Quale volontariato per il CAI di domani

Tra due giorni si terrà a Firenze il 100° congresso del Club Alpino Italiano. E questa volta il tema è Quale volontariato per il CAI di domani. Qui il programma.

E’ sicuramente un tema di grande attualità e merita un palcoscenico così importante.

Pur essendo molto lodevole e interessante l’iniziativa dei tre forum http://congresso.cai.it/Contenuti.aspx?p=9 (associato al gruppo di lavoro Volontariato nel CAI di oggi), http://congresso.cai.it/Contenuti.aspx?p=10 (associato al gruppo di lavoro Volontariato nel CAI di domani) e http://congresso.cai.it/Contenuti.aspx?p=11 (associato al gruppo di lavoro Associazionismo e Servizi), dall’esterno non sembra che il modo in cui è organizzato il congresso (tavole rotonde preimpostate e relatori già designati) possa favorire un proficuo scambio di idee nuove, che vengano veramente dalla base dei soci: un’orchestra simile sembra più a favore di linee d’indirizzo che i vertici politici del CAI hanno già delineato da tempo e probabilmente hanno in mente di sviluppare nel futuro. In linea con le proposte di modifica alla Legge 266/1991 e alla Legge 74/2001.
Di queste, si ricorda che la prima legge regola il volontariato organizzato e istituisce delle strutture per lo sviluppo e la crescita del volontariato su base regionale (i Centri di Servizio per il Volontariato), che forniscono gratuitamente alle Organizzazioni di Volontariato servizi nel campo della promozione, della consulenza, della formazione, della comunicazione e molti altri; e la seconda elenca le disposizioni per favorire l’attività svolta dal Corpo nazionale Soccorso Alpino e Speleologico.
Dalle pagine di questo blog auspico che siano tenute in debito conto le istanze della base, quali a esempio quelle espresse da sei soci in un documento in seguito e di recente fatto proprio a Varese dai Direttori Scuole Alpinismo Lombarde, oppure quelle già esposte in https://gognablog.sherpa-gate.com/cai-volontariato-in-pericolo/ del 12 agosto 2015.


Quale volontariato per il CAI di domani
di Riccardo Innocenti

Il tema del volontariato mi è caro. Mi considero un volontario. Sono socio del CAI da oltre trent’anni e come istruttore d’alpinismo faccio volontariato impartendo da vent’anni lezioni agli allievi dei corsi senza ricevere alcuna retribuzione.

All’interno del CAI tutti dovrebbero essere volontari. Anche coloro che fanno parte del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico. Una sezione nazionale del CAI con ampia autonomia. Ma tutti i volontari del Soccorso Alpino lo sono veramente?

In quest’ultimo anno sono venute alla luce alcune vicende che mi fanno interrogare sul termine volontario e se questo possa essere applicato a tutti i componenti del Soccorso Alpino. E sulle attività che i volontari del Soccorso Alpino fanno o dovrebbero fare.

QualeVolontariato-logo_congresso

 

Illuminante è stata la storia di un volontario emiliano che è stato cacciato dal soccorso alpino perché si è rifiutato di pulire dalle erbacce un muro stando appeso alle corde. E’ la vicenda di Luca Gardelli (https://gognablog.sherpa-gate.com/la-delusione-di-luca-gardelli/).

Ho letto con interesse lo scritto di risposta (del 15 giugno 2015) a firma del Presidente del Soccorso Alpino dell’Emilia-Romagna Danilo Righi (https://gognablog.sherpa-gate.com/13404/). Righi fa un ampia dissertazione, scomodando anche la categoria dell’etica, per non chiarire le domande più semplici che ogni lettore si è posto.

E’ legittimo e lecito per il Soccorso Alpino intervenire su richiesta di un Comune per ripulire un muro come una ditta che deve adempiere a un contratto?

E’ giusto espellere dal Soccorso alpino un volontario che non ha adempiuto ciecamente all’ordine impartito e ha sollevato una serie di dubbi e posto domande a cui nessuno ha risposto?

Dato che Righi non risponde io propongo il mio punto di vista.

L’attività che era stata proposta non è di competenza del Soccorso Alpino. Può essere eseguita “ufficialmente” solamente da aziende che hanno le necessarie certificazioni di legge. Infatti non è stata più eseguita e l’Azienda Sanitaria Locale ha dato parere negativo sul fatto che un’attività del genere fosse eseguita nella maniera e nei modi in cui il Soccorso Alpino intendeva compierla.

Gardelli è stato cacciato dal Soccorso Alpino, e la sua cacciata è stata eseguita seguendo scrupolosamente tutta la normativa interna in tema, solamente perché pensando con la sua testa, ed essendo un bravo cittadino, si è rifiutato di fare una cosa illegittima. Benché gli fosse stata ordinata attraverso il sistema gerarchico funzionale (di stampo paramilitare) che è proprio del Soccorso Alpino.

Questa vicenda ci da l’occasione per chiederci una semplice cosa: quali sono le attività del Soccorso Alpino?

La famosa Smart in dotazione al Soccorso Alpino del Lazio
QualeVolontariato-SMART1_21034_226505866903_7258_n

Certo non quello di lavorare come una ditta edile su corda per ripulire un muro. Anche se Righi cerca di farci credere che quella è un attività da Soccorso Alpino. Il Soccorso Alpino del CAI dovrebbe essere un’associazione di volontari che salva le persone in Montagna, in Grotta e in tutti gli ambienti ostili. Dovrebbe!

E veniamo a che cosa è il volontariato: il tema del congresso di Firenze del CAI.

Il volontariato è una cosa che si fa gratis, al massimo con un rimborso delle spese vive sostenute. E quando i lettori pensano al volontariato credo che il 99% di loro pensi al volontariato nella stessa maniera.

Invece il Soccorso Alpino ha un enorme disponibilità di fondi:
A livello centrale il CNSAS riceve dal CAI una parte dei fondi pubblici statali. Nel 2013, 1.405.170 Euro di cui 1.255.099 Euro come fondi pubblici e 150.000 Euro come contributo del CAI.

Ognuno dei 21 servizi regionali/provinciali del Soccorso Alpino riceve dalla propria Regione/Provincia fondi di importi diversi. Da qualche decina di migliaia di euro a qualche milione di Euro. Complessivamente le Regioni Italiane erogano ai servizi regionali del CNSAS fondi per oltre 20 milioni di Euro (ho aggregato i dati consultando tutti i bilanci pubblici delle 20 regioni italiane).

I servizi regionali del Soccorso Alpino stipulano dei contratti di servizio con le Aziende Sanitarie Locali per far salire i tecnici di elisoccorso sugli elicotteri del 118, che è il servizio di emergenza sanitaria nazionale. Per ogni contratto ricevono altri fondi per pagare fino a 350 euro al giorno i tecnici di elisoccorso e per pagare i servizi della struttura del soccorso alpino.

Una legge dello Stato, la n. 162 del 18.2.92 e la circolare dell’INPS n. 60 del 04.03.1993 garantiscono ai volontari del Soccorso Alpino un particolare status che li differenzia da tutti i volontari italiani della protezione civile. Se i volontari CNSAS sono lavoratori dipendenti hanno diritto di assentarsi dal lavoro per esercitazioni e soccorsi e il datore di lavoro deve corrispondergli lo stesso lo stipendio che può successivamente farsi rimborsare dall’INPS. Nel 2013 l’INPS ha speso per questi rimborsi 240.103 Euro. Se i volontari CNSAS sono lavoratori autonomi possono chiedere al Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale il rimborso per ogni giornata impiegata in esercitazione e soccorsi di 74 Euro al giorno. Nel 2013 il Ministero ha rimborsato 322.540 euro.

Quindi le entrate dirette del Soccorso Alpino sono in totale di oltre 22 milioni di Euro annui. Sono moltissimi soldi per una struttura di volontariato. Non viene data pubblicità ai bilanci, sia del CNSAS centrale che dei servizi regionali, che non sono pubblicati sui siti e non sono sottoposti al controllo del CAI. Il Soccorso Alpino è diventato “un’entità” paragonabile ad una media azienda in cui tutto avviene in maniera autoreferenziale. Non ci sono controlli esterni. Il Soccorso alpino si controlla da solo. Da solo giustifica l’impiego di decine di milioni di euro di fondi pubblici.

Il Nelson Mandela Forum di Firenze, sede del prossimo 100° congresso nazionale del CAI
QualeVolontariato-NelsonMandelaForum-449260960581cUntitled-1

Per fare un esempio, si evince dal bilancio del CNSAS 2013 che un gruppo di 37 persone che fanno gli istruttori nelle due scuole nazionali tecniche del CNSAS hanno ricevuto in un anno 254.068,77 Euro a fronte di diarie giornaliere di 366 Euro cadauna e di rimborsi di tutte le spese sostenute per il loro impegno. Compensare con 366 Euro, più il rimborso spese, al giorno dei “volontari” è sicuramente singolare.

Analogamente chi svolge il compito di tecnico di elisoccorso sugli elicotteri dei 118 regionali riceve fino a 350 Euro al giorno.

Il Presidente del Soccorso Alpino Pier Giorgio Baldracco ha affermato che il 5,5% dei 7.000 volontari del Soccorso Alpino riceve una retribuzione. Questa retribuzione quindi riguarda circa 400 persone. E’ corretto chiamare volontario chi riceve una retribuzione?

In questa maniera si è trasformata quella che era una nobilissima attività di volontariato in un attività ottimamente retribuita per un nutrito gruppo di fruitori. Bastano cinque giorni di “servizio volontario” al mese per costituire un vero stipendio. Un’attività del tutto analoga viene svolta dai Vigili del Fuoco con i nuclei Speleo Alpino Fluviale (SAF) che stanno a bordo degli elicotteri dei VVFF, ma per tutto il mese. Ma che non vengono compensati con cifre del genere, bensì con quello di un onesto stipendio di dipendente statale.

In Italia esistono diverse entità pubbliche che si occupano di soccorso alpino:
La Guardia di Finanza opera con il SAGF (Soccorso alpino della Guardia di Finanza) e gli elicotteri del corpo. Fanno parte del SAGF militari specializzati nel soccorso in montagna anche con l’ausilio di unità cinofile per ricerca e valanghe. Vi sono 26 stazioni del SAGF dalle Alpi all’ETNA;

I Vigili del Fuoco operano con i nuclei SAF (Soccorso Alpino e Fluviale) e gli elicotteri del corpo. Gli operatori SAF sono specializzati nelle tecniche di soccorso in montagna e sono capillarmente presenti in tutte le province italiane;

Il Corpo Forestale dello Stato ha istituito il Soccorso Alpino Forestale (SAF) per favorire le operazioni di soccorso in montagna che opera con tre stazioni in Italia e in stretta sinergia con il Centro Operativo Aereomobile del Corpo che mette a disposizione gli elicotteri necessari all’intervento;

L’Esercito Italiano tramite il Comando Truppe Alpine mette a disposizione numerosi nuclei di militari specializzati nel soccorso in montagna e soprattutto nel soccorso sulle piste da sci;

La Polizia di Stato e i Carabinieri hanno personale specializzato nel soccorso sulle piste da sci;

Tutte le Forze Armate italiane (Esercito, Aereonautica, Marina e Carabinieri) mettono a disposizione elicotteri per il trasporto di personale specializzato per effettuare soccorsi in montagna.

Tutti questi enti pubblici hanno soccorritori professionisti che vengono retribuiti allo scopo. Da quando “i volontari” del CAI hanno stipulato convenzioni con le ASL e con i 118 ogni richiesta di soccorso è dirottata sui “volontari” lasciando praticamente disoccupati tutti gli altri. E le convenzioni con le ASL sono profumatamente rimborsate.

E’ compito del Soccorso Alpino fare convenzioni con le ASL? Il Soccorso Alpino è obbligato a fare queste convenzioni? NO! Lo fa liberamente. Proponendosi come interlocutore contrattuale a dei soggetti, le ASL che hanno bisogno di alcuni servizi. Ma facendo così di volontariato non c’è più niente.

IL CNSAS interpreta l’art 80 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 a proprio esclusivo favore. La norma dice che al CNSAS è di norma attribuito il soccorso in montagna, in grotta, in ambienti ostili e impervi e che al CNSAS spetta il coordinamento dei soccorsi in caso di presenza di altri enti o organizzazioni, con esclusione delle grandi emergenze o calamità. Attraverso questa norma il CNSAS (volontari) vorrebbe coordinare tutti i Corpi dello Stato (professionisti) deputati al soccorso. Questa situazione genera una contrapposizione funzionale tra chi il soccorso lo fa di mestiere e per questo è pagato dallo Stato e chi lo fa per volontariato.

Foto: Soccorso Alpino Valdostano
Ayas

Il 29 marzo 2015 Giovanni Busato, in passato Vicepresidente del Soccorso Alpino del Veneto, si è espresso, con un commento (ore 16.22) all’articolo https://gognablog.sherpa-gate.com/i-documentati-dubbi-di-riccardo-innocenti/, sostenendo che per avere professionalità bisogna pagare i volontari. Ma se li paghiamo che volontari sono??

Lo Stato versa al Soccorso Alpino una somma non irrilevante. Le regioni molto di più! E la Lombardia è tra le prime anche in questo campo!

Leggendo gli atti dei documenti riportati nel sovracitato articolo (https://gognablog.sherpa-gate.com/i-documentati-dubbi-di-riccardo-innocenti/), il 30 marzo 2015 un anonimo mi ha inviato una missiva con tradizionale busta spedita via posta ordinaria all’indirizzo del mio legale (che mi rappresenta e tutela in un contenzioso giudiziario con il Soccorso Alpino del Lazio e nazionale) con allegati due verbali secretati del Soccorso Alpino Lombardo.

Già la stampa (e pure la magistratura) si era occupata e si occupa di vicende che riguardano quel consesso. Qui alcuni link:

10 marzo 2012: http://www.lecconotizie.com/attualita/terremoto-nel-soccorso-alpino-si-dimettono-8-volontari-54107/

13 marzo 2012: http://www.lecconotizie.com/attualita/soccorso-alpino-i-dimissionari-sputano-fuoco-54642/

16 marzo 2012: http://www.lecconotizie.com/attualita/soccorso-alpino-altra-bomba-anche-arrigoni-si-e-dimesso-55045/

20 marzo 2012: http://www.lecconotizie.com/montagna/soccorso-alpino-beltrami-i-nodi-sono-arrivati-al-pettine-55613/

Ma ce ne occuperemo anche noi nel prossimo futuro.

Se si ha buona pazienza di leggere i verbali (Allegato1 e Allegato2), e se questi sono autentici e non sono una burla, data la fonte anonima, ci si rende conto di quanto il Soccorso Alpino Lombardo si è dato da fare per prendere i soldi dalla Regione Lombardia, atteso che la legge impedisce di prenderli sic et simpliciter. Serve un altro ente che li prende e poi te li gira. Anche il Soccorso Alpino ha le sue scatole cinesi…

I lettori di questo blog si chiederanno: organizzare scatole cinesi per prendere milioni di euro in fondi pubblici è la vera attività del Soccorso Alpino? E anche questa è un’attività di volontariato?

Probabilmente se lo dovrebbero chiedere anche tutte le migliaia di volontari del soccorso alpino che fanno i volontari senza prendere un euro… Quelli sono veri volontari anche se inquadrati in una struttura che se sollevi la manina e poni qualche domanda scomoda a cui rispondere ha delle bellissime procedure per cacciarti in maniera democratica come è successo a Luca Gardelli. Un cittadino onesto che non voleva fare cose illegittime e ha fatto l’obiettore. L’obiettore del Soccorso Alpino ha un’unica strada davanti… diventare un ex!

Ma è questa la strada che il CAI intende seguire quando parla del volontariato nel futuro?

Perché il CAI non controlla quello che fa il Soccorso Alpino? Perché il Presidente Generale del CAI Umberto Martini non si accorge dei milioni di euro che arrivano nelle mani dei volontari del Soccorso Alpino per fare attività di volontariato? Ma il CAI lo deve controllare il Soccorso Alpino? E se non lo controlla commette una mancanza?

Oppure, è questo che il CAI vuole per il futuro? Il volontariato pagato come in Lombardia o per i 400 operatori del soccorso alpino che, per affermazione diretta del loro Presidente Baldracco, prendono una retribuzione?

Sarebbe bello che le tavole rotonde del 100° congresso del CAI affrontassero questo argomento.

E sarebbe bello sapere che impalcatura contrattuale ha escogitato il Soccorso Alpino lombardo per incassare i fondi pubblici dato che le leggi dello stato non sono state modificate e quei soldi non li potevano incassare direttamente. E chissà come li prendono ora dato che hanno stipulato una nuova convenzione che arriva fino al 2016.

Nel frattempo qualcosa si muove. Nel Lazio, dal 2015, in caso di intervento in ambiente tipicamente montano o impervio, il 118 chiama i Vigili del fuoco (professionisti del soccorso) e non il Soccorso Alpino (volontari del soccorso).

Comunque, per evitare fraintendimenti sui verbali che mi sono arrivati in busta anonima, ho presentato alla competente Procura un’articolata denuncia.

0
Quale volontariato per il CAI di domani ultima modifica: 2015-10-29T06:00:54+01:00 da GognaBlog

50 pensieri su “Quale volontariato per il CAI di domani”

  1. 50
    Temistocle says:

    @Daniele: “purtroppo” nessuno scappa dal problema. O si decide che cosa è soccorso alpino e poi si cercano dei criteri per dargli un valore, anche economico, o saltare a piè pari a conclusioni personali, come nell’articolo, è fare come i romanisti quando parlano della lazio e dei suoi tifosi. Riguardo alla questione del tuo ultimo post, è ancora un altro tema (e fa tre…). Niente di male, solo che lasciare indietro argomenti non trattati a dovere e aggiungerne invece di nuovi non aiuta a seguire il filo di un discorso. Poi, per carità…. va bene tutto, eh…

  2. 49
    Daniele Caielli says:

    Un futuro roseo ed in linea con la tradizione se ci sarà l’interesse a fare luce sulle ombre e ad attenersi agli ambiti del soccorso ad alpinisti ed escursionisti nonché speleologi in difficoltà. Liquidare Riccardo Innocenti (che non è solo…) con sdegno e omertà non fa altro che rafforzare le convinzioni di chi crede che ci sia poca chiarezza.

  3. 48

    Sono il più bravo, sono il più bello, sono il migliore, io faccio, io dico, io sono… ecco qua Luigi (visti gli aultimi interventi… Luigi chi?) questi alcuni esempi di autocelebrazione, neologismo della lingua italiana. Essendo un neologismo è comprensibile che qualcuno non ne afferri il significato, ma con un po’ di sforzo tutti ce la possono fare…! Dai, che non è difficile… !
    Tornando alle cose serie, anche se una piccola variazione può essere sempre divertente, non vorrei che la discussione si spostasse troppo dalla sua linea originale che credo sia estremamente importante, sia per quanto riguarda l’esistenza stessa di un’organizzazione quale appare ora, sia per i risvolti piuttosto inquietanti di episodi accaduti che danno, ricatalogando gli interventi, tre visioni distinte dell’organizzazione stessa da parte di chi la vive nel suo interno:
    1) una coscienza altruista e senza scopi diversi, da parte di, probabilmente, buona parte degli operatori.
    2) una gestione imprenditoriale di tipologia privata nei confronti di un ente pubblico da parte di alcuni (al momento supposta ma non ancora comprovata)
    3) una sudditanza istituzionale senza sè e senza ma, di tipo che definirei militare, da parte di altri.

    Quale futuro per questa organizzazione?
    Peace and Love (con livore ed astio!)

  4. 47
    Luca Visentini says:

    Non è vero, ho letto qui cose nel merito del volontariato o del professionismo per quanto riguarda il soccorso alpino che finora non avevo riscontrato altrove.
    E su noialtri, penso per esempio a me e al Michelazzi, non è il caso di scambiare il temperamento per astio o livore.

  5. 46
    Daniele Caielli says:

    Una lunga discussione che, com’era prevedibile, ha evitato il nocciolo della questione, vuoi per personalismi o altro, si è spostata su temi che nulla hanno a che fare con quelli della lettera. Purtroppo.
    Purtroppo è ribadisco PURTROPPO, la superficialità, le “minacce” ed in parte l’arroganza di chi denigra quanto scritto e denunciato altro non fanno se non aumentare ulteriormente i dubbi sulla gestione del problema.

  6. 45
    Alessandro Gogna says:

    Caro Marcello, hai perfettamente ragione. Sarebbe bello che tutti avessero il coraggio delle proprie idee. Quelli che non ce l’hanno sostengono di avere le loro buone ragioni, come fossero minacciati. Ci farebbe piacere sapere di che minacce stanno parlando (ostracismi, ricatti, pubblico ludibrio?).
    Detto questo, quand’anche l’Amministratore di questo sito determinasse (e lo può fare con un clic) che i commenti anonimi vengano scartati, stiamo pur certi che l’anonimo troverebbe mail e nomi falsi dietro i quali trincerarsi.
    Posso garantire che, dopo un recentissimo controllo di nomi e mail di questo database, fatto da me e a manina, nel totale di indirizzi presenti, il numero di nomi farlocchi (35) supera di gran lunga quello degli anonimi (30 a 5).
    E allora preferisco il male minore: meglio un dichiarato anonimo che un nome falso.
    In ogni caso, proprio questa mattina, ho eliminato i 35 falsi dalla lista.

  7. 44
    Temistocle says:

    Comprendo l’appello di Marcello, legittimo, ma purtroppo non posso accoglierlo, per una serie di ragioni con le quali non vogio annoiarvi e che comunque esulano dall’argomento trattato nel titolo. Mi limito a proporre degli schemi di ragionamento possibilmente rigorosi e quindi impersonali. Chi invece vuole esprimere opinioni va bene che le associ a nome e cognome, questo è comprensibile. Se vi va bene possiamo continuare ad approfondire la discussione, in caso contrario accetto anche un “Temistocle, nu’ rompime o belin”.

  8. 43

    Scusate, mi intrometto da già auto-escluso, con una proposta democratica e lecita (secondo me).
    I commenti anonimi (con nomignoli, soprannomi, senza nome e cognome completo) dovrebbero ritenersi nulli.
    Chi esprime un pensiero, giusto o sbagliato che sia, lo faccia in prima persona, mettendoci se stesso senza paura.
    Iniziare a leggere commenti anonimi trasmette diffidenza preventiva e senso di vigliaccheria.
    Vediamo poi se il tenore (livore?) di certe affermazioni sarà lo stesso.
    Peace and love (cit. Ringo Starr and Stefano Michelazzi)
    MC

  9. 42
    Luigi says:

    quella che il Sig. Michelazzi, autocelebrandosi, definisce franchezza e mancanza di timore reverenziale, io lo chiamo astio e livore. La grinta e il disprezzo delle opinioni altrui che dimostra in questi post, penso dovrebbero farci riflettere un poco tutti (io per primo) sui modi con cui cerchiamo di affermare le nostre convinzioni.
    Ora mi si dirà che il mio interventonon toglierà di certo il sonno a lui o a chi utilizza la sua stessa verve neglio interventi, ma a mio parere avere le proprie idee e sostenerle anche controcorrente è una cosa sacrosanta, tirare invece badilate di fango (partendo da un “articolo” la cui aderenza ai fatti è ancora tutta da verificare) a qualcuno o qualcosa, è solo maleducazione. Saluti

  10. 41
    Temistocle says:

    Pessimo articolo. Scritto malamente su tesi (volutamente?) preconfezionate. Due gli errori macroscopici: si parla di soccorso come fosse una questione semantica attorno alla parola volontario, ma nulla si dice di quanto viene fatto, come viene fatto, attraverso quali percorsi, preferendo saltare direttamente alle proprie arbitrarie conclusioni su cosa sia lecito o meno. Che sono punti di vista, validi tanto quanto quelli all’opposto. Mentre l’errore di partenza resta, grossolano e aggravato dalla ferma volontà di crearci poi un costrutto che per forza risulta tarato ab originis, appunto. Seconda castroneria: “chiunque può fare soccorso in montagna/grotta/forra meglio del cnsas, ovunque e in qualsiasi momento”. È l’autocertificazione palese dell’ignoranza dei sostenitori di questa idea, che dimostrano di non conoscere né il cnsas né altre organizzazioni. Eppure non serve la perspicacia di Sherlock Holmes, basterebbe una semplice osservazione neutra e un po’ di buon senso, merce però piuttosto rara da queste parti, pare. Quindi ognuno resti libero di pensare ogni male possibile del cnsas, se crede, e della banda di farabutti -come minimo!- che lo dirigono, ma con l’argomento dei propri sentimenti personali. Le tesi riportate a sostegno sono di fatto errori di procedura del ragionamento veramente sesquipedali.

  11. 40

    Caro Giorgio le provocazioni a volte risultano stimolanti a volte fastidiose, dalle risposte mi sembra che le mie siano state intese (come da copione) nel primo modo…
    Dico come da copione perché con Luca ho già avuto modo di discutere e scambiare opinioni, negli anni, in altri ambiti.
    Nonostante ciò se anche avessi davanti Albert Einstein e trovassi che le mie idee non collimano con le sue glielo direi apertamente senza tanti giri di parole, il timore reverenziale non fa parte del mio stile.
    Parli di corporativismo…: bene, quando si tirano in balle le Guide, si tira in ballo una categoria di persone, una categoria di professionisti con caratteristiche collettive e soggettività, persone facenti parte dello stesso ambito operativo, quindi quando si parla di Guide, personalmente mi sento parte di questo ambito nel bene e nel male, dibatto idee ed etiche che non condivido ed apprezzo e stimo altre che sento vicine al mio modus operandi, non per questo considero le Guide una lobby (de ché poi???), né una setta ermetica, piuttosto un gruppo di professionisti che nel loro esistere possono dar fastidio ad una parte o ad un’altra ma agiscono sempre a titolo personale così come rispondono soggettivamente per ciò che fanno, opinioni diverse, etiche diverse, che proprio perché non rispondono allel logiche del corporativismo possono risultare anche diametralemente opposte, se l’alpinismo è anarchico non dovrebbero esserlo le Guide?
    Se un qualsiasi avvocato (professionista quindi come noi) commettesse una scorrettezza e venissero indicati gli Avvocati, come scorretti, credo che giustamente ci sarebbe più d’uno che avrebbe da ridire!

  12. 39
    Luca Visentini says:

    Tranquillo Giorgio, quelle tra me e Stefano sono contraddizioni in seno al popolo. Opinioni personali, mica verità assolute.

  13. 38

    Stefano, il tuo commento che si chiude con “peace & love”, è un ingiusto “attacco” a Luca Visentini. Come se fosse il primo venuto a cui tu possa dire, che sò un quaqquaraquà come me. Spiace molto.
    Tra i tanti attori di questo delirio sociale, e ambientale, e lavorativo, in cui tutti viviamo, la provocazione la devi fare ad una persona come il Visentini, che merita massimo rispetto per il lavoro che ha fatto tutta la vita, per le Montagne, nelle Montagne. Nella azione, nella scrittura, nella visione. Presidio permanente di uno spazio dimenticato, libero.
    Suggerigli di fare articoli qui ? Con tutto il rispetto che ho per questo blog, e credo che io possa dirlo a ragion veduta, mi pare risibile dire a Luca quale sia il metodo comunicativo su cui lui debba fare opzione.
    Poi nella dialettica comunicativa nel questo non-luogo virtuale odierno che è internet, sono d’accordo su esserci su questo blog. Certo! Ma rispetto al grande disegno della vita, sono cazzatine ste qui.
    Ma no! Qui, come direbbe Antonello Venditti nella canzone “Modena”, siamo a scannarci tra di “noi”, furbi come delle volpi nel deserto morale! L’etica non è un di-cui, opzione individuale facoltativa e secondaria allo stare-alla-legge, ma movente di ogni azione umana.
    Mi meraviglio che tu venga sù con questa bandiera, sì, corporativa, propria di quelle guide alpine, a cui non ti ho mai associato, mettendoti, in testa mia, tra i compagni, di una probabile lotta comune, tra i “giusti”.
    Peace & love.
    .
    P.S. Volevo postare il video di una certa canzone dei Venditti consona al contenuto dell’articolo di Riccardo Innocenti, ma invece, per svelenire il clima, opto per la bella “Che Fantastica Storia E’ La Vita”. Ovviamente nella canzone “sono le parole ad essere importanti”, ovviamente è Gato Barbieri ad essere il nostro eroe, insieme ad Aisha.
    .
    https://www.youtube.com/watch?v=pBCusRo96JY

  14. 37

    L’etica o meglio un’etica è un atteggiamento che ognuno di noi può creare, seguire, abbandonare, oppure liberamente contestare… non condividerla però non significa né che siamo noi nel giusto né che chi agisce in maniera diversa o alternativa alla nostra sia un delinquente se non esce dai canoni del lecito… ! Il dibattito che si utilizza per discutere idee o impostazioni diverse è lo strumento adatto anche allo scopo di contestare un impostazione etica! Il resto si definisce aggressione…
    Nel caso di questo articolo non si parla di etica ma di qualcosa di molto diverso che non vado a definire in quanto non ho voglia di beccarmi una denuncia…
    Lotta dura e senza paura contro gli assassini dell’avventura… Bene! Parliamone perché l’ambito mi sembra opportuno…:
    Il soccorso organizzato volontario per quanto mi riguarda, aldilà della correttezza ed onestà di intenti che possono venire imputati a moltissimi operatori, sta uccidendo l’avventura e lo vediamo senza andare troppo lontano nelle parole di alcuni interventi che tendono a sminuire il valore di un’istituzione o dell’altra…
    Ma in montagna oggi la gente ci va pensando che : “Tanto se mi faccio male c’è sempre il soccorso!” ? Sì direi di sì, o meglio direi che spesso accade così ed ho sentito personalmente gente buttarsi in improbabili avventure con questo slogan come propria sicurezza di riuscita, o almeno di ritorno a casa…
    Direi che : “Si stava meglio quando si stava peggio! ”
    Almeno per quanto riguarda l’avventura ed il suo sogno…!

  15. 36
    Luca Visentini says:

    Ma io non ho nessun dente avvelenato nei confronti di nessuna professione, credimi Stefano.
    Piuttosto tu, e ho visto anche altre amiche guide che stimo reagire come “corporazione”, scattate appena un argomento vi riguarda.
    Però io non finirò come Bersani con i taxisti…
    E anziché “peace and love”:
    lotta dura senza paura
    contro gli assassini dell’avventura!

  16. 35
    Alberto Benassi says:

    Stefano quando parlo di merdate non mi riferisco ad illeciti ma a comportamenti etici, che però, almeno per me, non sono da meno.
    Anche perchè la guida è una figura a cui tanti fanno riferimento perché vista come un qualcosa di superiore da cui prendere esempio e da cui si può solo imparare.

  17. 34

    Albeto, penso di aver più volte criticato azioni di miei colleghi pur, come ad esempio per l’eliski, anche non condividendo, non posso dire che agiscano fuori da leggi o regolamenti,. L’argomento trattato dall’articolo parla di illeciti che probabilmente (sarà nel caso il magistrato di turno a definirlo) sfocciano nell’illegalità, per un’associazione che prende fondi dallo Stato e se permetti una Guida è una persona fisica che risponde in toto delle proprie azioni e non a nome delle Guide ma di sè stesso quindi, accomunare atteggiamenti che eticamente ( e solo eticamente perché per il resto sono garantiti e definiti dalle leggi) non si condividono, lo trovo quantomeno poco opportuno, quindi non vedo ovviamente alcun motivo di portare avanti argomenti non consoni dando mazzate di qua e di là senza tener conto di questo, anche perché si rischia di delegittimare l’articolo stesso e di creare disinteresse!
    Luca, era ovviamente ironico e provocatorio chiedereti perché non hai seguito i corsi formativi di Guida Alpina, mi sembrava intrinsevo, ma forse ho peccato di superficialità, wuindi te lo comunico adesso.
    Che tu abbia scritto libri su argomenti di questo genere lo so benissimo, ma quante persone leggono i libri oggi e quante invece partecipano a discussioni virtuali come questa??? Il divario credo sia oceanico e quindi perché non partecipare coinvolgendo un numero più ampio di lettori su argtomenbti di interesse collettivo???
    Che tu abbia un dente avvelenato nei confronti della nostra professione appare abbastanza palese, avrai certo le tue buone e valide ragioni ma come detto non vedo l’opportunità di infilarle in qualsiasi argomento perché anche il Ba-Bau a volte è meno nero di ciò che si pensa…

  18. 33
    Alberto Benassi says:

    Stefano, smerdare le guide non va bene, ma non è che il solo fatto di essere guida di assolve da tutto.

    Di merdate anche le guide ne hanno fatte tante.

  19. 32
    Luca Visentini says:

    E non ho ancora detto, qui, dei rifugisti, Stefano. Talvolta, allo stesso tempo, rifugisti, guide e soccorritori. Che magari trapano artificialmente le clessidre di sosta a un via per aumentare le pastasciutte, garantirsi la giornata guida e abusare dell’alibi che sono loro che altrimenti devono star su tutta la notte rischiando, eccetera…
    Non vedo poi perché dovrei scrivere un articolo apposito in questa sede, cioè nel blog di Alessandro, quando è tutta la vita che denuncio queste cose nei miei, di articoli, e nei miei libri.
    Diventare guida? Mai nemmeno sfiorate le capacità. Invidia? Non hai capito un cazzo di me.

  20. 31
    Daniele Caielli says:

    Inoltre stia pure tranquilla signora Lepore che se lei allerta il 118 mai e poi mai le manderà i VVF, i quali rischierebbero di risolvere un intervento senza chiedere rimborsi ad alcuno. Anzi, si sta assistendo all’assurdo in quanto cercano di risolvere interventi NON di loro competenza (né capacità tecnico operativa e questo lo affermo senza tema di smentita) grazie anche all’opera (spero inconsapevole) dei volenterosi volontari del cnsas. Un esempio su tutti il trattore ribaltato nel bresciano, caso emblematico da denuncia, ma anche interventi in alluvioni (soccorso alpino?). Un trattore come può trovarsi in zona impervia? Stava facendo una via alpinistica? Suvvia…

  21. 30

    Sig.ra Lepore se parti al mattino pensando che la tua uscita sarà una buona uscita perché garantita dal soccorso allora credi a me…cambia indirizzo di gite e vai a farti un iro sulla spiaggia di Forte dei Marmi…la montanga evidentemente non è posto per te!
    Il perché è evidente e credo non servano spiegazioni, altrimenti basta farsi un giretto nel blog e leggere qualche decina (parecchie) di interventi di ogni tipologia di frequentatori della montagna per capirlo… !
    Luca… robe da matti con te!!! Ma sei invidioso o cosa? Se volevi diventare Guida potevi provarci con i corsi come tutti… altrimenti le tue arringhe a questo punto credo abbiano stufato anche quelle pareti che vuoi difendere… !
    Scrivi uno straccio di articolo e chiedi ad Alessandro di pubblicarlo, sulle varie ferrate del Vajont, su chi imbratta a spray le vie normali (hai scritto su fuorivia ma qui nulla o molto poco…) ecc…
    Sei sempre a sparare a zero con le tue verità ma siamo sicuri che le tue siano verità?
    Se ne sei così convinto, ripeto, scrivi , denuncia (COME GARDELLI ED INNOCENTI CHE SENZA TANTE SEGHE HANNO FATTO COSì…!) e vedrai che sicuramente avranno un audience anche tra quelle Guide che ogni volta tenti di smerdare… (si può scrivere smerdare no…?!)
    Peace and love!

  22. 29
    Daniele Caielli says:

    L’ultimo commento della sig.da Rosalba Lepore la dice lunga sul tono assunto dalla discussione. A parte dimostrare di non conoscere l’argomento “soccorso” o per lo meno l’operatività di un Corpo dello stato al quale non nego certo di far parte, anzi! Al pari di tali affermazioni qualunquiste potrei tranquillamente affermare allora che il cnsas “dalle mie parti” non serve assolutamente se non in virtù della scellerata convenzione con il 118. Poi spiegherò perché la definisco “scellerata” a mio avviso.
    Prima ci tengo a dire che qui sembra che pochi abbiano letto completamente l’articolo, articolo che, ripeto, non pone dubbi su capacità o efficacia operative, ma getta un’ombra che, se fossi un appartenente al cnsas vorrei che fosse chiarita. Invece scatta l’indignazione e faccio fatica a capire il perché. A parte il funzionamento in regioni come il Trentino Alto Adige, su quale non discuto, vorrei far notare che, nel resto d’Italia il cnsas è in convenzione con il 118 per quanto riguarda l’elisoccorso. Ora ben sappiamo ormai che le Asl ed il 118 sono aziende che devono fatturare. Semplicemente non vedo di buon occhio che un ente di volontariato presti la sua opera ad una azienda che ha scopo di lucro; per chi non lo sapesse gli interventi sono rimborsati alle Asl dalle Regioni. Va da sé che la tentazione del “più intervengo più guadagno” è dietro l’angolo, non dico che succeda ma dico che, visti anche i ricorrenti casi di cronaca che coinvolgono medici e cliniche in scandali di operazioni inutili ma remunerative, non sia così campato in aria. Questo per dire ancora che vedo male una convenzione di un Corpo di volontari con un azienda privata quale è a tutti gli effetti quella alle quali le varie regioni affidano l’elisoccorso. Da tempo dico che se il glorioso (perché così è) cnsas non vuole infangarsi deve “scendere dall’elisoccorso” 118. A loro serve un tecnico? Sarà così difficile formarli ed assumerli come dipendenti? Sia chiaro ancora una volta, l’ombra non è sull’operato, sulle capacità tecniche ma su un sistema, un sistema che rischia di screditare anche tutti quei veri volontari che lasciano la pizza e la famiglia e vanno a scardinare ore sotto pioggia, neve e pericoli vari. Se però preferite l’omertà…

  23. 28
    rosalba lepore says:

    Se dovessi aver bisogno di aiuto nelle Alpi Apuane e il 118 mi manda i Vigili del Fuoco, non so se riesco a salvarmi. La conoscenza del territorio e di ambiti montani particolari non si improvvisa , nè si acquisisce per decreto legge.

  24. 27
    adriano campardo says:

    Caro Luca a breve ti serviranno volontari, ma per altri fini… :)-
    mandi frut

  25. 26
    Alberto Benassi says:

    grande LUCA come ti applaudo!!!!

  26. 25
    Luca Visentini says:

    Che bagarre! Dai, volontari e guide, trovate un accordo come per quello per la nuova via ferrata del Vajont, ambiziosamente promossa dai primi, bellunesi, ed economicamente realizzata dalle seconde, di Cortina. 🙂

  27. 24

    Volontariato… altruismo o bisogno di gratifiche personali?
    L’argomento visti i commenti si è un po’ allargato da quello proposto dall’articolo, ma probabilmente ha scatenato (era già succeso anche sugli altri articoli in merito a queste situazioni…) tutta una serie di ragionamenti che fanno emergere motivazioni diverse da quelle che genericamente si potrebbero imputare ad un volontario. Ecco che diventa comprensibile, anche se assolutamente non condivisibile, il motivo per cui situazioni scabrose che dovrebbero venir condannate senza indugio, vengono invece viste come piccolezze e chi si sconterra con queste visto come un rompiballe…
    Di eroi non credo ci sia bisogno ed il vlontariato in ogni campo non lo presuppone, marciare con gli zaini sotto la pioggia e nel fango, lasciamolo ai mercenari della legione straniera, che non sono certo eroi e la pizza fumante è un peccato lasciarla nel piatto quando c’è tanta gente in giro per il mondo che muore di fame!
    Nel 2012 all’I.M.S. di Bressanone uno dei temi che scaturirono dall’argomenbto delle libertà in montagna fu proprio se vale la pena rischiare la vita, per salvare qualcuno che ha messo coscientemente a repentaglio la propria… argomento difficile da risolvere indubbiamente, certo: “mettiamo la vita di un infortunato al di sopra della nostra” non è una risposta valida.
    In questo modo si rischia di creare altri infortunati, come è già successo e di seppellire “eroi”…
    Queste motivazioni mi spingono ancor più a pensare che un servizio di questo genere in mano a dei volontari ha fatto il suo tempo e sia ora di cambiare!

  28. 23

    Sono stufo di essere frainteso e bollato come portatore di idee che non ho, quindi me ne esco da questa conversazione per me improduttiva e lascio in questa arena a scannarsi quelli che ascoltano solo quello che vogliono , per un distintivo e una giacca a vento colorata pagata da tutti noi.
    A tutti gli altri va la mia solidarietà. Parlo dei volontari che ci credono nonostante ai piani alti stiano i doppimenti delle persone sbagliate.

  29. 22
    Luigi says:

    caro marcello… io non ho minacciato nessuno. ho solo detto che al momento quelli che tu tanto denigri come beoni con tornaconti personali, sono gli stessi che ti potrebbero salvare, (speriamo tu non ne abbia bisogno) la vita, così come ne salvano tante altre con grande professionalità e senza guadagnarci nulla, se non la felicità di aver fatto del bene. chi fa soccorso sa benissimo che soccorrere non vuol dire calarsi da un verricello, ma il più delle volte è camminare con lo zaino sulle spalle sotto la pioggia e in mezzo al fango, partendo magari il sabato sera quando il cameriere ti appoggia una pizza fumante sotto gli occhi, o fare dei recuperi in posti di merda, con dei sassi che ti fischiano a pochi metri dalla testa… se poi hai avuto brutte esperienze, ti consiglio di lasciarle nella tua sfera personale e non coinvolgere tutti quelli che portano “la patacca” eticchettandoli come superflui. ti dirò di più, dai tuoi discorsi mi viene quasi da pensare che quello che abbia dei tornaconti con il soccorso in montagna sia piuttosto te… e poi, giusto per parlare di sprechi, quante volte certi elicotteri “di corpi professionisti dello stato” si muovono in interventi senza motivo, magari disturbando le operazioni in corso???!?! solo per comparire in tv o per giustificare organici e conseguenti corsi di formazione, formatori, ecc. ecc. ?!?!? o per blaterare su internet??? se parliamo di sprechi stiamo attenti a fare paragoni, perchè potrebbero saltar fuori tante sorprese al cui confronto i famigerati 22 mln sono bruscolini. e qui chiudo. poi ragazzi, pensatela come volete. solo non capisco tanta acredine. ciao, buona vita

  30. 21

    INtanto, l’avevo già scritto, ritengo degno di replica chi ci mette nome e COGNOME e quindi la faccia. Io, come altri qui presenti ce la mettiamo!
    Quando sono uscito dal soccorso alpino un “volontario” mi ha detto: prega di non avere bisogno del soccorso se ti succedesse qualcosa. Ora me lo sento ridire da un altro che sarà pure incazzato ma non ha capito per niente le mie parole. Se in Francia le cose funzionano meglio non è colpa mia e neppure si tratta di esterofilia. Il Cnsas operativamente è ottimo ma è una cosa TOTALMENTE superflua dal momento che in questo Stato esistono i militari che possono fare le stesse cose e la spesa pubblica (ovvero di noi tutti) scenderebbe.
    Capisco che per molti volontari cadrebbe un mondo (fatto anche di patacche, credetemi) ma avendo fatto parte del soccorso e conoscendo molti che ci sguazzano tutt’ora mi sono fatto l’idea che ci siano molte brave persone all’interno di un organizzazione sbagliata e anacronistica.
    E la mia idea non me la tolgono certo quelli che mi minacciano come il Sig. Luigi. Mi è successo di fare decine di interventi per aiutare altri in difficoltà e lo farò sempre così come spero lo facciano gli altri con me, in montagna come in mare (si perché al mare sono nato e faccio la guida di montagna e ci vivo pure). Non ho nulla contro chi vuole aiutare ma sono convinto che il CNSAS sia una cosa senza senso per i motivi che ho già espresso. I volontari, in quanto tali, non li licenzierà nessuno e potranno restare tali adoperandosi come meglio credono. Ma guardare al volontariato sempre come una forma immacolata di altruismo è sbagliato perché spesso di altruismo non si tratta.
    Ricordo un volontario che al termine di un giorno di servizio mi ha detto “che palle, oggi non è successo niente”, certo, per uno che fa l’idraulico (non me ne vogliano ora anche questi per favore) e può starsene un giorno sull’elicottero e vestirsi con quelle divise a voi tanto
    care, viene a mancare una giornata adrenalinica, ma per me non è così.
    Visto che in montagna ci vado abbastanza, potrà succedere che mi capiti qualcosa e che mi tocchi chiamare il soccorso, ma i Sig. Luigi non mi preoccupano più delle ossa che mi posso rompere.
    Ben venga l’altruismo ma non confondiamolo con l’inutilità di un costoso dinosauro. Non è la stessa cosa. E’ ora che queste cose vengano dette e ci si ribelli a schemi intoccabili anche se ingiusti. Liberi tutti. E chi non serve: A CASA!!!!!! Quasi mi incazzo anch’io, ma và, và….

  31. 20
    Franco says:

    Scusate: 22 milioni diviso circa 8000 volontari fanno 2750 euro cadauno. Per una struttura che deve pagarsi con quei soldi mezzi, addestramento, materiali…cavolo si arricchiscono proprio con quel che rimane. Io sto tranquillo: se dovessi essere in difficoltà in montagna so chi chiamare, gente che la montagna la conosce, mica come i professionisti del soccorso. Continui a fare polemica chi ha secondi fini per farlo, anche lui chiamerebbe le stesse persone.

  32. 19

    Chissà mai come si sarà fatto prima dell’avvento del CNSAS…??? Mah…Fose che nessuno andava in montagna…
    Luigi se dare una mano al salvataggio di vite umane è qualcosa che rende migliore la tua vita, ben venga… ci sono un sacco di associazioni no-profit che non hanno paragoni a livello isituzionale e che farebbero buon uso delle tue inclinazioni, dandoti modo di renderti utile anche di più…!
    L’erba del vicino non è più verde…è meglio organizzata e sicuramente più efficace in fatto di spesa (sulla professionalità della Gendarmerie non perdo neanche tempo a discutere…), senza contare che gli interventi di elisoccorso, quelli più in vista e più efficaci sulla questione di intervento tempestivo, vengono svolti da personale retribuito (solitamente Guide) e che coi volontari hanno nulla a che fare, su mezzi messi a disposizione dall’isitutzione di turno.
    Per tutto il resto da te citato come voci di spesa ti informo che i vari corpi sono dotati degli stessi mezzi (anzi qualcuno ha pure gli elicotteri in dotazione) che venogono usati per esercitazioni e forse qualche rara volta per interventi perciò le spese sarebbero ridotte oltre quei 2-3 milioncini, che non saranno la pecca più grossa del nostro bilancio ma come sembra di intuire fanno gola a molti…

  33. 18
    Alessandro Gogna says:

    Chiedo scusa a tutti i lettori. Per qualche motivo non chiarissimo un bell’articolo di Paola Romanucci dal titolo “Perché non credo al CAI dei servizi” è finito tra i commenti a questo post. Provvedo pertanto a cancellarlo, per poi pubblicarlo in altra sede.

  34. 17
    Luigi says:

    Marcello mi scusi, io della mia “patacca” ne vado fiero. non perchè mi dia qualche privilegio ma perchè con quella patacca ho visto salvare molte vite e pure io, nel mio piccolissimo, ho dato il mio contributo. Ci sono degli sprechi, dei disonesti, degli arraffoni, dei cacciatori di poltrone?!?! forse si, ma estirpiamo quelli, non chi come me (con un pizzico di presunzione) mette le sue competenze e il proprio tempo libero a servizio della collettività A COSTO ZERO. Se ci sono poche persone che ci lucrano, non credo sia giusto delegittimare i tanti (me compreso, ed è per questo che sono incazzato) che invece sono in perdita sia di soldi che di tempo libero. e poi… Sempre con l’esempio dei francesi… siamo così esterofili che prendiamo per buono tutto quello che va oltre i nostri confini, noi italiani l’abbiam sempre fatto… tra vigili del fuoco, soccorso alpino, guardia costiera ecc. abbiamo dei corpi di soccorso tra i più “avanti” nel mondo ma cerchiamo sempre come riferimento gli altri, l’estero, l’erba del vicino. Beh io dico che nel soccorso alpino ci sono dei problemi perchè ci sono ovunque… ma questa crociata contro il soccorso alpino proprio non la capisco…se siete così ingenui da pensare che solo perchè ci siano volontari la benzina dei mezzi non la si paghi, o le corde non si usurino, o le gomme si cambino da sole o le divise (con patacca) la montura le regali?????? le assicurazioni? le radio?? i computer e la cartografia per la ricerca?? i presidi sanitari? le barelle kong (circa 1500 euro a barella)… può darsi che ci siano degli sprechi, e se ci sono devono essere puniti, ma vi assicuro che se il cerino del soccorso passasse ad altri, sui 22 milioni citati, forse se ne risparmierebbero 2 o 3… con un servizio qualitativamente nettamente inferiore… e come dice Marcello… che problema c’è?!?! impareranno anche gli altri no?!?! certo. nel frattempo spera di non farti male in parete, altrimenti rischi di dover essere salvato da qualche tuo ex collega di bevute!!!!

  35. 16

    Non ho mai capito perché il CNSAS sia nato ed esista. I corpi militari c’erano già e, quelli che lo fanno dalle mie parti (Dolomiti) sono ottimamente preparati. Poi non si tratta di fare la gara a chi è più bravo. Se un Corpo militare diventa l’unico preposto a fare il soccorso alpino, se non le ha già, raggiungerà le necessarie capacità. Che problema c’è?
    Prefersico che i soldi dello Stato vadano impiegati per più nobili scopi che le “missioni di pace”.
    Questa stupida concorrenza sul soccorso è proprio una brutta cosa. L’esempio francese è chiaro e pure vicino a noi.
    Il CNSAS dovrebbe sparire (ne ho fatto parte anche io e ne ho viste e ne vedo, di tutti i colori) ma così cadrebbero poteri locali, careghe pesantemente occupate e via discorrendo.
    Non ce l’ho con i volontari, che semmai rappresentano l’unica nota positiva del tutto, ma con chi li strumentalizza e utilizza per ottenere tutt’altri scopi. Questi ultimi possono essere impiegati per ricerche di dispersi e mansioni dove occorre essere in molti, così potranno mantenere le loro patacche e tradizioni (bevute colossali a fine esercitazioni), ma io ho già dato, grazie.
    Tutti a casa! Gli sprechi vanno combattuti, specie quando sono così lampanti e inutili. Vediamo se a questa mega-riunione caiota qualcuno solleverà il problema, figurati?!

  36. 15
    Luigi says:

    Scusate, dico la mia.
    L’articolo a mio parere va ad investigare una tematica parecchio interessante poco indagata. Una cosa però non mi piace molto…il mettere nel calderone tutto, mischiando la questione economica, il “caso gardelli”, tessere le lodi degli altri corpi ed al contempo delegittimare il soccorso alpino. Io francamente, non capisco (forse sono io che non ci arrivo!!) quale sia l’intento dell’autore… vuol fare chiarezza sulla questione economica? Bene!! Più che legittimo!! però riservi le altre (sacrosante) questioni ad altri articoli. Messa giù in questo modo, sembra molto un tentativo di attacco al soccorso alpino, o ancora, un tentativo di far proselitismo anti-cnsas.
    Altra questione, lei ha citato i Sagf, Saf forestale, Saf dei pompieri, Alpini ecc ecc…. da soccorritore alpino posso affermarle che sono i primi loro (pompieri a parte, per annose “frizioni”) che cercano la collaborazione e anzi, sono ben felici di collaborare e spesso di “farsi coordinare” dal cnsas. Quindi quando parla di tutti gli altri corpi come un’alternativa “a costo zero”, si ricordi che il cnsas rappresenta un’eccellenza nel soccorso a livello mondiale; poi certo, ci sono le eccezioni e anche nel cnsas ci sarà quello poco performante fisicamente o l’alpinista con la A minuscola… però il livello tecnico medio è piuttosto alto…per cui se si decidesse di affidare ad altri corpi il soccorso esclusivo, sarebbe forse più economico, ma sarebbe un soccorso qualitativamente meno valido. Ora sotto con gli anatemi nei miei confronti…. sono pronto!!! 🙂

  37. 14
    Daniele Caielli says:

    Sig. Michelazzi, non solo dalla gendarmerie avremmo da imparare. In genere da tutto l’estero in quanto ad organizzazione. La mia impressione è che al di là delle Alpi si metta al primo posto il servizio al cittadino, qui invece si cerca di accontentare varie corporazioni. Sia chiaro, non mi sto riferendo a nessuno in particolare, cerco solo di spiegare come mi sembra che funzioni da noi, almeno a percezione.

  38. 13

    Dimenticavo…
    le Guide Alpine oltre che obbligate all’intervento in caso di loro presenza sul posto o di precettazione, a mio avviso non dovrebbero rivestire ruoli primari, ma nel caso assolutamente secondari, quando per motivi svariati la forza pubblica dovesse ricorrere al professionista o viste le caratteristiche della nostra professione in qualità di formatori esterni apportanti competenze specifiche date oltre che dalla formazione anche dall’esperienza.

  39. 12
    Daniele Caielli says:

    Sig. Giuseppe, come immaginavo lei si riferisce ad una realtà alpina, ad un ambito specifico. Non so, posso immaginare lei sia Trentino, Bellunese, Friulano. Le zone dove il Soccorso Alpino è nato e lì trova il suo ambito di elezione che tanto gli fa onore. Le pareti alpine, gli alpinisti. Ma mi creda, l’Italia è grande e variegata e il caos è sempre più palpabile. In tante zone infatti del resto d’Italia la preparazione dei volontari suoi colleghi non è proprio così ineccepibile, mi creda. Non sono tutti alpinisti con la A maiuscola né tanto meno sono tutti giovani e prestanti, ancor meno preparati dal punto di vista sanitario. Ma sicuramente non generalizzo. Anzi, appartenendo io ad un Corpo dello Stato “formato a Roma” condivido in parte alcune delle sue critiche, nasconderlo sarebbe poco onesto. Ma ripeto, non stiamo parlando di tecnica e metodologie o di abnegazione, stiamo parlando di un ombra che nessuno di voi sembra avere l’interesse a dissolvere. E non capisco il perché se non “pensando male”. Lasci stare le definizioni “impervio e ostile”, paiono create apposta per dare carta bianca alla confusione. Spero in uno sviluppo costruttivo.

  40. 11

    Giuseppe, diamoci del tu va… in montagna per fortuna si usa ancora senza troppi lazzi…
    Tra il 11 e 13 giugno del 1981 rimasi praticamente incollato alla televisione, saltai addirittura la scuola con beneplacito dei miei genitori. All’epoca ero un ragazzino che da un paio d’anni si calava nelle profondità carsiche esplorandole spleologicamente e ciò che accadde mi fece alzare i capelli in testa.
    Un bambino di 6 anni Alfredino Rampi era caduto in un pozzo artesiano e ciò che accadde nell’intento di tirarlo fuori fu a dir poco nauseante.
    La macchina dei soccorsi istituzionali che all’epoca era assolutamente incapace di far fronte alla situazione, aggravò ancora di più la situazione e quando finalmente dopo due giorni si permise a quel soccorso alpino e speleologico, ancora in bozzo e per niente riconosciuto, di agire (era addirittura stato bloccato dai carabinieri, preferendo all’esperienza acquisita sul campo, la farsa di sedicenti eroi che si facevano ottanta segni della croce prima di partire e poi tornavano su a tempo record…) fu troppo tardi. La tv stava emergendo come potere capace di ipnotizare le masse e ci fece uno spettacolo all’americana indegno di un Paese che volesse definirsi civile!
    Quindi come vedi ricordo bene i meriti di chi (allora oltretutto a totale spesa propria) cambiò aspetto a quella solidarietà montana (in questo caso si parlava di speleologia che viene accomunata) anche agendo oltre gli ambienti soliti.
    Quell’episodio diedi il via al riconoscimento ufficiale di ciò che poi divenne CNSAS.
    Ne feci parte anch’io negli anni ma me ne andai già allora, a causa di organizzazioni militaresche e burocrazie da ufficio di ragioneria dello Stato che ostacolavano le attività creaando oltretutto gerarchie assurde ed incompatibili con le caratteristiche di volontariato.
    Non ebbi certo esperienze come quelle esposte in questo blog (ma anche fuori d questo ambito direi…) perché forse ancora non ve n’era l’opportunità…
    Nonostante ciò si deve riconoscere che i pionieri in questo ambito furono indubbiamente dei volontari, ma si evolve…
    Oggi le cose cono nettamente cambiate, i corpi statali possono essere tutti inseriti in un’ottica di intervento in tempi e luoghi diversi senza nessun problema se non quello dell’organizzazione e corretta dislocazione, ma visto l’andazzo come si pretende che questo possa vere luogo>?
    Un soccorso di tipo pubblico, che abbia fondi e contributi atti allo scopo sarà sempre più funzionale di uno volontario e quindi privato, per svariati motivi che nemmeno sere analizzare tanto sono palesi.
    Diversi miei amici e compagni di corso durante la formazione professionale, sono attivi in questi corpi, ma ben poco possono operare se non si da loro lo spazio per farlo, e sono professionisti oltre che dipendenti pubblici, assolutamente preparati.
    Oltreutto per migliorare ancora di più la preparazione i soldi investiti per il soccorso volontario sarebbero sufficienti ed avremmo personale specializzatissimo e senza limitazione di alcunché.
    Come ho già scritto da altre parti la Gendarmerie francese può insegnarci molto!

  41. 10
    Giuseppe says:

    Non mi presterò ad ulteriori polemiche. Mi ritiro da certe discussioni faziose, toenando nell’ombra e nel silenzio che ci contraddistingue come peraltro facciamo sempre senza chiedere niente a nessuno (perchè sì, sig. Michelazzi, sono un volontario operativo del CNSAS che di interventi ne ha fatti e visti). Dico solo che pur essendo mal formati come dice lei (da scuole tecniche istituite nazionalmente per legge), mettiamo ancora la vita dell’infortunato davanti alla nostra. Lei in montagna ci và per lavoro, perchè sì, la conosco per fama come guida, noi ci andiamo in condizioni e momenti a dir poco sfortunati. Non volevo generalizzare, tanti enti, e tanti professionisti (ma non tutti, è questo il problema) sono preparati e frequentano in gran numero la montagna. La legge (quella ancora con la L maiuscola) ci regola e ci impone (è un onere giuridico e rivestiamo una posizione di garanzia in quanto incaricati di pubblico servizio, per chi volesse distrarsi con termini giuridici), di intervenire in territorio impervio e ostile. Abbiamo collaborato e sempre collaboreremo con gli enti statali, ma spesso ci siamo scontrati con la loro mancante e lacunosa preparazione.

    Vi lascio con una riflessione, una domanda: Su una parete in Dolomiti, feriti, in mezzo a un temporale chi vorreste a soccorervi? Un soccorritore che conosce la via e la montagna come le sue tasche, che vi potrebbe raggiungere dopo un’accurata valutazione dei rischi, o un qualunque altro soccorritore formato a Roma, a Moena o dovunque altro? (perchè è bello parlare di capillarità degli enti statali, eppure le basi aeree ed operative militari, vvf e sagf sono spesso distanti e di difficile attivazione, si passa dal 118 (o 112), al prefetto, al comandante etc.).

    p.s. so già che lei risponderà che le guide sarebbero i soggetti perfetti per ricoprire questo ruolo, tuttavia vorrei anche ricordarle che molte guide sono volontari (o meno, non nego assolutamente questa diversa articolazione del volontariato CNSAS) e non mi pare che svolgano un cattivo lavoro.

    p.p.s. lo so, son stato prolisso, ma forse è perchè ci tengo e stia tranquillo: a casa io rimango poco se so che una persona sta rischiando la vita in montagna, non importa che sia notte, che piova, nevichi, ci sia pericolo valanghe 4 (su bollettino AINEVA/ARPA visto che ho notato che è un poco puntiglioso). Forse perchè mettiamo ancora la vita di un infortunato o di un disperso al di sopra della nostra, e credo che sia ancora uno dei più bei gesti di solidarietà umana.

    Saluti

  42. 9
    marco furlani says:

    E poi ci chiediamo come mai il paese va male, me se ogni mattina ci svegliamo con un nuovo scandalo ed il soccorso da quello che leggo non è esente da porcherie. Comunque onore a tutti i volontari e dico VOLONTARI che sono la maggioranza ma i 22 milioni di euro dove vanno?
    nelle tasche dei soliti………
    SCANDALOSO è dir poco

  43. 8
    Daniele Caielli says:

    No Giuseppe.
    È giusto dire “qualcuno” in certi enti è poco preparato, messo lì per caso, come è anche corretto dire che non tutti gli operatori cnsas hanno preparazione sanitaria.
    È sbagliato generalizzare. Ed è purtroppo doveroso ricordare che l’Italia nel soccorso non funziona tutta allo stesso modo è con gli stessi risultati.
    Ma il punto della questione non è puramente tecnico. Qui si parla di un ombra. Un ombra che, gli interessati, invece che fare i loro interessi e quelli dell’onore del cnsas cercando di schiarirla, la portano verso il buio dell’omertà e dell’ostracismo.
    Il caso citato del tipo sotto il trattore è emblematico. Il cnsas si presta, consapevolmente, inconsapevolmente non mi interessa, si presta agli interessi di un ente che ha interesse economico a portare a termine dei soccorsi, nel caso specifico, un soccorso tecnico urgente che se fosse stato portato a termine da parte di chi ne è preposto (che forse è stato colpevolmente non avvisato), non avrebbe reso rimborsi ad alcuno. Attenzione perché è un gioco pericoloso.

  44. 7

    Giuseppe… Giuseppe… ma dove ti basi (su quali statistiche o documentazioni intendo) per le tue perle di saggezza??? O forse sono intuizioni personali, che se fossero buttate giù come un: “Io ho sempre creduto che ma magari c’è da imparare… “; potrebbero pure essere valide… dette con presunta cognizione di causa sono piuttosto fastidiose…
    Aldilà del fatto che quale ruolo di valutazione ricopriresti per attestare che la G.d.F. è l’unico corpo con buoni standard (buoni eh… mica come gli operatori del soccorso i quali spesso vengono racattati per fare numero e mollati nei boschi a cercare qualche disperso…) mentre il SAF (quale dei due? Pechè con la stessa sigla si riconoscono due diveri corpi… non lo sapevi??? ACC…! MANCANZA GRAVE DA PARTE TUA…!) si rifiuterebbe di operare in caso di incidente da valanga (si definisce così, altrimenti ENTRARE IN VALANGA, vorrei vedere chi si proporrebbe per farlo…)?
    Esiste un impianto pubblico formato da diversi corpi : G.d.F Polizia (la Scuola di Moena ti dice niente??? ) – Carabinieri- Esercito (Scuola Militare Alpina di Aosta che si compone più che altro di Guide Alpine…senza contare i servizi di soccorso piste che ogni anno vengono svolti da altri impianti sul territorio nazionale) – V.d.F. Polizie Locali (molti territori si servono di queste forze per il servizio piste specialmente, vedi Trentino) .
    Dire che sono poco professionali è non solo dire un’eresia, ma dare dei tonti a coloro i quali si formano continuamente su tutte le caratteristiche di svariati modelli di incidente alpino, ogni giorno.
    Che facciamo? Continuiamo a sponsorizzare la vena eroica di molti soccorritori “volontari (mezza virgoletta perché alcuni volontari lo sono veramente, altri no…) spesso e volentieri auto-formati o diamo finalmente spazio a chi è realmente formato in maniera professionale ed accreditata ed è già di per sè un costo nel bilancio pubblico?
    E poi smettiamola con la favoletta del rischiano la vita perché ha stufato i santi… se vuoi lo fai altrimenti te ne vai a casuccia!
    Colla mia professione rischio la pelle ad ogni uscita ma mica per questo smarrono il mondo… è una mia libera (LIBERA) scelta e posso sempre cambiare attività!!!

  45. 6
    Giuseppe says:

    Io vorrei sol ricordare a lorsignori che il volontario del soccorso alpino nulla percepisce e tanto da. Tranne le poche figure (Istruttori e TE) pagate (troppo forse, ma non ingiustamente), i restanti 6700 e passa volontari lavorano e rischiano la propria vita gratuitamente. Vorrei anche far notare che finchè gli enti statali non raggiungeranno la preparazione tecnica, la movimentazione e la professionalità del CNSAS non avranno diritti in merito alla questione. Una cosa è un soccorritore che frequenta spesso la montagna, conosce i suoi rischi e pericoli, si muove con scioltezza in tali ambienti. Un’altra è un soccorritore formato da un ente statale che la montagna la vede poco e niente e non la vive, non la conosce (spesso nemmeno geograficamente). Entrambi hanno le competenze tecniche ma uno difetta della sicurezza necessaria per un ambiente ad alto rischio com’è quello impervio ed ostile. Per ora l’unico ente statale che ho visto preparato con buoni standard è il SAGF. Arriveremmo alla situazione in cui un SAF si rifiuterà di entrare in valanga perchè non ne ha mai vista una. Quando gli enti statali giungeranno alla medesima professionalità e addestramento del CNSAS, il CNSAS si farà da parte. Ma fino ad allora lamentiamoci dello spreco di denaro di certi enti che già sono oberati di lavoro, senza dover per questo lanciarsi in contesti operativi border line.
    Inoltre l’autore ha dimenticatoi di sottolineare la maggior differenza tra gli enti statali citati e i soccorritori CNSAS: la preparazione sanitaria, oltre che tecnica. il volontario del CNSAS è un soccorritore esecutore in ambiente impervio ed ostile, particolarità e professionalità che manca in grande parte degli enti statali.

    Detto ciò d’accordissimo sulla trasparenza dei contributi e dei bilanci. Però ricordate: senza contributi il CNSAS difetta di mezzi, senza mezzi opera un soccorso lento che spesso porta a conseguenze tragiche.

  46. 5
    Giovanni says:

    Sì, in effetti la disamina della signora Romanucci (si riferisce a un post cancellato perché pubblicato erroneamente, NdR), non ha proprio nulla a che fare con la questione sollevata.
    Gran divagazioni, poche concretezze.

    Il problema non starebbe neanche sul fatto che il CNSAS, in alcune regioni sia convenzionato col 118, e in altre no. Il problema sta nel fatto che si possa affidare un tale servizio (mi riferisco all’Elisoccorso) a dei Volontari, di indubbia qualità, ma pagati molto di più dei professionisti omologhi. O lo fai di mestiere, o se ti reputi volontario lo fai a gratis.

    Per non parlare dei diversi episodi dove alcuni personaggi del CNSAS, sono andati oltre le proprie Competenze.

    Vogliamo ricordarci di quel tizio nel bresciano rimasto sotto a un trattore, e trattato solo dal CNSAS e 118?

  47. 4
    Daniele Caielli says:

    L’accorata ed esauriente disanima della signora Paola Romanucci (si riferisce ad un post cancellato perché postato erroneamente, NdR) non ha nemmeno sfiorato il nocciolo della questione.
    Il volontariato è sicuramente un’attività nobilissima. Fossi l’ente di volontariato in questione (sotto esame, se non accusa, è il CNSAS non il CAI) mi chiederei se sia giusto che un ente di volontariato sia in convenzione con un soggetto effettivamente privato (118).

  48. 3
    Valter says:

    quando a seguito di un incidente accorso a tecnici del soccorso alpino di Belluno ,l’alpinista Sorgato si è permesso di suggerire, che per gli interventi di soccorso in montagna si impiegasse l’esercito cioè un corpo professionistico che facesse solo quel mestiere tutti si sono indignati.

  49. 2
    davide says:

    Bene, era ora. I volontari, quelli veri, non si meritano questi dubbi. E i professionisti non si meritano il trattamento descritto.

  50. 1
    Daniele Caielli says:

    Un indagine coraggiosa e doverosa.

La lunghezza massima per i commenti è di 1500 caratteri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.