Passo passo, di valle in valle

Passo passo, di valle in valle
(sul Glorioso Rimpatrio dei Valdesi)
di Benedetta Bernard, Lucia Covi e Giacinta Covi
Foto di Lucia Covi

Armate di uno zaino essenziale, una buona guida e tanta curiosità siamo partite dal traffico feriale di Porta Garibaldi a Milano puntando dirette a Salbertrand in val di Susa. L’obiettivo era camminare per una settimana sulle orme del Glorioso Rimpatrio dei Valdesi (GRV) che, dopo anni di persecuzioni ed esilio, sono potuti tornare alle loro terre in Piemonte dopo la metà del ‘600. Arrivate a destinazione i primi segnali GRV ci indicano il sentiero: una regolare salita di 800 metri di dislivello tra faggi, larici e abeti. Qualche abitazione di pastori in rovina rivela antiche e tenaci attività ormai abbandonate. All’improvviso il bosco termina lasciando spazio a prati fioriti che circondano il bel borgo di Montagne Seu: poche case restaurate, una chiesetta che ammira il panorama alpino e il rifugio Arlauld 1770 m dove troviamo una squisita accoglienza.

La ripida discesa erbosa dal Col Cuntent all’Alpe Crosenna

La tappa successiva offre un altro panorama: si sale dolcemente prima nei prati e poi in verdissimi boschi dal fitto e rigoglioso sottobosco dove bisogna stare molto attenti alla segnaletica che spesso sovrappone il GRV dei valdesi col GTA (Grande Traversata delle Alpi) e altri sentieri locali. La salita termina al Colle di Costapiana 2320 m dove lo sguardo a 360 gradi può ammirare cime con chiazze di neve, prati e pascoli che in inverno diventano piste da sci. Si svalica in val Chisone dove lo stretto sentiero, serpeggiando tra fiori e ruscelli, ci riporta in un grande lariceto in discesa fino a raggiungere il piccolo borgo di Allevé e, infine, a fondo valle, a Laval.

Il monte Polve nella vallata di Valloncró (dove nasce il rio Germanasca) in discesa dal Colle del Pis
Resti di costruzioni militari a Col Giulian

Siamo vicini a località turistiche attive soprattutto d’inverno, ma anche adesso i fiori e i giardini delle tradizionali case di pietra restaurate ci dicono che tante persone tornano qui per passare le vacanze estive. Il rifugio Molino di Laval 1670 m offre riposo e ristoro alle 7 ore di cammino ma al mattino presto lo salutiamo per la tappa forse più impegnativa: 1000 metri di salita, 1500 di discesa, 21 km. Partiamo presto e, passo passo, risaliamo fino al Colle del Pis 2613 m sotto un cielo azzurro e terso mentre il sentiero, ben segnalato, si insinua prima nei prati fioriti e poi tra le pietre scure tipiche del posto con cui sono fatte le case, i muretti e le strade di questi luoghi. Giunti in cima, sulla cresta, lasciamo alle spalle il grande panorama alpino mentre davanti a noi si apre una conca meravigliosa aperta e verde con interessanti ruderi militari. Scendere è difficile perché dispiace lasciare questo paradiso, ma il sentiero regala altre sorprese: stelle alpine, nuove cime, torrenti, cascate… fino a raggiungere l’antico paese di Balziglia e poi Massello dove pernotteremo stanche ma entusiaste.

Il lago dell’Uomo al Bric Ronde
Rifugio Daniele Arlaud

Da Massello si prosegue per una tappa defatigante a livello fisico ma molto interessante riguardo al focus del cammino perché abbiamo modo di conoscere e incontrare valdesi disponibili a raccontarci la loro realtà oltre che a guidarci alla visita di una antica scuola o al museo etnografico di Rodoretto. Il percorso è meno scenografico nel panorama ma l’aspetto umano e culturale ci ricompensa. Ghigo di Prali in val Germanasca è la meta della giornata dove possiamo anche visitare il più antico tempio valdese.

Il grande bosco di Salbertrand salendo al Colle di Costapiana
“Il grande pilone” sopra la cascata del Pis, ricordo di 81 minatori uccisi da una frana nel 1904

Ci aspetta un’altra tappa impegnativa e, considerato che il paese non offre altre attrattive, ci dedichiamo al riposo in vista della prossima giornata. Sfruttando la possibilità di salire in seggiovia, per risparmiarci il rischio di un temporale, con la prima corsa da Ghigo arriviamo ai piedi del Cappello d’Envie, prendiamo il sentiero che ci porta a una conca con 13 splendidi laghi e interessanti rovine militari. Percorriamo la strada costruita dagli alpini che, ben tenuta e panoramica, sale in costa raggiungendo Col Giulian 2451 m. Un altro paradiso alpino per i prati fioriti e il panorama che si apre ai nostri occhi nel silenzio della pausa pranzo. Da qui scendiamo ancora prima per mulattiere, poi per sentieri e infine per tracce nei prati fino al tanto desiderato Col Cuntent 2080 m da cui si vede, rassicurante, l’Alpe Crosenna 1655 m: un placido alpeggio ai nostri piedi (500 m di dislivello) dove ci aspetta l’ultima dormita tra i monti. Il tramonto, i campanacci delle mucche al pascolo, il profumo di timo serpillo e la cordialità del nostro ospite sono il saluto ideale a questo cammino che coniuga bellezza, nella natura e nelle persone, e interesse culturale.

Massello
Scuola di Rodoretto

La mattina seguente affrontiamo l’ultima lunga discesa verso Bobbio Pellice. Camminiamo piano per ritardare il ritorno “in città” ma soprattutto per gustare ancora il fascino di cascate e piscine naturali, rocce levigate dall’acqua e da antichi ghiacciai, sentieri sostenuti dall’infaticabile lavoro dei montanari e piccole case curate sulle pendici assolate. Bobbio Pellice è la stazione intermedia tra le cime maestose e le strade asfaltate, e mentre dal finestrino ritroviamo paesaggi di pianura e città nella mente scorrono ancora il verde dei pascoli, le cime imponenti, i fiori variegati, l’aria pura, i sapori genuini e, non ultimi, i sorrisi accoglienti che hanno accompagnato le nostre fatiche e le nostre soddisfazioni.

Noi abbiamo seguito senza problemi le indicazioni della guida Sulle strade dei valdesi di Terre di Mezzo, speriamo che altri come noi possano apprezzare questo cammino che è anche un’esperienza.

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Passo passo, di valle in valle ultima modifica: 2021-09-18T05:16:00+02:00 da GognaBlog

4 pensieri su “Passo passo, di valle in valle”

  1. 4

    Ho organizzato e accompagnato il viaggio a piedi lungo il percorso del Glorioso Rimpatrio dei valdesi negli anni 2008 – 2009 e 2010 sul tratto da Salbertrand a Torre Pellice quando era appena uscito il libro di Roberta e Riccardo. Il percorso, i paesaggi e gli incontri con il pastore di Massello e la visita del Museo, Aula del sinodo e Tempio a Torre Pelliceì, piacquero molto ai partecipanti di questi viaggi.  Nel 2011, iniziarono a nascere varie iniziative legate alla storia dei valdesi, con finanziamenti europei che sarebbero dovuti servire a promuovere e valorizzare il territorio.  Personalmente trovai una certa resistenza verso le mia proposta di viaggio, tanto che un semplice link al mio viaggio sul portale che era stato creato per promuovere le varie iniziative  non fu mai pubblicato. A distanza di dieci anni, nel 2021 sono tornato in quelle valli (che conosco sin da bambino) con un gruppo di una quindicina di camminatori italiani sullo stesso percorso. La prima sorpresa negativa: la linea ferroviaria da Pinerolo a Torre Pellice che era stata creata con i soldi delle olimpiadi invernali è stata dismessa nel 2016 e sostituita dai soliti bus dagli orari e coincidenze non sempre comodi.  La seconda sorpresa negativa è stata che alcune strutture ricettive storiche legate al passaggio degli escursionisti soprattutto stranieri e soprattutto sulla GTA hanno chiuso oppure sono in difficoltà. La terza sorpresa negativa che alcuni dei sentieri che utilizzavo nel mio viaggio non sono più percorribili o non sono in buone condizioni. Per il resto il viaggio rimane bellissimo con paesaggi stupendi come raccontato da Benedetta, Lucia e Giustina. Ogni sera leggevo il racconto della giornata dal diario del pastore e condottiero Henri Arnaud del percorso che avevano fatto loro e avevamo appena fatto noi. A Massello abbiamo incontrato il teologo valdese Daniele Garrone e a Torre Pellice abbiamo concluso degnamente il viaggio con le visite guidate. Nel 2022 dal 1 al 7 agosto riproporrò sicuramente il viaggio.  Maurizio Barbagallo
     

  2. 3
    Antoniomereu says:

    Foto fantastiche!!!

  3. 2
    Carlo Crovella says:

    Bell’articolo e ottimo suggerimento escursionistico, veramente da sfruttare, specie per chi non conosce  le valli occidentali. Posti molto belli, meritano un viaggio apposta anche da altre regioni. Cultura e storia di una minoranza che ha un suo “perché” e va conosciuta, non ve ne pentirete.
    Circa il tema storico, che io analizzo per mio interesse personale da moltissimo tempo, posso dire che: ho numerosi amici barbèt (= valdesi in piemontese), la loro mentalità calza alla perfezione con la mia (un simil rigore calvinista), frequento la comunità valdese di Torino, nelle iniziative culturali (Libreria Claudiana) più di quanto frequenti la parrocchia dove sono iscritto, per cui emotivamente mi viene da parteggiare per i Valdesi anche tornando ai tempi della problematica storica. In più purtroppo i Duchi di Savoia (cui sono affezionato per un altro mio interesse storico e non politico) li perseguitarono a sangue per opportunismo diplomatico (=farsi belli agli occhi del Papa che allora contava moltissimo negli equilibri politici europei): tale azione è biasimevole come le leggi razziali del ’38. Tuttavia neppure il Glorioso Rimpatrio è esente da orribili macchie di vergogna. Io ho visitato di persona i resti di alcuni villaggi di montagna, abitati da famiglie cattoliche (con massacri di vecchi, donne e bambini), letteralmente messi a ferro e fuoco dai Valdesi durante il Rimpatrio solo perché tali villaggi si “trovavano” casualmente sull’itinerario che i Valdesi stavano percorrendo per tornare nelle loro terre. Purtroppo quando si entra in modalità “bellica” non c’è più né torto né ragione, c’è solo abominio, da entrambe le parti. Ai giorni nostri leggo con molta attenzione (e molta apprensione per i possibili risvolti negativi a carico di noi europei) le notizie che arrivano dall’Afghanistan: nelle faide fra talebani (sunniti) e popolazione afghana “normale”, specie delle città (in maggioranza sciita), rivedo le stesse cose cruente delle guerre di religione europee. La differenza è che le contrapposizioni religiose europee, con relative stragi o battaglie campali, risalgono al più tardi al 1600-1700 (sono state spazzate via dall’Illuminismo), mentre le contrapposizioni, anche molto cruente, del mondo islamico accadono oggigiorno. Rispetto a noi europei, quel mondo è indietro di 300-400 anni, se non di più e io temo che non si evolverà mai da questo stato di tensione.

  4. 1
    albert says:

    L’incipt e’gia ottimo: partenza da stazione ed arrivo…col treno.
    Ci sono i treni per sciatori di citta’ che scaricano davanti alle piste, o in localita’ montana, in alternativa i pulman…attrezzati con portasci o porta zainoni e tende.Nei paesi fuori linea ferroviaria,  con troppi trasbordi ,almeno si riempiano al massimo le auto. Dal Mio Paese a meta dolomitica ..in auto stra carica di abbigliamento , attrezzi e cibarie tempo impiegato 2.30 , parenti al seguito in mezzi pubblici non appesantiti da bagaglio  ..2 cambitreno e 1 pulman conunico biglietto convenzionato pubblico privato ferrovie Italiane ..3 ore.Unioco azzardo le coincidenze risicate,adatte appunto a corpi agili senza sovrappesi e impedimenti.

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