Perché un podcast sugli incidenti in montagna?
di Fabio Gava
(pubblicato in ladinamicapodcast.it)
“Quando accade un incidente puoi scegliere se accusare o imparare, entrambe le cose non sono possibili.”
Questa frase di Sidney Dekker riassume perfettamente lo scopo di questo podcast.
Se ci limitiamo a cercare qualcuno da colpevolizzare, per un incidente in montagna, arriveremo quasi certamente ad una storia banale ed inutile. Se invece ci sforziamo di comprendere gli errori commessi, ciò che possiamo ottenere è una storia più completa da cui possiamo tutti imparare qualcosa.
A seguito di un incidente in montagna quante volte sentiamo, di fronte alle — spesso poche — informazioni disponibili, frasi quali “Come si fa a essere così stupidi?”, “Ma cosa pensavano di fare?” e magari anche “Io non avrei mai fatto così!” o l’immancabile “Montagna assassina”.
A posteriori, da fuori, è molto più facile giudicare che imparare.
Imparare da un incidente è difficile, richiede umiltà ed empatia nei confronti di chi si sforza di analizzare gli errori compiuti, attraverso il racconto di quello che vissuto in prima persona.
Il formato degli episodi è quello dell’intervista, attraverso la quale i narratori riflettono su ciò che è andato storto e su ciò che hanno imparato; non c’è giudizio, derisione o critica, solo una conversazione franca e aperta che aiuta i protagonisti e gli ascoltatori, allo stesso modo, a imparare e crescere dagli incidenti per ridurre al minimo i rischi in futuro.
L’intento di questo podcast è quindi quello di “insegnare con gli esempi”. Ascoltando le storie negli episodi, un filo conduttore emerge chiaramente: le persone ripetono spesso gli stessi errori, che a volte sorprendono per la loro banalità.
Interrompere questo ciclo può salvare delle vite.
Forse vale quindi la pena di fare uno sforzo per cambiare il paradigma con il quale spesso oggi approcciamo gli esiti degli incidenti in montagna, un paradigma che si basa sul nascondere i nostri errori e provare vergogna o imbarazzo per quanto accaduto.
Cambiarlo è quello che cerchiamo di fare con questo podcast, ma per farlo c’è bisogno della partecipazione di chi, avendo subito un incidente, la pensa come noi. Se sei tra questi, non esitare a contattarci per partecipare al podcast.
Fabio Gava
Non è mica facile definirsi, quando si parla di montagna e del ruolo che ricopriamo al suo cospetto.
Se proprio dovessi azzardare una breve descrizione, direi che sono un onesto mestierante della montagna. La frequento in tutte le stagioni e ci pratico un po’ tutte le attività più diffuse, anche se la sua veste che preferisco è quella ammantata di bianco, e possibilmente con due sci sotto ai piedi.
A pensarci bene non è molto, per decidere di fregiarsi del titolo di “creatore” di un podcast che parla di un argomento così delicato come gli incidenti in montagna. A dire il vero, la “sindrome dell’impostore” mi ha tenuto a lungo lontano dal far nascere questo progetto che meditavo da tempo, fino a quando ho realizzato che il mio ruolo non sarebbe stato altro che di intervistatore e curatore tecnico di uno spazio che in realtà è a disposizione di tutti, non è il “mio”.
Quando riterrò che qualche argomento trattato in un episodio meriti un approfondimento, anche magari su richiesta degli ascoltatori, inviterò qualcuno che abbia i titoli per parlarne.
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Ho ascoltato intanto a random l’11 e il 14 …bello e ben fatto il podcast e credo molto ma molto utile per chi si avvicina alle attività del verticale e della neve. Plauso!
Qui sull’Etna nell’ultimo fine settimana ben due incidenti tra motociclisti, uno dei quali si è concluso con l’amputazione di un piede.
Ritengo che, più di tutto, sia utile far esperienza e frequentare qualcuno che ne abbia più di noi.
@4 Massimo
Perchè non contribuisci anche su La Dinamica? 😉
E’ Vero, ma non si adatta solo alla montagna, ma a tanti altri aspetti della vita. Ad esempio agli incidenti sul lavoro, oppure agli incidenti stradali. Si pensa sempre che tutto possa accadere agli altri.
È vero che dagli incidenti in montagna si apprendono elementi utilissimi al fine di non compiere errori fatti da altri. Analizzare gli incidenti è quindi utilissimo e anch’io l’ho sempre fatto e continuo a farlo.
Ci sono persone che vedono nelle disgrazie in montagna degli argomenti di conversazione piacevoli. Costoro sono sempre aggiornati sull’ultimo incidente accaduto e, nel mio caso, ci restano malissimo quando capiscono che come interlocutore non amo parlarne pur essendo una guida. È vero, parlare di incidenti tanto per soddisfare il macabro bisogno di una foltissima schiera di frequentatori della montagna è insopportabile!
C’è gente che non farebbe altro, poveri loro.
E poi gli alpinisti credono giustamente che gli incidenti accadano solo agli altri. Teoria stupida e falsa ma che a un’attività inutile come l’alpinismo si adatta a meraviglia. In breve, analizzare gli incidenti è cosa buona e giusta ma chi potenzialmente potrebbe subirlo non ne parla volentieri.
Pareti, la rivista, anni fa provò a lanciare la stessa idea. Che morì poco dopo immagino per scarsa risposta.
Feci in tempo a lasciare il mio contributo…
Grazie per la segnalazione!Come già indicato nell’articolo il podcast non è “mio”, nel senso che è a disposizione di chiunque desideri parteciparvi per condividere la propria esperienza negativa. Trovate tutti i riferimenti per contattarmi nel sito.
Mi sembra un’idea molto interessante : spesso gli incidenti dipendono dal sommarsi casuale di 2/3 situazioni ritenute abbastanza sicure.
Da sempre sono un analizzatore degli incidenti di montagna, da quelli più noti (magari solo perché ci sono delle “star”) a quelli che finiscono fra le pagine delle cronache locali. Non è necrofilia, la mia, né gusto morboso per le disgrazie altrui. Cerco di analizzare, sempre freddamente, gli incidenti, compresi quelli con esito positivo. Questo perché sono convinto che si impari molto dall’analisi degli incidenti. Innanzi tutto si impara cosa succede in montagna, a volte su specifici tratti di una specifica montagna (es: il tal canalone scarica a partire dal tal ora, ma termina di scaricare alla tal’altra ora-ovviamente “largo circa”, ecc). Quindi si impara come si comparta quella certa montagna, o parti di essa, per le sue caratteristiche (l’esposizione ai venti, la localizzazione geografica, la conformazione morfologica, ecc). In più, analizzare i comportamenti umani, fornisce delle tracce sugli errori commessi, che spesso sono la variabile dominante. Da ogni fatto si possono trarre dei piccoli insegnamenti, utili nel proprio approccio alla montagna, sia in generale che nello specifico su QUEL PRECISO TRATTO DI MONTAGNA. Pur con tutta l’empatia verso chi è coinvolto negli incidenti, analizzarli è tutt’altro che frutto di voglia pruriginosa, ma un’attività molto utile. io sostengo che un “vero” alpinista, ancorché di livello medio, dovrebbe conoscere la dinamica degli incidenti altrui, proprio per EVITARE gli errori commessi dagli altri.