Marmolada: l’opinione di Mauro Corona

Lo scrittore e alpinista sul crollo del ghiacciaio della Marmolada: «Atroce pensare a quelle persone, il nuovo clima non permette più di affrontare alcuni tracciati».
Al momento attuale (ore 19 del 5 luglio 2022) i morti accertati sono 7, i feriti 8, mentre i dispersi da 13 sono scesi a 5.

Marmolada, l’opinione di Mauro Corona
di Michela Nicolussi Moro
(pubblicato su corrieredelveneto.corriere.it il 4 luglio 2022)

A seguire con apprensione la tragedia della Marmolada c’è anche Mauro Corona, alpinista, scrittore, scultore ligneo ma soprattutto amante della montagna. Ha scalato numerose vette italiane ed estere, aprendo oltre 300 vie di arrampicata sulle Dolomiti friulane. «Conosco molto bene il tracciato travolto dal crollo di un pezzo di ghiacciaio — rivela — l’ho attraversato almeno quaranta volte, anche con gli sci, con le pelli di foca e i ramponi è bellissimo. Il ghiacciaio ormai è un po’ impolverato e sporco, ma quanto è accaduto non si poteva prevedere. Sabato scorso quel percorso era ancora più affollato e nell’estate 2021, pur con le stesse condizioni climatiche, non era emersa alcuna avvisaglia di ciò sarebbe potuto succedere».

Mauro Corona

Cosa si è «tecnicamente» verificato?
«Il ghiacciaio, stressato dal caldo eccessivo, ha ceduto e se ne è staccata una parte, che non sarà l’ultima. Un altro pezzo è pericolante e impedisce ai soccorritori di salire a cercare i dispersi. E’ una situazione da film dell’orrore, mi fa paura pensare che ci siano sopravvissuti ma non si riescano a portare in salvo perché potrebbe venire giù un altro pezzo di ghiacciaio. Penso a quelle trenta macchine vuote lasciate dalle persone di cui ora non si sa più nulla: e parliamo di due o tre per auto. E’ atroce».

L’ennesima testimonianza della distruzione dell’ecosistema ad opera dell’uomo?
«Sì, abbiamo fatto le cicale per anni e adesso la terra ci presenta il conto. In montagna ci sono anche le rocce che si sgretolano, bisogna cambiare radicalmente il modo di affrontarla, abbandonando i vecchi, dolci, ricordi di un tempo. E questo vale per tutto, la natura si sta ribellando allo sfruttamento totale dell’uomo, l’abbiamo visto con Vaia, con la siccità, con le alluvioni».

L’inesorabile ritiro del Ghiacciaio della Marmolada

Partiamo dalla montagna: come cambiare il modo di avvicinarsi?
«Non si può più andare sotto qualcosa che sovrasta le nostre teste, sia un ghiacciaio sia una roccia. Bisogna rinunciare a determinati tracciati, per esempio io adesso non andrei più sull’Adamello (a cavallo tra Lombardia e Trentino Alto Adige, in Val Camonica, è il più vasto ghiacciaio delle Alpi italiane, NdR), perché fa troppo caldo e potrebbe crollare. E poi bisogna essere più prudenti».

Affidarsi sempre agli esperti, anche per i tragitti più semplici?
«Sì, l’italiano ha un po’ la mania del fai da te, ma in montagna è pericoloso. Si deve usare cautela, rivolgersi alle guide alpine per decidere il percorso da affrontare. Magari si sceglie un tratto a rischio di caduta pietre, ed è frequente, e un esperto ti può consigliare il casco, per esempio. Bisognerebbe produrre e distribuire dappertutto, nelle scuole, negli uffici turistici, nei Comuni, un libriccino scritto dalle guide alpine con le modalità di accedere alla montagna nel terzo millennio».

Si parla di numero chiuso in montagna. Il Trentino Alto Adige ha già sperimentato una sorta di Ztl sul Passo Sella e al Lago Braies. Che ne pensa?
«Sono contrario, è una dittatura intollerabile, non è giusto che sia privilegiato chi può pagare, la montagna dev’essere di tutti. Il numero chiuso può andare bene sulle Tre Cime di Lavaredo, dove già devi versare un pedaggio (20 euro per la moto, 30 per l’auto, 60/120 per pullman e autobus, NdR). Anzi, io li farei andare a piedi».

Assai in prossimità della ben visibile stazione terminale della funivia Malga Ciapela-Marmolada di Rocca, qui si può osservare il luogo preciso del distacco e anche l’entità della massa glaciale coinvolta nel crollo.

Corona, lei che ama la natura, ci vive in mezzo da 70 anni, abbraccia gli alberi, è arrabbiato?
«Ma sì che sono arrabbiato. C’è un nichilismo da terzo millennio, un’anarchia che porta la gente a dire: io me la godo, sto bene, sfrutto tutto quello che posso, faccio i soldi e chi se ne frega di chi viene dopo di me. Non abbiamo fatto progetti per le generazioni future, le persone usano e gettano la terra, la natura, l’ecosistema, pensando: tanto quando sono morto, che mi importa del resto. Se anche si cominciasse oggi a cambiare registro, ci vorrebbero almeno vent’anni per assistere ai primi miglioramenti, perché ormai c’è lo sfacelo».

Il primo segnale, però ignorato da chi decide i destini della Terra, è stato il cambiamento climatico.
«Esatto, parlo per l’Italia: siamo passati da un mite clima mediterraneo al clima tropicale. Io abito a 700 metri d’altezza e in questi giorni il termometro ha raggiunto i 39 gradi. Ogni sera c’è un violento temporale, c’è la grandine, la tempesta Vaia tornerà. Abbiamo voluto scaldare l’ambiente all’inverosimile e adesso tornare indietro è difficile. Anche perché non gliene frega niente a nessuno».

Viste da Pian dei Fiacconi, le due vette della Marmolada (di Rocca, a sinistra, e di Penìa a destra). Il seracco che si è distaccato il 3 luglio 2022 è quello ben visibile sulla sinistra della foto, in cresta tra rocce e cielo. Più in basso si può osservare la pista tracciata dagli alpinisti che si stanno dirigendo alla vetta della Marmolada di Penìa (anch’essi abbastanza visibili in prossimità del centro della foto).


Comunicato delle Guide Alpine Italiane
(comunicato stampa n. 3 del 4 luglio 2022)

In merito alla tragedia avvenuta ieri sulla Marmolada, il presidente delle Guide alpine italiane Martino Peterlongo, rilascia il seguente commento:

Per prima cosa vorrei fare le più sentite condoglianze da parte mia e di tutte le Guide alpine italiane alle famiglie dei colleghi e di tutte le vittime coinvolte nella tragedia avvenuta in Marmolada. L’evento catastrofico di ieri era altamente imprevedibile, anche perché se così non fosse stato non si spiegherebbe come mai c’erano sul posto tante persone, fra cui diverse Guide alpine. La salita alla Punta Penia è l’itinerario classico di alta montagna delle Dolomiti, sulla cima più alta, quindi gode di una popolarità e di una frequentazione molto elevate. Si è verificata una terribile coincidenza di un evento imprevedibile capitato su un itinerario ad alta frequentazione. Se il distacco fosse avvenuto di notte avremmo avuto probabilmente solo un report e nessuna persona coinvolta.

Dobbiamo tenere presente che l’alta montagna è soggetta, a cadenza assolutamente imprevedibile, a eventi catastrofici come questo, eventi che si verificano anche (ma certamente non solo) su cime famose e molto frequentate. Ma altrettanti distacchi capitano anche su montagne poco frequentate e in momenti in cui non ci sono persone.

Questo per dire che non è ragionevole abbandonare la frequentazione delle montagne in senso assoluto, mentre bisogna se mai pensare alla frequentazione con i criteri della prudenza, della conoscenza delle condizioni degli itinerari, ecc. Il caso della Marmolada tuttavia non rientrava nelle situazioni di prevedibilità, nessuno avrebbe potuto sospettare l’eventualità di un incidente di questa portata.

Infine, l’incidenza dell’innalzamento delle temperature sulle montagne è cosa nota da tempo alle Guide alpine, che hanno ben presente il problema e, nei limiti delle conoscenze possibili, valutano le condizioni e prendono decisioni di carattere puntiforme e puntuale (sugli specifici itinerari e sul momento preciso) per minimizzare i rischi, trovando vie d’accesso alle cime delle montagne al riparo dai pericoli più evidenti”.

In fondo a questo comunicato stampa, le guide alpine informano anche della presenza, tra le vittime, di due guide alpine. Si tratta di Davide Miotti (51 anni che era in compagnia della moglie Erica Campagnaro ( 45 anni, ancora dispersa), e di Paolo Dani (52 anni, che era in compagnia di Tommaso Carollo).

Erica Campagnaro e Davide Miotti
Paolo Dani

Il commento
di Carlo Crovella
Se da un lato è immaturo pretendere che qualche autorità intervenga a priori per vietare l’accesso a luoghi “pericolosi”, dall’altro non possiamo più pretendere, in montagna, di fare tutto quello che vogliamo in nome della libertà individuale. Tutto l’ambiente (di cui le montagne sono una parte) è in evidente sofferenza e reagisce con situazioni imprevedibili. Imprevedibili nel timing preciso, ma non nelle probabilità che accadano. In questo quadro, la “responsabilità” che deve intervenire, oggi, è quella individuale. Sintetizzabile in due punti a prova di bambino dell’asilo:
1) saper scegliere quando e dove andare;
2) saper rinunciare o all’uscita nella sua totalità o, quanto meno, a “quella” specifica uscita (optando per un’alternativa più idonea).

Nella più calda fase climatica da circa 200 anni a questa parte, andare su ghiacciaio è davvero inopportuno. Occorre esser pazienti e lasciar transitare la fase critica, che potrebbe durate qualche settimana, ma magari anche qualche anno, magari dei decenni. L’immaturità è pretendere che sia tutto dovuto e al brucio. La Natura non guarda in faccia a nessuno: non si può approcciare un’escursione su ghiacciaio (anche tecnicamente semplice come la Marmolada da Nord) come se si andasse a fare una corsetta al Parco Sempione in centro a Milano. A dire il vero questa considerazione vale per qualsiasi itinerario outdoor, su ghiaccio, su roccia, su sentiero. Ma in questo frangente climatico è chiaro che il ghiacciaio con temperature esterne di 10 gradi centigradi è una delle scelte con il maggior rischio implicito. In montagna occorre mettere la testa, non la pancia. Oppure: si preferisce agire di pancia, in nome della libertà individuale che in montagna trova la sua massima espressione? Ma per carità, facciamolo pure. Nessun vincolo di nessun tipo, né giuridico né esistenziale: non voglio però sentire, il giorno dopo, i soliti piagnistei sulla “montagna assassina”…

Il commento
della Redazione
L’assoluta eterogeneità delle vittime di questa catastrofe (di parte delle quali ancora non si conoscono i nomi) e il bilancio finale ancora in sospeso non consentono un giudizio a caldo su quanto questi alpinisti abbiano sbagliato e su quanto al contrario siano stati il bersaglio di un tragico destino.

Il nostro invito è, in questo momento così disperato, a non lasciarsi andare a facili commenti, siano essi di condanna (se la sono andati a cercare, non si va sotto i seracchi con questo caldo, ecc.) siano di parziale o totale assoluzione (evento completamente imprevedibile, ecc.).

L’invito è, al contrario, a riflettere su cosa avremmo davvero fatto noi (dalla guida alpina che non dice di no al cliente, all’escursionista sufficientemente preparato che mira alla vetta per passione o per emulazione). Le scene di questo nostro processo mentale possono essere tante, almeno quante possono essere le motivazioni diverse che ci spingono a prendere le decisioni.

In tutto questo c’è però una cosa che può aiutare: prendere sempre più coscienza delle opportunità di giudizio di cui ci potrebbe dotare un generale atteggiamento di umiltà e di rispetto nei confronti della Natura, oggi pressoché assente.

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Marmolada: l’opinione di Mauro Corona ultima modifica: 2022-07-06T05:26:00+02:00 da GognaBlog

84 pensieri su “Marmolada: l’opinione di Mauro Corona”

  1. CRONACA ODIERNA:Venezia-Monte Bianco in 48 ore, il nuovo record di Aron ed Enrico sfuma a pochi metri dalla vetta: «Troppo caldo per proseguire».
     Almeno anche  la rinuncia fa notizia.
     

  2. 76) tra ” La frana cadrà”e “la frana “NON cadrà,”cioe’ il suo contrario, non esiste un confine netto e sottile, ma una zona indefinita sfumata di “verità”…dove nessuno potrebbe calcolare una probabilità.

  3. Un  dubbio: non e’che molti sono  motivati a scegliere  una escursione , un rifugio, piu’ che altro motivati dall’opportunità di trovare il “genius loci televisivo”,  che se ne va per i  fatti suoi  importunandolo con la scusa di un autografo, o un gestore di rifugio fatto diventare una specie di “guru dei dolci” da articoli su riviste o servizi  televisivi a caccia di personaggi?

  4. 78)https://www.sestogrado.it/it/cosa-succede-ci-facciamo-male/
    mentre ci si accapiglia tra blogger , la finanza assicurativa studia le statistiche e la casistica e decide le tariffe , i massimali ( forse anche  i dettagli utili a dare colpe e responsabilità agli assicurati.)  Crollato uno sperone della Moiazza? Ci sono pure altre zone sotto osservazione. Se si dicono i toponimi, poi qualcuno se la prenderà con chi li evidenzia perche’ danneggia il movimento turistico.Il turista  tedesco che  ha comunicato il crollo in Moiazza , sarà considerato da tutti un benemerito o un denigratore boicottatore della zona? forse e’ meglio dimenticare dopo alcuni giorni, ad esempio un tratto di autostrada Trieste  -Venezia e’ maledetto da incidenti piu’che giornalieri, ma le cronache non fanno desistere da percorrerlo appiccicati a pochi metri di distanza di”insicurezza”.Oggi appaiono incidenti in montagna per “inciampo e perdita equilibrio” su percorso Lagazuoi…molti  altri da inizio stagione estiva e chissà quanti a fine stagione,ma appaiono in cronaca per un giorno e poi si dimenticano ed il totale supererà il triste bilancio della Marmolada.

  5. Cominetti: ” zitto! Che non lo sappia Zaia, se no ti transenna tutte le Dolomiti. 

  6. Oggi è crollato un pilastrone di roccia nel Massiccio della Moiazza (Dolomiti-Civetta). Per fortuna nessuna persona è stata coinvolta. State a vedere per quanto se ne parlerà sui media. Forse già domani sarà tutto dimenticato. 

  7. L’evento raro catastrofico improvviso che miete molte vittime in una sola volta, è piu’mediatico e amplificato da mille articoli ,di incidenti mortali o gravi che avvengono per cause “ordinarie”.Basti leggere le statistiche annuali del CNSAS. QUINDI PIU’PRUDENTE PREVENIRE:SCIVOLATE, SMARRIMENTI DI SENTIERO, SCARSO ALLENAMENTO, CONDIZIONIDI SALUTE PRECARIE NOTE, CALZATURE E D EQUIPAGGIAMENTO INADATTI, FREDDO E MALTEMPO E VALANGHE PREVISTI DALLE ARPA.PERICOLI OGGETTIVI INCOGNITI CHE SI SCATENANO REPENTINAMENTE..VANNO MESSI NEL NOVERO DELLE POSSIBILITà( NON DELLE PROBABILITA’ STATISTICAMENTE STIMATE E MISURATE DA STUMENTI COSTOSISSIMI DI MONITORAGGIO.) Quanto ai mutamenti climatici, centinaia di migliaia di frequentatori che vanno ai monti in auto o esplorano mete esotiche con viaggi transcontinentali in aereo, hanno dato il loro bel contributo.Visto molti turisti scaricati dalla funivia a PUNTA ROCCA, passeggiare in cresta e sormontare ,se muniti di scarponi e ramponi, la parte superiore dei residui di ghiacciaio sottostanti ,alcuni proprio sopra quello crollato( e se ti partisse da sotto i piedi??).Purtroppo ora questo incubo lo avranno in molti E DESISTERANNO.

  8. Anche con riferimento al link inserito da Pasini, trovo inutile il dibattito fra coloro che dicono che non era prevedibile e quelli che dicono il contrario. In realta’ noto una certa fretta di alcuni a dire che non si poteva prevedere, che sembra piu’ finalizzata a parare possibili critiche piuttosto che a valutare oggettivamente l’accaduto, che poi e’ l’unica cosa utile. Ovvio che accadano cose imprevedibili anche allo studio e controllo piu’ attento, soprattutto quando si ha a che fare con la natura, altrimenti se potessimo prevedere tutto gli imprevisti non esisterebbero e il futuro non sarebbe un punto interrogativo ma una guida stampata. D’altra parte mi chiedo se, dopo anni che vediamo crollare di tutto, non aver sviluppato un po’ piu’ di adattamento alle nuove condizioni sia solo parte dell’imprevedibile. Come succede sul lavoro, quando una mattina qualcuno ti dice che c’e’ una urgenza dettata da un imprevisto, penso sempre che una concausa sia che qualcuno non ha programmato bene prima. Ripeto, una concausa, non una causa. Il pilastro Bonatti ai Dru e’ crollato qualche hanno fa, non nel medio evo, eppure stentiamo ad analizzare il pericolo con occhi diversi.
    Stasera le web cam del Piccolo Cervino fa vedere quanto e’ crepacciato il tratto prima di arrivare allo skilift del colle del breithorn per chi sale da plateau rosa. Pero’ la pista su cui si cammina e che passa sopra questi buchi sembra una magnifica tavola da biliardo.
    Sono passato di li’ decine di volte, anni fa anche da solo ( contravvenendo lo regole d’oro di come si va su ghiacciaio, ma a giugno e con temperature ben sotto lo zero)
    Oggi faceva un po’ piu’ freddo ma ad agosto se va avanti cosi sono zone off limits.
    Ha detto bene una guida al tg, guardiamo le cose piu’ attentamente e scartiamo qualsiasi itinerario dubbio, ne facciamo altri. Chissa’ che nel 2023 ci si trovi con metri di neve. Non dobbiamo cedere alla smania di fare a tutti costi la vetta che vogliamo. Ma capisco che chi pretende il condizionatore a casa per passare un’estate calda non ha questa pazienza….

  9. A metà della crisi se la crisi è della mezza etàTra mezzi sorrisi ed altre mezze veritàAldilà dei sogni uccisiDa chi non li ha mai avutiFino a quelli decisi da chi ci ha precedutiBenvenuti fra scenari surrealiDevo mandar giù rifiuti non solo quelli verbaliMa quali ideali macchè contenutiSiamo fottuti animali nemmeno troppo evolutiSiamo sopravvissuti 5 minuti a testaSiamo gli sconosciuti venuti dalla tempestaChiamo ciò che resta ciò che rimpiangoFiori di cartapesta siamo cresciuti nel fangoMa se rimango se questa è la scommessaLa stessa che infrango perché infrango ogni promessaLa vita è complessa ci và aritmeticoAl vento interessa se ora è ammessa la replica
    KAOS

  10. Allora si parla e si riparla in Svizzera ( Gran Combin) anno corrente non hanno fatto la sceneggiata italica in Francia Mont Maudit idem l unica differenza tra Mattmark e Marmolada è che i primi sono morti sul lavoro punto e basta.

  11. Mattmark=fatalità e baraccamenti con scelta infelice.
    Vaja=fatalità
    Marmolada=scelta insieme a Velino e Rigopiano.
     
     
     

  12. 1965 Barrage  di Mattmark crolla seracco ce lo Allalin  89 morti.56 erano italiani.E allora?
     
     
     

  13. Siamo troppi.La popolazione mondiale si avvia agli 8 miliardi di anime e solo 50 anni fa era la metà. Anche in Italia eravamo 47 milioni nel 1951 ed oggi siamo quasi 60

    Sono d’accordo con te, però “qualcuno” dice che se in Italia la natalità continuerà così in negativo saranno problemi.

  14. Dal punto di vista mediatico il problema è stato il gran numero di morti nell’evento perchè, se fosse successo in altro orario e di giorno lavorativo senza conseguenze per le persone, sicuramente se ne sarebbe parlato forse per un giorno come è successo per il rifugio di Pian dei Fiacconi, ci sono esempi a decine a questo riguardo. Sicuramente l’orario non ha aiutato e dire che non bisognava essere lì a quell’ora è troppo facile. Mi è successo decine di volte di scendere in ambiente glaciale al primo pomeriggio dopo una salita lunga ma ne ero consapevole e credo che alcuni dei morti lo fossero a parte i clienti delle guide ai quali non si può chiedere di esserlo,  altrimenti non si farebbero accompagnare. Erano semplicemente nel luogo sbagliato al momento sbagliato. Purtroppo a differenza di qualche decennio fa il numero dei frequentatori delle terre alte è aumentato a dismisura. Ripeto quello che ho scritto più volete su queste pagine:
    Siamo troppi.
    La popolazione mondiale si avvia agli 8 miliardi di anime e solo 50 anni fa era la metà. Anche in Italia eravamo 47 milioni nel 1951 ed oggi siamo quasi 60. Ciò si riflette in ogni situazione. Si parla di cambiamento climatico e questo è sempre successo ciclicamente nella storia della terra. Il problema è che siamo stati bravi a dare una accelerazione formidabile a ciò. Questo provoca eventi distruttivi in ogni senso. Credo che serva avere sempre più consapevolezza di quello che stiamo facendo o che vogliamo fare poi, se la sfiga ci mette del suo, allora non c’è niente da fare: la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo. Un inchino doveroso a che è mancato ed un abbraccio a che è rimasto. 

  15. https://www.ariannaeditrice.it/articoli/il-crollo

    Le parole di Draghi, che la gran parte, ha applaudito pensando o dicendo, quanto è buono e premuroso il nostro primo ministro che dimostra vicinanza.
    A me sinceramente hanno fatto l’effetto contrario, sono suonate nel mio  cervello come un rumore sinistro, inquietante, preoccupante.
    Parole sicuramente sincere ma minacciose e non certo rassicuranti. Di sicuro se mi voleva rassicurare ha fatto esattamente l’effetto contrario.

  16.  Considerando quanti incidenti mortali sono avvenuti ad inizio inverno-tardo autunno  causa scivolata su ghiaccio occulto su percorso escusionistico “banale”, ramponi e bastoncini  puntuti e corde e caschetti  meglio tenerseli ed adoperarli anche in situazioni non “alpinistiche di alta quota”.I casi singoli poi danno un brutto totale uguale o superiore a quello delle catastrofi.

  17. 43) Ci andai prima della linea punteggiata gialla e anche nell’anno esatto’86  per una traversata sci alpinistica  + sciate su pista   Funzionava la cestovia, trovare posto nel parcheggio adiacente era un terno al lotto.   Rivisto il plateau come divenuto dopo il 200o , dalla stazione terminale funiviaria di punta   Rocca venne lo sconforto escluso per la  corona di monti del panorama.Corona ha raccontato addirittura di scalata sua irrepetibile, causa il crollo della paretona di roccia. Al riscaldamento globale hanno contribuito in molti, compresi quelli cheper la gita domenicale affrontano viaggia  motore termico per centinaia di chilometri.Beati gli alpinisti locali che potrebbero avvicinarsi ai punti di partenza in bicicletta elettrica o motoscooter o auto ibrida.    Buona comunque la proposta di zone contrassegnate da bandiere rosse.  Se su un pendio si vedono pali della linea elettrica e alberi he si inclinano…la frana e’ imminente.

  18. Da quanto si legge, l’operazione di recupero e’ eseguota con perizia, prudenza e largo impiego di risorse. Vedremo se sarà così anche la fase successiva di analisi dei vari elementi dell’incidente. Un’altra notizia è anche il ridimensionsnento dell’ordinanza di chiusura e la sua limitazione ad alcune aree ritenute cruciali in questo momento. Non conosco il territorio in modo adeguato e non so valutare la congruenza. Magari può farlo chi conosce meglio l’area. Sarebbe utile per capire come si muovono gli enti locali. 

  19. A prescindere dall’evento in questione, Luca Mercalli è un vero esperto scientifico di ghiacciai  (e non solo). Ho visto i video dei rilievi (suoi e della squadra nel complesso) e devo dire che mi ha impressionato. Non c’entra nulla la “praticaccia” di guide o alpinisti. Esistono proprio procedure scientifiche, con tanto di strumenti molto sofisticati, che non hanno niente a che fare con la conoscenza pragmatica che abbiamo accumulato noi alpinisti in decenni di percorrenza. La conoscenza scientifica, i rilievi e i monitoraggi sono di un livello superiore. Il punto è che è impossibile monitorare ogni metro dei 4500 ghiacciai alpini. Impossibile e troppo costoso.

  20. Certo che trovarsi di fronte un opinionista come la Santanchė è davvero un trauma spero in un tuo rapodo spostamento  rai 3 con Barmasse ,Tozzi ,Augias e company…

  21. da sempre in montagna i sassi e le valanghe cadono a valle: ci siamo forse dimenticati delle frane della Croda Marcora, del Cengalo, della cima Su Alto, del Sass Maor, solo per citare le più recenti vicino a noi, per non parlare di quella dello Huascaran che ha distrutto la cittadina di Yungay in Perù causando 70.000 vittime? La montagna e ancor più l’alta montagna resta sempre un ambiente aspro e selvaggio nonostante gli interventi dell’uomo che hanno cercato di addolcirlo con sentieri, ferrate, rifugi e bivacchi. Non solo le frane, ma anche un cambiamento repentino del tempo  può causare situazioni drammatiche. Mi vengono in mente adesso le tragedie della Croda dei Toni,  quelle ripetute dello spigolo del Velo, quella del sentiero verso il rifugio Brentei e  quella più nota del Freney. Poi basterebbe guardare il consuntivo annuale degli interventi del Soccorso Alpino per rendersi conto di quanti interventi vengono effettuati spesso per recuperare cadaveri. Soccorso Alpino e Cai che continuano a predicare prudenza e consapevolezza nell’affrontare le escursioni o le ascensioni. Ma la montagna ormai attira troppe persone, non sempre preparate, per cui occorrerebbe iniziare una politica che disincentivi l’accesso ai monti. Mi rendo conto di dire cose politicamente ed economicamente dirompenti, ma non credo che la strada da seguire sia quella di inibire con divieti o altre limitazioni la pratica alpinistica.

  22. Walter 43 e’ esattamente come dici l orario…sto benedetto orario,trovarsi nel primo.pomeriggio magari in salita è quanto mai inquietante e da roulette russa ,come lo sono i due che a fianco della massa d acqua e ghiaccio sembrano andare su in quella direzione e la scampano per un soffio,credo sia una base scolastica alpinistica, nessuno sta sotto un tetto assolato pieno di neve …quanto alla prevedibilità  del giorno nemmeno Nostradamus.E se è vero quanto dice Mauro che sabato c era ancora più affollamento allora poteva anche andar peggio…che disastro. 

  23. Benassi. Ovviamente mi trovi d’accordo. Sappiamo fin da quando avevamo l’eskimo come funziona il Circo. Per questo bisogna difendere spazi come questo per uno scambio decente di informazioni e idee. Ovviamente ci sono anche qui intrusioni di elementi tossici e propagandistici, oltre a sfoghi di rancore e ostilità, spesso rivolti a persone che non c’entrano nulla ma sono probabilmente proiezioni del proprio teatro interno. Così è, inevitabilmente. Tutto sommato sui temi di montagna, la situazione è però abbastanza accettabile. Almeno su fatti così coinvolgenti per tutto cerchiamo di mantenerci focalizzati sui contenenuti e non sulle relazioni e sulle sensibilità personali. C’è già tanto da capire, senza pregiudizi e preconcetti.

  24. l’altra sera su Rete4 a parlare di questo evento, tra gli altri,  c’era la Santanchè.
    Che ne sa questa qui?!?!?
    Ma che se ne stia in Versiliana all’ombra dei pini.
    Stessa cosa per tanti presunti esperti e giornalisti vari.

  25. Si Pasini, sono molto sensibile a questi fatti. E i commenti e proposte scellerate che sento fare, magari da persone che non ne sanno nulla, ma che sono invitati a parlare , non perchè hanno una cultura in merito, ma perchè conosciuti,  mi fanno incazzare.
    E questi personaggi, purtroppo influenzano l’opinione pubblica.

  26. Benassi. Perché riferisci spesso a te le considerazioni che si fanno?  Non ti sembra di avere un po’ troppa sensibilità in proposito? Magari il discorso è più generale. Non prenderla sul piano personale. Pensa quante ne dicono a me, persino in questa circostanza quando ho posto domande.  io non ci faccio più caso ormai, tranne qualche volta. Nell’ottica della utile condivisione tra noi di informazioni, ne colgo due. Il comunicato di Mountain Wilderness pubblicato dal Fatto Quotidiano. Tra le righe dice cose da considerare attentamente. Poi la testimonianza di in ferito sopravvissuto. Dice che se l’è cavata perché non era ancora legato e si è messo a correre. Quindi salivano e si stavano imbragando. Non è chiaro con chi era. Molta confusione ancora sulla dinamica nel versante “umano”. 

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