Primo soccorso: i droni fanno la differenza

Nell’impervia gola del Bletterbach, Eurac Research e soccorso alpino altoatesino durante l’estate hanno testato l’uso di droni per la localizzazione e il primo soccorso delle vittime di incidenti. Risultato: risparmio di tempo prezioso e maggiore sicurezza per i servizi di soccorso. I risultati del progetto di ricerca interregionale START sono stati pubblicati sull’American Journal of Emergency Medicine. Disponibili i risultati dei test svolti da Eurac Research e soccorso alpino altoatesino.

Primo soccorso: i droni fanno la differenza
a cura di Eurac Research
(pubblicato su orizzontidolomitici.wordpress.com il 15 novembre 2023)

Il team guidato da Eurac Research ha simulato 24 missioni in diverse località della gola del Bletterbach (a nord-ovest del Corno Bianco e del Passo degli Oclini) concludendo i test nell’estate del 2021. Sono stati scelti luoghi in cui, secondo i rapporti del Soccorso Alpino Alto Adige, si sono effettivamente verificati incidenti negli ultimi dieci anni, con lesioni traumatiche come fratture, lussazioni o contusioni. Le condizioni della gola sono ideali per testare l’uso dei droni nel localizzare e prestare i primi soccorsi a persone ferite in un terreno di difficile accesso, spiega Michiel van Veelen, medico d’emergenza di Eurac Research: “Qui è particolarmente difficile localizzare le persone ferite. I cellulari non hanno campo e l’area è di difficile accesso”.

I test hanno confrontato i tempi di intervento con e senza il drone e hanno registrato le funzioni vitali delle squadre di soccorso: frequenza cardiaca e respiratoria, temperatura cutanea e curva ECG. “I dati forniscono informazioni sullo stress a cui ognuno è esposto”, spiega Giacomo Strapazzon, direttore dell’Istituto per la Medicina d’Emergenza in Montagna di Eurac Research. “Vogliamo sapere se le operazioni di soccorso assistite da droni danno alle persone coinvolte un maggior senso di efficienza e sicurezza”. Per questa valutazione, i soccorritori hanno dovuto compilare un questionario prima e dopo l’intervento.

Test nella gola del Bletterbach. Foto: archivio Eurac Research – Annelie Bortolotti.

Oltre alla telecamera, il drone può trasportare anche un piccolo pacchetto contenente una radio, una coperta termica, dispositivi di protezione individuale e materiale per il primo soccorso. Il pacchetto viene sganciato vicino al luogo dell’incidente. Giacomo Strapazzon indica come principali vantaggi dell’utilizzo di un drone, da un lato, la localizzazione molto più rapida del luogo dell’incidente e, dall’altro, l’utilizzo della telemedicina. Infatti, una volta che il pacco è arrivato nelle vicinanze all’infortunato, i primi soccorritori possono già iniziare il soccorso grazie alle istruzioni che ricevono via radio dal personale del 112.

Dopo aver valutato le serie di dati, il risultato dello studio è ora disponibile come pubblicazione sul prestigioso American Journal of Emergency Medicine. Il tempo medio per trovare il ferito è stato mediamente del 30 per cento inferiore nelle missioni supportate con il drone. Anche il tempo medio per iniziare il trattamento è stato ridotto mediamente del 30 per cento grazie all’utilizzo del drone. Soprattutto per i feriti con lesioni traumatiche o in arresto cardiaco, questo guadagno di tempo può essere decisivo per la sopravvivenza.

I droni tuttavia non sono sempre infallibili, c’è bisogno di soluzioni tecniche specifiche, come dimostrano le quattro missioni fallite a causa di problemi tecnici. Nel progetto sono stati coinvolti anche ingegneri elettronici con l’obiettivo di sviluppare ulteriormente la tecnologia dei sensori dei droni per localizzare più rapidamente le vittime anche in caso di maltempo o condizioni climatiche avverse.

In un progetto di follow-up appena approvato (Fusion Grant della Fondazione Cassa di Risparmio), i medici d’emergenza e gli ingegneri elettrici di Eurac Research collaborano con la start-up MAVTech, con sede al NOI Techpark, per sviluppare un drone per il primo soccorso in caso di arresto cardiaco in aree montane. A questo scopo, il drone è dotato di un defibrillatore che può essere facilmente maneggiato dai non addetti ai lavori.

A Stoccolma, dice Michiel van Veelen, un drone di questo tipo è già stato testato con successo in città. “In caso di arresto cardiaco, passare dalla vita alla morte è questione di minuti e in Alto Adige si verificano in media 50 arresti cardiaci all’anno in zone di difficile accesso”, spiega ancora van Veelen.
Diverse missioni di soccorso in montagna per arresto cardiaco, realmente avvenute e per le quali sono disponibili tutti i dati (compreso il cronometraggio), vengono ora riprodotte per il progetto di follow-up.

Questa volta con un drone. Per equipaggiare i piccoli soccorritori dell’aria per tutte le condizioni atmosferiche, i droni dell’azienda MAVTech sono stati esposti a condizioni estreme nel terraXcube e adattati. In questo modo, in futuro sarà possibile il loro uso anche in condizioni climatiche avverse.

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Primo soccorso: i droni fanno la differenza ultima modifica: 2024-01-27T05:21:00+01:00 da GognaBlog

16 pensieri su “Primo soccorso: i droni fanno la differenza”

  1. L’esigenza di poter contare su un soccorso alpino è un tema che riguarda chi la montagna la frequenta con una certa costanza. Chi si avventura senza esperienza in luoghi potenzialmente pericolosi (per lui). non avverte questa necessità, va’ e basta, poi sarà quel che sarà. Perciò questa equazione no soccorso = no improvvisati non regge. Questo a prescindere dall’assurdità della proposta, che ci rivela tutta la disumanità di chi l’ha proposta.

  2. Guarda che stai dicendo le stesse cose (tema impianti) che sostengo esplicitamente da anni, anche qui su queste pagine.

  3. Certo che ci vuole una bella fantasia per far polemica su un tema del genere (droni usati per localizzare un disperso o trasportare materiale salvavita).
     
    Ma anche l’equazione (tutta da verificare) zero soccorso alpino uguale meno c.d. cannibali in montagna (cannibali che sono sempre gli altri, naturalmente, mai noi stessi…) non è male.
     
    E, invece, togliere un pò di impianti di risalita, no ?
    (Altrettanto irrealizzabile ma sicuramente più efficace – personalmente mi accontenterei che non ne venissero costruiti dei nuovi).

  4. È una domanda che mi sono sempre posto e  non sono ancora riuscito a darle una risposta :
    ” Come mai droni fa tanto rima con rompicoglioni???” 

  5. @ Crovella all’11. Quelli che pagano le tasse fino all’ultimo centesimo per volontà altrui, sperano vivamente che quei droni che tu tanto auspichi, riescano anche a individuare tutti quegli evasori fiscali che tu avresti appeso o appenderesti ai lampioni (è tutto documentato). O hai cambiato intenzioni viste le opportunità offerte dal momento!

  6. L’uso dei droni (come di mille altre diavolerie della tecnologia moderna, magari alcune non sono ancora state inventate… e le vedremo fra pochi anni) per “controllare” gli spostamenti individuali è stato da me vaticinato già tempo fa, anche su queste pagine. Temo che si arriverà, è solo questione di tempo. Con la scusa, ipocrita, tipica della società sicuritaria: “ti controllo per il tuo bene, cioè per sapere dove sei – in caso di tua eventuale necessità – o addirittura per prevenire il rischio che tu vada a cacciarti nei guai…” chissà magari doteranno i droni di altoparlanti e chi sta nella sala controllo parlerà al tipo in montagna: “sei fuori via, guarda che sta arrivando il temporale, non sei allenato… per cui torna indietro”
     
    Il passo successivo, “repressivo”, è un attimo concretizzarlo: numero chiuso, tanti permessi rilasciati (previa prenotazione on line) per quel giorno in quel luogo, tanti devono risultare dai droni, uno in più fa scattare a suo carico multe, ammende divieti e, perché no?, legittimazione dell’assenza di soccorso in caso di necessità di chi non risulta legittimato a esser lì proprio in quel giorno.
     
    L’aberrazione del controllo attraverso la tecnologia – di cui i droni sono una delle infinite manifestazioni, non l’unica – lascia paradossalmente uno spiraglio aperto a chi (come me) auspica una montagna meno frequentata. Siccome i cannibali sono normalmente (non al 100%, ma quasi…) insofferenti a regole, controlli, divieti ecc, una montagna prospetticamente mappata a tappeto, grazie anche ai droni, li farà “scappare” a gambe levate. Non ne ho la certezza assoluta, ma mantengo accesa una speranza.

  7. Ciò che mi spaventa non e l’ uso dei droni per salvare delle vite. Mi spaventa invece l’ uso dei droni per controllare o eliminare le persone!
    I droni in uso in questi giorni nelle guerre a noi vicine sanno individuare un movimento, anche al buio o nel bosco, rilevano il calore corporeo e addirittura il battito cardiaco a distanze notevoli, praticamente e impossibile, o quasi, nascondersi! 
    I soldati “amici” portano addosso dei sistemi di riconoscimento per evitare errori da parte del drone, il quale può sparare a 250m. A colpo sicuro.
    La tecnologia è Italiana!!!!!
    A quando la dotazione per usi civili , non delle armi, ma dei sistemi di riconoscimento? 
    Alla faccia dell andar per boschi a rilassarsi!
    In quanto al soccorso….. Io l’ ho praticato quando era volontariato e basta. Poi sono arrivati i professionisti e la qualità del soccorso è aumentata e di tanto, e di tanto è aumentato il compenso, per noi era pari a zero o al rimborso eventuale delle spese, giustamente!
    E giustamente è aumentato il numero delle chiamate per qualsiasi imprevisto perche, se sono pagati con soldi pubblici e’ un mio diritto farmi soccorrere, ho contribuito anch’io!?….
    Se poi hai un assicurazione tipo tesserati CAI o come quella paventata dalla regione Aosta per gli escursioni, be! Allora non è solo un diritto, ma lo pretendo come dovere e per qualsiasi cazzata il soccorso!
    Mi spiego?……
    La colpa non è solo dell’ aumento degli escursioni se sono cresciuti gli interventi, ma anche del modo in cui è stato “trasmesso e percepito”
    Il soccorso, un servizio “dovuto”al cittadino al pari di tanti altri, e al pari di altri sfruttato, anche,  inappropriatamente come i Pronto soccorso o la guardia medica .
    E se non si riuscisse a fornirlo un soccorso? Scatterebbe la denuncia?
    Da parte di un “esperto alpinista” che si è cacciato di sua spontanea volontà in qualche anfratto nascosto raggiungibile solo dai droni,
    Alpinista privo, come la stramaggioranza di chi va per monti, anche solo di una fascia un cerotto e due antidolorifici, (pesano!) ?
    Bo!? Mi pare che di ipocrisia in ipocrisia si vada sempre peggio, e non sarà certo con la nuova tecnologia che si riuscirà a dare un freno alla massa di pecoroni che ogni fine settimana invadono ogni anfratto montano griffati e chiassosi in cerca di adrenalina al grido di “tanto c è il soccorso”!
    Tanti auguri Sig. Crovella per la sua battaglia, le continui pure a crederci ma io temo che sia già persa!
     
     

  8. Marcello, hai ragione da un lato, dall’altro, come ho scritto, magari si fa un passo avanti.

  9. Beh, non sarebbe male se la tecnologia avanzata fosse messa finalmente a disposizione del popolo, in luogo d’essere usata solo per scopi bellici e per esplorazioni!

  10. Io vorrei vedervi se durante una delle vostre gite solitarie o in compagnia cadete, vi procurate una bella frattura esposta a una gamba in una zona impervia ed isolata… La montagna ai duri! Basta “coccole”! Non tiratevela tanto, non siete Joe Simpson. Cellulare ed elicottero, altro che palle!
    Marcello: V1 e V2 non erano “droni” (per fortuna degli inglesi) ma missili balistici non guidati. Li lanciavano verso una zona e lì arrivavano. I droni, grazie al GPS/Glonass/Beidu e alle videocamere integrate, arrivano quasi perfettamente nel luogo indicato.

  11. Ritengo invece che sarebbe più opportuno un ritorno completo ad un soccorso alpino laico, fatto da volontari. Purtroppo abbiamo già un soccorso militarizzato (sagf) o paramilitarizzato (vvff). O all’abolizione dello stesso: non si deve pensare che sicuramente qualcuno ti verrà a prendere. Non si devono attribuire responsabilità od omissioni se il soccorritore sbaglia o decide di non partire. Una volta era così, e la cultura della montagna è del saper andare in montagna era diversa, molto maggiore. 

  12. Da diverso tempo sono a favore del ritorno a una montagna scomoda, scabra e spartana. In tale ottica non vedrei male l’abolizione totale del soccorso alpino., discorso sul quale non ritorno. Qui mi limito alla seguente considerazione: l’uso di tecnologie sempre più sofisticate, ottimizzando l’efficacia del soccorso, aumenta il grado di “coccole” a vantaggio dei freq1uerntatoiri dell’outdoor. Ergo: avremo sempre più cannibali e sempre meno montagna “vera”. Non credo che ne valga la pena.

  13. Sarebbe stato interessante conoscere i numeri su cui si basa lo studio, per avere un’idea della base statistica, della tipologia di incidente, della stagione. 
    Quanto al turista appesantito e cannibale dubito fortemente che, dopo essersi ridotto in uno stato come quello descritto e quindi aver dimostrato una scarsa attenzione alla propria salute, scelga la destinazione delle proprie vacanza in base al potenziale di soccorso della zona. 
    Sono concorde ad affidare i soccorsi a professionisti, militari o non, invece che a volontari: sarebbe più diretto far passare il concetto che se ti fai venire a prendere senza un vero motivo di urgenza devi pagare il ticket per l’intervento. 

  14. L’uso dei droni è stato inventato dai militari fin dai tempi delle V-1 germaniche nella seconda guerra mondiale.
    Ribadisco che, secondo me, che nel Cnsas ci sono stato,  il soccorso in montagna dovrebbe essere fatto dai corpi militari e non da enti professionali mascherati da corpi volontari sotto l’egida di club dilettantistici.
    Mi vedo già il turista appesantito, fumatore, bevitore e gran forchetta, scegliere l’Alto Adige per le vacanze perchè è tutto pulito, preciso, ordinato e se ti viene un infarto ti salvano con le ultime tecnologie.
    E la montagna si popola sempre più di cannibali crovelliani con l’approvazione degli USA a cui Eurac ha mandato questo, sicuramente interessante, studio. Pensate un po’.

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