Mai provato a parlare con i dollari?

Mai provato a parlare con i dollari?
di Letizia Pezzali e Chiara Valerio
(pubblicato su Lo Specchio de La Stampa il 12 settembre 2021)

Soldi, sentimenti, numeri e parole. Sono coppie strette e complicate, che danno molto da dire, molto da pensare.

Chiara Valerio: Che il gioco d’azzardo e i sentimenti siano avvinti come l’edera, per rinverdire una imperitura immagine di Nilla Pizzi, è cosa nota. Penso a Il giocatore di Fëdor Dostoevskij (roulette) e a Il ventre di Napoli (banco lotto) di Matilde Serao. Penso soprattutto a un breve romanzo, oggi si direbbe autofiction, mai tradotto in italiano della scrittrice francese Françoise Asso. Si intitola Du jeu, del gioco (roulette e carte). Racconta di una scommettitrice e di come tutti i numeri siano, per chi gioca, amici, o addirittura amanti. Nel senso che ispirano gli stessi sentimenti. Non affini, gli stessi. Si potrebbe tirare in ballo, certo, lo Zio Paperone, chiuso nel deposito come in se stesso o in un giardino segreto, con il puro e intatto sentimento – memoria e autenticità – della numero 1. Il primo dollaro guadagnato. Che i soldi costruiscano il sé è indubbio, che decostruendo il rapporto con i soldi, si comprenda se stessi, lo assicura una branca chiamata “Financial Therapy“, a metà tra psicoterapia e consulenza finanziaria. L’ho imparato da poco, cioè, la scorsa settimana.

Chiara Valerio

Letizia Pezzali: Mi pare che una questione di fondo sia il modo in cui tanti si sorprendono quando si dice che il denaro e le emozioni sono fortemente legate. Come se uno dicesse una bizzarria. Credo che questa reazione derivi da un equivoco della teoria economica tradizionale, un equivoco che nel tempo ha permeato la società, e cioè l’idea che l’economia sia un mondo a sé, nel quale entriamo (se proprio obbligati oppure se proprio appassionati) indossando un abito che poi togliamo appena fuori. L’idea dell’homo oeconomicus, cioè, un essere razionale che si occupa razionalmente di come muoversi nel mondo dal punto divista economico. Una specie di “buon padre di famiglia” del Codice Civile (non so se hai presente), solo molto più distaccato. Questo essere mitologico non esiste, naturalmente, non l’ha mai visto nessuno. È un individuo teorico usato per sviluppare modelli. L’economia comportamentale, che ha vinto Premi Nobel recenti, ha scardinato queste idee inserendo temi di psicologia nell’economia. L’idea che esista invece, intorno al denaro, la possibilità di sviluppare vastissimi territori di irrazionalità. Di paura, di follia. I mercati finanziari, del resto, sono ampiamente soggetti a euforie irrazionali. E questo ormai si è capito. Ma che denaro e sentimento siano legati è un dato umano evidente anche senza sapere nulla di economia e delle sue evoluzioni accademiche. Veniamo alla financial therapy. Premessa. Viviamo in un’epoca di grande fragilità emotiva, pare. Ma mi verrebbe da dire, alternativamente, che viviamo in un’epoca in cui finalmente si dà spazio alla fragilità, e quindi la fragilità diventa visibile. Perciò, se ansia dev’essere (e lo è, siamo un’ansia generalizzata), che ansia sia, anche per i soldi. Ansia visibile. E di conseguenza necessità di parlarne, di curare. Pure quando sembra ridicolo. Dalla crisi del 2008 escono queste figure di psicologi finanziari. Roba per ricchi, principalmente, mi è parso, e qui mi viene un po’ di cinismo. In un mondo che si automatizza, investire i soldi è diventato tecnicamente più facile. L’intelligenza artificiale, le app di trading. I consulenti finanziari hanno un bel daffare a convincere le persone a pagarle per i loro servizi, quindi è chiaro che si cercano alternative per attrarre clienti, personalizzare il più possibile, venire incontro. Perché non offrire questo servizio di sostegno psicologico in aggiunta alla consulenza pura? Eppure, al di là del cinismo, trovo alcune cose interessanti. Leggo per esempio di una terapista che chiede ai suoi pazienti di presentarsi alla sessione con mille dollari in contanti. In banconote di piccolo taglio, perché il piccolo taglio richiama l’infanzia. Che fa con questi mille dollari? Li ruba e scappa? No. Dice al paziente di mettere i mille dollari di fronte a sé e di parlarci. Aspetta, non ridere. Non c’è da ridere! Cosa diresti a mille dollari in contanti? All’inizio probabilmente ti senti scema, ok, ma provaci. Inizi a parlarci ed esce fuori un mondo.

Letizia Pezzali

Chiara Valerio: Io parlavo con i denti caduti e lasciati sotto al cuscino prima ancora che mutassero in soldi, grazie al topo dei denti. Ma mi fermo e riparto dall’ansia. E dalle App. Anche di trading. Nonostante non ne abbia mai scaricata una. Penso l’ansia derivi dalla distanza, non percepita, tra il nostro corpo e i nostri dispositivi, che pure hanno assunto e assumeranno, sempre di più, alcune funzioni del nostro corpo. O ne prenderanno il posto. La funzione memoria l’abbiamo appaltata, per esempio. Ecco, il dispositivo, al contrario di noi, può essere in molti posti contemporaneamente. Il dispositivo esiste anche in remoto, noi no. Il dispositivo ci dà l’impressione di poter fare molte più cose di quelle che fisicamente possiamo fare, accedere a più posti contemporaneamente. Il confronto con questa differenza e impossibilità è quotidiano. I soldi, in questo, aiutano a calmare l’ansia perché ci permettono di spostarci più facilmente, più comodamente, o entrambi. Se, insomma, i soldi soffrono d’ansia come ogni cosa in questa contemporaneità, procurano ansia e ne danno, allora forse coincidono con l’ansia.

Letizia Pezzali: Il denaro è una finestra sui traumi infantili, questo è un concetto direi dickensiano che possiamo capire tutti. Lo capisce chi è cresciuto in una famiglia povera, e ha subito privazioni oggettive, il peso del confronto, eventualmente la vergogna, lo capisce chi è cresciuto nell’agio e considera il denaro come una mamma, perché secondo me il denaro è il terzo genitore dei bambini ricchi (o il genitore e basta, se quelli biologici sono assenti, distanti, svolazzanti). Ma lo capisce anche chi, come Natalia Ginzburg, è cresciuto in una famiglia che non era né ricca né romanticamente povera: lei spesso nei suoi testi, quando riporta il pensiero di sé bambina, si cruccia di questa dimensione di mezzo. Il denaro è il regno della possibilità, questo deriva dalla sua caratteristica fondamentale, e cioè la fungibilità: può essere scambiato con qualsiasi cosa (o quasi, e in quel “quasi” si collocano svariate questioni morali). In questo suo essere fungibile secondo me il denaro è molto civile, perché ci ha permesso di evolvere (quando si barattava bisognava trasportare la merce per scambiarla, trasportare cose pesanti, anche, con il denaro basta che ci presentiamo appunto col denaro e lo scambio è fatto: il denaro è leggerezza, spostamento, viaggio, creazione di mondi).

Chiara Valerio: La fungibilità, caratteristica romantica e letteraria oltre che giuridica del denaro, mi pare sia oggi un concetto che stiamo applicando a noi stessi. Da un lato, concentrati sui nostri io e dall’altro con io tutti uguali, standardizzati, forti, o misuratamente fragili, sensibili, tanto sensibili da esserlo ai dolori degli altri. Gli esseri umani sono stati fungibili per la maggior parte della nostra storia. Lo stato di diritto, l’alfabetizzazione, la scolarizzazione di massa ci hanno consentito in pochi secoli di non essere più interscambiabili l’uno con l’altro, di non coincidere con il nostro genere o con la nostra possibilità fisica di lavoro, di non essere zoe ma bios, non nuda vita ma altro. Ecco, visto che la psicoterapia non è riuscita a consolarci o aiutarci a comprendere chi siamo, forse ci riuscirà la financial therapy.

Letizia Pezzali, pavese di 39 anni, ha lavorato per anni a Londra in una banca d’affari. Il suo ultimo libro è Amare tutto (Einaudi).
Chiara Valerio, di Scauri (Latina), scrittrice, traduttrice, direttrice artistica e conduttrice radiofonica. Il suo ultimo libro: La matematica è politica (Einaudi).

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Mai provato a parlare con i dollari? ultima modifica: 2021-12-19T04:29:00+01:00 da GognaBlog

2 pensieri su “Mai provato a parlare con i dollari?”

  1. 2
    Filippo Petrocelli says:

    Articolo decisamente laico, come del resto mi aspetterei da due autrici così giovani. Ben oltre le vecchie categorie, loro. 

  2. 1
    lorenzo merlo says:

    Non sono riuscito a cogliere il valore umanistico dell’articolo.
    Senza nulla togliere alle due signore, ho colto invece una bella spinta, un bel lasciapassare, una bella promozione del capitalismo finanziario, che, come sappiamo, sa di averne un gran bisogno. Ha bisogno dei denari di tutti i poveracci. Ha bisogno che tutti i poveracci vedano negli investimenti un posto dove guadagnare le sue quattro lire.
    L’acqua alla gola. Poteva capitare gli sta capitando.

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