L’isola che non c’è

L’isola che non c’è
di Grazia Pitruzzella

Sono trascorsi diversi anni dall’ultima volta che ho messo piede sulle isole Eolie: da quando le ho scoperte nel 2006, stimolata dalle richieste degli agenti di viaggio, mi impegno ad andarci almeno una volta l’anno, ma dapprima le restrizioni e impellenti impegni familiari poi mi hanno tenuta lontana dall’arcipelago dal 2019.

Perciò mi decido e contatto un amico guida vulcanologica che lavora e fa accoglienza sull’isola di Stromboli, e apparecchio il cuore per la partenza. Gli aliscafi che salpano dal porto di Milazzo sembrano essere radi, uno alle sei del mattino e il successivo alle due del pomeriggio, e mi dico che sarà perché non siamo in piena stagione.

Stromboli. Foto: Carsten Steger.

Con l’intento di vivere appieno il mio tempo sulle isole e volendo rincasare il giorno successivo, prendo la barca delle 8.30 del mattino verso Lipari, decisa a salutare qualche amico e a respirare i cambiamenti, auspicando che siano pochi.

Trattengo a stento l’emozione del ritorno mentre prendo posto a bordo con lo sfondo delle isole che, durane la tratta, progressivamente si avvicinano svelandosi una dopo l’altra e riportandomi a quando ci accompagnavo gruppi di turisti: scorrono lente le immagini come la meraviglia della caldera di Pollara su Salina, dove è stato girato il film “Il Postino”, e tornano alla memoria tutte le salite effettuate da diversi punti di partenza per arrivare sulla cima di Monte dei Porri e di Monte Fossa delle Felci, che vanta l’unico castagneto ed è la più alta vetta del comprensorio; l’odore sulfureo al porto di Vulcano mi rammenta la bellezza de La Fossa, il cratere attivo, con la porzione superiore rosea di tufi, impreziosita dalla presenza di effimeri cristalli di zolfo e avvolta dalla cortina dei gas, immersa nella parte basale scura per l’accumulo dei materiali piroclastici; sogno l’energia prorompente e le emozioni provate in cima allo Stromboli dopo la graduale salita di tre ore, grata per l’opportunità di trovarmi al di sopra dei crateri attivi, generosi nel donare la visione surreale della loro attività esplosiva intermittente, che può a tratti scomparire celandosi tra le nebbie, e poi la lenta e ripida discesa con le lampade frontali mentre si affondano i passi nelle morbide sabbie del vulcano.

Una volta sbarcata a Marina Lunga, il porto maggiore di Lipari, percorro la via principale e poi devio a sinistra per raggiungere Marina Corta, il piccolo ormeggio raccolto ai piedi della rupe che ospita il museo archeologico, straripante di affascinanti reperti. Qualche negozio è scomparso cedendo il passo a nuovi punti di ristoro – come se già non ce ne fossero abbastanza – mentre noto con sollievo che le botteghe di artigianato che frequentavo sono sopravvissute.

Tra gli uomini seduti al molo individuo il barcaiolo con cui ho fatto infiniti trasbordi, preferendo le piccole imbarcazioni agli affollati aliscafi. Mentre ci raccontiamo stralci di vita, mi accorgo che un piccolo capannello si è formato intorno a una barca in arrivo. Mi avvicino anch’io per scoprire che i passeggeri sono due tartarughe in pericolo e in attesa di cure: entrambe attanagliate dalla plastica, quella più piccola ne è presto liberata e agita le pinne, con la convinzione forse di potersi allontanare dall’esiguo spazio della vasca che l’accoglie; quella più grande, pressappoco quindicenne, non versa in buono stato per via di una necrosi a una delle zampe, ferita dal sacchetto che l’avvolgeva. Quando chiedo come sta, mi fanno notare che i tessuti sono scarni e che certamente non si alimenta da qualche tempo, vista anche la poca reattività. Un’esperta donna di Filicudi le prodiga le prime cure per disinfettare la lesione mentre mi comunica che il centro di recupero di Palermo non è attivo e che la fauna marina in difficoltà viene inviata a Napoli. Rimango sola con la grande testuggine che accarezzo, anche se sono stata messa in guardia su possibili infezioni che potrei contrarre. La rassicuro dicendole che si rimetterà e mentre le chiedo di perdonare le nefandezze degli umani, solleva il capo lentamente e mi sembra possa comprendermi.

Nello spazio che mi rimane fino all’aliscafo delle quindici raggiungo la spiaggia di Canneto, interamente composta di pietre pomici, che raccolgo qua e là per portarle in dono a qualche amica.

Il viaggio per raggiungere Stromboli dura un’ora circa, il tempo giusto per cedere a un sonnellino che equilibri la sveglia all’alba, visto che due ore circa separano casa mia sull’Etna dal porto milazzese.

Al mio arrivo, con passo lento e lo sguardo che spazia lontano per abbracciare tutto ciò che conosco, m’imbatto in un carabiniere che mi blocca indirizzandomi al suo collega seduto su una delle tipiche macchinette elettriche che girano sull’isola. Con mio disappunto, che non ho remore a esternare, noto che vengono chiesti i documenti ai forestieri, ancor più sorprendente giacché i titoli di viaggio sono nominali e inviati direttamente al numero di telefono fornito in biglietteria. Rimango perplessa, soprattutto perché nessuno, né sulle imbarcazioni e tantomeno sulle isole, invece, menziona i divieti vigenti che non permettono la visita delle parti attive di Vulcano e Stromboli.

A Vulcano da ottobre 2021 risulta interdetto il Cratere La Fossa per via dell’innalzamento dei livelli d’allerta dovuti a un incremento dei parametri geochimici e geotermici, quali il degassamento diffuso di CO2 dal suolo e la temperatura di emissione, la deformazione e la sismicità, osservazioni che sono state rilevate anche in altre aree dell’isola nel luglio 2022, spingendo le istituzioni ad adottare “tutte le necessarie misure per la mitigazione del rischio a tutela della salute e dell’incolumità pubblica”, limitando il transito e la permanenza in alcune zone, fortunatamente per un tempo limitato. Resta, invece, invariato il divieto per le zone sommitali.

A Stromboli, caratterizzato da un’attività persistente esplosiva, il divieto d’accesso alle quote sommitali risale a luglio 2019 quando, a seguito di una particolarmente intensa attività, un visitatore milazzese che stava forse percorrendo il sentiero che arriva in cima, è tristemente deceduto, mentre l’abitato di Ginostra è stato sommerso dai materiali piroclastici.

E’ subito scattata l’allerta che ha dato vita a una serie di ordinanze che tolgono la libertà alle guide vulcanologiche di svolgere regolarmente la loro professione, accompagnando i visitatori a vivere l’emozionante esperienza di osservare un’attività vulcanica unica nel suo genere, almeno in questa parte del mondo. La quota raggiungibile è variata negli anni secondo il tipo di attività rilevata dalla strumentazione ed elaborata dai vulcanologi, andando dal divieto assoluto di mettere piede fuori dagli abitati sino a quota 290 m, se da soli, e di 400 m al seguito di guide vulcanologiche o alpine.

Andando in esplorazione ho notato numerosi cantieri sull’isola, a cominciare dalla piazza principale, fantastico belvedere e prezioso punto di raccolta in caso di pericolo. La viabilità del borgo di Piscità, più prossima al mare e lontana dagli usuali clamori estivi, non è ancora ottimale dopo l’alluvione, seguita all’incendio propagato durante le riprese della Rai, che ha portato a valle montagne di sabbia vulcanica non ancora del tutto movimentata.

La domenica, dopo un’escursione lungo la costa al limitare della Sciara del Fuoco, l’area nordorientale del cono in cui si riversano normalmente i materiali eruttivi, una volta di ritorno al porto apprendo che nella Chiesa di S. Vincenzo è in corso un incontro tra il sindaco e il coordinatore del Centro di Monitoraggio delle Eolie da una parte e la cittadinanza dall’altra.

Così, incuriosita, mi accomodo tra i banchi per scoprire che sono molte le criticità vissute dagli isolani: le corse degli aliscafi sono state ridotte proporzionalmente al taglio di fondi governativi; la piazza è stata a lungo inagibile a seguito della contestazione, da parte degli abitanti, di opere non necessarie che avrebbero cambiato volto al noto punto di ritrovo; mancano medici specializzati e mezzi di trasporti adeguati; è assente un punto nascita, come su tutte le isole minori italiane, nonostante la natalità sia in aumento; non sono previste attività ricreative per i giovani a cura della municipalità; anche la mulattiera che conduce a quota 400 m, osservatorio ideale per l’attività vulcanica e meno esposto della cima, è ancora incompiuta.

Soprattutto mi pare evidente quanto la distanza tra le istituzioni e la scienza da un lato e il popolo dall’altro stia divenendo incolmabile, rendendo i primi insensibili agli aspetti pratici della vita quotidiana, forti del ginepraio della burocrazia che frammenta ogni responsabilità, ed esasperati i secondi per i continui rinvii e le promesse non mantenute e con l’isola a soqquadro alle porte della nuova e attesa stagione turistica.

E pensare che da una settimana un nuovo trabocco lavico è visibile nella porzione alta della Sciara del Fuoco e che la magia manifestata dallo Stromboli, insieme alle bellezze di Vulcano, rimarranno appannaggio di quei pochi che, ignari dei divieti o bramosi di avventura, avranno la forza di vivere ciò che in realtà appartiene a tutti.

Nota: l’articolo risale al 26 marzo 2023. Attualmente è possibile raggiungere l’altezza di 290 m da soli e quella di 400 m con guide, percorrendo la mulattiera ripristinata, così come hanno preso avvio tutte le restanti opere sull’isola.

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L’isola che non c’è ultima modifica: 2023-04-14T05:10:00+02:00 da GognaBlog

32 pensieri su “L’isola che non c’è”

  1. Buongiorno Grazia,
    Rimango esterrefatta dalla inutile parlantina sulle pietre pomici artificiali e sul toccare degli animali in natura, anche adulti. Deviare poi su zoo e altro non la rende certo una fine oratrice, solo un’abile scalatrice di vetri.

  2. Se è interessata ad una diffusione a livello più ampio posso metterla in contatto con la rivista mensile di turismo  DOVE. Ma le consiglio di omettere il “prelievo” ed il “tocco”. Ritengo che un pubblico di turisti/merenderos/cannibali sia più adatto ai suoi scritti

  3. Carlo, mi fa piacere comunicare di aver ricevuto complimenti da isolani e guide e che l’articolo è stato diffuso a livello locale tramite i canali di informazione delle Eolie. Sarebbe fantastico essere compresi e amati da tutti, ma credo che mi farò bastare l’apprezzamento di chi contavo di raggiungere e supportare.

  4. Io le consiglio un più attento sguardo al territorio che recensisce ed alle norme che lo regolano. 

  5. Rimando Cinzia e Carlo, che ringrazio orr il loro interesse, alla lettura dello scambio di commenti, a una più attenta lettura dell’articolo e, nel caso, a una piccola ricerca personale sui temi affrontati. Come a scuola! 🙂

  6.  Quando ho letto che alle sabbie bianche, hai scritto, di aver prelevato i souvenur per le tue amiche (ribadirei all’infinito), mi hai disorientata! ..aggiungevo altri interrogativi..su cosa voleva attenziona questo articolo? Amore per le Eolie o attrattiva per i viaggianti?! Ohh ! Forse era il tuo modo di aiutare gli amici isolani?!
    La ” penna” ovunque si scrive è una grossa responsabilità!!
    PS bisogna per forza mettere dei divieti/ multa per preservare la natura????!
     

  7. Ho seguito il suo consiglio non richiesto e dire che i monitoraggi hanno evidenziato un aumento dell’attività sismica è un dato oggettivo. Dire che l’attività sismica è aumentata perché il vulcano è monitorato è un dato ridicolo.  

  8. Buongiorno Carlo,
    ti invito a fare una ricerca seria in rete- se non ti è sufficiente la tua osservazione nello spazio di una vita – per documentarti sul monitoraggio dei vulcani (da quanto tempo vengono osservati e monitorati, da quando i dati vengono registrati e comparati, e via di seguito) e per intervistare qualche stromboliano.
    In questo modo sarà più facile lo scambio, senza incorrere nel dubbio che tu ti prenda solo gioco di autori e altri lettori.

  9. Buongiorno Stefano, mi sembra di capire che abbiamo la stessa visione su ciò che stiamo vivendo a proposito di divieti.
     
    Io, però, preferisco rimanere concentrata sul presente senza lasciarmi distrarre dalla propaganda. Ritengo che diffondendo il testo di una possibile agenda (chiunque sia l’autore), non solo si incute preoccupazione nell’interlocutore – e sappiamo bene quanto la paura possa bloccare qualunque progetto di vita – ma ci si fa megafono per il sistema e, non ultimo, se ne alimenta il contenuto creando quella realtà (rimando a tutti i preziosi articoli di Lorenzo).
    Non ho bisogno di leggere un testo scritto per immaginare le derive che possono risultare da abbattimenti di animali selvatici e divieti, basta osservare la realtà.
    Però invito a ricordare il potere dell’azione e dell’intento individuali e far fiorire i propri talenti per creare la realtà che si desidera. 

  10. Se nella commissione vagliante sedevano quelli che “da quando è monitorato iddu è più pericoloso”…non sono il solo ad essere ridicolo

  11. Grazia ha colto nel segno. Riporto “Soprattutto mi pare evidente quanto la distanza tra le istituzioni e la scienza da un lato e il popolo dall’altro stia divenendo incolmabile, rendendo i primi insensibili agli aspetti pratici della vita quotidiana, forti del ginepraio della burocrazia che frammenta ogni responsabilità, ed esasperati i secondi per i continui rinvii e le promesse non mantenute e con l’isola a soqquadro alle porte della nuova e attesa stagione turistica.”
    Qui occorre far presente che un nostro caro collega di forum parlava di proliferare di divieti… non parliamo poi della divisione tra politica, scienza e popolo e l’altra divisione all’interna del popolo stesso in fazioni… sono per il vax non sono per il vax, sono per l’orso, non sono per l’orso, tutte suddivisioni che aiutano chi ha il POTERE di prendere piu’ facilmente decisione ma soprattutto di applicarle con il minor dissenso possibile. 
    Riporto quest’articolo https://www.ildolomiti.it/cronaca/2023/tragedia-di-caldes-pioggia-di-mail-tra-quelli-che-non-verremo-piu-perche-uccidete-gli-orsi-e-chi-e-spaventato-se-anche-voi-trentini-avete-paura-per-noi-basta-vacanze
    Non solo è evidente la divisione ma notate come le associazioni ambientaliste parlano di divieti. 
    Divieti dove ci sono soggetti  (orsi) pericolosi, ma poi il passo è facilissimo nell’estendere a tutti e a tutto visto che poi tali orsi verranno distribuiti in tutto il nord ovviamente come nel trentino zero controllo sui numeri e una volta che avranno invaso le Alpi, ciao ciao giretti sulle cimette…..
    Leggevo sempre sul sito messo che il presidente delle Provincia di Belluno sta valutando… eheheh.. andate alle 3 Cime di corsa che tra qualche anno vi metteranno il drone per impedirvelo…eheheheh (eheheh ironico)
    Nella mente del WEF ho letto ci sono di de-antropizzare tutta la terra e condensare la gente in megalopoli, tutte in stile Oxford 15 minuti. 
    E’ uno scenario che richiedera’ almeno 20 anni, entro il 2030 saranno finiti i test con Milano, Oxford, etc. Si perchè non pensiate che le idee sulla viabilita’ ed altro siano di Sala, ma lui applica altri concetti condivisi con tanti altri sindaci dei metropoli mondiali. 
    Basti pensare che tutti vogliono l’id digitale, la moneta digitale.. pure zio Vladimiro che sembra tanto retro’, ma poi alla fine Mosca anche lei è una Smart city, dove Smart è un acronimo di monitoraggio stretto della popolazione. 
    Bon cio’ detto vo a dormire che se dormo un poco di ore poi mi vado a fare un giretto in mezzo alla neve che è venuta…
    Grazie Grazia per l’articolo. 
     

  12. 18. Elenco semplicemente ridicolo, oltre che non corrispondente al testo.  Anzi, se c’è qualcosa che traspare dal racconto di Grazia, è proprio l’opposto di quello che descrivi come turismo mordi e fuggi.

  13. Caro Carlo, dal tuo commento si evince che non hai letto con attenzione l’articolo cercando il messaggio che si vuole trasmettere e mi dispiace non averti raggiunto. Lo si capisce dal fatto che parli di divieti infranti e di critiche a luoghi e isolani, che non sono presenti.

    Forse è importante sapere che il mio elaborato è stato vagliato da isolani e guide prima di essere pubblicato.

  14. 14. È turistico infrangere divieti, tanto saranno i locali a prestare soccorso e vederli aumentati. È turistico prendere souvenir, siano pietre vulcaniche, fossili, piante, essenze arboree. È turistico interagire con i selvatici  per accarezzarli, per “studiarli”, per magari radicarli in luoghi a loro alieni ma più comodi a noi. È turistico volere tutto per tutti, dimenticando che la propria “libertà”  dovrebbe finire al confine con quella dell’altro… è turistico alzare il ditino verso chi abita e luoghi visitati occasionalmente

  15. Cara Diana,
    ti ringrazio per i complimenti e per le tue osservazioni.
    Mi fa piacere raccontare che prendere qualche pietra pomice dalla spiaggia – ne arrivano anche qui nel catanese durante le mareggiate – che durano tutta la vita e sono utili per tanti motivi, è certamente meglio che comprare quelle finte che vendono al supermercato, che necessitano di un processo industriale con dispendio d’acqua e scarti e sono confezionate in plastica.
    Vivendo all’aria aperta mi è successo diverse volte di soccorrere degli animali e ritengo che una carezza a un adulto non possa arrecare danno. Diverso è per i cuccioli, per esempio.
    Non sono favorevole, invece, agli zoo o agli acquari, dove addirittura si trovano vasche con razze da toccare.

  16. Cara Helene, 
    mi perdonerai se ti faccio notare che un conto è andare saltuariamente in un posto e un altro è viverci in maniera permanente.
    Se non mi fossi trovata su Stromboli quel week end non avrei forse mai immaginato le criticità vissute da chi vi abita.
     
    Per il resto, non si tratta di ciò che dicono le guide, ma di ciò che realmente dice il vulcano con il filtro degli scienziati.
    Tu ed io possiamo parlare di ciò che abbiamo osservato nella nostra vita. Certamente da quando vivo sull’Etna (sono quasi diciassette anni) posso dire che l’attività si è intensificata, non posso dire di ciò che accadeva prima, ma la morfologia di questo vulcano, come anche quella delle Eolie o del Vesuvio, raccontano di attività ancor più considerevoli di quelle che conosciamo.  
    I divieti servono solo per essere infranti, per generare ignoranza e separazione dalla natura e  non li trovo utili a scongiurare incidenti. 

  17. 13. E quali sarebbero? Li può elencare?
    12. Ci sono due tartarughe che rischiavano di morire perché bloccate dalla plastica che continuiamo a scaricare in mare, e il problema è una carezza al carapace? (Tra l’altro, cercando in rete, si scopre che il rischio semmai lo corre chi accarezza, non la testuggine).

  18. 11…in effetti l’articolo infila molti dei comportamenti tipici dei turisti mordi e fuggi . Speriamo sia poco letto

  19. 6….bella idea. Ma i francesi si sono liberati di un re, non solo per salire tutti sulla bastiglia. Suggerirei il 25 aprile come data di libertà dal fascismo ….e tutti sul monviso a impedire il riempimento della ampolla leghista!!!

  20. Grazie per l’articolo, molto esplicativo.
    Nel leggere con interesse sono sobbalzata quando sono arrivata alle parole “raccolgo”, pietre pomici per regalarle… depauperando le isole che tanto ama, e “accarezzo” la testuggine, forse il povero animale guardandola le voleva comunicare di non toccare il carapace, luogo di sensori vitali e voleva forse aggiungere che gli animali selvatici non si toccano.
    Mi spiace, due momenti infelici dell’articolo che segnalo sperando di fare cosa gradita nel raggiungimento di tutti verso sempre maggiore consapevolezza.
    Il diavolo si nasconde nei dettagli!
     

  21. Cara Grazia, come ho scritto, so che ci sono tanti problemi nelle isole, ci vado due volte l’anno  e conosco le mancanze in materia di sanità e servio pubblico. Il mio commento si riferiva più che altro alle restrizioni alla salita ai crateri. Non credo che il vulcano sia più attivo perché più monitorato, è proprio cambiato, anche l’Etna è cambiato, basta riferirsi a ciò che dicono quelli dell’INGV. Una volta ci si saliva senza guida e si passava la notte lassù. Ora sarebbe troppo rischioso. So per avere dovuto fare pulire il mio tetto alcune volte, che Iddù ogni tanto fa i capricci e non ci manda certo un avviso. Ho vissuto sulle Alpi e quando le guide dicono di non andare perché c’è rischio di valanga o di temporale, c’è chi ci va lo stesso, poi bisogna che altri rischiano la pelle per andarli a soccorrere. La libertà è bella, ma la consapevolezza delle situazioni è necessaria.

  22. Cara Helene,
    se fossi stata presente all’incontro tra i cittadini e il vulcanologi, li avresti sentiti sostenere che il vulcano ultimamente presenta un’attività più violenta perché si è cominciato a monitorarlo e avresti respirato l’ esasperazione degli isolani.
     
    Anche se ho volutamente scritto un racconto  aperto a tutti, la mia voleva essere una denuncia di ciò che accade: non si può accettare che gli abitanti delle isole minori siano tagliati fuori dal servizio di sanità nazionale, che una donna per partorire debba trasferirsi in Sicilia (anche se auspicherei che almeno una levatrice su innamorasse delle isole al punto di trasferirvisi), che i lavori pubblici vengano lasciati in sospeso in barba della sicurezza che si invoca creando divieti.
     
    La bellezza deve essere alla portata di tutti, non di quei pochi eletti che possono viverla per poteri acquisiti, sia burocraticamente o per agio economico. 

  23. Caro Bruno,
    apprezzo il tuo entusiasmo, ma direi che giornate nazionali per questo e per quello ce ne sono già a bizzeffe e credo che ogni giorno sia quello della libertà. 

  24. Ho una casa a Stromboli dal 1965, ho visto tutti i cambiamenti dell’abitato e del vulcano. In due parole, si ci sono problemi, burocrazia e altro, e troppi turisti mordi e fuggi, ma il posto resta incantevole. Prendo il traghetto da Napoli e lo sbarco alle sei del mattino è sempre magico. I divieti di salita ai crateri rispondono al fatto che lo Stromboli è diventato più violento e imprevedibile, è un vulcano attivo, non un luna park e va rispettato. Bisognerebbe smettere di scrivere sciocchezze. L’Isola c’è,  eccome e noi la amiamo con i supi preggi e diffetti.

  25. I vulcani italiani sono montagne dove si sperimenta la deriva securitaria e autoritaria del potere che vuole ridurre i cittadini responsabili a sudditi obbedienti privi di autonomia e buon senso. È vietato toccare la lava come è vietato toccare i fili dell’alta tensione? È pericoloso sporgersi dai finestrini dei treni in corsa? È pericoloso tuffarsi in mare aperto senza saper nuotare? Eccetera. O gli uomini sono stupidi oppure sono animali razionali, come suggeriva duemila anni fa lo stesso Aristotele. L’estate si avvicina e non promette nulla di buono. Per dare un segnale differente propongo una giornata nazionale della libertà. Per esempio il 14 luglio, l’anniversario della rivoluzione francese, tutti in cima alla Marmolada! Prima che a qualche sciagurato venga in mente di impedire la libertà e la bellezza

  26. Soggiornai a Stromboli tanti anni fa ospite di un carissimo amico prete che ormai ci ha lasciati,in una piccola pensioncina isolata vicino a una chiesa,un sogno? un incanto? in quei giorni assolati di luglio Eolo non smetteva di soffiare e anche le cicale urlavano refrigerio mentre i fiori bianchi degli oleandri saturavano tutto con il loro profumo vanigliato.Ho paura a tornare,i cambiamenti sono inevitabili e quando il bello diventa alla portata di tutti e la politica prevale sul buon senso,il disastro è inevitabile e lo abbiamo visto tutti.Quando Iddu si faceva sentire,chissà come, la porta della canonica sbatteva e il mio caro amico diceva …senti il diavolo vuole uscire…Iddu va protetto,e per me chi ha il diritto assoluto di farlo è la gente di Stromboli e nessun altro,coloro che ci sono nati ,che ci vivono o che loro malgrado si sono dovuti allontanare….ma tornano perché Stromboli è e sarà sempre la loro casa

  27. A settembre 2021 sono riuscita a portare mio figlio sulla sommità di Vulcano e fino ai 400 mt di Stromboli, sono esperienze che ricorderemo per tutta la vita!

  28. Moltissimi  anni fa sono stato in sommità spettacolo unico, incommensurabile.

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