“Possiamo darci del tu?” “No”

Una strisciante abitudine anglofila sta eliminando l’uso del “Lei”: una perdita “enorme”?

“Possiamo darci del tu?” “No”
di Andrea Cionci
(pubblicato su liberoquotidiano.it il 14 novembre 2020)

Tra tutte le moine politicamente corrette, la “presidenta”, l’”avvocata”, l’asterisco per non discriminare le donn* e gli uomin*, le braghe sulle statue, i presepi inclusivi, i “diversamente questo” e gli “alternativamente quello”, CI FOSSE QUALCUNO che invocasse il minimo sindacale del rispetto-base, antico come la lingua italiana, trasversale, unisex, ecumenico, efficace per mille usi, come il bicarbonato: darsi del Lei.

Non molliamo anche su questo. Non cediamo all’americanizzazione imperante, allo svacco formale, alla maleducazione strisciante, a quell’ipocrita modo di sembrare “tutti amici” quando nemmeno ci si conosce e poi magari ci si odia ferocemente, anche se qualcuno ha bandito l’odio dal novero dei sentimenti umani.

Il Lei, nonostante qualche ambiguità sulla terza persona (ma lei chi, Lei, o lei la signora?) è così rassicurante, rasserenante, delicato, per non parlare di quel “Voi” che ancora si usa al Sud, lussureggiante di signorilità, di cortesia borbonica, di humor partenopeo, di antica identità nazionale, contro l’omologazione barbarica dell’inglese, dove il pronome allocutivo fra gli amanti è lo stesso di quello col professore: only You.

(Ora qualche testa gloriosa ci accuserà di rivalutare Starace: garantito).
Capita infatti che incontrando una persona per la prima volta la quale, pure, ha ricevuto un’istruzione regolare, non è coetanea, né collega, né familiare, scatti improvvisamente, goffa e a sproposito come l’avances di un adolescente, la domanda ammiccante: “Ci possiamo dare del tu?”.

No”.
“Grazie, magari sul lavoro preferisco uno stile più professionale”, si può aggiungere, o anche “Guardi, è solo una questione di rispetto, non di distanza”, per stiepidire la doccia gelata.

Ma siate spietati, non abbiate rimorsi: si tratta di salvare la nostra lingua, la nostra cultura, i rapporti umani, la buona educazione.

Il “Tu” si riserva a un amico, a un parente, a una persona che ben si conosce, o con la quale si condivide il lavoro, al massimo l’età. Basta.

Per tutto il resto c’è uno stupendo ed efficientissimo canale formale-linguistico-comunicativo: il Lei.

E’ così comodo, facile, pieno di rispetto e di grazia, di cortesia, perfino la voce si imposta in un modo più educato e la mente si accende in un modo diverso di ascoltare e di parlare che gratifica, che eleva, che vince le timidezze.

Avete presente quelle persone che magari hanno un’età venerabile, se non matusalemmica, e poi vi chiedono: “Ma dai, dammi del tu, non farmi sentire vecchio/vecchia”.

Uff…

Siamo cresciuti in un mondo che ci ha inculcato a scuola e in famiglia di dire buongiorno e buonasera, di dare del Lei alle persone più grandi… E poi, quando questo sistema di comunicazione si è ben consolidato, è diventato naturale e istintivo, arrivano persone con 40 anni di più e vi chiedono di romperlo perché LORO hanno problemi ad accettare la propria età. Un egoismo senza limiti.

E quindi vi impongono di trovare un nuovo modo di comunicare, un ibrido laborioso che, attraverso una forma confidenziale, mantenga comunque un aplomb di rispettosa distanza. Una fatica in più in un mondo già tanto faticoso.

A volte però non te lo chiedono neanche. A Roma la scena si vede spesso: un signore brizzolato sopra i 45 va al bar, o dal giornalaio e il gestore ventenne gli fa: “Sciao garo, che ti do oggi?”.

Perché?

La forma è stata inventata per mantenere rapporti cordiali e cortesi con tutti… a una debita distanza che peraltro va molto di moda di questi tempi.

Col Tu abusivo, infatti, ci si prendono subito troppe confidenze; si stabilisce una complicità che non è supportata da alcuna esperienza od obiettivo comune. E’ un terreno pericoloso, sabbie mobili. Un po’ come quando il capoufficio simpatico e giocherellone poi ti tiene al lavoro 4 ore in più senza straordinari, per amicizia. Il Lei usato reciprocamente impone il rispetto anche verso i sottoposti, dato che un ruolo di superiore sul lavoro spesso può dare spazio a prepotenze o a tracotanza. Per non parlare dell’obbrobrio di scolari e studenti che a scuola danno del tu ai docenti e magari li chiamano anche per nome: quanto di più diseducativo esista al mondo.

Non cedete al tu: non siamo tutti amici, non siamo tutti fratelli, il mondo è pieno di persone da prendere con le pinze, in primis noi stessi.

Il Lei è un po’ come quando le formiche si incontrano, incrociano le minuscole antennine, si sondano, si fiutano, capiscono i rapporti di forza. Piano: prima conosciamoci, vediamo che tipo sei e poi, forse, se ci andiamo a genio, darci del tu verrà naturale. E sarà bellissimo, il sigillo di una nuova amicizia.

Oppure non ci daremo mai del tu, magari per una distanza di età, e sortirà uno di quei deliziosi rapporti in cui il Lei diventa un gioco condiviso, un velo che cela un universo di simpatia ed umorismo.

Cosa sarebbe il mondo se tutti si dessero del Lei? Oggi i figli trattano i genitori a pesci in faccia, se non addirittura a parolacce; una cosa inaudita che appena pochi decenni fa sarebbe stata messa a posto da sistemi “diversamente verbali”.

Ce lo immagineremmo un adolescente rispondere: “Mamma non mi rompa le…. E se ne vada a… ”? Sarebbe impossibile, proprio non viene. E se marito e moglie si dessero del Lei? Sembra folle, ma quanti sgarbi del quotidiano che rovinano la vita di coppia verrebbero contenuti, arginati? Si potrebbe proporre un divertente esperimento: provate a darvi del Lei in coppia per una settimana e vedete l’effetto che fa. Chissà, magari anche l’eros ne sarebbe stuzzicato.

Il Lei è preziosissimo: disteso ed elegante come una bella donna bionda (sì, bionda), al contrario del rozzo, corto, sbrigativo, maschile Tu.

Non fatevi togliere anche questa gemma della nostra lingua, quella che canta, prega, declama e sorride: l’italiano.

Andrea Cionci, storico dell’arte, giornalista e scrittore, si occupa di storia, archeologia e religione. Cultore di opera lirica, ideatore del metodo “Mimerito” sperimentato dal MIUR e promotore del progetto di risonanza internazionale “Plinio”, è stato reporter dall’Afghanistan e dall’Himalaya. Ha appena pubblicato il romanzo Eugénie (Bibliotheka). Ricercatore del bello, del sano e del vero – per quanto scomodi – vive una relazione complicata con l’Italia che “ama alla follia sebbene, non di rado, gli spezzi il cuore”.

12
“Possiamo darci del tu?” “No” ultima modifica: 2021-03-23T04:57:35+01:00 da GognaBlog

62 pensieri su ““Possiamo darci del tu?” “No””

  1. 62
    Anonimo says:

    Mentre dandoLe del “tu” Le lascia aperto il conto???A mio avviso è la sostanza che conta ed l’uso del Lei la confeziona in modo più elegante, rispettoso ed educato. Ci sarà tempo dopo aver approfondito la conoscenza per passare al “tu” ed alle prese per i fondelli.Per poterli rimuovere i paletti ci devono essere

    Appunto: è la sostanza che conta. Ma il «Lei» non è sostanza, bensì forma.

  2. 61
    Mimmo says:

    Il mio consulente bancario (non il Direttore) fu lui a chiedermi se potesse darmi del Tu. Avendo 42 anni, ovviamente ho risposto affermativamente: sta ancora lì e non ha subito alcun demansionamento. 
    Sono tutti formalismi sciocchi e superati.

  3. 60
    Carlo says:

    Mi spiace non poterLa aiutare per i suoi conti in rosso, ma non sono ne banchiere ne bancario, solo modesto, ma onesto

  4. 59
    Alberto Benassi says:

    Lo liscia solo a chi si mette nelle condizioni di farselo lisciare. Forse è quella la cosa da capire

    Che il Sig. Carlo sia un banchiere oppure un più modesto bancario..? che comunque aspetta il tonto che si fa lisciare il pelo? Altrimenti il banchiere – padrone  lo liscia al bancario disubbidiente…e addio carriera.

  5. 58
    Carlo says:

    Il Lei è preziosissimo: disteso ed elegante come una bella donna bionda (sì, bionda), al contrario del rozzo, corto, sbrigativo, maschile Tu.

    Direi meglio mora  si mora rappresenta di più la Mediterraneità a cui l’italiano appartiene.

  6. 57
    Carlo says:

    Lo liscia solo a chi si mette nelle condizioni di farselo lisciare. Forse è quella la cosa da capire

  7. 56
    Alberto Benassi says:

    Mentre dandoLe del “tu” Le lascia aperto il conto???

    Certo che no.  Ma il diavolo ti liscia sempre il pelo.
    Sveglia!! Sig. Carlo non faccia finta di non capire.

  8. 55
    Carlo says:

    Mentre dandoLe del “tu” Le lascia aperto il conto???
    A mio avviso è la sostanza che conta ed l’uso del Lei la confeziona in modo più elegante, rispettoso ed educato. Ci sarà tempo dopo aver approfondito la conoscenza per passare al “tu” ed alle prese per i fondelli.
    Per poterli rimuovere i paletti ci devono essere

  9. 54
    Alberto Benassi says:

    Anche quando ti chiama il direttore di banca, per dirti che ti chiude il conto che devi rientrare alla svelta, pena pignoramenti vari, ti da del LEI .
    Insomma spesso e volentieri è soo un modo elegante di mettertelo nel fiocco.

  10. 53
    Anonimo says:

    Io, sommessamente, credo che il «Lei» di cortesia sia inutile e che darlo sia una semplice cosa che si fa tanto per farla, perché (quasi) tutti la fanno, ma sia ben lungi dall’avere una utilità pratica. È, secondo me, la solita formalità fine a sé stessa. Ci si può portare rispetto anche dandosi del «tu», così come ci si può mancare di rispetto usando il «Lei». La stima nei confronti d’una persona si vede da ben altro, non da un pronome.
    Personalmente, mi rivolgo a tutti col «tu», sia a scuola sia altrove. E non sono una persona dalla mentalità progressista, né un fautore dell’inglese (lingua che detesto), ma non trovo alcuna motivazione per cui dovrei dire a qualcuno «Lei è…» anziché «Tu sei…».

  11. 52
    Fabio Bertoncelli says:

    Grazie.  ???

  12. 51
    Mimmo says:

    Chi lo ha detto che non sei più giovane, Fabio? Se ti senti vuol dire che lo sei, perché il sentirsi di essere fa parte dell’essere.

La lunghezza massima per i commenti è di 1500 caratteri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.