Mi piacerebbe dimenticare

Nel 2014 chiesi ad Andrea Gobetti, in occasione della stesura de La Pietra dei Sogni, di scrivermi un breve ricordo o le sue impressioni residue delle sue avventure in Sardegna. Questo fu ciò che mi rispose.

Mi piacerebbe dimenticare
di Andrea Gobetti
(scritto nel 2014)

Tu mi chiedi di ricordare un tempo felice in cui sollevavamo sogni in fumose serate, fumi d’alcool e sigarette e ancora si credeva fosse stato il cervello ad averci sollevato su due gambe, visto che muscoli più grossi e saldi di noi li avevano molti altri quadrupedi, ma fu lui, il nostro prediletto, a farci riuscire nell’inedita prodezza motoria.

Mi piacerebbe invece dimenticare, caro Alessandro, per far posto a cose nuove.

Vorrei che le impalcature su cui noi stavamo cercando di costruire un nuovo modo di arrampicare si fossero ricoperte di eleganti slanci architettonici, fregi, fossero diventati insomma una bella casa, dove noi vecchi potessimo attardarci sul caffè e la sua correzione, in lieta conversazione tra giovani entusiasti di sapere, sperimentare e mostrare il risultato delle loro intuizioni acrobatiche.

Andrea Gobetti

Invece mi sembra d’essere il gatto spelacchiato di Bozzetto che in Allegro, ma non troppo sogna il mondo che fu sdraiato sulle rovine di una guerra che l’ha cancellato.

Le nostre impalcature? Travi annerite che da tempo hanno smesso di fumare. I libri di pietra? Non c’è più né gli uni, né l’altra per il muscolo che scatta.

Manca l’ombra al mondo che ha invaso quel che gli esploratori scoprirono e con l’ombra manca anche l’altura che la produce.

Mancano le fessure dove oggi si sfiancano gli atleti.

Ma chi vive in contemplazione del suo schermo come può immaginare ombre e fessure? Fan paura anche al silicio le fessure, spaccano gli hard disk, è naturale che non vorrebbe che esistessero, altro che incoraggiare ad arrampicarci dentro.

Eravamo diversi, mi par di ricordare al tempo: sessualmente assatanati per spirito di fessura, tirchi nella tasca, ma generosi in tempo con i nostri progetti.

Come vuoi che ti ascoltino i multitasking dalla sporadica erezione che le tasche ci vogliono svuotare, per gettare le nostre case sull’altare della loro sterilità produttiva?

La crisi dell’arrampicata, diceva la mia amica Paola Mazzarelli, corrisponde a quella della borghesia che da motore dell’orgoglio produttivo è diventata un confuso manutengolo della finanza.

Nel momento in cui l’abilità di fare e vendere bene è stata sostituita da irresponsabili spostamenti di capitali, che senso ha inventarsi una via, valutarne rischi e bellezza, per quanto lo si può fare dal basso, e imbarcarcisi con i giusti compagni di cordata?

Paola aveva ragione anche se non gliela diedero, qualche tempo dopo mi stancai anch’io d’aver ragione, un cosa che non si mangia ed è virtù dei fessi. Non sento nostalgia della letteratura di montagna, di parete e neanche dei miei ricordi.

Sto bene dalla parte del torto dove si getta a terra l’immondizia, si allungano 10 euro invece della patente dimenticata e non c’è scritto quante calorie contiene e da che allergie è esente la porcheria che si mangia. Se incontro un lupo, gli sparo.

Così quest’anno son partito col tuo compagno di cordata di quel Mezzogiorno di Pietra, Marco Marantonio, e con altri temerari, anche ben più giovani di noi in verità, siamo andati a esplorare nuove grotte in Albania, abissi profondissimi sopra faggete tremende, senza sentieri marcati, ma erti prati ingentiliti di fragole. Ci è andata bene, molta ombra è con noi.

Ora stiamo risalendo la Dalmazia, siamo al cospetto delle bianche Dinariche e lui continua a sporgersi dal finestrino della Panda inseguendo tiro per tiro placche, spigoli, ma soprattutto fessure più che probabilmente ancora in cerca d’autore. Ogni tanto mi devo fermare e uscire dall’abitacolo in contemplazione, e non è solo per dargli soddisfazione; in certi casi devo dire la mia, trovare qualche via di fuga, qualche vigliaccata di secondo superiore che sfugge ai suoi occhi aquilini.

Pensa che ieri sera, a sei metri d’altezza sul mare, vicino a uno sfigatissimo campeggio sassoso, abbiamo persino trovato un chiodo, uno spesso, arrugginito, eccentrico, seppur isolato testimone di sogni dimenticati.

Andrea Gobetti è nato a Torino il 30 marzo 1952.

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Mi piacerebbe dimenticare ultima modifica: 2022-04-24T05:46:00+02:00 da GognaBlog

14 pensieri su “Mi piacerebbe dimenticare”

  1. 14

    Nel mare di letture accessibili trovo bello che ci sia qualcosa da ricercare correndo pure il rischio di non trovarla.

  2. 13
    Massimo Taronna says:

    Rispondo al 10:
    Andrea ha scritto delle varie spedizioni che si sono succedute in Albania, purtroppo interrotte causa Covid, sul bollettino semestrale del Gruppo Speleologico Piemontese, “Grotte”.
    Purtroppo la speleologia è sempre più attività di nicchia e così gli scritti occorre cercali su pubblicazioni altrettanto di nicchia. Peraltro Andrea continua a produrre scritti vari che vengono lì pubblicati, non ultimo il racconto “Montegra – La montagna delle streghe”, pubblicato e donato ai partecipanti in occasione della “Rassegna di letteratura d’abisso” che si è svolta lo scorso settembre al Colle dei Signori, nel Parco del Marguareis.

  3. 12
    Riva Guido says:

    Se l’acqua passata non macina più, di sicuro può aiutare quella che arriverà a macinare meglio.

  4. 11
    Roberto Pasini says:

    Gobetti, da buon torinese, per di più dal cognome pesante, penso volesse richiamare la necessità di una certa frugalità e parsimonia nella tendenza a rendere pubblico il ricordo di vicende personali o di gruppo da consegnare alla discrezione della memoria privata.  Tendenza ingigantita e potenziata dai social fino a forme di vero e proprio narcisismo esibizionistico dell’irrilevante. E contemporaneamente richiamare  la necessità di svincolarsi dal passato per guardare avanti, senza rimpianti e nostalgie frenanti. Ciò che invece ricorre nella giornata di oggi è una memoria collettiva che non va dimenticata, soprattutto in periodi in cui riemergono ombre del passato e ambigue, confuse, a volte sospette, forme di revisionismo storico, persino in contesti dove uno non se lo aspetterebbe. Come vediamo quotidianamente.

  5. 10
    albert says:

    Indagini in Albania e Dalmazia sembrano dare  nuova linfa , …ma niente divulgazione..SSSSTTT!

  6. 9
    Giampiero says:

    Eppure ogni frase trasuda nostalgia

  7. 8
    Giovanni Massari says:

    Andrea l’ho “conosciuto” nell’inverno ‘78 a casa di amici comuni, i mitici Vigna, a Mondovì.
    Ero un adolescente, non sapevo nulla di lui e neanche della speleologia o dell’arrampicata, e, da liceale classico, mi impressionò moltissimo per la sua dialettica.
    Negli anni seguenti, quelli del “riflusso” e della nascita dell’arrampicata sportiva, ebbi l’opportunità di leggere il suo famoso primo libro, di conoscerlo e vivere con lui qualche breve e simpaticissima avventura.
    La sua prosa mi ha sempre colpito e come Daidola credo sia un autore illuminante e profondamente incompreso.
    Come dice Marco abbiamo vissuto un periodo di libertà incredibile del cui valore probabilmente ci siamo resi conto soltanto progressivamente negli anni mentre allora sembrava normale fosse così.
    Anni incredibili di speranze e creatività a più livelli che certamente per tutti hanno lasciato posto ad altro ma che proprio perché li abbiamo vissuti ci consentono ancora di progettare e sognare, almeno individualmente, un modo personale di vivere.
    E questo per me è già un grande regalo.

  8. 7
    antoniomereu says:

    Non so che reazione ha avuto Alessandro quando anni fa ricevette e letto questa lettera bellissima anche se di rifiuto.
    Io leggendola e ri-leggendola in mattinata sono stato catapultato alla velocità Supersonik-a di mach 2 agli anni 70 e vedo le ceneri e le travi ancora fumanti  sul lago di Montreux e sento il riff dei Deep Purple e la frase verso il finale …”Non importa cosa abbiamo guadagnato da tutto questo,so solo che non lo dimenticheremo mai”…
    La lirica di Gobetti e le sue vedute sono altissime o profondissime comunque la si pensi meglio anche di un testo capolavoro anni 70.

  9. 6
    Giorgio Daidola says:

    “Mi piacerebbe dimenticare, caro Alessandro, per far posto a cose nuove”. Forse Andrea c’è riuscito, senza rinnegare le profonde verità di questo ennesimo suo piccolo capolavoro che ci è permesso di scoprire. Leggendo il suo ultimo bellissimo libro direi proprio che c’è riuscito. Senza rinnegare nulla, anzi dando tutto il peso che merita questo ieri che non tramonterai mai, con gli editoriali e i saggi del suo ROC a perenne dimostrazione. Con gli anni mi pare che la tenerezza e l’umanità, che erano sempre presenti in lui anche nei momenti di ira, abbiano preso il sopravvento. Anche le sue pagine sono diventate più fluide. Maturità di un grande scrittore incompreso nel passato e nel presente. 

  10. 5
    lorenzo merlo says:

    “che fanno piangere i sassi”
    Studiato banalismo?
    In ogni caso, Promosso!

  11. 4
    Marco Lanzavecchia says:

    È stato grazie ad una serie di fattori molto fortunati (credo le bombe atomiche e l’ombrello NATO, tra i principali) che noi boomers da giovani abbiamo goduto di immensa libertà e copiosità di pasti gratis. Non dovremmo rimenarla più di tanto perché non è merito nostro e i ragazzi di pggi non lo meritano tanto quanto non l’avremmo meritato noi. Ci è andata di gran culo e pitremmo rendere un favore al mondo evitando di ammorbarlo con le nostre cagate, specie quelle new age di fuffa alla Lorenzo Merlo che fanno piangere i sassi. 

  12. 3
  13. 2

    Profondità gobettiana. Sempre meritevole d’esser letta.

  14. 1
    Paolo Gallese says:

    Non posso entrare nel pensiero di Gobetti.
    Penso ai miei di ricordi. 
    Sottovoce. Di nascosto.
    E taccio.

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