Produrre meno plastica?

Grazie all’uso degli ecocompattatori intelligenti si realizza un’economia davvero circolare con un impatto positivo sull’ambiente.

Produrre meno plastica?
(qualcuno ci prova col ciclo ‘bottle-to-bottle’)
a cura della Redazione di Greenandblue.it
(pubblicato su greenandblue.it il 24 giugno 2021)

Ogni giorno tutti diciamo “plastica”. Ma sarebbe più corretto parlarne al plurale. La plastica non è una sola, sono tante e diverse tra loro. Nel modo di usarle e nel modo di riciclarle. La plastica delle comuni bottigliette d’acqua, per esempio, è polietilenetereftalato, meglio noto come PET. Si tratta di un polimero termoplastico della famiglia dei poliesteri, il più utilizzato nell’industria alimentare per latte, olio, succhi, acqua e altre bevande. E’ igienico, sicuro e preserva le caratteristiche del prodotto. Ciascuna bottiglietta, dopo l’uso, si può riciclare meccanicamente ottenendo scaglie reimpiegabili nella produzione di una nuova bottiglia, sempre per uso alimentare. Dunque, preferire come imballaggio una bottiglia in PET è una scelta sostenibile. Il vero atto ecologico che ogni cittadino dovrebbe compiere però è un altro: la raccolta per il circuito di riciclo selettivo ‘bottle to bottle’, una tecnica innovativa che trasforma un rifiuto in un nuovo prodotto. Un gesto semplice, diretto all’economia circolare.

Proprio a ciò punta la raccolta selettiva del consorzio Coripet, un sistema autonomo attivo dal 2018 e riconosciuto dal Ministero dell’Ambiente come “Sistema per la gestione diretta degli imballaggi in PET per liquidi alimentari”. Fra i suoi traguardi più importanti va segnalato l’accordo firmato con l’Anci nel 2020 e rinnovato quest’anno, sulla raccolta differenziata e sulla raccolta selettiva delle bottiglie in PET mediante l’installazione di appositi ecocompattatori su suolo pubblico e privato in grado di garantire, appunto, il riciclo a ciclo chiuso ‘bottle-to-bottle’.  L’innovazione di Coripet sta proprio nell’aver realizzato, per la prima volta in Italia, un modello virtuoso di economia circolare applicando le direttive europee dell’EPR (Extended Producer Responsibility), che superano il precedente assetto monopolistico attraverso la nuova raccolta selettiva di bottiglie in PET. Interessante è l’obiettivo di realizzare il ciclo “da bottiglia a nuova bottiglia” e la volontà di giungere, in modo progressivo, al recupero del 90% delle bottiglie immesse sul mercato dalle aziende produttrici consorziate.

Qui entrano in gioco gli ecocompattatori intelligenti, nati cioè per intercettare soltanto gli imballaggi in PET per liquidi alimentari e avviarli al processo meccanico di riciclo che dà loro nuova vita, ossia il circolo ‘bottle-to-bottle’. La tracciabilità della bottiglia acquisita attraverso gli ecocompattatori dura per tutta la catena e nel procedimento di riciclo meccanico attuato dai riciclatori soci  del consorzio per ottenere rPET (dove “r” sta per “riciclato”) destinato alla produzione di nuove bottiglie adatte al contatto diretto coi liquidi alimentari. L’intera operazione ha un bassissimo impatto ambientale e consente un notevole risparmio di materie prime. 

A differenza della raccolta differenziata, nel riciclo ‘bottle-to-bottle’ le bottiglie usate seguono una filiera chiusa sin dal momento in cui vengono riposte nell’ecocompattatore fino al passaggio che le rende di nuovo imballaggi pronti a tornare sul mercato. Lungo il percorso non esistono interferenze con materiale di altro tipo e ciò assicura un riciclo potenzialmente infinito delle bottiglie in PET. In sostanza, le bottiglie raccolte vengono gestite per essere direttamente inoltrate all’azienda che dovrà riusarle, senza passare da un impianto che le seleziona dalle altre plastiche. I vantaggi ambientali e di sistema sono evidenti.

Nel riciclo selettivo ‘bottle-to-bottle’ i cittadini diventano gli attori chiave nel conferimento delle bottiglie. Il Consorzio riconosce il valore della loro partecipazione perché chi raccoglie le bottiglie usate presso gli ecocompattatori della rete Coripet riceve  incentivi sotto forma di punti. Questi, sommati fra loro, generano un sistema di fidelizzazione atto a premiare chi aiuta l’ambiente.

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Produrre meno plastica? ultima modifica: 2022-08-11T04:03:00+02:00 da GognaBlog

5 pensieri su “Produrre meno plastica?”

  1. 5
    antoniomereu says:

    In un mondo industriale che dopo 50/60 di intensa e massiva produzione di plastiche varie  ci sia un po’ meno ipocrisia è bello, altrettanto bello e  auspicabile da parte di chi imballa e fa scelte importanti per le masse consumatrici accorgersi di cosa ha buttato finora  nell ambiente …ma anche i singoli dovrebbero fare la loro parte ,comprarne meno ,svitarne il tappo ,che è molto più prezioso del contenitore e quantomeno prendersi la briga di svuotare il prezioso contenuto in quanto non siamo in grado di riprodurre le sue semplici molecole.  

  2. 4
    grazia says:

    Ritengo sia fuori luogo asserire che il PET sia un materiale sicuro, igienico e che preserva le caratteristiche del prodotto.
     
    Per il resto, l’unica maniera per ridurre i rifiuti è non produrli, dunque va azzerato l’uso delle plastiche.

  3. 3
    Giorgio Daidola says:

    Rimane il problema dell’energia che viene consumata e di tutti gli altri costi del processo di recupero. Però l’iniziativa è buona e l’acqua Ferrarelle è migliore di quella del rubinetto, almeno per me.

  4. 2
    Andrea Parmeggiani says:

    Ho scaricato la APP di questo consorzio…. Peccato che, da Modena, il compattatore più vicino sia Bologna, o Sassuolo. Almeno mezz’ora di auto.
    Pero’ idea buona

  5. 1
    lorenzo merlo says:

    L’acqua andrà ai privati – in futuro anche l’aria –, gli acquedotti torneranno magicamente a fornire acqua da bere, tutti saranno invitati a consumarla “per ridurre le plastiche”.

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