L’illusione della bicicletta

Questo articolo è provocatorio. Lo pubblichiamo volentieri, fedeli alla nostra linea di dare voce a tutti coloro che riflettono, senza peraltro condividerne il pensiero (se non in parte).

La profanazione della montagna
di Bruno Telleschi
(scritto il 19 maggio 2021)

La propaganda ecologica finge nei ciclisti la soluzione ai problemi provocati dai cambiamenti climatici senza considerare i danni provocati dalla diffusione dello sport e della tecnica.

Basta affacciarsi sul lungomare della Versilia, per esempio, per accorgersi che i ciclisti si muovono su e giù senza meta, ma fastidiosi come uno sciame di cavallette per contendere lo spazio agli automobilisti in aperta violazione della legge che tenta invano di contenere la loro irruenza. Il codice della strada vieta infatti le ammucchiate e consiglia la prudenza (art.182 co.1: «I ciclisti devono procedere su unica fila in tutti i casi in cui le condizioni della circolazione lo richiedano e, comunque, mai affiancati in numero superiore a due; quando circolano fuori dai centri abitati devono sempre procedere su unica fila, salvo che uno di essi sia minore di anni dieci e proceda sulla destra dell’altro»).

In modo analogo i ciclisti invadono il centro storico delle città per sottrarre il territorio ai pedoni con lo stesso disprezzo della legge che anche in questo caso vuole richiamare il buon senso. Il codice della strada impone infatti il rispetto e la prevalenza dei pedoni sui ciclisti (art.182 co.4: «I ciclisti devono condurre il veicolo a mano quando, per le condizioni della circolazione, siano di intralcio o di pericolo per i pedoni. In tal caso sono assimilati ai pedoni e devono usare la comune diligenza e la comune prudenza»).

Sellaronda Bike Day

In entrambi i casi è evidente la fallacia della giustificazione ecologica in nome del risparmio energetico. Del resto il risparmio sarebbe maggiore se i ciclisti giocassero a pallone o andassero a piedi. I ciclisti che ingombrano le strade sono solo sportivi che non vanno mai da alcuna parte, girano per girare, girano a vuoto, girano solo per andare in bicicletta senza risolvere i problemi del traffico. I ciclisti che si divertono in bicicletta sono gli stessi che usano l’automobile per lavoro e dunque all’automobile non sostituiscono la bicicletta come pretendono per essere ecologici, ma aggiungono un mezzo all’altro senza alcun risparmio sociale. In tutti costoro la bicicletta cessa di essere un mezzo di trasporto per andare da qualche parte, ma diventa il fine per andare in bicicletta.

La propaganda ecologica non solo contrabbanda il ciclismo come una forma di risparmio energetico, ma confonde il progresso della tecnica con il rispetto della natura, come se andare in bicicletta fosse un’attività naturale e gli uomini non nascessero nudi e pedoni. Il passaggio dai motori termici ai motori elettrici segna la fine dell’illusione naturale legata all’uso della bicicletta. Se il fine della bicicletta fosse il ritorno alla natura la bicicletta elettrica dimostra al contrario che anche la bicicletta è un modo per allontanarsi dalla natura per impadronirsi della tecnica. Chi vuole andare in biciletta dove si può andare a piedi commette un’alterazione degli equilibri naturali: dove si può andare a piedi si deve andare a piedi. Altrimenti si può anche andare in motocicletta o in automobile purché elettrica. Quando i carri armati saranno elettrici, anche i carri armati saranno ecologici.

L’illusione della natura sulla banchina sinistra del Tevere

La progressiva trasformazione dell’uomo in macchina procede nell’indifferenza generale alimentata dagli equivoci dell’ambientalismo che alla contemplazione della natura sostituisce la lotta contro l’inquinamento. Dopo la trasformazione dell’uomo in automobile o in motocicletta l’ambientalismo scientifico aggiunge la trasformazione dell’uomo in bicicletta senza rendersi conto che con la fine dell’inquinamento un’automobile o una motocicletta elettrica sarebbero innocue come una bicicletta tanto più elettrica e non ci sarebbero motivi sufficienti per preferire una macchina all’altra. In questo contesto i ciclisti che confondono il risparmio energetico con il rispetto della natura contribuiscono invece alla distruzione della natura. Per esempio i sampietrini. A Roma sulle banchine del Tevere il comune su istigazione dei ciclisti ricopre i sampietrini di asfalto o li abbandona all’incuria dei vandali, come accade anche in altre strade e soprattutto in via Nazionale dove risplendono ancora per poco i graniti e i porfidi. A differenza dei combustibili fossili che inquinano i sampietrini non inquinano, ma ugualmente non sono fonti rinnovabili. Ma forse i verdi sperano in una ripresa dell’attività vulcanica sui colli Albani e sui monti del Trentino per produrre nuovi sampietrini. Del resto i ciclisti sono più interessati alla protezione del proprio deretano che alla tutela del patrimonio artistico e naturale. Con la complicità di Legambiente il comune di Roma vuole costruire un Grande Raccordo Anulare per le Biciclette (Grab), una sorta di ciclovia urbana per raggiungere i principali monumenti e musei della capitale. In questo caso i ciclisti pretendono di attraversare anche il parco della villa Ada con un nastro di asfalto per non disturbare il deretano con le asperità del terreno. Piuttosto che cambiare il sellino o addirittura muovere qualche passo a piedi preferiscono levigare il terreno come un biliardo perché non sopportano la brutalità delle pietre. Con la stessa arroganza alimentata dalle scorribande per le strade urbane ed extraurbane i ciclisti invadono anche i parchi pubblici delle città dove i cittadini si rifugiano invano per sfuggire ai pericoli del traffico.

Nell’illusione di contribuire alla salvezza della terra con il movimento dei pedali, la guerra santa dei ciclisti non risparmia nessuno, né i vecchi, né le donne, né i bambini.

L’integrazione dell’arte con la natura dell’erba

E finalmente i ciclisti arrivano in montagna. Con la complicità del Club Alpino Italiano i ciclisti che inquinano le strade urbane ed extraurbane, tentano pure la conquista della montagna e si inoltrano negli ultimi spazi selvaggi che la terra offre ancora. Alla fine i ciclisti pretendono di pedalare anche sui sentieri delle montagne con l’equivoco sostegno delle associazioni nate piuttosto per difendere la natura dall’aggressione della tecnica e delle macchine che partecipare alla violazione della terra. Nel 2012 il Club Alpino Italiano pubblica un Quaderno di cicloescursionismo che sembra piuttosto un manuale di meccanica buono nei corsi di formazione professionale per preparare i giovani operai che intendono aprire un’officina di riparazioni. Dopo uno sterile e ingenuo invito a non confondere il mezzo con il fine il CAI indica nella biciletta il fine dell’escursionismo e giustifica la profanazione della montagna con il pretesto del panorama. Dove finisce il mezzo di trasporto? Dove comincia la montagna? Con la stessa mentalità dei pompieri sulle ferrate e dei turisti in funivia i ciclisti conquistano le vette come i motociclisti e gli automobilisti che da anni percorrono i passi dolomitici e si fermano solo per ammirare il panorama. Anche i ciclisti sono incollati al sellino fino alla vetta, dove finalmente si concedono qualche sguardo superficiale al panorama. La lontananza del panorama nasconde i guasti che essi stessi hanno provocato, le tracce che gli stessi ciclisti hanno lasciato sul terreno.

Con la complicità della Società degli Alpinisti Tridentini anche il Trentino si arrende alle ragioni dello sport e alla venalità del turismo per consegnare le montagne all’invasione dei ciclisti. Nel 2015 il Trentino modifica la legge provinciale del 2012 che vieta ai ciclisti le vie con pendenza superiore al 20% e larghezza inferiore alla bicicletta: ora il divieto diventa un’eccezione e l’arroganza una regola. Anche il Trentino promuove la trasformazione dell’uomo in una ruota che non vede e non sente il respiro della natura perché la tecnica prende comunque il sopravvento sulla contemplazione della natura e alla lentezza sostituisce la lontananza. Come gli sportivi urbani non hanno alcuna giustificazione ecologica o culturale, così i ciclisti montanari non hanno alcuna giustificazione sentimentale con la natura perché non stabiliscono un rapporto diretto con la natura, ma al rapporto con la natura sostituiscono il rapporto con la bicicletta.

La desolazione del progresso sulla banchina destra del Tevere

L’uomo moderno trasformato nell’uomo macchina o l’uomo bicicletta degli sportivi è costretto dal progresso della tecnica ad andare sempre più in alto e sempre più lontano. Dove comincia la montagna? Dove comincia il rapporto con la natura, il momento in cui anche il ciclista si accorge della natura e sceglie un rapporto diretto con la natura? Il ciclista arriva in automobile da Milano o da Roma, per esempio, poi prosegue il viaggio in bicicletta per liberarsi dall’automobile. Ma in questo momento finisce anche la sua liberazione: il ciclista non abbandona più la sua bicicletta finché non arriva in cima, una cima da qualche parte purché sia in cima. Alla fine del viaggio in cerca della natura non gli rimane altra natura se non il cielo. Per i ciclisti la montagna comincia dalla fine, da una vetta che esclude la montagna da ogni partecipazione sentimentale ed estetica, comincia nel punto in cui l’uomo macchina può solo guardare con distrazione il panorama per compiacersi della sua prodezza sportiva. I ciclisti che vanno in montagna per pedalare e conquistare le vette cancellano la lentezza del viaggio che consente ai viaggiatori di entrare in sintonia con la montagna e di confondersi con l’ambiente, riducono il paesaggio a panorama e il panorama a cartolina. I ciclisti in cerca della montagna non la trovano più perché arrivano dove la montagna finisce: come i soldati di Alessandro Magno che arrivano alla fine del mondo e non sanno più dove andare, i ciclisti hanno dimenticato il viaggio: «Giungemmo: è il Fine. O sacro Araldo, squilla! / Non altra terra se non là, nell’aria, / quella che in mezzo del brocchier vi brilla, / o Pezetèri: errante e solitaria / terra, inaccessa (Giovanni Pascoli, Alèxandros, vv.1-5)».

Alla visione verticale e alla contemplazione della montagna i ciclisti sostituiscono il rapporto con la tecnica e la sfida alla natura. In cima alle montagne non gli rimane che conquistare la luna.

23
L’illusione della bicicletta ultima modifica: 2021-06-24T05:47:00+02:00 da GognaBlog

73 pensieri su “L’illusione della bicicletta”

  1. 73
    albert says:

    https://www.ladige.it/territori/non-sole/2021/07/02/l-ultima-follia-del-turismo-green-in-elicottero-a-duemila-metri-per-poi-scendere-in-e-bike-1.2948008
    da gettare la spugna per lo sconforto…come pure per  miliardari che si prenotano per i viaggetti sfizio  nello spazio…ed il combustibile  dei razzi dove va a finire?

  2. 72
    Uno says:

    Il problema non è il mezzo ma l’uso che se ne fa. Molti gruppi di appassionati di mtb, soprattutto da enduro, ripuliscano sentieri che anche i pedoni possono percorrere. Sicuramente occorre autodisciplina da parte dei bikers, per evitare di rovinare i sentieri con frenate violente e uso dei tracciati  dopo le piogge per evitare erosioni. 

  3. 71
    albert says:

    Impressionato da notizie di  incidenti  cicloturistici in discesa , mi sono chiesto se mai arriverà il doppio freno a disco anteriore…invece :
    https://cyclinside.it/colnago-v3-rs-dv-doppio-freno-a-disco-per-il-doppio-ventoux/
    ..e se inventassero una e-bike che eroga la potenza giusta calcolata  in base  alle pulsazioni cardiache intervenendo solo qundo si supera una soglia pre-infarto?
    https://www.wired.it/gadget/outdoor/2019/03/19/ebike-adatta-pilota-monitora-frequenza-cardiaca-regola-assistenza-elettrica/?refresh_ce=
     Ma allora ditelo! e.. una maglietta con minicondizionatore deumidificatore… e  sella massaggiante  rinfrescante?…e una bici che avanza pedalando all’incontrario? o 4×4 cioe’ a gambe e braccia?? chissa se ci sono già..
     

  4. 70
    albert says:

    Bikeconomy. Viaggio nel mondo che pedala

    Stuzzicante..nella recensione. autori Santilli Soldavini
     certo che non basta finanziare in modo agevolato le e-bike, anzi personalmente avrei dirottato i  finanziamenti su piste ciclabili ( nella mia zona ne vedo di “leccatissime “ma corte e terminanti  improvvisamente con freccia verso strada provinciale .,.. poi si vedra’.Poiche’ la maggior parte possied ebici connumerosicambi e ruote artigliete, fors ebasterebberostrade Bianche .Ognitantoda diserbare, ripilure, riappianare  conbuche d aricolmare.Ho choiestoa liomeccanicoprovettoperche non sia ssuma un  apprendista, dato che sta invecchiando..”.nein!Poi mi ruba il mestiere!”Lessi anni fa quanto fossero costate  le opere stradali complessive della ciclovia del  Danubio..e quanto di indotto generasse( meccanici, punti ristoro, navette  di trasferimento e recupero, B%B, souvenir , cartine e guide..  ecc .)ogni anno:un affarone e tanto lavoro vero..Ora pure altre in Italia si stanno svegliando. Come per i percorsi dei pellegrinaggi..pareva esistesse solo quello di      Santiago de      Compostela e ne avevamo pure qui.

  5. 69
    Luciano Pellegrini says:

    Anche domenica 27 u.s. sono stato quasi investito da questi scalmanati, mentre procedevo solitario su un sentiero. NE’ EDUCAZIONE E NÉ RISPETTO. Tante volte ho lamentato che… frena oggi e frena domani, il solco sul terreno diventa sempre più profondo. La pioggia, preferisce usare questa ferita e, piano piano, la allarga. Inizia il dissesto! Vogliamo deturpare I SENTIERI del SENTIERO ITALIA? ACCONTENTATI, CI VUOLE POCO!  Voglio menzionare I monti Tatra, (che sorgono in Europa orientale all’interno della catena dei Carpazi, rappresentano un confine naturale tra la Slovacchia e la Polonia. In entrambi i Paesi, queste montagne sono ricoperte da parchi naturali protetti) e, i Picos de Europa, (sono una catena montuosa situata lungo la costa settentrionale della Spagna, tra le comunità autonome delle Asturie, Cantabria e Castiglia e León, e facente parte della Cordigliera Cantabrica). Sono parchi naturali dove sono vietati ai biker di percorrere i sentieri. Le bici possono entrare solo nei percorsi a loro riservati e TUTTI RISPETTANO QUESTA LEGGE!

  6. 68
    Luciano Pellegrini says:

    Il ministro del Turismo Massimo Garavaglia , (titolare della vigilanza sul CAI), certamente SOCIO CAI,  e il Presidente generale del Club alpino italiano Vincenzo Torti, alla presenza di Manuela di Centa, consigliere del ministro e di una delegazione del Cai, hanno firmato il Protocollo d’intesa per la valorizzazione dei percorsi alpinistici e escursionistici, in ambito nazionale e internazionale, in particolare il Sentiero Italia Cai e la Via italiana dei Rochers al Monte Bianco. In questo incontro, però, non si è fatto alcun cenno al pedalare.  Questo articolo di Bruno Telleschi intitolato “L’illusione della bicicletta”: dove si parla addirittura di “profanazione della montagna”. “Con la complicità del Club Alpino Italiano”, ha avuto MOLTI commenti. Anche Mountcity di ROBERTO SERAFIN – https://www.mountcity.it/2021/06/40696/il-trekking-piu-lungo-diventa-ciclabile/  ha pubblicato un articolo: Il trekking “più lungo del mondo” diventa ciclabile. Interessante è questa notizia, della quale si viene a conoscenza da fonti ufficiali del Club alpino, che sono 119, su oltre 500, le tappe già verificate del Sentiero Italia, per la percorrenza in mountain bike, in entrambe le direzioni, per un totale di 2768 km su oltre 7200. PERBACCO! Spesso, nelle escursioni, incontro orde di ciclisti che, fregandosene dell’escursionista, specialmente se è solitario, mostrano la loro abilità nel sorpasso, frenata e inveendo verso il malcapitato.

  7. 67
    Luigi Casanova says:

    Piaccia o meno (a me piace, sono un fanatico ciclista che mi ritrovo ovunque con queste due ruote) le bici ci sono. I negozi che le ordinano oggi dovranno attendere il rispetto dell’ordine a giugno 2023. Quindi il tema va governato. Innanzi a tutto si deve chiedere alle forze dell’ordine che facciano rispettare ai ciclisti il codice della strada, ovunque (ma molti operatori delle forze dell’ordine sono sportivi o ciclisti…). IN secondo luogo non è stata la SAT a modificare la legge provinciale del Trentino, è stato il Consiglio provinciale. La SAT, come tutte le associazioni ambientaliste, sono impegnate a far proibire il transito delle biciclette su tutti i sentieri alpini e nei boschi, ad utilizzare le strade forestali o le piste. Purtroppo il mondo degli operatori turistici e le aziende di promozione turistica (pubbliche) operano in modo opposto e i sindaci delle nostre valli non pensano a questi temi. Aspettiamo i morti, poi si comincerà a discuterne sul serio.
     

  8. 66
    Roberto Pasini says:

    È una discussione che abbiamo già fatto diverse volte. Io appartengo al partito che dice: siccome certe tendenze sono incontenibili e hanno comunque anche aspetti positivi ( il lato solare della strada) bisogna gestirle con pragmatismo. Come ? Con il classico combinato composto di educazione-regole- provvedimenti ad hoc (vedi Gran Paradiso o altre zone in Italia)- incentivi e punizioni. Per quanto riguarda l’educazione non sono d’accordo sul fatto che il fronte “aperturista” non si impegni. Ognuno fa quello che può negli ambienti in cui opera, CAI compreso, non c’è dubbio che comunque esiste una quota di “ineducabili” (le stime possono variare a seconda delle attività). Alcune attività sicuramente attirano una quota maggiore di “ineducabili”. Ecco perché gli interventi non possono che essere articolati, puntare su un solo strumento non è realistico. Gira e rigira siamo sempre lì: approccio “sistemico” v/s semplicazioni “silver bullet”. 

  9. 65
    Carlo Crovella says:

    Condivido e sostengo l’iniziativa di Toni Farina. Io vado in bici da quando avevo i pantaloni corti, continuo ancora oggi, anche se non sono un assatanato, e vado sia su strada che con la MTB. Con questa, privilegio strade sterrate, in genere ex militari (nelle Occidentali ne abbiamo tantissime, risalgono a quando si fortificò il confine verso la Francia), mentre escludo o limito al minimo la percorrenza dei sentieri. Sia per preservare il fondo (come descritto da altri) sia per non arrecare disturbo agli escursionisti. I sentieri sono più stretti e in genere più ripidi delle strade sterrate e gli incroci con i pedoni sono molto fastidiosi per questi ultimi. Lo so per esperienza personale, perché amo maggiormente camminare e quindi mi capita, da escursionista, di incrociare dei biker. Qui sta la differenza: ci sono anche biker educati e rispettosi, che magari si fermano e ti fanno uscire dal tratto ripido prima di impegnarsi loro. Ma altri (% purtroppo crescente, anno dopo anno) proprio se ne sbattono, manca solo che urlino “pista!”, ti travolgono e pure ti insultano perché fai perdere loro tempo… Il tema è il solito: l’ammasso umano che, bici o roccia o sci non importa, deve ingoiare la montagna da 20 anni in qua è ormai insopportabile. Chi, fra i lettori, sostiene il diritto di tutti di salire in quota, dovrebbe coerentemente impegnarsi in prima persona a educare (e-ducere, tirar fuori, dal becerume intendo) la massa. Invece pochi che si schierano per l’assoluta libertà poi si impegnano a educare. I veri colpevoli dei fenomeni descritti, non sono neppure i protagonisti in prima persona (i famosi “cannibali”, come li chiamiamo noi dalle ns parti), ma quelli che sbandierano il diritto di tutti, cannibali compresi, senza però impegnarsi in prima persona a far crescere il relativo spaccato umano. Alla fine diventa inevitabile che, almeno in aree protette (es PNGP) si applichino regolamenti molto rigidi.

  10. 64
    daniele piccini says:

    Il commento 62 centra perfettamente il problema sull’uso della mountain bike – ebike in montagna, ci sono percorsi sostenibili ( strade forestali o larghi sentieri con fondo roccioso ) e percorsi non sostenibili ( sentieri stretti e sterrati che in breve tempo degradano e diventano inservibili per il loro uso naturale, lo spostamento a PIEDI. Se poi c’è chi si diverte a giocare e fare evoluzioni spericolate con le bici, si possono attrezzare vecchie cave abbandonate o piste specifiche come per il motocross ma questa è un’altra cosa, ritorniamo ai luna park o ai divertimentifici che posti in luoghi appropriati hanno una loro valenza soprattutto economica. In un mio precedente commento ( n. 9 ) avevo posto ironicamente il quesito sul ruolo assunto dal CAI in questo contesto nel quale il biciclo in montagna sta diventando sempre più importante, a riprova di ciò la CCE (Commissione Centrale per l’Escursionismo ) è composta a maggioranza da cicloescursionisti, nel silenzio generale, io sono un socio CAI da circa 30 anni e questo silenzio non mi piace.

  11. 63
    DinoM says:

    Toni vero è che con la ebike molte più persone vanno su sentieri di montagna superiori alle loro capacità e perciò si passa da pochi passaggi esperti ( lasciando cioè la bici correre fluida) e tanti passaggi con frenate mostruose e relativi scavi. E’ un problema che hanno anche qui da noi e che tentano di risolvere mettendo dei “filtri” non percorribili in bici. Indubbiamente è un problema da gestire. Resta da dire che la gran massa va sempre sugli stessi percorsi su cui occorre aumentare la manutenzione.

  12. 62
    Toni Farina says:

    Sono assiduo pedalatore (non sportivo, almeno in senso stretto. La bici è per me mezzo di trasporto e di conoscenza di luoghi. Ma sono contrario a questa diffusione delle bici sui sentieri: mi rifersico ai sentieri “storici” (tutti i veri sentieri in realtà lo sono). Ma non sono talebano: se gruppi di biker si puliscono e gestiscono sentieri di bassa montagna per le loro evoluzioni ben vengano. Ma è innegabile che la coabitazione è un problema, così come è un problema l’impatto sul sedime del sentiero. Ho visto ex sentieri diventati impercorribili, in particolare per chi inizia ad avere difficoltà a camminare (e non mi dite se ne stia a casa), nonché trasformati in canali si scorrimento dell’acqua.  Come consigliere del Parco Gran Paradiso proporrò una stringete regolamenta zione delle bici sui sentieri del parco. E chiedo agli amici biker di capire. Grazie

  13. 61
    Matteo says:

    “È infatti possibile usare la bicicletta per andare al mare in pianura e sui monti (Strata) per trovare nella contemplazione della natura il senso della vita. Ma sarebbe allucinante il contrario: usare il mare la pianura e i monti per andare in bicicletta. Si tratta di avere un fine naturale senza i mezzi artificiali (Conserva) e di resistere alla sopraffazione della tecnica.”
    francamente non più allucinante che usare la macchina e la funivia per andare al rifugio a mangiar canederli, o pretendere la connessione per poter condividere le foto dei medesimi.
    O pretendere (e vendere) la sicurezza e il brivido, ma comodo però, dovunque e comunque.
    In altre parole non più allucinante di quello che fa e vuole il 99% di questa società.

  14. 60
    alber says:

    https://www.ladige.it/territori/fiemme-fassa/2021/06/27/e-gravissima-la-ciclista-di-58-anni-ferita-oggi-al-sellaronda-bike-day-1.2944751
    la discesa non e’ faticosa ma insidiosa……speriamo che se la cavi..e che non sia dipeso da strada affolata da altri ciclisti… il che potrebbe impedire la traiettoria giusta..o costringere a bruschi cambi d i traiettoria gia’ impostata.

  15. 59
    bruno telleschi says:

    So che i ciclisti non sono tutti uguali, ma la questione riguarda il destino dell’uomo nel mondo della tecnica (Raffo). È infatti possibile usare la bicicletta per andare al mare in pianura e sui monti (Strata) per trovare nella contemplazione della natura il senso della vita. Ma sarebbe allucinante il contrario: usare il mare la pianura e i monti per andare in bicicletta. Si tratta di avere un fine naturale senza i mezzi artificiali (Conserva) e di resistere alla sopraffazione della tecnica. Per rimanere uomini senza diventare biciclette.

  16. 58
    albert says:

    commento al n. 11 :oltre che a scavare solchi e devastare cotica erbosa, questi  Attila compiono anche un altro danno.Ovvero suscitano in certi danneggiati o disturbati dal passaggio, istinti sadici che non credevano di avere .       Il buono dottor Jekill diventa il cattivo mister Hyde e…tira cavi di acciaio sottile di traverso ai  percorsi  che invadono sentieri o proprieta’ private.
    commento 54 :Il contraltare  alle varie     ronde o bikeloghe di massa e’ questo
    https://www.ladige.it/territori/non-sole/2021/06/26/sulla-ciclabile-col-figlioletto-nel-carrello-ma-poi-la-trento-male-non-le-fa-caricare-il-portabimbo-sul-treno-1.2944258
    quindi lungo alcune piste ciclabili piu’o meno erte, si e’creato un servizio privato con pulmini e carrelli portabici, si chiama col telefonino , prezzo variabile a seconda della distanza di recupero … e possibilita’ di dividere la spesa se  si raggiunge  una consistenza massima diposti. Visti anche questi mezzi portare in  quota (al Passo  Rolle) i ciclisti a zero sforzo, per poi farli scatenare in discesa .
     
    https://www.ladige.it/territori/non-sole/2021/06/26/sulla-ciclabile-col-figlioletto-nel-carrello-ma-poi-la-trento-male-non-le-fa-caricare-il-portabimbo-sul-treno-1.2944258
    per nonsbagliare con i watt, meglio sempre mettere in notazione scientifica(2,5*10^2 w).Per chi si ilude di diventare campione con la e-bike ecco una notiziola”In uno spazio di 5 secondi Greipel riuscì a sprigionare un picco di potenza di 1.619 watt, che è il dato più alto che Velon ha registrato in questa stagione 2017.”Per unire l’utile al dilettevole, esistono carrelli da applicare alla bici , poi si possono caricare di pesi..e compiere commissioni, tra cui portare a spasso bimbi.. alcuni carrelli hanno la possibilita’ di applicare degli sci o diventare carrozzina spinta a mano
     
     
    .

  17. 57
    Roberto Pasini says:

    Cominetti. È come l’invasione periodica delle cavallette. Poi magari vengono le zecche, le cimici puzzolenti, le processionarie….Bisogna segnarsi sull’agenda le date e organizzarsi di conseguenza. Come in quegli strani posti che si vedono ogni tanto sui media che sono invasi periodicamente da strane creature, anche  loro poverelle parte della natura e dell’ecosisistema, anche se appaiono brutte e puzzolenti, ma giustamente il rospo dal suo punto di vista non si vede così e poi è stato o potrebbe diventare anche un bel principe. Chi può dire dove sta davvero nascosta la regalita’ ? Chi sono io per giudicare dice pure Papa Francesco, e mi scuso se è poco. Gli abitanti del luogo si organizzano e cercano quando possibile di ricavarne pure qualche vantaggio vendendo servizi ai media o mangiandosi qualche bella rana o cavalletta grassottela, sempre proteine sono, se non si fa troppo gli schizzinosi. Buon appetito. 

  18. 56

    Pasini hai ragione. Ma mai mi sarei aspettato tanta gente! Ora ho saputo dagli organizzatori che c’erano circa 40 mila ciclisti. Grande successo commerciale e quindi turistico, ma grande casino. Penso che non sono stato l’unico a notarlo e a girarsi che mai più farà una cosa simile. Meglio auto  bus e moto. Provare per credere. 

  19. 55
    Roberto Pasini says:

    Cominetti. Perdona loro perché non sanno quello che fanno. Però anche tu ti vai a cacciare nelle grane. Eri tu nel posto sbagliato al momento sbagliato. Se lo conosci lo eviti 😀 

  20. 54

    Albert 50, hai confuso watt con kilowatt. La differenza è 1000:1! Una bicicletta con 1000 kilowatt sarebbe come il Concord.
    Invece spezzo una lancia s favore dell’articolo perché oggi sono appena tornato dal Sellaronda bike day. Non l’avessi mai fatto! Un gregge di migliaia di ciclostressati si è riversato sulle strade appositamente chiuse al traffico motorizzato. Cadute, incidenti vari, infarti, via vai di ambulanze ed effetto pecora al pascolo forzato, nonché uno che mi ha insultato perché ero senza casco (che ho immediatamente invitato ad andarsene a fare in culo) mi hanno fatto desistere e fare dietro Front dopo 7 km. Tra poco riprendo la bici e me ne vado a fare un giro, mentre la feccia umana percolerà in auto verso le pianure natie.  L’iniziativa ha enorme successo ma personalmente la trovo per me vomitevole. Quindi Telleschi for president. Almeno per oggi.
    Vi prego non venite nelle Dllomiti! Siamo già troppi.

  21. 53
    Matteo says:

    Caro Crovella, io credo che tu debba cercare di non lasciarti andare al tuo pessimismo ideologico e fare qualcosa per contrastarlo anziché adagiartici…
    cosa c’entra Bauman, la società liquida. Perché pensare (come l’estensore dell’articolo) che ciò che non ti appartiene (nello specifico le bici) necessariamente deve per forza essere il male e sintomo di un disfacimento morale?
    La risposta alla tua domanda la fornisci tu stesso e non te ne accorgi: se un testo è di “attualità” e pure “provocatorio” è evidente che scatenerà reazioni.
    Ma questo non significa certo che non sia profondo (o tocchi temi profondi), non significhi un accrescimento personale, sia “basso” e segno di “grettezza”.
    E quello che in un dato momento è un argomento “alto” può facilmente rivelarsi nient’altro che una baggianata (mi sovvengono le esegesi di Aristotele o i dibattiti teologici medioevali sull’anima delle donne)
     

  22. 52
    Roberto Pasini says:

    DinoM. Che bello trovare qualcuno che in attesa dell’Apocalisse e del crollo dell’Occidente corrotto e decadente cerca di vedere anche il lato solare della via. Grazie Dino. Se va avanti così bisognera’ farsi promotori di referendum per leggi alla De Zan su ciclo-fobia, runner-fobia et similia. Lotta dura senza paura contro i cicli persecutivi, sempre uguali tranne nel bersaglio.

  23. 51
    DinoM says:

    Vorrei segnalare che nella nostra zona pedemontana, varie associazioni di MTB hanno pulito, ripristinato o tracciato decine di km di single track che utilizzati da pastori o boscaioli come sentieri per i lavori erano stati  abbandonati completamente. Annualmente fanno manutenzione e tengono vivi tracciati che altrimenti sarebbero completamente persi. Alcuni di questi sono davvero stupendi perchè corrono tra boschi e pascoli oppure sugli argini delle “grave” dei fiumi. Hanno pure completato la cartografia. Questi tracciati sono a disposizione di tutti anche di chi, come me usa la mtb per fare un po’ di scarico. 

  24. 50
    albert says:

    In salita fatica,( riducibile) , in discesa finalmente agisce la forza di gravita’. Certi modelli di e-bike ricaricano le batterie (moto perpetuo?), altri solo ruota libera senza sforzo..ma dipende dal terreno ( sobbalzi pericolosi per l’integrita’ delle zone basse) e da una predisposizione affinata poi con tecnica  per la discesa.https://www.ildolomiti.it/cronaca/2021/si-schiantano-mentre-fanno-downhill-sulla-pista-willy-wonka-quattro-biker-portati-in-ospedale.
    Ancora in Italia sono  in vigore limitazioni di 250 Kilowatt, in  Usa  permssi anche 1000 kw e addirittura 2 ruote motrici con pacco  batterie consistente…ma allora tanto vale un ciclomotore Ciao o  Califfone..o scooter elettrico. Ah, gia’, il problelma e’ l’assicurazione, la targhetta, il patentino..mentre le bici sono esentate( ma i prudenti stipulano assicurazioni infortuni e responsabilita’ civile, gli imprudenti confidano in un  amuletto cornetto portafortuna   o scappano)
     

  25. 49
    Roberto Pasini says:

    Conserva. Ma in quale universo parallelo vivi? Fai una ricerchina o guardati intorno. L’Italia è piena di gente che cammina. L’escursionismo è l’attività praticata dal 40% delle persone in vacanza (dati Sole 24 ore). Milioni e milioni di persone. Sono stati aperti e segnalati percorsi di ogni tipo: alte vie, cammini vari, percorsi dedicati a Santi e Madonne varie, percorsi ad anello, giro dei passi……non c’è comune che non abbia un gruppo di volontari che si dedicano al restauro e alla manutenzione dei sentieri locali, ci sono libri e un numero infinito di siti dedicati al trekking e i sentieri più conosciuti sono percorsi da una sorta di “popolo di Dio in cammino”. E questo è bello, sano e positivo. Certo poi c’è qualcuno che grida, ride, canta, fa casino, defeca, lascia residui ma l’uomo è così, cosa ci dobbiamo fare. Una vera bestia, a volte molesta. Si tenta di educarlo e si fa quel che si può con la sua cacca. Quindi i camminatori non sono figli negletti rispetto ai ciclisti, ma alimentano un’intera industria. Però a qualcuno stanno sulle palle, come ad altri stanno sulle palle quelli che vanno in bici, e il surf , non parliamo del surf signora mia e poi mettiamoci anche il kite e via volando…ma sarà sempre così, siamo un paese di anziani e noi anziani diventiamo intolleranti, rancorosi, litigiosi, permalosi, nostalgici, paranoici e qualcuno, diciamolo pure con sincerità, anche un po’ pichiatello. Parlo per me ovviamente e ogni riferimento è puramente casuale. Stammi bene e cammina tranquillo, magari scegliendo il posto giusto. Oggi io da solo non ho incontrato nessuno sulla mia crestina appenninica, basta sapersi un po’ muovere e ti confesso (orrore! orrore!) che ho persino corso visto che tirava aria fresca, nei limiti delle mie possibilità ovviamente, e mentre correvo ho pure fatto i miei umili e modesti pensierini. 

  26. 48
    ALBERTO CONSERVA says:

    Ci sono due modi di muoversi per svago. Il modo “sportivo”, che trae soddisfazione dal movimento e dal dispiego di energia impiegata per compierlo. In questo caso muoversi a piedi o in bici sono due facce di una stessa medaglia, cambia il mezzo, ma il fine è lo stesso.Ma c’è anche un modo “contemplativo” ed in questo caso l’unica modalità di movimento compatibile sta nel camminare. Un gesto antico ed imprescindibile, che accompagna gli aspetti spirituali ed intellettuali dell’umanità.Per un concorso di circostanze, che sarebbe lungo elencare, nella nostra società è proprio il “camminare” ad essere scoraggiato ed insidiato dalla necessità di “consumo”, fattore imprescindibile della cultura dominante.Il ruolo della politica dovrebbe consistere nel conciliare le diverse esigenze che sorgono all’interno della società, in modo che non confliggano tra loro, ma non viene mai esercitato per tutelare chi sia in cerca di “contemplazione” ed anche i camminatori assumono un ruolo di rilievo solo se si impegnano in prove massacranti e competitive utilizzabili come “spettacolo”.Come Bruno Telleschi avverto la sofferenza per una pressione continua ed inesorabile, financo attraverso la bicicletta, che cerca di far fuori le ultime resistenze di chi vuole perseguire un fine, che non richiede l’uso di  mezzi.

  27. 47
    Roberto Pasini says:

    Azzardo un’altra possibile spiegazione, diversa dalla” barbarie”, sul fatto che articoli come quello sul Paine suscitino pochi commenti. Si tratta di narrazioni che hanno una loro autonoma compiutezza. Non aprono porte controverse. Stanno lì, granitiche come le montagne. C’è poco da commentare o discutere. Si può ammirare l’azione, esprimere la propria stima per chi ha compiuto l’impresa, appassionarsi per i particolari tecnici, ma poi la parola si ferma di fronte al fatto compiuto, perché è inadeguata e rischia la retorica, che spesso poi fa vendere i libri di montagna.

  28. 46
    Carlo Crovella says:

    Vorrei concentrare l’attenzione dei lettori su un particolare che avevo già focalizzato altre volte ma che qui è lampante: questo articolo da molti è considerato “indegno” del Blog perché provocatorio, superficiale, prevenuto, stupido, offensivo… Eppure ha innescato a tutt’oggi 44 commenti. Non è il record assoluto, perché in passato si è arrivati a cavallo del centinaio e in un caso a ridosso dei 200 commenti. Viceversa i due articoli successivi (Gogna su Finale e poi Paine), pur profondi di contenuto e scritti molto bene, hanno suscitato pochi commenti, tra l’altro dei soliti afiscionados, compreso, in un caso, quel rompino di Crovella. Come dire che la qualità non conta più, che in realtà conta il “tema”: se è un argomento di attualità, tutti si agitano, quanto meno si animano, tutti hanno qualcosa da dire (in una o nell’altra direzione). Se invece la lettura è profonda, appare soporifera, distoglie la concentrazione, allontana le riflessioni.  Ha proprio ragione il sociologo Bauman: ormai siamo condannati alla società liquida, di superficie, senza una rotta primaria. Fa bene il Blog ad alternare testi profondi con testi di attualità, anche se “di superficie”, perché così ogni lettore trova pane per i suoi denti. Però, che amarezza: non sono contrario la fatto che si esca dalle villette a schiera di Cinisello Balsamo, mi piacerebbe però che ogni attività di montagna (dall’alpinismo in senso stretto fino alla bici) fosse un elemento di crescita personale, di maggior nobiltà d’animo, uno stimolo ad essere “migliori”. E’ stato così, nei decenni del dopoguerra fino ai primi ’90 (io ho vissuto la coda del trend, dai 70). Invece ora registriamo più che altro lo spostamento delle grettezza e dell’imbarbarimento dalla “bassa” verso le quote alte. I due risvolti (interesse per articoli di superficie e imbarbarimento nella frequentazione della montagna) sono due facce dello stesso fenomeno.

  29. 45
    albert says:

    Problema batterie:  col freddo , persino gelo, un ciclista muscolare puo’ andare proteggendosi adeguatamente..le batterie che problemi darebbero? Altra questione: la bicicletta  tradizionale si puo’ caricare sul  portabici a tetto e bisogna anche avere buone braccia e schiena.Nelle lunghe trasferte con mezzi a , la e-bike come si colloca su mezzo di trasporto a motore? Vedo un vicino convertitosi alla e-mountain bike , che almeno  vuole risparmiarsi la lunga pedalata di  traferta piatta e monotona: deve smontare e poi   ha tolto i sedili posteriori piazzando un sostegno  e ancoraggi per tiranti..
     

  30. 44
    Roberto Pasini says:

    Cominetti. Mi riferivo all’autore dell’articolo. Per quanto riguarda il conservare e la parsimonia sono assolutamente d’accordo, con giudizio, come fanno alcuni produttori come Patagonia, perché la ruota deve comunque girare. Proprio perché vivo ora per gran parte del mio tempo in Liguria, vedo anche il lato oscuro della Forza. A volte gli uomini trasformano in virtù le limitazioni indotte in loro dalla geografia, dalla storia, dalla cultura, dalla religione e dalle loro preferenze/idiosincrasie personali frutto della casualità o della loro vicende personali. Si cammina sempre su una cresta e non è la sicurezza precaria della conserva corta (l’ideologia dominante o alternativa, se usciamo dalla metafora)che sostituisce l’equilibrio individuale come già dicemmo a suo tempo.

  31. 43

    Pasini, l’essere davvero eco-logici non incrementa di certo il PIL. E’ un’attività, o meglio una filosofia di vita che favorisce la decrescita.Mettici che siamo in troppi su questo pianeta e la frittata è fatta. Le piaghe d’Egitto facevano da reset nell’antichità come ora lo sta facendo il Covid.
    Tu che vivi in Liguria avrai sentito dire che “sciusciàa e sciurbìi nu se pèu”.

  32. 42
    Roberto Pasini says:

    Conservare è sacrosanto ma anche produrre, vendere, creare lavoro, mantenere famiglie. Nel 2020 sono state vendute in Italia quasi 2 milioni di bici. Ci lavorano quasi 150 imprese. Siamo leader nella produzione e nell’esportazione. Il comparto bici tutto compreso vale dai 7 ai 12 miliardi, quasi lo 0,7 del PIL. Anche questo non va bene? Dovremmo produrre e vendere solo marmellatine biologiche e artigianali a chilometro zero perché i ciclisti sulle strade danno fastidio a qualcuno ? Ma mi facci il piacere…..ma va a lavura’ come dicono dalle mie parti.

  33. 41
    Beppe says:

    L’ho letto, ma mi rendo conto di aver sprecato del tempo! Un bouillon generalista che identifica e bolla senza distinzione alcuna i ciclisti. Sarebbe come dire che gli automobilisti parcheggiano solo in seconda fila o non usano le frecce alle svolte per non scadere nell’uso del cellulare etc. Chi scrive l’articolo ha forse perso di vista il millennio in cui vive e le strategie future di mobilità delle città, peraltro già adottate in molti paesi europei. Vive ancorato a un suo modo di vivere ritenendolo l’unico accettabile e consono. Forse qualcuno dovrebbe dirglielo che nella vita tutto è transitorio!

  34. 40
    Alberto Benassi says:

    hai te, voglia d’avè la bici da 12000 € ma se un pedali un si move!!
    mia moglia ha una mtb tutta in acciaio assai pesante con freni a ganascia.
    Lei la chiama il “mio cancello”.
    C’è stata in Bolivia, in Cile, in Argentina, in Cina, in Tibet,  ect. ect. Non è performante ma è superaffidabile. La carica con 4 borse due davanti e 2 dietro C’ha fatto 20 anni di giri per il mondo.
    Guai a chi gliela tocca.

  35. 39

    E’ imbarazzante dirlo perché si tratta di mio figlio, ma lui usa una bici da strada degli anni ’80. A quei tempi la usavano i professionisti e ha una meccanica così raffinata che non ha prestazioni poi così lontane dalle bici in carbonio di oggi, ma credo che fare questo, cioè farsi DURARE le cose invece di cambiarle spesso, sia qualcosa che si avvicina maggiormente all’essere eco-logici.
    Inoltre se hai buone gambe, e mio figlio ce le ha, puoi permetterti di superare su per i passi dolomitici molti ciclisti dotati di bici superleggere da 12mila euro, anche con il cestino con dentro il cane montato sul manubrio.
    Ribadisco: chi sa, sa. E chi non sa, sassate.

  36. 38

    Sono un ciclista e ho un figlio che vive per la bicicletta (non elettrica ovviamente), eppure questo articolo mi ha fatto pensare. Non mi ha suscitato un superficiale moto di contrarietà in quanto appassionato che si sente attaccato. Perché di attacco non si tratta.Il vero e serio problema della e-bike lo vedo (oltre allo smaltimento delle batterie e alla sicuramente non-ecologica produzione dell’energia elettrica in molti casi) in montagna dove c’è già un affollamento dovuto alla possibilità per chiunque di raggiungere posti che con una normale bici non verrebbero raggiunti per limiti fisici.
    Non so se avete mai provato una e-mtb, ma da fin da subito una sensazione di inarrestabilità al pari di una moto da trial. E’ leggerissima e maneggevole e sale praticamente ovunque sui sentieri. Ovvio che non supera massi alti qualche metro come fanno certi funamboli del trial motorizzato, ma senza essere dei fenomeni ti fa inerpicare su per posti belli ripidi con una fatica pari a zero o quasi. 
    Non è raro vedere sui sentieri di località di grido (io purtroppo vivo tra due di queste) delle ingioiellate signore sedute tutte arretrate su e-bike a nolo che letteralmente sfuggono al loro controllo e le trascinano in salita come fossero moto imbizzarrite. Infatti il minicomputer della e-bike sente se sei spompato e ti aiuta di sua iniziativa. Auguro a tali signore di incontrare chi le scippi di quei pesanti e inutili gioielli (specie se indossati in bicicletta) che oltretutto le rendono ridicole. Ma non si vedono allo specchio prima di uscire?
    Lo so, sono andato fuori tema, ma mi succede spesso.

  37. 37
    Alberto Benassi says:

    @35
    vedi il 12: Ma essendo elettrica di che ecologia si parla??
     

  38. 36
    Roberto Pasini says:

    Penso che la domanda “bicicletta” rimarrà elevata per molto tempo. Interventi precedenti ne hanno messo in luce le ragioni: resistenza, velocità, bei posti, destrezza (MTB), fascino del mezzo meccanico (soprattutto maschi), fascino del controllo analitico della prestazione (gadget elettronici), competizione (vedere Strava), socialita’ (grupponi che si incontrano), “sostenibilità”, costi comunque contenuti rispetto alla moto……Io aggiungerei anche un altro motivo: la bici “concede” (quache chiletto, qualche acciacco motorio) di più rispetto ad altre attività come l’arrampicata o la corsa in montagna ed è meno dannosa per articolazioni un po’ consunte (come il nuoto, ma meno noiosa, almeno il nuoto in piscina). C’è il problema del traffico e dei limiti del sistema cardio-circolatorio (infatti ogni tanto qualcuno schiatta) ma con un po’ di prudenza e prevenzione sono pericoli gestibili. Come sempre di fronte ad un fenomeno di massa ci sono luci e ombre: si può dar sfogo ai lamenti e ai rimpianti per le età dell’oro (supposte come tali nel ricordo nostalgico) e si soddisfa il proprio ego ma non si fa un passo avanti oppure cercare di gestire e far emergere il “lato solare della strada”. Innanzitutto, come dice Crovella giustamente ,facendo rispettare le regole.

  39. 35
    luigi says:

     A proposito di elettrico,sembra che nessuno si ponga il problema batterie . per immagazzinare l energia per muovere la bici ,la macchina ecc , ci vuole la batteria , pero la batteria non è eterna , basta vedere quanto durano le batterie dei cellulari  , a furia di ricaricarle perdono il loro potere di immagazzinare energia , parecchie case automobilistiche noleggiano da produttori specifici le batterie per le loro auto elettriche . Produrle ha un costo alto , smaltirle altrettanto, tanto per fare un esempio sotto i sedili di una macchina elettrica media c e un quintale di batterie , pensate a quando saranno esauste ,verrranno riconsegnate al produttore per rigenerarle per quanto riguarda le auto  , ma per tutto il resto ?

  40. 34
    Giovanni Ponziani says:

    non condivido e valuto l’articolo solo riferito alle prime 4 parole, che esprimono a pieno il valore di tutto quanto segue: provocatorio.  punto, basta questo. io ci aggiungerei anche ridicolo e mal scritto  🙂 buona vita

  41. 33
    albert says:

     articolo 32
    i bonus fiscali per consumi privati, si sono verificati anche in edilizia col bonus 110%: ingolfamento di pratiche per richiesta dati catastali perduti da anni, migliaia di pratiche, migliai adi riunionicondominiali persino inpandemia seconda -terza ondata, fiutatori di affari finanziari, e aumento di costi di materiali e personale qualificato sempre piu’  raro.Ecco cosa succede quando lo stato o l’Eu si impiccia in consumi  privati derivanti dai gusti e le mode , invece di finanziare ricerca ed infrastrutture.   Alcune segnalazioni  :e’ accaduto anche che  si sono rivendute le bici agevolate ancira nell’imballaggio facendoci una cresta , leggermente inferiore al prezzo di listino.Lo  stato Imprenditore Keynesiano sarebbe ben altra cosa,  Friedman  disse che non esistono pasti gratis..se ti offrono cibo gratis, te lo infarciscono di  sale  peperoncino e poi ti pelano con le bevande maggiorate nel prezzo.Scontano fiscalmente lavori edili, auto elettriche ecc? alla fine si  ripiglieranno lo sconto in altro modo.Ad esempio una super tassa   dismaltimento quando cambi le batterie o i copertoni…ed allora le rifileranno  abusivamente..per adesso si vedono ciclisti elettrici anche in pianura , che mai si avventureranno in salita. Forse di elettrico occorrerebbe un climatizzatore  applicato ad un portapacchi , o collocato nelle borsone da viaggio,che deumidifica il sudore sotto la canicola e pure rinfresca la sella.E  cio’ che  ci sta sopra.
     

  42. 32
    Carlo Crovella says:

    Tornando più nello specifico, un mio conoscente è titolare di una piccola azienda che produce biciclette (sia corsa che MTB). Attività artigianale ma con standard elevatissimi. Mi ha raccontato pochi gg fa che la “filiera” è imballata per l’eccesso di domanda, artificiosamente alimentato anche dai bonus ecc. Per esempio pare che Shimano consegni i freni a 3-6 mesi dall’ordine, perché ha esaurito da tempo il magazzino e la produzione non tiene il ritmo delle richieste. C’è un abnorme richiesta di biciclette, in parte comprensibile sia per il clima restrizioni sia per il diffondersi del (spesso ipocrita) mito green, ma si tratta di una domanda drogata. Oggi “tutti” vogliono la bici. Al di là delle prospettive reddituali (e dei problemi logistici) degli operatori, una domanda così drogata non è un bene. Non è mai un bene quando si concretizza un’imprevista e intensa concentrazione di interessi verso uno specifico fenomeno (faccio riferimento alla bici come attività di tempo libero). Questo per due motivi strutturali: 1) come si è gonfiata, la domanda drogata si sgonfia con altrettanta velocità, anzi: che fine faranno li bici non più usate perché la “cissa” collettiva è passata di moda? Già ora vedo quintali di biciclette gettate nei fiumi, abbandonate sui marciapiedi, smontate e disperse nei campi coltivati… figuriamo “dopo”!; 2) una crescita drogata è sregolata e quindi comporta l’accentuazione dei risvolti negativi, in particolare  per i comportamenti maleducati. Attenzione non sto dicendo che TUTTI i ciclisti siano maleducati, anzi. Io stesso, seppur marginalmente, vado in bici (sia MTB che strada) e mia moglie è una sfegatata delle salire del Tour (che fa con la bici da strada). Non posso che parlare bene dei ciclo-turisti, compresi quelli che fanno giri di più giorni con le borse a fianco delle ruote per tenda ecc. Però nel mucchio he cresce così rapidamente e quindi così selvaggiamente, non c’è una pari crescita di consapevole maturità dei praticanti, quanto un approccio più animalesco, incentrato sull’esasperazione tecnico-atletica. E’ questo risvolto che spesso (non sempre, ma molto spesso) innesca i risvolti negativi, sia sulle strade (anche in città) con la bici da corsa, sia sui sentieri con le MTB.

  43. 31
    Nazario says:

    Si diceva, il mondo è bello perché è vario!  Leggendo questo “contributo” ho pensato, tanto vario ! 

  44. 30

    L’articolo è così retorico che va a stuzzicare pensieri che in molti pensavamo di non riuscire neppure a fare. Proprio perché mi trova in disaccordo almeno per il 50% lo considero molto stimolante e tutt’altro che superficiale. 
    Non mi sono mai piaciuti i Pooh ma penso che siano dei musicisti superlativi.

  45. 29
    GognaBlog says:

    Alcuni commentatori hanno espresso una precisa opinione: secondo loro questo articolo “in un blog come questo” non doveva essere pubblicato. Il mio pensiero invece è che sfoghi di questo genere debbano trovare un loro spazio “proprio” in un “blog come questo”, dove c’è libertà di parola e di pensiero. Si può essere, come sono certo di esserlo io stesso, ben lontani da questo modo di pensare e di porsi: ma questo non deve mai far pensare di essere proprietari della verità, messa a nostra esclusiva disposizione. Inoltre siamo certi che è proprio pubblicandoli che si può sminuire l’eventuale nefasta efficacia di questi articoli: come è mia opinione che la censura abbia fatto ben più danni che il libertinaggio.

  46. 28
    albert says:

    Non mi e’sfuggito un piccolo particolare:molti ciclisti  visti  con invidia sfrecciare su strade normali o sentieri ecc, possiedono biciclette dai telai leggerissimi e costose, ma evitano di apporre un misero campanellino che costa pochi euro, per cui si viene sorpassati ,mentre si cammina o si va pure noi su  modeste biciclette di acciaio,da fantasmi che ti schivano per pochi centimetri.. Non si degnano neppure di fischiare o di annunciarsi con un classico”Occhio!”.Per evitare spaventi   sulle nostre due bici di coppia anziana, abbiamo aggiunto al campanello standard e pure uno specchietto retrovisore..ma 2 etti in piu’verrebbero schifati sul prezioso carbonio o titanio.. Accadono molti incidenti ai ciclisti, non si menziona mai in cronache sbrigative solo locali  di poche righe se avessero il caschetto, considerato da molti mania teutonica-anglosassone-scandinava.  Quando leggo di e- biker che si sentono superuomini in salita, ma poi in discesa ripida non sanno valutare lo spazio di frenata , e si schiantano, non provo empatia, mi viene in mente la canzone” It’s a longway to  Tipperany”.Col l’afa ed il solleone poi, vedendoli procedere paonazzi  in salita al  Cansiglio o Piancavallo ( tratti di tappone del giro) con tuta stretch tirata  sulla  panzona,mi vien in mente il TragicoFantozzi ed il Gruppo  sportivo Cobran,e ,nelle cronache, aumentno in fartia josa in buona o compagnia con escursionisti poco allenati o integralisti del giardinaggio..Lapubblicita’ di auto, moto e cicli da 7mila in su, colloca sempre il mezzo in ambiente magico e solitario, strade che vanno verso l’infinuito con splendi di paesaggi in fondo.Ad ogno modo W  ed auguri a Letizia Paternoster.

  47. 27
    frank says:

    l’autore non conosce i biker, non sa niente e parla parla,se li conoscesse un poco saprebbe che una volta in arrivato in cima al ciclista non importa della lunaè la discesa l’altra sua meta….
    scherzi a parte articolo poco utile pieno di pregiudizi e idee errate si di un gruppo eterogeneo di persone diversissime tra loro…

  48. 26
    Roberto Pasini says:

    Arioti. Giustissimo Antonio. Guardare più largo geograficamente e più lungo temporalmente. Penso ai bambini che fanno ancora chilometri a piedi sui bordi delle strade in Africa per andare a scuola. Potessero avere una biciclettina per affollare le strade e magari fare quache corsetta competitiva. Per carità, senza fare demagogia a buon mercato o terzomondismo di seconda mano, ma solo per ricordarci da dove veniamo e cosa c’è intorno a noi, prima di urlare alla luna, ma forse questi sono ragionamenti della breve fase pre-finale, che prima del completo rincoglionimento senile tende a spingere la mente ad allargare un po’ la prospettiva, paradossalmente mentre la vita pratica si restringe nei confini dettati dai propri limiti fisici. 

  49. 25
    Antonio Arioti says:

    I fenomeni basterebbe guardarli da una diversa prospettiva geografica. Un bel viaggetto in India e i ciclisti nostrani ci sembreranno pochissimi e dilingetissimi. E lo dico col massimo rispetto per gli indiani perché quando si è 1 milardo e 400 mila certe paturnie si mettono da parte.

  50. 24
    Roberto Pasini says:

    Se guardiamo i fenomeni in una prospettiva temporale più ampia della cronaca (almeno 4 generazioni, circa 100 anni) magari alcune cose ci appaiono in una luce diversa, meno intensa e forse più fredda, ma più realistica. E quindi le grida di dolore potrebbero anche ridimensionarsi. Compresa la abbastanza recente diffusione di massa della bici da corsa o da montagna. Potrebbe anche succedere che  la tendenza cambi e che le attività di resistenza perdano la loro popolarità e tornino in voga i passatempi di destrezza. Le bici in cantina e magari di nuovo racchette da tennis, pantaloncini bianchi da fighetti e gonnelline sexi di nuovo a tutto spiano. 

  51. 23
    Antonio Arioti says:

    A volte penso che sia faticoso dover scrivere per forza qualcosa, sia che tu sia pagato per farlo sia che il tuo ego ti spinga a farlo. Chiaramente nessuno dirà mai che lo fa per l’uno o per l’altro motivo.

  52. 22
    Alberto Benassi says:

    Personalmente non mi sento di criticare la e-bike in senso così assoluto.

    non è questione di essere assoluti.
    E’ realtà. In salita ti vedi passare avanti gente a tutta birra con una pedalata super leggera e sguardo rilassato.
    La bici è fatica!!!
    Non vuoi faticare?  Bene usa la e-bike.

  53. 21
    Giorgio Daidola says:

    Pensavo che il mio intervento precedente fosse il numero 18 e non il numero 20: chi è più veloce di me a scrivere mi ha superato! Il mio pensiero comunque non cambia.

  54. 20
    Giorgio Daidola says:

    “Nei grandi numeri tendono a generarsi i conflitti” dice giustamente Lorenzo Merlo nel primo intervento. Dopo aver letto tutti i 17  interventi prima del mio, sono ritornato volentieri al primo, che esprime secondo me la ragione di tutte le diatribe successive e il livore che traspare dallo stesso articolo. La bicicletta, sia da corsa che da città, elettrica o meno, è diventata una moda, un tentativo di uscire dai ghetti in cui ci siamo cacciati. Un tentativo sostenuto dai bonus di governi da dimenticare, che sono arrivati  addirittura a sostenere i monopattini elettrici. Il tutto in nome di una abusata parola:  “sostenibilità”. Una parola ad effetto mal compresa e mal digerita, una parola che ha diverse valenze, chiaramente ignorate sia dai governanti che dai governati. Una parola con la quale si possono giustificare le più aberranti decisioni nonché il ben visibile effetto gregge per quanto riguarda il boom delle due ruote.
     

  55. 19
    Roberto Pasini says:

    Natura e cultura e fin dove la cultura umana (comprese le “inutili” attività ricreative) rispetta la natura nelle varie epoche? Tema sempre attuale. Con alcuni amici del Cai abbiamo riaperto un sentiero “devozionale” in Liguria che da Fontanabuona porta al santuario di Montallegro, luogo dove nel 1500 per i credenti è apparsa la Madonna al contadino Chichizzola e tuttora oggetto di un diffuso culto mariano nel Tigullio. Sotto strati di rovi, vegetazione e terra è uscita una vera “autostrada” lastricata con perfezione, in cima c’era persino un Autogrill a cielo aperto su pietra, alimentato coi muli, dove i pellegrini che completavano l’ascesa si rifocillavano. Con gli standard di oggi, ci siamo emozionati a fare questo lavoro di mini-archeologia, ci è sembrato così bello, così semplice, così naturale,espressione di dura fatica e di sacrifici al servizio di un sogno/credenza umana, un omaggio postumo da parte nostra a quegli uomini di fede. Ma vista con la situazione dei boschi e dei mezzi dell’epoca, questa autostrada era così “naturale”? E come sembreranno i nostri autogrill e i nostri percorsi  di oggi tra duecento/trecento anni, ammesso che rimangano in piedi almeno i ruderi? Ho visto una foto di un punto di ristore sul tratto fiorentino dell’Autosole da poco aperta: una piccola auto che passava isolata, forse una seicento, sedie impagliate direttamente sulla piazzuola, ombrelloni e pubblicità del Martini ….nostalgico e romantico, eppure è molto vicino nel tempo. Chissà cosa avrebbero pensato gli abitanti dell’Appenino di due secoli prima vedendo quella foto, se avessero posseduto facoltà divinatorie ?

  56. 18
    Giuseppe Balsamo says:

    Personalmente non mi sento di criticare la e-bike in senso così assoluto.
    Dopotutto, anche con la e-bike senza il tuo contributo muscolare non procedi (almeno, così mi risulta. Ma non avendo mai provato non ho idea di quanta spinta venga dal motore elettrico, e potrei avere una percezione errata).
     
    Restando sulle due ruote, mi viene di più di associare lo sci in pista alla pratica del downhill.
    Per non parlare di aberrazioni come l’eli-bike:
    gognablog.sherpa-gate.com/lelibike-di-pescocostanzo/

  57. 17
    Alberto Benassi says:

    Posso capire per chi ha qualche problema fisico o di età.
    Ma la e-bike è una contraddizione. E’ la negazione della passione per i pedali.

  58. 16
    Enri says:

    Tutto e’ alterazione della natura incontaminata. Sentieri, rifugi, spit, bici…
    per questo ci vuole buon senso, misura nelle cose e porsi la domanda circa quanto la mia attivita’ che svolgo in montagna incida sull’ambiente e sulla liberta’ altrui di svolgere la sua attivita’. Su certi sentieri le bici ti si fiondano dietro che sembra di essere per strada… comunque, per non prendersela solo con inciclisti, anche la chiodatura accanita di ogni angolo di roccia in certi famosi siti di arrampicata e’ un problema: a volte mi dico, ma c’era bisogno di chiodare gli ennesimi venti 6a su un pezzo di roccia sperduto?
    tutto altera e l’uomo stesso e’ gia’ alterazione con il suo muoversi, vivere, sopravvivere. Quel che conta e’ avere misura e rispetto. Solo che raramente ci poniamo la domanda. 

  59. 15
    Giovanni Verzani says:

    Buongiorno, azzardo una vicinanza, almeno di intenti, fra chi usa la e- bike in montagna e gli sciatori di pista. Cosa ne dite?

  60. 14
    Giovanni battista Raffo says:

    Certamente!!! L’uso della bicicletta in montagna esula  da tutto quello che significa ”  Vivere la montagna”.Il connubio uomo- montagna è semplicemente l’espressione del proprio essere .
    Inoltre,oltre al fastidio che mi provocano, non sono mai riuscito   a convincermi del fatto  che coloro che usano quest’ arnese in tali contesti, abbiano veramente la consapevolezza di amare i posti in cui si trovano. 

  61. 13
    Giuseppe Balsamo says:

    Concordo col fatto che non si dovrebbe andare sui sentieri con la bicicletta (per diversi motivi), e con Merlo che la quantità genera conflitti (alle cause di conflitto aggiungerei la mancata consapevolezza dei limiti).
     
    Come giustamente evidenziato nell’introduzione, la chiave di lettura dell’articolo è l’intento provocatorio che smaschera un’illusione: chi va in bicicletta non si consideri solo per questo green.
     
    Per il resto, sono d’accordo con Matteo: quanto espresso nell’articolo non è ascrivibile ai soli ciclisti, così come inciviltà, maleducazione e scarso rispetto del prossimo si possono trovare ovunque (a causa di tali comportamenti, il ciclista in città – e non solo – rischia la vita ben più del pedone).
     
    Infine, riguardo all'”alterazione degli equilibri naturali: dove si può andare a piedi si deve andare a piedi”, faccio presente che pure i sentieri sonoopera tecnologica dell’uomo e che, seguendo la stessa logica (provocatoria), essi stessi costituiscono un’alterazione di equilibrio.

  62. 12
    Alberto Benassi says:

    Come ho gia’ detto in passato, le bici sui sentieri devastano i sentieri. Quindi il tema va posto. Ci sono sentieri in cui non riesci piu’ a camminare perche’ trasformati in solchi. Per il resto e’tutta una moda. Non mi si venga a dire che la gente si muove per spirito ecologico

    vero!
    domenica siamo stati in Appennino a fare un giro in MB per delle forestali. Ci passavano accanto, sfrecciando in discesa senza porsi il minimo problema che potesse anche essere pericoloso per chi incroci.
    La maggioranza era munita di bici elettrica, perchè, a detta, permette di “DIVERTIRSI” di più.
    Ma essendo elettrica di che ecologia si parla??

  63. 11
    Enri says:

    Come ho gia’ detto in passato, le bici sui sentieri devastano i sentieri. Quindi il tema va posto. Ci sono sentieri in cui non riesci piu’ a camminare perche’ trasformati in solchi. Per il resto e’tutta una moda. Non mi si venga a dire che la gente si muove per spirito ecologico. Tutto e’ green ormai e quindi nulla e’ green. Io alla bici in montagna preferisco sempre un escursionista a piedi. Comunque il problema della tenuta dei sentieri e’ reale ed oggettivo. Se le bici ( e anche le moto) proseguiranno a percorrerli sara’ un disastro.

  64. 10
    Alberto Benassi says:

    come sempre bisogna distinguere. Non si può fare di tutta l’erba un fascio. Sono le persone che fanno la differenza.
    Se sei un’imbecille arrogante lo sei in bicicletta  quanto a piedi. Lo sei su un sentiero, quanto in parete.
    Ho una moglie appassionata ciclo-turista. Ha fatto viaggi  lunghissimi e impegnativi con la bici stracarica in tutto il mondo facendosi un culo della madonna, con lentezza e rispetto.
    Certamente non è la ciclista  che descrive l’autore che invade il lungomare versiliese o la strada della galleria del Cipollaio in Apuane come se esistessero solo loro.
    Detto questo,  Pasini non ha tutti i torti. Che dobbiamo ritornare a fare i poveracci che mantegono una casta aristocratica elitaria? Ma ci sono sempre le storture e le esagerazioni perchè alla fine sono per persone che fanno la differenza.

  65. 9
    daniele piccini says:

    Bicicletta, bici da corsa, mountain bike, e-bike, l’evoluzione della specie. Un tempo la bicicletta era un mezzo di trasporto anche molto importante perchè più veloce del camminare e comunque economico ed efficace soprattutto in zone pianeggianti, oggi solo alcuni temerari usano il mezzo a questo scopo contribuendo ad alleggerire il traffico delle città ed in qualche caso riuscendo a velocizzare gli spostamenti rispetto all’auto, ma non alle moto che rimangono di gran lunga le preferite ( vedi Roma). Le bici da corsa sono state ideate per lo sport, un tempo popolarissimo ma ancor oggi bello e coinvolgente, poi sono arrivati milioni di emuli super accessoriati che hanno fatto la fortuna dei costruttori e dei produttori di integratori più o meno leciti. Sull’origine della mountain bike confesso la mia ignoranza, forse è stata ideata da qualche montanaro solitario e giovane per i propri spostamenti verso valle percorrendo tratturi o strade forestali, altro non mi sovviene. Sulle e-bike preferisco tacere convinto come sono a non ricorrere ad invettive per illustrare il mio pensiero. Cosa “ci azzecchi il CAI” con le biciclette ancora non sono riuscito a capirlo pur avendo partecipato a convegni, riunioni e dibattiti. Posso intuire l’opportunismo ma allora perchè no il burraco che è molto popolare, ecologico e non rovina i sentieri?

  66. 8
    Roberto Pasini says:

    Ciclisti, escursionisti, velisti, surfisti…….ho sempre coltivato il culto pagano degli avi. Ogni anno torno in valle e penso alla vita dei miei nonni che avevano 30/35 anni negli anni 20 del secolo scorso. Erano schiacciati dalla fatica fisica del lavoro, avevano risorse minime di sopravvivenza, un imprevisto come una grave malattia o un licenziamemto, li avrebbe portati alla rovina. Zero margini. Certamente come occupare il tempo libero non era una loro priorità e neppure l’autorealizzazione. Non parliamo di comprarsi una bicicletta da corsa. Sono passate due generazioni e un numero crescente di persone ha accesso a risorse di tempo, denaro ed energia fisica da investire nel tempo libero neppure immaginabili in quell’epoca. Cosa dovrebbero fare queste persone? Rimanere in casa a Cinisello Balsamo o nella villetta coi nanetti e la tavernetta a meditare e leggere i classici del pensiero occidentale e orientale invece di invadere in bici le strade della Brianza o i sentieri della Grigna? Almeno si muovono e fanno attività fisica. O preferiremmo un ritorno a quelle condizioni di vita, però tutti contenti, allegri e felici, senza ansie e preoccupazioni, spesso affogate nel vino ? Tutto ha il suo prezzo e lo devi pagare, cantava Giovanna Marini, una cantante folk italiana del tempo delle fiabe. Poi ovviamente ci sono sempre margini di miglioramento, consapevolezza ed educazione da perseguire. Su questo non ci sono dubbi, ma il rancore e l’illusione irrazionale sono un’altra cosa. A proposito dell’educazione, prima del Covid ho frequentato molto le montagne svizzere intorno ai passi, Furka, Julier…non è che i ciclisti o motociclisti svizzeri siano esenti da difetti, malgrado la mia ammirazione per l’ordine elvetico (non ci sono più gli svizzeri di una volta, come mi disse un gendarme a cui mi ero rivolto per ritrovare il mio telefono satellitare dimenticato in un parcheggio sotto il Susten e mai ritrovato, anche se fare la denuncia è stato comodo, agevole, rapido, educato e gentile).

  67. 7
    Gianluca Strata says:

    Riflessione che ha una sua logica sul piano teorico ma omette i due caratteri essenziali della tekne, ovvero quello destinale e quello di pericolo. Conclusione concreta: comunque meglio la bicicletta che la maggior parte degli altri strumenti tecnici. Per andare al mare, in pianura, sui monti.

  68. 6
    Matteo says:

    Io sono totalmente refrattario alla mistica e all’esoterismo, ma curiosamente la mia conclusione coincide con quella di Lorenzo: la loro colpa è la nostra ed è il numero..
    Comunque in città preferisco senz’altro 10 biciclette a un’auto sola e in montagna 100 a un elicottero senza se e senza ma.
    Quanto all’inciviltà, particolarmente in città, ho come la sensazione che si usino due pesi e due misure per valutare quella degli automobilisti (a cui siamo abituati da tempo) e quella dei ciclisti (o dei monopattini)

  69. 5
    Matteo says:

    Io invece non capisco proprio il senso dell’articolo, non conosco l’idea che lo sottende e tantomeno capisco la tesi che sostiene.
    Due citazioni a caso:
    “Chi vuole andare in bicicletta dove si può andare a piedi commette un’alterazione degli equilibri naturali: dove si può andare a piedi si deve andare a piedi.”
    Perché chi usa sci, corde e chiodi non altera gli equilibri naturali? O, estremizzando, chi usa vestiti o scarpe in generale? Quindi bisognerebbe andare in giro (e quindi anche in montagna) nudi…
    Tutta la retorica usata, dimostra solo una riflessione superficiale e parziale.
    “Dove comincia la montagna? Dove comincia il rapporto con la natura…
    E’ una bella domanda, peccato che sia pura retorica e resti inevasa: forse per l’autore il rapporto con la natura inizia dove si comincia a camminare? Ma se ci arrivo in macchina (o in funivia o in elicottero, quanto a quello)? O se pretendo che il rapporto inizi un po’ più in la?
    “Il ciclista arriva in automobile da Milano o da Roma, per esempio, poi prosegue il viaggio in bicicletta per liberarsi dall’automobile.”
    Questa frase vale ovviamente per tutti coloro che “vanno” in montagna, senza alcuna differenza di scopo, che vadano in bici o per entrare in comunione con il cosmo meditando in riva a un torrente.
    “I ciclisti in cerca della montagna non la trovano più perché arrivano dove la montagna finisce”
    Non so cosa trovino i ciclisti in montagna, ma in realtà non so nemmeno cosa ci trovo io, comunque anche questa frase vale pari pari sostituendo la parola “ciclisti” con  “alpinisti”, “scialpinisti”, ecc.

  70. 4
    Alberta says:

    questo articolo – scritto anche male perché pensa di più al livore mal controllato e al veleno da sputare che alla scrittura  –  guarda alle cose dal punto di vista dell’automobilista e non dell’alpinista (che si finge). Da qui il mio stupore. Come dimostra l’autore stesso il problema non è nel mezzo che usa ma nell’essere umano e allora meglio dotarlo di un mezzo meno potente e invasivo per togliere forza ai suoi gesti pericolosi: meglio un gruppo di ciclisti dove è vietato che un cretino che passa troppo vicino è troppo veloce a un ciclista o pedone e  meglio degli eccessi di velocità o peggio di chi guidando scrive al cellulare messaggi in chat. Sono parzialmente d’accordo sull’invasione dei sentieri di montagna e sul problema della scarsa sostenibilità della bici elettrica che resta comunque sempre meglio delle auto anche come ingombro degli spazi. Per il resto mi stupisce che un blog come questo lo pubblichi… che ne sa di cosa pensano, provano  o guardano i ciclisti? Davvero più che un alpinista sembra un automobilista incazzato 

  71. 3
    Carlo Crovella says:

    Pur condividendo, in generale, lo spirito ambientalista, anche io detesto il risvolto incivile di molti ciclisti italiani (dico italiani perché nell’Europa continentale i comportamenti sono diversissimi): strumentalizzano il tema “green” per giustificare comportamenti che puntano sostanzialmente ai loro comodi e se ne sbattono delle regole della civile convivenza, per non dire che a volte se ne sbattono addirittura delle norme giuridiche. Fuori città come, purtroppo, anche in città. Ne ho viste di tutti i colori: in due sulla stessa bici, contromano nella corsia automobilistica, con la pista ciclabile a fianco del tutto deserta. Anche le piste ciclabili sono solo un’ipocrisia per riempirsi la bocca di spirito green: tracciati assurdi, innescano solo incroci pericolosi non solo fra auto e bici ma addirittura fra bici e pedoni. Fuori città i ciclisti molto spesso procedono a grappolo, aumentando i rischi per loro e per gli altri. Completamente diversa è la cultura degli altri Paesi europei, sia dei ciclisti che dei non-ciclisti: c’è rispetto da entrambe le parti. In Francia (cito questo esempio perché lo vivo in prima persona) d’estate, in determinati giorni della settimana, chiudono al traffico automobilistico certe strade adatte al ciclismo (esempio: salite ai colli alpini ecc) e si sa che lì, in quei giorni, puoi andare solo in bici e ti “togli la voglia”. Parallelamente però, se stai in due affiancati su una strada a grande percorrenza, i gendarmi ti fermano a stretto giro e ti fanno capire senza tante cerimonie che “non si fa”.

  72. 2
    emanuele says:

    Condivido il pensiero di Lorenzo ma non l’articolo e come è stato scritto.
    Condivido che non tutto è oro ciò che luccica, andare in bici non vuol dire automaticamente essere eco-logici.
    Allo stesso tempo non capisco come l’autore, con tanto disprezzo per i mezzi a due ruote ed i loro conducenti, possa interpretare le loro sensazioni e scopi.
    Speravo in qualcosa di più ottimistico e positivo.

  73. 1
    lorenzo merlo says:

    Non c’è fuga.
    Nei grandi numeri tendono a generarsi conflitti.
    Le infinite posizioni che chiunque può immaginare, nei grandi numeri trovano il necessario per verificarsi.
     
    Condivido lo spirito dell’articolo. E la questione contemplazione/tecnologia.
    Penso che i ciclisti non siano da accusare. La loro colpa è la quantità.
    La nostra stessa.

La lunghezza massima per i commenti è di 1500 caratteri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.