Manolo

Maurizio Zanolla, meglio conosciuto come Manolo, primierotto di adozione, fin da giovane, è stato un sovvertitore dei limiti estremi delle difficoltà di arrampicata ed è tuttora reputato uno dei massimi scalatori contemporanei. Anche lui Guida Alpina, in questa intervista ci parla delle sue ‘storiche’ salite lungo le vertiginose pareti del Sass Maor.

Manolo
di Narci Simion
(pubblicato su Aquilemagazine.it agosto 2017)

In che anno hai salito il Sass Maor per la prima volta? Per quale via e chi erano i tuoi compagni? Da quanto tempo arrampicavi?
La mia prima via sul Sass Maor è stata la Solleder con variante Bettega credo nel 1975. Il compagno era Roberto De Bortoli detto Bob e arrampicavo da un anno circa.

Potresti elencarmi quali altri vie (classiche) hai salito cercando di ricordare date e compagni?
Lo spigolo Castiglioni, da solo, più o meno in quel periodo, la Scalet-Biasin, con Cesare Levis, Diego Dalla Rosa e Nivio De Bastiani nel 1978 (in due cordate separate… io ero con Cesare) la Franzina-Scalet, e la Laritti (Boh?) Forse una con Bussolot (Aldo Bortolot, NdR) e una con Giuliano Secco… Supermatita con Piero Valmassoi,

Manolo

Raccontami della Biasin… l’avevi liberata alla prima salita o sei ritornato?
No, nella prima salita con Cesare Levis ero riuscito a “vista e in libera” fin quasi in cima, ma i tre metri finali, quel giorno, mi avevano respinto. Salita riuscita solo l’anno successivo, mi sembra con Pol (Paolo Loss, NdR) e credo che insieme al Gran Diedro in Tognazza, salito con te, siano state le massime difficoltà raggiunte in quell’anno.

In Dolomiti non c’erano ancora difficoltà così elevate e onestamente nemmeno in falesia ma non vorrei che questo suonasse come una nota esagerata…

Come hai concepito la Supermatita e quanto tempo è intercorso prima di realizzarla? In due riprese o direttamente dalla Portela?
Quell’estate lavoravo al rifugio Pradidali e, a parte qualche concessione, non potevo allontanarmi molto. Attorno però avevo già esplorato e salito quasi tutte le cime, tanto da pensare che non rimanevano ancora molte cose da fare, o almeno era quello che mi sembrava in quel periodo. Così la mia attenzione, dopo aver salito quello che sembrava possibile e senza l’uso dei chiodi a pressione, si è concentrata su quel progetto. C’era un grande spazio libero in quella parete, sia fra gli strapiombi in alto, sia nella parte bassa, questo offriva la possibilità di tentare una salita in libera, ma con i chiodi normali non era scontato riuscirci, nemmeno cercando i punti più deboli.

Era, e per me lo è ancora, la parete più impressionante delle Pale, nonostante la Banca Orba mitighi molto la sua repulsività. Però in quel periodo di giovinezza e follia creativa tutto quello che era repulsivo, diventava meraviglioso e attraente, e passò pochissimo tempo dalla visione alla realizzazione. Purtroppo il giorno concordato per la salita non elargiva promesse azzurre e la decisione fu di non sprecarlo provando a salire almeno la parte alta che stimavamo decisamente più impegnativa. La pioggia prevista e inevitabile quel giorno arrivò, ma quando eravamo ormai in alto fra gli strapiombi, dove non poteva bagnarci, mentre lottavamo per uscire da quel posto da dove non potevamo più tornare indietro.

Non ricordo esattamente quanto tempo sia trascorso prima di completare la parte bassa ma credo quindici, venti giorni circa e tutto è stato più facile del previsto su quella roccia straordinariamente solida e lavorata.

Riflettendo sulla salita, credo che in quel periodo di follia solo Piero poteva seguirmi su quella parete, dove alla fine abbiamo usato solo sette chiodi per quei quasi 1200 metri di sviluppo, lasciando solo una traccia sottile come il tratto di una matita… che ne segnò anche il nome.

Questo è apparso come qualcosa di esageratamente incosciente e in parte può essere vero; Supermatita è considerata, non tanto per la difficoltà ma per concezione e stile di apertura, una delle più impegnative salite di quel periodo, ma per me non lo fu affatto. Avevo ormai maturato nuove esperienze in falesia e sui massi che mi avevano aperto a consapevolezze e difficoltà diverse.

Veniamo alla Nureyev: che intervallo (anche tecnico-mentale) era trascorso dalla Supermatita?
Quasi quindici anni, ma che contenevano un’accelerazione di cambiamenti notevolissima: materiali, concezioni, etica, ecc…

La salita di Nureyev con Walter Bellotto. In apertura mi avevano assicurato Andrea Tremea e Alfredo Bertinelli. Credevo che la salita di Nureyev fosse possibile anche in stile classico, ma avevo qualche dubbio per il compatto muro finale che presentava una forte incognita; non era facile comprendere quante possibilità offriva ai chiodi normali. Mi sono calato per ispezionare quel tratto accompagnato da Mariano Lott (che al tempo gestiva il rifugio del Velo) ma senza il materiale adeguato per rimanere attaccato a quella sezione strapiombante sono stato costretto ad usare un paio spit.

In quel periodo, alcuni scalatori incominciavano ad irrobustire le soste o integrare le protezioni con spit anche sulle vie classiche, cosa che non condividevo e non ho mai condiviso. Questi atteggiamenti li avvertivo e li avverto come una mancanza di rispetto verso i primi salitori. Un modo di rubare l’anima a vie e a momenti che hanno una storia da rispettare e ricordare, importanti anche per imparare a non dimenticare.

Da qui la decisione di fare una grande provocazione e far riflettere sull’abuso di questi chiodi. Sembrava un contrasto perfetto farlo nella stessa parete dove avevo aperto una via in un modo completamente diverso, con un’etica di assoluta “pulizia” usando solo una manciata di chiodi.

Non è servito, ho solo perso una possibilità di divertirmi un po’ di più, perché le cose sono andate avanti per conto loro e gli spit hanno fatto sempre più la loro comparsa sulle vie classiche e nessuno ha mai preso una decisa posizione contro questa tendenza. Almeno in queste montagne (nostre?). Nureyev l’ho tentata anche in solitaria ma mi sono ritirato dopo il quarto tiro difficile per colpa della pioggia. Quel giorno ho rischiato moltissimo perché nella prima lunghezza strapiombante e impegnativa dopo la rottura di un appiglio sono rimasto appeso per sole due dita sopra quell’abisso e solo un’enorme fortuna mi ha permesso di non caderci dentro. Cosa che mi ha fatto riflettere seriamente sulla mia abitudine di scalare slegato.

Quali nuove concezioni nell’apertura di vie, attrezzature, stili, ecc. Considerazioni a posteriori?
Ripetere alcune vie difficili attrezzate a spit in montagna aperte da Beat Kammerlander, Hanns e Lilo Schell, Rolando Larcher, ecc. mi ha incuriosito, ma a parte quella parentesi provocatoria (la via Nureyev. NdR) non avevo più ripreso in considerazione questa possibilità e ho continuato a chiodare con gli spit in falesia e aprire in modo tradizionale in montagna. Fino al giorno in cui ho deciso di comprendere cosa davvero significasse aprire una via in quel modo. Era fuori dubbio che erano vie straordinariamente belle e su roccia solidissima… ma proprio per questo improteggibili con mezzi tradizionali.

Questo mi ha permesso di avvicinarmi ad alcune pareti che non avevo avuto il coraggio di affrontare tradizionalmente, ma per farlo, ho scelto montagne minori dove c’erano già itinerari aperti in questo modo. Sono state esperienze utili ed interessanti che mi hanno portato a nuove riflessioni. Non è sempre così facile aprire nuove vie in questo modo e nemmeno così scontato. Dipende sempre molto dall’etica scelta nell’apertura ma senza entrare in questo vischioso argomento credo che alla fine forse non è lo spit che cambia le cose ma come lo usiamo. Anche se col senno di poi averlo o non averlo… cambia completamente.

Attualmente il Sass Maor: eventuali progetti, idee, opinioni?
Sono ritornato molte volte su questa montagna, come in molte altre ma mai su Supermatita e forse rimarrà fra quelle poche vie che voglio continuare a ricordare solo con gli occhi di allora.

Non ho progetti su questa montagna e ormai sempre meno anche sulle altre. Una cosa è certa, il livello degli arrampicatori è salito moltissimo raggiungendo traguardi inimmaginabili fino a pochissimo tempo fa e questo mi fa pensare che per quelli che lo vorranno ci sia ancora molto spazio. Forse… quello che ora appare impossibile come sempre diventerà realtà.

Un esempio di questo alpinismo ad altissimo livello può essere quello del fuoriclasse austriaco David Lama che dopo aver abbandonato le competizioni da protagonista ha seguito la sua strada fuori dai luoghi comuni e dalle mode con coraggio per seguire i propri sogni e le proprie passioni.

Le nuove generazioni hanno ancora spazio e credo che continuando ad essere curiosi non occorrerà nemmeno andare troppo lontano ma questo dipende anche da cosa avremo lasciato.

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Manolo ultima modifica: 2023-02-19T05:44:00+01:00 da GognaBlog

44 pensieri su “Manolo”

  1. per asini intendo tutti quelli che cercano di sminuire un talento nato

  2. dicono che per quanto ci provino gli asini non saranno mai equali ai cavalli 
    soppratutto di se di razza

  3. Come per il mio commento precedente. Anche questa volta di nuovo Fabio Palma ad avvalorare le sue tesi sotto le vesti di un certo Gianluigi Bressan. A distanza di così tanto tempo  nuovamente sotto questo blog un suo commento per portare avanti un’idea (o ideale) per salvare il suo idolo. Ma come già dissi in precedenza: “La penna è come una firma, il modo di scrivere di una persona è una sorta di timbro che difficilmente si maschera semplicemente inventando un nome fasullo.”.
    Ma se la cosa la fa stare meglio.. le crediamo Fabio.
     

  4. Ho letto cose inaudite. Al festival di Trento Ondra ha detto davanti a tutti che Manolo lo aveva imbarazzato per quanto fosse più forte di lui su placca. Microfono acceso. Eravamo in tanti giornalisti compresi infatti poi quella dichiarazione fu riportata sul manifesto. Io Manolo non l’ho mai visto ma se Ondra vedendolo ha detto così di che cosa stiamo parlando? C’era anche l’intervista di Antoine le menestrel che xi aveva scalato insieme. Li avrà mica pagati tutti per dire che è ol migliore 

  5. Eh lo so bene Alberto, era solo una fantasiosa provocazione e la prima cosa che mi è  venuta in mente è stata quella che ho scritto , con quel cemento chiunque sia stato non ha importanza ha ben inquadrato e manifestato che i limiti delle idiozie sono più alti di qualsiasi scala gradi alpinistici altro che libera…
    Per le app e metaverso chissà  forse sara’il percorso del futuro delle nuove generazioni,  tutto protetto tutto sterile con visore e per gli idioti niente piu cazzuola corda e plastocem  . Speriamo sia veramente nascosto li sotto e ci resti a lungo questo futuro. 

  6. app che rende l arrampicata veramente Libera.Chissa!

    Già l’arrampicata sportiva è stata un’illusione d’arrampicata libera.
    Figuriamoci una app…

  7. #36Carlo;
    “…e perché?…”
    Le solite cose da umani,  fama e immortalità e soldi… ,pare che un frammento  appiglio o era un appoggio? di eternit sia stato visto e venduto su una bancarella abusiva ad Arco appurato successivamente che  era un falso riprodotto bene ma falso ,mancavano totalmente impronte e magnesio ,però pare che ci sia un progetto per renderle seriali in resina ,restano voci ovviamente. 
    Quello che preoccupa è quello che è stato cementato per l eternit-a’  dentro nelle fessure… li si spazia all’ infinito:
    dalle formule esoteriche da pronunciare solo all albeggiare nel mettersi le scarpette, alla ( ma non lo credo possibile) app che rende l arrampicata veramente Libera.Chissa!
    Ciao?

  8. Per dire, ho letto che molti anni fa gli scoiattoli di cortina con a capo lacedelli smantellarono a mazzate una presa cruciale su una loro via a Cima Scotoni, lo fecero per renderla più difficile e garantirsi il primato per più tempo. 

  9. Scusatemi tutti e scusatemi ancora per questo mio affacciarmi alla finestra di un mondo e storie che per nulla conosco ma che a questo punto mi incuriosisce. Ma vengo al punto: pur prendendo visione del link citato all’intervento 10, non ho ancora ben capito chi ha fatto cosa …. insomma: sono stati martellate prese o cementati buchi….ma da chi? E perché?

  10. Caro Andrea Favaro, io la Scalet-Biasin la feci la prima volta nel 87 proprio con Zanolla, appena tornato dal suo viaggio in California, era tirato come un chiodo e in super forma, ma su quel tiro dato 7c non passó in libera ! Strano davvero! 

  11. Mi permetto alcune aggiunte su Supermatita. Roland Mitterstainer fu il primo a ripercorrere integralmente per primo la via otto anni dopo. Nel corso dell’anomalo inverno 1988-1989  Renzo Corona e Donato Zagonel realizzarono la prima salita invernale, il grande Maurizio Giordani firmò la prima solitaria invernale legandosi solo sul famigerato tiro di VII. Infine la BIasin fu poi data 7c in scala francese una difficoltà che effettivamente era ignota in Italia e che solo Manolo alla Tognazza aveva sfiorato. Chiedo anche gentilmente: dove trovo l’intervista di Linda Cottino che ricordo capo redattrice della mai troppo compianta Alp ad Adam Ondra in cui parla di Manolo? 

  12. Quindi, Giuseppe, hai apprezzato ugualmente, immagino, il libro di Manolo, “Eravamo immortali”, dello stesso autore… 
    Ad ogni modo, anche se rispondo a nessuno, per correttezza non ho detto affatto che Hugh è una via di riferimento. Ho solamente detto che il primo italiano a salire un 9a è stato Lamberti, su Hugh, cosa un po’ diversa.
    Se proprio vogliamo, Hugh, liberata da Rouhling nel 1993, è il primo 9a di Francia, ed ha visto la prima ripetizione nel 2001. E ad oggi (2023) conta 9 ripetizioni note.
    “Un cesso su cui i garisti si scaldano” (che frase sciatta, poveri garisti e poveri noi) denota peraltro conoscenza pressochè nulla dei garisti e delle gare, categoria ed ambiente che, tra l’altro, Manolo non ha mai conosciuto.
    Una ultima parola di conforto a Riccardo Scarian: non ti preoccupare, Sky, che chi sa e chi vuole sapere, chi conosce le gare, l’onestà e la fatica nel mettersi in gioco sempre, non ha dubbi nè su questa storia brutta, nè su chi sia il mito di cartapesta (ancora grazie Palmieri). Ciao Sky.

  13. Grande Giuseppe! L hai detta giusta! Tanto lo stile è inconfondibile! Gente senza coglioni che si fanno fighi con pseudonimi, che tristezza! Buoni solo a raccontare le solite favole! Trite e ritrite, magari incentivate allostremo da chi non ci sta più dentro! Che penuria! ?Fai venire veramente il latte alle ginocchia! ?Ma chi sei? Una ?è nata e vive in un’altro continente! Che ci fà una ?in montagna? Non è sicuramente il suo abitat naturale! Eppure adesso questa pianta sa tutto! Sia di montagna che di competizioni, allenamenti, rane e chi più ne ha più ne metta! ???Ma di cosa stiamo parlando?! X fortuna sulle Pale di San Martino ancora le  ?? non crescono, nonostante il surriscaldamento del pianeta! Basta fiabe ?Fabio! Incredibile basta cambiare una vocale alla fine ??

  14. Finalmente! Dopo tonnellate di commenti su vaccini, guerra, parità’ di genere nel Cai…. finalmente una sana discussione sui gradi come se ne vedevano solo al Bar Centrale di Finale anni fa. Una boccata d’ossigeno….Che nostalgia.

  15. Mi permetto una piccola deformazione professionale e una riflessione. La penna è come una firma, il modo di scrivere di una persona è una sorta di timbro che difficilmente si maschera semplicemente inventando un nome fasullo.
    Interessante dunque leggere tutti questi commenti, apparentemente scritti da autori diversi, ma che di fatto frutto della medesima persona: Fabio P. Indovinato?Ritengo infine che ripetere un pensiero già espresso, cambiando nome, non ne aumenta la veridicità tuttalpiù rischia di fare l’effetto opposto ovvero di dar ancor più valore alle parole di chi come Scarian si espone senza nascondere la faccia. Solo un pensiero personale. 
     

  16. Mi verrebbe da raccontare un po’ di episodi accaduti… Mah meglio limitarsi a sorridere a tutto ciò e stendere una trapunta pietosa.. un lenzuolo non basterebbe! 

  17. Manolo ha salito Baing de Sang e Bimbaluna verso i 50 anni e ha stupito Ondra che ne aveva 60, ho letto anch’io l’intervista. Ma per me la sua grandezza leggendaria sta proprio in quello che fece su supermatita e in arrampicata sportiva al Verdon e a Yosemite. Anche Ben Moon a 60 anni stupisce ancora ma quelle salite le fece solo Manolo a quei tempi. Io non l’ho mai visto ma Edlinger ci disse qui a fossano ridendo che quando venne al Verdon e sali’ tutte le vie francesi più dure saltando le coppie voleva smettere. Edlinger!! Il tempo annebbia e c’è sempre gente che tenta di farsi un nome alle spalle dei grandissimi . Ed è anche molto sincero e umile. Si fermò a parlare ad una serata e disse che quelli di adesso fanno cose che lui non avrebbe mai potuto fare anche con i loro allenamenti e che solo sul verticale si era sentito forte.

  18. Ho visto una volta Manolo salire a vista passeggiando un 8a a Braccio di ferro in Sardegna e ho visto uno di quelli che si è fatto pubblicità su di lui ravanare su un 7c di dita e tanto piedi a San Vito. Chiaro che poi su Eternit Ondra e Gallo che ci sono stati insieme hanno parlato di fenomeno e quegli altri buoni sulle vie da scimmia non si sono mossi o ci hanno messo anni dando 8c+ la prima parte. Citare Hugh come via di riferimento la dice lunga, un cesso che un garista fa di riscaldo. Manolo é di un’altra categoria e a quella categoria appartengono ben in pochi. Io pagherei per rivederlo come quel giorno come pagherei per rivedere Yuji stessa categoria di Manolo 

  19. 23. La risposta la puoi leggere al link del commento 10, nell’intervista a Jolly.
    24. Allo stesso link viene dedicato molto spazio ad Eternit.

  20. Scusate, ma, per mia ignoranza, qualcuno è così cortese da raccontare la storia di questa via? E da dove nasce questa “polemica” ? 
    Grazie

  21. @6 Vero. Che lascia l’amaro in bocca. Segnalo il capitolo su Eternit nella prima edizione di Run Out, l’autobiografia di Alessandro Jolly Lamberti. Nella seconda del 2016, Versante Sud, il capitolo non c’è. Sconcertante.

  22. A Umberto Pellegrini. Adam Ondra é il tuo preferito e stima tantissimo Manolo, nel 2017 quando scalarono insieme su Eternit disse a Linda Cottino che era il più forte placchista che avesse mai visto. Anche Berhault disse la stessa cosa e anche Andrea Gallo. Manolo ha avuto un talento come Maradona nel calcio e non a tutti questo è andato giù ma ai migliori si. Manolo all’arrampucata ha dato più di chiunque altro in Italia, di scalatori fortissimi ce ne sono stati tanti ma di unici meno di 5 (per me anche Bernardi anni 80 poi Brenna e poi Moroni oggi), come sempre qualche rosicone c è. 

  23. Matteo, il disprezzo non è sentimento che ho espresso: il sentimento che ho espresso è profonda delusione, sia chiaro.
     
    Credo che il cardine della questione sia bene riportato nelle parole di Zeni, soprattutto nel sostantivo “azioni”; io di mio ci posso attaccare in più le origini di quello che ritengo incondivisibile dal punto di vista culturale nella traiettoria di Maurizio Zanolla.
    Le azioni di ciascuno di noi si riflettono nella persona presente e futura, ma arrivano dal passato.
    Negli sport ciò che qualifica è cosa fai: se vinci 10 gare di coppa del mondo, le hai vinte e basta; se bari (che è atto privato) e ti beccano, sei pubblicamente finito; se bari e non ti beccano la questione continua ad essere privata.
    Nell’arrampicata su pietra (che non è uno sport in senso stretto, ma è tanto altro e molto meno contemporaneamente, esattamente come l’alpinismo tanto caro qui) ciò che qualifica è solamente privato, perchè le regole non esistono nel senso ortodosso. Come fai le cose, ovvero le azioni, come diceva Zeni, é/sono tutto. Il privato mostra chi sei. Vuoi l’esempio di un arrampicatore che secondo me è assoluto esempio di ciò che qualifica, anche se non è il “mio preferito”? Adam Ondra.
     
    Io non so quantificare la tua passione per l’arrampicata, anche se credo tu sia più interessato alle cime delle montagne, mentre io sono sempre stato interessato alle pareti di roccia, ed alla modalità di percorrerle. Io ho 59 anni, e continuo a non vedere l’ora che arrivi venerdì per mettere le scarpette nello zaino ed andare a tirar tacche, e tirarle bene, per me, per confrontarmi. La mia passione per l’arrampicata è viscerale, non strumentale, e di conseguenza chi viola il privato per interesse pubblico rappresenta la più profonda delle delusioni. Se proprio devo dirti in altra maniera, “pensavo fosse amore, invece era un calesse”.
     
    Motivo per cui, Matteo, a me che arrampico e che ci credo, Maurizio Zanolla non ha da insegnare nulla, e qualsiasi sua intervista relativamente a qualsivoglia cosa graviti attorno alla pietra (come quella qui presentata) per me ha valore pressoché nullo.
    Chi invece va alla ricerca del proprio limite come Zeni e Roth, ma mettiamoci anche Lamberti, primo 9a italiano, in Francia, nel 2001, su Hugh, consapevole di avercene, ha invece la mia massima stima.
    Sarebbero molte le cose su cui chiacchierare, su altre figure dell’arrampicata che hanno cambiato pubblicamente le regole e sono stati lapidati (chi si ricorda di Fred Rouhling, appunto?), e di altri che hanno mentito e sono stati osannati, sarebbe molto bello approfondire con onestà. Ma chiudo qui, perchè il discorso, estendibile a tutto l’alpinismo, rischia di scatenare solamente gli animi dei tifosi.
    Ciao.

  24. C’è una cosa che non capisco però Umberto: perché stimi chi ripete la via nel 2023 o nel 2010 e disprezzi chi l’ha aperta nel 1988?

  25. E nel frattempo Alessandro Zeni ha salito anche Malvazija, nella falesia di Dvigrad, via mitica chiodata, liberata e gradata 8b+ da Maurizio Zanolla nel 1988, ripetuta una sola volta solamente nel 2010 dall’americano Cody Roth e dal lui rigradata 8c+ (si era rotta qualche tacca). E questo, al netto delle chiacchiere, non fa che aumentare la stima per persone come Zeni, sincere, sportive, dritte, i cui modi di fare le cose definiscono la persona. Bravo Alessandro!

  26. Una risposta breve per rispondere ad entrambi: onestà. Potete fare tutte le supposizioni di sto mondo ma alla fine se sei onesto la verità se ti viene chiesta la dici. Quello che conta sono le azioni e queste fanno la persona, nel bene e nel male. Il resto rimane tifoseria e non è mio interesse far cambiare idea a nessuno, se uno vuol crearsi un mondo parallelo non sarò certo io ad impedirlo. Ma questo non è lo sport in cui credo, mi dispiace. Buona continuazione.

  27. Anch’io sconsiglio ad Alessandro, a cui va la mia totale ammirazione, ad accanirsi su quella che e’ indiscutibilmente una parabola piuttosto patetica. Come patetico e’ pero’ anche l’approccio voyeuristico-scandalistico degli scoop di Pareti, compiaciuto nella sua missione di distruzione del personaggio.  In fin dei conti, pur ammettendo che il mito del Mago sia infangato da macchie piuttosto vistose, la storia di Manolo ha degli aspetti di enorme valore, che mi auguro sia Alessandro che Riccardo non rifiutino di riconoscere. 

  28. ciao Alessandro,grazie mille per aver perso del tempo a rispondermi e un po mi imbarazzi :)giotex basta e avanza, perche’ siamo su internet ed essendo vecchia sQuola, ai miei tempi internet era come il mondo dei CB, tutti anonimi e con soprannome;  sono menate mie da vecchio informatico e fin che non mi chiedono la carta d’identita’ per usare internet, rimango anonimo.Va beh,  sono uno degli n-mila peones/merenderos che ragliano sui 6a in falesia e che si divertono a fare viette di V/V+.Te e scarian siete  atleti professionisti perche’ siete entrambi nei gruppi sportivi militari (se non erro) e fate o avete fatto gare,  manolo si e’ sempre fatto gli affari suoi e comunque viene da un ambiente hippy e anarcoide, che va beh conoscerai per le due palle che ti faranno ogni volta al bar i vecchi di merd.. che raccontano dei mitici anni 70 quando i 7a erano veri 7a :)Manolo puoi solo accusarlo di prendere in giro i suoi seguaci/boccaloni ma non puoi neanche imputargli di rubare sponsor, perche’ comunque sono contratti fra privati e se la montura crede che manolo gli faccia vendere piu giacche rispetto un top climber del momento, discorso chiuso…onesto o truffaldino che sia Manolo.Che ci sia qualcosa che non quadra nella diatriba in corso da anni e’ abbastanza palese…se n’e’ parlato a profusione su tutti i forum e social e davanti alle birre post-sfalesiataManolo e’ attualmente  ai margini del mondo climber, ha 65 anni  ed e’ anni che non fa notizia per le sue scalate  ma ormai parla  solo nelle intervise e conferenze raccontando le solite cose che racconta come un disco.Si sarebbe potuto semplicemente calare un velo sulla vicendai; per dire “solo per vecchi guerrieri” e’ una via di quasi venti anni fa e a parte i primi  anni, non la caga piu’ nessuno. I suoi tiri sono stati superati dall’evoluzione e dalla crescita  dell’arrampicata…e’ indubbio che sia stato un grandissimo, uno dei piu forti di tutti i tempiComunque in tutta questa diatriba ci state perdendo anche te, scarian e ADG . Quando finiamo di ragliare sui 6a e ci troviamo davanti alle birre medie (i top climber bevono le birrette, noi i birroni 😛 ) per fare gossip…non capiamo perche’ anche voi vi siete incancreniti e avvitati in questa battaglia sterile che non porta a niente.poi vedi i video di ghisolfi, ondrai, shuber  e boso tutti amici e fratelli che provano lo stesso tiro incitandosi a vicenda (almeno sui video)…e invece fra i vecchi (beh te non lo sei ancora)…polemiche e sputtanamenti reciproci…boh, contenti voi

    comunque se vuoi portarmi in falesia…accetto subito 🙂

  29. Caro giotex, forse è meglio se continui add’osservare tetraonidi ed ungulati, perché a quanto pare il resto non fa per te!

  30. Ma giotex hai anche nome e cognome? No perché altrimenti io avrei potuto firmarmi Alibabà invece quando si parla bisogna avere almeno il coraggio di firmarsi altrimenti la tua opinione conta ben poco. In ogni caso il tuo commento la dice lunga sulla tua visione romantica della cosa, purtroppo però non funziona così.
    Dal momento che vuoi essere riconosciuto come un atleta di alto livello, pubblicando articoli e interviste si deve anche essere cristallini (almeno questo è quello che ho imparato da quando ho iniziato a fare sport).Bisogna avere il coraggio quando si sbaglia di prendersi le proprie colpe, questo è il vero (grande) problema. 
    Ti assicuro poi che di falesie nuove ne sono state aperte molte in Primiero e non a opera di MZ. Sfondi poi una porta aperta perchè ti svelo una chicca, in Primiero andiamo tutti d’accordo e ci si trova felicemente al bar dopo falesia, tutti tranne M.Z.
    Sarà che probabilmente non ama la birra al bar, ma ce ne siamo fatti una ragione e ce la viviamo proprio bene. 
    Poi faccio anche a te questa domanda: ma giotex scala anche o scrive solo commenti? In caso se fosse ci troviamo al bar post falesia o direttamente in falesia (MZ difficile che lo incontriamo in falesia però).
    Nome completo: Alessandro Zeni

  31. si ma che polemica noiosa, trita e ritrita; cioe’ gia’ da bardonecchia si rinfaccia a manolo di non aver voluto confrontarsi con gli altri nelle gare perche’ solo nelle gare si vede chi e’ veramente il piu forte blablabla,  e allora?  saranno anche affari suoi perche’ non ha fatto le gare…manolo smartella i suoi tiri per non farli  ripetere ad altri o per farli diventare piu duri per guadagnare 1/2 grado agli occhi della gente o sono tutte malelingue e c’e’ qualche invidioso che va a smartellargliele per denigrarlo? ognuno rimarra’ con le sue idee, non se ne viene fuori…certo che a fiera siete in 9000 persone, vi conoscete tutti e vi incrocerete dal macellaio o dal panettiere almeno una volta a settimana…ve la vivete proprio male sta cosa!!! fate i turni per andare a bervi la birretta post sfalesiata al bar davanti alla segheria di imer o vi siete spartiti le zone?

  32. Grazie Alessandro Zeni per la tua testimonianza vera, e ringrazio anche Riccardo Scarian. Voi siete sportivi veri, che avete accettato il confronto anche fuori dalla zona di comfort (leggi pettorale sulla schiena ed isolamento).
    Sulla pietra vi siete messi in gioco altrettanto sportivamente, al di là dei miti di cartapesta (bella definizione, Palmieri), mostrando che le leggende e le chiacchiere stanno a zero. Continuate così, dritti.
     
    Purtroppo però l’alpinismo per sua stessa natura si nutre di leggende e chiacchiere, e difficilmente verrete compresi.
    Motivo per cui Maurizio Zanolla, il cui maggior merito è stato quello di sapersi inventare e costruire “Manolo”, continuerà a rimanere l’uomo dalle doti portentose, con un piede in montagna ed un piede in falesia, e senza macchia, come i suoi fuseaux bianchi. Anche se le macchie, probabilmente, se le porterà con sè per sempre.

  33. Leonardo Castiglioni, non so chi tu sia, ma è chiaro che parli senza cognizione di causa. Questa è pura tifoseria, è evidente. Però confondere l’invidia con dei fatti riportati con tanto di prove da parte di diversi scalatori di alto livello e aver vissuto tutto in prima persona e su ogni via citata, è ben diverso che fare ipotesi senza fondamenti. Su “pinne gialle” ho visto un video in rete poco fa che mi dato solo ulteriori testimonianze su quale possa essere ed essere stata l’etica e la correttezza di chi “ha segnato una svolta nell’arrampicata con l’esempio di tutta una vita”.
    Concludo dicendo che per issarsi su un qualunque sgabello, come dici tu, bisogna prima mettersi in gioco. Io l’ho fatto e ci sono anche riuscito (nonostante tutto) ed è stata una bella rivincita. E tu? Oltre ai commenti, come sei messo a imbrago e scarpette?
    Buon proseguimento. AZ

  34.  tanti indizi NON fanno una prova e le stesse polemiche sono state fatte anche per solo per vecchi guerrieri e pure per alcune delle sue vie in totoga piu’ vecchie… la storia e’ triste…Comunque tutti parlano ma le ultime falesie aperte, le ha trovate lui e sono tutte in posti sperduti… pensare di andare sopra Aune  per aprire solo per vecchi guerrieri…necessita di una fantasia non indifferente…invece di perdere tempo a fare polemica per 4 prese aperte/chiuse si un tiro aperto da un signore di 60 anni in un posto sperduto  …che la gente lo usasse per andare a torvarsi qualche pezzo di roccia sperduto dove aprirsi i tiri, e in zona di roccia non ne manca

  35. Le polemiche su Eternit non sono altro che il tentativo maldestro , figlio dell’invidia, di infangare il nome di chi ha segnato una svolta nell’arrampicata con l’esempio di tutta una vita.
    Stessa brodaglia per Pinne Gialle.
    Non basta issarsi sullo sgabello della popolarità per essere alti, i nani rimangono nani.

  36. Grande danzatore sulla roccia., Molto riservato e ciò ha fatto di lui un grande personaggio.

  37. Ha ragione Marcello C., 7 domandine sono poche …l ottava mia è la seguente;
    Ma il Mago come guida alpina ha portato legato a se’ più apprendisti stregoni con relative future pietre filosofali o più comunissimi  appassionati  a pagamento motivati dal poter dire poi un giorno ero in cordata con Manolo?
     

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