Quando la Voragine fa sul serio

Quando la Voragine fa sul serio
(gli episodi parossistici del 4-5 e 7 luglio 2024)
di Massimiliano Cardone, Giorgio Costa, Marisa Giuffrida e Marco Viccaro
(pubblicato su aivulc.it l’8 luglio 2024)

Nel corso dell’ultima settimana l’Etna è tornata in gran forma, regalando nell’arco di un paio di giorni due nuovi spettacolari episodi di fontane di lava dal cratere Voragine.

Come già discusso nel precedente aggiornamento sullo stato di attività del vulcano (https://www.aivulc.it/dettnews-etna_il_ritorno_in_scena_della_voragine/4_632/it/), ormai da alcune settimane l’Etna era ritornata in vita (dopo una lunga pausa durata oltre sei mesi). Protagonista di questo risveglio è stata la Voragine, che dal 14 giugno ha prodotto un’attività eruttiva inizialmente modesta, andandosi gradualmente ad intensificare col passare dei giorni. A partire dal 27 giugno, un cono di scorie progressivamente più imponente si è edificato attorno alle due bocche eruttive sede dell’attività, dando quasi l’impressione di voler diventare la nuova vetta del vulcano (Figura 1).

Figura 1. Il cono di scorie formatosi attorno alle due bocche eruttive all’interno della Voragine, specialmente nella settimana tra il 27 giugno e il 4 luglio 2024. Foto scattata alcune ore prime del primo episodio parossistico e gentilmente concessa da Francesco Zuccarello.

L’episodio parossistico del 4-5 luglio 2024
Questo quadro di generale incremento dell’attività vulcanica è divenuto ancor più chiaro nelle prime ore del 4 luglio 2024, con un’ulteriore intensificazione delle esplosioni stromboliane e dell’attività effusiva intracraterica. Durante un sopralluogo svolto dalle guide vulcanologiche e dal personale INGV nel corso della mattinata, è divenuto chiaro come la spettacolare e quasi pacata attività che nelle settimane precedenti aveva permesso ad appassionati e turisti di ammirare il teatro eruttivo da postazioni indubbiamente privilegiate, stava prendendo una piega decisamente diversa.
In contemporanea, anche il tremore vulcanico ha iniziato ad aumentare maggiormente rispetto alla lenta ascesa che aveva caratterizzato i giorni precedenti. Tuttavia, in tarda mattinata un peggioramento delle condizioni meteorologiche ha precluso qualsiasi osservazione diretta dell’area sommitale per diverse ore. È stato infatti grazie ai segnali sismici delle reti strumentali dell’INGV-OE, che è stato possibile dedurre l’evoluzione dei fenomeni: fino alle 16.40 circa, l’attività ha continuato la sua graduale intensificazione, iniziando a produrre un pennacchio diluito spinto dal vento lungo i quadranti meridionali del vulcano e causando modeste ricadute di cenere anche fino a Catania. Improvvisamente, dalle 16.45 il tremore vulcanico ha subìto un brusco calo, probabilmente in contemporanea con una diminuzione dell’attività eruttiva, quasi come se il vulcano stesse prendendo un profondo respiro prima di scatenarsi. E infatti, in modo altrettanto rapido, dopo circa 30 minuti tutti i segnali sono repentinamente aumentati segnando così l’inizio di un nuovo episodio parossistico alla Voragine, ovvero il primo evento di questo tipo prodotto da tale cratere dopo ben 8 anni.
Al tramonto, brevi finestre di visibilità tra i vari versanti del vulcano hanno consentito di osservare saltuariamente l’attività eruttiva, caratterizzata da fontane di lava alte 400-600 m e una colonna eruttiva che si è innalzata debolmente sulla cima del vulcano prima di essere sospinta dai venti verso sud-sud-est (Figura 2).

Figura 2. A sinistra, la fontana di lava prodotta dalla Voragine al tramonto del 4 luglio 2024 vista dal versante nord-orientale dell’Etna. A destra, la colonna eruttiva prodotta durante la fase culminante dell’episodio parossistico, fortemente piegata verso il versante sud del vulcano. Foto scattate da Giorgio Costa.

Un’incessante pioggia di cenere per diverse ore ha ammantato di nero i paesi della fascia pedemontana meridionale e ha causato anche la chiusura dell’aeroporto di Catania fino al giorno successivo. In linea generale, questa attività è proseguita in modo costante per un totale di circa 9 ore, seppur con brevi fluttuazioni nel suo andamento, alternando fasi più energetiche a momenti meno intensi. Se confrontato con altri eventi parossistici avvenuti in passato allo stesso cratere, quello del 4 luglio non si colloca sicuramente tra gli episodi più energetici, ma ha avuto una fase di gestazione dell’attività eccezionalmente lunga per un evento di questo tipo.
Fino alle 03.00 circa del 5 luglio, la coreografia è continuata senza sostanziali variazioni, per poi mostrare una chiara tendenza all’esaurimento, seppur graduale, dell’attività eruttiva. Per un altro paio di ore la Voragine ha continuato a produrre esplosioni e copiose emissioni di cenere, per quietarsi del tutto prima dell’alba.

L’episodio parossistico del 7 luglio 2024
Dopo un episodio eruttivo così duraturo come quello del 4-5 luglio 2024, in molti hanno pensato che il vulcano si potesse nuovamente prendere una pausa. Eppure, il passato ci insegna che spesso agli eventi parossistici piace la compagnia. E infatti, dopo nemmeno 24 ore di quiete, nelle prime ore del 6 luglio la Voragine ha nuovamente iniziato a mostrare timidi segnali di vitalità, con modeste esplosioni stromboliane ed emissioni di cenere, divenute progressivamente più frequenti nel corso della mattina successiva (Figura 3).

Figura 2. A sinistra, la fontana di lava prodotta dalla Voragine al tramonto del 4 luglio 2024 vista dal versante nord-orientale dell’Etna. A destra, la colonna eruttiva prodotta durante la fase culminante dell’episodio parossistico, fortemente piegata verso il versante sud del vulcano. Foto scattate da Giorgio Costa.

Dopo la mezzanotte del 7 luglio 2024, il copione si ripete: l’attività inizia ad aumentare in modo più marcato in concomitanza con un netto incremento del tremore vulcanico. A partire dalle 04.00 circa, le prime fontane pulsanti hanno illuminato il buio della notte, raggiungendo il loro apice dopo circa 40 minuti. Per alcuni momenti, i getti incandescenti si sono innalzati per diverse centinaia di metri, sfiorando possibilmente anche il chilometro di altezza oltre l’orlo craterico (Figura 4). Durante questa fase, una pesante di ricaduta di materiale incandescente ha dipinto di rosso anche il vicino Cratere di Sud-est, che negli ultimi anni era stato l’unico protagonista dell’attività sommitale del vulcano. Nel frattempo, una colonna eruttiva carica di materiale piroclastico si è innalzata fino a circa 9 km s.l.m. (fonte INGV-OE), dirigendosi stavolta verso est-sud-est e provocando ulteriori ricadute di materiale piroclastico poco grossolano tra Zafferana Etnea e Milo.

Figura 4. La fase di massima intensità dell’episodio parossistico della Voragine del 7 luglio, durante la quale i getti incandescenti hanno quasi raggiunto il chilometro di altezza. Foto scattata dal versante sud-occidentale del vulcano da Giorgio Costa.

Dopo le 06.00 l’episodio parossistico ha iniziato a mostrare i primi segnali di diminuzione per alcuni minuti, per poi prendere nuovamente vigore. Per oltre due ore, l’attività è proseguita con alti e bassi, alternando brevi momenti con alte fontane di lava sostenute, seguite dopo alcuni minuti da una nuova diminuzione dell’attività e la produzione di bolle di lava che hanno lanciato prodotti grossolani anche fino ad alcuni chilometri di distanza dall’area sommitale. L’esplosione di queste grandi bolle ha inoltre prodotto forti boati udibili da gran parte dei paesi situati alle pendici del vulcano. Quasi con un pizzico di invidia, durante questa fase anche il Cratere di Sud-est si è unito allo spettacolo producendo modeste emissioni di cenere rapidamente disperse dai venti (Figura 5).
Verso la conclusione dell’episodio eruttivo è stato possibile osservare anche la produzione di un piccolo trabocco lavico in corrispondenza dell’orlo occidentale della Bocca Nuova, provocato dal totale riempimento del cratere a causa dell’ingente quantità di materiale prodotto dai due eventi parossistici della Voragine. Questa colata ha percorso solo alcune centinaia di metri dirigendosi lungo la pista sommitale che collega il versante meridionale del vulcano con quello settentrionale, senza però raggiungerla. Dalle 08.30 circa in poi, è divenuto più chiaro che l’attività eruttiva stesse finalmente giungendo verso la sua conclusione, cedendo il posto ad una energetica emissione di cenere che è proseguita ancora per diverse ore, prima di terminare del tutto nel corso della giornata.

Figura 5. A destra, la colonna eruttiva prodotta dall’evento parossistico del 7 luglio 2024. A sinistra, attività simultanea alla Voragine (a sinistra) e al Cratere di Sud-est (a destra) durante la fase conclusiva dell’episodio parossistico del 7 luglio 2024. Foto scattata da Giorgio Costa.

A seguito dei due eventi parossistici del 4-5 e 7 luglio, l’aerea sommitale del vulcano è stata completamente stravolta. L’aspetto più rilevante è senza dubbio l’ingente crescita della Voragine, specialmente in corrispondenza del suo orlo sud-orientale, che ormai (pur rimanendo in attesa di ufficiali misurazioni) sembra essere diventata la nuova vetta del vulcano. Inoltre, come già avvenuto altre volte in passato (i.e. 2015-2016), la Bocca Nuova è stata totalmente colmata dal materiale piroclastico e dalle colate di lava emesse durante i due episodi eruttivi, formando come una sorta di lago di lava all’interno della depressione craterica ormai riempita (Figura 6).

Figura 6. L’area sommitale completamente stravolta dagli eventi parossistici, con la Bocca Nuova completamente riempita dal materiale emesso dalla Voragine e il piccolo trabocco lavico lungo il versante occidentale ancora debolmente attivo la sera del 7 luglio 2024. Foto scattata e gentilmente concessa da Emilio Messina.

La riattivazione della voragine e il suo possibile significato vulcanologico
Sebbene nel corso dei suoi 53 anni di vita il Cratere di Sud-est abbia frequentemente rubato la scena in area sommitale, essendo stato artefice complessivamente di circa 250 parossismi dalla sua nascita ad oggi (Andronico & Corsaro, 2011; Behncke et al., 2014; Giuffrida & Viccaro, 2017), i risvegli del cratere Voragine, meno frequenti ma al contempo straordinariamente energetici, sono sempre motivo di importante riflessione per i vulcanologi. Recenti studi hanno infatti consentito di appurare che l’attività della Voragine è in genere associata a radicali cambiamenti che avvengono nel sistema di alimentazione profondo dell’Etna (Cannata et al., 2018; Viccaro et al., 2019; Giuffrida et al., 2021; Giuffrida et al., 2023). In occasione della riattivazione della Voragine riescono infatti ad essere movimentati in tempi brevi (giorni o al più settimane) magmi provenienti dalle porzioni più profonde del sistema di alimentazione etneo. Questi magmi, piuttosto mafici e ricchi in gas (H2O fino a 4%; Zuccarello et al., 2021; Zuccarello et al., 2022), hanno la capacità di permeare e scardinare le normali dinamiche di stoccaggio e trasferimento del magma verso la superficie, condizionando per anni l’attività eruttiva seguente.

L’osservazione vulcanologica dei fenomeni dal 14 giugno 2024 ad oggi e la contestuale analisi macroscopica dei prodotti eruttati – in attesa dei dovuti approfondimenti petrologici e geochimici già in corso – suggeriscono un progressivo e continuo processo di “ringiovanimento” del magma (i.e., magma rejuvenation, nella letteratura scientifica internazionale), ovvero un processo di sostituzione del magma più differenziato e degassato che occupa le porzioni alte dei condotti da parte di un magma meno differenziato e più ricco in gas proveniente dai livelli di stoccaggio profondi. Questo processo, che non si può escludere sia tuttora in corso, è evidente che sia stato comunque responsabile dell’attività che abbiamo osservato nelle ultime tre settimane e che ha trovato il suo culmine – finora – con i due episodi parossistici del 4-5 e 7 luglio 2024.

In buona sostanza la riattivazione della Voragine è da considerare sintomo di importanti fasi di replenishment da parte di magmi profondi e conseguenti stravolgimenti delle parti intermedie e superficiali del sistema di alimentazione del vulcano. Tali processi sono capaci di rompere la routine dei periodi caratterizzati da una certa stabilità, sia essa di inattività o di attività eruttiva esplosiva o effusiva, e sono dunque da intendere come potenziali prodromi di mutamenti significativi dell’assetto vulcano-tettonico dell’edificio. Per tali ragioni, al di là della stupefacente spettacolarità, l’attività della Voragine merita sempre grande attenzione in quanto può fornire importanti elementi per la comprensione di dinamiche agenti sul medio-lungo periodo.

Bibliografia per eventuali approfondimenti
Andronico Daniele, Corsaro Rosa Anna (2011). Lava fountains during the episodic eruption of South- East Crater (Mt. Etna), 2000: insights into magma-gas dynamics within the shallow volcano plumbing system. Bulletin of Volcanology 73, 1165-1178.

Behncke Boris, Branca Stefano, Corsaro Rosa Anna, De Beni Emanuela, Miraglia Lucia, Proietti Cristina (2014). The 2011–2012 summit activity of Mount Etna: birth, growth and products of the new SE crater. Journal of Volcanology and Geothermal Research 270, 10–21.

Cannata Andrea, Di Grazia Giuseppe, Giuffrida Marisa, Gresta Stefano, Palano Mimmo, Sciotto Mariangela, Viccaro Marco, Zuccarello Francesco (2018). Space-time evolution of magma storage and transfer at Mt. Etna volcano (Italy): the 2015-2016 reawakening of Voragine crater. Geochemistry, Geophysics, Geosystems 19, 471-495, doi:10.1002/2017GC007296.

Giuffrida Marisa, Viccaro Marco (2017). Three years (2011-2013) of eruptive activity at Mt. Etna: working modes and timescales of the modern volcano plumbing system from micro-analytical studies of crystals. Earth-Science Reviews 171, 289-322, doi:10.1016/j.earscirev.2017.06.003.

Giuffrida Marisa, Scandura Mariabenedetta, Costa Giorgio, Zuccarello Francesco, Sciotto Mariangela, Cannata Andrea, Viccaro Marco (2021). Tracking the summit activity of Mt. Etna volcano between July 2019 and January 2020 by integrating petrological and geophysical data. Journal of Volcanology and Geothermal Research 418, 107350, doi:10.1016/j.jvolgeores.2021.107350.

Giuffrida Marisa, Cardone Massimiliano, Zuccarello Francesco, Viccaro Marco (2023). Etna 2011-2022: discoveries from a decade of activity at the volcano. Earth-Science Reviews 245, 104563, doi:10.1016/j.earscirev.2023.104563.

Viccaro Marco, Giuffrida Marisa, Zuccarello Francesco, Scandura Mariabenedetta, Palano Mimmo, Gresta Stefano (2019). Violent paroxysmal activity drives self-feeding magma replenishment at Mt. Etna. Scientific Reports 9, 6717, doi:10.1038/s41598-019-43211-9.

Zuccarello Francesco, Schiavi Federica, Viccaro Marco (2021). Magma dehydration controls the energy of recent eruptions at Mt. Etna volcano. Terra Nova 33, 423-429, doi:10.1111/ter.12527.

Zuccarello Francesco, Schiavi Federica, Viccaro Marco. (2022). The eruption run-up at Mt. Etna volcano: constraining magma decompression rates and their relationships with the final eruptive energy. Earth and Planetary Science Letters 597, 117821, doi:10.1016/j.epsl.2022.117821.

3
Quando la Voragine fa sul serio ultima modifica: 2024-07-10T05:15:00+02:00 da GognaBlog

3 pensieri su “Quando la Voragine fa sul serio”

  1. Buonasera Giuseppe, sono d’accordo!
    Se sei stato qui tante volte saprai che per noi è un’entità femminile.
     
    Dopo l’ultimo parossismo la cima attuale risulta essere Voragine, con i suoi 3369 m.

  2. L’Etna regala sempre spettacoli straordinari. Girato in lungo e in largo diverse volte. La salita ai crateri dai versanti meno antropizzati è un’esperienza che tutti dovrebbe fare almeno una volta nella vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.