L’era della bruttezza

L’era della bruttezza
di Belinda Bruni
(pubblicato su ideeazione.com il 23 febbraio 2023)

Viviamo nell’era “più progredita della storia” dove si vuole cancellare il concetto di bellezza come armonia delle forme: pare sia ingiusto verso chi è meno bello. Il risultato è che siamo tutti più brutti, ridicoli, deformi, senza grazia.

Il buon senso comune secondo cui ognuno ha un corpo in dotazione e quello deve valorizzare, in base anche all’età, senza rendersi ridicolo, sembra antico: tutti dobbiamo poter fare tutto. Chiunque deve avere un “alter ego famoso” con cui identificarsi, non un modello per migliorarsi, tranne le persone dotate di grazia per natura, quelle feriscono gli occhi.

Foto: Idee&Azione

Si vuole cancellare il concetto di arte come capacità di creare bellezza, pare che chiunque sia stravagante e prenda la posa di artista lo possa essere. Non importa che sia un personaggio costruito a tavolino con tutte le mosse studiate e le battute scritte: conta che abbia milioni di followers e li convinca a pensare ciò che il potere dice. Non importa se sappia o meno fare bene qualcosa, anzi meglio: senza arte né parte non può avanzare pretese, può solo giocare il gioco che gli assicura il successo.

Elodie dichiara che “vuole essere puttana dall’inizio alla fine” dando alla parola secondo lei il significato di donna decisa (quindi una madre di famiglia fedele al marito non sarebbe decisa? Curiosa posizione…), credendosi dissacrante. Come se già negli anni ‘80 non ci fosse stata una Luisa Veronica Ciccone che si faceva chiamare Madonna vestita in lingerie. E come se Madonna non fosse molto più ridicola adesso che non accetta di invecchiare, di allora, quando aveva un suo perché. Un perché che non può essere imitato oggi da ragazzine che giocano a fare le trasgressive a comando.

Rosa Chemical sale sul palco con un vibratore e si struscia in diretta su Fedez (se è tra uomini va bene e non è violenza?), come se i cinquantenni di oggi non fossero cresciuti con i David Bowie, i Boy George, i Freddy Mercury, amati per la loro musica e non perché prendevano la posa dei trasgressivi a tutti i costi.

E che dire dei Maneskin se non sottolineare la stroncatura del critico musicale Spencer Kornhaber che li definisce certamente “più fighi” della loro musica. Commentando il nuovo album della band Kornhaber scrive che «le canzoni sono così palesemente riciclate, così apertamente mediocri, che l’idea che questa band abbia scatenato una specie di guerra culturale tra gli amanti del rock e quelli del pop […] è, a essere generosi, tragica».

Sono francamente ridicoli questi pseudoartisti creati a tavolino con pensieri già pensati, parole già dette e poca musica. Ma se lo dici sei boomer.

Grazie a Dio lo siamo: siamo cresciuti con Paul Newman, Sean Connery, Rachel Welch, Audrey Hepburn come esempi di bellezza e con la coscienza di cosa sia la buona musica. Sempre che da adulti non ci siamo fatti prendere dalla sindrome adultescente di inseguire i nostri figli invece di educarli.

La generazione di mezzo ha abdicato al ruolo educativo. Oscillando tra un libertinismo cretino e un moralismo inutile. Presi soprattutto dalla riuscita individuale di cui anche i figli devono essere prova: il figlio moderno e progressista, cittadino del mondo o il figlio perfetto conservatore, perfettamente inserito in questo mondo e nei suoi meccanismi, però coi “valori”. Tanti ragazzi sono andati in profonda crisi dentro questa ipocrisia.

I conservatori fanno un esposto contro Chemical e Fedez per atti osceni, il risultato probabile sarà un’operazione simpatia verso i due cantanti che prenderanno la posa delle vittime dell’oscurantismo che attanaglia l’Italietta. Inevitabile, poiché chi si indigna punta il dito su un episodio ritenuto oltre il limite della sopportabile indecenza, ma non è disponibile ad una messa in discussione della società che sorregge quei comportamenti, che non sono un cancro isolato da poter estirpare.

Sanremo non è più una competizione canora, ma una plastica rappresentazione dell’immagine che il potere vuole dare di questo paese, delle tendenze da seguire. E già per questo non andrebbe guardato.

La maggioranza dei conservatori indignati non ha resistito alla tentazione di guardare per poi prendere la posa dello scandalizzato. La posa del trasgressivo a tutti i costi e la posa dello scandalizzato. La posa della vittima e la posa del censore. Un gioco delle parti infinito che si autoalimenta, lo spettacolo deve andare avanti e non potrebbe senza tutti i suoi attori: i bambini capricciosi che giocano ai ribelli per il potere e il padre padrone che gioca al censore per conquistarsi il Paradiso.

Alla base la stessa ideologia materialista, il mito della quantità, della ricchezza, del numero di titoli, di follower. Quella ideologia che ammanta la Ferragni di un’aura intoccabile in quanto abile imprenditrice: saper fare soldi, avere fiuto per gli affari è un valore assoluto che prescinde dall’etica. Poco importa che Chiara faccia soldi anche usando la sua posizione per imporre pensieri già pensati e la volontà del potere (come su gender e vaccini) a schiere di minorenni a cui nessuno ha trasmesso il valore del pensiero critico. Al massimo il conservatore sogna una Chiara santa che faccia da sponsor contro l’aborto. Senza parlare di giustizia sociale, di mettere in discussione l’idea di lavoro imposta e il modello calvinista della ricchezza come prova della benevolenza di Dio. Quindi inutile.

Siamo tutti immersi in un’acqua stagnante di bruttezza, ma dirlo è giudicante. Noi che senza effetti speciali stratosferici o senza emotività a mille consideriamo lento un film. Non vogliamo film che seguano il ritmo della vita raccontando storie, ma film che la “spettacolarizzino” o la mettano in mostra nella sua realtà più cruda, tanto da bucarti le viscere. Altrimenti non abbiamo reazioni. Non tolleriamo la lentezza, non tolleriamo il silenzio, nemmeno nella spiritualità e nella fede. Abbiamo continuo bisogno di iniezioni di “emotività spirituale” o di regole da spuntare per sentirsi la coscienza a posto, dentro il recinto giusto.

E lo spettacolo del migliore dei mondi possibili continua mentre i nostri figli vanno sempre più in crisi, in un mondo che non garantisce più nulla per il loro futuro e guardano attoniti una generazione adulta abbarbicata con tutte le forze al mondo che loro hanno costruito ma tutto ha tolto alle generazioni future.

Eppure basterebbe entrare in crisi e cominciare a costruire alternative più umane. Sarebbe possibile. Se solo lo volessimo.

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L’era della bruttezza ultima modifica: 2023-05-02T03:51:00+02:00 da GognaBlog

5 pensieri su “L’era della bruttezza”

  1. Io sinceramente non colgo rabbia ma disincanto. È una sua analisi personale con cui si può concordare o meno. E in effetti alla fine è pure ottimista.

  2. Quando leggo di pseudoarte e della buona musica dei bei tempi andati, mi viene sempre in mente questo video:
    https://www.youtube.com/watch?v=FjGYCHttGLs
     
    La rabbia, forse, le deriva dalla consapevolezza inconscia che il declino che vede nel Mondo (che comunque continuerà imperterrito a ruotare a dispetto di qualunque boomer 🙂 ), in realtà è solo il riflesso del proprio (declino).
    E dall’incapacità di accettarlo, pur essendo questo un fenomeno del tutto naturale e tutt’altro che inatteso.

  3. Il problema è che chi regola i giochi e costruisce scene e attori non è disposto a cedere il comando e lo difenderà a qualsiasi costo, abituato com’è ad avanzare calpestando, senza riguardo. Non so quanto possa fare a livello generale quel gruppo disperso e silenzioso che ancora cerca bellezza e a essa si ispira. Come detto nell’articolo, occorre un risveglio globale delle coscienze, ma è possibile?

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