Perché togliere il bosco ai lupetti?

Perché togliere il bosco ai lupetti?
(no al lockdown dei boschi della Liguria)
di Roberta Trucco
(pubblicato su ferraraitalia.it il 16 gennaio 2022)

Sono genovese, ho quattro figli e tutti hanno fatto il percorso scout. La mia ultima è una lupetta. Ieri al mattino presto abbiamo ricevuto dai Capi Branco le indicazioni per la caccia di domenica 16 gennaio. Tutto programmato: i lupetti avrebbero fatto una gran bella gita sui nostri splendidi monti.
Dopo poco giunge un nuovo messaggio dai capi: “perdonateci, siamo stati presi in contropiede dalla recente ordinanza che vieta di frequentare i boschi, pertanto gli avvisi appena inviati non sono più validi. Ci scusiamo e vi faremo avere il prima possibile notizie su cosa faremo domenica”.

La mia testa ha cominciato a macinare le parole “Vietato frequentare i boschi”. Sono rimasta li a ripetermele e ho sentito crescere dentro di me l’indignazione per questa ennesima decisione di un governo che tratta ormai da tempo le persone come fossero animali da allevamento. Non mi stupisce, nel piccolo e nel grande, lo sguardo antropologico va in questa direzione da molti anni nella inconsapevolezza dei più. Come madre di quattro figli il mio impegno è stato in particolare quello di lavorare per una città a misura di bambino, per la restituzioni di autonomie fondamentali ai più piccoli che le politiche, in nome della sicurezza (sine cura), hanno ridotto sempre di più impedendo ai nostri figli di fare quelle esperienze fondamentali per crescere e imparare a muoversi nell’ambiente che li circonda [leggi Qui].

Alcuni anni or sono mi sono trovata a lottare contro un’ordinanza del nostro municipio che recintava, nei parchi, la zona giochi dei bambini per “difenderli dalle cacche dei cani”. Risultato: i bambini venivano recintati negli spazi con i giochi di plastica rigorosamente montati su pavimenti asfaltati, mentre ai cani e ai loro proprietari era permesso correre tra gli alberi e sui prati.

Non avrebbe dunque dovuto stupirmi che, in nome del bene supremo economico, da oggi noi tutti verremo recintati nelle nostre città. Non dovrebbe stupirmi che dopo due anni di pandemia, in cui gli umani sono stati catalogati in diverse specie di animali, ai quali, a seconda della loro buona condotta, valutata dai governanti come ne fossero i proprietari, cancellando di fatto i diritti naturali, è dato accesso a certi luoghi.

Non è accettabile impedire la fruizione degli spazi naturali dei boschi, spazio vitale per attività all’aria aperta a 360°. Tanto più che tale ordinanza non ha come scopo tutelare la nostra salute – la peste suina africana infatti non è trasmissibile all’uomo e come scritto nell’ordinanza “la peste suina africana può avere gravi ripercussioni sulla salute della popolazione animale interessata e sulla redditività del settore zootecnico suinicolo, incidendo in modo significativo sulla produttività del settore agricolo a causa di perdite sia dirette che indirette con possibili gravi ripercussioni economiche in relazione al blocco delle movimentazioni delle partite di suini vivi e dei prodotti derivati all’interno dell’Unione e nell’export;” [Qui]. Queste le parole del nostro presidente della Regione Toti: “se si diffondesse danni incommensurabili rispetto a una mancata passeggiata nei boschi”.

La  buona salute è prioritaria e le istituzioni hanno il dovere e la responsabilità di salvaguardarla. Ma la credibilità delle istituzioni è ormai nulla. La vita a contatto con la natura è una medicina gratuita necessaria a tutte e tutti. A maggior ragione in questo periodo pandemico. A questo punto noi sappiamo bene quali sono gli stili di vita sani che vogliamo condurre. È necessario riconoscere che l’Occidente è affetto da una malattia ben più grave del Covid19, una malattia che uccide il senso stesso di essere umano e che questa malattia sta affettando i nostri piccoli, rendendoli dei piccoli robot ai quali dare ordini.

Ma c’è una speranza. Quella di non aspettare la risposta dall’alto, quella di saper fare scelte alternative, quella di avere il coraggio di disobbedire quando, quanto ci viene imposto, va contro la nostra ‘natura’. Forse oggi sempre più persone riescono a vedere e a metterlo in parole. E ciò che viene nominato esiste e cambia la realtà. Ognuno di noi ha un grande potere, ed è legato alla nostra capacità di fare delle scelte libere che ci corrispondono. Basta solo esercitarla questa libertà, costi quel che costi!

Qui sotto il testo di una mail che è stata inviata da moltissimi genovesi al Sindaco Bucci, al presidente Toti, al ministro Speranza e al Ministro Patuanelli pubblicata in questa pagina Facebook [Qui]:

No al lockdown dei boschi liguri
Come Cittadina/o ligure italiana/o voglio esprimere tutta la mia indignazione per le decisioni prese e calate dall’alto in materia di contenimento della peste suina che impongono di fatto un LOCKDOWN sui boschi dell’entroterra ligure.

“Limitare il lavoro e il tempo libero di tutti cittadini italiani (poiché i nostri boschi rappresentano un territorio non frequentato solo dai liguri) e mettere in pericolo l’economia di interi comuni allo scopo di difendere gli allevamenti intensivi è una misura inaccettabile, senza alcuna logica e totalmente fallimentare (Paolo Rossi, fotografo di fauna selvatica, documentarista, collaboratore di guide ambientali)”.

Infatti, siamo al corrente che cinghiali potenzialmente infetti sono già dispersi su tutto il territorio regionale e oltre, proprio a causa della caccia in battuta o braccata, attualmente in corso, che è la prima causa di rapida diffusione della peste. 

Sono norme che non garantiscono alcuna certezza se non quella di limitare il diritto al lavoro e al tempo libero di migliaia di persone.  

Se la preoccupazione è quella di tutelare gli allevamenti, i provvedimenti vanno presi nella direzione di messa in sicurezza degli stessi e non nella limitazione della fruizione degli spazi naturali dei boschi, spazio vitale per la  salute e il lavoro di tutte e tutti, che le istituzioni hanno il dovere e la responsabilità di salvaguardare, a maggior ragione in questo momento storico. 

Non si capisce di che cosa dovremmo avere paura, considerato che siamo costrette e costretti, da anni, a coabitare in città  con i cinghiali. Tutto questo  a causa della totale assenza  decennale di provvedimenti e azioni che favoriscano il rientro dei cinghiali nell’habitat naturale a vantaggio del loro e nostro equilibrio. 

Evidenzio inoltre che Piemonte e Liguria hanno due ordinanze diverse. In Liguria chiusura totale per 6 mesi, mentre in Piemonte  è vietata solo attività di  pesca, venatoria e addestramento.

Queste ordinanze inaccettabili nascono a supporto di stili di vita mortiferi voluti ormai  solo da poteri economici sostenuti dai governi. 

Dopo due anni di fallimentare gestione pandemica, noi sappiamo bene quali sono gli stili di vita sani che vogliamo condurre. 

Che non si pensi che questa volta staremo chiuse e chiusi in casa ad aspettare la fine dell’ordinanza.

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Perché togliere il bosco ai lupetti? ultima modifica: 2022-01-20T05:33:00+01:00 da GognaBlog

105 pensieri su “Perché togliere il bosco ai lupetti?”

  1. 105
    Alberto Benassi says:

    Andrea, per il povero ragazzino: “pare” non vale niente. E’ solo una speculazione senza alcuna prova. Esattamente come la ragazza di Biella che i cosiddetti novax volevano morta post-vaccino e che il povero padre ha dovuto smentire pubblicamente perché malata geneticamente al cuore e perché la morte è avvenuta prima dell’inizio delle vaccinazioni. Eppure, ci han provato…

    Vegetti ma falla finita.
    Tutti, ripeto TUTTI ci provano a raccontare balle per portare l’acqua al proprio mulino.
    Cencio dice male di straccio.
    Dove sta la verità assoluta? Da che parte? 
    Dalla parte del ministero della sanità?  Dalla parte della sanità LOMBARDA???

  2. 104
    Andrea Parmeggiani says:

    … e con questo chiudo perchè abbiamo già visto che le nostre sono posizioni inconciliabili. Senza rancore

  3. 103
    Andrea Parmeggiani says:

    Marco,
    d’accordo, allora il vaccino fa bene a tutti. A bambini, giovani. Ha fatto bene anche ai 16 morti accertati fino a SETTEMBRE dall’AIFA. 
    Ha salvato tante persone, d’accordo: soprattutto anziani, persone con patologie. Ma per qualcuno – troppi secondo me – ha fatto più male che bene. Vuoi chiamarle “martiri” in nome di un bene superiore? A me non sta bene

  4. 102
    marco vegetti says:

    Andrea, per il povero ragazzino: “pare” non vale niente. E’ solo una speculazione senza alcuna prova. Esattamente come la ragazza di Biella che i cosiddetti novax volevano morta post-vaccino e che il povero padre ha dovuto smentire pubblicamente perché malata geneticamente al cuore e perché la morte è avvenuta prima dell’inizio delle vaccinazioni. Eppure, ci han provato…

  5. 101
    Roberto Pasini says:

    Robino. L’adolescenza è già un passo avanti rispetto all’infanzia ? mia nonna,piemontese, mi diceva da bambino: “L’erba voglio non nasce neanche nel giardino del re”, quando pestavo i piedini con rabbia. Non sono in grado di valutare nel merito. Mi sembrava comunque interessante lo spirito. Anch’io penso che la responsabilizzazione e l’autocontrollo siano solo una delle leve di influenza sui comportamenti e ci voglia un “pacchetto” di azioni, non escluse le sanzioni. Tuttavia su una parte della popolazione e in certi contesti culturali può funzionare, insieme alla credibilità di chi la propone ovviamente. Purtroppo per tanti problemi di governo non c’è una “pallottola magica”unica da applicare subito, con successo e senza danni collaterali e sacrifici. Come si è detto altrove, sarebbe meglio dire le cose come stanno e non raccontare fiabe terrorizzanti o rassicuranti, perché così sono le fiabe, per loro natura. Cerea. 

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