La terza invernale del Naso di Zmutt

Dal 24 al 26 febbraio 2021, Mathieu Detrie, Louis Pachoud e Pauline Champon hanno firmato la terza salita invernale della via Cerruti-Gogna sulla parete nord del Cervino (1100 m, VI+, A3, M7).

Dopo la salita in giornata di Manitua, sulla parete nord delle Grandes Jorasses, in compagnia di Benjamin Guigonnet la scorsa estate 2020, Pauline Champon e Louis Pachoud, entrambi membri del GEAN (Gruppo di eccellenza di alpinismo nazionale, FFCAM) ​​continuano per ”fare esperienza sulle più belle salite delle Alpi.

Questa volta è Mathieu Detrie, uno dei cinque allenatori del gruppo, ad accompagnarli su questo straordinario percorso che si svolge sulla parete strapiombante del Naso di Zmutt. La via, aperta nel luglio 1969 da Alessandro Gogna e Leo Cerruti, contava tredici ripetizioni note, di cui due in inverno. Per Pauline Champon c’è anche il successo della prima femminile.

La terza invernale del Naso di Zmutt
di Louis Pachoud

La Cerruti-Gogna sulla parete nord del Cervino, un’idea tanto spaventosa quanto attraente.

A fine febbraio l’alta pressione si mantiene sulle Alpi, le condizioni sembrano corrette e noi tre siamo disponibili. Viene quindi messa in atto la complessa equazione del grande inverno.

Pauline Champon nella sezione di misto iniziale © Louis Pachoud

“Mi dico che tentare la Cerruti-Gogna sulla parete nord del Cervino è una grande avventura piena di incertezze, di grande alpinismo”. La proposta di Mathieu, tanto spaventosa quanto attraente, che implica un processo decisionale scomodo ma inerente ai grandi progetti. Grazie a queste parole chiave scelte con cura, siamo convinti e motivati. Non diventi allenatore per caso…

© Louis Pachoud

Inizia quindi il lungo processo di preparazione per un grande inverno, le cui scelte saranno decisive per la salita. Partiremo con l’idea di fare due bivacchi in parete. Poiché il peso degli zaini è ragionevole, non sarà necessario issarli con il sollevamento. Vista la difficoltà delle lunghezze (la maggioranza in M6, qualche M7 e VI+), il leader dovrà avere uno zaino leggero. Saliremo il più possibile in libera per essere più veloci.

La discesa dovrebbe andare bene con le numerose corde fisse della via normale del Cervino. Avendo pochissime informazioni sulle condizioni della parete, siamo, su questo punto, “aperti a tutto”.

Verso il Naso
Selfie del primo bivacco

Mercoledì mattina, arriva il momento tanto atteso per superare la crepaccia terminale dopo aver lasciato lì l’attrezzatura il giorno prima. Alle 5.30 si inizia a salire nei 400 m di misto della base. Le condizioni si sono rivelate asciutte, costringendoci a bypassare uno scivolo attraverso una zona di roccia e ghiaccio. Attacchiamo quindi la ripida parete.

Il percorso è abbastanza evidente in quanto segue una lunga fessura ad arco incisa nella parete. Entrano in gioco tutte le tecniche di arrampicata: dry tooling, arrampicata artificiale, free climbing. È gratificante passare dall’uno all’altro una volta messa da parte l’etica dell’arrampicata libera. Sorpresi dalla ripidezza della parete che non offre alcuna comoda sosta, siamo sollevati di trovare un discreto bivacco a fine giornata: e ho anche il tempo di attrezzare, con una bella lotta, le due lunghezze dopo. Finisco prima che faccia buio.

Primo bivacco
Prima luce del giorno al bivacco n°1. © Louis Pachoud

Secondo giorno in parete. “Hai dormito bene?” “Io neanche“; partiamo pieni di energia. Le lunghezze si susseguono, ma sono tutte dure: due in particolare per attraversare una placca che è protetta da qualche chiodo risalente all’apertura. Mathieu, in testa in quel momento, è leggero e sta andando molto bene. Il resto ci conduce, tra tratti impervi e tratti di fessure miste, al presunto bivacco n° 2. La scoperta è deludente: per tre posti sì, ma solo seduti, sul pendio… Il vento si alza e completa la festa.

Al punto di rottura tra pratica e teoria, si sceglie di proseguire finché è ancora giorno, alla ricerca di un possibile bivacco migliore al riparo dal vento. I primi momenti sono piuttosto stimolanti: non passeremo la notte in quel sordido bivacco. La vetta si avvicina e un timido sole ci accompagna anche negli ultimi duri tiri della parete.

Poi cala la notte. E con esso, l’accettazione che non ci sarà un bivacco migliore, o addirittura alcun bivacco. Per fortuna siamo usciti dalle difficoltà ma il finale è ancora lungo, 300 m di misto per raggiungere la cresta di Zmutt, poi la vetta.

Come sullo zoccolo, le condizioni non sono ideali. Tra roccia e ghiaccio bianco la progressione è piuttosto lenta, ma la luna piena ci rende più facile trovare una via. Proprio così. Alle 4.10 arriviamo in cima. Troppo presto o troppo tardi? Difficile da dire. Felici, ma consapevoli che siamo di notte a quasi 4500 m, in inverno.

A questo punto potremmo anche spingerci fino al rifugio Solvay situato a metà discesa, dove potremmo goderci un vero riposo. Corde doppie, allentamento della tensione, momenti di addormentamento e seconda alba ci conducono finalmente alla Solvay. Sfiniti, 30 ore dopo aver lasciato il nostro bivacco, crolliamo. Un riposino ristoratore e si prosegue la discesa della cresta dell’Hörnli fino al vero punto di arrivo: il rifugio dell’ Hörnli, raggiunto venerdì poco prima del buio, con immensa gioia.

Pauline Champon sull’ultimo tiro duro, L24: A2, VI. © Louis Pachoud
Vetta del Cervino. Felici, ma non fuori pericolo… © Louis Pachoud
All’alba del terzo giorno, in discesa per la via normale svizzera

Nella pratica della montagna invernale, dove la gestione della fatica è fondamentale, è stato difficile per noi scegliere tra un bivacco che non offrisse il riposo previsto, o proseguire con il rischio di non poterci fermare. Realizzazioni dove il livello tecnico e fisico è sicuramente di grande importanza, ma dove strategia e processo decisionale giocano un ruolo chiave nel successo di un progetto.

Grazie Mathieu per averci suggerito questo bellissimo progetto e per aver condiviso con noi la tua esperienza durante la realizzazione. “Una grande avventura piena di incertezze”, appunto!

Ultimo sforzo prima di raggiungere il rifugio dell’Hörnli. © Louis Pachoud
La posa ai piedi del Cervino per Louis Pachoud, Pauline Champon e Mathieu Detrie. © Louis Pachoud

E, come bonus, le nostre note scritte sul bellissimo acquerello dell’artista Paul de Chatelperron.

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La terza invernale del Naso di Zmutt ultima modifica: 2021-04-14T05:25:00+02:00 da GognaBlog

5 pensieri su “La terza invernale del Naso di Zmutt”

  1. 5
    albert says:

    Panico:dopo la terza non riuscire a fare la quarta per la prima volta
    Orrore:per la quarta volta non riuscire a fare la prima.
    ..  si intende  riferito a classi della scuola superiore o a scalate.

  2. 4
    Alberto Benassi says:

    non si nota solo quello.
    E’ cambiata la tecnica: no staffe che penzolano dall’imbrago, 2 attrezzi come fossero il prolungamento delle mani, sempre con i ramponi ai piedi, anche dove c’è la roccia pulita.
     
    grande via !!

  3. 3
    albert says:

    Seguito
    https://gognablog.sherpa-gate.com/una-vita-dalpinismo-17-il-naso-di-zmutt-2/
     Una differenza che salta agli occhi nelle immagini e’ che nell’impresa del 1969.. non si vede un marchio a cercarlo, neppure l’eventuale esagono giallo della suola.

  4. 2
    albert says:

    Trovato
    https://gognablog.sherpa-gate.com/vita-dalpinismo-16-naso-zmutt-1/
    In un archivio o database, impossibile trovare solo  quello che non e’mai stato immesso..
    Se e’ stato inserito e’ possibile ma non a colpo sicuro, bisogna cercare e arrivarci

  5. 1
    albert says:

    Bellissime foto. Questo si’ che e’ un NASO  simpatico, non il naso entro cui si infiltra il virus… sempre con mascherina puzzolente, col dubbio che sia di una partita taroccata con  tangente annessa e connessa.Peggio :con notizie contradditorie di vaccini, con martellanti talk show e tg ..con pubblicita’  di spray per narici preventivi per 5 ore . Almeno  per partire in quei giorni non han dovuto stare ore ad un numero verde o al sito prenotazioni online inceppato.Un messaggio incoraggiante per i confinati con tanto di modulo appresso sempre esibibile a richiesta…se si sfora un invisibile confine comunale o dintorno di casa . Da un punto di vista attrezzature ed abbigliamento e macchinari elettronci , siamo piuttosto sul leggero colorato fluo satellitare , chissa’ come erano all’epoca della prima.

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