Le più grandi salite di ghiaccio delle Alpi

Le più grandi salite di ghiaccio delle Alpi
(un elenco storico dettagliato con commenti tecnici)
A cura di Rob Ferguson
(pubblicato su Mountain n. 27, maggio 1973)

In arrampicata sulla Nord del Gran Paradiso. Foto: redclimber.it

L’arrampicata nelle Alpi può essere su qualsiasi cosa, da tutta roccia a tutta neve e ghiaccio, ma inevitabilmente molte salite sono miste. Ciò è particolarmente vero per le pareti nord, dove tutte le rocce, tranne le più ripide, sono spesso coperte di neve o ghiaccio, i nevai occupano depressioni poco profonde ad alta pendenza e le barriere di seracchi si sviluppano sopra le fasce rocciose. Poiché le condizioni variano di anno in anno, e spesso di settimana in settimana, qualsiasi distinzione tra misto e ghiaccio deve essere arbitraria e aperta al dibattito. Il primo criterio utilizzato nella redazione dei qui presenti elenchi è stato quello di stabilire se i ramponi siano normalmente indossati durante tutto, o quasi, il tempo impiegato per scalare una particolare via. Sono state così escluse molte vie di misto difficile (in particolare l’Eigerwand e la parete nord del Cervino), mentre altre sono state mantenute prevalentemente ghiacciate (Fiescherwand, parete nord della Dent Blanche). Questo, ovviamente, non vuol dire che le capacità di scalata su ghiaccio non siano necessarie sulle vie non menzionate; ovviamente è un requisito importante, non solo su salite come l’Eigerwand, ma anche su vie di misto più facili come le vie classiche sul versante italiano del Monte Bianco.

Una seconda caratteristica distintiva della tipica arrampicata su ghiaccio è che è sostenuta e seria. Le classiche salite su neve AD/D come lo Sperone della Brenva, la parete nord-ovest della Bionnassay, il Mönch Nollen e il Naso dello Scerscen comportano rigonfiamenti di ghiaccio che possono essere più duri di qualsiasi altra cosa sulle pareti di ghiaccio più semplici D, ma che comportano solo poche lunghezze di corda di quel tipo su forse mille metri di salita. Ci sono anche pareti e canaloni (Marinelli, Couturier) che sono lunghi e sostenuti, ma solo moderatamente ripidi (45° circa), e che sono abbastanza semplici in buone condizioni. Entrambi questi tipi di scalata sono stati omessi dal presente elenco, sebbene in molti casi siano di ottima qualità.

Sulla parete nord del Bluemlisalphorn

Una terza considerazione è quella delle dimensioni. Le brevi salite di ghiaccio possono fornire piacevoli arrampicate e un utile allenamento, ma sono inevitabilmente meno serie delle vie più lunghe e richiedono alla cordata meno velocità e competenza. Salite su ghiaccio inferiori a circa 500 m (1.650 piedi) non sono state descritte in dettaglio, anche se possono essere ripide (es. Parete nord dell’Hochfeiler) o frequentate (es. Tour Ronde, Chardonnet).

Infine, sono state omesse anche alcune vie salite di rado, pericolose, ma probabilmente tecnicamente interessanti su ripide cascate di ghiaccio o su ghiacciai sospesi, anche se sono state incluse vie abbastanza simili che sono popolari (in particolare la parete nord dell’Aiguille du Plan). Gli alpinisti invernali potrebbero trovare alcuni obiettivi utili in questa categoria, e anche tra le varie salite di canaloni troppo pericolose per essere contemplate in estate (es. Jorasses Central Couloir, Grand/Petit Dru Couloir).

La valutazione delle salite su ghiaccio sarà sempre problematica. La difficoltà di una parete o di un canale lineare dipende molto dallo stato della neve e del ghiaccio; in effetti, gran parte dell’arte dell’arrampicata su ghiaccio alpino sta nel giudicare e nell’adattarsi alle condizioni prevalenti. L’elevazione, la topografia, l’orientamento e l’inclinazione di una salita, insieme alle condizioni meteorologiche passate e presenti, possono essere tutti fattori rilevanti; e l’adattamento alla situazione immediata implica la scelta non solo della salita, ma anche della linea dettagliata presa e dei metodi di arrampicata e protezione utilizzati. Anche le salite la cui principale difficoltà risiede nel superare ripidi rigonfiamenti o barriere di seracchi possono variare notevolmente di anno in anno a causa del movimento dei ghiacci, soprattutto per quanto riguarda la presenza o l’assenza di comodi camini tra il corpo di ghiaccio principale (verticale o strapiombante) e lastre di ghiaccio ad esso appoggiate. Anche qui le fluttuazioni climatiche a lungo termine giocano un ruolo, sebbene con risultati variabili: alcune barriere di seracchi sembrano essere diventate più facili dagli anni ’30 (ad esempio Aiguille Blanche, Naso di Scerscen), altre sono rimaste più o meno le stesse (ad esempio Sperone della Brenva), mentre altre ancora sono diventate riconoscibilmente più ripide e pericolose (es. Aiguille d’Argentière, parete Nant Blanc della Verte, Mont Collon).

Il sistema numerico di classificazione invernale sviluppato in Scozia negli anni ’60 può essere applicato in una certa misura alle lunghezze di corda su ghiaccio tecnico nelle Alpi, che si tratti di seracchi, rigonfiamenti o terreni misti. Il Triolet, ad esempio, ha tiri da 2, il Fletschhorn da 3 e Les Droites da 4. Ma questo sistema non può far fronte a pareti di ghiaccio grandi, sostenute, ma in nessun luogo molto ripide, come il Grosshorn, dove un bivacco può essere evitato solo muovendosi insieme per gran parte del percorso. Una possibile alternativa sarebbe una formula che colleghi il grado aggettivale (D, TD, ecc.) all’inclinazione media, come suggerva Contamine alcuni anni fa, o, forse più realisticamente, a una combinazione di pendenza e lunghezza, le due informazioni che l’UIAA suggerisce dovrebbero sempre essere fornite quando si descrive una scalata di ghiaccio. Lo svantaggio di un tale schema sarebbe la sua rigidità, poiché ignorerebbe tiri tecnici, pericoli oggettivi e altre differenze tra pareti della stessa dimensione e pendenza complessiva. Un ulteriore problema, che si pone particolarmente su pareti ghiacciate e miste, deriva dal fatto che soggetti diversi prendono linee diverse a seconda delle condizioni e delle preferenze.

Per tutti questi motivi è pressoché impossibile classificare accuratamente le salite di ghiaccio; gli elenchi riportati sono quindi suddivisi in sole tre categorie di difficoltà. I percorsi sono stati assegnati a queste categorie sulla base delle descrizioni e dei gradi delle guide inglesi e continentali, della lunghezza e della pendenza media (misurate da mappe topografiche ove possibile, e quindi spesso diverse dalle cifre riportate nelle guide), e sulla base dell’esperienza personale dell’autore e di altri alpinisti. La prima categoria corrisponde più o meno ai gradi francesi ED o TD sup (limite inferiore probabilmente il Lyskamm), la seconda con TD o TD inf (limite superiore Grosshorn, limite inferiore l’Aiguille du Plan), e la terza con D sup/TD inf (limite inferiore Couloir Gervasutti, Nord del Gran Paradiso, Bernina). Come risulterà evidente dai limiti citati, diverse salite sono state migliorate o ridotte rispetto ai punteggi della guida; il gruppo 2/gruppo 3 borderline, in particolare, ha dato luogo a molti casi dubbi. Le salite sono raggruppate a livello regionale all’interno di ciascuna categoria di difficoltà. I dettagli della prima salita, della prima invernale e della prima solitaria sono forniti dove noti. Le salite note per aver avuto ascensioni britanniche sono indicate da un asterisco.

Infine, vorrei esprimere la mia gratitudine per i commenti utili dei miei corrispondenti. Un ringraziamento particolare va a Bernard Amy, Wolfgang Axt, Chris Bonington, John Brailsford, Adrian Burgess, John Cleare, André Contamine, Dennis Davis, Alessandro Gogna, Peter Habeler, Dougal Haston, Ruedi Homberger, Hermann Huber, Reinhold Messner, Colin Taylor e Heli Wagner, per la loro assistenza nella preparazione di questa lista.

Nota della Redazione
Abbiamo ritenuto opportuno, per esigenze lavorative, riportare le tabelle di Ferguson senza tradurle. Ciò ha comportato che alcuni errori, specialmente riguardo ai nomi degli alpinisti, siano rimasti ben visibili. Vedere qui sotto una primissima errata corrige, senza pretesa di esaustività. Anche le iniziali con il puntino dei nomi propri sono una sofferenza per noi, ma questa volta abbiamo dovuto ingoiare la pena.

Errata corrige
Chio diventa Chiò
Calonacci diventa Calonaci
U. Taldo diventa Vasco Taldo
Franchey diventa Frachey

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Le più grandi salite di ghiaccio delle Alpi ultima modifica: 2021-02-21T05:50:00+01:00 da GognaBlog

1 commento su “Le più grandi salite di ghiaccio delle Alpi”

  1. 1
    Massimo Silvestri says:

    Ciao.
    Ho girato il link a John Cleare ….
    MS

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