Neve che ne sarà?

Già nel 1998 vi erano fosche previsioni per il futuro, con gli inverni più corti e più avari per gli scialpinisti.

E’ molto interessante rileggere, più di 20 anni dopo, le previsioni sui trend nivologici espresse dal climatologo Luca Mercalli. La rilettura non è motivata dall’esigenza di render omaggio all’amico Mercalli, che nel frattempo omaggi se li è giustamente conquistati anche sui palcoscenici televisivi, quanto dalla necessità di porsi (o riporsi) la domanda chiave per gli amanti dello sci. Perché continuare con i mega caroselli sciistici? Non è tempo di arrendersi alla constatazione che ci sarà sempre meno neve, sempre più rada, sempre più ad alte quote, sempre più ristretta in un arco temporale fra gennaio e marzo, sempre meno naturale, sempre più forzata e costosa… Forse non è l’ora di riconvertire quelle (poche) stazioni sciistiche che meritano ancora di sopravvivere a un nuovo-vecchio modello di stazioni leggere, con pochi impianti semplici e snelli (skilift, seggiovie max biposto, ecc.), poche piste e tanto terreno brado, lasciato al gusto di quei pochi che vogliono “veramente” sciare? Questa è la domanda chiave, in proiezione di ulteriori trend nivologici sempre più problematici. Vedremo cosa ci riserverà il futuro (Carlo Crovella).

Neve che ne sarà?
di Luca Mercalli
(pubblicato su Rivista della Montagna-Dimensione Sci n. 219, dicembre 1998)

Il Lago di Valsoera è incastonato a 2400 metri in un remoto angolo del massiccio del Gran Paradiso. Di qui passano pochi escursionisti, ma i guardiani della diga vivono tutto l’anno protetti da una piccola casa abbarbicata alla roccia. Al mattino del 14 marzo 1972 gli uomini di turno, valligiani temprati da molti inverni, erano terrorizzati. Del loro rifugio, solo il colmo del tetto e le antenne emergevano da un deserto bianco che da oltre un mese non faceva che crescere in continuazione, alimentando la prospettiva di rimanere sepolti vivi. La misura del manto di fiocchi al suolo forniva lo straordinario valore di 8,5 metri di spessore: i guardiani ancora non sapevano che questo semplice numero, scritto con una biro su un quaderno a quadretti, era destinato a rimanere in evidenza negli annali della meteorologia alpina. L’inverno 1971/72 riversò a Valsoera un totale di 15,5 metri di neve e su tutte le Alpi Occidentali conquistò il primato di nevosità del ventesimo secolo. Si apriva un decennio di grandi nevicate, che vide altre stagioni da oltre 10 metri nel 1973/74,1976/77,1977/78.

Ski-lift e seggiovie giravano a pieno regime, e ovunque ci fossero pascoli accessibili si costruivano nuovi comprensori o si ampliavano quelli esistenti. In questa selva di piloni e funi d’acciaio, nessuno si curò della variabilità del clima. A chiarire le idee ci pensò l’inverno 1980/81, con una lunga sequenza di giornate serene. Le piste rimasero coperte d’erba ingiallita mentre l’audience delle previsioni meteo cresceva di giorno in giorno. In un’alternanza di anni più o meno bianchi, si tirò avanti fino al 1989, e poi al 1990, altri anni neri nella storia dell’industria turistica invernale. Ormai era chiaro che il rischio legato alla variabilità della comparsa della neve naturale non poteva essere trascurato in un sistema che macinava miliardi di lire (ma anche di franchi e di scellini), e si aprì l’era dell’innevamento programmato. Altro denaro, altri cantieri, scavi, tubazioni, e addirittura piccole dighe, per disporre dell’acqua da “sparare” che d’inverno, in montagna, è sempre poca. Per non parlare del paradosso energetico di bruciare petrolio per produrre tanti kilowatt/ora da trasformare in cristallini di ghiaccio buttati ai quattro venti. Ma il problema della disponibilità di neve sembrava risolto e si guardava al cielo con il fare sprezzante di chi è stato più furbo.

Poco dopo, le immagini televisive che dai vari campionati in Sierra Nevada, nelle Rockies canadesi piuttosto che nell’Hokkaido giapponese, mostravano ora pioggia battente, ora le primule in fiore in pieno inverno, ridimensionarono anche la potenza di fuoco dei cannoni.

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Sempre meno
Nonostante queste delusioni, è curioso constatare come l’industria del turismo invernale, almeno quella alpina, e la comunità scientifica dei climatologi, abbiano avuto solo pochi e tiepidi approcci. Dal canto loro, gli studiosi andavano avanti, analizzando le nevicate del passato ed elaborando modelli di simulazione per il futuro. Ormai oggi si può affermare con un buon margine di affidabilità che l’innevamento alpino si sta riducendo. Non solo perché si fanno frequenti gli anni in cui nevica poco, ma anche perché l’aumento della temperatura del pianeta – sia esso naturale o causa dell’effetto serra generato dall’inquinamento antropico – riduce la durata della neve al suolo, tanto quella caduta dalle nubi quanto quella sparata dai cannoni. È proprio di questi giorni la chiusura di una ricerca elaborata dalla Società meteorologica subalpina con il sostegno dalla Fondazione Cassa di risparmio di Torino, che ha considerato oltre 1.200.000 dati giornalieri di altezza della neve misurata in 60 località del Piemonte e della Valle d’Aosta dai primi anni del secolo a oggi. Emerge che, a partire dal 1981, esiste una netta evidenza di riduzione della nevosità.

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Ben 12 degli ultimi 17 anni presentano infatti, a tutte le quote comprese tra la pianura e i 2700 metri, un innevamento inferiore alla media del trentennio precedente. Assumendo per esempio la serie di Bardonecchia, vediamo che la quantità media di neve che cade in un anno è passata dai 257 centimetri del periodo 1961-1980 ai 191 del 1981-1996, con una riduzione del 26%. Tra questi anni magri, non sono mancati veri e propri estremi negativi, con gli inverni “neri” del 1981,1989 e 1990, quest’ultimo con un totale di neve caduta di soli 75 centimetri. Il periodo delle feste natalizie, che tradizionalmente assicura il maggior gettito economico, è spesso esposto a un forte rischio di scarso innevamento, come avvenuto nel 1980,1987,1988,1989 e 1991, anche se non mancano recenti eccezioni positive, come il bianchissimo dicembre 1996.

I cannoni non servono
L’aumento delle situazioni estreme è d’altra parte una delle evoluzioni climatiche attese in futuro, che aprono una fase di “troppo o troppo poco” difficile da gestire sul piano economico.

Non è possibile dire oggi di quanto si scalderà l’atmosfera nei prossimi 100 anni. Da 1 a 4 gradi, a seconda delle regioni e delle stagioni. Ma il segno più, è sicuro. Una ricerca condotta dal centro studi della neve di Météo-France già nel 1994, presentava i potenziali effetti di un aumento termico medio di 1,8°C a 1500 metri di altitudine: la durata dell’innevamento si potrebbe ridurre di 30-40 giorni per anno, passando per esempio da 174 a 132 giorni nella regione del Monte Bianco e da 100 a meno di 60 giorni nei massicci meridionali. E i cannoni diverrebbero peraltro inservibili per mancanza di freddo. A conclusioni simili è giunto anche il rapporto Proclim, da poco concluso a cura dell’Accademia delle scienze svizzera, che vede nella diminuzione del l’innevamento alle quote medie, un grave danno economico al sistema turistico elvetico. Nel futuro di un clima più caldo, le alte quote potrebbero cavarsela meglio, e – secondo alcuni modelli numerici – veder addirittura aumentare le nevicate. In questo scenario, i comprensori più elevati sarebbero favoriti, ma non si può trascurare a quante e quali pressioni verrebbe sottoposto il delicato ambiente alpino della fascia superiore ai 2500 metri, nonché ai nuovi problemi di sicurezza che si verrebbero a creare spostando tutta la popolazione degli sciatori in luoghi dove i pericoli oggettivi sono più numerosi e difficili da affrontare. Per lo sci alpino si apre dunque un periodo di profonda riflessione, resa ancor più delicata dall’incertezza con la quale si devono considerare lepre- visioni sull’evoluzione del complesso, e ancora poco conosciuto, sistema atmosferico. Ma non per questo gli operatori turistici (e gli investitori di denaro, tanto più se pubblico) devono restare con la testa nel sacco e sperare che il cielo faccia ciò che essi si aspettano.

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Sarebbe come se un malato di cancro, ignorando i primi sintomi, si rifiutasse di sottoporsi a esami medici sperando in un malanno temporaneo.

La cura non consisterà certo nel far nevicare dove il clima non lo consentirà, ma si tradurrà in una pianificazione anticipata che guarda lontano, al fine di attutire il colpo che potrebbe stordire la fragile economia delle comunità di montagna.

Per saperne di più: http://arpnet.it/; Società meteorologica subalpina, “Nimbus”, via Re 86, 10146 Torino, tel. 011/797620, E-mail: meteo@arpnet.it.

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Neve che ne sarà? ultima modifica: 2022-02-01T05:42:00+01:00 da GognaBlog

30 pensieri su “Neve che ne sarà?”

  1. 30
    albert says:

     Contraddizioni della vita: le olimpiadi invernali 2022, non ostante fieri propositi di astensione dallo schermo tv per dare un micro contributo di calo share e dispettuccio agli sponsor,me le guardo ugualmente..anche se e’ tutta neve artificiale e propaganda e venti di guerra all’orizzonte.Pero’ se nevichera’ in tempo, alla malora  lo schermo..e gite mordi e fuggi nei dintorni prealpini e poi piu’ in alto  fino a Pasqua..Intanto s’è capito che lo sci fondo e’ quasi una scialpinistica per freddo, vento, dislivelli e che spuntano sport cenerentola:curling e pattinaggio velocità..con impianti cittadini   torinesi ex 2006 troppo presto smobilitati.

  2. 29
    albert says:

    27) così fan tutti ( & tutte.. se trovano cespuglio o tronco appartato), danno invece fastidio le deizioni  piu’ o meno solide di cani non raccolte .Il fastidio e’  visivo , ma  aumenta con imprecazioni se non te ne accorgi e le ritrovi incollate  alle solette o pelli o suole. Succede..succede…specie su piste scifondo o passeggiate con ciaspole…non ostante cartelli di divieto.
    .

  3. 28
    albert says:

    https://www.fanpage.it/esteri/austria-valanga-si-abbatte-su-un-gruppo-di-escursionisti-4-morti-e-un-disperso-in-tirolo/
    Non e’ che manchi neve, e’ che cade dove non la invocano. Dopo le abbondanti nevicate  oltreconfine&spartiacque alpini , era previsto che si sarebbero scatenati gli amanti del freeride o skialp su  neve polverina.
    Per chi ci crede, si possono sempre organizzare  collette e pagare una ROGAZIONE  ben fatta , come fece il generale Patton, invocando nevicata.Lo spessore   n centimetri  ogni centinaio di euro raccolti,da contrattatare…

  4. 27

    La pisciata a bordo pista è un rito irrinunciabile. Io la propongo anche ai più riluttanti skiadores Usa e quando provano si divertono un sacco e dicono un sacco di volte wow, wow, wow e battono il cinque tutto il giorno. Quelli che credono che la guidalpina sia un santo che fa solo l’alpinismo , oooohhh yeah. (Cit. Jannacci) 

  5. 26
    Jean says:

    Lo sciatore medio vede la montagna come un luogo di svago a pagamento, per smaltire lo stress della settimana.. non considera neanche lontanamente la scoperta delle tradizioni o della geografia del luogo, a lui interessa solo salire su una seggiovia, inveire alle code, scendere e magari spostare qualche foto su instagram… figuriamoci se è disposto a rinunciare a queste sue vuote giornate di divertimento nell’ottica del rispetto della biodiversità, dell’evitare l’inquinamento e il prosciugamento dei laghi..sciare è un suo sacrosanto diritto!! Forse ci dimentichiamo che fino agli anni 90 si sciava solo nella “stagione della neve” e che il continuo innalzamento delle temperature renderà presto instabile la neve sparata il mese scorso… 

  6. 25
  7. 24
    albert says:

     Altro articolo fresco:”Bacino artificiale del Tonale praticamente vuoto”o svuotato per la produzione di neve sparata?. Come per le autoelettriche..con che cavolo di energia elettrica si ricaricano le batterie? con che energia funzionano impianti di risalita o innevamento artificiale? con energia fotovoltaica(  se e quando batte il sole) o rinnovabile idroelettrica ( proprio adesso in periodo di siccità)???) o  con quella di centrali termoelettriche a carbone, gas, petrolio? gli elettroni che si spostano nei cavi son tutti uguali, anche  provenienti da centrali nucleari estere, che ne sappiamo del modo in cui  vengono fatti spostare?Poi ce li propongono in pubblicita’ come 100% green , ma da chi li comprano?

  8. 23
    albert says:

    Notizia letta appena adesso:”Mozzicone gettato dalla seggiovia, principio d’incendio su un prato di Folgaria.I vigili del fuoco volontari di Folgaria infatti hanno impiegato più tempo per arrivare sul posto, perché sono dovuti salire con il gatto delle nevi e collegarsi all’impianto di innevamento”
    Impianto di innevamento, mezzi meccanici, vigili del fuoco ma  a volte” le perle finiscono ai porci.Poi magari multano chi piscia a bordo pista, poverino.

  9. 22
    il Camorz says:

    [continuazione]…
    Infine a proposito di svizzera :
    ‘L’innevamento artificiale richiede un grande consumo di acqua e di energia, con conseguenze estremamente negative sulla biodiversità. Uno studio condotto dalla Commissione internazionale per la protezione delle Alpi (CIPRA) rivela che gli almeno 3000 cannoni sparaneve presenti nelle Alpi necessitano, per ogni stagione, di una quantità di energia pressoché uguale a quella consumata da una città come Basilea nel corso di un anno[…]si ricorre inoltre all’impiego di additivi come lo Snomax, che abbassa il punto di congelamento e consente quindi di produrre neve artificiale anche a temperature più elevate. Le ripercussioni a lungo termine di questa sostanza sono attualmente impossibili da stimare.I cannoni sparaneve non costituiscono quindi una soluzione sostenibile per sopperire alla mancanza di neve. Non risolvono il problema, ma curano soltanto i “sintomi” dei cambiamenti climatici.’
    fonte https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20073129
    Ne vale la pena? Dipende dal sistema di riferimento. Se gli uomini fossero tutti intelligenti ovviamente la risposta sarebbe NO.
    Sani
     

  10. 21
    il Camorz says:

    Se l’impianto è esistente, sciarvici è un diritto , senz’altro. Viceversa pretendere, in condizioni di mancanza di neve, che risorse idriche vengano utilizzate per uno stupido innevamento artificiale oltre che ‘stupido’ è anche un capriccio, il termine ‘diritto’ si indignerebbe ad essere in tale frase: l’acqua è un bene di tutti, la montagna pure, e per questo non va usurpata per capricci adattati ad una società di ‘massa’ viziata… forse un po’ di fatica insegnerebbe ad apprezzare le piccole cose.
    Su Mercalli: senz’altro non è egli fisico o matematico, ma nelle molteplici sfaccettature della scienza meteorolgica esiste anche l’agrometeorologia,  ed è comunque uno studioso preparato… Che l’impatto antropico sul clima, dalla II rivoluzione industriale in poi, è stato eccessivo ed ha causato variazioni più repentine, è cosa nota; sciocco è chi ci gira intorno.

  11. 20
    Albertperh says:

    Sempre stata più neve in Svizra ci abbiamo abitato per anni e i loro metereologi mai hanno usato il tempo per farne cassetta o allarmi ,tipo ondata di gelo.bombe d’acqua,osservano studiano ed elaborano pannel possibili.Qui urla e commercio.e tanta tv alla Mercalli.

  12. 19
    albert says:

    Intanto  in questi giorni  nevica a stufo in  Svizzera e a nord delle Alpi.Un tempo ( anni ’50  e ’60)ci dicevano a scuola  che le alpi a corona   ci facevano da confine  protettivo in senso”militare”, erano costellate di  fortini e cannoniere e nidi di mitragliatrici e noi pargoli pirla eravamo contenti ed orgogliosi..Adesso invece INVIDIAMO  MOLTO i nostri fratelli-concorrrenti ..e chi puo’prende auto o treno e va là, mal che vada  parte e torna in giornata.

  13. 18
    bruno telleschi says:

    Mi preoccupa più la sorte degli indigeni che il destino degli sciatori. Senza neve non ci saranno più sciatori, ma in città non mancano le discoteche o le palestre. Non penso però che gli indigeni possano coltivare mucche come una volta. E forse saranno costretti a emigrare.

  14. 17
    Albertperth says:

    Ok.ma cambia poco i cambiamenti climatici in presenza di scarsa antropizzazione sono ( poco impatanti) esempio 10000 anni fa.Ora 30 anni fa Aldo Bonino trovava monili romani nei pressi del Rif.Teodulo.Si può ritenere quasi nullo l’innevamento.Ma nessuno in epoca romanica la cui vita media era 40 anni,si domandava alcunchè.Il clima già era cambiato allora e sarebbe cambiato ancora.Legare il suo cambiare solo alla presenza dell’uomo è fuorviante.Così come è puerile non ritenere che la forte antropizzazione,porterà alla stessa danni enormi dai cambiamenti climatici,Che si presenterebbero lo stesso anche in non presenza dell’uomo.Cosa sono 80 90 anni di vita media rispetto alla complessità degli eventi climatici.L’unico dato certo è che vivendo più dei 40 anni di media dei romani ce ne accorgiamo di più studi a parte.E solo in parte( poco) possiamo porvi rimedio le forze in campo sono smisuratamente enormi e complesse con tempi diversi dal nostro immaginare.

  15. 16

    Albert Perth, quando t’incontro ti sputo in un occhio. È uno scherzo, non prendertela. Ma così hai capito che ho capito.

  16. 15
    Andrea says:

    “AlbertPerth”: io non so chi sei tu, ma mi riferivo ad “Alberto”, non ad “albert” le cui dissertazioni invece sono a volte pertinenti, a volte meno, ma non dimostrano mai invece la pochezza dell’ “Alberto”. 
    PS: non avevi capito che sono due persone diverse?
    E stavolta mi firmo “Andrea” per essere più solidale con i vostri nick

  17. 14
    albertperth says:

    Mercalli un agronomo che si è costruito un po da sè niente studi di fisica, niente scienze dei fluidi, niente di quanto possa essere utile se non a se stesso, che il clima cambia, è una costante  dal big.bang ad oggi ,non era necessario per capirlo il  formarsi sui testi di agraria,( dove ,se hai uno straccio di orto te ne accorgi da solo, ed anche di molti perchè.Invece è importante relazionarsi con studi e lavori ,quali quelli del Prof.Prodi, fratello del politico,per capire,Diversamente ecco che con Mercalli  l’uno vale uno,Un consiglio,gli archivisti del tempo furono i preti dei paesi che annotavano tutto,andare a rilegersi i dati. Sino all’avvento della seconda guerra mondiale la metereologia,(parte minore del clima)non esisteva se non sporadica.Poi per scopi preminentemente bellici, è diventata motivo di studio e poi  una scienza. Anni 1950. Concordo anche  con l’Albert, date le condizioni al contorno, io non skio sull’artificiale non mi piace, però lo comprendo. Meglio una skiata che un esistenziale esercizio solitario, tipo Onan il Barbaro.Magari Albert è logoripetitivo,ma definirlo vuoto…Lao Tzu affermava che una casa è fatta di mura porte e finestre ma è nel suo vuoto l’utilità

  18. 13
    Andrea Parmeggiani says:

    “Alberto”, opinione personale: sei una persona vuota

  19. 12
    Alberto says:

    Commento n. Matteo la tua volgarità è infinita. Non siamo tutti pecoroni come voi. Io adoro sciare e mi piace la neve artificiale.Ho passato 9 giorni splendidi sciando, se non vi va non fatelo, non siete obbligati ma insultare è da poveretti. IVai a scalare e divertiti nessuno te lo impedisce ma nessuno deve impedire a me di sciare . OK? La libertà è per tutti non solo per voi.

  20. 11
    albert says:

    Che NEVE SARA’  quella che si vede negli spot pubblicitari  che passano attualmente sulle varie reti tv? QUELLA RECENTE (MA DOVE!) O QUELLA  DI NEVICATE  DI  ANNI FA ,FILMATE E MESSE IN ARCHIVIO E RICICLATE  ( in funzione acchiappa  ingenui??)MEGLIO SBIRCIARE LE LIVE WEBCAM!

  21. 10
    albert says:

      Con carriole e pale e sgombraneve a slitta,   c’e’anche la possibilita’ di spostare la neve da dove non serve e incrementare  lo spessore di  una pista . Per sci fondo tecnica classica bastano 30 centimetri,  larghezza 2 metri e pochi chilometri vari da percorrere come criceti n volte per una durata x.Il fisico si allena e smagra ugualmente…visto fare in  borgo del Trentino  con  un vasto prato a disposizione e una buona sinergia di gruppo di appassionati.Tra essi poi spuntarono atleti di vaglia ingaggiati da gruppi sportivi.

  22. 9
    albert says:

          Vedremo se la neve artificiale terra’ a Pechino..(tanto se non tiene qualcuno verrà incolpato e per lui saranno cavoli amari), comunque per lo sci di fondo c’e’il sostitututivo skiroll e pattinaggio in linea, per lo scialpino alternativo lo sci d’erba.Per entrambi le piste di plastica. Settori in cui l’industria italiana e’attiva..magari esportiamo pure.Università  trentina con le sue start up a Rovereto , ha inventato e venduto il brevetto di macchinario che produce impasto similneve anche a temperature sopra zero..e anche meno energivoro. Gli anzianotti che hanno provato la neve vera,compiangono le giovani generazioni. Comunque una nevicata come nell’1985 e’sempre possibile..ed in USA &Canada  ce n’e’ pure troppa.

  23. 8
    Critico says:

    Molto interessante il libro “Salire in montagna” di Mercalli. Per il resto è difficile cambiare rotta, in merito agli sport invernali di massa, quando il modello attuale, probabilmente insostenibile per l’ambiente, genera comunque utili per alcuni. 

  24. 7
    Fabrizio Rulli says:

    “Un fiume di amebe “ mi sembra una considerazione un  po ‘snobistica .                   Era più divertente il Vecchiaccio  , che ,dall’ alto delle pareti di Sperlonga , urlava ai curiosi   “gente de pianuraaaa””

  25. 6

    Idem in zona Sella (divertimentificio per eccellenza dello sciatore banale ma spendaccione) mi sento dire da sciatori pistaioli che le piste sono meravigliose e si scia da dio.Non gliene faccio una colpa di certo, ma come nella vita di tutti i giorni, dobbiamo farci una ragione del fatto che per la “gente” le soddisfazioni personali sono diverse da quelle di chi ama spingersi un po’ più in là. Magari facendo un poco della tanto evitata fatica.Ieri mattina presto ero a Agordo a fare colazione in un bar dove entravano e uscivano tutti concitati, sia dipendenti della Luxottica che sciatori diretti verso Marmolada, Sella, Civetta, ecc. A parte l’abbigliamento sembravano un fiume di amebe tutte uguali che mi ricordavano la scena di The Wall (film di Roger Waters del 1982 diretto da Alan Parker) in cui una lunga fila di giovani, resi identici da una maschera, viaggia in piedi su un nastro trasportatore che li fa cadere in un gigantesco tritacarne. Nessuno cerca di fuggire un attimo prima vedendo chi gli sta davanti finire tritato. Tutti cadono nel tritacarne senza opporre resistenza.https://www.youtube.com/watch?v=Nx-RHqCoolg 

  26. 5
    Matteo says:

    Si vede che Alberto è uno di quelli a cui piace sciare sulle strisce di carta igenica…credo che lo faccia sentire un po’ a casa sua.

  27. 4
    Giorgio Daidola says:

    In Trentino continua a fare freddo quindi l’orrida neve artificiale tiene. Per il resto solo sassi. Come sia possibile divertirsi ed essere ottimisti in situazioni del genere per me rimane un mistero.

  28. 3
    Andrea Parmeggiani says:

    “Alberto” è abbastanza che guardi il livello attuale del Po per capire che non è un’idea fissa.
    Piuttosto, mi sembra che sia la tua una idea fissa quella dello sci di pista ad ogni costo. Ma esiste qualcos’altro nella tua futile vita a parte questo?

  29. 2
    Alberto says:

    Mercalli è semplicemnte un esibizionista con uno stupido farfallino, con l’idea fissa del riscaldamento e della continua condanna dello sci. Si informi adesso si spara anche con temperature superiori. Inoltre perhè non pubblicate mai articoli di studiosi, e ce ne sono tanti, con idee diverse dalle sue? Sempre lui con il suo terrorismo contro lo sci. Basta!!!!!

  30. 1
    Andrea Parmeggiani says:

    Mercalli è un ottimo professionista, ha avuto la fortuna di diventare famoso e di essere ascoltato da milioni di persone, ma questo purtroppo non ha aumentato la consapevolezza della situazione climatica. Purtroppo.

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