La strage annunciata di Villetta Barrea

La motivazione sarebbe virtuosa (contrastare gli incendi) ma il prezzo – in termini naturalistici – è carissimo, e appare ingiustificabile. Proprio dal Parco nazionale d’Abruzzo che lo gestisce – e lo dovrebbe proteggere – è stato deciso di abbattere 3.410 alberi della Pineta Zappini, tra cui molti rari pini neri, autoctoni. Il piano di abbattimento è progettato nel comune di Villetta Barrea per creare una “zona di prevenzione degli incendi”. Un anno fa, con l’intervento anche di “Italia Libera”, il pericolo sembrò scongiurato. Ora ci risiamo, l’Ente ripropone la “strage degli alberi”. La comunità locale (e questa è una novità) è insorta, intellettuali come Dacia Maraini ed esponenti della comunità scientifica hanno firmato un appello per scongiurare la decisione, e anche la Soprintendenza ai Beni culturali – che per legge deve essere coinvolta – ha dichiarato di non aver mai autorizzato l’abbattimento dei rari pini neri.

Barrea

La strage annunciata di Villetta Barrea
(degli alberi della pineta)
di Cosimo Graziani
(pubblicato su italialibera.online il 28 giugno 2023)

Nel Parco nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm) continua a tenere banco la decisione di voler abbattere tremila quattrocentodieci alberi della Pineta Zappini nel comune di Villetta Barrea, in provincia di L’Aquila. Si tratta di una zona del Pnlam caratterizzata dalla presenza di una specie autoctona di pino – il pino nero – che secondo le direttive dell’ente che dirige il parco dovrebbe essere abbattuta per creare una zona di prevenzione per gli incendi boschivi.

Per prevenire gli incedi boschivi uno dei metodi utilizzati è l’abbattimento degli alberi che può essere fatto in due modi: o eliminando gli arbusti più vecchi e secchi – tralasciando quelli più giovani – per evitare che questi possano alimentare le fiamme, o abbattere strisce di alberi – detto in gergo tecnico diradamento antincendio – che al momento dell’incendio blocchino il diffondersi delle fiamme. In ogni caso si tratta di una situazione in cui bisogna selezionare quali alberi rimuovere e quali no.

Ben sappiamo che il tema degli incendi estivi è una piaga che colpisce stagionalmente in nostro Paese e non solo; e lo scorso anno neanche il Pnalm è stato risparmiato, visto che tra giugno e luglio il versante laziale – in particolare la Val di Comino – fu danneggiato da un rogo durato più di cinque giorni. Spesso le cause degli incedi sono di natura dolosa o per l’incuria: la presenza di rifiuti o un mozzicone di sigaretta combinati con il caldo afoso e gli arbusti secchi possono dare inizio a situazioni difficilissime da domare.

La scrittrice Dacia Maraini

È forse a causa della situazione vissuta lo scorso anno che a settembre l’ente Parco ha deciso per l’abbattimento della pineta. La mobilitazione è partita subito – Italia Libera è stata fin da subito in prima linea contro la decisione  e la scrittrice Dacia Maraini ha pubblicato sul Corriere della Sera un appello firmato da molti esponenti della comunità scientifica per la salvaguardia della Pineta. Con un elemento inaspettato quanto decisivo per bloccare la decisione: per la prima volta dalla creazione del Parco nazionale la popolazione locale si è espressa contro l’abbattimento di una zona interna dell’area protetta. Anche la Soprintendenza ai beni culturali dell’Aquila, che per legge deve essere coinvolta in questo tipo di decisioni, ha dichiarato di non aver mai autorizzato l’abbattimento dei rari pini.

La Pineta Zappini è una delle zone di protezione integrali, una delle aree più rilevanti del Parco nazionale per fattori biologici, idrologici, morfologici e paesaggistici in cui teoricamente non è possibile modificare la morfologia del territorio, costruire qualsiasi tipo di edificio e prelevare specie vegetali da utilizzare a scopi economici. Per comprendere meglio l’importanza della Pineta va precisato che il Pnalm differenzia altre tre zone all’interno del suo territorio: la riserva generale orientata, l’area di protezione e l’area di promozione economica e sociale, nelle quali sono permesse attività sempre più ampie a seconda della classificazione.

Montagne e boschi nei pressi di Villetta Barrea. Foto: Filippo Coscetta.

A rendere più fosca la decisione dell’Ente vi è anche la destinazione del legno prelevato: andrebbe infatti ad alimentare un impianto a biomasse, una tecnologia alquanto inquinante che renderebbe tutta la faccenda una vera beffa per il Parco, i suoi preziosi ecosistemi e la popolazione, visto l’aumento dell’inquinamento e la perdita di alberi che lo possono ridurre– oltre a prevenire altri tipi di disastri ambientali. Se davvero il legname finisse in un impianto simile si andrebbe a violare la destinazione della zona, forse creando un preoccupante precedente per tutto il Parco nazionale: vi è il sospetto che oltre alla attività turistica si voglia creare, col Parco e nel Parco, una nuova filiera di produzione di legname. Un controsenso e un vero e proprio cortocircuito nella concezione di “parco nazionale”, cheta lo scopo di proteggere la biodiversità, la fauna, i paesaggi e in maniera neanche troppo indiretta la vita stessa della popolazione.

Si può pensare a difendere l’ambiente mutilando l’ambiente stesso? Il quesito sta al centro di tutta l’emergenza ambientale e climatica che colpisce il nostro pianeta. Se la questione della Pineta Zappini, in cui il nostro giornale ribadisce la più ferma contrarietà al suo abbattimento e la vicinanza alla popolazione che protesta, fosse quella della difesa dagli incendi dovremmo allora soffermarci su come realizzare le misure di prevenzione e sul ruolo della responsabilità civile di ogni cittadino. Se invece nell’amministrazione del Parco l’idea fosse davvero quella di voler sfruttare le preziose riserve naturali per fini economici, ci sarebbe da preoccuparsi per il futuro dei parchi naturali nel nostro Paese. Essi esisterebbero solo sulla carta per scomparire nella realtà, se venissero gestiti con interessi diversi da quelli della protezione ambientale. Uno scenario non molto remoto, visto che nel nostro Paese la tutela dell’ambiente e della biodiversità sembrano essere meno importanti di uno sviluppo economico dettato dalla fretta di far ripartire l’economia e di fronteggiare le sfide della transizione energetica purchessia. In questo senso la questione della Pineta Zappini è un campanello d’allarme sociale e politico al quale non dobbiamo abituarci e che ci deve preparare ad altre situazioni simili in tutto il Paese. 

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La strage annunciata di Villetta Barrea ultima modifica: 2023-08-10T05:50:00+02:00 da GognaBlog

32 pensieri su “La strage annunciata di Villetta Barrea”

  1. 32

    Il Comitato civico per la difesa della Pineta di Villetta Barrea” annuncia che sta lavorando alle Osservazioni Tecniche al Progetto dell’Ente Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM) e che queste verranno regolarmente inviate alla Regione Abruzzo entro la fine di settembre.  Resta ancora poco tempo per salvare gli alberi della Pineta Zappini e il Comitato civico è fermamente deciso a fare tutto il possibile per fermare quello che definisce un tristissimo paradosso: “proprio nell’anno del centenario, uno dei più antichi e importanti fra i Parchi nazionali italiani si macchia di una decisione sbagliata e colpevole dando un pessimo esempio all’Italia che non è da meno di quello che in questi giorni si è verificato con l’orsa Amarena”.

    La vicenda si trascina dalla primavera 2021, quando casualmente un abitante di Villetta Barrea, nel  prendere atto  che una moltitudine di alberi nella pineta Zappini  riportava “la martellata” (segnale che prelude al taglio dell’albero), è venuto a conoscenza che l’Ente Parco aveva predisposto un progetto per un intervento antiincendio che prevedeva  l’abbattimento di 3.410 Pinus Nigra subsp nigra var italica (specie endemica) , il decespugliamento e il diradamento  di una larga fascia di  pineta.

    Quella della prevenzione degli incendi, nel caso della pineta di Villetta Barrea, appare una ragione pretestuosa e scientificamente infondata, a  detta non solo degli esponenti del Comitato ma di autorevoli ambientalisti che già nel giugno 2022 avevano inviato un Appello al Ministro della Transizione Ecologica per salvare la Pineta: la pineta di Villetta Barrea  si è formata da spontanea espansione naturale dell’antichissimo nucleo originario, relitto dell’ultima glaciazione e oggi è riconosciuta come SIC e Zona Speciale di Conservazione.  I tagli non solo causerebbero danni ingenti alle piante, al suolo, alla fauna selvatica che abitualmente frequenta la pineta, ma possono incrementare anche un   forte rischio idrogeologico in quanto il territorio è esposto al rischio di frane.  La scienza e l’esperienza continuano a sottolineare che  il rischio d’incendio non si previene con il taglio degli alberi,  viceversa esistono oggi  comprovate efficaci misure preventive, costituite dalla sorveglianza sistematica del territorio  con attrezzature adeguate per i necessari controlli e avvistamenti  (sistema di video controllo antincendio), con personale sufficiente e qualificato, con una postazione di pronto intervento antincendio per intervenire velocemente (avendo  perfino nel caso della pineta di Villetta Barrea l’opportunità invidiabile di avere il lago di Barrea nelle immediate vicinanze), con una molteplicità indispensabile  d’interventi educativi e culturali finalizzati a rendere più consapevole del proprio patrimonio la popolazione. Ed è proprio su tutte queste misure che andrebbero spese le somme di danaro messe a disposizione dal Ministero. Altrimenti, con il pretesto di evitare un ipotetico rischio d’ incendio si produrrebbero danni certi di natura non solo estetica, ma soprattutto ecologica, devastando l’ecosistema della pineta, ricco di endemismi e di rarità che vanno assolutamente protetti.

    Diffuso inoltre nel mondo ambientalista è anche il timore che proprio per il ruolo di stimolo e leadership che il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ha sempre esercitato, il progetto del taglio nella pineta di Villetta Barrea si diffonda a macchia d’olio su tutte le aree protette, vanificando così gli sforzi di conservazione, faticosamente portati avanti fino ad oggi. “Siamo ancora in tempo per evitare che ciò accada, noi faremo tutto ciò che è in nostro potere e chiediamo che la popolazione e la società civile di tutto il Paese sensibili al valore ecologico dei boschi, si uniscano al nostro appello”.

    Il Comitato civico per la difesa della Pineta di Villetta Barrea, supportato da scienziati, da esperti e da quanti sono consapevoli del valore immenso delle piante.

    Per informazioni e contatti di solidarietà:
    Comitato Civico per la Difesa della Pineta di Villetta Barrea
    Tel. 368 3503601, e-mail: a.ursitti@tiscali.it

    Associazione Futuro Remoto
    Tel. 340 3174515, e-mail: pipiagraziani@gmail.com

  2. 31
    Silvestro says:

    Le situazioni comunque le muovi non ci si indovina mai.si creano sempre problemi una volta i lupi poi gli orsi cinghiali cervi e così via no dimentichiamo che loro come gli alberi esistono prima di noi. Pertanto la natura per noi umani e’ perfetta siamo noi gli imperfetti perche’ dobbiamo cambiarla se ci sono gli alberi e’ perche’ ci devono stare lo ha deciso la natura se io ci sono persone che possiedono 3 auto e2 moto sarebbe piu’ giusto tagliare li ma se ho 4 figli e mi nasce il 5 che faccio lo abbatto il mio motto e’ rispettare la natura un saluto
     

  3. 30
    Claudiol9 says:

    Ogni tanto personaggi come presidente abruzzo e suo collega ministro impazziscono pra bisogna prendere il verde per disinquinare e abbellire la terra poi abbattere perché incendi incombono . Bene facciamo deserto tipo Sahara e poi non si avrà più fuoco . Come mai al nord ponete e abetaie non prendono fuoco ? La manutenzione è  necessarie ripulire il sottobosco . Poi ci sono altri tipi di vandalismo come quello della eliminazione degli alberi sull’altopiano delle cinque miglia . Si cinque miglia di alberi eliminati lungo la strada che ora sembra una carovaniera. Perché ancora a piede libero coloro che hanno fatto lo scempio? Basta mk si tortona le budella .
     
     

  4. 29
    Ermanno says:

    Sono un vigile del fuoco e penso che abbattere gli alberi sia la soluzione per prevenire gli incendi sia come tagliarselo per fare un dispetto alla propria moglie, meditate… 

  5. 28
    Henry51 says:

    Mi domando come mai non si sia deciso di fare ricorso al TAR per fermare  questo potenziale scempio che solo l’essere umano può mettere in atto . Mi rendo conto con amarezza  che quando si parla di salvaguardare la natura di questo pianeta sono sempre gli altri che lo devono farlo chi prende queste decisioni  forse appartiene ad un altro  pianeta

  6. 27
    Carlo says:

    Ma si, tagliamoli tutti così non bruciano, risparmiamo personale di sorveglianza…e potremo ampliare la vista senza quegli inutili “pali”

  7. 26
    Luigi Torreggiani says:

    Le consiglio questo articolo, che cerca di fare chiarezza sulla vera natura dell’intervento, tutt’altro che distruttiva.
    Alla fine del pezzo c’è anche un link ad un documento tecnico stilato da SISEF, la più importante società scientifica forestale italiana, che spiega come esso sia del tutto corretto e sostenibile.
    Prima di sparare a zero occorrerebbe informarsi un po’ meglio.
    https://www.rivistasherwood.it/t/gestione/villetta-barrea-taglio-pineta.html
    Luigi Torreggiani

  8. 25
    Sergio says:

    Nel 2023 dopo millenni di storia e avanzamento della scienza e soprattutto della CONOSCENZA… Leggere queste cose è inaccettabile. 

  9. 24
    Fabrizio Rulli says:

    Prima di fare dell’ ironia , bisognerebbe documentarsi un po’ meglio .                                             Il Parco Nazionale d’ Abruzzo nacque dall’ iniziativa dei più autorevoli botanici e zoologi italiani dell’ epoca , raccolti nella Federazione Italiana pro Montibus . L’ iniziativa fu autorevolmente sostenuta da Benedetto Croce , nato proprio a Pescasseroli 

  10. 23
    Marzani Fabrizio says:

    Fate in modo che si possa firmare qualcosa per evitare un disastro del genere , già il fatto di avere chiuso il campeggio poi questo ,  volete proprio che Villetta Barrea scompaia dalla cartina ? 

  11. 22
    Andrea says:

    Ma sapete di cosa parlate? A me pare proprio di no… Andate di pancia e stop…
    Ma che ne sapete di scienze forestali, di successioni ecologiche, di pianificazione antincendi boschivi e soprattutto la conoscete la legge 353/2000?
    Altro che bruciare per mettere a bando nuovi pascoli …

  12. 21
    Fabio Bertoncelli says:

    Dal vocabolario Hoepli:
     
    Strage
    1 Uccisione violenta di molte persone o animali: fare una s.la s. della stazione di Bolognai cacciatori fanno s. di selvaggina‖ Mortalità estesa: la peste nei secoli passati ha fatto numerose stragi fra la popolazione europea
    2 estens. Distruzione di cose: la grandine ha fatto s., una s. di fruttaun bambino che fa s. di giocattoli.

  13. 20
    Cris says:

    Qualche anno fa la pineta del monte Salviano ad Avezzano fu bruciata e non è stato più rimboschimento della zona. La cosa realmente necessaria sarebbe avere più aerei antincendio per l’Italia e la EU invece comprano solo caccia da guerra. per una guerra infinita?
     

  14. 19
    Antonio says:

    Torna alla mente la rivolta che c’è stata  in Puglia quando è comparsa la xylella e il commissario nominato, un esperto forestale, voleva subito abbattere tutti gli alberi infetti ( ancora pochi allora) e creare una zona cuscinetto abbattendo una certo numero di alberi sani. Non se ne fece nulla perchè ambientalisti vari e non meglio precisate comunità scientifiche (le scienze non sono tutte uguali) si opposero strenuamente. Il commissario si dimise e la xylella è arrivata alle porte di bari, percorrendo più di 200 chilometri e distruggendo un patrimonio olivicolo inestimabile.
    Ci sono tecnici deputati in materia: vanno ascoltati

  15. 18
    Luigi says:

    Abbattere gli alberi per prevenire gli incendi, idea davvero geniale, come eliminare le autovetture per prevenire gli incidenti stradali

  16. 17
    Carlo says:

    12@  nei parchi regionali è facile destinare il bosco bruciato a pascolo. Lo si fa per accedere alla possibilità di darlo in gestione e col ricavato riforestare, in quando i fondi regionali per i parchi son veramente esigui. Non sempre si riforesta e comunque i soldi vengono da multinazionali che affittano il pascolo e spesso non lo coltivano o ci mollano animali malati. Non viene dato ai locali perché gli affitti vanno alle stelle.

  17. 16
    Claudine J. says:

    Enlevons tous les arbres , et tout ce qui peut brûler  !
    Transformons la Terre en désert !
    En voilà un joli programme !!!!!!!

  18. 15
    Carlo says:

    Intendevo dire che quello del gran paradiso fu fondato perché il re voleva cacciare gli stambecchi …e voleva farlo solo lui.( Quindi capriccio di singolo). Quello di abruzzo fu fondato per volere popolare per proteggere una zona preziosa per molti (volere di molti). Quello del re è stato ben gestito, l’altro meno. Perché è più facile contentare un singolo che una moltitudine. 

  19. 14
    Alberto Benassi says:

    @1 Forse l’Italia ha bisogno di un re.

    Perchè non fondi un nuovo partito monarchico e ti proponi.
    “Carlo Magno 2”  per diritto divino.

  20. 13
    Gianni Battimelli says:

    @1. Lascerei perdere i capricci dei re e le democrazie elettorali. La data ufficiale di istituzione del Parco Nazionale del Gran Paradiso è il 3 dicembre 1922. Quella del Parco Nazionale d’Abruzzo è l’11 gennaio 1923.

  21. 12
    Giovanni says:

    Se anche nei parchi la protezione antincendio dovesse avvenire creando strisce che interrompono il bosco, centinaia di migliaia di alberi dovrebbero essere abbattuti. Lo si farebbe solo a Villetta Barrea perché il pino nero è più vulnerabile, perché il bosco è esposto a sud, perché è attraversato dalla strada? E comunque nei parchi gli incendi sono meno frequenti perché c’è più sorveglianza e perché gli incendi sono quasi sempre dolosi, ma in un parco sarebbe ben più difficile far cambiare la destinazione del suolo.

  22. 11
    Alberto Benassi says:

    Di abbandonato in Apuane non c’è nulla. Tutto viene preso e macinato.
    Quanto ai boschi, in Apuane vengono sommersi dai detriti di cava e da quelli delle strade di arroccamento. Quindi doppio danno.

  23. 10
    Carlo says:

    Si, affidare la gestione di un parco alla regione si è sempre rivelato clientelare. Affidarlo allo stato significa aver maggior tutela in tal senso. Lei si ostina a confrontare il danno, io le cause. Nello specifico delle apuane tutto nacque da proprietà di “privati” che hanno impedito allo stato di entrare, al punto da farlo diventare parco regionale per sottrarsi al controllo statale. Poi, se proprio si vuol far polemica, vale di più un bosco che produce ossigeno e biodiversità che una cava abbandonata

  24. 9
    Alberto Benassi says:

    Son più gravi le responsabilità ascrivibili ad un ministero che non ad un consiglio regionale. E piantare 1000 alberi non sostituisce neanche lontanamente un albero di 1000 anni. 

    Questa è tutta fuffa. Discorsi burocratici. 
    Quello che conta sono i fatti.
    Se un  albero di 1000 anni è un monumento, ed e vero,   una catena montuosa come la vuoi considerare. Un mucchio di sassacci da sventrare?
    È l’importanza del problema è dato dalla differenza tra parco regionale e nazionale?!?!?!

  25. 8
    Carlo says:

    Son più gravi le responsabilità ascrivibili ad un ministero che non ad un consiglio regionale. E piantare 1000 alberi non sostituisce neanche lontanamente un albero di 1000 anni. 

  26. 7
    Massimiliano says:

    Se fosse applicata questa azione folle, ideata sicuramente da persone senza senno, ne basi giuridiche, a cui mi sento di consigliare  giudiziosa consulenza legale, tale atto peggio ancora perpetrato a “a norma di regolamento interno comunale” avrebbe la stessa valenza di un incendio doloso, ovvero Criminale.I responsabili sarebbero facilmente perseguibili a norma di legge (norme di salvaguardia ambientali europee).
    Ci riflettere meglio. 

  27. 6
    Alberto Benassi says:

    Beh, è ben più grave. Quello delle Apuane è parco regionale e, come quasi tutti, son gestiti a scopo “poltronale”…..quello di cui di parla è parco Nazionale.

    è ben più grave???
    ma che minchia scrivi?!!!!
    Le piante si possono anche ripiantare e ricrescono.
    Quello che viene tolto dalla montagna apuana, scompare per sempre!!!
    Un disastro ambientale enorme a cui non si potrà più rimediare.
     

  28. 5
    Carlo says:

    Beh, è ben più grave. Quello delle Apuane è parco regionale e, come quasi tutti, son gestiti a scopo “poltronale”…..quello di cui di parla è parco Nazionale. Tenendo a mente che gli incendi naturali sono fonte di rinnovamento di un bosco e che delle fascie tagliabosco possono essere una limitazione all’espandersi delle fiamme dove ke zone boschive sono piccole da venir azzerate da un incendio. Bisogna tenere a mente la bella inchiesta trattata su ” pascoli di carta” di Mencini, in cui si parla di presenza alle gare per i pascoli da parte di imprese non allocate nel territorio. Gli appalti sono regolati dalle regioni e , spesso, sono clientelari al punto che incendi significano  nuovi pascoli da mandare in gara . Se questo livello si alza sino al ministero dell’ambiente…..

  29. 4
    Alberto Benassi says:

    se questo parco è come quello delle Apuane, c’è poco da meravigliarsi e scandalizzarsi.

  30. 3
    Angela says:

    Che vergogna l’ente parco che distrugge il parco.Giú le mani dai nostri alberi e via dalle posizioni di decisione questi criminali annunciati.

  31. 2
    Paolo Gallese says:

    Non me ne intendo.
    Di pancia, dico che se la logica per difendere il territorio dagli incendi è eliminare gli alberi, mah, c’è qualcosa di storto. A prescindere.
    Mi verrebbe da dire: “Grazie al ca…”

  32. 1
    Carlo says:

    Il primo parco nazionale italiano fu voluto dal capriccio di un re, si è sviluppato ed ira è una risorsa ricca di biodiversità. Questo è figlio di una democrazia elettorale in un paese dove i votanti son sempre meno e di dubbie virtù visto i risultati anche in altri ambiti. Forse l’Italia ha bisogno di un re

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