Le sanzioni non sono “non violente”

Le sanzioni non sono “non violente”
di Khury Petersen-Smith
(pubblicato su truthout.org il 6 marzo 2022)
Traduzione: Costituente Terra

L’invasione dell’Ucraina sta sollevando un dilemma per quei progressisti negli Stati Uniti che sono solidali con il popolo ucraino, credono che l’invasione sia nefasta e inaccettabile e vorrebbero fermare le azioni della Russia, ma mettono in dubbio  che gli Stati Uniti possano intervenire in un modo che in definitiva sia buono e non dannoso.
In particolare, ci troviamo di fronte alla questione se sostenere le sanzioni economiche contro la Russia. Quelli di noi che si pongono questa domanda hanno ragione di essere scettici. Se mai ci fosse stata una speranza che sanzioni restrittive contro il presidente Vladimir Putin e altri individui dell’oligarchia russa potessero risparmiare la gente comune, la possibilità di un simile approccio è rapidamente svanita. Nei giorni immediatamente successivi all’inizio dell’invasione, gli Stati Uniti si sono coordinati con l’Unione Europea, il Giappone e il Canada per irrogare sanzioni alla Banca centrale russa ed escludere le banche russe da Swift, il principale sistema mondiale di comunicazione interbancaria e di cambiovaluta. Il risultato è stato un crollo del rublo. La gente fa la fila agli sportelli bancomat e alle banche nelle città russe perché perde l’accesso ai contanti e vede i suoi risparmi minacciati dall’oggi al domani.


Naturalmente non i più potenti saranno i più danneggiati, ma coloro che in Russia hanno meno risorse per sopravvivere,.
Questo era del tutto prevedibile. Come Bill Browder, finanziere con sede a Londra e attivista contro il governo di Putin  ha detto sull’interdizione  della Russia da Swift: “Questo è ciò che è stato fatto contro l’Iran. E in pratica riporta economicamente indietro al Medioevo  qualsiasi Paese che sia disconnesso”.
L’impatto sull’Iran a cui Browder si riferisce è stato in realtà disastroso. Intese apparentemente a prendere di mira il regime del Paese per attività nefaste, le sanzioni statunitensi hanno portato a un tale isolamento dell’economia iraniana che la valuta è crollata. Le sanzioni hanno avuto un impatto particolare sull’assistenza sanitaria iraniana, minando gravemente  la capacità del Paese di rispondere alla pandemia di COVID-19 e provocando carenze di medicinali e forniture mediche, in particolare per le persone con malattie rare. In altre parole, sono i più vulnerabili che hanno sofferto di più.
L’esperienza dell’impatto delle sanzioni americane nel mondo è importante, soprattutto perché Washington e altre capitali occidentali propongono le sanzioni come alternativa alla guerra. Dovremmo invece interpretarle come un’arma di guerra. Il loro impatto devastante si traduce in una sofferenza diffusa che può essere più silenziosa o meno visibile alla maggior parte degli americani  rispetto a un’invasione o a un attacco aereo, ma non è meno mortale.
Inoltre, gli Stati Uniti hanno avuto la tendenza a combinare una politica di sanzioni con operazioni militari, in particolare in Iraq e Iran. Gli Stati Uniti hanno invaso l’Iraq nel 1991 e imposto sanzioni economiche, per poi invadere nuovamente il Paese nel 2003. Gli Stati Uniti hanno bombardato l’Iraq a più riprese tra le invasioni mantenendo le sanzioni, che hanno portato alla malnutrizione di centinaia di migliaia di bambini, promosso focolai di malattie infettive e hanno avuto un impatto sproporzionato sulle persone con disabilità. E quando Donald Trump ha scatenato le sue sanzioni  per una “massima pressione” sull’Iran, lo ha fatto piazzando portaerei al largo delle coste iraniane e minacciando ripetutamente attacchi aerei.
Washington e altre capitali occidentali adottano sanzioni come se fossero alternative alla guerra. Dovremmo invece riconoscerle come una forma di guerra.
Il fatto è che le sanzioni contro l’Iraq in passato, contro l’Iran poi, e forse quelle contro la Russia oggi, sono state progettate per infliggere danni alle popolazioni di quei Paesi con l’obiettivo di “cambiare regime”. Il termine sterilizzato si riferisce alle azioni di un governo per cambiare chi è al potere in un altro Paese. Gli Stati Uniti usano le sanzioni economiche per produrre un livello di miseria nei luoghi che prendono di mira al fine di fomentare disordini. Non solo questo è profondamente antidemocratico, ma è anche storicamente inefficace. Gli Stati Uniti ad esempio hanno mantenuto le sanzioni economiche contro Cuba, dal 1960 in poi, in seguito alla vittoria della Rivoluzione del 1959 in quel Paese. Ebbene il governo che è salito al potere grazie alla Rivoluzione Cubana è rimasto fino ad oggi, ma generazioni di cubani hanno sofferto a causa dell’embargo statunitense.
È probabile che le sanzioni economiche puniscano le persone comuni in Russia per le cattive azioni del loro leader. Ma c’è un ulteriore pericolo che ha un impatto più ampio e duraturo: che gli Stati Uniti e i loro alleati colgano l’opportunità di utilizzare le sanzioni in risposta all’invasione di Putin per rilegittimare l’uso delle sanzioni in generale. Se la politica delle sanzioni troverà così una nuova conferma, gli Stati Uniti continueranno a dispiegarla contro altri Paesi la maggior parte dei quali però avrà meno risorse della Russia per mitigarne gli effetti.

Le persone si mettono in fila per prelevare dollari USA presso un bancomat Tinkoff in un supermercato in via Tverskaya a Mosca, in Russia, il 3 marzo 2022. L’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo ha fatto precipitare il rublo russo, portando le persone a disagio a mettersi in fila a banche e sportelli bancomat di ritirare dollari americani poiché temono che il loro risparmio si svaluterà ancora di più nel prossimo futuro. Foto: Vlad Karkov/SopaImages-Lightrocket tramite GettyImages.


Ha senso che quanti vogliono un mondo più giusto possano sentirsi spinti a sostenere le sanzioni statunitensi contro la Russia nella speranza che costringano a moderare l’aggressione di Putin. Sfortunatamente, gli esempi storici e attuali delle misure sanzionatorie statunitensi  – così come il tipo di sanzioni e il loro impatto che stanno prendendo forma nelle risposte occidentali all’invasione di Mosca – ci obbligano ad assumere una posizione fondamentalmente critica nei confronti dell’uso di tali sanzioni da parte di Washington, piuttosto che portarci a credere che esse andranno a beneficio del popolo ucraino e della causa della pace.
Siamo invece chiamati a trovare i nostri modi per esprimere solidarietà agli ucraini e ad essere chiari nel chiedere che le nostre simpatie non siano manipolate per costruire il militarismo degli Stati Uniti e della NATO, un risultato che produrrà solo più difficoltà . In effetti, se vogliamo che gli Stati Uniti rispondano alla crisi nell’Europa orientale, dovremmo chiedere la smilitarizzazione del continente da parte degli Stati Uniti e della NATO. Non c’è assolutamente alcuna giustificazione per le azioni di Putin contro l’Ucraina. Ma si dà il caso che gli Stati Uniti mantengano armi nucleari in tutto il continente e abbiano fomentato la militarizzazione dell’Europa orientale in particolare negli ultimi anni. Ciò contempla anche  l’apertura di una nuova base navale in Polonia, dove sarà installato un sistema missilistico della NATO. Tale militarismo acuisce le tensioni. Proprio adesso. Quando alziamo la nostra voce di protesta, possiamo ispirarci all’espressione  del dissenso nelle città russe contro la guerra e in solidarietà con gli ucraini. Ma la nostra vera sfida è costruire proteste che siano solidali con coloro che affrontano la violenza della guerra e siano indipendenti – e ribelli – rispetto ai poteri da cui siamo governati.

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Le sanzioni non sono “non violente” ultima modifica: 2022-03-29T04:53:00+02:00 da GognaBlog

24 pensieri su “Le sanzioni non sono “non violente””

  1. 24
    Matteo says:

    Torino metropoli?!
    Orpo, sono parole pesanti… qui si trascende il senso comune e si sfida il vocabolario 🙂 

  2. 23
  3. 22
    lorenzo merlo says:

    Laureato in Moniti inutili con lode.
    Se non vedi che quello che c’è non è che una scellerata belinata, vai coi moniti e consigli.

  4. 21
    Roberto Pasini says:

    Sogno di una notte di inizio estate. Picconate. Picconate. Agognando il Nuovo Mattino. Qualcosa crollerà. Allora potrete dire come il visionario dalla folta barba “ben scavato vecchia talpa”. Attenzione però che non vi cada sulla testa e che il Nuovo Mattino non si riveli in realtà come un Nuovo Belino, magari in gonnella. Come disse il Vate di Torino. Buona notte.

  5. 20
    Carlo Crovella says:

    @16 basta aspettare metà settembre-ottobre. Lì si vedrà che aria tira. Gli indicatori di ogni fonte convergono su “tempesta perfetta”. Basta leggerli in giro. Mi pare che i trend mondiali degli ultimi mesi abbiano confermato quanto avevo detto in precedenza. Lo stesso potrebbe valere per il futuro. Nelle elezioni successive non si uscirà dalle due possibilità governative che ho indicato. Fate “ambaraba’ cicci cocco’ ” per capire quale mi disturberà di meno.
     
    PS: e poi che ne sai tu cos’è Torino? Mi ricordo che hai raccontato una volta che ci sei stato da turista qualche volta, forse una volta. Nessun luogo si conosce profondamente in pochi giorni, ma meno che mai la misteriosa e infida Torino. Parlo della natura socio-culturale, non dei monuenti o dei musei. Che ne sai del substrato più profondo della nostra città? Inoltre a Torino, come forse in molte altre metropoli ma qui ancor di più, ci sono diversi “giri”, molto differenti e che non si mescolano fra loro perche’ circolano paralleli. Quindi magari tu sei entrato i  contatto con uno di questi “giri” e pensi che Torino sia “quella”,  ma non immagini neppure che ne esistano altri (di giri) ne’ sai identificarli. Io credo di esser rappresentativo di uno spaccato particolare di Torino, non necessariamente di tipo “economico” , piuttosto di mentalità, che però e’ uno spaccato sociale molto diffuso. È vero, non è lo stesso spaccato culturale o politico dei Murazzi. Ma che c’entra? Siamo “giri” diversi, non comunichiamo. Quindi sei tu che spari a casaccio su Torino.
     
    Inoltre nei questi ragionamenti che faccio di recente (oggi in particolare), Torino non c’entra proprio un bel fico secco. I trend cui mi riferisco sono nazionali o addirittura internazionali. La recentissima sentenza, cui si riferisce Pasini, e’ della Corte Suprema USA. Draghi sta a Palazzo Chigi, non al Lingotto. Meloni sta a Montecitorio, Salvini al Senato, non allo Juventis Stadium… I sondaggi politici sono nazionali, non del.mio quartiere… Che cappero c’entra Torino in tutto cio’? Niente e ciò dimostra che sparate a muzzo perche’ non sapete obiettare alcunché di fondato e oggettivo. Ci penserà l’evoluzione della situazione nei prossimi mesi a spiegare le cose a chi non “vuol” capirle… Io non dovrò fare nulla di particolare, semplicemente starò sulla riva del fiume…

  6. 19
    lorenzo merlo says:

    Se siamo dove siamo è perchè tutte le politiche peggiori sono andate bene.

  7. 18
    Antonio Arioti says:

    Picconare non è di per sé sbagliato, il vero problema è avere delle idee realizzabili in concreto perché alla fine dei giochi comanda la pelle. È questa e non la testa che ti dice da che parte stare.

  8. 17
    lorenzo merli says:

    Siamo al nodo e al pettine. Siamo al risultato di una concezione del mondo scellarate. Picconeró fin che potró. 

  9. 16
    Simone Di Natale says:

    Caro Crovella é a noi tutti chiaro che tu non sei in grado di imporre proprio niente. Snoccioli argomenti triti e ritriti e hai imparato due o tre trucchetti da imbonitore che pensi ti rendano un profeta. Primo fra tutti quello che a forza di ripetere all’ infinito un concetto senza fondamento alla fine questo diventa vero. É alla base della “politica” , chiamiamola cosî, usata dai Berlusconi…dal polituculo di Rignano, dai Salvini e compagnia dicendo…e orami da tutti….monopolizzando giornali, social media e via dicendo.
    Continui con i tuoi “voi” accomunando  persone che hanno visioni molto diverse della vita e della societá, pensando di riuscire così ad ergere la tua persona ad un ruolo terzo e superiore.
    In realtá non dici mai niente di nuovo o illuminante, resti un prodotto di una vecchia e stantia Torino..che per fortuna non rappresenti…Ti avrebbe fatto bene qualche sera in piú ai Murazzi ma non ne hai mai avuto il coraggio.
    Mi dispiace per te.
     
     
     

  10. 15
    Carlo Crovella says:

    In effetti, e lo dico da “osservatore” e non da “tifoso”, l’ipotesi post elezioni 2023 che vi dovreste augurare è l’esito senza una maggioranza chiara e numericamente capace di governare. In tal caso si rifarà il Governo Draghi. Orribile dictu! Ma è così. E’ già stato detto da molti, non ultimo da Di Maio l’altro giorno, ma anche Renzi e Calenda in precedenza. In pratica dovete auguravi che venga riproposto l’attuale governo che tanto vi fa incazzare. Questa è la migliore delle ipotesi dal vs punto di vista.  Tutte le altre ipotesi (per chi sta sul vostro ramo) sono peggiori. Se Meloni e Salvini non si fanno i dispetti per invidia reciproca, verrà fuori una salda maggioranza di Centro Destra. Pensate forse che vi troverete meglio con un Governo Meloni rispetto a un eventuale Governo Draghi? Se accadesse sarebbe il colmo. Ipotesi di maggioranze di Centro Sinistra sono al momento molto velleitarie. Può darsi che il PDS regga, anzi che si rafforzi perfino un po’ (tipo 24-25%), ma poi che fa? I 5 Stelle non esisteranno più, e i gruppuscoli cosiddetti centristi (Di Maio-Calenda-Renzi) non si sa se arriveranno in Parlamento… figuriamoci mettere insieme un altro 25% da sommare a quello del PD…
     
    Quindi per il quinquennio 2023-2028 non restano che due ipotesi: o un Governo di Centro Destra (presumibilmente a guida Meloni) o  un Governo Draghi per altri 5 anni, cioè la riproposizione dell’ultimo anno e mezzo. 
     
    Due domande:
    1) Siete pronti a questo scenario di 5 anni?
    2) Avete finalmente capito che non è Crovella che lo impone, ma le circostanze generali e oggettive?

  11. 14
    Roberto Pasini says:

    Caro Benassi, se qualcuno anche da noi rimettesse in discussione la legge sull’aborto credi che si avrebbe ancora la maggioranza? Con l’aria che tira e con il contributo di tutti quelli che per fare i fighi e gli alternativi hanno sparato negli ultimi anni contro il “politicamente corretto” io in certe notti calde di insonnia comuncio ad avere dei seri dubbi e mi vengono i brividi anche se non accendo in modo politicamente corretto il condizionatore e ho l’incubo di un’epidemia unificata di crovellite e di merlite contagiosa 😀 Buona montagna anche a te. Magari ci si vede in giro.

  12. 13
    Carlo Crovella says:

    Non mi voglio far impelagare dal tema specifico (aborto sì o no), ma non posso non cogliere l’occasione per sottolineare pubblicamente che il trend generale che si sta sviluppando non è più quello dei decenni scorsi (quello cui siete collegati voi). Episodi del genere sarebbe stati impensabili anche solo 10 anni fa, ora riemergono. Ecco cosa intendo per trend generale. Molti di voi sono legati a feticci che non sono più attuali e, giorno dopo giorno, sempre di più si riveleranno obsoleti. Non perché lo voglio io, ma perché la realtà generale spinge in quella direzione. Per realtà generale intendo innanzi tutto quella della Natura e, come conseguenza, i trend socio-economici. e quindi le decisioni politico-costituzionali.
     
    Da mesi sono convinto che non sia questo il momento storico per occuparsi di diritti, né in una direzione né nell’altra. Ci sono altre preoccupazioni. Io parlo molto con la cittadinanza: il “diritto” che oggi è richiesto a gran voce dai cittadini comuni non è la “libertà”, ma  la “sicurezza”, intesa come sia ordine pubblico, ma anche in mille altri risvolti (sicurezza sanitaria, sicurezza economica, avere un lavoro per sé e per i propri figli, poter accedere a un mutuo, comperare casa, metter su famiglia, avere delle prospettive per domani e dopodomani…). Questo lo chiede la cittadinanza, non glielo viene “imposto” né dai poteri forti né da particolari schieramenti politici.
     
    Libertà come faro dominante sul piano ideologico? Non eccede il 10-15% dei cittadini (più o meno la percentuale di chi, nello scorso inverno, si dichiarava no vax-non SGP…). Il resto “chiede” altro. Se il trend di base è quello che io “vedo” (e invece molti di voi si ostinano a von “voler” vedere),  registreremo molti altri episodi come quello odierno della Corte Suprema USA. L’acqua scorre nel canale che viene delineato dalle condizioni oggettive. Se non vedete i margini di cemento del canale, non capite perché l’acqua vada proprio in quella direzione. Non capite, ma l’acqua non chiede il vostro parare: va dove riesce ad andare, non dove voi vorreste che andasse. Ci penserà l’evoluzione dei fatti a far capire a tutti come stanno le cose.

  13. 12
    Alberto Benassi says:

    La minestra per me si fa con le verdure che si hanno a diasposizione.

    Mica sempre vero. Di verdure nuove se ne possono anche sminare. Certo c’è da darsi da fare, non tapparsi il naso, non chiudere gli occhi, non pensare solo a se stessi, essere solidali.
    Ribellarsi al crovelliano e reazionario pensiero. Ribellarsi a certe sentenze da restaurazione feudale

  14. 11
    Roberto Pasini says:

    Matteo. Non vuoi capire, è diverso. Lo sai benissimo. Ma non importa. Non sei l’unico. Capisco e rispetto questa posizione ma non la condivido. La minestra per me si fa con le verdure che si hanno a diasposizione. Oggi. Per fare barriera. Capisco che non sia così eccitante ma io sono diventato molto minimalista, o forse lo sono sempre stato, anche negli anni delle fiabe. Che vuoi farci, ognuno di noi si assume le sue responsabilità e il suo lascito, come pomposamente si dice. Ciao e buona montagna. 

  15. 10
    Matteo says:

    Il giudizio definitivo su guerra e colpevolezza è stato detto 500 anni fa…purtroppo ben pochi ci arrivano ancora oggi!
    “Non quello che prende prima l’arme è cagione di scandali, ma colui che è primo a dar cagione che si prendano” [N. Macchiavelli, Istorie Fiorentine]
     
    Roberto, non ho proprio capito cosa vuoi dire…
     
    P.S.: Enrico è un cretino

  16. 9
    Roberto Pasini says:

    Non so dove metterlo e lo colloco qui, forse impropriamente, ma la  sentenza della corte costituzionale USA mi ha generato un forte reazione emotiva. Il mio primo voto da maggiorenne, allora 21 anni, fu al referendum per il divorzio. Non riesco anch’io a stare zitto come volevo. Troppo coinvolgimento e ricordi. Detto con franchezza, senza ostilità e riconoscendo buona fede e intenzioni positive. Siete sicuri che sia ragionevole continuare a contribuire al picconamento di quel che resta di barriera in parlamento contro le tendenze reazionarie e liberticide che anche da noi stanno montando? No, non ho detto chiudere gli occhi, tutarsi il naso, tacere e neppure non criticare duramente e senza sconti. Ho detto picconare. Riflettetici, per favore vi prego, durante questa calda estate. Prima che sia troppo tardi. Sullo sfondo non mi sembra ci sia il sole dell’avvenire ma dei preoccupanti nuvoloni neri. Torno in ferie. Saluti, sine ira et studio. 

  17. 8

    5) su un muro di una via di Genova c’era scritto a caratteri cubitali con la vernice: BASTA SCRITTE SUI MURI DI GENOVA. 
     

  18. 7
    lorenzo merlo says:

    Devo dirlo. A questo punto è evidente che capito niente.
    Se per me era bastata una scheggia dello schifo istituzionale e mediatico per accendere la miccia risolutiva e vedo che la motonave governativa, mediatica e il loro cieco seguito non fa una piega, anzi, ne bellica, né intrugliativa, evidentemente ho qualcosa che non va.

  19. 6
    Fabio Bertoncelli says:

    ———  SANZIONI ALL’EUROPEA  ———
    Unione Europea: “Non vogliamo piú comprare dalla Russia. Sono tutti delinquenti, animali (copyright Giggino), criminali di guerra, stupratori, ecc. ecc.”.
    Russia: “Va bene: vi accontentiamo subito. Cominciamo a chiudere i rubinetti del gas”.
    Unione Europea: “Ah, marrani! Questo mai! Ricattatori! Briganti! Affamatori del popolo! Il gas lo chiuderete quando ve lo diremo noi!”.
    Russia: “Scusate, ma avete problemi di ipocrisia? problemi col vostro quoziente intellettivo? vivete nel mondo di Papalla?”.

  20. 5
    Enrico says:

    Era tempo che mi tenevo lontano da questo blog del cazzo dove come sempre tengono banco i deliri  complottistici no vax no global no capitalism no tutto dei soli noti, come sempre conditi da frasi arzigogolate e voli pindarici verbali. Continuerò a tenermene lontano. Definitivamente stavolta.

  21. 4
    lorenzo merlo says:

    Ma chi siamo per porre sanzioni se non credersi i padroni del mondo.
    L’alternativa c’è stata per anni. Era prendere le distanze dalla politica Nato.
    La genuflessione prostrata, la svendita di ogni sovranità, l’occupazione nucleare del suolo italiano non ci permette alternative che siano diverse da zitti e muti.
    Lo schifo non ha origine russa.

  22. 3
    Filippo Petrocelli says:

    Possiamo decidere di tirarci fuori da tutto, anche gli USA possono farlo. Cominciò Obama, per ragioni tutt’altro che filantropiche eh, ma sospetto che di quell’atteggiamento isolazionista stiamo tuttora pagando le conseguenze. 

  23. 2
    Filippo Petrocelli says:

    Le sanzioni sono state decise e condivise anche dagli Stati europei. Facciamola finita una buona volta di cercare sempre la pagliuzza nell’occhio del vicino, guardiamo la trave nel nostro…
    Ciò premesso, quale sarebbe l’alternativa a sanzioni e ad azioni militari? Attendere la resa ucraina? Non scopriamo oggi che in guerra ci rimettono sempre i più deboli. I più deboli sono anche quelli che stanno adesso sotto le bombe. 

  24. 1
    lorenzo merlo says:

    Viva gli Usa democratici che lottano per la nostra libertà.
    Vigliacchi e schifosi. E tutti i dem con loro.

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