Mirco Grasso
(dal basket al mondo verticale)
di Franco Soave
(pubblicato su Le Alpi venete, autunno-inverno 2024-2025)
«Ciao, sono Mirco, entra!». Stretta di mano come dio comanda, per incrociare gli occhi però bisogna salire con lo sguardo un po’ più in alto… E si capisce subito che una parte di questo giovane alpinista – la distanza piedi-capelli è un metro e novantadue – nuovo talento e già entrato del Club Alpino Accademico, proviene dal basket. Ma oggi i canestri rimangono fuori dalla porta, perché basta un passo oltre la soglia per capire di cosa si parla. Nel living, sulla parete di sinistra, impossibile resistere al magnetismo di due grandi disegni, opera di un giovane artista norvegese: un magnifico Fitz Roy con i suoi satelliti e una bellissima Nameless Tower, teatro di una delle ultime belle salite di Mirco Grasso nell’estate 2024, la mitica Eternal Flame (1) con Giacomo Mauri, “Ragno” di Lecco. Ciò che sorprende, della storia verticale di Mirco, è la velocità con la quale ha salito tutta la scala, visto che ha iniziato ad arrampicare appena dieci anni fa. E dal battesimo con la roccia, sulla via di Nereo Cusinato e Piero Rossi alla Seconda Pala del Balcòn, nel Gruppo della Schiara, ora viaggia sicuro sulle grandi difficoltà, siano quelle della Sud della Marmolada o della Nord-ovest della Civetta. Ma non ci sono solo i Monti Pallidi nello zaino di Mirco Grasso: nel suo ricco curriculum compaiono le pareti di Yosemite come dello Utah, della Patagonia piuttosto che del Monte Bianco. Di conseguenza tanta roccia condita da qualche puntatina su ghiaccio e misto.

Qualche esempio? Ecco alcune vie nuove («Non so quante sono, dovrei contarle ma credo siano una ventina»): Barbari nel Tao (IX+/X-, 500m), Punta Frassené, Spiz d’Agner, con Nicolò Geremia; Chiaroveggenza (VIII/IX), Sud della Marmolada, ancora con Nicolò Geremia; A piede libero (7c, 7c+), Punta Argennas, Sardegna, con Alessandro Bau; in Kirghizistan Rocket Donkey (VIII, 700 metri), Silver Wall, con Dimitri Anghileri e Matteo Motta, La carica dei bimbi (VII, 350 metri), Ortotoybek, sempre con Anghileri e Motta. Su ghiaccio: Archi del vento (500 metri più 200 per l’uscita, M7+ WI5 IV), Naso del Duranno, con Francesco Rigon e Luca Vallata; Solo per un sorriso (WI 5+ 170m), Monti della Cacciagrande, Sorapìss, con Francesco Rigon; The fat side of the groove (AI5, M7, IV+), Monte Pelf, Dolomiti Bellunesi, con Tommaso Lamantia; Altro che in Scozia (via di misto, M4, WI4, 500 metri), Monte Cogliàns, Alpi Carniche, con Claudio Betetto e Luca lacolettig; Apus (via di misto, M6 + /AI5/5, 840 metri), Rocchetta Alta di Bosconero, Val di Zoldo, con Àlvaro Lafuente. E poi ci sono le ripetizioni, circa duecento, di vie tecniche e importanti come Attraverso il pesce e Athena (Sud della Marmolada); in Civetta Chimera verticale e Colonne d’Ercole; Magic Mushroom alla Nord dell’Eiger; via Bonington al Pilone Centrale del Frêney, Monte Bianco; in Patagonia Filar Rojo all’Aguja Mermoz, Via Italiana all’Aguja de Saint-Exupéry.
Prima di tutto ecco la sua carta d’identità: Mirco Grasso ha 31 anni, è nato a Mirano (Venezia) e dopo avere trascorso buona parte della vita a Spinea, da circa due anni vive a Salzano, dove divide l’appartamento con Virginia. È consulente informatico. Ora ce n’è abbastanza per iniziare la chiacchierata.
Sei un alpinista giovane e già nel Club Alpino Accademico, provieni dal basket, due mondi molto diversi. Raccontaci chi sei.
«Dopo il diploma all’istituto Zuccante di Mestre ho trascorso un anno in Australia, al rientro sono stato contattato dal mio attuale datore di lavoro che mi ha promesso la formazione per quello che si chiama “business intelligence”, allora era il futuro ma sono passati dieci anni e oggi sta subentrando l’intelligenza artificiale. La montagna vera è arrivata un po’ più tardi».
Australia: perché proprio dall’altra parte del mondo?
«Mi piaceva l’idea di viaggiare andando allo sbaraglio e sembrava facile vivere laggiù. Con un amico ho acquistato il “Working Holiday”, un visto che si poteva ricevere solo una volta nella vita prima dei 30 anni. Costava pochissimo, circa 250 dollari, e dava la possibilità di fare quello che volevi: lavorare o non far nulla per un anno. Ho trascorso sei mesi a Melbourne, ho fatto anche il cameriere in un ristorante italiano dove nessuno parlava italiano. Poi ho comperato un’auto e ho girato qualche mese. In quel periodo ho raccolto uva nelle fattorie, non ero trattato benissimo ma pagavano molto: 16 dollari l’ora. All’epoca non avevo nemmeno idea di cosa fosse l’alpinismo. In realtà poco prima di partire mi ero avvicinato al mondo della montagna perché mi sembrava rispecchiasse quello che cercavo, la vera avventura. Conoscevo un po’ le ferrate perché da piccolo andavo con la famiglia ma da adolescente ho mollato tutto perché “bisognava” scappare. Poi ho iniziato a giocare a basket. E tra gli amici e la scuola non c’era molto tempo per altro. A basket non ero un fenomeno ma me la cavavo, andavo bene. Tornato dall’Australia ho ripreso a giocare ma per varie ragioni mi sono demotivato. Mi attirava l’idea di girare come avevo fatto in Australia».

Una vita da vero “bohémien”!
«Direi proprio da barbone, vivevo per strada come un barbone! Però a un certo punto ho pensato di frequentare di più la montagna anche se non avevo la minima idea di cosa fosse l’arrampicata, proprio zero. Da poco era stata aperta una palestra a Scorzé, “Opera verticale”, un amico andava ad arrampicare e ho deciso di provare. Sono andato una volta e… basta: innamorato! Quello è stato il primo approccio all’arrampicata e da quella volta nella mia vita non c’è stato un solo giorno in cui non abbia pensato alla scalata. Ho passato un anno tra arrampicata e basket ma ho resistito poco, mi piaceva di più scalare».
Dal basket alle ferrate, alla palestra. Ti ricordi la prima via salita in montagna?
«Certo. L’arrampicata in palestra andava benissimo ma volevo andare in montagna. Però mi chiedevo, cos’è la montagna? Ci sono le ferrate, e dopo? Così mi sono iscritto al CAI di Mirano e nella primavera 2015 ho frequentato il corso base di Alpinismo.
Un giorno alcune persone hanno invitato me e i miei amici sulla Schiara, a salire lo spigolo Cusinato-Rossi alla Seconda Pala del Balcòn. È stato proprio figo e una grande soddisfazione! Il weekend successivo con il mio amico sono andato in Moiazza.
Da allora ogni fine settimana significava scalare, era obbligatorio. Continuavo ad arrampicare anche in falesia e indoor, per cui il mio livello aumentava».
In seguito cos’è accaduto?
«A fine 2016 torna dalla Cina dopo dieci anni un ragazzo, Francesco Favilli (2). Lui voleva arrampicare e qualcuno gli ha fornito il mio contatto. Era molto più esperto di me e mi ha proposto vie che per il mio livello erano difficilissime, del tutto impensabili. Quell’anno avevo salito lo Spigolo Giallo sulla Piccola di Lavaredo, una classica di VI e VI+. Con Francesco ho provato a salire vie a mano a mano sempre più difficili e mi sono accorto che tutto mi veniva bene. Così in una sola stagione sono passato dallo Spigolo Giallo a Specchio di Sara (3), una via di IX grado. Il 2016 è stato l’anno del mio boom».
Questo significa che sei uno di quelli che riescono a trasferire le difficoltà della palestra alle grandi pareti, come la Sud della Marmolada. Molti fanno palestra o vie in falesia ma non si muovono da lì.
«Sì, è vero, Francesco mi ha convinto e devo dire che mi sono sentito bene».

Sul tuo profilo scrivi, tra l’altro: «Ora sto cercando sempre più di portare il mio alpinismo verso nuovi orizzonti». Che orizzonti vedi nel tuo alpinismo?
«Nel 2016 ho iniziato a capire cosa mi piace fare in montagna, e puoi fare di tutto: vie sportive, classiche, alpinistiche, dure e facili, lunghe e brevi… Per prima cosa mi piace viaggiare, quindi utilizzare l’arrampicata come mezzo per vedere il mondo. Subito dopo mi piace arrampicare su grandi pareti di montagne lontane, quindi vie difficili che richiedono più giorni. È un approccio moderno, e non sono l’unico a pensarla così. Montagne lontane significa fuori dall’Italia, l’ho fatto per la prima volta nel 2018 quando sono andato in Patagonia con Francesco Favilli. E laggiù ho pensato: wow, che figo, questo voglio fare!».
Dopo la ripetizione di Chimera verticale (4) fai i complimenti agli apritori per avere superato una linea bellissima e difficile senza spit. Spit sì, spit no… Discussione infinita. Come la pensi?
«È un tema sempre caldissimo. Lo spit non è un oggetto infernale, è tutta questione di stile e di etica. Perché se buchi la parete puoi andare ovunque».
È il concetto di Reinhold Messner espresso nel lontano 1968 quando scrisse L’assassinio dell’impossibile.
«Esatto. Ovviamente aprire senza spit è “tanta roba”, un altro pianeta rispetto a farlo con gli spit. Anche solo avere il trapano o il perforatore a mano nello zaino è un’altra faccenda, ti dà una grande sicurezza psicologica. L’ho capito quando l’ho provato sulla mia pelle. Su Chimera verticale, che ho ripetuto nel 2019, gli apritori sono stati bravissimi, sono stati motivati a non utilizzarne. Quindi, spit sì o no dipende solo da te, da quello che vuoi fare. Io penso che ognuno sia libero di impostare il proprio gioco secondo la propria etica nel rispetto della parete. Però non sei condannato a morte se metti uno spit! Va bene non sporcare la montagna con i ferri, però ci sono vie con moltissimi chiodi marci e soste con cordini marci, e questo mi sembra più sporco e pericoloso rispetto a due spit collegati».
Yosemite, Mount Watkins. «Donando all’arrampicata tutto ciò che potevamo dare, siamo stati arricchiti da un’esperienza fisica e spirituale che pochi uomini possono vivere». Parole di Chuck Pratt dopo la prima salita della parete sud, dal 18 al 22 luglio 1964, con Yvon Chouinard e Warren Harding. Perché anche tu hai scelto quella parete? E sei d’accordo con ciò che disse Pratt?
«Sì, sono d’accordo, noi alpinisti abbiamo la possibilità di vivere esperienze uniche, sia dal punto di vista fisico, sia da quello spirituale. È la stessa definizione di avventura. Per quanto riguarda il Watkins, è la terza montagna più famosa di Yosemite: ci sono il “Cap”, l’Half Dome e il Watkins, che è il più selvaggio del parco e noi avevamo desiderio di avventura. Quella volta ero laggiù con Alessandro Bau, sua moglie Claudia Mario e la loro bambina. Io scalavo sempre e loro due si alternavano».
Agosto 2023, Nameless Tower, Eternal Flame con Giacomo Jack Mauri, prima esperienza in Pakistan con una via che hai definito «il Santo Graal della scalata su roccia in quota». Prima della Nameless però l’obiettivo era la Shipton Spire. Com’è andata? (1)
«Partire per il Pakistan è una conseguenza mentale del mio processo di crescita, perché si tratta di arrampicare su pareti grandi, remote e in quota, però non avevo esperienze al di sopra del Monte Bianco. Io e Jack volevamo una via difficile e in quota ma pensavamo a Eternal Flame solo se ci fosse avanzato del tempo.
La nostra meta era la Shipton Spire, non lontana dalla Nameless Tower, sulla quale c’è un via di Bubu Bole, Women and Chalk (5), aperta a vista e con difficoltà elevatissime per la quota. L’ha ripetuta Hansjörg Auer nel 2006 ma non ha fatto il tiro duro perché era bagnato e aveva dichiarato che la via era più facile rispetto a quanto stabilito da Bole. Volevamo andare a vedere. Non abbiamo raggiunto il campo base della Shipton a causa di una frana, così ci siamo fermati alla Nameless. Abbiamo provato a salire senza acclimatarci e la quota l’abbiamo sentita tutta, mancavano cinque tiri difficili ma stavamo male e siamo scesi. Alla fine ce l’abbiamo fatta. La via è dura e stupenda, spero possa essere una pedana di lancio per altre cose. Ah, a proposito, le soste sono a spit…».
La Nameless Tower supera di poco i 6200 metri, hai mai avuto voglia di provare duemila metri più in alto?
«Gli Ottomila sono un’altra cosa, mi toglierei uno sfizio ma non è quello che mi piace fare. A parte la parete sud-ovest del Manaslu, ancora inviolata e con roccia a 8000 metri, la maggior parte delle vie che salgono gli Ottomila non sono tecnicamente difficili mentre a me piace scalare duro. Avevo pensato a un Ottomila con gli sci o a volare dalla cima con il parapendio, insomma qualcosa di diverso ma senza molta convinzione».
Se volessi toglierti uno sfizio con un Ottomila, a quale penseresti?
«Al K2 o all’Everest solo perché è più alto. Quest’anno due miei amici, Tommaso Lamantia e Federico Secchi, sono riusciti a salire il K2 senza ossigeno e senza portatori, e mi hanno detto che sopra quota ottomila cambia tanto, il difficile è quello. Ma alpinisticamente oggi non è così importante».
Tra l’altro appena sotto la fatidica quota ci sono ancora tante cose da fare…
«Infatti, basta scendere poco per avere Latok, Jannu, Ogre… Penso che “quella roba lì” ora sia il top e spesso si tratta di montagne non famose solo perché non superano gli ottomila metri. Ma ci arriveremo».
Secondo te l’arrampicata difficile e tecnica in alta quota può essere la nuova frontiera dell’alpinismo?
«Sì, senza dubbio, per me oggi è il massimo».
Fai alpinismo da dieci anni ma sei già “segnalato”: menzione ai “Piolets d’Or” 2021, in Francia a Briançon, per la via Apus; nel 2023 a Belluno il “Silla Ghedina”, con Nicolò Geremia, per la via Barbari nel Tao; nel 2024 ad Assisi il “Paolo Consiglio” del CAAI per la salita alla Nameless Tower, premio ex aequo, assegnato anche alla spedizione in India nella Miyar Valley con Alessandro Bau, Lorenzo D’Addario, Jérome Perruquet e Francesco Ratti. Ricevere un premio legato alla propria attività in montagna sprona a fare di più o rimane un capitolo fine a se stesso?
«Sì, certo, fa piacere ma non ci penso molto. Non cambia il mio modo di pensare e non mi sprona a fare qualcosa di diverso. Ho le idee abbastanza chiare su quello che voglio fare, poi se viene riconosciuto va benissimo».
Undici marzo di quest’anno: con Nicolò Geremia e Francesco Rigon fate la prima libera di Andamento Lento, via aperta nel 1997 da Gigi Dal Pozzo, Maurizio Fontana e Venturino De Bona sulla Sud della Cima di Valscura, nelle Alpi Feltrine. Da dove nasce l’idea di liberare una via come questa, ventisette anni dopo?
«I progetti come questo nascono quando si sta molto tempo assieme e si parla di cose da fare. In Valscura c’ero già stato, lì la roccia è bellissima. Conosciamo gli apritori, il loro stile e avevamo il presentimento che fosse una via percorribile in libera. Ma non sai se lo puoi fare finché non lo provi, per cui ci sono il dubbio e l’avventura, gli ingredienti giusti».
Non solo roccia ma anche ghiaccio, cascate, misto. Penso alla via Solo per un sorriso con Francesco Rigon, o a Archi del vento, con Rigon e Luca Vallata. Vie con avvicinamento lungo e faticoso, magari complicato, insomma alpinismo lontano dalle vie con l’auto a pochi passi dall’attacco. Che fascino ha la montagna frequentata “come una volta”?
«Ne hai menzionata una, quella sul Sorapìss, per cui è stata una vera epopea arrivare là sotto. All’attacco eravamo già finiti. Pensa che avevamo anche le vele per tornare ma non abbiamo potuto volare perché era già buio. Attira l’idea di fare qualcosa di nuovo sul ghiaccio però devi cogliere l’attimo perché non è una linea che si forma sempre. Poi tutti appena vedono una colata scrivono sui social e diventa quasi una gara, purtroppo. C’è una cascata nuova? Tutti zitti perché bisogna andare là. L’avvicinamento lungo non è un problema perché vivo un po’ di rendita grazie alla preparazione atletica che proviene dal basket. E poi è appagante fare fatica per raggiungere un obiettivo!».
Patagonia, Yosemite, Utah, Kirghizistan, Giordania, Groenlandia, Alpi Occidentali, Sardegna, ovviamente Dolomiti… Tutto questo con roccia, ghiaccio, misto, parapendio… Qual è la tua “comfort zone”?
«Sicuramente non il parapendio, anche se ho il brevetto. Non è obbligatorio averlo per volare ma per l’assicurazione, e volare se non sei assicurato… La mia “comfort zone”? Io mi vedo scalare sulla roccia, non su tutti i tipi e non troppo in placca. Sono in “comfort” quando le prese sono buone e le protezioni vicine! (risata)».
A proposito di parapendio, il 15 settembre 2019 tu e Aaron Durogati avete salito Moby Dick sulla Sud della Marmolada e vi siete lanciati dalla cengia mediana con un parapendio biposto. Aaron ha detto che sei stato eroico. È stata una bella scarica di adrenalina?
«Io e Aaron ci siamo conosciuti nel 2018 in Patagonia. Quel giorno io non ho fatto niente, ha fatto tutto lui. L’accordo era che io l’avrei portato sulla cengia e lui mi avrebbe riportato giù. Aaron è stato un fenomeno a decollare da lì. Ha lanciato in aria un pizzico di magnesio per verificare la direzione del vento… ok, partiti, finita. È stato divertente».


C’è una figura del passato che ti ha ispirato, a cui ti sei avvicinato idealmente?
«Non lo so. La storia dell’alpinismo eroico mi sta un po’ antipatica, ma so che in passato era così. Mi viene in mente la cordata di Graziano Maffei, Mariano Frizzera e Paolo Leoni. A loro piaceva “stare” in parete, bivaccare. Si racconta che una volta
avevano previsto di bivaccare ma erano saliti veloci prima del previsto, così dalla cima si sono calati due tiri per bivaccare in parete. Loro mi piacciono tantissimo, invece altri più lontani nel tempo non riesco a farmeli piacere. Mi ispiro tanto alle
icone dell’alpinismo attuale, come Sean Villanueva e Nico Favresse, mi piace moltissimo il loro stile perché demoliscono l’andare in montagna come fosse andare in guerra, è lo stile che provo a portare avanti».
Luglio 2020: sali il Pilone Centrale del Frêney con Tommaso Lamantia, Francesco Rigon e Michele Zanotti. Mentre ti trovavi in parete è mai capitato di pensare al dramma dei sette nel 1961 (Bonatti, Oggioni, Gallieni, Mazeaud, Kohlmann, Vieille, Guillaume) o a Bonington, Desmaison, Piussi che ce l’hanno fatta?
«Sinceramente no. Conosco bene la storia e sono andato al Pilone anche per vedere cosa hanno fatto quella volta. Ci pensavo prima, non durante la salita. Ci ragiono di più quando faccio vie recenti. Per esempio, ripetendo Chimera Verticale ho pensato: sono stati proprio bravi!».
Definisci le caratteristiche del tuo compagno ideale.
«In montagna voglio divertirmi e scherzare con il mio compagno, quindi “lui” deve essere estremamente motivato, in grado di motivarsi e divertirsi. Il compagno perfetto per me è Nicolò Geremia».
È l’ideale perché ti assomiglia molto o perché non ti assomiglia per niente?
«Io e Nicolò siamo diversi, lui è “casinista”, io molto meno. Ma in montagna fa tutto molto bene e in sicurezza. Poi è divertente arrivare in sosta e scherzare assieme!».
L’estate scorsa in Groenlandia hai vissuto un’avventura decisamente fuori dal comune. Com’è andata?
«Mi è piaciuto tantissimo il viaggio, l’avvicinamento alla montagna in autonomia. Ci si poteva andare in elicottero, in barca o, come abbiamo scelto noi, in kayak per 250 chilometri con cento chili di materiale a testa. La meta era una montagna dal nome impossibile: “Grundtvigskirken”, e l’idea era di rimanere alla base una ventina di giorni. Inizialmente dovevo partire con Nicolò e un altro amico perché è un viaggio che sarebbe stato meglio affrontare in tre, ma il terzo ha rinunciato a un mese dalla partenza. Così il suo posto è stato preso da un ragazzo di Padova, Andrea Doardi. Tutto a posto? No, perché prima di partire Nicolò ha avuto un infortunio piuttosto serio, così siamo partiti io e Andrea. Finalmente tutto come nei piani. Il campo base era a quota zero, l’attacco a seicento metri, poi ci aspettavano circa 1300 metri di parete; la cima è poco sotto quota 2000. Si parte. Apriamo un terzo della via e andiamo su e giù per portare più materiale possibile in parete. Ma un giorno mentre Andrea arrampica sul primo tiro, salito altre volte, gli rimane una presa in mano e cade fratturandosi un piede».
Una bella sfortuna! Come ve la siete cavata?
«A quel punto torniamo al campo base, Andrea non riusciva ad appoggiare il piede, è stato veramente bravo e forte. Rimaniamo un paio di giorni al campo sperando che il piede migliori ma è inutile, Andrea soffriva e alla fine siamo stati costretti a chiamare i soccorsi. Con il telefono satellitare chiamiamo la Polizia artica che contatta tutte le navi che si trovavano in zona finché risponde una nave da crociera. La beffa è stata che era una crociera a sei stelle, lusso totale! Pensa che era equipaggiata con due sottomarini. I passeggeri si sono subito esaltati per i due “kayakers” salvati, facevano le foto al piede di Andrea, ci hanno chiesto addirittura di fare la presentazione della nostra avventura nel teatro. Alla fine abbiamo passato tre settimane a polenta con una mezza doccia ma quella sera avevamo una suite con servizio in camera! Tra l’altro a bordo hanno fatto i raggi ad Andrea, gli hanno messo un tutore e non ci hanno chiesto nemmeno un euro. La nave ci ha portato fino al villaggio di Ittoqqortoormiit, poi in barca con un pescatore siamo arrivati all’aeroporto, infine l’Islanda e il ritorno. Il nostro materiale invece è ancora appeso in parete all’unico spit che ho piantato. Sono comunque soddisfatto perché, a parte l’infortunio di Andrea, mi sono reso conto di avere organizzato tutto per bene».

Sei Accademico dal 2021. Per te è un punto di arrivo o un punto di partenza? In altre parole ti sta bene così com’è o pensi ci sia bisogno di cambiare qualcosa?
«Vorrei contribuire a risolvere il problema per cui oggi se sei Guida alpina non puoi entrare nel CAAI, ci tengo particolarmente. E vorrei che l’Accademico fosse veramente il gruppo degli alpinisti più forti mentre adesso non è così perché mancano molte Guide. E mi piacerebbe che i più anziani tramandassero le proprie conoscenze ai più giovani».
Prova a ordinare, secondo l’importanza che assegni tu, i seguenti valori, elencati in ordine alfabetico: amicizia, avventura, difesa dell’ambiente, fiducia, paesaggio, rispetto, silenzio, simpatia.
«Ma è difficilissimo… sono tutti princìpi molto importanti. Inizio mettendo il silenzio per ultimo. I più importanti sono i valori umani, per cui al settimo posto metto il paesaggio. In ordine crescente aggiungo la difesa dell’ambiente, poi la simpatia, l’avventura, il rispetto e l’amicizia. Al primo posto per me va la fiducia».
Descrivi un’immagine che ti porterai sempre nel cuore.
«È facile ricordare le grandi performance, per cui non ti rispondo con una salita ma con l’immagine di un momento che ricordo da quando frequentavo la palestra a Scorzé. E forse è stato proprio quello che ha fatto scattare in me la scintilla per l’arrampicata. C’era un boulder blu, probabilmente era facile ma ho fatto tantissima fatica a salirlo. Ho provato e riprovato e alla fine sono riuscito a salirci in cima. E sono stato contentissimo. Quella salita mi ha fatto innamorare dell’arrampicata, mi ha cambiato la vita. E la porto nel cuore».

Note
(1) Via ormai leggendaria aperta da Kurt Albert, Wolfgang Güllich, Christoph Stiegler e Milan Sykora sulla Trango Tower o Nameless Tower 6251 m, il 20 settembre 1989. La prima libera è stata effettuata dai fratelli Thomas e Alexander Huber dall’11 al 14 agosto 2009. Difficoltà 7c+. Dal 17 al 25 luglio 2024 l’alpinista padovano Stefano Ragazzo è riuscito in un’impresa straordinaria: la prima solitaria.
(2) Francesco Favilli ha perso la vita con Filippo Zanin il 3 settembre 2024. Entrambi sono precipitati mentre salivano la via Don Quixote sulla parete sud della Marmolada.
(3) Marmolada, parete sud, via di Maurizio Giordani e Rosanna Manfrini alla Marmolada d’Ombretta aperta nell’agosto 1988. Difficoltà 7b+.
(4) Civetta, parete nord-ovest, via aperta da Alessandro Bau, Daniele Geremia, Alessandro Beber e Luca Matteraglia tra il 2007 e il 2008. Difficoltà IX. Prima invernale: Titus Prinoth e Alex Walpoth tra il 29 febbraio e il 2 marzo 2021. Prima solitaria: Janluca Kostner, 13 e 14 settembre 2022.
(5) Via aperta dal 26 luglio al 15 agosto 2001 da Mauro Bubu Bole sulla parete est della Shipton Spire 5850 m, con Mario Cortese e Fabio Dandri. Difficoltà 8a. Prima ripetizione, metà luglio 2006 da parte di Hansjörg Auer con Thomas Scheiber e Ambros Sailer.
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Riccarda è un troll, peccato che “abbia già rotto i coglioni” (cit Cruciani, mio grande riferimento culturale dopo Michelle Comi, Cicciogamer e Corona, non quello di Erto)
Riccarda Soriana
non darti titoli che non ti spettano, pensatrice indipendente? che vuole dire? che non sei omologata a noi plebei ma omologata alla tua stirpe di illuminati? Ai festival a cui hai partecipato sei stata in grado di esprimere il tuo pensiero?Tanto è vuoto il tuo pensiero che ci casco ancora a risponderti. Perchè usi il latino? dovrei usare una lingua che non conosci per dialogare? un saluto dalla plebe, ad maiora!
Potta, potta. Sei cicco bao noccioro duro.
È latino?
No puro camaiorese e alta Versilia
Riccarda sei un po’ imprigionata nelle tue sovrastrutture culturali…ad esempio usi il latino come arma di offesa/ difesa….al massimo risulti simpatica ma ugualmente grottesca.
Per il resto ..il latino l’ho rimosso abbastanza….
La scalata per me è una forma di espressione, riesco a farlo quasi tutti i giorni, non ha importanza la difficoltà ma il gesto, la possibilità di muovere il corpo arrampicando, ho ridotto quasi tutto il resto della vita al limite ( labor limae) per poterlo fare.
L’invito è sempre aperto se vuoi possiamo scalare….altro non posso offrire…..
cinese, tranquillo, sono una pensatrice indipendente, mi fate cagare tutti allo stesso modo. Alé duri! dai! c’mon! alé il vez! duroooooooo! Grasso comunque dovrebbe allenare altri organi del suo corpo oltre a quelli che servono per fare trazioni su tacche da 1cm, ma a quanto pare è vendibile così e quindi va bene per i plebei come daviduccio riky e fetido. A proposito: fetido rileggi bene il latino, non intendevo ciò che hai capito; ma almeno hai qualche competenza nello scibile moderno? informatica, lingue, finanza, o anche qualche lavoro manuale che ti riesce bene (onanismo a parte)! sono questi i risultati di una vita con il naso all’insù? che delusione…
Ma se Mirco è grasso perché non dimagrisce?
Altrimenti ciao scalate difficili.
Riki/Riccarda.
Chissà se te l’ha detto il capo che gli serviva un po’ di (finta) zizzania x alzare gli ascolti.
Riccarda ognuno nasce con un nome ma poi nella vita si prendono nomi di battaglia. Ad ogni modo il soprannome non si riferisce al mio odore ……
Foetidus non est cognomen tuum, sed odor nexus neuralium tuorum putrentium.
Impeccabile e ineccepibile…..in altre parole sarebbe come pretendere che Carlo Rovelli facesse un 8a a vista o che ben Moon recitasse Shakespeare in teatro……
Fare un trazione su una tacca da 1 cm sarebbe già un ottimo livello secondo me questa Riccarda non Langa neanche alla sbarra la trazione con lo scarico
ma scherzi a parte, (e se non sei un troll, cosa che sospetto sempre più fortemente), qual’è il tuo problema?
Perché un alpinista di punta dovrebbe aver qualcosa da dire?
Hussein Bolt non mi ha mai detto nulla, e mai da lui l’ho preteso!
io se voglio “arricchire” la mia cultura mi leggo o studio saggi e idee scritte da chi di quella branca del sapere sa qualcosa. Non mi interessa sapere cosa pensa della vita e dell’amore Giordani. O meglio: non è quello che voglio imparare da lui, mi interessa, lo leggo anche volentieri ma sticazzi.
Se voglio saperne di fisica mi leggo Bohr o Feynman, se ne voglio sapere sulla sua filosofia mi leggo i suoi racconti, ma non pretendo che Heisenberg mi illumini la via dell’anticonformismo (anzi!).
ciò detto penso che tu sia pazzo/a, ignorante come una capra e che non fai una trazione sulla tacca da 10. Cosa che, se non sei un troll che ci hai fatto divertire, ti toglie il diritto di avere un’opinione sulla scalata e de rerum naturae.
è una resa culturale: di tanto in tanto – anche qui – qualcuno si chiede come mai le notizie diventano merce e smettono di essere conoscenza: forse quando un bel giorno un alpinista di punta recupererà quella capacità di interpretare la realtà, non solo di elencarla, passeremo oltre a questo esercizio superficiale, quasi meccanico, che non a caso produce atleti stereotipati come il nostro (tutti con le stesse avventure, sogni e “viaggi”). E la tristezza più grande è che credono pure di essere anticonformisti…
Sei messa davvero male….umanamente mi dispiace…..se ti va, ti posso invitare a scalare insieme …..vedi tu..ciao
A me interessa solo strizzarle, sapete che Manolo si è calato dal cliff nel 198522598498 con la candela??? che storia, mai sentita! Giordani è uno che ha apetrto millemila via sulla Sud, sarebbe interessantissimo sentire tutte storie inedite sul suo incredibile percorso alpinistico! la cronaca è la nuova frontiera del pensiero! comunque sto organizzando un viaggio ipermega innovativo per scalare in Patagonia, non so se avete mai sentito nominare, la mia idea di alpinismo è: scalo in libera fino al limite delle possibilità umane e poi mi appendo alle ancorette, non mi va di parlare troppo di etica, insomma le avete ripetute le mie vie? Sono un po’ zingaro casinaro vagabondo, uso l’AI per rispondere alle domande e me ne vanto! voi siete tutti radical, ciaooooo
Scusa Riccarda, potresti spiegarti con grugniti e monosillabi che non ho capito? Io non avrò completato gli studi, ma evidentemente dall’altezza della tua istruzione dovresti essere in grado di rispondere alle domande, come hai visto lo fa anche l’intelligenza artificiale che ti sembra così carente. È un po’ strano, dimmi su che piano ti collochi? Critichi per il gusto di criticare? Non c’è nulla nella storia dell’alpinismo che sia degno di nota e che possa farci capire cosa pensi? Poi è evidente che tu non possa dare soluzioni visto che non riesci a spiegare quale sia il problema. Supponi verità e in quanto supposte sai dove vanno (cit.)?
A cla invece chiederei di risistemare il commento perché tra passato e futuro non si capisce nulla.
Le zampe di gallina sono ottime lesse.
Restando in tema di galusci: ‘sta Riccarda ci cresce come l’acqua nel vino.
Ma sapete che differenza c’è tra una gallina con le zampe uguali, specialmente la sinistra? Eh? Lo sapete o no?
Riccarda ancora una volta hai evitato accuratamente di rispondere alle mie semplici domande a questo punto le possibilità sono due, o le tue idee sono deboli o tu non le sai difendere, argomentare e spiegare….poverina , mi fai pena.
Quando abitavo a Levigliani, un paesino dell’alta Versilia, sotto al monte Corchia, ci sono stato 20anni, come vicina di casa avevo una signora che si chiamava Riccarda. È morta un paio di anni fa. Che sia resucitata…?
Esaminando il linguaggio, ho il sospetto che si tratti di un Riccardo, anziché di una Riccarda.
Secondo me Riccarda è un troll fatto da gogna che si stava annoiando
@marcello cosa c’è di più sublime del litigare sull’inutile sperando di aver ragione? Potremmo ribattezzare i commenti in “galusci”
lascia il tuo galuscio
Ma sei più post kammerlandiano o precooxoniano? Perché se no non ti capisco
tranquillo Davide, è normale che tu non legga i commenti, fa tutto parte dei disturbi dell’attenzione che non ti hanno permesso di concludere i tuoi percorsi scolastici, attraverso i quali saresti invece riuscito a comprendere discussioni che vanno oltre i monosillabi e i grugniti 😉 continua pure nella tua selezione, è un meccanismo di difesa per non renderti conto di quanto sei inutile, ne vedo a bizzeffe di gente come te quotidianamente nel mondo del lavoro (lavoro quello vero, no guide alpine o similari).
Grazie @Riccarda per lo speciale, mi fa piacere vedere che non ti riconosci tale ma fai parte della gente qualunque che ancora una volta crede di dire qualcosa nel non dire niente. Forse non l’hai notato. Ma ti chiedo di aiutarmi perché noi speciali abbiamo bisogno di indicazioni più precise, avresti un’evento, un’impresa, un discorso fatto e trascritto che possa mettere in luce quello che stai cercando di dire? Poi effettivamente non capisco quello che dici perché ho smesso di leggere i commenti, ma nel caso avessi voglia di indicare qualche altra fonte la leggerei volentieri.
Riccarda vedo che eviti accuratamente di rispondere alle mie domande…..
Si Cla, me lo sono letto tutto e con molto gusto.
Visto che parlava di uno dei migliori alpinisti in assoluto degli ultimi 50 anni e leggo il gognablog perché parla di alpinismo.
Aggiungo: mi meraviglia che, appunto, in un blog che tratta soprattutto di alpinismo, nessuno commenti l’articolo su Leclerc invecevdi perdersi in 1000 minchiate come quelle apparse copiose a riguardo di questo.
ah giusto per essere chiari, segue la parafrasi del pensiero-provocazione su cui riflettere (pro bono dei bambini speciali che popolano questo gruppo): “è questa intervista e i suoi contenuti ciò che l’alpinismo moderno ha da offrire?”; piccolo consiglio: ciò non implica che chi pone il problema debba darne una soluzione, anche perché se foste in grado di leggere, cosa che evidentemente non siete, avreste colto la sfumatura della necessità che sia un forte alpinista con attività di rilievo a esprimere posizioni in merito. Le discipline infatti si rinnovano da dentro, e non di certo attraverso amatori e frequentatori domenicali della montagna; quest’ultimi però, se dotati di intelligenza, possono porre il problema in analogia ad altre sfere dello scibile umano in cui magari sono esperti o autorevoli. Ora ti è più chiaro daviduccio? conosci tutte le parole che ho usato oppure troppo sono troppo difficili anche queste?
Davide: se tu non hai la capacità di cogliere il pensiero espresso, non significa che questo non sia presente; è soltanto un tuo limite, non te l’hanno ancora fatto notare?
@riccarda Soriana e @Cla
È incredibile che in tutti i vostri commenti non ci sia uno straccio di pensiero sui cui riflettere. solo una domanda è stata fatta a Riccarda e la risposta inesistente nonostante abbia usato molte parole. Nei vostri commenti si legge solo la vastità del vuoto di chi critica senza saper esprimere il proprio pensiero. Boh, poi se non siete arrivati alla fine dell’articolo che scrivete a fare? Però è divertente vedere come qualcuno abbia la capacità di scrivere tante parole senza dire nulla. Visto che commentate trattando gli altri come ragazzini, mi pare che nonostante l’età non abbiate nulla da dire.
PS: il commento sulla via come strada è tanto banale quanto l’allusione sessuale sulle banane… Che tristezza
cla, questi alpinoidi sono corrotti fino al midollo, per loro è tutto relativo e quindi ognuno sceglie e fa ciò che vuole, non ti piace? passa oltre, vietato esprimere un giudizio, ma chi sei la solita radical che non ha nulla da fare? l’importante è strizzarle come vogliamo noi! Queste sono le loro povere argomentazioni, basta vedere come scrive e pensa riky, brividi davvero. Un Messner con l’assassinio dell’impossibile ha posto le basi per l’arrampicata moderna così come la intendiamo oggi, se questi sono i suoi discendenti significa che abbiamo fatto molti passi indietro. Ad ogni modo: non perdiamoci in questo vapore e fumo, corriamo a strizzarle!
Scusa, riky con la minuscola, come te!
Riky:
l’anno scorso una ditta di costruzioni del mio paese ha ultimato una nuova via, Via dell’Industria, sarà lunga 1 km e scorre tra nuovi capannoni e nuovi cantieri, asfaltata, bella, molto tecnica. Se vuoi venire a ripeterla puoi trovare la relazione su theCrag.
Parcheggio in loco.
Cominetti: ma davvero sei riuscito a leggere tutto, e ripeto tutto, l’articolo di Leclerc? Ma pioveva li da te? Non avevi niente altro da fare?
Mi è riuscito più facile leggere tutti i resoconti delle nozze di bezos.
Oggi è uscito sul blog un articolo su Marc André Leclerc. Ammesso che tutti sappiano chi è stato, è la conferma che l’alpinismo, e tutto ciò che gli sta intorno, trombate incluse, ognuno lo fa come più gli piace.
Starà ai “fans” trovarsi il proprio idolo e tra Grasso e Leclerc la scelta è molto ampia.
Comunque l’intervistatore fa una bella differenza. Quello di Grasso l’ho trovato veramente molesto.
Condivido pienamente grazie
@ilfetido parlare di etica e montagna è come parlare d’amore quando si è ubriachi… io accetto di parlare di stile, o “principi” di apertura di vie nuove. (parliamo di vie su roccia a spit/friend, o anche misto moderno). Ma già mi sembra di parlare di nuvole di vapore (cit.). Si è già discusso a lungo sul tema con posizioni forti sui celebri forum di 20’anni fa, e lo si faceva contestualmente alla messa in pratica dei “principi” dove ci si appellava al nome di chissà quali grandi ideali. E discutendo con celebri e meno celebri divulgatori della cultura HLF non se ne arrivava mai a una, il massimo che si otteneva era riconoscere la consistenza più o meno marcata del membro altrui. A partire dalle placche con chiodatura siderale del masino per finire col perdere gli ultimi capelli in wenden, ratikon o in sardegna. Risultato: il mondo è bello perché è vario, quindi puoi trovare cose interessanti e appropriate al tuo livello quasi ovunque. Ieri quella via mi sembrava una porcheria da psycho killer (cit.), oggi, persi tutti i capelli ma aggiunta un po’ di esperienza, una via bella e divertente. Per dire.
E ondra ti flasha lexicon, ma a vista chi la farà? È una bella via? È eticamente interessante il processo di ondra. La mia risposta è: chissenefrega. Se A ME interessa, me lo guardo/ascolto. Se di un cavolo di 8b+ dove rischi di spaccarti le gambe mi pare una puttanata… lascio li!
quindi chi è il paladino dell'”etica”, cosa è giusto e cosa è sbagliato? Stiamo friggendo aria per dare un senso al nostro piacere nel tirare le tacche e metterci più o meno alla prova. E chi se ne frega di conoscere un personaggio, se non siamo in grado di interpretare il suo operato (perché magari si esprime male o perché l0’intervistatore è mediocre) o di ripetere le sue vie. Accontentiamoci di quello che ci da, e se ci piace lo compriamo, se non ci piace lo lasciamo in negozio e “compreremo” qualcos’altro. Senza grandi problemi o menate. Facendoci magari abbindolare dalle belle parole ma senza capire che dietro non c’è sostanza.
dic erto se non scaliamo e non trombiamo (scusa Cla) non diremo mai nulla di sensato ma avremo solo sterile salotto da piccolo borghesi annoiati e frustrati!
Consiglio a Riccardina la lettura dell’intervista più recente apparsa su questo blog.
Riccarda visto che parlare con te e come guardare il vapore… cioè capriole di fumo….ti faccio un esempio concretissimo. Qualche anno fa ho avuto l’occasione di scalare insieme a Roland mittersteiner( non so se lo conosci) …se tu ti riferisci alla sua etica prima dell’incidente …vai a farci una chiaccherata …..vedrai che poi se sopravvivi a te stesso le cose cambiano…..
Scusa Riccarda non riesco a contestualizzare il tuo pensiero…
Non trovo correlazione alcuna tra il livello ( tenersi) e la chiodatura a spit….
Non capisco quale etica vorresti applicare e in quale contesto…..alpinismo, arrampicata sportiva?
Capisco e condivido il tuo sguardo critico verso la banalità….che alternative abbiamo?
@riccardina
non è una questione di italianizzazione, cara la mia piccola radical chic da salotto letterario di chi ha visto una volta un video di Corona dalla Berlinguer e apprezza i suoi libri.
Mirco Grasso all’anagrafe si chiama “Mirco”. Punto, devi sempre venire a fare la punta alla matita anche se la matita non c’è? Ma che problemi hai? Grossi immagino, ma di noia, perché non ti cimenti col bridge?
Secondo, Mirco (come ondra o babbo natale) mette il chiodo dove non passa o dove non si sente di forzare la libera o dove ritiene più opportuno lui perché quel giorno in quel momento gli girava così. Saranno poi i ripetitori a decidere se era un figo, un pavido, un visionario o un normodotato.
Hai fatto qualche sua via?
Hai fatto qualche mia via?
Hai mai aperto una via?
Chiedo per un amico
Non ti biasimo per non aver colto l’italianizzazione di un nome, dubito fortemente che tu conosca il processo linguistico che ci sta dietro, da come ti esprimi è già tanto se hai finito la terza media. In bocca al lupo con la tua educazione, per il momento fatti da parte e lascia parlare gli adulti 😉
fetido, la tua è la tipica domanda da quattro soldi che viene sempre fatta in queste occasioni. Sei il classico medione che guarda il dito: prova invece a capire il problema che viene posto, a prescindere dalle soluzioni! Quelle ce le potranno semmai dare futuri alpinisti che auspicabilmente, oltre a essere forti, avranno anche idee nuove e approcci critici alla disciplina. Qui stiamo semplicemente assistendo alla sagra delle banalità e del conformismo, ti faccio un esempio: la tipica frase “spitto dove non è possibile proteggersi altrimenti”, nessuno si rende conto del cortocircuito logico di un’affermazione di questo tipo? eppure viene accettata da tutti, nessuno la pone mai in discussione. Tu – Mirko come qualunque altro medio alpinista – spitti dove non ti tieni, sicuramente un Ondra passerebbe senza spittare, quindi mi spieghi l’etica – parola abusata da chi non ha nemmeno idea di che cosa sia veramente l’etica – dove starebbe? hanno sempre sentito usare questa parola e quindi la ripropongono in modo acritico a ogni pié sospinto; è questo il futuro che vogliamo? io sinceramente no…
Scusa Riccarda non capisco come sarebbe per te diversamente…che aspettative hai? Quale sarebbe un modello ideale post Messneriano? Hai qualche esempio? Sono sinceramente curioso grazie ciao
Concordo con Riccarda. Per il prossimo personaggio basta cambiare solo il nome (non è necessaria nemmeno l’AI, basta il “trova e sostituisci”di Word) e l’ intervista è già fatta. Ormai l’ alpinismo cosiddetto di punta è talmente omologato che è schiacciato in un piattume e monotonia senza pari, a prescindere dalle salite fotoniche che vengono fatte. Mi sembra quasi un club di pochi esaltati che si incitano a vicenda, cercando visibilità. Preferisco di gran lunga leggere una sana ravanata di un alpinista della domenica sullo sperone Walker. Infatti già prima di metà ho smesso di leggerla, tanta era la noia.
@riccarda, io sono talmente impegnato a strapparmi i peli del naso che non ho tempo da perdere per articolare risposte adeguate. Uso la tecnologia, e nel tempo che risparmio seguo i consigli di Marcello e poi mi imbarcherò su di un galuscio (ma questa è per pochi).
finito di strapparmi i peli del naso passerò a quelli del culo, senza cadere nelle trappolette che hai disseminato nella tua noiosissima dissertazione della quale ancora non ho colto l’intima essenza. Anche chat gpt ha aggrottato le sopracciglia.
Ah, Mirco con la “c”, non con la “k”
@cla, scusa, ma era li, non pestarla sarebbe stato quasi un peccato. Spero tu possa capire
Tolto chi lo fa per professione, trombare un po’ di più, fa comunque bene a tutti.
Ma Riky: ma con la tua dialettica e padronanza di linguaggio mi scadi nel “trombare un po’ di più”?
L’unica merda di cane che c’era in piazza Tienanmen tu la schiacci?
Ma dai, guarda dove cammini!
Riky, almeno io non sono talmente ignorante da usare l’IA per rispondere visto che altirmenti con i miei poveri strumenti culturali farei una misera figura 😉 i tuoi (leggi IA) spunti comunque non mi servono, ogni osservazione che hai citato è stata impiegata di proposito (e di’ all’intelligenza artificiale che è ancora un po’ carente in quanto a retorica e logica argomentativa…). In soldoni: studia vecio!
@marcello: parla quello che suona con la pianola
@riccarda: una buona trombata ogni tanto no? La tua risposta è perfetta per introdurre un film porno al posto del solito idraulico.
ma se non sei un troll, due spunti per te gratis)
Ecco i principali punti critici:
Troppe subordinate e incisi, che rendono la lettura faticosa.
Ripetizioni concettuali (es. il disprezzo per la narrazione cronachistica viene espresso più volte con parole diverse).
Uso di termini forti e ironici (“zingaroanarchicoribelle”, “marcescente”, “patetico”) che colpiscono ma rischiano di chiudere il dialogo.
Poca progressione argomentativa: alcune frasi sembrano girare intorno allo stesso concetto senza svilupparlo davvero.
Vuoi una versione più asciutta, ma che mantenga la sostanza e il tono critico?
Posso proporti un adattamento più diretto, elegante e affilato, mantenendo la tua voce ma con uno stile più tagliente che non scivoli nel sarcasmo fine a sé stesso. Fammi sapere se vuoi che ci lavori sopra.
Se per riflettere sui perché dell’alpinismo bisogna andare fino al festival di Trento, stiamo freschi.
Sarebbe come se riflettere sulla musica si dovesse andare al festival di Sanremo.
Eppure in entrambi c’è pieno di gente.
riky non mi offendo, con la tua risposta ti sei già ampiamente qualificato da solo e deduco tu faccia parte della marcescente categoria dei post messneriani, figli del benessere e del tempo libero, ossia acritici ripropositori del chiuderle basse che presentano un viaggetto in Patagonia come frontiera della nuova esplorazione (che delusione!). Le argomentazioni sono sempre le stesse, anziché illustrarci la vostra visione e ideali, che soprattutto in un’attività inutile ed egocentrica come l’alpinismo sarebbero il modo di dare un senso a ciò che fate – ma tu mi dirai che non ti interessa trovare un senso, che lo fai solo per te e conta solo cosa provi tu perché sei zingaroanarchicoribelle! -; dicevo, anziché illustrarci la vostra visione rispondete invece che non possiamo poi pretendere chissà che da Mirko – qui, uno fra i tanti – e quindi implicitamente “chi saremmo noi per giudicare?”. Effettivamente non siamo nessuno, eppure nutro ancora il desiderio di incontrare un alpinista di livello che sia in grado di andare oltre la retorica stantia che affligge questo mondo. Per capire di cosa parlo, per chi c’è stato, basta una serata come quella sulla parete sud della Marmolada organizzata al Trento Filmfestival, un susseguirsi di narrazioni dal sapore cronachistico, sempre le stesse da mezzo secolo, che definire noiose e aride è riduttivo. Provo sempre molta pena per questi signori sessan-settant-ottantenni che non hanno ancora colto il senso delle loro attività, motivo per cui si limitano a sciorinarne fatti in un patetico susseguirsi di eventi (sempre gli stessi e sempre raccontati allo stesso modo), dai quali evidentemente non è emersa alcune riflessione di messneriana memoria. Ma mi inchino a chi dice che non è così, sarà stato uno di quelli in platea ad applaudire…
9) se è per quello, Riky è ancora più alto.
Quel bastardo! Gattaro che fa le foto col telefono.
Un véritable globe-trotter “touche-à-tout” ce Marco.
Quelle chance il a !
So per certo che dove lui passa con un “passaggio ” io ne devo fare tre , di passaggi….e questa è realtà…mannaggia
Affermare che i concetti sull’alpinismo si siano fermati a Messner, quello di “Settimo Grado” ma anche di “altissima e purissima” , mi sembra un’affermazione molto ristretta , di parte e che denota anche una scarsa conoscenza.
@riccarda senza offesa, ma chi sei tu per giudicare? Hai mai fatto due tiri con Mirco? O una sera a parlare con lui di cose varie?
Cosa pretendi, che sia geniale come Newton, forte come Tyson e brillante come Grevais e bello come Brad Pitt?
Siamo in un blog di arrampicata, gente che fa cose inutili e pericolose per soddisfazione personale.
Siamo tutti egoisti e sterili come sassi, cosa credi?
E non sfrutti un’intervista del CAAI per ostentare la tua cultura o pertinenza in altri ambiti dell’umana miseria. Parliamo di tirare tacche e chiuderle basse. Magari lontani dall’ultimo chiodo.
That’s it, that’s all!
sono l’unica ad avere l’impressione che a livello concettuale il mondo dell’alpinismo sia ancora fermo a Reinhold Messner? Bravi fin che vuoi (7bih cih 8ah!), eppure nessuno che abbia uno spessore intellettuale di qualche tipo, solo numeri e banalità! Basta leggere la sua opinione sugli spit o su cosa lo spinge ad andare in montagna: un coacervo di qualunquaggini, davvero deprimente…
Cla, sterzante come sempre!
Silenzio per ultimo! Già questo è abbastanza per considerarlo una pecora tra altre pecore.
Arrampica bene? Particolare insignificante!
Complimenti per l’attività e per la mentalità alpinistica che emerge dall’intervista. A tanti anni di distanza mi riconosco in vari punti espressi quali: impiego di chiodi a pressione (una volta) spit (oggi), alpinismo himalayano, ingresso delle guide nell’ Accademico. Complimenti ancora ed auguri per le future avventure.
Totò direbbe pofferbacco e acciderbolina!
Che grande!e non nel senso della sua altezza😉
Bella intervista e belli i valori di questo “ragazzo”…
Quanti anni ha l’intervistatore? Perché vuole che alle sue domande l’intervistato risponda come vuole lui?
10 anni d’esperienza non sono affatto pochi per fare quello che fa Mirko, anche perché si capisce che passione e dedizione sono al massimo. Com’è giusto che sia.
Almeno adesso si è capito (per molti ce n’era bisogno ma non sarà mai abbastanza) che il Caai non brilla come hanno sempre voluto farci credere e che forse un’aggiornata la necessiterebbe.
Infine, complimenti al protagonista perché fa capire come per ottenere certi risultati devi mettere tutto dietro a quello che vuoi fare. Solo così ci si diverte e non si deve accontentarsi.