Profili – 01 – Luciano Orsi

Perché Profili. Perché ho ideato questa rubrica per cercare di portare un certo tipo di alpinisti e di alpinismo sulla porta di casa dell’arrampicatore o dell’alpinista della domenica. Questo, inteso nell’accezione più alta del termine, in quanto queste persone sono mosse da un’unica molla, la passione e non basano la loro prestazione sul grado ma sulla bellezza dell’ambiente e sul fatto che finalmente evadono, come molti di noi, per poche ore da una routine quotidiana magari difficile.

Oggettivamente questo mondo non è fatto di “pannello”, di schede o di tiri lavorati e nemmeno solo di nomi che aprendo vie di un certo tipo periodicamente si guadagnano le pagine delle riviste o delle testate on line. Questo mondo è fatto di molti personaggi che non sono uomini da copertina, che non possono allenarsi e per i quali fare un grado che dopo il 6 abbia delle consonanti è già un successo. Uomini quindi certamente non da 8a ma che hanno sviluppato la loro passione nei ritagli di tempo, nei quali un lettore comune possa in qualche misura identificarsi facendo sue le loro storie.

La rubrica “Profili” si propone quindi, tramite delle piccole interviste, di portare ad una più ampia conoscenza di pubblico proprio coloro i quali hanno dedicato passione, tempo e talvolta denari per scoprire nuovi itinerai, magari attrezzandoli a prezzo di fatiche titaniche e pure a proprie spese.

Uomini che nelle loro zone di residenza, pur essendo sempre stati un pochino nell’ombra, hanno contribuito a sviluppare l’alpinismo e l’arrampicata sia su roccia che su ghiaccio contribuendo ad avvicinare alle discipline verticali molti appassionati. Quindi l’obiettivo di queste interviste sarà quello di fargli raccontare delle storie di vissuto, indagare sulle motivazioni più o meno recondite e di parlare delle ambizioni celate o meno che albergano in ognuno di loro.    

In apertura di ogni intervista ci sarà un’introduzione dell’intervistatore ed ogni intervista sarà corredata da quanto segue:
– una raccolta fotografica coerente con il testo;
– una selezione di due o tre itinerari del cuore dell’intervistato corredati da una relazione completa;
– possibilmente una foto dei tracciati o un schizzo originale di questi.

La cadenza di pubblicazione di questa rubrica sarà mensile e potrà eventualmente contenere una sorta di esortazione a far uscire allo scoperto personaggi non ancora intervistati o che abbiano comunque una storia da raccontare.

Idealmente sarà un viaggio per storie e per persone, a Ovest come a Est.

Profili – 01 – Luciano Orsi
di Elio Bonfanti

Andare a trovare Luciano Orsi nella sua casa-laboratorio e non lasciarsi rapire dalle sue spiegazioni sui materiali da alpinismo, che da anni realizza e testa sul campo, è praticamente impossibile.

Ciò nonostante, essendo molto riservato quando il discorso si sposta su “cosa stai facendo di bello in montagna“, è sempre un po’ reticente nel parlare preventivamente dei suoi tanti nuovi progetti.

Da buon cuneese molto concretamente, una volta individuato un nuovo obiettivo, lo realizza e se lo gode con suoi amici più stretti. E’ molto difficile sentirlo dire “ah sto aprendo una via nuova nel tal posto” e per vincere questa sua riservatezza di fondo (spesso senza riuscirci) bisogna quasi violentarlo.

Ho avuto modo di ripetere molte vie di Luciano ed ultimamente una caratteristica delle sue relazioni è quella di non evidenziare più il grado di ogni singolo passaggio, ma bensì di illustrare l’itinerario con una valutazione tecnico estetica di ogni tiro che si traduce di volta in volta con un “bello” o “molto bello” intervallati da un “divertente” o da un “difficile”. Una delle particolarità di questo poliedrico personaggio consiste nel fatto che, avendone le capacità tecniche e le attrezzature, riesce sempre, seguendo il suo motto A vanta Arangese e nen Trubulè!!! (bisogna aggiustarsi e non tribolare), a fabbricare qualche nuovo attrezzo per semplificarsi la vita in parete.

A questo punto, dato che pensavo davvero che valesse la pena di farlo conoscere meglio ad un pubblico anche al di fuori della Provincia Granda, ecco una piccola intervista che sono riuscito, non senza fatica, ad estorcergli.

Raccontami un po’ di te, della tua vita al di là della montagna.
Sono in ritiro da una dozzina d’anni, ma ero un artigiano che, essendo nato nell’ambito della meccanica, progettava e costruiva aratri. Era un lavoro molto impegnativo, ma che insieme a grandi soddisfazioni mi ha permesso di acquisire una vasta conoscenza sui metalli e sulle tecniche di lavorazione degli stessi, consentendomi di fabbricare per me e per alcuni miei amici delle attrezzature specifiche per la chiodatura su roccia e anche per l’arrampicata sul ghiaccio.

Sì, ho davvero imparato molte cose e non avendo famiglia adesso ho molto tempo libero da dedicare a questa passione.

Quando hai iniziato ad andare per monti?
Da bambino sono stato in colonia per 5 anni a San Giacomo di Entracque e lì la montagna o ti entra nel sangue o la detesti. Poi per sbaglio ho iniziato a scalare, così io ed un mio amico abbiamo fatto un corso negli anni Ottanta dove, tra l’altro, come istruttori c’erano i due fratelli Ravaschietto (Cege e Vince). Da allora non ho più smesso.

Chi, se c’è, ti ha ispirato?
Sono un essere umano con tutti i miei bei difetti, ma se devo essere sincero non sono stato influenzato da nessuno. A mio avviso certi miti a volte deludono (non amo gli eroi) ed ho sempre cercato, compatibilmente con il mio tempo libero, di pensare con la mia testa e di fare cose alla mia portata…

Quali itinerari di alta montagna hai percorso e in che anni?
Considerato il fatto che mal sopporto i luoghi affollati o alla moda, ho certamente fatto qualche puntata al Bianco ripetendo le grandi classiche: ma quando c’è troppa gente non mi diverto più, preferisco i posti dove possibilmente non c’è nessuno ed è lì che mi trovo perfettamente a mio agio.

La tua attività si è limitata alle Alpi o hai spaziato anche in giro per il mondo?
Il poco tempo libero concessomi dagli impegni lavorativi non mi ha consentito di muovermi come avrei voluto, così la mia attività si è svolta principalmente sulle Alpi Occidentali con qualche puntata nel Delfinato ed in Verdon. Per contro, sono anche riuscito, insieme a Beppe Comino, ad andare in Patagonia per un tentativo al Fiz Roy.

Il Pilastro Goretta mi ha permesso di mettere bene a fuoco i miei limiti fisici permettendomi, constatando sul campo le mie effettive capacità, di non montarmi la testa.

Hai sempre fatto anche un intensa attività su ghiaccio. Che emozioni ti dà risalire una cascata di ghiaccio?
Diciamo che per quanto riguarda il ghiaccio ho re-iniziato quando sono andato in pensione. Prima non avevo molto tempo da dedicargli. Il bello di salire una cascata è che ogni giorno può essere diversa, sono molteplici i fattori che concorrono a renderla unica ogni volta. In Val Varaita abbiamo l’anfiteatro di Castello dove si formano molte linee diciamo di “palestra”. Ecco, anche andando a giocare lì, a volte si possono trovare delle linee che per via delle condizioni riescono ad impegnarti a fondo. Io, salendole sempre dal basso, ogni volta devo studiarmele bene ed è come costruire un qualcosa di nuovo perché i passaggi di volta in volta possono essere diversi. Tra l’altro, colgo l’occasione per dire che proprio all’anfiteatro di Castello quest’anno sono stati messi in sicurezza tutti gli ancoraggi dove fare le moulinette.

Qual è la cascata che consiglieresti?
Cascata da consigliare, bella domanda… Ognuno ha i propri gusti, ma dalle mie parti Gastok, Mistero e Ciucchinel (la prima salita ad occidente) sono a mio modo di vedere da non mancare.

Quando hai iniziato ad aprire vie nuove e con che stile?
Ho arrampicato per molto tempo su vie tracciate da altri, ma ora che ho del tempo libero a disposizione mi diverto molto a cercare nuove linee, esplorarle, metterci il naso e vedere se vale la pena di attrezzarle. Ad aprire vie salendo dal basso con il trapano ho iniziato intorno al 2000, prima con Guido Cavagnero poi ho continuato con Luca Salsotto e infine da solo. A volte bisogna frequentare il sito parecchie volte (viverlo) per vederne la linea. Ciò mi stimola molto e mi fa sentire vivo, e fintanto che mi diverto lo faccio volentieri, così tengo anche lontani i vari acciacchi “Bubù” dell’età!

Ammetto che molte vie non siano dei “capolavori”, ma io cerco di fare al meglio quello che posso e soprattutto quello che mi permette la parete. Non mi interessa ridurre il tutto ai soli gradi, alla roccia perfetta, o alla libera ad ogni costo. Come ho già detto prima, non cerco i posti alla moda, per me contano molto più lo stato d’animo, la compagnia e le emozioni di quel momento, che solo certi luoghi ti sanno dare.

A me piace vedere la gente che scende dalle vie contenta e non c’è niente come questo che mi appaghi di più. Il più delle volte chiodo da solo, cercando di non mettere gli ancoraggi troppo lontani (tanto per far vedere quanto sono bravo) e di posizionarli in modo di non far rischiare stupidamente le caviglie cadendo su qualche terrazzino. Nello stesso tempo. sono dell’idea che i moschettonaggi “avanta ad co Vagnesie na frisa” (bisogna anche un po’ guadagnarseli), cosicché provando i passaggi cerco di piazzare le protezioni fisse in modo che, per non banalizzare la scalata, queste non siano troppo ravvicinate.

Uso sovente termini piemontesi per i nomi delle vie (possibilmente in chiave umoristica), perché di essere piemontese e italiano non mi vergogno affatto, anzi… fa parte della mia cultura e secondo me è bene valorizzarla. In secondo luogo ci sono termini bellissimi, che si adattano a pennello alla situazione che stiamo vivendo e ci fanno sorridere, anche delle nostre piccole miserie…

Vuoi parlarmi di qualche tuo compagno di cordata che ricordi con particolare affetto?
Mi sono sempre legato con molti e diversi compagni, tra questi ricordo con particolare affetto Beppe Comino e Guido Cavagnero che sono stati tra i primi, poi sicuramente ne dimenticherò moltissimi ma non posso non citare i fratelli Galizio, Guido Ghigo (il famoso alpinista compagno di Casarotto e Grassi), Luca Salsotto ed Elena Gagliano.

Hai qualche aneddoto divertente da raccontare?
Sì, una cosa ce l’ho ed è legata al nome dato ad una via che avevo aperto in Valle Stura e più precisamente sopra Demonte nel solitario Vallone del Saut. Dopo essermi sciroppato tutto l’avvicinamento, mi ero reso conto di aver dimenticato l’imbrago a casa, così una mia cara amica a cui avevo raccontato il fatto, raccomandandomi di prendere urgentemente una badante, mi diede involontariamente l’idea per il nome da dare alla via. Così nacque La Badante.

Tra le vie che hai aperto a quali sei più legato?
Sicuramente la via a cui sono più legato è L’Aragn Rusulent al Monte Chersogno. Il nome datogli è autoironico in quanto significa il ragno arrugginito. Io sarei il ragno ed avendo lavorato il ferro per tanto tempo anche io mi sono un po’ arrugginito… Un altro itinerario è Attrazioni Gravitazionali alla Rocca la Meya ed anche questa è stata una lunga cavalcata impegnativa e non priva di rischi. Da ultima, una delle ultime nate è la via I Ciciu nel Vallone di Neraissa situato sopra all’abitato di Vinadio in Valle Stura. In linea di massima queste sono le vie che mi hanno gratificato maggiormente, anche perché oltre ad essere molto belle, avendole fatte da solo mi sono costate parecchio tempo e molta fatica.

Per cui, se dovessi consigliare a qualcuno di ripetere tre fra le tue vie, quali suggeriresti?
Consigliare una via non è facile, ma quello che posso dire è: ogni tanto snobbate i luoghi dove vanno tutti perché sono alla moda, uscite dai soliti posti e provate ad andare a curiosare, il più delle volte non si rimane delusi.

La tua grande attività di apritore ti ha portato a realizzare attrezzature molto utili. Vuoi parlarcene?
Nel mio lavoro gli aratri li montavo sempre da solo anche perché mio fratello era sovente in giro o a vendere o per consegne, cosicché questo percorso mi ha aiutato nell’ideare attrezzature specifiche per essere autosufficiente nel lavoro. Questo concetto l’ho trasportato in montagna concependo le varie attrezzature direttamente in parete in modo di poter chiodare da solo quasi tutte le vie che ho aperto, perché il problema più grosso quando si è appesi nel vuoto è quello di avere trecento cordini tutti attorcigliati insieme.

Così, per non “tirare tante belle Mxxxxxe”, ho cercato di combinare in pochi attrezzi tante caratteristiche. Così sono nati il martello con la becca per ripulire le fessure dotato di cricchetto e di bussola nella parte posteriore, una leggerissima zappetta per pulire quando ci sono terra e zolle e una “sella” che mi permette sia di provare i movimenti che di restare appeso a lungo senza sentire formicolii alle gambe.

Si sa che fare questo genere di lavori comporta il fatto di operare spesso in posizioni molto scomode, per cui tra le varie diavolerie che ho escogitato c’è anche un porta materiale da busto con moschettoni fissi sul quale riesco ad avere tutto a portata di mano e ad agganciare e sganciare il trapano con una mano sola. In questo modo non ho quasi mai voglia di scendere e non faccio lavori frettolosi perché magari non ce la faccio più a stare appeso.

Hai sempre fatto tutto a spese tue o qualcuno ti ha aiutato?
Ho fatto quasi tutto pagando il materiale di tasca mia, certo è un sacrificio ma non avendo famiglia e non essendo amico di Bacco, Tabacco e Venere, (quest’ultima nella deprecabile declinazione monetaria del termine), non ho grandi problemi economici e destino parte delle mie risorse in questa attività che amo. Ogni tanto qualche amico o amica vengono a darmi una mano, magari per pulire e devo dire che in media le donne sono più disponibili.

Monte Chersogno 3026 m (Val Maira, Alpi Cozie)
Aragn Rusulent
di Luciano Orsi, luglio 2016. La via termina sulla Prima Spalla, circa a quota 2750 m.

Roccia: quarzite molto buona a tratti ottima
Sviluppo: 420 m c.
Esposizione: sud-est
Grado: max. 6c (6a+ obbl.)
Materiale: 14 rinvii, una serie di friend dal grigio al giallo BD, fettucce per le soste e due corde da 60 m.
Avvicinamento stradale: dopo Dronero S.Prov.422 proseguire per Km 28 fino a Prazzo; svoltare per S. Michele S.P. 233 per Km. 5. All’incrocio proseguire per Campiglione per Km 5. Prima della Borgata svoltare a destra su strada sterrata (divieto) per Grange Chiotti km 2,8; proseguire per km1 fino alla fine della strada (casa con fontana).
Avvicinamento: dopo il parcheggio continuare per il sentiero che sale al bivacco Bonfante, aggirare la conca e dirigersi in centro all’evidente parete. 25 min.
Osservazioni: via interamente chiodata a fix inox da 10 mm. Soste con catena e anello per la calata dove necessario. Tempi di percorrenza 7-8 ore, da zaino a zaino. Segnale cell. ottimo.

Relazione
1° Tiro Salire la rampa e il muretto verticale molto bello 15 m. Sosta 2 fix
2° Tiro Salire la fessura atletica molto bello 25 m. Sosta 2 fix
3° Tiro Salire il muro verticale poi traverso a dx. molto bello 30 m. Sosta con catena
4° Tiro Salire il diedro (presone) muretto prato molto bello 30 m. Sosta con catena
Trasferimento prato verso destra 30 m. Sosta 2 fix
5° Tiro Salire la placca in diagonale verso la quinta bello 55 m. Sosta con catena
6° Tiro Salire una serie di diedrini accennati molto bello 25 m. Sosta 2 fix
7° Tiro Salire il muro strapiombetti di continuità bellissimo 25 m. Sosta con catena
8° Tiro Salire rocce articolate molto bello 40 m. Sosta con catena
9° Tiro Salire rocce varie forse il tiro meno bello 55 m. Sosta con catena
10° Tiro Salire la placca lavorata molto bella 30 m. Sosta 2 fix
11° Tiro Superare il tetto poi placca molto bello 30 m. Sosta con catena
12° Tiro Salire la placca muretto bello 45 m. Sosta con catena
13° Tiro Salire la placconata poi tettino bellissimo 30 m. Sosta 2 fix
14° Tiro Salire rampa poi tetto atletico placca finale molto bello 30 mt Sosta con catena.

Discesa: dalla cima consigliate n° 8 doppie, si può scendere a piedi ma io personalmente lo sconsiglio (calzature molto in ordine, pendii molto ripidi bastoncini quasi obbligatori e sapersi orientare, peggio ancora se c’è nebbia).

NoteL’Aragn Rusulent significa Il Ragno Arrugginito(che sarei io). Nonostante la roccia sia di ottima qualità, verificate sempre cosa tirate).
Sito Internet: https://sito.libero.it/rampigneacuni/

Rocca La Meja 2800 m c. (Val Maira, Alpi Cozie)
Attrazioni Gravitazionali
di Luciano Orsi, luglio 2021. La via si svolge sul Torrione situato tra il Torrione Ginco e il Torrione Guanta.

Roccia: Dolomia molto buona a tratti ottima
Sviluppo: 370 m c.
Esposizione: sud-est
Grado: 6b+/6c max. (6a+ obbl.)
Materiale: 12 rinvii utili friend dal 0.3 al 1 B.D. fettucce per le soste due corde da 60 metri.
Avvicinamento stradale: da Dronero S.Pr. 422 per km. 26 svoltare a sinistra sulla S.Pr. 113; continuare fino al Colle del Preit km.14, scendere su strada sterrata fino alla malga km 2,2 (no auto basse). Parcheggiare con discrezione.
Avvicinamento: dal parcheggio prendere il sentiero che va verso la Meja ed abbandonarlo dopo 10 min. Risalire i pendii evitando le pietraie in direzione del torrione. 30 min.
Osservazioni: via interamente chiodata a fix inox da 10 mm. Soste con anello per le calate dove necessario. Attacco nella parte destra nel punto più basso (vedi foto).

Relazione
1° Tiro Muro verticale (Sveglia) Molto Bello 30 m. Sosta 2 fix
2° Tiro muretto uscita alla Cengia Carino 25 m. Sosta Catena. Traversare a destra la Cengia 15 m.
3° Tiro Placconata lavorata Molto Bello 40 m. Sosta 2 fix
4° Tiro Muro giallo lavorato fianco fessura Moto Bello 20 m. Sosta 2 fix. Dalla punta del torrione scendere a piedi al successivo 25 m.
5° Tiro Salire la placca e fessura Molto Bello 45 m. Sosta 2 fix
6° Tiro Salire la placca e le fessure Bello 20 m. Sosta 2 fix
7° Tiro Salire il muro corto, con uno spacco prendere la Pala Gialla Bello 25 m. Sosta 2 fix
8° Tiro Salire la Pala lavorata verticale Molto Bello 35 m. Sosta Catena. Effettuare una doppia al colletto. da 30 m. Scendere a piedi passando nel buco alla Pala successiva
9° Tiro Salire la fessura un po obliqua Molto Bello 30 m. Sosta 2 fix
10° Tiro Continuare in verticale Molto Bello 35 m. Sosta Catena
11° Tiro Salire a dx. la placca spigolo arioso Molto Bello 35 m. Sosta Catena
12° Tiro Salire la fessura camino Bello ( la sosta e semi nascosta a dx. 30 m. Sosta Catena.

Discesa: dalla cima 1 doppia a dx (consigliata), poi a piedi nell’evidente canale oppure 3 doppie sulla via.

Note: Esistono diversi tipi di gravità, la più conosciuta e quella che ci fa restare con i piedi per terra… e ci permette di godere del piacere di arrampicarci su delle belle pareti. L’altra è l’attrazione verso posti nuovi o mai esplorati. Sulla Meja la roccia è strepitosa, ma dove le difficoltà si annullano bisogna muoversi con perizia. I secondi di cordata sono caldamente invitati a non fare i difficili e a rimuovere eventuali erbe o sassi pericolosi. Non pensate solo a voi stessi… la via è “anche” tua…
https://sito.libero.it/rampigneacuni/

Contrafforti del Nebius 2200 m (Valle Stura, Alpi Cozie)
I Ciciu
di Luciano Orsi, giugno 2021.

Roccia: dolomia veramente bella
Sviluppo: 410 m c.
Esposizione: sud-est
Grado: 6c max (6a+ obbl.)
Materiale: 14 rinvii e fettucce per le soste, due corde da 60 metri.
Accesso stradale: Strada Statale n° 21, in uscita da Vinadio svoltare a destra per il Vallone di Neraissa continuare per Km 7,8 fino al rifugio del Nebius e parcheggiare.
Avvicinamento: imboccare il sentiero che porta al Nebius (se prestate attenzione) potrete ammirare i Ciciu nella frana. Seguire questa traccia per circa 45 minuti sino ad arrivare ad un ripiano posto sulla sinistra idrografica del torrente. A questo punto sarete di fronte alla parete dal lato opposto, indi reperire un grosso cespuglio di ginepro (ometto) e seguire la traccia che taglia diagonalmente l’impluvio franoso per poi risalirlo dalla parte opposta fino all’altezza dell’attacco.
Osservazioni: via interamente chiodata a fix inox da 10 mm. Soste con anello per le calate dove necessario. Via situata in un contesto paesaggistico spettacolare.
Attacco: Alla base del primo torrione (vedi foto) cordone e targhetta.

Relazione
N° 1 Tiro Muro lavorato favoloso m. 40 2 fix
N° 2 Tiro Cresta elementare 2 Spit m. 20 2 fix
N° 3 Tiro Placca muro lavorato Molto Bello m. 30 Catena. Scendere disarrampicando a sin. al torrione succ. 3 m. 30
N° 4 Tiro placca e muretto Bello m. 20 2 fix
N° 5 Tiro Placconata Molto Bella m. 30 2 fix. Pendio erba e roccia 1 spit mt 20 2 fix
Relazione
N° 1 Tiro Muro lavorato favoloso m. 40 2 fix
N° 2 Tiro Cresta elementare 2 Spit m. 20 2 fix
N° 3 Tiro Placca muro lavorato Molto Bello m. 30 Catena. Scendere disarrampicando a sin. al torrione succ. 3 m. 30
N° 4 Tiro placca e muretto Bello m. 20 2 fix
N° 5 Tiro Placconata Molto Bella m. 30 2 fix. Pendio erba e roccia 1 spit mt 20 2 fix
N° 6 Tiro Rampa tecnica Bello m. 30 2 fix
N° 7 Tiro Muretto tecnico Bello m. 25 Catena. Trasferimento in cresta, canale colletto cordoni segnavia m. 150. Discesa protetta 4 spit al torrione successivo m. 30
N° 8 Tiro Placca Bella m. 30 2 fix
N° 9 Tiro Diedro Bello m. 30 Catena
N° 10 Tiro Placca e muro Belli m. 30 2 fix
N° 12 Tiro Muro verticale Spettacolare m. 55 Catena
N° 13 Tiretto corto carino m. 10 2 fix
N° 14 Tiro Muro finale verticale Spettacolare m. 25 Catena.

Discesa: consigliata a piedi sui pendii verso nord salendo leggermente. Calzature in ordine.

Note: I Ciciu. Traduzione: Pupazzi, Bambolotti, Fantocci, Burattini, in riferimento alle bellissime formazioni geologiche presenti nella zona. Ragazzi andate a ripeterla, uscite dai soliti Corno, Castello, Meja: la roccia è spettacolare, i panorami sono mozzafiato e non rimarrete delusi. Nonostante l’ottima qualità della roccia controllate sempre cosa tirate (specialmente sul facile). Buon divertimento a tutti.
https://sito.libero.it/rampigneacuni/

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Profili – 01 – Luciano Orsi ultima modifica: 2023-10-30T05:15:00+01:00 da GognaBlog

5 pensieri su “Profili – 01 – Luciano Orsi”

  1. Luciano purtroppo qualche giorno fa ci ha lasciati. Rimane il ricordo di un uomo dal basso profilo tipico piemontese, poco appariscente, ma di grande sostanza e altruismo. Le tante vie che ha aperto ci aiuteranno a mantenere vivo il suo ricordo. Ciao Luciano

  2. Bellissimo profilo di una persona molto appassionata e genuina. Le sue conoscenze  nel campo dei materiali sono enormi, quindi è un punto di riferimento per chi come me vuol imparare e conoscere. Ciano ha saputo e voluto esplorare pareti e montagne altrimenti dimenticate. Il suo divertimento e la sua passione inarrestabile ci anno regalato molte vie di arrampicata di ogni genere di difficoltà e stile. C’è ne veramente per tutti, le sue vie più alpinistiche sono delle vere perle di bellezza.  

  3. Bella intervista ad un “equipeur” molto competente che ha sdoganato l’arrampicata plaisir su strutture spesso dimenticate aprendo tante nuove possibilità molto interessanti e alla portata di molti.
    Bravo Elio per questa nuova interessante rubrica e complimenti naturalmente a Ciano per la sua corposa attività animata da limpida passione.

  4. Bell’ articolo. Conosco Elio Bonfanti e pure Luciano Orsi. Pur essendo una donna ” matura & scarsa”, livello difficoltà basso ma con desideri vivaci non posso che RINGRAZIARE Luciano e inviare un abbraccio a entrambi. 

  5. Ottima idea, la nuova rubrica. Speriamo che faccia uscire dal sottobosco dell’anonimato bei personaggi che non sono conosciuti o non si “fanno” conoscere per scelta

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