Montagne di saperi

Il sapere fa credere di essere una via di conoscenza. È una verità che sussiste nel limitato ambito tecnico. In quello umanistico, non solo diventa una gabbia popolata da dogmi, ma impedisce anche di prendere coscienza che ogni credenza interrompe la conoscenza.

Montagne di saperi
di Lorenzo Merlo
(scritto il 21 giugno 2021)

Ieri era diverso
Chi si interessava alla montagna, qualunque fosse l’immagine che ne avesse, qualunque fosse l’intento che portava in sé aveva una sola via d’iniziazione segnata: frequentava uno o più corsi organizzati dal Club alpino della sezione cui si rivolgeva. Le alternative a questa prassi comune erano poche e di modesta distinzione. Chi non seguiva fin da subito i corsi del CAI, era iniziato da amici o parenti, a loro volta di probabile formazione caina.

Essere in relazione ripulita da preconcetti e aspettative permette di cogliere gli universi diversi che siamo, di assumere informazioni altrimenti castrate da prepotenza e arroganza seppur nelle loro forme più edulcorate e comuni.

Si può dire che il CAI aveva, a buon diritto spirituale, culturale ed esperienziale, il monopolio italiano della montagna. Tra questa e le istituzioni, la politica, la scienza, i cittadini, c’era lui, il Club alpino. Penso, ma sarebbe interessante la puntualizzazione di qualche competente, che identicamente si possa affermare per tutti gli Stati con la presenza dei rispettivi Club alpini.

Inoltre, la cultura italiana – e, nuovamente, europea – era percorsa da una innervatura filomilitaresca. Un ombrello più ampio rispetto a quello aperto dal CAI sulla montagna. La sua ombra si allungava sul mondo della pedagogia, della formazione scolastica, dalle elementari all’università. Il contesto familiare, facilmente perpetuato dal patriarcato più o meno rigido, ne rifletteva i bagliori. L’obbligo della leva, imponeva un’ineludibile forca caudina di forgiatura di un modo di stare al mondo e di una concezione gerarchica delle relazioni. Dopo la prima parte scientifica-geografica-esplorativa della sua vita, con quel retroterra, in quell’humus culturale, il CAI e tutti i suoi adepti, crebbero e divennero adulti.

Per tutti, la trafila, giocoforza, implicava una concezione condivisa della montagna, di quello che si doveva fare e sapere. C’era molta retorica, un po’ filoeroico-ardimentosa – che nel Ventennio la fece da padrone –, un po’ saccente-baronica, un po’ escludente, sempre vanitosa, gerarchica e goliardica, con accenni o cadute al nonnismo. Chi non si adeguava allo stile, indipendentemente dal suo interesse per la montagna, dalle sue doti e dal suo desiderio, era facilmente respinto o estromesso.

Restare identificati con qualche elemento esterno a noi porta ad uccidere la conoscenza e il prossimo.

Gli appassionati vivevano dentro una calda bolla autoreferenziale. Vantare l’aquila sul casco, sul petto o sul baule era un segno, oltre che distintivo, anche autocelebrativo. Talentuosi a parte, si trascorrevano anni in permanente silente formazione. Alla fine, per tutti, anche per gli esclusi, l’alambicco di quegli anni, non stillò mai una goccia di montagna come oggetto da consumare. In nessuna goccia si poteva trovare l’essenza seppur centesimale del luna park.

Per tutti era normale riempire lo zaino anche in funzione delle evenienze più lontane, avere una carta del posto e saperla interpretare. Chi non riusciva a superare la propria convinzione che non sarebbe mai stato capace di utilizzare una mappa-bussola-altimetro, adeguava le proprie escursioni sulla tara di quell’ignoranza o attendeva l’occasione per aggregarsi a qualcuno che sapeva maneggiare l’argomento.

Le ragioni che portiamo a favore dei nostri convincimenti non hanno nulla di razionale. Esse sono esclusivamente generate da emozioni.

In sostanza, entro la prolungata formazione, anche se mai detto per esplicito, se mai razionalizzato, ci si muoveva secondo le proprie possibilità. Il risultato era una specie di significazione pratica del noto monito da tutti impiegato del rispetto della montagna. L’attività escursionistica, alpinistica e scialpinistica era accompagnata dal timore del peggio sempre in agguato, dall’umiliazione del soccorso qualora fosse intervenuto, dalla conseguente vergogna verso gli amici e dall’autostima ai minimi possibili. Elementi che, nel bene e nel male, a loro volta partecipavano a dare valore e significato a quel comune motto, con cui, vecchi e non, istruttori e allievi si riempivano la bocca per affermare la propria competenza. Ma in quel luogo comune si nascondeva un Vaso di Pandora dal quale sgorgavano verità le cui note risuonavano nell’animo delle persone. Ora che il vaso si è chiuso si comprendono meglio le loro profondità, la loro importanza per frequentare la montagna con la consapevolezza di sé.

Fare senza essere il fare stesso è ripetere ed eseguire. È perdere l’occasione per creare e scoprire se stessi.

Oggi è diverso
Sebbene come prodromo, l’epoca della formazione unificata giunge a termine con il momento della contestazione giovanile che, in ambito alpinistico, prese il volto e il nome del Nuovo mattino. Negli echi della montagna rimbalzavano le voci della città. Le interruzioni di continuità che si affermarono a partire da quegli anni, non esclusero nessun momento dell’andar per monti. Dalle divise, non più Galibier, zuava e calzettoni, ma bandane, tute, e scarpe morbide; all’attenzione, non più solo cime e grande impegno, ma estetica del salire; un semplice affioramento roccioso sostituiva lo scopo della vetta, che aveva dominato la logica fino ad allora. Le vie non riportavano più il nome della bella, degli apritori o di qualche fatto storico, ma evocavano i progetti di ricerca e i bisogni che la nuova generazione sentiva dentro sé. I figli dei fiori, l’uso di sostanze, il recupero della dimensione spirituale non si coniugavano con la modalità strutturata e militaresca. Il vento forte del nuovo mattino attraversò tutte le valli. La rottura era germinata.

La tendenza crescente all’attenzione verso l’esterno conduce a fare di noi ottimi specialisti e replicanti dello status quo.

Ci volle però ancora un po’ prima che il dominio formativo del CAI venisse meno. Il colpo mortale fu portato dall’avvento dell’arrampicata sportiva. Un’attività sostanzialmente slegata dall’orizzonte dello scalare le montagne. Più idonea a coesistere in quello dell’arena sportiva. Via via più lontana dall’accettazione del massimo rischio e, conseguentemente più vicina a quello dell’attività ludica e sicura. Abbinare il concetto di sport alle attività in ambiente naturale e isolato ha accelerato la spaccatura, ha abbassato la sensibilità individuale necessaria alla miglior sicurezza e ha accreditato la tecnologia oltre quello che può fare, nascondendone il lato nocivo della dipendenza e della conseguente perdita di cultura specifica.

Dall’arrampicata sportiva, alle prime competizioni e alla Fasi si tratta praticamente di un solo passo, sebbene scomposto in tre tempi.

Uniformarsi al giudizio e al pensiero ci sottrae dall’eros della vita.

I caposaldi del Nuovo mattino erano rinchiusi entro il concetto di ri-creazione. Questo, da non intendere quale spensierato svago, ma come somma relazione con l’ambiente e il terreno nonché modalità di scalata rispettosa tanto dell’ambiente quanto dei futuri salitori. Non lasciare traccia del proprio passaggio, affinché i ripetitori potessero relazionarsi con le medesime condizioni che avevano trovato i primi salitori, era un suo valore che implicava anche una spinta all’arrampicata libera, intesa anche come by fair means. Da ricordare che la medesima prospettiva era presente anche nel manifesto del clean climbing. Il crescente impiego delle protezioni veloci ne era una sorta di dimostrazione e condivisione. Tuttavia tali potenzialità culturali dal valore rivoluzionario, tanto in campo tecnico quanto in quello umanistico, che alludevano all’indipendenza, alla creatività e all’autonomia, non ebbero vita lunga a vantaggio della più comoda arrampicata sportiva opportunamente detta anche plaisir. I valori del Nuovo mattino, sebbene comportarono un aggiornamento generale nell’alpinismo tutt’ora in essere, per il grande e crescente popolo interessato alle attività in montagna e per una indolenza generale che nei cuori aveva sostituito la lotta con l’alpe, furono gradualmente e inesorabilmente fagocitati da un’idea di montagna, di scialpinismo, di alpinismo e di arrampicata più come consumo che come attività di ricerca e di crescita, più come sport che come cultura, più come fatto tecnico, che globale.

Sentire se stessi è anche sentire l’energia dei luoghi, delle persone, dei momenti.

Il passo, dal nobile al venale, dall’evolutivo-personale al consumistico-spettacolare attraversò le profondità passando sui confortevoli ponti della moda, del facile ambientalismo, dell’arrembaggio del marketing dei marchi specializzati, da una vita costretti in nicchia e ora finalmente davanti al territorio vasto e vergine di quel popolo spinto alla montagna da motivazioni sempre meno esistenziali, sempre più vanesie.

La spettacolarizzazione del no-limits, la tecnologia diffusa e accessibile, i social media permisero a chiunque interessato alla montagna di avvicinarsi ad essa seguendo una formazione più povera, tecnica, breve, inadatta a provocare la consapevolezza delle vere motivazioni dell’interesse per quella o quell’altra attività. Non credo si possa evitare di pensare che una buona parte degli ultimi arrivati, ritenga che per andare in montagna la cosa più importante sia passare dal negozio con la carta di credito in tasca. È lì che si compra anche il meglio per la sicurezza: artva, air bag, pala, sonda, eccetera. Oltre a ciò non sanno proprio che altro fare per ridurre i rischi d’inconvenienti. Se la sicurezza esogena è di facile acquisto e comprensione, quella endogena che possiamo produrre muovendoci in ascolto di noi e del territorio, quella in permanente rielaborazione e che continuamente coniuga saperi e informazioni sottili è assente nella formazione e nella cultura della montagna. Eppure, è con la modalità dell’ascolto, disintossicati dalle idee e dall’invasività delle precedenti esperienze, che possiamo meglio muoverci in armonia con l’ambiente, il gruppo, noi stessi. Che possiamo essere armonia. Quel territorio estetico dove la più modesta perturbazione viene avvertita e diviene informazione utile a gestire le scelte. Conoscere attraverso il sentire è ri-creare. C’è già tutto in noi e tutto si svela spostando l’attenzione da ciò che si ha e si crede a ciò che si è e si sente.

Avere consapevolezza di sé comporta conoscere doti e carenze, scoprire dove riversare le prime e cercare le seconde.

A tanta discesa vanno aggiunti due piombi. Uno, quello delle Guide alpine, che hanno quasi sempre rifiutato di dedicare le loro energie alla dimensione culturale relazionale, che hanno sempre preferito quella tecnica, che hanno eletto il “far divertire” su altri aspetti di maggior spessore. L’altro, quello del Club alpino, che pur di cessare di piangere a causa della sabbia degli iscritti che gli scivolava via tra le dita, ha adeguato se stesso fino a snaturarsi e, sostanzialmente, a rinnegare la missione principe che lo aveva visto protagonista della cultura della montagna, tecnica e non. Due punti grevi e bastanti a tutta la malinconia che prende molti di noi al cospetto di neo escursionisti, neo scalatori, neo alpinisti e neo scialpinisti. Persone che calcano rocce, pascoli e nevi con lo spirito buono per il tennis, il calcio, la corsa. Più interessate al dislivello/ora e a facebook che a contemplare e conoscersi.

Si divertono con i droni, di cui non vedono l’inquinamento acustico, né l’invasività nei confronti dei sentimenti privati di chi viene ripreso. Si divertono per il video che pubblicheranno per innocente o patologica vanità; Parlano. E, a sentire quello che dicono si percepisce la distanza da cosa sia l’a vista, il lavorato, la corda giù o su. Inetti a dedurre che i fix sono allineati per ridurre gli attriti non per indicare la via. Schiamazzano tracciando linee che sfiderebbero perfino la tenuta del firn del mattino; passano la corda e fanno manovre che, se si riesce a tenere a bada il moto d’incredulità che ci assale, non resta che sperare nella buona sorte della spensieratezza. Sovviene un senso di espropriazione subita. Che non è territoriale, ma culturale.

Se fossimo consapevoli che tutti vibriamo davanti a colori, forze e simboli, cesseremmo di dedicare le nostre migliori energie per rinchiudere la vita in categorie e credere che queste la contengano.

La differenza
Quale differenza tra ieri e oggi? Oltre a quanto tratteggiato e a quanto tutti possiamo osservare c’è un punto, forse dato per scontato e perciò tralasciato, che spiega tutto: è il terreno che dice la verità. In qualche modo non è che un’altra accezione del mai superato rispetto per la montagna. Formuletta tanto facile quanto assente nella nuova cultura sportiva della montagna. Concentrati sui dispositivi, sul materiale, sulla tecnica, sulla prestazione, non possiamo dedicarci all’ambiente, non possiamo relazionarci ad esso, a noi stessi. Divorati da montagne di saperi e dalle loro conseguenti idee, non c’è spazio per conoscere attraverso il sentire e la contemplazione. Non c’è spazio per il qui ed ora, per tutto il sapere che emerge dal silenzio mentale. Un’intelligenza estranea alla struttura dell’io, alle sue regole e alle sue esigenze che costantemente veneriamo, alle quali ci sottomettiamo. Il sentire il corpo-sentimento-emozioni sparisce. Resta l’esterno, i dati, la nomenclatura, le categorie con i quali non possiamo costruire un’identità corrispondente a ciò che sentiamo ma soltanto a quanto crediamo. La cui struttura, oggi più che mai, è dettata da valori formali, temporali, volatili. Sentire cosa fa e non fa per noi, ci è impedito dalla costante attenzione verso zappanti dati esterni. Non possiamo più discernere secondo l’identità della nostra natura.

Silenzio e contemplazione portano a noi ciò che saperi e dati ci allontanano.

Conosci nodi, modelli di sci e bastoni, i nomi delle rocce e le loro vette, ma non evinci le ragioni dei crepacci, il percorso seguito dall’apritore, la logica e l’intelligenza di un sentiero storico. L’osservazione del terreno è sostituita dalla lettura della guida, dalle informazioni dell’esperto.

Essere in relazione con qualcosa significa liberarsi dal mondo delle idee e del tempo, ovvero essere nel presente. Una condizione che permette di discernere secondo sentimento ed emozione.

Una montagna senza nome non è un oggetto ma energia, forza, interlocutore, vita.

Niente di differente di quanto dice la mindfulness e tutte le millenarie ricerche umanistiche di qualunque latitudine. E non si tratta di ciarlataneria come chi ancora non c’è arrivato cerca di liquidare l’argomento. Oltre i parziali e individuali saperi cognitivi e all’esperienza pregressa c’è il mondo sottile delle emozioni e la conoscenza ri-creativa. Questa è universale, indipendente dalle forme in cui gli uomini la esprimono e porta tutti sui medesimi percorsi.

Se l’universo è infinito –­ alla faccia delle misurazioni tecnologiche della scienza – anni fa era grande 4 miliardi di anni luce, oggi di oltre 13 – e noi ne facciamo parte, noi siamo l’infinito, la più profonda conoscenza è già in noi e possiamo attingerla quando non è ricoperta dalle croste e dalle muffe dei piccoli saperi specialistici. Che, in quanto tali si, occupano di elementi separati dal reale. Sono quindi inidonei alla conoscenza. Secondo questo piano di interpretazione del mondo, più sapere è meno essere.

Se solo fossimo educati a osservare la montagna, la roccia, il ghiaccio, un pendio di neve, molti degli obbrobri che si vedono e si sentono verrebbero meno. È un’educazione facile, ma nel dominio dei saperi e degli esperti, impossibile.

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Montagne di saperi ultima modifica: 2021-07-24T05:22:00+02:00 da GognaBlog

83 pensieri su “Montagne di saperi”

  1. 83
    lorenzo merlo says:

    E le moltitudini disse: “Dimostracelo”.
    E lui rispose: “Ascolta”.
    https://www.youtube.com/watch?app=desktop&v=7fyeTiApVZ8

  2. 82
    albert says:

     Forse abbiamo ereditato dai nostri antenati una certa  diffidenza per bacche, frutti, funghi , serpenti rane da classificare sperimentalmente  con rischio e  quindi ogni nuovo   farmaco o vaccino ci fa risorgere i vecchi istinti. Se poi si viene a sapere da stampa libera che ai nostri Militari spediti in missione sono stati inoculati parecchi vaccini in poco tempo, con processi postumi  a non finire..Pero’ poi si legge di promettenti applicazioni della tecnologia  Rna,allora ci si entusiasma per  l’ homo faber moderno e la biotenologia.
    Articolo di Polito:” Covid , il modello etico dei no Vax?”integralmente leggibile sul web.Comunque maggior apertura viene invocata in nome dell’economia turistica o per attivita’legate al tempo libero e divertimento(sic!)inventate  per spillare soldi.Molte attivita su cuigira grana sono invenzioni del 900 seconda meta’.Mia nonna non vide mai il mare, mio nonno e fratelli solo i monti del Pasubio e Grappa, con neve poco simpatica ..concerto musicale solo in chiesa in funzioni obbligatorie o marce musicali di regime…e non avevano tanta ansia di frequentare e presenziare e formare   folla ammassata.

  3. 81
    albert says:

     https://www.ohchr.org/EN/UDHR/Documents/UDHR_Translations/itn.pdf
     la pandemia dichiarata  fa sorgere conflitti trai vari diritti..c’e’chi da’piu’peso ad uni ( ovvero chi si ritiene immune con sintomi lievi e guaribili)e chi ad altri..(  gli anziani o con altre patologie)il virus non saleggere.
    Ad ogni buon conto non siamo soggetti a essere cavie se cure e protocolli sono stati prima testati in doppio cieco e riconosciuti da  varie agenzie internazionali, europee e nazionali del farmaco..ovviamente l’uso in massa va seguito ed aggiornato come per l’aspirina di cui si continua a scoprire qualcosa di nuovo…che cura o che produce effetti secondari anche gravi.
    La pillolina blu  o droghe varie non sono usate senza ricetta  per la loro indicazione  curativa sotto controllo  ma per i loro effetti secondari(che alcuni trasfomano in primari desiderabili)

  4. 80
    Gengis Khan says:

    79
    ma erano giapponesi?????????????
    i giapponesi dovrebbero avere senso della pulizia
    o erano cinesi????
    perché i cinesi mangiano i topi vivi,lo ha detto zaia………

  5. 79
    albert says:

    No-e poi?
    No-vax e no-wasch,no-money &only cards ,no-logo,..sento i bimbi  di appartamento vicino che urlano no-pappa, no-scuola materna
    invece
    No- caporalato, No multinazionali predatorie, no estero trasferimento di aziende ..mai o pocopoco.
    Problema di mani e tosse catarrosa emerse anche in ristorante sushi, con nessun fuoco sterilizzatore.
     

  6. 78
    Gengis Khan says:

    76
    visto pizzaiolo infilarsi dita nel naso,estrarre caccola e poi prendere carciofini da vaschetta lercia
    tutto finisce in forno a 300 gradi e viene sterilizzato
    nello stesso locale in bagno c’era una turca con escrementi traboccanti e sciacuone non funzionante ma un bel cartellllo con indicazione per lavaggio mai e mascherina
    sono le contraddizzioni di questi tempi però la pizza non era male,aveva un sapore particolare
     

  7. 77
    albert says:

    n 73..Prego. Se sifosse evidenziato in ogni talk show il Bail In, i piccoli risparmiatori sarebbero fuggiti per tempo in massa dagli investimenti promossi dalle banche, che ora invitano a investire per abbassare  il denaro”tenuto fermo” nei conti correnti. Contemporaneante aumentano i costi del conto corrente e calano i pur miseri interessi attivi.
    Sara’ coincidenza, ma poco si parla pure delle “porte girevoli”,ossia di rapidi passaggi da cariche politiche o amministative pubbliche” poco”remunerate  verso  cariche in imprese private…consulenze, partecipazione a imprese import export. Ai comuni cittadini rimangono parti anatomiche giranti pilotate su Greenpass, vax nowax
    I vecchi televisori inadatti al dgtv, teneteli che vanno comunque bene  per visionare diapositive , collegati al pc, a lettore dvd  cd, a visionare con residuati VHS gli stessi vecchi film western spaghetti o comici o musicarelli che continueranno a propinarci in dgtv2 e in reti pubbliche passeranno gli spot pubblicitari per abbonamenti ad altre reti in abbonamento streaming.

  8. 76
    albert says:

    per distrarci dalla problematica  greenpass e vaccino.Oggetto:lavaggio mani post espletamento  funzioni corporali (cacate e pisciate) specie inospedalie locali pubblici.
    Dovrebbe essere ormai abitudine entrata nei comportamenti normali..eppure appiono cartelli in  bagni di ambulatori o reparti che invitano caldamente  ,forse  pure movimenti no-savondatochemolti  non lo fanno, neppure nei ristoranti. ho visto pizzaiolo che in pausa procedeva a mano alla pulizia delle dita piedi e poi all’arrivo di un cliente, procedeva a trasformare in disco la pasta …senza lavaggiomani.Non a casopassano addetti Nas e Usl a praticare tamponi sui banconie tabolini e cucine e bagni.
     

  9. 75
  10. 74
    Giuseppe Balsamo says:

    Matteo, grazie per aver chiarito.
    Ero convinto che il tuo intervento (63) andasse letto nel contesto del dialogo con Ginesi relativamente al confronto fra quest’estate e quella passata.
    Avevo quindi inteso che, nel tuo punto 1, “luglio con luglio” esprimesse un concetto generale. Non che fosse specifico a un “comunicato ufficiale di ieri” (anche perchè di questo ne apprendo solo ora dal tuo ultimo commento e, non avendone tu parlato prima, difficilmente avrei potuto inventarmelo).
    A quale “comunicato ufficiale” ti riferisci precisamente ?
    (Magari, dopo averlo letto, non concorderò neanche sul punto 1 🙂 )
     
    P.S. Anche esprimersi con chiarezza di solito ha un effetto positivo sulla comprensione.

  11. 73
    Gengis Khan says:

    72
    grazie albert
    letto il modulo
    isee inferiore a 20.000…….. li mortacci…….

  12. 72
    albert says:

     1-Nella distrazione generale passo’ il Bail In,adesso passera’ pure l’obbligo  aggiornamento al  Dgtv2 entro settembre e ci costera’ piu’ delle vaccinazioni, ma nessuno protesta… anzi ci sono gli spot che indorano la pillola con una biondona, che magnifica i bonus al pari di ogni altra mercanzia. Ecco un trattato all’insegna della semplicita’
    https://www.mise.gov.it/index.php/it/assistenza/domande-frequenti/2040488-bonus-tv-decoder-di-nuova-generazione-domande-frequenti-faq      2-esiste un movimento no-cataplasm contrario ai cataplasmi caldi di  semi di lino sul petto??Oppure un pro-lino che invece lo propaganda come risolutore di sindrome polmonare?

  13. 71
    Matteo says:

    A logica leggi male…io ho scritto “paragonare luglio con luglio”, come da comunicato ufficiale di ieri, non ha senso alcuno. 
    Paragonare gli andamenti (curva in crescita, in diminuzione, lineare, esponenziale, plateau, ecc.) per cercare di confrontare, trovare correlazioni e quindi prevedere invece, ovviamente, ha senso. 
    Ma se un esperto, uno scienziato fa paragoni ab minchiam non può che ingenerare sospetti.
    Non c’entra nulla con il fatto, ovvio, che la medesima causa su un bacino d’utenza dimezzato (o più) non potrà avere che un minor effetto numerico.
     
    By the way, leggere quello che c’è scritto di solito ha un effetto positivo sulla comprensione  
     

  14. 70
    albert says:

    ” in Italia si instaurerà il pensiero unico..” sara’ difficilissmo.Piu’probabile un pensiero distinto individuale  per ogni abitante con cittadinanza o di passaggio ( che si adeguera’ prontamente alle usanze, con  grida di giubilo, liberatosi da regimi o costumi ingabbianti).Pensiero critico: cogliere in ogni teorema o fede  i lati deboli, i controesempi che mandano in tilt una afferemazione categorica.

  15. 69
    Alberto Benassi says:

    61 Non sono un no vax, esercito semplicemente uno spirito critico

    cos’è lo spirito critico…?   un nuovo virus !?!?!?
    comunque è già pronto il vaccino. Si chiama “pensiero unico”

  16. 68
    Alberto Benassi says:

    ’.Ma si protesta di piu’per il green pass si o no.

    oggi, in verità da un bel pò, non si protesta più.

  17. 67
    Giuseppe Balsamo says:

    E’ probabile.
     
    Quello che ho capito:
    1 – confrontare oggi con l’anno passato è stupido e ingenera sospetto (io direi che è fuorviante, ci sono troppi elementi di diversità con pesi non noti)
    2 – se il bacino d’utenza fosse veramente più che dimezzato […] sarebbe veramente strano che ammalati/ricoverati/morti rimangano sui valori dell’anno precedente […]
     
    A me sembra che, a logica, al punto 2 tu stia facendo più o meno quanto criticavi al punto 1.

  18. 66
    Matteo says:

    E allora non devi aver capito il punto 1 o il punto 2…o entrambi

  19. 65
    Giuseppe Balsamo says:

    @61 Sempre in alto lo spirito critico!
     
    @63 Matteo:
    1 – concordo con te (magari con toni meno “forti” 🙂 )
    2 – non concordo, in quanto concordo sul punto 1

  20. 64
    albert says:

    MG 41″Continuare a dire che di fronte ad un problema sanitario qualunque altro diritto è sacrificabile per il bene comune a me pare deriva pericolosissima.”
    Quali “diritti” si sacrificano? “qualunque altro NO”, ma quanti “piccoli sfizi quotidiani” spacciati per “diritti fondamentali ci siamo costruiti addosso dopoglianni del nboom??(la partitina di calcio?, Il concertone allo stadio? lo struscio al mega al centro commerciale outlet?l’ammucchiata di unti di olio abbronzante sulla battigia? la coda agli impianti?la pizzata di gruppo?)Mia Nonna non ha mai visto il mare,  si spostava a gambe o piu’tardi in autobus,non ha mai sciato  o arrampicato o bevuto uno spritz al bar e non si sentiva una derelitta,non stava mai con le mani in mano e non si annoiava tra figli e nipoti.Pero’dopo anni di poverta’ ed oppressione,( un fratello fucilato,marito arrestato e figli ricercati  per renitenza al bando Graziani), si leggeva il suo settimanale  , seguiva i telegiornali  dicendo la  sua e a votare ci andava SEMPRE…e ringraziava per il diritto a ottenere  la penicilina dopo aver temuto per decenni una polmonitina, una feritina infetta..la tbc..ed ha  ottenuto diritto a cure cardiologiche gratuite fino alla fine.Oggi un diritto da difendere sarebbe il posto di lavoro, specie in aziende che realizzano profitti e prodotti di qualita’.Ma si protesta di piu’per il green pass si o no.

  21. 63
    Matteo says:

    Giuseppe, è ovvio che quest’estate non è l’estate scorsa, come è ovvio che basterebbe spostare il periodo di riferimento di poco e troveremmo più o meno i medesimi numeri.
    Il che ci dice due cose:
    1 – trarre conclusioni assolute basandosi sul confronto dei dati di luglio con luglio non solo è semplicemente stupido, ma ingenera il sospetto di voler falsificare la comunicazione, amplificando l’aspetto preoccupante e negativo
    2 – se il bacino d’utenza fosse veramente più che dimezzato (vaccinati più guariti dovrebbero essere ormai ben oltre il 60% della popolazione) sarebbe veramente strano che ammalati/ricoverati/morti rimangano sui valori dell’anno precedente. A pura logica, se invece questi numeri rimangono uguali o conti male, o tutto quello che hai fatto (vaccino) non è servito a un guazzo, oppure cacci balle.
     
    Vedi te.

  22. 62
    Roberto Pasini says:

    MG. Tu quoque….i 32 milioni non sono un’argomentazione ma un’osservazione sui comportamenti collettivi (poi ognuno fa le sue interpretazioni sulle leve che li muovono: paura, sottomissione, imitazione sociale, auto-distruttivita, spirito di sopravvivenza, fiducia negli esperti, buon senso……). È impossibile. Il difetto sta nello strumento. Ne sono sempre più convinto. Bisogna cambiare canale. Saluto anche te con cordialità.

  23. 61
    MG says:

    Balsamo, apprezzo i forse.
    nessuno sa come funzioni davvero, i dati a cui si accede quando non sono palesemente travisati (o diffusi in maniera strumentale) lasciano intendere più possibilità.
    Non sono un no vax, esercito semplicemente uno spirito critico rispetto a molte cose che non mi tornano e a una narrazione fideistica e universale che non mi convince e che da due anni sta producendo conseguenze e provvedimenti che qualunque persona di buon senso dovrebbe ritenere quantomeno incongrui e incomprensibili (oltre che fortemente lesivi di diritti fondamentali).
    Continuare a dire che di fronte ad un problema sanitario qualunque altro diritto è sacrificabile per il bene comune a me pare deriva pericolosissima.
     

  24. 60
    Giuseppe Balsamo says:

    @55 “sarebbe curioso capire come mai questa estate che il 60% è vaccinato va peggio di quella precedente senza vaccino”
     
    Ginesi (a prescindere da cosa intendi per peggio), l’estate scorsa abbiamo usufruito (forse) dei (temporanei) risultati del precedente periodo di lockdown (risultati che portarono qualcuno a dichiarare il virus come “clinicamente morto” e qualcun altro a considerare terminata l’emergenza).
    Oppure (forse) la diffusione del virus durante c.d. prima ondata è stata assai meno estesa sul territorio rispetto a quanto avvenuto con la successiva, interessando una minor quantità di popolazione.
    Magari (forse) c’entra il fatto che, rispetto all’estate scorsa, adesso pare che giri una variante con trasmissibilità (che sta all’esponente) almeno doppia.
    Infine, dopo un anno e mezzo di ‘sta solfa, c’è (forse) da parte di molti un (comprensibile) calo d’attenzione (e complici, magari, proprio i vaccini).
     
    Come vedi, di spiegazioni ce ne possono essere diverse.
    Non che una (o tutte) di quelle che ti ho prospettato rappresenti LA Verità (che, forse, nemmeno esiste tranne che come nome di un quotidiano 🙂 ).
    Solo marcare qualche possibile differenza (oltre ai vaccini) fra i due periodi.

  25. 59
    andrea gobetti says:

    M’è piaciuto l’articol0, dice cose acute e ineccepibili, ha notato che la parte più interessante dei libri di montagna era quando si osservava l’alpinista alle prese con la città, la società dei pianurati; ha chiamato pesi quelli che lo sono, lo sono stati e lo saranno; ha provocato, pare lo  sdegno muscolare per i pensieri difficili , mai certi, ma esplorativi.
    Prima di finir a parlare di cose che non so , tipo i vaccini , la legge e compagnia stringhini aggiungerei che la speleologia, attività che continuo ad amare, sia pure antitesi o cugina (certamente povera) secondo il gusto, non è finita come l’alpinismo, odia lo sport , vivacchia , stenta, è martoriata dalle regole assicurative quanto altrimenti ignorata dal capitale e dai consumatori, non è frequentata dai droni, ma presenta soluzioni alternative che forse potrebbe essere utile valutare anche come vie di fuga dalla banalità. grazie  

  26. 58
    Mg says:

    Effettivamente un argomentone quello del cosi fan tutti.
    Ha fatto un sacco di buone cose in diverse epoche storiche.
    stammi bene anche tu.

  27. 57
    Roberto Pasini says:

    55. Ginesi. Uela…la chiacchera lieve apuana ha scatenato la tempesta nel Golfo:  leucemia et similia tra un annetto (toccarsi!)…32 milioni di rane bollite che si lanciano nel vuoto dal Capucin con alla testa il Presidente della Repubblica, compresa l’intrugliata Giorgia… ci sono passato sotto qualche giorno fa, uno spettacolo davvero impressionante questo suicidio collettivo e non è finita. Abbi una buona estate. Oggi piove qui in VdA: La vita l’e’ bela, basta avere l’umbrela che ti copre la testa ed è un giorno di festa. E poi per andare al Muzzerone non ci vuole il passaporto verde. Stammi bene.

  28. 56
    albert says:

    Esistono tre tipi di previsione:a breve, medio e lungo termine.Non si azzardano neppure in metereologia..a lungo termine si muore tutti non importa di cosa.Pero’ per arrivare al medio-lungo termine, prima bisogna sopravvivere nel breve.Persino nelle cure per neoplasie, si parla di successo di intervento o cura farmacologica portando come dato la   percentuale di sopravvissuti nel periodo di 5 anni..poi chissa’.Per questo nella vaccinazione e’stata data la precedenza agli over 80, ai quali  un bonus di 1 anno a due potrebbe far piacere. Anche giovani che l’hanno scampata dicono che la mancanza di fiato non e’ una bella esperienza e lascia strascichi. Comunque non c’e’obbligo di vaccinazione anticovid al momento  ,altre vaccinazioni un tempo  obbligatorie sono state abolite, si confida molto in farmaci curativi che debellano un virus gia’entrato..ma ci sarebbero i contrari anche per questi…ad esempio il campione del test in doppio cieco non e’ mai abbastanza estesa.Potendo dominare gli eventi ,si farebbe come Betroldo che condannato a morte ebbe il previlegio di scegliere la pianta cui essere impiccato.I soldati riferirono che in tutto il regno non avevano trovato un albero che piacesse a Bertoldo … e allora lui estrasse una pianta di basilico in vaso dalla palandrana e disse al re, ricordandogli la grazia accordatagli: “Sire, per averlo trovato, io lo ho trovato … ma che fretta c’è? Lasciate che cresca, no?”.
    Comunque anche per un farmaco testato ed approvato..c’e’ l’avvertenza di comunicare casi avversi anche dopo la commercializzazione, le indagini proseguono e gli utilizzatori son pur sempre cavie.Se avvengono casi strani, si  ritira. Esempio il https://www.aifa.gov.it/-/ritiro-dal-commercio-dei-medicinali-a-base-di-rofecoxib..eppure il dolore articolare lo faceva passare .Scommetterei che qualche  assicurazione offre una copertura anche post vaccinazione covid , intanto incassa lauti premi, poi si vedra’.Non essendoci obbligo per caschetto protettivo per normali ciclisti fuori gara, un tipo mi ha detto che non lo avrebbe mai indossavato perche’ gli avrebbe rovinato la chioma. Altrove fuori Italia e’obbligatorio. Aundo mi prendono in giro perche’ lo porto , rispondo”a Te una botta in testa puo’solo portare un miglioramento, a me NO”
     

  29. 55
    Massimo Ginesi says:

    Pasini “Comunque vaccinati. Rischio su rischio ti assicuro che è una roba brutta se ti becca male”
    A sì? e da dove ti deriva questa certezza di comparazione dei rischi?
    hai fatto i test di medio e lungo periodo che neanche i produttori hanno effettuato? perché, se non fosse chiaro, firmi per farti iniettare una roba che chi lo ha prodotto ti dice espressamente che non sa cosa possa provocarti fra due anni e, qualunque cosa ti venga, son fatti tuoi (cosa ben diversa dal consenso informato). 
    Sei così sicuro che una bella leucemia (et similia)  fra un annetto  sia meglio di un moderato rischio odierno? in base a quali dati scientifici o conoscenze personali ti avventuri in simili valutazioni e bilanciamenti di rischi, consigliando ad altri scelte che attengono alla loro incolumità personale? 
    Farsi il vaccino oggi è come saltar giù dal capucin  legato per un piede. potrebbe anche andarti bene …
    perché prima di dar fiato alle trombe sull’onda di emozioni e paturnie personali sarebbe bene  limitarsi ai dati ad oggi disponibili.
    che dicono che il vaccino forse (forse!) evita sintomi gravi, non impedisce la diffusione del virus né di essere contagiati, da cui si dovrebbe desumere quale  solenne fesseria sia il Green  Pass. 
    soprattutto sarebbe curioso capire come mai questa estate che il 60% è vaccinato va peggio di quella precedente senza vaccino… e come mai si sia pericolosi seduti al tavolo del bar ma non se si sputa sul bancone, si sia pericolosi in un museo ma non in metro. 
    Il paese delle rane bollite. 
     
     

  30. 54
    albert says:

    https://www.sutori.com/story/storia-della-patata–5SF1v9UZuCFj69wFX5i2qYNZ
     pare che  se si potesse riservare  il vaccino ai “nobili”, si scatenerebbe  una protesta  dei pro vax ancor piu’ dura e come per la patata sorvegliata da armati alcuni andrebbero a rubar vaccini  e   si venderebbe al mercato nero come la rara penicilinna Post  bellica 1945 .   Siccome e’gratis, si trovano i difetti che pur ci sono…come per tutte le cure .Inteso che ci sono cure rifiutabili come obbligatorie ..invece per il fine  vita ancora ci sono tabu’.
    Anche nei confronti della patata importata ci furono diffidenze..poi sfamò le popolazioni ma ancora  oggi puo’ esserci chi diffida e puo’ tirar fuori la storia personale di intolleranze e  allergie alla tossina solanina anche in minime dosi.
    https://farm-it.desigusxpro.com/posadka/ogorod/paslenovye/kartofel/chem-opasen-solanin-v-kartofele.html
    Esiste al mondo un movimento No-potato?
    Chi compra un’auto che fa i 250 o anche piu’ , (altrimenti non le produrrebbero) conosce bene i limiti su strada, forse gli interessa solo la ripresa da 0 a 100,o la puo’scatenare in piste riservate o compra solo il messaggio”se volessi potrei passare i limiti ben del doppio, sono una vittima dello Stato, io posso spendere” ovvero paga molto  il marketing ed il “lusso “, l’informazione che aleggia attorno piu’che la prestazione che non usera’quasi mai.. C’e’stata una analoga dinamica di mercato per i Vaccini griffati Rna e , guarda caso, preferenze e tentativi di pilotaggio degli incaricati somministratorio verso    i piu’ costosi… quello da 2 euro roba da poveracci…( stessa mentalita’ di chi schifa le auto normali..non fa i 235 , non ha  navigatore ne’ selleria in pelle..serve solo per spostarsi  da A a B alla stessa media di uno scooter o di una fuoriserie) Chiaro che finora se non ci sono obblighi..si tenta di convincere anche  con mezzucci.
    La salute e’uno stato di benessere fisico&mentale.
    C’e’ chi punta solo a quello fisico e  si danna la mente , chi si rovina il fisico pur di stare tranquillo con la mente, chi si rovina entrambi e chi cerca un compromesso bilanciato restando all’erta.

  31. 53
    Alberto Benassi says:

    Lo  Stato decisionista  ha imposto pure cinture di sicurezza alle auto e caschi per moto

    Vero.
    lo stato decisionista metti i limiti di velocità, gli autovelox, ti leva i punti, ma poi non mette limiti alle case costruttrici di fare e vendere auto e moto che fanno i 250 km/h sulla strada.
     
    Lo stato decisionista scrive che il fumo fa male alla salute, ma siccome ci prende tanti soldi non vieta la fabbricazione e la vendita delle sigarette. Solo decisionista?  o anche molto opportunista….?

  32. 52
    albert says:

    Lo  Stato decisionista  ha imposto pure cinture di sicurezza alle auto e caschi per moto
    https://www.bieti.it/2020/12/28/protezioni-moto-obbligatorie-quali-sono-e-cosa-dice-il-codice-della-strada/
     Le case costruttrici hanno piazzato abs, freni a disco..il tutto in base ad evidenze dell fisica e della statistica incidenti. Chi non vuole adottare questi presidi,intanto paga sanzioni se beccato, poi se causa danni a se stesso ed altri, non ha diritto a risarcimenti da parte di Assicurazioni. Anzi, ogni n anni ci sono le revisioni ai mezzi di trasporto..che scocciatura “Neppure guidare mezzo con infradito e’ vietato, pero’se appare dopo incidente che non aveva “il pieno controllo del mezzo”..  si faranno indagini e valutazioni sulla responsabilita’.Forse in alcuni casi cinture ecc. hanno fatto cilecca..ma si pesa sempre su due piatti. Cio’ che agli inizi sembrava sopraffazione , ora e’ una abitudine diffusa , con percentuali crescenti. Decenni fa  si prendevano in giro i Giapponesi in metropolitana con le mascherine..ci sentivamo meno fifoni o meno fanatici. Si invoca lo  stato decisionista  quando ci sono licenziamenti, calamita’ naturali, poi per una partita o concertone vietati o regolamentati   partono i Masaniello.Pure le attrezzature per alpinismo sono omologate e hanno scadenze, eppure i valenti con corde di canapa hanno fatto fior di imprese e se campioni  puo’anche fare senza, se unici eventuali  colpiti da incidenti.

  33. 51
    albert says:

    Non ci sono in campo solo i Vaccini, ma anche  ricerche su farmaci che curano  la malattia gia’ partita…pero’anche nei confronti di questi..ci sarebbero i contrari a” fare da  cavie”. Ai primi sintomi di infezione (??sempre col dubbio che sia un raffreddorino o colpo d’aria sul corpo sudato) dicono che bastano anche antinfiammatori da banco.Poi,potendo, consultare sempre piu’ di un medico o specialista. Comunque chi rifiuta di sacrificare una fetta di liberta’, ha proprio la garanzia  di non venire asservito in alcuni comportamenti che crede siano espressione di liberta’?  Conosco  chi ,liberamente, si spalmava di argille e si e’salvato in extremis grazie a specialista e sua equipe   , cui poi ha pur sempre firmato un pacco di liberatorie e consenso “informato”..di gran carriera , questione di giorni, ricevendo priorita’ assoluta.Salvezza presa per i capelli! Poi c’e’sempre la casistica pro mala sanita’.La medicina non e’ scienza esatta , come pure l’arte arrampicatoria, pero’ha suoi metodi con varianti  individuali.

  34. 50
    Antonio Arioti says:

    38 e 39) Lorenzo
    Questa volta sei stato chiaro.

  35. 49
    Alberto Benassi says:

    Appena torno dalla VdA vengo di nuovo in Apuane, anche se ogni volta mi si stringe il cuore a vedere bellezza e orrore a due passi l’una dall’altro.

    Questa purtroppo è la nostra realtà. E lo stato in cui dobbiamo credere l’avalla.

  36. 48
    Alberto Benassi says:

    guarda caro Pasini e io arrampico FELICE da sempre e alla faccia di chi ci vorrebbe tutti:  seri, sbincati in volto,  allineati e coperti muti e rassegnati.
     
    Ti sembra normale da parte di uno stato, fare dei giochini subdoli per imporre un vaccino perchè, come dici te ha paura di eventuali reazioni o azioni legali ?!?!?
    Ollara vuol dire che anche lo stato non ha fiducia in questo vaccino che però dive essere sicuro.
    E io dovrei avere fiducia in uno stato che gioca a bleffare con i suoi cittadini????
    Che ci usa da cavie.

  37. 47
    Roberto Pasini says:

    Benassi. Io so molto poco e in campi molto limitati e ne sono ben consapevole. Non lo so perché non l’hanno reso obbligatorio. Perché forse temevano le reazioni e le conseguenti azioni legali? Boh ? Comunque vaccinati. Rischio su rischio ti assicuro che è una roba brutta se ti becca male e anche tu se non sbaglio stai superando la soglia dell’età critica. In ogni caso, qualunque cosa decidi stammi bene e arrampica felice questa estate che non sappiamo cosa succederà. Appena torno dalla VdA vengo di nuovo in Apuane, anche se ogni volta mi si stringe il cuore a vedere bellezza e orrore a due passi l’una dall’altro.

  38. 46
    Fabio Bertoncelli says:

    Ohibò, Alberto si sta arrabbiando (a mio parere con piena ragione).
    … … …
    Timeo toscanaos et dona ferentes.

  39. 45
    Alberto Benassi says:

    ci ha portato al punto che più di due milioni di over 60 preferiscono rischiare la pelle piuttosto che considerare ciò che dice la maggior parte delle persone che ha speso la vita a studiare i problemi specifici.

    Pasini te che sai tutto.
    Me lo spieghi perchè il governo non rende obbligatorio per legge a tutti il vaccino?? Se è vero come si dice che questo virus è così letale per le persone e per l’economia, visto che ci sono già tanti altri vaccini obbligatori per legge.
    Perchè non fa una legge e ci obbliga tutti,  a farlo?
    Ti mette mille limitazioni ma la legge non la fa. Anzi ti fa firmare anche una liberatoria.
    Non mi dire che anticostituzionale perchè è una minchiata. Visto che quando hanno voluto ci inseguivano anche con i droni sull’argine del fosso come se fossimo dei delinquenti. Ma per i delinquenti veri adesso i droni dove sono???

  40. 44
    lorenzo merlo says:

    Hai copiato da qui?
    Se no, ancora peggio.

  41. 43
    lorenzo merlo says:

    Roberto. Nessuna, nessuna pertinenza.

  42. 42
    albert says:

    Lo Specializzato ormai compie in maniera istintiva e corretta  le manovre e i movimenti adattiad un terreno  sui quali un non specializzato deve soffermarsi e pensare e guardare un manualetto o gli apputi o il filmatino web.Non e’detto che non riesca, ma ci mette piu’tempo e tiene la mente tutta occupata nella meccanicita’,mentre lo specializzato ha piu’tempo per guardare oltre e riflettere o  percepire e godere e di reagire in tempo reale a situazioni scabrose per se stesso  e per altri.Basta che non si faccia dominare dal mestiere e ci metta  passione(ad esempio vale per Insegnanti e Medici..pure  Sacerdoti di una qualche religione) e sappia interloquire con gli altri, anche se solo paganti. Tra l’altro “conviene” perche’ FIDELIZZA..E AVOLTE LE POSIZIONI SI INVERTONO,si puo’avere bisogno della specializzazione altrui.

  43. 41
    Roberto Pasini says:

    Fabio. Scusa. Ho scritto Adriano Test invece di Marco Aurelio Test perché ho sempre in testa quel libro e le domande che il suo protagonista si pone. Va bene lo stesso. Con Marco Aurelio e Adriano siamo nello stessa famiglia allargata e nella stessa linea di pensiero.

  44. 40
    Roberto Pasini says:

    Fabio. La logica del vaffa, dell’uno vale uno, della continua denigrazione del sapere specialistico e di chi occupa un posto nelle istituzioni, considerato complice, corrotto, congiurato, difensore di interessi corporatvi, unita al suicidio volontario di parte della classe dirigente rispetto ai suoi doveri, ci ha portato al punto che più di due milioni di over 60 preferiscono rischiare la pelle piuttosto che considerare ciò che dice la maggior parte delle persone che ha speso la vita a studiare i problemi specifici. con i quali stiamo lottando. In modo meno drammatico, è la stessa cosa di chi dice che può bastare un corsetto nei fine settimana per fare la guida, spezzando il monopolio della corporazione che mira solo a bassi interessi di bottega. Non ci sono idee considerate superiori per le quali val la pena battersi. L’idea della superiorità ideale non c’entra, come pensa Merlo. Ci sono solo conseguenze pratiche delle idee e delle soluzioni che si ritiene di promuovere e sostenere. Tutto qui. È questo l’Adriano test al quale saremo chiamati davanti allo specchio, non in pubblico, se abbiamo una coscienza sociale e non siamo divorati dall’egoismo narcisistico:  ciò che ho detto o ho fatto quali conseguenze ha avuto sugli altri?  Il resto è ideologia e chiacchera più o meno fumosa. Ci risentiamo dopo l’estate. Ho bisogno di tempo per prepare una risposta al mio Adriano test..non si sa mai, sempre meglio essere pronti con gli scongiuri adeguati e qualche appunto, rigorosamente su carta. Ciao.

  45. 39
    lorenzo merlo says:

    La celebrazione della specializzazione comporta uniformizzazione.

  46. 38
    lorenzo merlo says:

    Non si tratta di non specializzarsi, di non apprezzare la specializzazione.
     
    Piuttosto, di riconoscere che la filosofia che la produce, la provoca e la investe di positivo valore assoluto, implica un uomo esaurito della dimensione analitica del mondo. La scomposizione del reale è pratica che allontana l’uomo da se stesso. Implica l’elezione di una vita esaurita nel misurabile e nel classificabile, nonché nella gerarchia che i più definiscono. Comporta una separazione dell’uomo dalla natura che è. Gli fa credere di essere in funzione del sapere di cui dispone.
     
    Come chi condivide la sensibilità per l’ambiente tende a produrre una filosofia e quindi una pratica che non sia strumentale alle comodità personali, così le ragioni personali di apprezzamento della specializzazione non sono argomenti utili allo scambio in quanto si sviluppano su livelli differenti, uno filofico, l’altro utilitaristico.
     
    Si tratta quindi di riconoscere le filosofie che generano le pratiche, nonché il valore culturale che queste implicano e il pensiero e l’azione che obbligano.
     
    Un po’ come ritenere il farmaco buono e giusto o rinunciarvi anche per l’indebolimento generazionale del sistema immunitario che implicano.
    Un po’ come celebrare le superdirettissime o rinunciarvi sapendo alla ginnastica che porterebbero.
    Lunghe e corte gittate.

  47. 37
    Fabio Bertoncelli says:

    Roberto Pasini: “Vorrebbe dire ammettere di aver sprecato la propria vita. Ad una certa età è un pensiero che non ti puoi mica pemettere”.
     
    Marco Aurelio: “Un uomo, quando sente avvicinarsi la morte, vuole sperare di non aver vissuto invano”.

  48. 36
    Fabio Bertoncelli says:

    Lorenzo, grazie per la risposta gentile.
    Prima ho voluto solo scherzare. Se non sorridiamo un po’, la vita è piú grama.
     
    Con simpatia.

  49. 35
    lorenzo merlo says:

    Fabio, se posso, il contrario della fustigazione.
    Antonio, poi ci provo.
    Roberto. “Molti di noi sono troppo coinvolti e vorrebbe dire ammettere di aver sprecato la propria vita. Ad una certa età è un pensiero che non ti puoi permettere”. Significa aver difeso un’idea in quanto concepita come superiore. Questa è la negazione della conoscenza.

  50. 34
    Roberto Pasini says:

    La scommessa Don Milani ha spinto molti 68ottini soprattutto di famiglia modesta a impegnarsi nello studio, ad essere i primi della classe per dimostrare di essere più bravi e intelligenti dei figli dei ricchi. Poi a entrare nelle istiruzioni, nella scuola,nella magistratura, nelle amministrazioni locali, negli ospedali: la “lunga marcia attraverso le istituzioni”. Una linea d’azione illusoria e un fallimento, ieri e oggi? Non lo so. Ad altri il compito di giudicare. Molti di noi sono troppo coinvolti e vorrebbe dire ammettere di aver sprecato la propria vita. Ad una certa età è un pensiero che non ti puoi permettere.

  51. 33
    Roberto Pasini says:

    Illich e Milani erano due preti anomali che hanno avuto influenza in un’epoca ormai lontana. Illich vedeva nell’istituzionalizzazione del sapere (scuola e medicina) una fregatura per il popolo e pensava che la liberazione passasse per la de-istituzionalizzazione. Don Milano vedeva l’’esclusione del popolo dal sapere istituzionalizzato come la grande fregatura per il popolo e vedeva nell’apertura delle istituzioni alle masse la via per la liberazione. Queste due alternative sono sempre state presenti nelle forze di oppsizione alle derive del capitalismo postbellico e in parte sono ancora oggi all’ordine del giorno oggi, 50 anni dopo.

  52. 32
    Fabio Bertoncelli says:

    Dice il profeta: “È piú facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un merlo parlare con parole semplici e chiare”.
    … … …
    E ora, Lorenzo, fustigami.  😉😉😉
     

  53. 31
    Antonio Arioti says:

    Lorenzo, spiegaci allora con parole semplici e chiare cosa vuoi dire.

  54. 30
    lorenzo merlo says:

    Antonio e Roberto troppa distanzatroppi intrecci inquinanti. E anche altro. Nessun confronto tra preti. Nessuna critica al servizio sanitario gratuito. Nessun marstro si dice tale. 

  55. 29
    Antonio Arioti says:

    Se si tratta di avere un problema esistenziale (anche elementare, come apprendere ad arrampicare) e pensare che solo uno specialista possa risolvercelo, è il suicidio della nostra potenza creatrice.
    Sarò lento di sinapsi ma questa frase non l’ho capita, forse anche perché non vedo l’apprendimento dell’arrampicata come un problema esistenziale.
    Ma quand’anche lo fosse chi pensa che uno specialista lo possa risolvere?
    Io quando mi sono rivolto a uno specialista per imparare ad andare in canoa l’ho fatto per ottimizzare un gesto che risultava faticoso e improduttivo. Da lì mi si è poi aperto un mondo che in caso contrario sarebbe rimasto sconosciuto. Altro che castrazione, magari ci avessi pensato prima.
    Se poi vogliamo entrare in ambito veramente esistenzialistico le migliori tradizioni tanto a oriente quanto a occidente vedono nel Maestro, cioè un esperto, colui che può accompagnare il discepolo nel percorso spirituale. E al Maestro gli si affida la propria vita, mica brustulli.
    Poi sappiamo che ci sono i cattivi maestri ma questo fa parte del gioco.
    Il problema potrebbe sorgere se l’esperto venisse imposto per legge per fare cose per le quali adesso tale obbligo non sussiste.
    Non mi sento di escludere che una società sempre più securitaria possa arrivare a ciò e questa sì che sarebbe una castrazione. Va anche detto che assumersi la responsabilità di un villaggio di quattro gatti non è come assumersi quella di stati nazionali con milioni di abitanti e questo è un tema sul quale sarebbe forse il caso di aprire un dibattito, giusto per riallacciarmi alla frase dell’immobiliarista capitolino.

  56. 28
    albert says:

    Il guaio e’che oggi chi ha 1000 parole ma del gergo finanziario domina chi ne ha 10000 e anche di piu’.Lo specialista che non se la tira ed emoziona , se lo trovi, diventa una Figura di riferimento…e a  volte spinge a cavare fuori energie nascoste e non si  sente sminuito se   viene  superato.

  57. 27
    Roberto Pasini says:

    E visto che si parla di preti, sto anche col Papa che dopo essere stato operato ha detto: “Un servizio sanitario gratuito e accessibile a tutti è un bene prezioso, non bisogna perderlo”. Mi dispiace per la Nemesi Medica di Ivan Illich. La compagna del mio caro amico di corda morto a Dubai di Covid dove era andato a trovare la figlia, dopo quasi un mese di ospedale e terapia intesiva, ha speso più di 100.000 euro per salvarlo, non coperte dall’assicurazione e forse ora dovrà vendere la casetta che si erano comprati al mare per vivere gli ultimi anni. Sono contento di vivere qui, nonostante tutto ,e che esista un Servizio Sanitario Nazionale con mediamente buone competenze specialistiche. “È abbastanza facile fare il frocio con il culo degli altri” disse un importante pensatore immobiliarista capitolino. 

  58. 26
    Roberto Pasini says:

    Illich e Don Milani. Due preti a confronto sulla scuola. Io sto con Don Milani e con Gramsci (Istruitevi perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza): perché mio nonno aveva fatto la scuola elementare, mio padre l’avviamento professionale e io l’università e una scuola di specializzazione e ancora ci credo, nonostante tutto, sopratutto per chi viene dal basso, come strumento di emancipazione e di crescita. Sarò vecchio e tradizionalista ma non penso che cambierò idea e penso che aver trascurato la difesa ad oltranza di questa istituzione dal decadimento sia una delle responsabilità più gravi del mondo al quale appartengo e di cui non mi vergogno, anche qui nonostante tutto.

  59. 25

    Cornioli 12, ci devi dire di più, dai. Se sei sociocai, se hai i dreadlocks, se ti fai le canne (se si con quale frequenza), se ti sei vaccinato e nel farlo ti sei emozionato. Dicci di te per favore. Il tuo commento è raro, profondissimo e da decifrare. Almeno per me. Ciao

  60. 24
    lorenzo merlo says:

    Nessun veto contro la specializzazione.
    Tutti quelli possibili contro la sua celebrazione.
    Se si tratta di una vite lo specalistico cacciavite è il più indicato.
    Se si tratta di avere un problema esistenziale (anche elementare, come apprendere ad arrampicare) e pensare che solo uno specialista possa risolvercelo, è il suicidio della nostra potenza creatrice.
    Ed è ciò culturalmente avviene. Siamo mortificati e castrati delle nostre stesse potenzialità. Protocolli, metodi, assicurazioni, specialisti compongono l’armento nel quale brancoliamo soddisfatti della poca erba medica che troviamo.
    Aiuto.
    Vedi Ivan Illich.

  61. 23
    Antonio Arioti says:

    Lorenzo, per me la distanza è quella che c’è fra una bella teoria e la sua applicazione pratica.
    A me sta’ bene tutto ma una volta scoperto il male ci vuole anche la cura.
    Discutiamo una volta tanto della cura e vediamo se ci caviamo i piedi.

  62. 22
    lorenzo merlo says:

    La Distanza!

  63. 21
    Roberto Pasini says:

    “L’idolatrico culto dello specialismo” non è mai un segno di mente aperta, così come il disprezzo per la fatica dello studio e del sapere e’ spesso sintono di invidia, di pigrizia e di mancanza di disciplina intellettuale e personale. Non ci sono scorciatoie a quella che un grande filosofo chiamava la “fatica del concetto”. Certi discorsi fanno rabbrividire chi ha amato da giovane Don Milani: un operaio conosce 100 parole il padrone 1000. Per questo lui è il padrone.

  64. 20
    lorenzo merlo says:

    Argomenti buoni ma di superficie.
    L’idolatrico culto dello specialismo porta lontano dalla conoscenza.

  65. 19
    Roberto Pasini says:

    Nella mia limitata esperienza ho sempre visto sminuire il sapere specialistico nei vari campi da chi non ne ha uno. Tema già ampiamente trattato da Esopo nella Volpe e l’Uva. Difficile che chi si è sottoposto alla dura fatica e disciplina per acquisirlo e per mantenerlo costantemente aggiornato lo faccia, sia nei confronti del suo che di quello di altri. Che poi il cosiddetto “riduzionismo” , che privilegia un unico sapere specifico come rappresentazione della realtà, sia limitativo è una banalità. Proprio chi conosce bene un frammento ne è consapevole e rispetta il sapere altrui, ovviamente se è un sapere di qualità, che non si acquisisce al Brico Man, dove possono comprare professionisti e dilettanti, ma poi si vede la differenza quando piastrellano il bagno. Rispetto come dice Arioti non significa sudditanza. Qualche domanda al piastrellista mi permetto di farla anch’io, a meno che sia bergamasco, perché in tal caso mi inchino e taccio. 

  66. 18
    lorenzo merlo says:

    L’esperto non è il pataccato.
    È colui che in quanto pataccato si ritiene esperto e quindi esonerato dall’ascolto di chi ritiene meno di lui.

  67. 17
    Antonio Arioti says:

    A me l’articolo è piaciuto.
    Non riesco però ad essere così critico nei confronti dei cosiddetti esperti e questo perché rispetto non equivale per me a sudditanza.
    D’altronde se io mi legassi a pagamento alla corda di Cominetti, un esperto, non credo che avrei tanta voce in capitolo. Spererei, anche se probabilmente sarebbe una speranza vana, che almeno che fra sè e sé non pensasse che sono un deficente mentre mi trascina lungo una linea che senza di lui non salirei mai.

  68. 16
    Paola Cesvo-Frare says:

    Mi trovo d’ accordo con il commento 14. E trovo l’ articolo molto ben argomentato. Una bella carrellata sull’ evoluzione ( o involuzione) dell’ andare in montagna. Sono e sono sempre stata convinta che la Montagna sia prima di tutto un luogo dello Spirito, in cui cerchiamo di trovare noi stessi e il nostro rapporto con l’ universo tutto. Grazie! 

  69. 15
    Antonio mereu says:

    Letto e riletto…l articolo evoca bene e con ottimo uso della parola un periodo e una trasformazione del piccolo cosmo alpinistico  dentro il cosmo enorme e senza confini in cui transitano le nostre vite.Personalmente ricorro molto a visionare le montagne attorno casa per entrare e capire la loro orogenesi nelle pieghe e stritolature delle ultime ere glaciali.Ricordo con piacere e nostalgia a quando negli anni 80 tanti caianus sapiens si trasformarono in  falesius volant buttando scarponi  rigidi come il loro andare per monti.

  70. 14
    albert says:

    L’articolo e’ come la semente , non si rivolge ad un unico e ben individuato lettore,  poi c’e’una diversita’ di terreni su cui cade -occhi e menti che interpretano.   C’e’ chi definisce  “fuffa”, chi “privo di senso” e chi  ci pensa alla luce delle sue esperienze e sensibilita’.
    Blog e’ acronimo contrazione di web-log, ovvero “diario in  rete “, non e’ una raccolta di dogmi con relativo tribunale Inquisitorio.Pero’ se invece di “classificare”, si argomenta anche in dissenso, si arricchiscono altri lettori.

  71. 13
    lorenzo merlo says:

    Perché “perdita di tempo”?
    A me interessa molto.

  72. 12
    Michele Cornioli says:

    No, non spiego proprio nulla: sarebbe una perdita di tempo per tutti. Ci tenevo solo a esprimere che c’è almeno un lettore, io, a cui tutto questo sembra privo di sensi.

  73. 11
    Michele Comi says:

    Hahahaha, orbite.. Mentre scrivevo il commento qui sotto ho utilizzato il termine “fuffa” poi cancellato e sostituito da “inganno” perché mi pareva ineducato, poi arriva il gagliardo commento n. 9..

  74. 10
    lorenzo merlo says:

    Puoi spiegare?

  75. 9
    Michele Cornioli says:

    Quanta fuffa.

  76. 8
    albert says:

     Con sforzo di memoria, ho realizzato che nella mia citta’   Cai e Ana avevano sede nello stesso palazzo, stesso piano, porte affacciate..un caso??  Noi  dozzinali  ci tenemmo alla larga dopo visita esplorativa in vista di eventuale iscrizione Cai in quanto  un anziano ci squadro’ come pezzenti in jans …dicendoci subito che la quota era  salata , e chi ci appoggiava la domanda come mallevadore ecc.   Ci destinarono  per la leva ad altre destinazioni.Orvieto e  Roma mica male, marce con mitragliatrici in spalla evitate, libere uscite in ambiente ricco di vita sociale e culturale . Dalle relazioni di partecipanti all’impresa K2, si evince un piglio militaresco e gerarchico nelle relazioni…una specie di”catena di comando”e infatti poi si e’ visto quanto è costato a Bonatti ristabilire la verita’.

  77. 7
    Michele Comi says:

    Sentire prima di sapere.L’inganno vien dopo, ma lo ritroviamo in cima alle priorità, ai desideri, ai manuali, ai decaloghi, alle buone intenzioni..
     

  78. 6
    lorenzo merlo says:

    Sorry mi riferivo a no. 2.
    Comunque penso d’averlo trovato, il punto.
    Il riferimento è alla politica delle Guide, non alle singole guide.

  79. 5
    albert says:

     Paragrafo La Differenza..due righe sotto..poi ad estrapolare si puo’ anche fraintendere..Il messaggio parte,poi chi legge decodifica , interpreta  e magari travisa ..o anche entra in sintonia..

  80. 4
    lorenzo merlo says:

    Da dove trai nel pezzo l’attribuzione che dici?

  81. 3
    albert says:

     Articolo da rileggere e meditare
    “è il terreno che dice la verità. In qualche modo non è che un’altra accezione del mai superato rispetto per la montagna.”
    Infatti  nel gruppo montuoso iniziato a frequentare dai 7 anni in poi, sol oaggiunta  di uno zerofinale, si notano crolli  color rosa-bianco nelle pareti, la parte intatta è grigio-bianco sporco con macchie nerastre nei colatoi .   Boschi fitti..straziati da  strati di tronchi irraggiungibili .Qualcosa vorra’ dire.Innanzi tutto che cio’ che ammiriamo  e’ frutto di un parecchio millenario succedersi di eventi geologici e metereologici .Poi che possiamo dotarci di tutto l’armamentario tecnologico e tecnica arrampicatoria , bussola altimetro gps drone,  ma se uno sperone o pendio erboso  deve partire perche’ non piu’  tratenuto da permafrost o radici dipainte , parte anche se fa parte della storia delle imprese dei Grandi.

  82. 2

    Saltata la lettura del commento di Albert volevo dire di sentirmi pienamente identificato nelle parole di Merlo. Sono anche felice di averle capite, stavolta.
    Quindi, per me, i due piombi diventano però uno, perché in quanto guida alpina secondo me stesso, disattendo per natura la piombosità che Merlo mi vorrebbe attribuire facendo di tutta l’erba un fascio. 

  83. 1
    albert says:

    “Vantare l’aquila sul casco, sul petto o sul baule era un segno, oltre che distintivo, anche autocelebrativo. “Pare che  anche attualmente quel simbolo sia piuttosto adottato su varie  divise in varie pose , colori e fattura e pure in  società di guide locali. Anche   camosci , scoiattoli, magari si potessero fregiare del Geko per avere scarpette col medesimo effetto. Comunque lo stanno studiando per imitarlo, altro che  “rigidones” e gomme speciali.. la marca francese e’ ancora prodotta e costa  un occhio, ma ha buona concorrenza nel distretto Montebellunese  (  di marchio..forse li’stilizzate e prodotte all’estero e importate e loggate con marchi storici)Tra amici non iscritti ed autodidatti anno ’70 ci  informammo solo con manuali cartacei e foto rare (GarobbioRusconi  Alpinismo solo 350lire, Mestri a scuola di  roccia ecc  ),e picareschi allenamenti in palestra di  roccia  colli Euganei. Sconosciuto pure il NuovoMattino …Viaggiava tra noi  la voce che una iscrizione a Club o  societa’  Sciistica avrebbe comportato Leva negli Alpini o Scuole  alpine dei vari corpi… da noi poco ambita. Caso  strano: il Ministero della Pubblica istruzione non aveva il gruppo sportivo, quindi nemmeno sciatori e  alpinisti con Logo..pero’molti  liberi praticanti , soprattutto col ruolo di docenti  educazione fisica.Per partecipare a spedizioni prolungate dovevano chiedere aspettativa non retribuita e aspettare che venisse benignamente concessa. Tra questi un  roveretano  ,Martini, settimo completatore al mondo dei 14  Ottomila, secondo tra Italiani…Al ritorno niente corone di alloro , fanfare ecc.Per esercitare mestiere di  Guida o Maestro  di sci o Istruttore, dovevano presentare domanda al Preside, garantire che l’attivita’ di libera professione  non avrebbe interferito con la docenza ed i suoi orari e riunioni  , ed aspettare  accoglimento.Tra gli allievi la loro attivita’ era sconosciuta e tra colleghi riuscimmo ad estorcere ad un  collega  modesto ma quotato nella cerchia  una o due scalate gratis.

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