Le semitutine

Le semitutine
di Giorgio Daidola
(pubblicato su Le Montagne divertenti, n. 43, inverno 2017)

Al variegato mondo dello scialpinismo si è aggiunta una nuova categoria di praticanti: le semitutine.

Chi pensa che esista ancora una netta separazione fra scialpinisti classici e tutine superlight si sbaglia!

È sempre più evidente che le tutine hanno un nutrito gruppo di simpatizzanti, per non dire di invidiosi ammiratori, fra gli scialpinisti tradizionali. Li definisco, sia chiaro senza nessun intento critico o derisorio, “semitutine”.

Non è facile identificare con sicurezza scialpinisti appartenenti a questa tipologia in quanto una sorta di pudore, seppur malcelato, induce spesso le semitutine a nascondersi fra i classici.

Uno degli indizi più sicuri per identificare una semitutina è dato da alcuni particolari dell’abbigliamento.

I pantaloni sono stretti e leggeri seppur non fascianti come quelli delle tutine. Di regola sono neri per non dar troppo nell’occhio. Tutto il resto dell’abbigliamento è di tipo classico, cosi come lo zaino ed il berretto, ciò che rende piuttosto difficile l’identificazione.

Qualche indizio in più si ottiene con un esame dell’attrezzatura. Le semitutine sono infatti fanatiche della leggerezza a tutti i costi. Gli sci sono fra i più leggeri sul mercato, pur senza arrivare agli stuzzicadenti corti delle tutine. Gli attacchi sono identici a quelli delle tutine: l’attacchino da gara è d’obbligo, la semitutina è disposta a sacrifici economici pur di possederlo.

Qualche dubbio può nascere esaminando gli scarponi, che non sono i gracili scafi al carbonio delle tutine, ideali per congelarsi i piedi in inverno o bagnarseli in primavera, ma modelli leggermente più pesanti. Le semitutine sono infatti sensibili agli scarponi confortevoli e caldi: arrivate in cima, non si buttano infatti subito giù a rotta di collo per evitare di congelarsi. Amano la vetta, ci dedicano un po’ di tempo, sono sensibili al panorama, talvolta fotografano con il cellulare o apparecchi tascabili, di regola si fermano almeno cinque minuti per trangugiare una barretta e bere un the caldo del thermos. Non vedrete però mai una semitutina addentare un panino, azione considerata superata e squalificante: se lo fa la semitutina evita accuratamente di farsi vedere.

Un indizio importante è l’osservazione da parte delle semitutine del tempo impiegato per la salita. Guardare l’orologio, di solito uno dei modelli voluminosi con inglobato l’altimetro e altre diavolerie, è la prima cosa che una semitutina fa quando arriva in cima . Lo fa però cercando di non farsi notare. Se il tempo è soddisfacente non mancherà di dirlo appena può agli amici, reali e virtuali, affermando però che si tratta di una prestazione del tutto normale.

In discesa le semitutine si confondono con i classici. Amano sciare, si concedono la bella curva, non hanno come obiettivo principale quello di arrivare subito all’auto per cambiarsi.

Una cosa strana è che le semitutine sono, salvo rare eccezioni, di sesso maschile. Il perché non è chiaro, forse sarebbe il caso di fare una ricerca approfondita in proposito.

Sicuramente non esistono semitutine giovani, l’età è superiore ai 40-45 anni e talvolta supera i sessanta.

Altre caratteristiche ricorrenti: calvizie pronunciate, narcisismo controllato, esibizionismo discreto.

Le semitutine amano le gite veloci, tipo mordi e fuggi, in salita parlano poco per risparmiare energie e cercano di staccare i compagni di gita per poi aspettarli in cima. Fanno di tutto per ritornare all’auto per l’ora di pranzo, affamatissime.

È del tutto eccezionale che una semitutina vada a dormire in un rifugio per dividere una gita su due giorni. Ancora più eccezionale è che partecipi ad un raid in sci di più giorni, oppure ad un viaggio impegnativo con gli sci. Si tratta infatti di modi di vivere lo sci in cui le performances non sono misurate dall’orologio.

Una cosa è sicura: le semitutine sono in crescita, come in crescita sono anche le altre branche dello scialpinismo. I produttori di articoli sportivi ed i media dovranno tenere conto dei loro gusti, in vista dei benefici economici che potranno trarne. È quindi importante effettuare al più presto ricerche di mercato atte a fornire utili indicazioni sulla customer satisfaction di questa nuova tipologia di clientela.

Che scialpinista sei?
di Beno Benedetti

So bene che oltre a tutine, semitutine e classici, ci sono anche scialpinisti non catalogabili, che in montagna vanno seguendo il loro istinto. Ma sono davvero una minoranza e per di più troppo eterogenea per essere catalogata. Perciò, supponendo che esistano solo le 3 categorie principali, vi basterà rispondere a queste 10 domande per capire a quale appartenete!

1. Che mutande usi?
A) Non le metto mai: peso inutile

B) In fibra tecnica sintetica che sollevano i glutei

C) Uso solo i mutandoni di lana appartenuti a mio bisnonno

2. Cosa porti da bere?
A) Una bustina di acqua liofilizzata

B) Mezzo litro di sali, taurina, viagra e aminoacidi ramificati
C) Un damigianino da 5 litri di vino rosso

3. Il tuo itinerario ideale?
A) Fare su e giù 30 volte dallo stesso tracciato, meglio se accanto agli impianti da sci

B) Sicuramente l’ultimo postato in rete con ottime recensioni

C) Quello di cui già mi raccontava mio nonno, che poi era il preferito di mio padre e di mio zio

4. Come ti proteggi dal freddo?
A) Aumentando l’andatura

B) Uso giacca e guanti super tecnici

C) Ho sempre con me un kit per la sopravvivenza

5. La durata ideale di una gita?
A) Almeno 5” meglio del mio personale

B) Non più di mezza giornata, perché poi devo tornare a casa e scrivere il report

C) Esattamente il tempo previsto dalle tabelle CAI, cui va aggiunta 1 ora per simulazione ricerca con ARTVA

6. Sci e attacchi…
A) Perline in carbonio e scarponi traforaci tenuti assieme con il nastro americano perché più leggero dei ganci

B) Sci da freeride ultralarghi con attacchino ultralight. Scarpone a 2 o 3 ganci ultracostoso

C) Sci di legno o anni ’80 e scarpone da pista

7. Che poster hai in camera da letto?
A) Michele Boscacci e Kilian Jornet Burgada a grandezza naturale

B) Una mia gigantografia in cima al Pizzo Scalino

C) Ho una cornice di legno sul comò con il ritratto di Water Bonatti

8. Che foto tieni nel portafogli?
A) Roberta Pedranzini e Francesca Martinelli

B) Io in cima alla Rosetta

C) Mia moglie

9. Cosa fai dopo un’uscita con gli sci?
A) 30′ di balzi e stretching

B) Pubblico tutte le foto che non sono riuscito a postare durante

C) Birra e trattoria con gli amici

10. Cosa farai quando diventerai più vecchio?
A) Gareggerò nella categoria master

B) Invecchierà anche il mio vicino di casa, quindi arriverò in cima sempre davanti a lui!

C) Potrò raccontare ai miei nipoti come la montagna fosse più montagna quando ero giovane io

Soluzione
Se tra le tue risposte prevale la A allora sei chiaramente un “tutina”, se eccede la B consìderati un “semitutina” e se invece è la C la più gettonata allora, indubbiamente, rientri tra le fila dei “classici”.

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Le semitutine ultima modifica: 2022-02-28T05:27:00+01:00 da GognaBlog

11 pensieri su “Le semitutine”

  1. 11
    albert says:

    Il massimo di sballo sciistico avvenne nel 1985, dopo la famosa nevicata. Aperta la porta di casa a Sorte di Moena, con in mano le chiavi auto ed abbigliamento borghese sul casual, mi trovai di fronte ad un muro che otturava  quasi tutta la  porta e la  strada alzatasi di un metro con  manto consistente.Allora entrai in casa, misi le ghette e panta di nylon a cerniere  e calzai gli scaponi , sci skialp di infima prestanza, materiale nello zaino e scesi in mezzo alla strada libera da tutta per me poi giu’ per ilprato. Arriva  al posto di lavoro in centro  ,  nel locale calzai ciabatte . Per il ritorno, salita druga con pelli  ,specie causa  pancia vuota,  ma a meta’ percorso trovai un paesano che mi fece salire in skilift gratis.No ticket. Fin sopra a domicilio.  Realizzai  che lo sci e’ mezzo anche  di trasporto .Poi ogni tanto apprezzai  la pista Marcialonga per scendere a Predazzo  con sci di fondo con zaino a fare la spesa, il ritorno consentiva di smaltire in anticipo cio’ che avrei consumato a tavola..specie quando la sciolina non teneva..

  2. 10

    Giorgio Daidola ha già scritto le due (forse di più se ci mettiamo gli indimenticabili articoli di Dimensione Sci) opere massime che un vero sciatore dovrebbe avere nella sua biblioteca, che sono Ski Spirit e Sciatori di montagna. Imperdibili, ricchi e molto belli da leggere.

  3. 9
    emanuele says:

    @Bruno: Se unissimo il prf. Daidola e il prf. Dianda ne verrebbero fuori delle belle.. a tal proposito segnalo dello stesso autore “sci estroso” libbricino altretanto carino, ironico ma anche ricco di storia scialpinistica apuana.

  4. 8
    bruno telleschi says:

     
    Segnalo in proposito un prezioso libriccino di Marileno Dianda: Le montagne del silenzio, Viareggio, Pezzini editore, 2012. Si tratta di una “piccola guida sci-alpimistica” come scrive l’autore. Così: alpimistica, con la lettera emme, perché lo sci non sia uno sport ma una scelta esistenziale: “il silenzio è il modo con cui Dio parla agli uomini e l’unica maniera con cui l’anima possa parlare a Dio”.

  5. 7
    Fabio says:

    Che fastidio…, sembra che mentre andavo su, qualcuno mi osservasse in continuazione per poi scrivere di me!! Bellissimo racconto dove riconoscersi con un pizzico di autoironia e tanti sorrisi!!

  6. 6
    albert says:

       scafi in plastica? ben 2  paia delle mie   si sbriciolarono in croste..prima cricche , poi pezzi che si staccavano, poi , scaraventati con rabbia contro  muretto di cemento e coro di parolacce,   schegge da tutte le parti . Solo la suola di gomma si poteva staccare intatta e magari tenere da parte per altri usi bricolage.Magari oggi le plastiche  resistono meglio ( speriamo nel pebax o nel carbonio o…dyneema o vectran  o nel grafene), quando nei siti occasioni vedo offrire scarponi in plastica per sci alpinismo  datati e vissuti, occhio, mi asterrei .Magari la forma c’e’ , van bene per collezionismo, ma se si adoperano mmmm incrociare le dita, e portatre rotolone di nastro resistente e coltellino per tagliarlo, altriment ipartono gli incisivi.. Avevo adocchiato in vendita  invece gli scarponi ski alp vintage  Brixia e Gaerne ecc in cuoio e ganci , ma porca miseria se erano del mio numero: sempre troppo piccoli, max n.42.   Ritornando alle semitutine, ed allo skialp in belle giornate primaverili con temperature che si alzano, non stigmatizzerei  l’adozione di semitutine  senza la parte top  adottata da skialper-wm( e anche  reciprocità a lor gradita,  obbligatorio aggiungere  lgbt per non incappare in accuse di omofobia)..insomma alla come” ve pare”,  anzi fatto 30, passiamo al 31 e via tutto  top & down…ma tanta tanta  crema con filtro solare  altissimo spalmata reciprocamente  total body , occhiali e  berretto. Se digitate”foto modelle sulla neve”,sappiate che  dopo la posa anche snervante davanti agliobiettivi e fotografo esigente, ne vidi fiondarsi dentro il locale attiguo e stringersi attorno alla stube di ceramica, con effluvio di bestemmie contro l’art director, da vere scaricatrici di porto. Forse anche le tutine sci  proposte nei cataloghi delle ditte produttrici avviene così e poi gli acquirenti ci cascano e battono i denti.

  7. 5
    Giovanni says:

    Ma fevi furb!!!
    Mai provato uno scafo in carbonio? 
    Ne ho uno (sempre quello) da 15 anni, un milione e 400 mila metri di dislivello, piedi mai congelati, precisione in discesa e leggerezza in salita. Usati poco vicino alle piste, il resto in montagna aperta.
    Anche ecologici perché riparabili sia scafo che gambetto. Quanti scarponi in plastica avrei usato per quel dislivello?
    Provare prima di sentenziare (a vanvera) 
    Ps :domenica 3000 metri dislivello, gita con 5 salite . Con materiale gita, probabile, sarei ancora lì… ma ho persone a casa e un lavoro

  8. 4
    Carlo Crovella says:

    Sempre arguto, l’amico Daidola. Azzardo una spiegazione (tutta da dimostrare, per carità, ma a naso ha un suo perché) sulla natura delle semitutine, che come dice Giorgio sono esclusivamente maschi, attempati ecc. Crisi di mezza età. Ci sono quelli che, per contrapporsi all’invecchiamento, corrono dietro alle ragazzine e quelli che si illudono di esser ancora giovani con questi escamotage, che io trovo da asilo infantile. Vorrebbero fare le tutine a tutti gli effetti, ma non osano gettare completamente la maschera… In parte fanno tenerezza (sul piano prettamente umano), in parte sono ridicoli… 
     
    Ho risposto alle domande del questionario. Io sono risultato un vecchio scarpun, porto i pantaloni alla zuava, indosso un cappello di feltro con la piuma di fagiano, canto oilì-oilà e, nello zaino, ho sempre la tessera CAI con la famosa frase sulla lotta con l’Alpe, oltre alla pila che non manca mai… Ma, nonostante tutti questi difetti,  ho contribuito a tura su centinaia di scialpinisti scafati, maturi e con la testa sul collo. Non solo merito mio, ma di tutto l’ambiente che è abbastanza allineato. Quando li incontrano per le valli, i nostri allievi, dimostrano che sono sempre contenti di esser cresciuti con la mentalità che insegniamo da sempre. Anche perché di “gitoni” (con la scuola o da privati) se ne fanno a vagonate e da decenni, non da ieri. E’ un falso mito quello che, per performare al top, si deve avere l’andi del figo. Buone gite a tutti!
     

  9. 3
    albert says:

    Nessuno pensa a far tornare di moda il sampistrello o mantelloHirring , aggiornato ??
    Limite dei questionari: se si usano in esami come unico metodo  per bocciare, promuovere e assegnare il punteggio con algoritmo nel foglio elettronico..bisogna che il questionario sia ben progettato, altrimenti chi osa ed ha fortuna…prevale su chi sa  ma  ci pensa su troppo.Meglio  contempalre risposte aperte e l’orale e’ pur sempre una bella corrida.

  10. 2
    albert says:

     Certe tutine , anche integrali da fondo, intrigano molto..se poi in cima c’e’un bel viso con occhi  unici al mondo…si benedice  la meraviglia del creato!
     questionario1c ma anche  terinit o meraklon roba vecchia  – 2 nessuna scelta  tra le indicate ,acqua, mele acide, arance, gomma da masticare alla menta ovvero alaskiana  . – 3ns  Forca Rossa , ValVenegia, un  tempo erano obbilgatorie per ogni stagione, il resto a vanvera come tirava il gruppo.   -4c – 5 ns come viene viene  quanto dura dura.-6 un mix sci Maxel da pista e attacchi zermatt artik che di sicurezza sicuro  che non si sganciano mai anni 70-80 tanto peso ma robusti con scarponi plastica  praticamente nuovi comprati usati online   400 euro prezzo sulla scatola 40 euro poi scifondo escursioniscticoe da telemark puro cuoio con cuciture e 75 mm 3 pins -8 nessuna di queste ma neppure altre.Una copia self di un quadro di Paul Klee e pannelli di legno di pino  con intagli  vuoto-pieno e spruzzati di olio di cirmolo
    .- 9 c ma con cene in casa a turno stufa accesa  e menù alla ognuno porta roba fatta prima a casa sua e /o tanto vino , il top e’ amarone Emingwayano
    10??intanto lo sono gia’ , ringrazio il blog che mi accoglie, faccio progetti di nuove imprese montane irrealizzabili o parzialmente, revisiono i materiali  per qualche scappata e studio la maniera più ecosotenibile per le esequie.(  Desmond Tutu un apripista?’)

  11. 1

    Giusta classificazione. Anche se a forza di fare gite, mi capita di arrivare in cima prima delle semitutine ma dopo le tutine e in discesa, trovando inutile fermarmi, arrivo presto anche se non vado a rotta di collo. 
    Che comodo è generalizzare…

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