L’illusione della bicicletta

Questo articolo è provocatorio. Lo pubblichiamo volentieri, fedeli alla nostra linea di dare voce a tutti coloro che riflettono, senza peraltro condividerne il pensiero (se non in parte).

La profanazione della montagna
di Bruno Telleschi
(scritto il 19 maggio 2021)

La propaganda ecologica finge nei ciclisti la soluzione ai problemi provocati dai cambiamenti climatici senza considerare i danni provocati dalla diffusione dello sport e della tecnica.

Basta affacciarsi sul lungomare della Versilia, per esempio, per accorgersi che i ciclisti si muovono su e giù senza meta, ma fastidiosi come uno sciame di cavallette per contendere lo spazio agli automobilisti in aperta violazione della legge che tenta invano di contenere la loro irruenza. Il codice della strada vieta infatti le ammucchiate e consiglia la prudenza (art.182 co.1: «I ciclisti devono procedere su unica fila in tutti i casi in cui le condizioni della circolazione lo richiedano e, comunque, mai affiancati in numero superiore a due; quando circolano fuori dai centri abitati devono sempre procedere su unica fila, salvo che uno di essi sia minore di anni dieci e proceda sulla destra dell’altro»).

In modo analogo i ciclisti invadono il centro storico delle città per sottrarre il territorio ai pedoni con lo stesso disprezzo della legge che anche in questo caso vuole richiamare il buon senso. Il codice della strada impone infatti il rispetto e la prevalenza dei pedoni sui ciclisti (art.182 co.4: «I ciclisti devono condurre il veicolo a mano quando, per le condizioni della circolazione, siano di intralcio o di pericolo per i pedoni. In tal caso sono assimilati ai pedoni e devono usare la comune diligenza e la comune prudenza»).

Sellaronda Bike Day

In entrambi i casi è evidente la fallacia della giustificazione ecologica in nome del risparmio energetico. Del resto il risparmio sarebbe maggiore se i ciclisti giocassero a pallone o andassero a piedi. I ciclisti che ingombrano le strade sono solo sportivi che non vanno mai da alcuna parte, girano per girare, girano a vuoto, girano solo per andare in bicicletta senza risolvere i problemi del traffico. I ciclisti che si divertono in bicicletta sono gli stessi che usano l’automobile per lavoro e dunque all’automobile non sostituiscono la bicicletta come pretendono per essere ecologici, ma aggiungono un mezzo all’altro senza alcun risparmio sociale. In tutti costoro la bicicletta cessa di essere un mezzo di trasporto per andare da qualche parte, ma diventa il fine per andare in bicicletta.

La propaganda ecologica non solo contrabbanda il ciclismo come una forma di risparmio energetico, ma confonde il progresso della tecnica con il rispetto della natura, come se andare in bicicletta fosse un’attività naturale e gli uomini non nascessero nudi e pedoni. Il passaggio dai motori termici ai motori elettrici segna la fine dell’illusione naturale legata all’uso della bicicletta. Se il fine della bicicletta fosse il ritorno alla natura la bicicletta elettrica dimostra al contrario che anche la bicicletta è un modo per allontanarsi dalla natura per impadronirsi della tecnica. Chi vuole andare in biciletta dove si può andare a piedi commette un’alterazione degli equilibri naturali: dove si può andare a piedi si deve andare a piedi. Altrimenti si può anche andare in motocicletta o in automobile purché elettrica. Quando i carri armati saranno elettrici, anche i carri armati saranno ecologici.

L’illusione della natura sulla banchina sinistra del Tevere

La progressiva trasformazione dell’uomo in macchina procede nell’indifferenza generale alimentata dagli equivoci dell’ambientalismo che alla contemplazione della natura sostituisce la lotta contro l’inquinamento. Dopo la trasformazione dell’uomo in automobile o in motocicletta l’ambientalismo scientifico aggiunge la trasformazione dell’uomo in bicicletta senza rendersi conto che con la fine dell’inquinamento un’automobile o una motocicletta elettrica sarebbero innocue come una bicicletta tanto più elettrica e non ci sarebbero motivi sufficienti per preferire una macchina all’altra. In questo contesto i ciclisti che confondono il risparmio energetico con il rispetto della natura contribuiscono invece alla distruzione della natura. Per esempio i sampietrini. A Roma sulle banchine del Tevere il comune su istigazione dei ciclisti ricopre i sampietrini di asfalto o li abbandona all’incuria dei vandali, come accade anche in altre strade e soprattutto in via Nazionale dove risplendono ancora per poco i graniti e i porfidi. A differenza dei combustibili fossili che inquinano i sampietrini non inquinano, ma ugualmente non sono fonti rinnovabili. Ma forse i verdi sperano in una ripresa dell’attività vulcanica sui colli Albani e sui monti del Trentino per produrre nuovi sampietrini. Del resto i ciclisti sono più interessati alla protezione del proprio deretano che alla tutela del patrimonio artistico e naturale. Con la complicità di Legambiente il comune di Roma vuole costruire un Grande Raccordo Anulare per le Biciclette (Grab), una sorta di ciclovia urbana per raggiungere i principali monumenti e musei della capitale. In questo caso i ciclisti pretendono di attraversare anche il parco della villa Ada con un nastro di asfalto per non disturbare il deretano con le asperità del terreno. Piuttosto che cambiare il sellino o addirittura muovere qualche passo a piedi preferiscono levigare il terreno come un biliardo perché non sopportano la brutalità delle pietre. Con la stessa arroganza alimentata dalle scorribande per le strade urbane ed extraurbane i ciclisti invadono anche i parchi pubblici delle città dove i cittadini si rifugiano invano per sfuggire ai pericoli del traffico.

Nell’illusione di contribuire alla salvezza della terra con il movimento dei pedali, la guerra santa dei ciclisti non risparmia nessuno, né i vecchi, né le donne, né i bambini.

L’integrazione dell’arte con la natura dell’erba

E finalmente i ciclisti arrivano in montagna. Con la complicità del Club Alpino Italiano i ciclisti che inquinano le strade urbane ed extraurbane, tentano pure la conquista della montagna e si inoltrano negli ultimi spazi selvaggi che la terra offre ancora. Alla fine i ciclisti pretendono di pedalare anche sui sentieri delle montagne con l’equivoco sostegno delle associazioni nate piuttosto per difendere la natura dall’aggressione della tecnica e delle macchine che partecipare alla violazione della terra. Nel 2012 il Club Alpino Italiano pubblica un Quaderno di cicloescursionismo che sembra piuttosto un manuale di meccanica buono nei corsi di formazione professionale per preparare i giovani operai che intendono aprire un’officina di riparazioni. Dopo uno sterile e ingenuo invito a non confondere il mezzo con il fine il CAI indica nella biciletta il fine dell’escursionismo e giustifica la profanazione della montagna con il pretesto del panorama. Dove finisce il mezzo di trasporto? Dove comincia la montagna? Con la stessa mentalità dei pompieri sulle ferrate e dei turisti in funivia i ciclisti conquistano le vette come i motociclisti e gli automobilisti che da anni percorrono i passi dolomitici e si fermano solo per ammirare il panorama. Anche i ciclisti sono incollati al sellino fino alla vetta, dove finalmente si concedono qualche sguardo superficiale al panorama. La lontananza del panorama nasconde i guasti che essi stessi hanno provocato, le tracce che gli stessi ciclisti hanno lasciato sul terreno.

Con la complicità della Società degli Alpinisti Tridentini anche il Trentino si arrende alle ragioni dello sport e alla venalità del turismo per consegnare le montagne all’invasione dei ciclisti. Nel 2015 il Trentino modifica la legge provinciale del 2012 che vieta ai ciclisti le vie con pendenza superiore al 20% e larghezza inferiore alla bicicletta: ora il divieto diventa un’eccezione e l’arroganza una regola. Anche il Trentino promuove la trasformazione dell’uomo in una ruota che non vede e non sente il respiro della natura perché la tecnica prende comunque il sopravvento sulla contemplazione della natura e alla lentezza sostituisce la lontananza. Come gli sportivi urbani non hanno alcuna giustificazione ecologica o culturale, così i ciclisti montanari non hanno alcuna giustificazione sentimentale con la natura perché non stabiliscono un rapporto diretto con la natura, ma al rapporto con la natura sostituiscono il rapporto con la bicicletta.

La desolazione del progresso sulla banchina destra del Tevere

L’uomo moderno trasformato nell’uomo macchina o l’uomo bicicletta degli sportivi è costretto dal progresso della tecnica ad andare sempre più in alto e sempre più lontano. Dove comincia la montagna? Dove comincia il rapporto con la natura, il momento in cui anche il ciclista si accorge della natura e sceglie un rapporto diretto con la natura? Il ciclista arriva in automobile da Milano o da Roma, per esempio, poi prosegue il viaggio in bicicletta per liberarsi dall’automobile. Ma in questo momento finisce anche la sua liberazione: il ciclista non abbandona più la sua bicicletta finché non arriva in cima, una cima da qualche parte purché sia in cima. Alla fine del viaggio in cerca della natura non gli rimane altra natura se non il cielo. Per i ciclisti la montagna comincia dalla fine, da una vetta che esclude la montagna da ogni partecipazione sentimentale ed estetica, comincia nel punto in cui l’uomo macchina può solo guardare con distrazione il panorama per compiacersi della sua prodezza sportiva. I ciclisti che vanno in montagna per pedalare e conquistare le vette cancellano la lentezza del viaggio che consente ai viaggiatori di entrare in sintonia con la montagna e di confondersi con l’ambiente, riducono il paesaggio a panorama e il panorama a cartolina. I ciclisti in cerca della montagna non la trovano più perché arrivano dove la montagna finisce: come i soldati di Alessandro Magno che arrivano alla fine del mondo e non sanno più dove andare, i ciclisti hanno dimenticato il viaggio: «Giungemmo: è il Fine. O sacro Araldo, squilla! / Non altra terra se non là, nell’aria, / quella che in mezzo del brocchier vi brilla, / o Pezetèri: errante e solitaria / terra, inaccessa (Giovanni Pascoli, Alèxandros, vv.1-5)».

Alla visione verticale e alla contemplazione della montagna i ciclisti sostituiscono il rapporto con la tecnica e la sfida alla natura. In cima alle montagne non gli rimane che conquistare la luna.

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L’illusione della bicicletta ultima modifica: 2021-06-24T05:47:00+02:00 da GognaBlog

73 pensieri su “L’illusione della bicicletta”

  1. Il problema non è il mezzo ma l’uso che se ne fa. Molti gruppi di appassionati di mtb, soprattutto da enduro, ripuliscano sentieri che anche i pedoni possono percorrere. Sicuramente occorre autodisciplina da parte dei bikers, per evitare di rovinare i sentieri con frenate violente e uso dei tracciati  dopo le piogge per evitare erosioni. 

  2. Impressionato da notizie di  incidenti  cicloturistici in discesa , mi sono chiesto se mai arriverà il doppio freno a disco anteriore…invece :
    https://cyclinside.it/colnago-v3-rs-dv-doppio-freno-a-disco-per-il-doppio-ventoux/
    ..e se inventassero una e-bike che eroga la potenza giusta calcolata  in base  alle pulsazioni cardiache intervenendo solo qundo si supera una soglia pre-infarto?
    https://www.wired.it/gadget/outdoor/2019/03/19/ebike-adatta-pilota-monitora-frequenza-cardiaca-regola-assistenza-elettrica/?refresh_ce=
     Ma allora ditelo! e.. una maglietta con minicondizionatore deumidificatore… e  sella massaggiante  rinfrescante?…e una bici che avanza pedalando all’incontrario? o 4×4 cioe’ a gambe e braccia?? chissa se ci sono già..
     

  3. Bikeconomy. Viaggio nel mondo che pedala

    Stuzzicante..nella recensione. autori Santilli Soldavini
     certo che non basta finanziare in modo agevolato le e-bike, anzi personalmente avrei dirottato i  finanziamenti su piste ciclabili ( nella mia zona ne vedo di “leccatissime “ma corte e terminanti  improvvisamente con freccia verso strada provinciale .,.. poi si vedra’.Poiche’ la maggior parte possied ebici connumerosicambi e ruote artigliete, fors ebasterebberostrade Bianche .Ognitantoda diserbare, ripilure, riappianare  conbuche d aricolmare.Ho choiestoa liomeccanicoprovettoperche non sia ssuma un  apprendista, dato che sta invecchiando..”.nein!Poi mi ruba il mestiere!”Lessi anni fa quanto fossero costate  le opere stradali complessive della ciclovia del  Danubio..e quanto di indotto generasse( meccanici, punti ristoro, navette  di trasferimento e recupero, B%B, souvenir , cartine e guide..  ecc .)ogni anno:un affarone e tanto lavoro vero..Ora pure altre in Italia si stanno svegliando. Come per i percorsi dei pellegrinaggi..pareva esistesse solo quello di      Santiago de      Compostela e ne avevamo pure qui.

  4. Anche domenica 27 u.s. sono stato quasi investito da questi scalmanati, mentre procedevo solitario su un sentiero. NE’ EDUCAZIONE E NÉ RISPETTO. Tante volte ho lamentato che… frena oggi e frena domani, il solco sul terreno diventa sempre più profondo. La pioggia, preferisce usare questa ferita e, piano piano, la allarga. Inizia il dissesto! Vogliamo deturpare I SENTIERI del SENTIERO ITALIA? ACCONTENTATI, CI VUOLE POCO!  Voglio menzionare I monti Tatra, (che sorgono in Europa orientale all’interno della catena dei Carpazi, rappresentano un confine naturale tra la Slovacchia e la Polonia. In entrambi i Paesi, queste montagne sono ricoperte da parchi naturali protetti) e, i Picos de Europa, (sono una catena montuosa situata lungo la costa settentrionale della Spagna, tra le comunità autonome delle Asturie, Cantabria e Castiglia e León, e facente parte della Cordigliera Cantabrica). Sono parchi naturali dove sono vietati ai biker di percorrere i sentieri. Le bici possono entrare solo nei percorsi a loro riservati e TUTTI RISPETTANO QUESTA LEGGE!

  5. Il ministro del Turismo Massimo Garavaglia , (titolare della vigilanza sul CAI), certamente SOCIO CAI,  e il Presidente generale del Club alpino italiano Vincenzo Torti, alla presenza di Manuela di Centa, consigliere del ministro e di una delegazione del Cai, hanno firmato il Protocollo d’intesa per la valorizzazione dei percorsi alpinistici e escursionistici, in ambito nazionale e internazionale, in particolare il Sentiero Italia Cai e la Via italiana dei Rochers al Monte Bianco. In questo incontro, però, non si è fatto alcun cenno al pedalare.  Questo articolo di Bruno Telleschi intitolato “L’illusione della bicicletta”: dove si parla addirittura di “profanazione della montagna”. “Con la complicità del Club Alpino Italiano”, ha avuto MOLTI commenti. Anche Mountcity di ROBERTO SERAFIN – https://www.mountcity.it/2021/06/40696/il-trekking-piu-lungo-diventa-ciclabile/  ha pubblicato un articolo: Il trekking “più lungo del mondo” diventa ciclabile. Interessante è questa notizia, della quale si viene a conoscenza da fonti ufficiali del Club alpino, che sono 119, su oltre 500, le tappe già verificate del Sentiero Italia, per la percorrenza in mountain bike, in entrambe le direzioni, per un totale di 2768 km su oltre 7200. PERBACCO! Spesso, nelle escursioni, incontro orde di ciclisti che, fregandosene dell’escursionista, specialmente se è solitario, mostrano la loro abilità nel sorpasso, frenata e inveendo verso il malcapitato.

  6. Piaccia o meno (a me piace, sono un fanatico ciclista che mi ritrovo ovunque con queste due ruote) le bici ci sono. I negozi che le ordinano oggi dovranno attendere il rispetto dell’ordine a giugno 2023. Quindi il tema va governato. Innanzi a tutto si deve chiedere alle forze dell’ordine che facciano rispettare ai ciclisti il codice della strada, ovunque (ma molti operatori delle forze dell’ordine sono sportivi o ciclisti…). IN secondo luogo non è stata la SAT a modificare la legge provinciale del Trentino, è stato il Consiglio provinciale. La SAT, come tutte le associazioni ambientaliste, sono impegnate a far proibire il transito delle biciclette su tutti i sentieri alpini e nei boschi, ad utilizzare le strade forestali o le piste. Purtroppo il mondo degli operatori turistici e le aziende di promozione turistica (pubbliche) operano in modo opposto e i sindaci delle nostre valli non pensano a questi temi. Aspettiamo i morti, poi si comincerà a discuterne sul serio.
     

  7. È una discussione che abbiamo già fatto diverse volte. Io appartengo al partito che dice: siccome certe tendenze sono incontenibili e hanno comunque anche aspetti positivi ( il lato solare della strada) bisogna gestirle con pragmatismo. Come ? Con il classico combinato composto di educazione-regole- provvedimenti ad hoc (vedi Gran Paradiso o altre zone in Italia)- incentivi e punizioni. Per quanto riguarda l’educazione non sono d’accordo sul fatto che il fronte “aperturista” non si impegni. Ognuno fa quello che può negli ambienti in cui opera, CAI compreso, non c’è dubbio che comunque esiste una quota di “ineducabili” (le stime possono variare a seconda delle attività). Alcune attività sicuramente attirano una quota maggiore di “ineducabili”. Ecco perché gli interventi non possono che essere articolati, puntare su un solo strumento non è realistico. Gira e rigira siamo sempre lì: approccio “sistemico” v/s semplicazioni “silver bullet”. 

  8. Condivido e sostengo l’iniziativa di Toni Farina. Io vado in bici da quando avevo i pantaloni corti, continuo ancora oggi, anche se non sono un assatanato, e vado sia su strada che con la MTB. Con questa, privilegio strade sterrate, in genere ex militari (nelle Occidentali ne abbiamo tantissime, risalgono a quando si fortificò il confine verso la Francia), mentre escludo o limito al minimo la percorrenza dei sentieri. Sia per preservare il fondo (come descritto da altri) sia per non arrecare disturbo agli escursionisti. I sentieri sono più stretti e in genere più ripidi delle strade sterrate e gli incroci con i pedoni sono molto fastidiosi per questi ultimi. Lo so per esperienza personale, perché amo maggiormente camminare e quindi mi capita, da escursionista, di incrociare dei biker. Qui sta la differenza: ci sono anche biker educati e rispettosi, che magari si fermano e ti fanno uscire dal tratto ripido prima di impegnarsi loro. Ma altri (% purtroppo crescente, anno dopo anno) proprio se ne sbattono, manca solo che urlino “pista!”, ti travolgono e pure ti insultano perché fai perdere loro tempo… Il tema è il solito: l’ammasso umano che, bici o roccia o sci non importa, deve ingoiare la montagna da 20 anni in qua è ormai insopportabile. Chi, fra i lettori, sostiene il diritto di tutti di salire in quota, dovrebbe coerentemente impegnarsi in prima persona a educare (e-ducere, tirar fuori, dal becerume intendo) la massa. Invece pochi che si schierano per l’assoluta libertà poi si impegnano a educare. I veri colpevoli dei fenomeni descritti, non sono neppure i protagonisti in prima persona (i famosi “cannibali”, come li chiamiamo noi dalle ns parti), ma quelli che sbandierano il diritto di tutti, cannibali compresi, senza però impegnarsi in prima persona a far crescere il relativo spaccato umano. Alla fine diventa inevitabile che, almeno in aree protette (es PNGP) si applichino regolamenti molto rigidi.

  9. Il commento 62 centra perfettamente il problema sull’uso della mountain bike – ebike in montagna, ci sono percorsi sostenibili ( strade forestali o larghi sentieri con fondo roccioso ) e percorsi non sostenibili ( sentieri stretti e sterrati che in breve tempo degradano e diventano inservibili per il loro uso naturale, lo spostamento a PIEDI. Se poi c’è chi si diverte a giocare e fare evoluzioni spericolate con le bici, si possono attrezzare vecchie cave abbandonate o piste specifiche come per il motocross ma questa è un’altra cosa, ritorniamo ai luna park o ai divertimentifici che posti in luoghi appropriati hanno una loro valenza soprattutto economica. In un mio precedente commento ( n. 9 ) avevo posto ironicamente il quesito sul ruolo assunto dal CAI in questo contesto nel quale il biciclo in montagna sta diventando sempre più importante, a riprova di ciò la CCE (Commissione Centrale per l’Escursionismo ) è composta a maggioranza da cicloescursionisti, nel silenzio generale, io sono un socio CAI da circa 30 anni e questo silenzio non mi piace.

  10. Toni vero è che con la ebike molte più persone vanno su sentieri di montagna superiori alle loro capacità e perciò si passa da pochi passaggi esperti ( lasciando cioè la bici correre fluida) e tanti passaggi con frenate mostruose e relativi scavi. E’ un problema che hanno anche qui da noi e che tentano di risolvere mettendo dei “filtri” non percorribili in bici. Indubbiamente è un problema da gestire. Resta da dire che la gran massa va sempre sugli stessi percorsi su cui occorre aumentare la manutenzione.

  11. Sono assiduo pedalatore (non sportivo, almeno in senso stretto. La bici è per me mezzo di trasporto e di conoscenza di luoghi. Ma sono contrario a questa diffusione delle bici sui sentieri: mi rifersico ai sentieri “storici” (tutti i veri sentieri in realtà lo sono). Ma non sono talebano: se gruppi di biker si puliscono e gestiscono sentieri di bassa montagna per le loro evoluzioni ben vengano. Ma è innegabile che la coabitazione è un problema, così come è un problema l’impatto sul sedime del sentiero. Ho visto ex sentieri diventati impercorribili, in particolare per chi inizia ad avere difficoltà a camminare (e non mi dite se ne stia a casa), nonché trasformati in canali si scorrimento dell’acqua.  Come consigliere del Parco Gran Paradiso proporrò una stringete regolamenta zione delle bici sui sentieri del parco. E chiedo agli amici biker di capire. Grazie

  12. “È infatti possibile usare la bicicletta per andare al mare in pianura e sui monti (Strata) per trovare nella contemplazione della natura il senso della vita. Ma sarebbe allucinante il contrario: usare il mare la pianura e i monti per andare in bicicletta. Si tratta di avere un fine naturale senza i mezzi artificiali (Conserva) e di resistere alla sopraffazione della tecnica.”
    francamente non più allucinante che usare la macchina e la funivia per andare al rifugio a mangiar canederli, o pretendere la connessione per poter condividere le foto dei medesimi.
    O pretendere (e vendere) la sicurezza e il brivido, ma comodo però, dovunque e comunque.
    In altre parole non più allucinante di quello che fa e vuole il 99% di questa società.

  13. So che i ciclisti non sono tutti uguali, ma la questione riguarda il destino dell’uomo nel mondo della tecnica (Raffo). È infatti possibile usare la bicicletta per andare al mare in pianura e sui monti (Strata) per trovare nella contemplazione della natura il senso della vita. Ma sarebbe allucinante il contrario: usare il mare la pianura e i monti per andare in bicicletta. Si tratta di avere un fine naturale senza i mezzi artificiali (Conserva) e di resistere alla sopraffazione della tecnica. Per rimanere uomini senza diventare biciclette.

  14. commento al n. 11 :oltre che a scavare solchi e devastare cotica erbosa, questi  Attila compiono anche un altro danno.Ovvero suscitano in certi danneggiati o disturbati dal passaggio, istinti sadici che non credevano di avere .       Il buono dottor Jekill diventa il cattivo mister Hyde e…tira cavi di acciaio sottile di traverso ai  percorsi  che invadono sentieri o proprieta’ private.
    commento 54 :Il contraltare  alle varie     ronde o bikeloghe di massa e’ questo
    https://www.ladige.it/territori/non-sole/2021/06/26/sulla-ciclabile-col-figlioletto-nel-carrello-ma-poi-la-trento-male-non-le-fa-caricare-il-portabimbo-sul-treno-1.2944258
    quindi lungo alcune piste ciclabili piu’o meno erte, si e’creato un servizio privato con pulmini e carrelli portabici, si chiama col telefonino , prezzo variabile a seconda della distanza di recupero … e possibilita’ di dividere la spesa se  si raggiunge  una consistenza massima diposti. Visti anche questi mezzi portare in  quota (al Passo  Rolle) i ciclisti a zero sforzo, per poi farli scatenare in discesa .
     
    https://www.ladige.it/territori/non-sole/2021/06/26/sulla-ciclabile-col-figlioletto-nel-carrello-ma-poi-la-trento-male-non-le-fa-caricare-il-portabimbo-sul-treno-1.2944258
    per nonsbagliare con i watt, meglio sempre mettere in notazione scientifica(2,5*10^2 w).Per chi si ilude di diventare campione con la e-bike ecco una notiziola”In uno spazio di 5 secondi Greipel riuscì a sprigionare un picco di potenza di 1.619 watt, che è il dato più alto che Velon ha registrato in questa stagione 2017.”Per unire l’utile al dilettevole, esistono carrelli da applicare alla bici , poi si possono caricare di pesi..e compiere commissioni, tra cui portare a spasso bimbi.. alcuni carrelli hanno la possibilita’ di applicare degli sci o diventare carrozzina spinta a mano
     
     
    .

  15. Cominetti. È come l’invasione periodica delle cavallette. Poi magari vengono le zecche, le cimici puzzolenti, le processionarie….Bisogna segnarsi sull’agenda le date e organizzarsi di conseguenza. Come in quegli strani posti che si vedono ogni tanto sui media che sono invasi periodicamente da strane creature, anche  loro poverelle parte della natura e dell’ecosisistema, anche se appaiono brutte e puzzolenti, ma giustamente il rospo dal suo punto di vista non si vede così e poi è stato o potrebbe diventare anche un bel principe. Chi può dire dove sta davvero nascosta la regalita’ ? Chi sono io per giudicare dice pure Papa Francesco, e mi scuso se è poco. Gli abitanti del luogo si organizzano e cercano quando possibile di ricavarne pure qualche vantaggio vendendo servizi ai media o mangiandosi qualche bella rana o cavalletta grassottela, sempre proteine sono, se non si fa troppo gli schizzinosi. Buon appetito. 

  16. Pasini hai ragione. Ma mai mi sarei aspettato tanta gente! Ora ho saputo dagli organizzatori che c’erano circa 40 mila ciclisti. Grande successo commerciale e quindi turistico, ma grande casino. Penso che non sono stato l’unico a notarlo e a girarsi che mai più farà una cosa simile. Meglio auto  bus e moto. Provare per credere. 

  17. Cominetti. Perdona loro perché non sanno quello che fanno. Però anche tu ti vai a cacciare nelle grane. Eri tu nel posto sbagliato al momento sbagliato. Se lo conosci lo eviti ? 

  18. Albert 50, hai confuso watt con kilowatt. La differenza è 1000:1! Una bicicletta con 1000 kilowatt sarebbe come il Concord.
    Invece spezzo una lancia s favore dell’articolo perché oggi sono appena tornato dal Sellaronda bike day. Non l’avessi mai fatto! Un gregge di migliaia di ciclostressati si è riversato sulle strade appositamente chiuse al traffico motorizzato. Cadute, incidenti vari, infarti, via vai di ambulanze ed effetto pecora al pascolo forzato, nonché uno che mi ha insultato perché ero senza casco (che ho immediatamente invitato ad andarsene a fare in culo) mi hanno fatto desistere e fare dietro Front dopo 7 km. Tra poco riprendo la bici e me ne vado a fare un giro, mentre la feccia umana percolerà in auto verso le pianure natie.  L’iniziativa ha enorme successo ma personalmente la trovo per me vomitevole. Quindi Telleschi for president. Almeno per oggi.
    Vi prego non venite nelle Dllomiti! Siamo già troppi.

  19. Caro Crovella, io credo che tu debba cercare di non lasciarti andare al tuo pessimismo ideologico e fare qualcosa per contrastarlo anziché adagiartici…
    cosa c’entra Bauman, la società liquida. Perché pensare (come l’estensore dell’articolo) che ciò che non ti appartiene (nello specifico le bici) necessariamente deve per forza essere il male e sintomo di un disfacimento morale?
    La risposta alla tua domanda la fornisci tu stesso e non te ne accorgi: se un testo è di “attualità” e pure “provocatorio” è evidente che scatenerà reazioni.
    Ma questo non significa certo che non sia profondo (o tocchi temi profondi), non significhi un accrescimento personale, sia “basso” e segno di “grettezza”.
    E quello che in un dato momento è un argomento “alto” può facilmente rivelarsi nient’altro che una baggianata (mi sovvengono le esegesi di Aristotele o i dibattiti teologici medioevali sull’anima delle donne)
     

  20. DinoM. Che bello trovare qualcuno che in attesa dell’Apocalisse e del crollo dell’Occidente corrotto e decadente cerca di vedere anche il lato solare della via. Grazie Dino. Se va avanti così bisognera’ farsi promotori di referendum per leggi alla De Zan su ciclo-fobia, runner-fobia et similia. Lotta dura senza paura contro i cicli persecutivi, sempre uguali tranne nel bersaglio.

  21. Vorrei segnalare che nella nostra zona pedemontana, varie associazioni di MTB hanno pulito, ripristinato o tracciato decine di km di single track che utilizzati da pastori o boscaioli come sentieri per i lavori erano stati  abbandonati completamente. Annualmente fanno manutenzione e tengono vivi tracciati che altrimenti sarebbero completamente persi. Alcuni di questi sono davvero stupendi perchè corrono tra boschi e pascoli oppure sugli argini delle “grave” dei fiumi. Hanno pure completato la cartografia. Questi tracciati sono a disposizione di tutti anche di chi, come me usa la mtb per fare un po’ di scarico. 

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