mondo siano dei pirla… oppure se lo sia qualcun altro.
P.S. Essere “dispostissimo a cambiare” le proprie idee è certamente meritorio.
La verifica, però, sta nei fatti. Osservare questo rarissimo fenomeno su questo blog sarebbe una curiosa novità 🙂
(A mia memoria è successo solo una volta: Crovella sulla Montagna Sacra, e di questo gli va dato atto).
Ok Regattin, diciamo che io non credo che il reale riscaldamento del pianeta stia accadendo per colpa nostra. Potrebbe, ma io, e molti altri anche specializzati, non pensano che lo sia. Ognuno si informa come vuole e come può e secondo la propria esperienza. Io trascorro nella natura il 99,9% del mio tempo, per diletto e per lavoro. Mi guardo intorno e parlo anche con qualche scienziato. Così mi faccio delle idee che sono dispostissimo a cambiare. Possono essere giuste o sbagliate, al momento, ma chi lo sa?
E comunque io preferirei una centrale nucleare vicino a casa che una a carbone (tipo in Sardegna) o a olio pesante o anche solo a gas.
La preferirei anche al vivere sotto una diga. Che come va a finire la mia famiglia ne ha memoria.
Il nucleare ha fatto molti molti molti meno danni che il resto della tecnica per produrre energia.
La realtà è che oltre il 99% degli scienziati e quasi il 100% di quelli specializzati (cioè con specifica laurea in materia) concordano con la causa antropica del riscaldamento globale.
Se poi in Val Gardena questa settimana fa freddo (a parte il fatto che il dato andrebbe confrontato con le medie degli ultimi decenni e di tutto l’inverno), nella media globale incide con una percentuale del tutto irrisoria. In Siberia, che ha una superficie 1000 volte più ampia del TAA, nella scorsa estate c’erano queste temperature https://www.iconaclima.it/estero/clima-estero/caldo-eccezionale-nellartico-temperature-record-in-siberia-e-notti-tropicali/
Esproprio della casa di Crovella e ci costruiamo una bella centrale nucleare di nuova generazione. Crovella ne sarà felice di sacrificarsi per il bene comune di questa nazione.
Bene Crovella così sappiamo dove costruirla: a casa tua.
Se la destrizzazione dell’occidente (vista in largo anticipo da un istruttore del Cai torinese) è quello che oggi abbiamo davanti agli occhi, mi viene da dire: Omadonna!
Ma Sotutomì non era quello che auspicava minori consumi, che predicava minore frequentazione della montagna, restrizioni su tutto, ecc ecc ecc ecc ecc… e oggi mi cade proprio sul pisello (cit. MB), ehm scusate sul nucleare, dichiarandosi a favore?
Certo che basta scrivere scrivere e scrivere, bisogna essere proprio di bocca buona.
Lo so, lo so, che non focalizzo, mi perdo l’auto elettrica, che chi ce l’ha la detesta perché non va, costa cara e è un casino trovare le colonnine perché ce ne sono l’800% in meno di quelle che servirebbero e che l’elettricità bisogna vedere come viene prodotta e nessuno sa se l’innalzamento delle temperature dipende davvero dalle attività umane (zio can, è un mese che ogni notte va a meno 15) , ma io, si sa, se qualcosa è non-mainstream la prendo per oro colato come Bravuomo prende per oro colato quello che mainstream è, è un casino. Ma una certezza emerge:
Qui è pieno di turisti sciatori (io non prendo più impianti dal 2020) , la bassa stagione non esiste più. Non c’è un filo di neve. Nevica solo in televisione e a Prato Nevoso DOVE NON C’È NESSUNO!!! Tutti parlano di quanto bellle siano le piste e i miei colleghi maestri di sci dicono che è una delle stagioni piu belle di sempre. Piste perfette, niente neve da spalare, strade pulite, marciapiedi e viottoli senza ghiaccio. Un sogno per chi vive di questo. Il Dolomiti Superski ogni anno aumenta il record del fatturato nelle vacanze natalizie e a quanto pare anche quello stagionale, se va così.
E “voi” vi preoccupate di Crovella, il nucleare, i bivacchi, i ghiacciai che si sciolgonoe la pernice bianca?
Carlo mi consenta il suo commento all’articolo sembra un discorso di Benito Mussolini….nei modi di nei contenuti….
Detto questo( complimento?? o offesa???)
Si fa già del casino a gestire plastica carta e vetro…figuriamoci uranio e plutonio…. E poi chi ci mettiamo a gestire le centrali??? Gli amici di Schettino????
Non è che non ho fiducia nella scienza. Io non ho fiducia nel genere umano…. soprattutto quando siamo più di una decina ….
Oggi era bello per scalare sciare fate ghiaccio….spetto abbiate approfittato
Certo che affermare che io mi “bevo” quello che mi arriva dall’alto (in genere dal governo di destra) conferma la totale assenza di lucidità di analisi. Chi mi conosce sa che tendenzialmente anticipo i trend, raro che io debba “seguirli”. Per esempio è dal 2010 circa che affermo pubblicamente la necessità di cambiare la Costituzione, perché ormai obsoleta rispetto al contesto in cui (1947-48) era stata concepita. Non dico che si stia procedendo a riscriverla dalla prima riga, ma, piano piano, si stanno programmando delle riforme che comportano degli importanti cambiamenti costituzionali. Inoltre è dal 2015 circa che parlo pubblicamente di “destrizzazione dell’Occidente”, trend che a quel tempo doveva ancora esprimere la sua piena portanza: direi che, dopo 10 anni, la realtà mi sta dando ragione. Mi fermo qui con i riferimenti, ma certo non sono io che mi “bevo” quello che mi viene detto “dall’alto”. Sul punto nucleare, io sono sempre stato favorevole a questa opzione, fin dal lontano referendum politico del 1987. Se non avessimo abbandonato quella strada, forse oggi avremmo una situazione energetica meno problematica dell’attuale. Oggi, con il nucleare di nuova generazione, è proprio da ottusi aver ancora timori ancestrali: allora costruitevi un bunker sotto casa. Sul tema nucleare non vado al traino del governo, ma saluto con soddisfazione la presa di posizione del governo perché è da tempo immemore che auspico una scelta di questa natura.
Cominetti, sull’auto elettrica mi sembri un po’ disinformato. D’altra parte, se il criterio di valutazione delle informazioni è l’essere “non-mainstream“, non c’è molto da stupirsi.
Ma il punto non è questo.
Il trasporto (pubblico e privato) assorbe solo una parte dell’energia totale. Il problema più grande riguarda come produciamo l’energia elettrica, come riscaldiamo le abitazioni e come alimentiamo l’industria. Continuare a farlo con fonti fossili ha un piccolo effetto collaterale: l’aumento dei gas serra in atmosfera e, di conseguenza, delle temperature medie globali.
In più, man mano che le risorse facili si esauriscono, si è costretti a sfruttare quelle più difficili da estrarre, quindi più impattanti e sempre più costose. E questo è un aspetto che molti c.d. “esperti non-mainstream” tendono convenientemente a tacere.
Capisco che per chi vive in montagna l’auto elettrica oggi possa non essere la soluzione ideale. Ma dovresti considerare che al mondo non c’è solo Cominetti: per molte altre persone, soprattutto in ambito urbano e suburbano, l’elettrico è già una soluzione sensata e conveniente.
La transizione dovrebbe servire proprio a questo: non imporre un’unica risposta, ma ridurre gradualmente una dipendenza che, nel lungo periodo, non è sostenibile per nessuno.
Ciò al di là delle modalità con cui verrà realizzata – sul nucleare, ad esempio, ho anch’io diverse perplessità, sia tecniche sia legate alla ben nota modalità italica.
Sullo sganciarsi dal carburante fossile: chissà perché i più grandi gruppi produttori di automobili hanno fatto tutti retromarcia e dall’elettrico, al quale si erano dedicati totalmente o quasi, sono ritornati alla benzina e soprattutto al diesel?
Inoltre mi ritroverei con l’elevato rischio che quei 4 idioti di politici incapaci che sono a questo governo, decidano di questioni tecniche su bombe a orologeria in casa.
Sorvolo sul Crovella pensiero che oltre ad essere un fascistone duro di comprendonio, accetta tutto quello che gli viene calato dall’alto (specie se da destra) perché è stato eletto democraticamente ecc ecc. Un buffone dice cose più intelligenti.
Personalmente (vivo in montagna) mi ritroverei con un mezzo con autonomia ridicola e col pensiero di dove finiranno a inquinare le enormi batterie, una volta terminato il loro (brevissimo) ciclo vitale.
Personalmente non mi piace l’idea di sganciarmi dai carburanti fossili.
Chieda chi è favorevole ad avere una centrale nucleare vicino a casa. Bisogna essere pratici.
Petrolio ce n’è per secoli, così dicono gli esperti non-mainstream.
Sarò ingenuo ma avrei continuato a comprare il gas dai russi invece di finanziare la causa persa degli ucraini e comprarlo da Trump.
Io a casa mi scaldo a legna, comunque.
Cominetti, l’accontento subito.
Al di la delle farneticazioni del sabaudo che sfiorano il surreale, sono pienamente favorevole alla costruzione di impianti per produrre energia nucleare.
Non esiste altra possibilità, sempre si voglia davvero sganciarsi dal mondo del fossile.
Guardatevi intorno e vi accorgerete che tutto l’Occidente si è già mosso (e da un bel po’) in quella direzione: il trend è destinato ad accentuarsi, non a rientrare.
Sul punto in questione è un ministro del governo (e non il sottoscritto) che esprime le direttive che si intendono seguire.
Un articolo del genere con incluso commento del noto camerata Sotutomì, è chiaramente un sistema per movimentare il blog.
Sono curioso di vedere se ci sarà anche solo un commento a favore.
In soldoni sarebbe come dare a uno scimpanzé tra la folla un AK47 carico dei suoi 30 colpi e poi meravigliarsi se c’è scappato il morto.
Certo, soprattutto se come politici abbiamo degli imbecilli che non capiscono un cazzo.
Ho spiegato al 3. Dobbiamo avere un sistema costituzionale in cui, sul punto energetico, preferiamo scegliere la soluzione (=il nucleare a manetta) che ci rende più indipendenti pssibile sul piano geopolitico e non invece le alternative che ci suggerirebbe la scienza. Ora si cita la scienza perché il tema nucleare rientra nell’ampio ambito scientifico, ma il principio sta consolidandosi a 360 gradi, verso ogni altra variabile. Deve comandare la politica su tutto.
Daje, Crovè.
E’ ora di dire basta a questa oppressiva forza di gravità di 9.81 ms2, imposta da un tal Newton dei Poteri Forti (di nome Isacco: coincidenza? Io non credo…).
Da oggi, per decreto governativo, la forza di gravità sarà fissata a 4 ms2.
Questo permetterà di svolgere più agevolmente i lavori gravosi, un notevole risparmio di carburante per gli aerei e, ultimo ma non ultimo, anche ai più scrausi di staccare i piedi da terra sul quarto grado.
Battute a parte, che c’azzecca la lunghezza della catena di comando col presunto “primato della scienza (e dei “numeri”) sulla politica“?
La rapidità con cui le decisioni vengono attuate non ha nulla a che vedere con i criteri sulla base dei quali tali decisioni vengono prese.
Inoltre, aumentare la velocità di reazione di un sistema dinamico non è sempre una buona idea: può produrre effetti controproducenti, persino opposti a quelli sperati. Specie quando le decisioni che governano quel sistema vengono prese a mentula canis.
Il Crovella-pensiero è in realtà solo una goffa esplicazione del pensiero della destra, che si basa su affermazioni false o indimostrate
“disciplinare in maniera organica l’intero ciclo di vita della nuova energia sostenibile”
L’energia atomica non è nuova ed è decisamente dubbio che sia sostenibile. Comunque, considerando che non siamo stati ancora capaci di smaltire efficacemente le scorie prodotte dalle due centralicchie nostrane, ancora stoccate nei siti provvisori e in condizioni inquietanti, mi viene male solo pensare cosa potrebbero combinare personaggi come Gilberto Pichetto Fratin (Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica) e Matteo Salvini (Ministro delle Infrastrutture)!
“Il nucleare può contribuire in maniera importante alla decarbonizzazione, essendo una fonte decarbonizzata già a monte, ma anche ad abbassare le bollette”
L’estrazione, la raffinazione, il trasporto e lo smaltimento del combustibile sono tutt’altro che carbon-free e il costo finale dell’energia superiore all’attuale (e molto superiore a quello di eolico o solare).
Per fortuna che c’è il goffo Crovella, che di suo esplicita quello che è ormai diventata la normalità della destra, rendendo palese la stupidità della cosa: il pensiero che la realtà sia manipolabile a piacere dalla volontà politica, che sia interpretabile.
Come appare chiaro dalla frase sottolineata da Govi, che pretende anche in campo energetico, come nel campo della sicurezza che la realtà sia politica e non tecnica.
Non importa se costa di più, non importa se è pericoloso, non importa se non è fattibile, la decisione è politica…insomma per l’energia atomica come per il ponte sullo stretto ci si può basare sulla verità alternativa.
Mi ricorda l’economia creativa di Tremonti o le previsioni della legge di bilancio…sistematicamente smentite dall’economia reale, dove non basta dire che tutto va bene e tutti sono più ricchi.
Il problema è che qui non si gioca con un punto di PIL in più o in meno, ma con l’energia atomica.
E i giocatori sono noti per intelligenza, preveggenza, acume unite alla proverbiale capacità manutentiva e programmatica del popolo italiano!
Le due frasi sono autoesplicative: se non ne cogliete il contenuto è conferma della vs limitata capacità die decodificare i testi che leggete. Il succo è: è la politica che prende le decisioni, non le altre componenti, fra cui, nella fattispecie, la scienza. Guardatevi intorno e vedrete che è così, e non da oggi, ma già da un bel po’: però si andrà sempre di più verso un contesto marcatamente di questo tipo. Le catene di comando esecutive devono essere molto corte (cioè la politica deve essere in grado di concretizzare le decisioni in tempi rapidi), altrimenti non siamo in grado di fronteggiare con efficacia la rapidità esecutiva dei player antioccidentali. Putin fa una telefonata e l’ordine viene immediatamente eseguito. Lo stesso in Cina, in Arabia Saudita, in India ecc ecc. ormai, in gran parte, anche negli USA. Anche in Occidente si sta andando verso sistemi sempre più esecutivi. La differenza rispetto ai regimi esplicitamente autoritari è che noi cittadini votiamo in libere elezioni, e così facendo eleggiamo i parlamentari e il Governo, ma poi essi devono poter operare con estrema rapidità esecutiva. Il tema del nucleare c’entra con queste considerazioni più generali, perché è un tassello imprescindibile della politica energetica, che a sua volta è uno dei tanti terreni di scontro con i player antioccidentali, considerato che siamo già e andremo sempre di più verso un mono caratterizzato dalla “guerra ibrida” Se fossimo rimasti profondamente dipendenti dal gas russo, Putin avrebbe potuto sistematicamente “minacciarci” di chiudere il rubinetto: tale chisura del rubinetto è una decisione di guerra ibrida, concettualmente analoga a spararci addosso dei missili. Ora abbiamo delle alternative di fornitori di gas, ma procedere verso una crescente indipendenza energetica, come sarà garantito dal nucleare, ci renderà sempre meno esposti ad altri eventuali ricatti (di qualsiasi altro fornitore).
E pure questo:
“il concetto di fondo è il seguente: in questo campo, come in qualsiasi altro dell’esistenza, l’idea del primato della scienza (e dei “numeri”) sulla politica è un’idea ormai obsoleta.”
Crovella, ma che vor di’? Preferibilmente in max 10-20 righe…
Questa chicca mi era sfuggita.
Rimane da capire con quale coraggio Crovella possa scrivere tali sciocchezze inqualificabili e incommentabili.