L’ultimo fiume naturale alpino d’Europa

Il Tagliamento: nel medio corso, dove divide i territori di Udine e Pordenone, genera un mosaico di straordinari ecosistemi, difesi da direttive e regolamenti europei.

L’ultimo fiume naturale alpino d’Europa
di Caterina Diemoz
(pubblicato su salviamoilpaesaggio.it il 12 gennaio 2026)

Il fiume Tagliamento divide il Friuli dai monti al mare. Dalla modesta vena d’acqua che gli dà vita a Lorenzago di Cadore (BL) scorre nella Carnia montuosa, discende nella pianura friulana e, più a sud, segna il confine con il Veneto, dove argini artificiali serrano il suo pigro divagare, prima di gettarsi nell’Adriatico.

Ponte di Dignano visto da sud verso nord. Photographer Dr. Pierpaolo Mittica. La fascia nera rappresenta la “traversa laminante”. La parte alta dell’immagine è tutta compresa in zona ZPS/ZSC – IT3310007 Greto Tagliamento. Tratta da “Audizione commissione per le petizioni Una Petizione per il Tagliamento No ad un azzardo idraulico, petizione n. 0144/2025”.

Ma è nel medio corso, dove divide i territori di Udine e Pordenone, che genera un mosaico di straordinari ecosistemi, difesi da direttive e regolamenti europei. È qui che una traversa laminante o un ponte diga potrebbero sbarrare il suo alveo per contenere piene prevedibili, dati alla mano, una o due volte ogni cento anni. Ed è qui che la comunità scientifica e numerosi comitati si sono mobilitati più volte in difesa di quello che è oggi, per antonomasia, l’ultimo fiume naturale alpino d’Europa.

Colpa dei fiumi?
Da sessant’anni il Tagliamento è sul banco degli imputati, accusato di avere provocato in tutto una ventina di vittime esondando nel 1965 e nel 1966, quando Aldo Moro lo definì “il più infido dei nostri corsi d’acqua”, e di avere in seguito nuovamente minacciato le comunità rivierasche.

Ma si dimentica che nel 1966 l’Adige, il Piave, l’Arno e fiumi minori inondarono mezza Italia, e che i danni provocati da tali esondazioni furono esacerbati dal precedente decennio di un’edilizia priva di programmazione e ritegno: case incollate ai corsi d’acqua, canali tombati, ecc. La stessa commissione interministeriale De Marchi chiarì che il dissesto idrogeologico si combatte non solo con le opere idrauliche ma anche con limitazioni e vincoli all’uso del suolo, che invece si continuò a massacrare, mentre una massiccia delega dei poteri da Stato a Regioni e a enti locali ne infettava le ferite moltiplicando centri decisionali, inefficienze, spreco di denaro pubblico.

Un’opposizione lunga 50 anni
Dopo le alluvioni del 1965/1966 si propose uno sbarramento nella stretta di Pinzano (PN), 80 km a nord della foce del Tagliamento, per regolare il deflusso nel basso corso in caso di nuove piene. Si volle anche potenziare il canale artificiale Cavrato, che da Cesarolo (VE) sbocca nella laguna di Baseleghe a Bibione (VE) e scarica in mare l’eccesso d’acqua del fiume. Ma nel 1979 il piano fu respinto da un’imponente mobilitazione nei paesi vicini a Pinzano e nel 1982 si formò un Comitato Permanente di Opposizione all’opera.

Finché, sempre a Pinzano, l’alternativa di tre casse di espansione in alveo (enormi vasche, in grado di ricevere l’eccesso d’acqua delle piene) comparve nel Piano stralcio 1996-1998 degli interventi di gestione del rischio idrogeologico, approvato e finanziato nel 2000 da un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Crebbero allora le opposizioni, mentre si rafforzava il legame tra i comitati più attivi ed esperti di fama internazionale: tutti convinti dell’inutilità e del danno di ogni “grande opera” sul Tagliamento.

Nel 2003 l’intesa culminò in una petizione del WWF in difesa del fiume: vi aderirono 700 scienziati, ricercatori e studiosi, 8.000 cittadini, organizzazioni non governative e centri studi europei. Il WWF promosse anche uno studio alternativo che proponeva dei bacini di laminazione più a valle, poi respinto dalla Regione. Nel 2005, 19.000 firme del comitato “Assieme per il Tagliamento” e di “A.c.q.u.a.” (Associazione Controllo Qualità Urbanistico Ambientale) furono inviate alla Regione, al Ministero dell’Ambiente e alla Comunità Europea.

Nel 2011, archiviate le casse, migliaia di cittadini e alcuni comuni si opposero anche all’opzione emersa dal tavolo tecnico “Laboratorio Tagliamento” voluto dalla Giunta regionale: un ponte laminante, lungo 975 metri, con paratie mobili tra Spilimbergo (PN) e Dignano (UD). Proprio dove la Regione vorrebbe ora la traversa inclusa nel Piano di Gestione del Rischio Alluvioni delle Alpi Orientali (PGRA dicembre 2022).

La “traversa laminante”
L’11 aprile 2024 la Giunta del Friuli Venezia Giulia ha approvato la delibera 530 con allegato il progetto preliminare di uno sbarramento alto 13 metri e lungo 975, trasversale all’alveo a nord dell’ultracentenario ponte stradale tra Spilimbergo e Dignano; a monte, una vasca di espansione che, in remoto caso di piena (uno/due ogni cento anni) accumulerebbe 29 milioni di m3 d’acqua; più a valle a Madrisio, comune di Varmo, un’opera per prelevare l’acqua dal fiume e, fuori alveo, una cassa di tre bacini di 22 milioni di m3 di capacità per laminare le piene a Latisana (UD). Spesa totale stimata, 200 milioni di euro.

Si prevede anche il rialzo e la diaframmatura degli argini sia del Tagliamento tra Cesarolo e la foce, sia del canale Cavrato tra Cesarolo e lo sbocco nella laguna di Baseleghe a Bibione, ma l’Autorità di Bacino ne ha ridotto la portata massima da 2500 a 1200 mspostando il rischio idraulico sul tratto terminale del fiume.

Nel 2017, coi 38 milioni già destinati alle casse, a Latisana era stato elevato il ponte stradale Anas e previsti interventi di rialzo e consolidamento degli argini a Gorgo e alla foce, presso Lignano (UD), ma nel 2024 risultava compiuta solo la diaframmatura degli argini a Gorgo.

Il “ponte diga” e i piani futuri
Nella delibera 1076 del 17 luglio 2024, la traversa repentinamente scompare. Al suo posto un ponte-diga, presumibilmente da affiancare all’antico: idea funzionale al collegamento Sequals – Gemona, pensato fin dagli anni Sessanta, più volte riproposto e contestato per l’indubbio sfregio che causerebbe all’ambiente e al paesaggio dell’alta pianura friulana, dove s’investirebbe nuovo denaro in consumo di suolo anziché nella cura delle strade esistenti e nel potenziamento del trasporto su rotaia.

Connessa al progetto è anche la circonvallazione Variante Sud di Dignano, sulla sponda sinistra del fiume, su Strada Regionale 464,ultimata nel 2023 dalla Regione: due rotatorie e un tunnel artificiale, per sgravare del traffico il centro del paese ma realizzati, dicono i comitati, in base a previsioni sovrastimate e sacrificando un’area golenale, dove nel 1966 le acque erano defluite, limitando i danni nel Latisanese: ma nemmeno le firme di 5400 residenti l’hanno fermata.

Il Tagliamento visto dal ponte di Pinzano – Foto: Caterina Diemoz.

Le obiezioni
Si accusa la Regione di rendere noti ai cittadini i progetti in corso con il contagocce: ciò risulta incomprensibile, se si pensa che per la comunicazione le regioni spendono centinaia di migliaia di euro di denaro pubblico l’anno.

Si osserva che al Tagliamento l’uomo non ha mai reso quelle aree golenali e pianure alluvionali sistematicamente occupate e violate da coltivazioni, edifici, prelievi di tonnellate di ghiaia estratte in deroga all’obbligo di disporre un programma organico di gestione dei sedimenti; che mai si è programmato un piano di rimozione dall’alveo di vegetazione di cumuli di detriti e ghiaia solo là dove occorre; che così si è abbassato il letto del fiume, impedendo all’acqua di colmare le golene e obbligandola a scorrere verso valle.

Inoltre, che si tratti di traversa o di ponte diga, il progetto si avvale di dati risalenti al secolo scorso. Se eseguito, esso non sarà risolutivo, comporterà enormi costi, ostacolerà il naturale trasporto dei sedimenti nell’alveo; occuperà una Zona Speciale di Conservazione (ZSC) di Rete Natura 2000 dell’Unione Europea e, infine, potrà compromettere la falda acquifera sottostante, che è acqua, bene comune, vita di tutti.

Le alternative
Occorre individuare golene e pianure allagabili, alle quali restituire la funzione di contenimento delle piene, ricomporre gli habitat frammentati, rimuovere edifici e strutture inutili: interventi finanziati a migliaia nell’Unione Europea. La stessa Legge sul ripristino della natura obbliga gli Stati a ripristinare almeno il 20% degli ecosistemi degradati entro il 2030, con l’obiettivo di recuperarli entro il 2050.

Più in dettaglio, l’associazione “Noi siamo Tagliamento” propone di arretrare gli argini ove possibile; creare zone di esondazione naturale e controllata, prevedendo indennizzi per gli agricoltori; mantenere la capacità originaria del canale Cavrato; realizzare un meno impattante scolmatore sulla sinistra idrografica del fiume.

Le petizioni 2024/2025
Da ottobre 2024 la galassia ambientalista chiede che il “Re dei fiumi alpini” continui a scorrere libero.

Il 10 Dicembre 2024 “Assieme per il Tagliamento” ha consegnato al presidente del consiglio regionale Mauro Bordin 13.760 firme contrarie alla traversa, poi inviate anche alla Commissione Europea per le petizioni a Bruxelles (n. 0524/2025). Nel gennaio 2025 è approdata in Commissione un’altra petizione (n. 0144/2025) del Comitato per la vita del Friuli rurale, ambedue pienamente accolte dalla Commissione Europea.

Il tagliamento ha già dato
In tutte le petizioni, il Tagliamento figura come l’ultimo corridoio fluviale morfologicamente intatto delle Alpi: facile quindi, per chi non lo conosce, figurarsi ovunque scenari da fiaba come quelli tra Osoppo e la Riserva Regionale del Lago di Cornino o a Pinzano, dove l’alveo si restringe e il ponte unisce due erte rive rocciose.

Il Tagliamento visto da Ragogna – Foto: Caterina Diemoz.

In realtà, fin dal 2002 il compianto fondatore del WWF Fulco Pratesi elencava nell’alto e nel medio corso, tra le aree golenali sottratte al fiume, quelle del distretto industriale semiabbandonato di Trasaghis, dei suoli agricoli divenuti artigianali a Forgaria, del distretto di Paluzza nell’alveo del torrente Bût. Altre ne hanno occupate a Tolmezzo, Amaro, Villa Santina, ma oggi l’elenco potrebbe continuare.

Inoltre, in Carnia le acque del Tagliamento e degli affluenti sono state già sbarrate da dighe che hanno compromesso buona parte dell’ecosistema; sfruttate dall’idroelettrico fino a prosciugarne gli alvei violando leggi che impongono il mantenimento del deflusso minimo vitale; ulteriormente esaurite dal libero mercato delle centraline con centinaia di autorizzazioni concesse dalla Regione sui corsi d’acqua.

Infine, altre case e capannoni si attendono da Latisana alla foce, dove il Tagliamento è ormai un canale i cui alti argini proteggono luoghi intensamente abitati e dove si sarebbe dovuto de-cementificare da tempo. Oggi – incredibile a dirsi – il Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni in Friuli (PGRA 2021-2027) permette di costruire in aree dichiarate esondabili dopo la sua approvazione (dicembre 2022) e consente nuove edificazioni nel caso di richieste pervenute prima che il piano divenisse esecutivo.

Tutto legale, come sempre. Ma anche legittimo?

L’ultimo fiume naturale alpino d’Europa ultima modifica: 2026-02-17T05:09:00+01:00 da GognaBlog

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11 pensieri su “L’ultimo fiume naturale alpino d’Europa”

  1. A proposito del fiume Tagliamento, ecco il modo consueto di viverlo per chi come noi, vive li accanto, nel borgo di Muris di Ragogna, in Friuli.
    Un video amatoriale, senza regia ne particolare preparazione, divertente per noi che partecipiamo, riassume il fiume come realmente viene vissuto da chi lo abita, con una abbondante dose di ironia e ingenua soddisfazione.
    Il video è stato presentato alla rassegna cinematografica “Corto a Muris”
    https://www.youtube.com/watch?v=5kInzp_NXic

  2. La stessa autrice porta i dati per confutare le proprie tesi all’interno del testo:
    – parla di piani fatti su dati del secolo scorso. Ecco, il regime delle precipitazioni è completamente diverso, con aumento di intensità e portata rispetto a XX sec. Basta vedere cosa è successo a Cormons e Versa (GO) nel 2025 per capire che il regime pluviometrico è cambiato in FVG
    – il concetto di naturalità è confutato da lei medesima, quando parla delle opere fatte in Carnia
    In merito ai commenti del sig. Regattin sugli argini di Latisana: non più tardi di 2 anni fa, siamo arrivati a pochi cm da dover evacquare Latisana, a riprova che gli eventi pluviometrici sono radicalmente cambiati e che sia necessario intervenire.

  3. A completamento del commento precedente: 
    Anna Scaini dell’Università di Stoccolma riassume inun’intervista al TGR FVG: “questo fiume è un fiume che sappiamo può convogliare una grande quantità di acqua molto bene, ed è per questo che è studiato all’estero da tante università, perché è un modello come tipologia anche per quei fiumi che sono stati cambiati, hanno avuto dighe o traverse, e che adesso queste dighe o traverse vengono tolte perché sappiamo che si può fare di meglio, e che quindi diciamo hanno bisogno di un modello, e questo è il Tagliamento in generale”. Non ci resta che sperare nell’incontro tra politica e scienza.
    Dal sito L’altramontagna
     

  4. Sig. Mattassi, non entro nel merito perché è inutile riportare qui un dibattito che sul quotidiano regionale (come lei ben sa)  va avanti da decenni, con interventi da una parte e dall’altra, compresi esperti di chiara fama internazionale che hanno più volte spiegato i motivi dell’inutilità delle opere che lei auspica. Da non esperto posso solo dire che mi fido di più di chi studia che non di chi predica cementificazione (e qui si parla di milioni di tonnellate di cemento). Il fatto che il Tagliamento non sia più “puro'” come natura lo ha creato non è una giustificazione per continuare ad alterare quel che rimane, che è pur sempre di notevolissimo interesse naturalistico. Tra l’altro nessuno di voi ricorda mai che gli argini a Latisana sono ben più alti di quando ci fu la piena e che la ferrovia è stata sollevata. Tagliamento libero! 

  5. Il fiume della mia ifanzia, l’ ho sempre difeso e continuerò a farlo. Tra l’altro è un fiume bellissimo 

    Adriano il romanticismo non fa parte di questo mondo, sempre più rivolto a soggiogare e sputtanare la natura, a farne una serva. C’è chi come te ama il fiume,  della sua giovinezza, chi invece ha fatto del cemento armato il suo idolo, il suo vitello d’oro.

  6. Il Tagliamento scorre fino a Trasaghis su un poderoso materasso di detriti alluvionali.
    La naturalità e la bellezza del suo ampio alveo sono certamente meritevoli , ma un fiume per vivere e per essere un corridoio ecologico,  ha bisogno di acqua.
    Attualmente l’acqua del Tagliamento, prelevata dalle derivazioni SADE negli anni 50 , si ferma al bacino di Caprizzi , dove viene captata lasciando un DMV assolutamente  nullo e un greto secco fino alle foci del Degano e del But.
    L’acqua che corre nel greto del Tagliamento da Tolmezzo a Pioverno è rappresentata dal solo But , e appena il Fella la rimpolpa , viene di nuovo prelevata per dissetare i campi dal canale Ledra- Tagliamento.
    Il primo passo verso la naturalizzazione è avere l’acqua senpre.

  7. Quindi gli studi ed i pareri della maggior parte dei migliori esperti di idraulica contrari alle opere progettate sul Tagliamento sono solo falsità ? 
     

  8. Direi che può anche bastare a diffondere notizie false che hanno solo l’obiettivo di attivare la fantasia di tutti gli oppositori a tutte le opere di laminazione delle piene straordinarie del tagliamento, che è sempre stato ferox e rapax fin dagli albori degli insediamenti umani che si sono distribuiti dalla montagna al mare lungo tutto il suo corso e che con le opere ne hanno modificato il corso. In epoca romana il Tilaventus maius correva verso Sanvito e CAORLE, esondava nel medio corso e consentiva di mantenere una portualità nel basso corso. Poi lo stato di fatto più o meno naturale è radicalmente cambiato fino allebpoderose arginature della dominazione austriaca.   Per arrivare al dimezzamento dell alveo di piena proprio nell’area oggetto del contendere. Tra Pinzano e Dignano sono stati apposti dei pennello trasversali a recuperare un terrazzamento del tutto artificiale sul quale è stato imposto improvvisamente un sito di interesse comunitario costituito prevalentemente da campi coltivati e da una pregevole fauna ittica in un alveo asciutto per metà dell’anno. Tutte le popolazioni dalla montagna al mare hanno eretto argini per favorire gli insediamenti produttivi. Lo ha fatto forni di sopra, Chiusaforte, Tolmezzo, Carnia, Amaro, Osoppo, eppoi dopo Dignano tutto il fiume è stato costretto tra argini sia in destra che in sinistra per proteggere paesi e campagna ierigata dalle stesse acque del tagliamento alla presa di Ospedaletto e distribuita a scorrimento per coltivare mais nelle ghiaie delle vecchie pianure alluvionali. Risparmio le derivazioni idroelettriche montane che negano al fiume il deflusso minimo vitale quando non ci sono le piene. LA NATURALITÀ RIMANE IN TUTTO IL FIUME DALLA MONTAGNA AL MARE ENTRO ARGINI COSTRUITI DALLA UOMO. e va bene così!!  Ciò che non è più tollerabile che si spacci per distruzione del fiume le opere di regimazione delle piene centenarie che non possono impattare né sulle funzionalità ecologiche e che oggi vengono vergognosamente demonizzate con schemi in rosso pericolo pur non essendo stata allestita alcuna progettazione né valutato l’impatto ambientale così come si dovrebbe. Dopo 60 anni continuare a raccontare storie non vere per attivare paure senza fondamento, dimenticando il dramma delle alluvioni e delle soluzioni promesse e mai mantenute, forse dovrebbe orientare tutti ad un esame di coscienza sul rekord mondiale di sicurezza negata e di nuovi drammi incombenti. 

  9. Basta cementificazione dei fiumi. 
    Basta con l’ingordigia.
    Adriano sono con te!

  10. Il Tagliamento deve rimanere libero senza inutili e dannose opere di sbarramento . Il fiume della mia ifanzia, l’ ho sempre difeso e continuerò a farlo. Tra l’altro è un fiume bellissimo ❤️

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