Punture di zecca

L’estate è la stagione delle passeggiate all’aria aperta e delle escursioni nella natura, ambienti che favoriscono il benessere, ma che possono nascondere anche alcune insidie, come le zecche.

Punture di zecca
A cura della Casa di cura La Madonnina
(pubblicato su lamadonnina.grupposandonato.it l’8 luglio 2026)

L’estate è la stagione delle passeggiate all’aria aperta e delle escursioni nella natura, ambienti che favoriscono il benessere, ma che possono nascondere anche alcune insidie, come le zecche. Questi piccoli parassiti, appartenenti alla classe degli aracnidi (cui fanno parte anche i ragni), sono particolarmente attivi nei mesi più caldi e si trovano soprattutto in aree ricche di vegetazione, come boschi e praterie, o in luoghi frequentati da animali, come pascoli e stalle. 

Sebbene il loro morso passi spesso inosservato, in alcuni casi può trasmettere malattie, rendendo importante sapere come individuarlo e quali sono i comportamenti corretti da adottare. Ne parliamo con la Elena Guanziroli, specialista in dermatologia della Casa di Cura La Madonnina, che ci spiega come riconoscere una puntura di zecca.

Come capire se si è stati punti da una zecca?
Il morso di zecca è generalmente indolore, poiché il parassita inietta sostanze anestetiche e la sua saliva contiene anche principi antinfiammatori”, spiega la dottoressa. 

Le zecche si posizionano sulla punta di erbe o foglie in attesa del passaggio di un ospite, che individuano grazie a segnali come il calore, l’anidride carbonica e altre sostanze emesse dallo stesso. Quando l’ospite passa, la zecca si attacca a questo, per poi andare a nutrirsi del suo sangue e staccarsi spontaneamente da lui dopo 2–7 giorni.

Il morso della zecca, dunque, spesso non viene percepito e, una volta che il parassita si è staccato, può non lasciare segni evidenti.

Per riconoscerlo è, quindi, importante:
– individuare la zecca quando è ancora presente sulla cute: dopo essere stati in mezzo alla natura, è fondamentale ispezionare accuratamente il corpo, anche con l’aiuto di un’altra persona, soprattutto nelle zone più nascoste o coperte da peli, come inguine, ascelle, cuoio capelluto e pieghe cutanee. La zecca attaccata può apparire come un piccolo puntino scuro, leggermente rilevato sulla pelle, talvolta simile a una piccola crosticina che non si stacca;

– osservare eventuali reazioni cutanee e sistemiche: la comparsa di chiazze rosse ad anello (eritema migrante), soprattutto se in progressiva espansione, può essere un segnale compatibile con infezioni trasmesse dalla zecca, come la borreliosi di Lyme. La presenza di una lesione arrossata con crosta centrale di colore molto scuro può, invece, essere suggestiva di rickettsiosi. Anche sintomi come febbre, malessere generale e marcata stanchezza possono indicare un’infezione trasmessa dalla zecca e non vanno trascurati, ma richiedono un consulto medico.

Quali malattie possono essere trasmesse dalle zecche?
Nella maggior parte dei casi la zecca non è infetta e non trasmette alcuna malattia – chiarisce la dott.ssa Guanziroli – Tuttavia, in alcune circostanze può veicolare batteri, virus e altri microrganismi responsabili di infezioni che, se riconosciute e diagnosticate tempestivamente, possono essere trattate efficacemente”.

Solo raramente, fino a circa il 5% dei casi, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, e soprattutto nei bambini, anziani e soggetti più fragili, queste infezioni possono evolvere in forme gravi e potenzialmente pericolose.

Malattia di Lyme e sintomi
La malattia (o borreliosi o morbo) di Lyme è un’infezione batterica trasmessa dalla zecca che, se non trattata, può causare problematiche articolari e neurologiche anche persistenti. 

La sintomatologia varia a seconda dello stadio della patologia. Nei giorni successivi al morso fino a qualche settimana a seguire si manifesta caratteristicamente con:
– eritema ad anello (detto eritema migrante, perché migra verso l’esterno): il caratteristico eritema con bordi arrossati e interno più chiaro, che si estende attorno al morso;

– nodulo cutaneo a rilievo (linfocitoma di Borrelia) che nei bambini si manifesta prevalentemente sul viso e in particolare a livello del lobo auricolare, mentre negli adulti nell’areola del capezzolo e sullo scroto.

Nella fase di diffusione sistemica si possono verificare sintomi simil-influenzali e spossatezza generale.
Infine, in caso di infezione trascurata e persistente, le conseguenze possono essere gravi come: 
– artrite;
– encefalomielite;
– dermatite cronica (definita acrodermatite cronica atrofizzante);
– neuropatia periferica;
– infiammazioni cardiache;
– meningite.

Altre malattie trasmesse dalle zecche e sintomi
Tra le altre patologie trasmesse dalle zecche in Italia, le principali sono:
– encefalite da zecca o TBE (Tick-Borne Encephalitis): una malattia virale che colpisce il sistema nervoso centrale. Spesso è asintomatica o causa lievi sintomi simil-influenzali; nei casi gravi, tuttavia, può evolvere in meningite o encefalite, lasciando complicanze neurologiche a lungo termine. Contro questa patologia, esiste anche un vaccino per le categorie esposte o a rischio;

– rickettsiosi: gruppo di infezioni batteriche che si manifestano generalmente con febbre alta improvvisa, mal di testa, dolori muscolari e, in molti casi, con una caratteristica crosta scura (escara) nel punto del morso. La forma più diffusa in Italia è la febbre bottonosa mediterranea, caratterizzata da un’eruzione cutanea con piccole macchie rossastre a rilievo (simili a bottoni), determinate da una vasculite, ovvero l’infiammazione dei piccoli vasi sanguigni;

– febbre ricorrente da zecche: infezione batterica che si presenta con attacchi ciclici e ripetuti di febbre alta e dolori, intervallati da periodi di temporaneo benessere;

– tularemia: infezione batterica che provoca dolorose ulcere cutanee e un forte ingrossamento dei linfonodi;

– ehrlichiosi: infezione batterica che aggredisce i globuli bianchi del sangue, manifestandosi con febbre improvvisa, brividi, forti cefalee e dolori muscolari.

Cosa fare se si viene morsi da una zecca?
Per quanto riguarda il morso della zecca è importante distinguere due situazioni:
– zecca ancora attaccata: va rimossa quanto prima, senza toccarla a mani nude, ma utilizzando guanti e pinzette a punta sottile. È importante afferrarla il più vicino possibile alla pelle e rimuoverla delicatamente con un movimento lento e possibilmente rotatorio, evitando di schiacciarla, perché potrebbe rigurgitare materiale infetto, aumentando il rischio di infezioni. Se una parte del parassita permane nella cute, questa va rimossa con un ago sterile. Dopo la rimozione, la zona va pulita con acqua e sapone, mentre il parassita, se possibile, va conservato per un eventuale valutazione medica;

– zecca rimossa: nei giorni successivi è importante monitorare la comparsa di eventuali sintomi cutanei come l’eritema migrante tipico del morbo di Lyme, la presenza della crosta molto scura tipica della rickettsiosi e dei sintomi come febbre alta ed estrema stanchezza generale, che possono richiedere intervento medico e, se gravi, necessitano un intervento al Pronto Soccorso. 

Cosa non fare
Se si viene punti da una zecca è importante:
– non lasciare parte dell’animale all’interno della cute. Se non si riesce a estrarlo, rivolgersi al medico;

– non utilizzare alcol, sostanze irritanti o fonti di calore, che potrebbero favorire il rigurgito da parte della zecca, con rilascio potenziale di patogeni o la sua penetrazione più in profondità;

– non assumere antibiotici autonomamente, poiché potrebbero mascherare i sintomi.

Quando rivolgersi allo specialista
In caso di morso di zecca, è consigliabile rivolgersi a uno specialista se:
– la zecca non può essere rimossa completamente; 

– nei giorni o nelle settimane successive alla puntura, compaiono sintomi ed eruzioni cutanee, febbre, mal di testa, dolori muscolari e articolari, stanchezza insolita. 

È opportuno richiedere una valutazione medica quando il morso interessa bambini, persone anziane, soggetti immunodepressi o quando la zecca è rimasta attaccata alla pelle per molte ore. 

Una diagnosi tempestiva consente, infatti, di individuare precocemente eventuali infezioni trasmesse dal parassita e di avviare, se necessario, il trattamento più appropriato.

Qual è la terapia per un morso di zecca
Se la zecca non è infetta e non si presentano sintomi nei giorni/settimane a seguire non viene effettuata alcuna terapia, in quanto la maggior parte delle zecche non sono infette. 

Se, invece, si riscontrano sintomi di infezione, in base al patogeno e allo stadio della patologia, il medico prescriverà la terapia più adatta, in molti casi antibiotica, se si tratta di infezione batterica, o terapie adiuvanti, come antipiretici e antinfiammatori.

Come prevenire o evitare i morsi di zecca
Come recita il detto: “prevenire è meglio che curare”. In molte situazioni, semplici accorgimenti possono contribuire a ridurre il rischio di punture di zecca:
– abbigliamento adeguato: indossare scarpe chiuse, pantaloni lunghi infilati nei calzini e maglie a maniche lunghe tenute all’interno dei pantaloni. Se necessario, completare l’abbigliamento con un cappello;

– colori chiari: preferire indumenti di colore chiaro, che consentono di individuare più facilmente eventuali zecche;

– repellenti: utilizzare prodotti repellenti specifici per la pelle e per gli animali domestici. Per i cani possono essere impiegati anche collari antiparassitari e altri dispositivi di protezione dedicati;

– evitare il contatto con la vegetazione: limitare il passaggio in aree con erba alta e ridurre il più possibile il contatto diretto con cespugli e vegetazione;

– controlli prima del rientro a casa: ispezionare e scuotere accuratamente indumenti, coperte e altri materiali utilizzati all’aperto. È, inoltre, consigliabile controllare periodicamente, durante le attività all’aperto, sia gli indumenti sia la pelle, prestando particolare attenzione a collo, cuoio capelluto, ascelle, inguine e ad altre zone nascoste.

Punture di zecca ultima modifica: 2026-07-19T05:22:00+02:00 da GognaBlog

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28 pensieri su “Punture di zecca”

  1. D’estate, quando le temperature rimangono alte di notte anche in quota, si possono trovano zecche anche a 2500 m. D’altronde gli animali vanno anche a quote elevate.
    Con gli inverni caldi di questi ultimi anni, le zecche sopravvivono molto più facilmente e con la bella stagione si moltiplicano a dismisura.
    Poi, se aggiungiamo che – per fortuna – i cacciatori sono sempre di meno, gli animali selvatici sono sempre di più e, con questi, le zecce.
    L’esagerato aumento in questi anni di montagnini della domenica con calzoncini corti, che si sdraiano sui prati a sonnecchiare e fare pic-nic, non è tale da bilanciare l’incredibile aumento di zecche neppure sul Resegone! Quindi non resta che essere prudenti.

  2. Da allora almeno sei a stagione (record personale 2 anni fa 10)

    …PRINCIPIANTE!!! 🙂

  3. Fino a 6/7 anni fa in Apuane di zecche non se ne vedeva. Ora è strano non beccarle.

  4. Dipende molto da che posti frequenti.
    Comunque io la prima l’ho presa in Grignetta dieci anni fa, prima mai.
    Da allora almeno sei a stagione (record personale 2 anni fa 10)

  5. Con tutte queste storie mi state facendo paura!
    In vita mia di zecche finora ne ho beccata una sola, tanti anni fa, e poi piú nulla.
    Vuoi vedere che è pure una questione di sangue appetitoso, come con le zanzare?
     
    P.S. Faccio gli scongiuri…

  6. “Si può stare sicuri di non incontrarle sopra i 1600 m di quota”
    Si, credici Guido Merizzi…conosco personalmente una persona che si è trovato due zecche dopo aver fatto la traversata del Castore.
    Considerando che era partito a piedi da St. Jacques (1635 m slm) per andare al Guide di Ayas e il primo pezzo è strada sterrata, direi che è sempre stato ben sopra i 1600m
    La cresta del Mezzalama come i dintorni del Guide di Ayas sono piene di stambecchi, che evidentemente le seminano…

  7. Una “bella” novità:
    https://www.bbc.com/news/articles/cj6g03567edo
     
    l’articolo dice che in Australia le zecche hanno cominciato a trasmettere un’allergia alla carne di mammifero, che in caso di ingestione provoca uno shock anafilattico mortale. Speriame che non lo vengano a sapere i vegani…

  8. 12 effettivamente erano le vecchie linee guida che lo proponevano tra cui anche quelle Sarde ,ma io continuo a farlo non per una questione di filetto  magari metrico😁ma per il semplice motivo che cosi non mi si è mai spezzato il tistro e li ragnetto poi lo vedi anche bello vivo e ancora zampettante …seguitemi peraltri consigli su rieduchetional Chanell

  9. La vaccinazione copre molti ceppi della meningoencefalite da zecca ,potenzialmente letale.
    La borricellosi o morbo di Lyme mi e’ stata descritta come un fiume carsico tipo malaria : ogni tanto potresti avere delle ricadute anche dopo la guarigione.

  10. Esperienza personale. Anni fa’ in Grigna versante lago mi beccai una dose di zecche superiore ai miei standard. Un po’ preoccupato mi feci fare il test di primo livello. Risultai positivo. Andai allora al San Raffaele dove esiste un gruppo di specialisti sulla malattia di Lyme. Mi fecero fare il test di secondo livello. Risultavano negativi gli anticorpi a breve e positivi quelli a lungo periodo. Nonostamte un’accurata anamnesi storica non c’erano evidenze di probabili contagi nel passato. Il medico mi spiegò’ che potevano anche essere anticorpi derivanti da altre infezioni. Mi sembra di capire che anche il test più specifico non sia poi così specifico,almeno per gli anticorpi del passato. Dopo quell’esperienza ora mi sono rassegnato, le tolgo il prima possibile e aspetto di vedere cosa succede monitorando i segni clinici eventuali. Altrimenti uno dovrebbe sempre riempirsi di antibiotici. 

  11. Se non hai mai avuto sintomi ma sei comunque positivo senti il tuo medico cosa ti consiglia. Comunque direi in linea di massima che ti è andata sempre bene.

  12. Grazie Marco,  ma se scopro che ho contratto la Borelliosi anni fa, è una notizia positiva o mi devo tagliare le vene?😱

  13. Guido il test è una titolazione anticorpale per la.borrelia. tra l’altro è utile perché può distinguere anche tra infezione reecente o più remota 

  14. @12
    Si , non sono un esperto ,ma il rostro delle zecche non e’ maschiato da una filettatura , per cui orario o antiorario e’ uguale.
    La cosa a cui presterei attenzione e’ non farsi tentare di sollevarla finche’ non ci sono evidenze che il rostro ha mollato , ed evitare di toccare la pancia della zecca , per evitare rigurgiti di sangue infetto nella ferita.
    Ioho trovato utile il set con tre forcine di dimensioni diverse “a svitare”  che vendono in farmacia.

  15. Qua in Friuli le zecche sono una cosa abbastanza comune e in una stagione se ne beccano abbastanza. Io faccio il test ogni 2 anni e lo aggiungo agli altri esami del sangue. Una cosa che mi ha fatto sorridere e’ che tutti hanno scritto che le zecche devono essere girate in senso antiorario. Non vedo che differenza fa il senso in cui viene girata…

  16. Esiste un test per verificare la positività alla malattia di Lyme che forse io, Bonsignore, antoniomereu e tutti quelli che vengono in contatto con le zecche dovrebbero fare, ma forse è meglio di no per evitare cadere in paranoia!

  17. Ticovac è per l encefalite( encefalite virale) non per il Lyme. Ad oggi non c’è vaccino per il Lyme . Quello che dovrebbe essere gratuito a mio avviso dovrebbe essere la titolazione anticorpale a 2 mesi dalla puntura di zecca o per le persone particolarmente esposte almeno 1 volta l’anno.

  18. Quindi:
    1) La zecca è del tutto innocente nell’ eventuale e rari caso di trasmissione di malattie
    2) il suo morso è indolore e se la si lascia in pace si stacca da sola.
    3) a differenza delle zanzare (di gran lunga più pericoloso e letale) le si possono evitare standosene a casa
     
    Ergo: di che preoccuparsi???

  19. 6@ Se in FVG  in alto Veneto o Trentino la pinzetta forse anche no ma un Ticovac ,tra l altro gratuito sicuramente!

  20. Ma i tecnici del Socc. Alpino sono dotati di pinzette a hanno frequentato un corso di formazione per estrazione di zecche???
    Se no, dovrebbero farlo al più presto!

  21. Concordo con la rotazione (lenta) in senso antiorario, senza strappare. E’ essenziale. Ad un certo punto si percepisce una specie di “click”, che indica che la zecca ha mollato la presa. Con un minimo di attenzione e di pratica non c’è neppure bisogno di strumenti, si fa bene anche con la punta delle unghie. Bisogna essere sicuri di prenderla sotto la testa, dove il rostro si affonda nella pelle: altrimenti la si fa a pezzi, e quello che rimane attaccato può causare grossi fastidi. Incidentalmente, in termini biologici credo che questo sia il motivo per cui cani e gatti non si tolgono le zecche da soli, anche quando sono a portata di zampe.

  22. Di zecche posso certamente dire d essere un esperto…dopo diversi amici a quattro zampe con cui condivido da sempre  boschi e sottobosco, quest’ anno particolarmente caldo sono pure di più e anche nei centri abitati…non conto nemmeno più le mie estrazioni che poi frega niente a nessuno, personalmente consiglio per esperienza una particolare pinza (si trova in farmacia o si fa arrivare) a pressione autonoma fatta a x in acciaio e assolutamente rotazione in senso antiorario,senza mai strappare, prima si nota e la si toglie meglio è in quanto pare che nelle prime 24 ore l antipatico animaletto non trasmetta ancora il peggio di se’.E spray a go go alcuni marchi sono meglio di altri ma poi ognuno reagisce diversamente a vari tipi di sudore e calore emanato…ciao spero di essere stato utile.

  23. Andando per boschi tutte le volte che posso, nonostante tutte le precauzioni mi capita abbastanza spesso (diciamo, un 2-3 volte per stagione) di trovarmi delle zecche attaccate – fortunatamente, sinora senza conseguenze (ma un conoscente si è presa la borreliosi di Lyme, e non ne è mai uscito completamente). L’importante è immparare a staccarle senza causare rigurgiti e senza lasciare pezzi della testa  sotto la pelle.
    Qualche anno fa, ho avuto un’esperienza abbastanza terrificante. Dopo una lunga camminata con il pastore maremmano che avevo allora, sul trenino di ritorno mi sono accorto che nel pelo del cane c’erano decine e decine di zecche, che non erano ancora riuscite ad arrivare alla pelle. Non ho potuto fare altro che toglierle ad una a una con le dita e infilarle nella lattina di fanta che stavo bevendo.

  24. Maledette! Sono sempre più diffuse a causa del riscaldamento climatico, della diffusione del bosco e soprattutto del sottobosco nelle zone umide (felci, arbusti come le “barbe di capra”, etc.) e della fauna selvatica (caprioli, cinghiali, volpi, etc.) . Si può stare sicuri di non incontrarle sopra i 1600 m di quota. Per quanto mi riguarda, dopo poche ore dalla puntura, mi viene una forte infiammazione cutanea, come la puntura di una vespa, per cui è molto difficile per me non accorgersi entro le prime 24 ore. E credo che questo sia un fatto positivo. Una volta tolta la zecca l’infiammazione però mi persegue anche per una quindicina di giorni. Quando sono costretto a frequentare i boschi di media montagna e di pianura mi difendo per quanto possibile facendo il bagno nell’Autan!
     
     

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