Nuove pale eoliche e antica bellezza

I piani per produrre energia pulita che mettono a rischio territori ricchi di storia e tesori.

Nuove pale eoliche e antica bellezza
di Gian Antonio Stella
(pubblicato su Corriere.it il 5 novembre 2021)

Possiamo fidarci, nel Paese delle deroghe dove un italiano su sei vive, fa le vacanze o lavora in un edificio parzialmente o totalmente abusivo, delle 33 deroghe su 67 articoli della legge che sveltisce le pratiche per avviare l’offensiva sulle energie rinnovabili? Dobbiamo. Ce lo dice l’Europa, ce lo impongono i fatti. C’è modo e modo, però: guai a coprire di pannelli fotovoltaici i colli di Leopardi, guai a tirar su nella Tuscia etrusca pale eoliche 19 metri più alte della Torre Unicredit, il più svettante grattacielo italiano. La bellezza, per l’Italia, è un bene non trattabile. Certo, il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ci ha messo più volte la mano sul fuoco. Spiegando che sì, «l’obiettivo di fondo va tenuto presente ed è installare circa 70 Gigawatt di capacità rinnovabile al 2030 per tenere fede agli accordi di Parigi sul clima» ma «c’è un primo ampio margine di superfici utilizzabili che riguarda i tetti delle aree urbane e le aree industriali» e «nelle zone degradate gli impianti di energia rinnovabile possono risultare un volano per avviare progetti sostenibili di recupero». Di più: «Criteri stringenti e prioritari devono riguardare la tutela delle aree sede di beni culturali e delle aree naturali protette» e «il paesaggio naturale» con una speciale «attenzione al consumo di suolo». Parole giuste. Doverose.

Gli impianti in prossimità di case ed elettrodotti a Frigento, in provincia di Avellino. Foto: Italia Nostra.

Il dossier dell’Ispra
Dice un dossier dell’Ispra di un paio di mesi fa, che «nel 2020 abbiamo perso 56,7 chilometri quadrati di suoli naturali a causa di nuovi cantieri, edifici, insediamenti commerciali, logistici, produttivi e infrastrutture e altre coperture artificiali, arrivando a un totale di oltre 21.000 chilometri quadrati, il 7,11% del territorio nazionale rispetto alla media Ue del 4,2%». Uno squilibrio enorme. Tanto più in un Paese come il nostro per il 35,2% montagnoso, per 41,6 collinare e solo per il 23,2 pianeggiante. Dove varie regioni si sono già divorate buona parte (il record negativo è della Liguria: il 22,8%) della superficie utile e ciò che resta, come scrive Salvatore Settis, «dovrebbe essere dedicato all’agricoltura». Di più: dice quel report Ispra che oltre alla data del 2030 c’è anche quella del 2050 fissata dalla stessa Europa (cioè da tutti noi) per «azzerare il consumo di suolo netto». Obiettivo che «si scontra con la necessità di installare nuovi impianti fotovoltaici che permettano la transizione energetica verso fonti rinnovabili. Si stima che al 2030 saranno tra 200 e 400 i chilometri quadrati di aree agricole persi per installare pannelli fotovoltaici a cui se ne aggiungerebbero 365 destinati a nuovi impianti eolici». Tema: si possono conciliare due obiettivi opposti? Sì, dice l’Ispra: «Sfruttando i tetti degli edifici esistenti, gli ampi piazzali associati a parcheggi o ad aree produttive e commerciali, le aree dismesse o i siti contaminati si stima che potrebbero essere installati pannelli per una potenza totale più che doppia» rispetto ai gigawatt fissati dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima.

Gli esempi virtuosi
Esistono, del resto, esempi virtuosi. Come quello della bresciana Val Sabbia dove i comuni un tempo uniti dalla vecchia comunità montana si unirono ad altri ancora per costruire nel 2010 (voto unanime, di destra e sinistra) un impianto fotovoltaico in una valletta isolata da risanare per la presenza di 13 capannoni coi tetti d’amianto d’un vecchio allevamento. Un decennio dopo, pagate le rate del mutuo fissate e pronti a cambiare i pannelli per raddoppiare o quasi la loro resa, i 25 comuni sono in utile per oltre un milione l’anno e ricavano dall’impianto l’energia per circa trecento uffici pubblici. Ma per puntare ad affari sempre maggiori e in assenza di piani paesaggistici regionali aggiornati che individuino le aree sensibili, piani invocati sia dal ministero per la Transizione ecologica sia dagli ambientalisti, in un caos di pareri diversi di tutte le (tante) parti in causa, sono già stati costruiti impianti da fare accapponare la pelle a quanti amano il paesaggio e il patrimonio culturale. Esempi? Le distese di pannelli fotovoltaici posati nel Salento, tra le proteste e le invettive degli ambientalisti indignati per l’abbattimento di troppi ulivi che erano la memoria del lavoro dei nonni e dei bisnonni o la spalmata di pannelli realizzata a Troia, nel Foggiano, estesi su una superficie, accusa Altreconomia, «pari a 200 campi di calcio». O ancora il progetto del parco eolico di Ploaghe, nel nord-ovest della Sardegna, bocciato dal Tar dopo la relazione del soprintendente di Sassari e Nuoro Bruno Billeci. Uno di quelli, par di capire, accusati da Cingolani di scrivere rapporti «incomprensibili». Che lui vuole sbloccare portando le carte (con le deroghe, ovvio) in Consiglio dei ministri. Carte dov’è scritto però che quelle 27 pale eoliche progettate a due passi dalla stupenda basilica romanico-pisana di Saccargia sarebbero alte 180 metri: tre in meno del grattacielo delle Generali a Milano, quarto edificio più alto d’Italia. E avrebbero una base di 21 metri per lato: proprio quanto è lunga la basilica stessa o se volete il triplo della torre del Big Ben di Londra.

C’è modo e modo. E luogo e luogo
Ha senso? Dicono: ma i soprintendenti sono lenti… C’è da crederci: quello di Sassari e di Nuoro, all’entrata in servizio, due anni e sei mesi fa, aveva 114 dipendenti per 165 comuni e un migliaio di chilometri di coste: ora ne ha 53. E dal 1° gennaio al 30 settembre 2021 è stato travolto da 9.043 pratiche. Isolato più di quei «pochi eroi sopraffatti dal lavoro e senza mezzi (…) assediati da orde di impresari, ingegneri, architetti, geometri e altri guastatori» di cui scriveva Indro Montanelli nel 1966. Gli stessi che, c’è da scommetterci, assediano (magari vantando il nobile intento di aiutare l’Italia con l’energia pulita) quanti si stanno occupando del progetto per tirar su accanto a Tuscania, area straricca di bellezza e archeologia, quelle sedici turbine di 250 metri di cui dicevamo, da anni denunciate da Italia Nostra. Una palizzata ciclopica. E vabbè, dirà qualcuno, da qualche parte bisognerà ben costruirli questi impianti indispensabili per il nostro futuro. Vero: da qualche parte. E lì torniamo: c’è modo e modo, c’è luogo e luogo. E se vogliamo dirla tutta c’è anche committente e committente.

Perché non va bene che i progetti che incideranno sul nostro futuro paesaggistico, agricolo, culturale e anche turistico, siano presentati dalle aziende così, dove conviene: o così o così. Certe cose vanno decise insieme. E magari senza giochicchiare sull’articolo 9 della nostra Costituzione che qualcuno vorrebbe, guarda caso, «ritoccare».

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Nuove pale eoliche e antica bellezza ultima modifica: 2021-12-02T05:59:00+01:00 da GognaBlog

21 pensieri su “Nuove pale eoliche e antica bellezza”

  1. 21
    pellicioniG says:

    Lei sig. Telleschi è molto poetico ma io “la morte negli occhi” l’h0 vissuta per oltre
    10 anni vivendo a qualche chilometro di distanza dalla centrale di Bohunice Repubblica Slovacca,tra le altre cose di proprietà dell’Enel,e dovevo sempre avere
    vicino a me le pastiglie anti-radiazioni nel caso di un disastro nucleare.
    Ogni mese le sirene degli altoparlanti del Comune ci ricordavano
    che al suono intermittente convenzionato poteva essere solo una prova……..oppure,fortunatamente mai verificato,un allarme Atomico,Chernobyl 
    26 Aprile 1986
    fortunatamente mai verificato, un allarme atomico,Chernobyl ,26 aprile 1986,
    purtroppo è ancora vivo nei nostri ricordi.
     

  2. 20
    bruno telleschi says:

    Centrali nucleari o pale eoliche? Conviene piuttosto morire con la bellezza nel cuore che sopravvivere con la morte negli occhi!

  3. 19
    Alessandro says:

    Con le pale eoliche stanno squinternando tutta l’Italia il paese più bello del mondo, sconcertante, bellezze di paesaggi deturpati , assurdo 

  4. 18
    Matteo says:

    “Oggi comunque tutti noi abbiamo bisogno di comodità e purtroppo dobbiamo rinunciare a qualche cosa
    questa è una delle tante comodità che ognuno di noi usufruisce ma in cambio dobbiamo dare…”
    l’unico problema, oltre la grammatica italiana (che sarebbe bello salvaguardare), è che per la nostra comodità immediata e limitata nel tempo, rinunciamo o diamo in cambio qualcosa che non è nostro e che dovrebbe essere indisponibile: l’ambiente.
     
    E ribadisco comodità e assolutamente non bisogno!

  5. 17
    PellicioniG says:

    Impossibile avere “botte piena e moglie ubriaca”caro sig. Piccini alcune cose che lei 
    dice sono vere ma esagerate:è vero che per montare pale sopratutto nei crinali
    bisogna creare strade ma per legge non si potrebbe tagliare alcuna pianta e
    per quanto riguarda il “fine vita”per lo smaltimento,in fase di autorizzazione
    bisogna rilasciare a garanzia una fideiussione.
    Oggi comunque tutti noi abbiamo bisogno di comodità e purtroppo dobbiamo rinunciare a qualche cosa,prendiamo ad esempio la E45 che da Cesena va a
    Roma gallerie e viadotti hanno modificato il paesaggio con milioni di metri cubi di cemento ma se volevamo snellire il traffico e percorrere i 300 km che separano le due località e passare dalle 6 ore necessarie prima a 3 ora di oggi non c’era altra
    strada; si è mai chiesto perché l’energia,specialmente in estate,all’imbrunire ha
    un picco di consumi? perchè quando rientriamo a casa la prima cosa che facciamo
    accendiamo il climatizzatore……questa è una delle tante comodità che ognuno di
    noi usufruisce ma in cambio dobbiamo dare…….
    Vorrei fare una considerazione su quello che dicono gli “animalisti che l’eolico
    è uno spietato Killer per gli uccelli: a questi fanatici vorrei chiedere quando vanno
    in auto,esempio da Milano a Torino, quanti moscerino trovano morti sal davanti
    della propria auto…!?!?………con lo stesso principio dovrebbero andare a piedi .

  6. 16
    daniele piccini says:

    Se le pale eoliche si potessero piantare da piccole e poi crescessero fino al raggiungimento dell’altezza necessaria si potrebbe anche fare, ma qualcuno dimentica che per posarle sui crinali ( perchè solo li producono energia per la costanza dei venti) bisogna fare strade per il trasporto e la manutenzione, bisogna scavare il terreno per il posizionamento dei plinti di ancoraggio in cemento armato, per il trasporto delle componenti occorrono mezzi enormi ( trasporti speciali) e quindi strade adeguate con sbancamenti rilevanti che trasformano in modo definitivo l’ambiente interessato, infine e qualcuno spesso se ne dimentica, quando l’usura le rende anti economiche bisogna smaltirle e lo smaltimento guarda caso non avviene quasi mai perchè gli obbligati iniziali sono nel frattempo scomparsi e le finanze pubbliche non sono in grado si sostenere i rilevanti costi. Quindi improduttive ed impattanti rimangono in eterno sul posto per la gioia di chi le considera affascinanti.
     
     
     
     

  7. 15
    Mario says:

    Il gusto per il bello non si discute. I fini esteti  dei siti produttivi  apprezzeranno senz’altro anche lo slancio delle ciminiere di una centrale a carbone con la sua scia di fumi multicolori  così come la fuga di tubature di una meravigliosamente efficiente raffineria di petrolio con i poderosi panettoni verdi dei serbatoi , l ‘odore del catrame caldo , la selvaggia bellezza di un deposito di copertoni  …. la selva futuristica  delle antenne dei ripetitori  3\4\5 G  e chissà……. Il  rumore delle future turbine a biometano …Siamo un popolo di  novelli Michelangioli ?
     
     
     
     
     

  8. 14
    Fabio Bertoncelli says:

    A questo punto mi permetto di proporre due pale eoliche in posizione speciale: una sulla vetta italiana del Cervino e l’altra sulla vetta svizzera. Una magia!
    I posteri ci ringrazieranno commossi. Dopo il senso del bello del Rinascimento, ecco a voi il senso del bello del ventunesimo secolo.
    … … …
    Tutto ciò da aggiungersi, beninteso, alla funivia da Zermatt sulla vetta svizzera e quella da Cervinia sulla vetta italiana, collegate da apposito nastro trasportatore per una aerea traversata tra le due cime. Only for adventure men.
    L’ho proposto l’altro giorno a puro scopo di provocazione surreale. Ora però mi sono pentito: qualche novello Attila potrebbe trarne spunto.

  9. 13
    Filippo Garavaglia says:

    Bellissime le pale eoliche in ogni ambiente. Ho scattato qualche K di foto solo alle pale eoliche, dal sud dell’India nel Tamil Nadu tra Madurai e Trivandrum, alla Giordania, sud dell’Oman, Arabia Saudita e anche nello Yemen. Le pale eoliche passeranno ai posteri come opere di ingegneria e d’arte de nostro tempo, così come i mulini a vento di Kinderdijk in Olanda o quelli di Consuegra in Spagna tanto per citare un paio di posti che tutti conosciamo…ci sono “estetiche” che molti faticano a comprendere dai contemporanei un po’ troppo limitati e che vengono apprezzate appunto dai posteri. Per me (e non sono solo) certi luoghi con le pale eoliche sono magici. 

  10. 12
    Filippo Petrocelli says:

    “Le pale eoliche sono una catastrofe. Oltre tutto uccidono gli uccelli.”
    Non ci credo, ancora con questa bufala… ??! Gli uccelli non sono poi così scemi .. Sta al pari con quella dei soprintendenti eroi del fu Montanelli (famoso per le iperboli). Forse nel ’66 sarà stato così, adesso spesso si tratta di burocrati che si pronunciano sul colore del fondo delle piscine, su quello delle maniglie delle porte o, peggio ancora, sul colore delle recinzioni nei territori rurali (chiedete a qualche pastore montano). Altro che difensori dell’italico paesaggio!
    Ma tant’è, adesso il nemico è l’eolico o il fotovoltaico. L’alternativa, oltre a ridurre i consumi (a livello teorico la soluzione migliore), è fornire tutti gli ambientalisti da poltrona (quelli che credono che gli ortaggi nascano direttamente nel reparto ortofrutta dei supermarket) di cyclette collegate alla rete elettrica. Un po’ di sana fatica schiarisce le idee.

  11. 11
    pellicioniG says:

    Partiamo dal presupposto che in Italia ci sono oltre 100.000 ettari di terreno
    incolto…….nella valle sopra Cesena dove io abito ci sono tanti poderi abbandonati
    con tante case collabenti per cui che facciamo? Sono d’accordo di non utilizzare terreni agricoli produttivi per il fotovoltaico ma Terreni abbandonati sicuramente
    si.Ho vissuto in Slovacchia diversi anni dove mi faceva compagnia ,linea d’aria
    3-4 kilometri,una centrale nucleare quindi….ne vogliamo parlare?
    piuttosto le regioni devono urgentemente censire dove è possibile fare impianti 
    sia eolici o fotovoltaici perchè non è possibile che il 9o% delle autorizzazioni siano
    bloccate e sicuramente questo non succederebbe se si decidesse prima :”questa si…. questa no.”

  12. 10

    Dobbiamo diminuire di numero, ma molto gradualmente per evitare il rischio di un possibile collasso
    Bertoncelli: ci stanno pensando Draghi e C., peccato che lo stiano facendo a velocità elevatissima.

  13. 9
    Giuseppe Balsamo says:

    Commento 6
    Molto bello e interessante, ma parte da un presupposto errato: che l’energia che proviene dal sole sia l’unica a nostra disposizione.
    Non sto dicendo di esserne favorevole, ma escludere l’energia nucleare dall’equazione mi pare irrealistico.
     
    Quanto al ridurre i consumi, sarebbe bellissimo, ma anche qui c’è un problema: nessuno vuole essere il primo a farlo.

  14. 8
    Fabio Bertoncelli says:

    Alla fin fine, all’origine di quasi tutti i problemi che concernono l’inquinamento, la devastazione ambientale e il fabbisogno energetico c’è la sovrappopolazione terrestre. Siamo in troppi.
     
    Dobbiamo diminuire di numero, ma molto gradualmente per evitare il rischio di un possibile collasso sociale. Mezzo secolo? Un secolo? Due secoli?
    Altrimenti prima o poi ci penserà la natura, molto rapidamente. Al solito, senza pietà.

  15. 7
    Paola Cesco Frare says:

    È surreale quella visione di pale eoliche in California!
    Possibile che non siamo capaci di ridurre i nostri consumi anziché aumentare la produzione di energia?
    Convinti di essere più liberi adesso di 100 anni fa, ci siamo messi in gabbia da soli. In nome di un progresso che ci distruggerà, protesi ad AVERE sempre di piu. 
    Ma saremo obbligati, ob torto collo, a rinunciare, a pretendere meno.
    Io sarei per una DECRESCITA accettata e universalmente condivisa. Ma so che sarà impossibile che questo avvenga.
    Lasceremo a figli e nipoti un mondo pieno di COSE ma invivibile! 

  16. 6
    Guido says:

    Le pale eoliche sono una catastrofe. Oltre tutto uccidono gli uccelli. La sola energia accettabile è quella che deriva dai pannelli solari termici sui tetti. E’ ovvio che dovremo consumare molto, ma molto di meno, il significa la fine della crescita economica, anzi, di tutta la civiltà industriale, il cui funzionamento è incompatibile con la Vita (o il funzionamento) del Sistema Terrestre, che è molto più grande e ci comprende tutti.                Da un articolo di Ceronetti: “Ecco un pensiero di Konrad Lorenz: “l’unico introito legittimo di energia del nostro pianeta è costituito dall’irraggiamento solare, e ogni crescita economica che consumi più energia di quella che riceviamo dal sole, irretisce l’economia mondiale in una spirale debitoria, che ci consegnerà a un creditore spietato….”
                Il Creditore Spietato, evocato da Lorenz, non è un fantasma del futuro. Si presenta ogni giorno, e ogni sua apparizione è una rapina: si porta via della vita vivente, ma ci lascerà fino all’ultimo lo sviluppo.   … (Guido Ceronetti, La Stampa, 9 marzo 1993)
     
     

  17. 5
    marcello cominetti says:

    Si tratta di modifica di codici/canoni/parametri.Se a Palm Springs si sono convinti che le pale eoliche sono belle e le propongono persino ai turisti è perché hanno lavorato sul concetto di bellezza.Ricordo a tal proposito che solo per il 4G dovevano essere installate in Italia moltissime antenne in più rispetto a quelle esistenti. Si sarebbero così superati i parametri di sicurezza da inquinamento elettromagnetico stabiliti per la nostra salute, ai tempi i più ristrettivi d’Europa.La soluzione fu semplice, si alzarono le tolleranze e si installarono le antenne.
    E tutti contenti a smanettare su facebook come le scimmie di Amused to Death….. ne vale la pena?

  18. 4
    Mario says:

    Le energie rinnovabili consumano territorio. Avviene per la idroelettrica,la solare, la eolica. Mentre una pala eolica o due fanno paesaggio, le cosiddette windmills farms fanno inquinamento e non solo visivo . Alcuni dati : una pala ad alta efficienza  da 2 Mw occupa poco meno di un ettaro di terreno  ha una efficienza massima del 25-35 % e da energia a circa 400 case. Se installata su terreno privato da luogo ad un ‘affitto’ di 3.000-7.000 dollari americani annui. L’impianto dura dai 20 ai 30 anni dopo di che va smaltito con qualche difficolta’ (pale fatte di polimeri \ resine epossidiche ) Mi sono imbattuto tempo addietro nelle windfarms di Palm Springs California, una citta’ di 50.000 abitanti  pressoche’ interamente energizzata  ad energia eolica. Per capire cosa serve per alimentarla fate un giro nel deserto del passo di San Bernardino e date una occhiata anche virtuale alle ”Palm Springs  windmills farms” le immagini su Google sono gia’ significative . PS organizzano giri turistici per visitare le ‘piantagioni di mulini a vento..prenotiamo un tour di gruppo ? 🙂
    https://www.google.com/search?q=palm+springs+windmills&rlz=1C1GGRV_enIT751IT754&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=2ahUKEwjeoNu51cT0AhXj7rsIHQTFAtUQ_AUoAXoECAEQAw&biw=2400&bih=1171&dpr=0.8
     

  19. 3
    Paolo Gallese says:

    Sempre detto: green economy con vecchie logiche e sempiterni appetiti. Non credo ci sia speranza. Ma è un mio parere da bar dello sport.

  20. 2
    albert says:

     Ci sono anche progetti di pale eoliche collocate lontano da costa marina..ancorate al fondo del mare.
    Anche  per i lavori ecobonus c’e’  materiale e materiale, ditta esecutrice professionale o  improvvisata ,   pare anche che ci siano pannelli fotovoltaici collocabili  non solo su  tetto, ma anche a parete.Un pesante ostacolo e’ la burocrazia…che lavora alla grande anche nei condomini…e  si rode  una buona percentuale del fondo..poi in opera finisce qule che resta.

  21. 1
    lorenzo merlo says:

    Il patrimonio paesaggistico, coniugato con quello artistico e naturalistico che era l’Italia è stato sperperato in nome del progresso.
    Fermare le pale in nome della potenza dell’estetica è lodevole.
    Dire qualcosa che non derivi soltanto dal guitto conto enonomico è importante.

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