Schiavo volontario

Metadiario – 306 – Schiavo volontario (AG 2022-001)

Ciò che ci offre la possibilità di trovare significato e piacere negli eventi di questa vita è una relazione dialogica che stabilisce uno spazio di comprensione reciproca. Il significato è interpretazione interpersonale, un percorso condiviso di coscienza. L’esistenza da sola non ha senso: questa è la verità che impariamo attraversando il deserto dell’insensatezza.
Ma questa verità non è spaventosa finché possiamo trovare oasi di amicizia, amore, intellettuali ed erotiche, condividendo la cospirazione e la proiezione di un paesaggio comune.
Tali oasi sono la precondizione per coscienze sensoriali e per un’immaginazione condivisa (Franco Berardi, Breathing – Chaos and poetry, Semiotext(e) 2019)”.

Schiavo volontario della collana “Storia dell’alpinismo”
Dopo una decina di mesi di gestazione a fine dicembre 2021 decollò il progetto della collana RCS-Corriere della Sera sulla “Storia dell’alpinismo”. Con grande fatica erano stati approvati i 25 titoli. Con Rosella Martinello ancora a dicembre andammo in auto a Torino, in visita al Museo della Montagna, per assicurarci la fornitura di immagini. Era la prima volta che la incontravo di persona…

In arrampicata su Rosso Kora (Bastionata di Tessari). Foto: gulliver.it.

In seguito ricevetti da lei una bozza di contratto. Le risposi il 3 gennaio 2022:
“Ciao Rosella, finalmente ho avuto tempo di leggere il contratto che mi riguarda. Forse in auto non ci siamo capiti bene. Io ho espressamente ricordato che la mia richiesta vecchia era di 14.000 euro lorde e che tale mi sarebbe andata bene anche quest’anno. Vedo invece che siamo fermi a 12.000 (la tua offerta primitiva), e questo non va bene. OK per i 25 pezzi introduttivi. Inoltre, all’art.1, punto B, vorrei che alla dizione “la ricerca iconografica in appoggio a Studio Dispari” fosse sostituita la dizione “consulenza nella ricerca iconografica in appoggio a Studio Dispari”.

Rosella mercanteggiò già in giornata un 13.000, accettando il cambio dizione.

Ecco la mia risposta del 4 gennaio:
“Grazie dell’essermi venuta incontro. Però insisto, è una questione che per me travalica i mille euro in più o in meno. Io ho bisogno di essere sicuro che l’energia che vorrò e dovrò impiegare in questa impresa sia adeguatamente apprezzata, proprio perché mi conosco, e so che quando sono valutato correttamente io do il meglio: sono certo che in questa condizione riesco ad ottenere il massimo da me stesso e dai miei collaboratori (in questo caso gli autori). Quando l’anno scorso ti ho richiesto il doppio di quanto offrivate agli altri autori, ti sarà certamente costato lì per lì, ma poi so che non te ne sei pentita”.

Elena Pellegrini e Alessandro Gogna, sosta merenda al bar della Gegia di Brentino, 1 gennaio 2022

Ancora in giornata Rosella mi rispose:
Va bene Alessandro, ti riallego il contratto. Sulle foto io non ho più di 800 euro medie a numero. Medie vuol dire che se qualche numero costa 1.000 qualche altro deve costare 600. Come ti pare? so che le foto non dipendono da te in termini economici ma ti chiedo di aiutarmi in termini di reperimento-conoscenze. Sulle foto negozio io, ma devi aiutarmi perché non posso chiedere al Corriere di stanziare per quest’opera più che per 10 anni di altre opere, sarebbe semplicemente assurdo e incomprensibile. Ho fatto opere di tutti i tipi, anche sull’alpinismo (alpinisti), e su questo Andrea (Gaddi, NdR) mi aveva davvero aiutato con le foto ad uscirne”. 

Compresi che non potevo insistere sulla questione onorari per diritti di riproduzione: Rosella era davvero tra l’incudine e il martello. Ma la spuntai sul compenso agli autori che, inizialmente fissato a 1.000 euro, riuscii ad alzare a 1.200 euro. Ciò non servì comunque ad eliminare il senso di vergogna ogni volta che contattavo un autore…

In arrampicata sulla sesta lunghezza di Oktoberfest (Rocca delle Visioni). Foto: gulliver.it.

Questo immane lavoro sarebbe durato per tutto il 2022 e andava ad aggiungersi alla mia normale attività giornaliera. Continuai infatti a confezionare gli articoli per GognaBlog e Altri Spazi (un totale di 14 alla settimana), per Totem&Tabù (3 alla settimana) e per Le Grandi Storie (2 al mese). A questi post facevo seguire immancabilmente la promozione quotidiana sui social. In più, come al solito, mi occupavo di cucinare qualcosa per la sera. A parte i pochi giorni con le uscite di cui potete leggere nella tabella finale, se togliamo il tempo passato in cucina, le normali funzioni corporali, le ore dormite e i pasti, risultano giornate frenetiche da sedici ore di totale schiavitù quotidiana.

Dovevo far precedere una mia introduzione ad ogni titolo. Dovevo valutare e scegliere gli autori dei 25 fascicoli, leggere i loro testi una prima volta e poi, dopo gli interventi della redazione di Dispari, una seconda e ultima. Spesi molte energie per evitare che, nei vari testi, ci fossero doppioni e sovrapposizioni, peraltro inevitabili visto che ciascun autore lavorava in autonomia.

La ricerca immagini fu febbrile. Ogni fascicolo doveva essere illustrato da 80-100 fotografie. Ma la quantità era solo il primo dei problemi, perché il costo non doveva superare gli 800 euro a titolo. In più, su ogni foto che io davo per libera da diritti (in realtà la maggioranza del totale) c’era una discussione infinita con Rosella, giustamente terrorizzata da possibili richieste di eredi. Alla fine concordammo che per ogni foto anteriore al 1950 non avremmo più discusso…

In arrampicata sulla Cresta dei Sette Confini al Monte Sette Confini. Foto: gulliver.it.

Per una quantità impressionante di immagini era assolutamente impossibile avere le alte risoluzioni, dunque toccava a me scansirle dalle pagine dei miei libri. Per molte foto recuperate su internet ricorsi ad un programma software per migliorarne la risoluzione.

Dovetti scrivere io personalmente le didascalie alle circa 2.400 foto.

Le ragazze della redazione Dispari, con le quali mi confrontavo giornalmente più volte, erano davvero brave ed è grazie a loro che riuscimmo a superare le centinaia di piccoli e grandi inghippi che avemmo in corso d’opera. Anche su Rosella, che doveva fare la parte del cerbero, ho da fare le mie lodi. Molti autori furono costretti a chiedere la dilazione della loro consegna e nella trattativa Rosella si dimostrò bravissima.

Alcuni autori si erano lasciati un po’ ingolosire e si erano accollati più titoli. Dopo aver capito che non ce l’avrebbero mai fatta ce ne dettero comunicazione, ovviamente creando uno spaventoso ritardo: per quattro titoli dovemmo in fretta e furia trovare un nuovo autore, dandogli tra l’altro tempi “impossibili”. Perché occorreva rispettare i tempi? Perché dopo l’uscita del primo volumetto, prevista per il 6 settembre 2022 (poi posticipata al 13 settembre), ogni settimana sarebbe seguita l’uscita degli altri, con la massima e feroce intransigenza.

In arrampicata sulla quarta lunghezza di Buon Compleanno alla Parete di Sanico. Foto: Hikr.org.

Ci furono anche discussioni con il “mandante” RCS sui titoli già approvati. Per esempio, ecco una mia mail (25 febbraio):
“il titolo 21 è Storia dello scialpinismo, il che significa come e qualmente l’uomo ha cominciato a salire con gli sci e d’inverno/primavera sulle montagne prima delle Alpi e poi di tutto il mondo. Scendendone, ovviamente, ma per la via più facile o più divertente. Il testo spiegherà l’evoluzione di questa disciplina, oggi una delle più seguite (in Italia da un’enorme massa di praticanti).

Il titolo 25 è Sci e snowboard estremi, il che significa storia di come l’uomo abbia cominciato a scendere i pendii sempre più ripidi, fino ad affrontare vere proprie pareti alpine con gli sci (ovviamente dopo averle risalite). Stessa cosa per le montagne extraeuropee, con l’exploit massimo (e recente) della prima discesa con gli sci del K2. Sono due discipline del tutto diverse, che hanno in comune solo l’uso dello sci (gli snowboardisti, per salire, usano le ciaspole…). I due autori Crovella e Daidola non hanno avuto la minima difficoltà a dividersi la materia, ben conoscendone le grandi differenze (che comunque spiegheranno nei loro testi)”.

Torrione della Civetta (Grandubbione). In arrampicata sulla combinazione Via del Camino + Via Gaido-Marone. Foto: gulliver.t.

Questo l’elenco dei titoli, in ordine di uscita (formato 19×24, 120 pagine ciascuno):
Alla conquista del primo Ottomila (dal 1895 al 1950), di Marco Berti;
Le grandi imprese solitarie (dal 1887), di Serafino Ripamonti;
Sulle cime delle Alpi (dal 1786 al 1914), di Simone Bobbio;
In vetta agli Ottomila (dal 1951 al 1964), di Gian Luca Gasca;
Le grandi pareti alpine (dal 1921 al 1967), di Massimo Bursi;
Gli Ottomila d’inverno (dal 1980), di Gian Luca Gasca;
Sulle Dolomiti, di Lorenzo Carpanè;
Il sesto grado (degli anni Trenta), di Sara Sottocornola;
Le grandi imprese invernali (dal 1938), di Fabrizio Rossi;
Le vie più difficili degli Ottomila (dal 1970), di Roberto Mantovani;
Le grandi prime femminili, di Sara Canali;
Patagonia, di Valentina d’Angella e Luca Maspes;
La Scuola di Monaco (dal 1921 al 1931), di Paolo Ascenzi;
Senza guida (dal 1875 al 1914), di Paolo Ascenzi;
La grande tradizione slava, di Luca Calvi;
Lo stile alpino (dal 1976), di Davide Scaricabarozzi;
Guide e clienti (dal 1786 al 1914), di Paolo Ascenzi;
Alpinismo sovietico, di Sara Fagherazzi;
Il ’68 dell’alpinismo, di Serafino Ripamonti e Sara Sottocornola;
L’artificiale, di Fabio Elli;
Scialpinismo, di Carlo Crovella;
L’evoluzione dell’attrezzatura, di Elio Bonfanti;
Dal nuovo mattino alle scalate libere, di Andrea Giorda e Fabio Palma;
Alpinismo americano, di Serafino Ripamonti e Sara Sottocornola;
Sci e snowboard estremi (dal 1970), di Giorgio Daidola.

In arrampicata su 626 El culto a la vida (Rocca delle Visioni). Foto: gulliver.it.

Il 17 giugno andai al Dispari Party, in via Giordano Bruno, 7. Faceva un caldo infernale e non stavo per niente bene: lo stress mi aveva fatto ammalare. Ero sperso in mezzo a quella marea di convitati, pezzi grossi e piccoli dell’editoria. Nessuno mi cagava a parte Rosella che però doveva dividersi in cento. Dopo aver bevuto un bicchiere di bianco, decisi di squagliarmela all’inglese.

Il 1° luglio Rosella scrisse una mail a Ruth Ennemoser, la segretaria di Reinhold Messner:
Buongiorno Ruth. Due anni fa abbiamo avuto contatti frequenti per l’opera del Corriere della Sera sui grandi alpinisti, e il numero 1 era su Reinhold Messner. Ora le scrivo perché pubblicheremo una nuova collana, che ha come curatore Alessandro Gogna, prestigioso studioso di alpinismo e alpinista egli stesso. Non sono volumi monografici su singoli alpinisti, si tratta di una storia dell’alpinismo dalle origini ad oggi, approfondita per versanti, discipline, imprese. Ovviamente di tanto in tanto faremo riferimento a Reinhold, impossibile prescinderne, e riutilizzeremo alcune delle foto che abbiamo pubblicato due anni fa e che avevamo condiviso. Mi permetterò ogni volta di mandarle per conoscenza via email i file che riutilizzeremo perché ne siate informati, mi sembra giusto. E se può farle piacere posso anche mandarle il pdf del volume in cui Messner viene citato una volta che andiamo in stampa. La foto che le allego va nel volume 2 sulle grandi imprese solitarie. Grazie mille, Ruth”.

La risposta di Ruth arrivò solo il 19 luglio, e fu una doccia fredda:
Gentile Signora Martinello, Reinhold Messner non è disposto a lasciare né testi né foto per pubblicazioni non controllabili da lui. Cordiali saluti”.

Rosella si precipitò a rispondere in giornata:
Buongiorno Ruth, mi spiace che la sua risposta sia arrivata così tanti giorni dopo la mia mail, stiamo andando in stampa e sono qui nella necessità o di cambiare impaginato o di mandarle prontamente la parte in cui si parla dell’impresa di Messner. Gogna (in copia) è curatore autorevole e l’autore è un esperto. Lei può vedere oggi o domani e dirci? Perché non posso bloccare oltre la testata. Mi faccia per piacere sapere”.

Il buon compleanno di Guya

Seguì uno scambio di mail con testi vari. Telefonai a Sandro Filippini, sapendo quanto di solito Reinhold si fidasse di Sandro, che lo aiutava in tante questioni che riguardavano i suoi affari in Italia. Fu Filippini a dirmi che Reinhold stava avendo problemi di salute, e questo probabilmente spiegava il ritardo della risposta di Ruth.

Alla fine, sempre il 19 luglio, da Ruth arrivò la liberatoria:
Cara Rosella, mi prendo la responsabilità e do il permesso di stampare nella nuova collana del Corriere la foto di Reinhold Messner sul Nanga Parbat (sua solitaria del 1978)”.

Chiusa l’emergenza, come era prevedibile, se ne aprì subito un’altra. Le foto di Messner o quelle che lo ritraevano erano parecchie. Rosella si affrettò a chiedere il permesso per le altre. Ma il 3 agosto, altra doccia fredda di Ruth:
Carissima Rosella, mi dispiace, ma l’ultima volta abbiamo fatto un’eccezione. Non ci saranno altri permessi”.

In quella giornata ci fu la bagarre. Rosella, tutto in maiuscolo, mi scrisse:
Leviamo tutte le foto di Messner da qui in poi. Alessandro, anche le tue su di lui non possiamo usarle. Alessandro, via le due di Messner dal numero 6. Alessandro, mettiamo foto di montagne che non diano problemi o di altri che non diano problemi, non so cosa dire. E anche le due di Alessandro sul numero 7 su Messner via, perché lui non dà i diritti di immagine […]”.

Sempre in quel fatidico 3 agosto scrissi:
“Sono esterrefatto di fronte a tanta miopia e ignoranza. 25 interi volumi di storia dell’alpinismo con una sola foto di Messner sono una follia, e mi domando se noi non rischiamo forte a presentare un’opera così monca. La gente si riempie la bocca di Messner e poi non lo ritrova in quest’opera? Assurdo. Se poi penso che tutto questo è dovuto alla cecità di una segretaria, allora friggo di rabbia. E mi domando se non c’è modo d’intervenire, a livello di Corriere della Sera. Comunque le mie due foto scattate su una via di Messner rimangono, in quanto non è che Messner sia proprietario della via, ci mancherebbe altro. E io su quella via sono libero di fotografare il mio compagno e di farmi da lui fotografare tutte le volte che voglio. Quanto alle due foto del vol. 6 adesso provvedo”.

Ancora in giornata:
Ale le ho scritto… Ma anche nel caso delle tue, lui ha i diritti di immagine quindi se dice no è no”.
“No, Rosella… Ma quale diritti di immagine? Lui nella foto non c’è, né ha fatto lui la foto, né è il proprietario della via o della parete. Quali diritti può avere?”.

Seguirono affannose ricerche per le sostituzioni.

27 maggio 2022. Lea, Bibi e Guya contemplano i lavori dell’orto di Dosso (Levanto)

Rosella cercò aiuto presso la RCS, scrivendo il 5 agosto una mail a Giovanna Vitali:
Ciao Giovanna. […] Come ti ho accennato il tema foto è quello che ci sta dando più problemi: molti non rispondono, altri non si trovano, e qualcuno è difficile (Museo della Montagna) per non dire impossibile.
Sull’impossibile ti scrivo per Messner, ti ho già accennato ma Alessandro, andando avanti, afferma, e lo capisco, essere davvero squalificante su una collana di questo tipo non avere foto di Messner (sue o con lui), e per giunta per motivi che nessuno sa. Noi disponiamo dei file ma non possiamo usarli senza ok del proprietario della foto o di chi è rappresentato. Ti copio la email della sua segretaria, che non mi ha più risposto dopo […]”.

La risposta di Vitali fu evasiva: “speriamo sia stato un momento passeggero e di poterla convincere; al rientro studiamo insieme un modo per tornare da lei. Per ora buone vacanze!”.

Ma quali vacanze! Il 5 agosto scrissi a Sandro Filippini:
“Ciao Sandro, ti immagino tranquillo sulle montagne della Bulgaria in quella bellissima casa… E io sono qui a romperti le balle con questioni assurde. Come sai, la questione di quella foto di Reinhold in vetta al Nanga Parbat si è fortunosamente risolta con un assenso della Ruth. Dopo due settimane noi speravamo che Ruth e Reinhold si fossero chiariti. E invece proprio l’altro ieri è arrivato il no definitivo di Ruth a qualunque altra richiesta. Questo significa che nei 25 volumi della collana di storia dell’alpinismo, con una media di 80-100 foto ciascuno, dunque un totale di circa 2.400 foto, solo UNA sarebbe dedicata a Reinhold. Trovo questo delirante e non me ne do spiegazione. Io devo riuscire a parlare con Reinhold, in nome almeno dell’amicizia e del buon senso”.

Dosso (Levanto), 27 maggio 2022.

Ancora il 5 agosto Rosella mi scrisse:
Carissimo, ho sentito il Corriere. Cerca di scegliere già ora le foto che possono servire, con Messner, in tutta la collana. E chiediamogliele una volta per tutte, vediamo se con Filippini o con Messner in persona. Come ultima chance può scrivergli anche il Corriere. Ok? Ho guardato sulle banche immagini in internet ma non c’è niente di lui. Possibile? Neanche al Museo della Montagna? Perché poteva essere un’ultima chance…”.

La mattina del 6 agosto mi telefonò Sandro Filippini dalla Bulgaria. Mi disse che quel giorno Messner sarebbe stato al suo museo di Monte Rite per un qualche evento e che il momento migliore per contattarlo era alle 17.30, quando lui sarebbe stato certamente in macchina per tornare a Merano.

Quel giorno io mi stavo recando a Cervinia. Era il novantesimo compleanno di Kurt Diemberger e Luca Bich, del Cervino Cine Mountain, mi aveva invitato per omaggiarlo, assieme a tanti altri alpinisti. La conversazione con Reinhold fu proprio alle 17.30, perché mi rispose al primo squillo.

Guya ad Anguillara Sabazia (Lago di Bracciano), 1 giugno 2022.

Sentii subito nella sua voce una certa ostilità, ma mi feci forza e gli esposi il problema. Non ribatté subito, ma fece in modo che il discorso cadesse su ciò che evidentemente gli premeva assai. Eberhard Jurgalski non aveva ancora fatto scoppiare la bomba (lo avrebbe fatto nel 2023) delle vette degli Ottomila non propriamente calpestate da alpinisti vari (tra i quali anche Reinhold), ma comunque vantate. Di questa diatriba avevamo tutti il sentore e probabilmente Reinhold si era insospettito per i rapporti tra Sherpa e 8000ers (il sito di Jurgalski). Non ebbi difficoltà a spiegargli la mia personale convinzione sul lavoro di Eberhard, benemerito per la ricerca storica e la cronaca, ma assurdamente pignolo sui metri al punto da essere quasi ridicolo. Bene, era quello che Reinhold voleva sentirsi dire. Da quel momento la conversazione divenne spigliata e piacevole, come si conviene tra vecchi amici.

Andrea Di Bari di fronte a casa sua, 3 giugno 2022

Il 6 agosto Rosella scriveva a Giovanna Vitali:
Cara Giovanna, forse tutto è bene quel che finisce bene… Alessandro, che conosce Messner da anni, ha alfine deciso di chiamare Reinhold in persona per esporgli il problema. Reinhold ha affermato di aver detto a Ruth di autorizzare tranquillamente l’uso di tutte le foto che vogliamo. E ha detto anche che, se Ruth non ha concesso l’autorizzazione, ha sbagliato. Alessandro se l’è fatto ripetere tre volte. Al telefono. Ora, né io né Alessandro capiamo l’inghippo: se da un lato, nella sostanza, la parola di Reinhold vale, e quindi la situazione è de facto risolta (Reinhold sa della collana ed è lucido), comunque con Alessandro ci piacerebbe poter chiudere bene anche con Ruth, a ogni buon conto. Lo stesso Reinhold probabilmente lunedì parlerà con lei. Quindi le scriverei così […], porgendogliela bene:

‘Gentile Ruth, data l’importanza della cosa, Alessandro Gogna, che conosce Messner da anni, lo ha chiamato oggi alle ore 17 per domandare la ragione della non autorizzazione delle foto che lo ritraggono per questa collana sulla storia dell’alpinismo, in 25 uscite, con Corriere della Sera. Messner, che era in auto e stava tornando da un evento, dopo normali convenevoli fra conoscenti di lungo corso ha detto che lui ci autorizza ad usare le foto in nostro possesso senza problemi, insomma che possiamo usare quelle che giudichiamo utili alla trattazione senza limiti di numero. E che per lui era già così. In virtù di questo noi ci sentiamo autorizzati a procedere, ma mi farebbe comunque piacere che fossimo allineati anche con lei, in quanto forse non ci eravamo capiti o lei pensava ad altri usi o ad altre pubblicazioni. Spero quindi Ruth che, se per Messner non ci sono problemi, non ce ne siano neppure per lei’. Che dici?”.

Andrea e il suo gatto, 3 giugno 2022

La vicenda si chiuse il 10 agosto, quando Rosella ci comunicò:
Carissimi, problema superato. Mi ha chiamata Ruth dicendo che evidentemente c’era stata confusione, che Messner le ha detto di aver parlato con Gogna e quindi possiamo procedere. A lei manderò i pdf in cui lui compare”. 

La lavorazione dunque proseguì senza sosta, tra cento altri problemi. Il più grave fu quello determinato da Luca Calvi (a dispetto dell’enorme aiuto dato dallo stesso per reperire foto che riguardavano l’alpinismo russo e slavo). Il 7 ottobre era già allarme rosso, ma Calvi ci consegnò il testo solo il 18 ottobre: anche se con le foto mi ero portato avanti, questo significava un tour de force senza precedenti nel rimbalzo del testo tra me e la redazione.

Il tenente colonnello Elena Candela, 3 giugno 2022

Un ultimo accenno devo fare ai diritti fotografici di Ueli Steck e Tom Ballard: non sapevamo a chi chiedere. Ci furono problemi anche con Rolando Garibotti e Fulvio Mariani.

Ebbi il dispiacere di vedere che i volumi, di mano in mano che uscivano, potevano essere acquistati solo presso i giornalai. Non c’era modo di farli avere in qualche modo alle librerie e un qualunque privato che, in seguito all’uscita, avesse voluto comprare un qualunque numero doveva procedere con un assurdo modulo che comunque lo costringeva a ritirare la copia richiesta da un preciso giornalaio pagandola brevi manu. Era evidente che una tale strategia di vendita avrebbe portato solo a ingrassare il macero. Ma forse era solo quello il destino giusto per quell’opera…

4 giugno 2022, in un ristorante di Roma. Guya e Domenico Gandolfo, mio cugino, in occasione del battesimo di suo nipote.

E per concludere, la nota più spiacevole. Per le 3.000 pagine dell’intera opera avevo fornito un numero di mie fotografie e di mie scansioni decisamente importante. E questo era extra-contratto, lo feci solo perché la barca non affondasse. Non ebbi un euro in più. In effetti non chiesi nulla, ma avrei gradito almeno il gesto.

Per quel lavoro posso contare nel mio archivio 3.605 mail, senza elencare le telefonate e i messaggi whatsapp.

Nel 2022, a parte qualche arrampicata, non ebbi molte occasioni di svago e di gioia. Il 31 marzo mi recai ai Piani dei Resinelli a casa di Mirella Tenderini. Lei aveva fatto sapere su facebook di volersi liberare di un bel po’ di libri. Così mi ero fatto avanti. Fu una giornata molto piacevole, condita anche da un ottimo piatto di spaghetti. Ne seguì un discreto scambio di mail ricche di affetto reciproco.

Roma, Basilica di San Paolo fuori le Mura, 5 giugno 2022

Fabrizio Marini con il collega Agostino Pozzi stava preparando un documentario per Rai Storia, all’interno della serie “Italia Viaggio nella bellezza”, per i cento anni del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Il 23 luglio andai al Sergent in Valle dell’Orco, per un’intervista e una ripresa di arrampicata su Situazione insostenibile.

In novembre ci fu la preparazione del Calendario Ande del 2023, questa volta più facile perché il tema “Dolomiti” poteva essere coperto agevolmente dalle bellissime foto di Manrico Dell’Agnola e di qualche altro.
Infine, a dicembre, fu finalmente pubblicato da Edizioni del Gran Sasso Quando l’alpinismo parlava tedesco.

Le poche arrampicate
Come al solito riporto qui solo le uscite per le quali ho qualcosa da raccontare, rimandando alla tabella finale per tutte le altre. Piuttosto penosetta fu la salita della via dell’Anniversario alla Corna di Medale, il 15 gennaio con Matteo Pellegrini. All’attacco avevamo incontrato Fabio Elli, uno degli autori della collana “Storia dell’alpinismo”.

Un po’ meglio andò al Buco del Piombo, sulla via Diretta, con Luca Mozzati, Matteo e Salvatore, il 29 gennaio.
Divertente la salita di Buon Compleanno alla Parete di Sanico, con Matteo ed Elena Pellegrini e Giovanna Moltoni, 12 febbraio.

Più ricco di thrilling fu percorrere Vai di Nero e poi la Parete nera alla Parete Nera di Caprie. Ero con Matteo e Salvatore (20 febbraio) e ancora una volta ci sentimmo leggermente a disagio per la parsimoniosa chiodatura “antica”.

Il 26 febbraio con Luca Mozzati, Salvatore Bragantini e Lorenzo Molinari andammo a scalare a Roncobello. Mi rendevo conto di essere con i compagni peggiori per ciò che riguarda il “terzo tempo”. Ma per fortuna eravamo lì con la mia auto e dunque potevo impormi… Ci fermammo in paese a un bar su una piazzetta. Luca e Lorenzo si misero a quindici metri di distanza, al sole e a ridosso di un muro. Luca mi tenne compagnia a un tavolino di fuori. Ordinammo un panino e una birra media per me e una birra piccola per lui. Così divisi passammo una ventina di minuti, il tempo che ci portassero le ordinazioni e che le consumassimo. Quando stavamo per alzarci e pagare, a Salvatore venne in mente che aveva bisogno del bagno: non esitò a entrare, espletare e riuscire come se nulla fosse. In effetti, o si amano i bar o li si odiano…

Salendo da Molino di Forzo verso Boschietto

Il 6 marzo andai con Matteo a Rogno. Appena posteggiato avevo bisogno urgente di orinare. Non stetti tanto a guardare per il sottile e la feci lì, contro il muretto di un giardino. Fui aspramente redarguito dal proprietario che era comparso d’improvviso. Una figura di merda.

Il 13 marzo, al Monte Cordespino (sopra Canale d’Adige) con Matteo salimmo November Rain per poi vagolare alla ricerca di un’altra via. La trovammo, sì, però ormai era troppo tardi.

Il 20 marzo ero con Matteo e Salvatore alla Parete del Boomerang (Val d’Adige): dopo la sfacchinata per arrivare all’attacco e dopo un primo tiro di Nato sotto un cavolo decidemmo di tornare indietro con la coda tra le gambe, anche perché Salvatore ci aveva ventilato di essere sotto pressione per via della cena prevista a casa sua quella sera.

In arrampicata sulla terza lunghezza di Dente per Dente, Pizzo Spazzacaldera. Foto: gulliver.it.

Ci furono poi altre uscite in Piemonte, alla Rocca delle Visioni (Grandubbione) per 626 El culto a la vida (26 marzo) e per Oktoberfest (14 maggio) entrambe con Matteo, partendo dai pressi della frazione Rocceria. L’approccio a queste salite si svolge in discesa per un buon sentiero: in marzo lo trovammo così ricoperto da foglie secche da dover quasi nuotare, affondandovi fino alle ginocchia. Un inno alla solitudine. Ma ancora alla Rocca Nera di Caprie, sempre con Matteo, 3 aprile, per la Fessura Meneghin ed Edipo abita ancora qui. Sempre in Piemonte, Torrione della Civetta (Grandubbione), il 9 aprile con Matteo, Salvatore e Piero Ravà, per la via del Camino + via Gaido, una lunga combinazione molto soddisfacente.

Il gestore del ristorante/bar di Rocceria e il suo rapace, 14 maggio
https://drive.google.com/file/d/1yg5MhBQ3SUIDqnmLYmJNjWhAYlhs-qW-/view?usp=sharing

Il 24 aprile, con Salva e Matteo, andammo al Monte dei Sette Confini (Alpi Cozie) per salire la Cresta dei Sette Confini, aperta di recente. Per raggiungere l’attacco, nell’ultimo tratto occorre scendere un pendio ripidissimo e scivoloso. Dopo due lunghezze di corda fummo colpiti da una grandinata potente. Era tutto coperto di bianco. Ci affrettammo alla ritirata per poi risalire quel maledetto pendio tra le più trucide imprecazioni. Con gli stessi due, e con l’aggiunta di Andrea Corradi, ci tornai il 21 maggio, questa volta riuscendo nell’intento.

In arrampicata su Toccata e Fuga, Punta Ostanetta. Foto: gulliver.it.

Altra batosta la prendemmo sui Pilastri del Moregallo (Triangolo Lariano). Il 15 maggio, con Giovanna Moltoni e Matteo ed Elena Pellegrini, guadagnammo faticosamente l’attacco della via del Grissino. Dopo una prima lunghezza estremamente impegnativa per tutti, Giovanna ed io proseguimmo. All’attacco del terzo tiro non vidi più neppure un chiodo: si vedeva che era difficile e la roccia alquanto dubbia. Senza martello né chiodi non me la sentii di proseguire, perciò tornammo indietro a doppie.

Il 3 giugno, bella uscita con Andrea Di Bari alle Gole di Sant’Andrea (Terni) sulla via Rock’n Roll. Fu un vero piacere arrampicare con lui, perché abbiamo lo stesso feeling.

Un concertino di strada a Roma, 5 giugno
https://drive.google.com/file/d/1V0HYys2mSiBcht4x3radOR2Cb5e29OsE/view?usp=sharing

L’11 giugno, con Matteo ed Elena Pellegrini, eccoci al Pizzo Spazzacaldera (Albigna), sulla via Dente per Dente. Il 19 giugno andai con Guya alla manifestazione per la Montagna Sacra (vedi Metadiario-307).

Il concerto degli Offspring a Milano, 21 giugno
https://drive.google.com/file/d/14FJz33KNB8QCx7LpVtWPmRZZl5W9mrim/view?usp=sharing

Il 2 luglio ancora una volta in Piemonte, con Salva e Matteo, alla Punta Ostanetta per la via Toccata e Fuga, nella solita nebbia che opprime quel posto quasi tutto l’anno…

Il 10 luglio con Franco Gugiatti, Mario Conti ed Aldo Anghileri facemmo una bella rimpatriata tra ex-compagni del Lhotse. Ciò si svolse in una baita dell’Alpe Forbesina (Chiareggio, Val Malenco) di proprietà di Franco. Per smaltire salimmo al rifugio Tartaglione-Crispo: c’erano anche Guya e altri quattro amici di Franco.

Il 30 luglio, con Guya, riuscimmo anche ad andare a Briançon per il weekend da Valentina e Ugo Manera. Il 10 settembre, con Matteo ed Erio Grillo, andai in un altro posto sperduto, alla Losa d’Alais (in Valle di Viù) per la via for Mina.

Verso metà novembre stavo vedendo la fine del tunnel al riguardo della “Storia dell’alpinismo”. Mi preparavo a festeggiare quand’ecco che, d’improvviso, ricomparvero i miei dolori. Sì, proprio quelli che mi avevano fatto dannare per tanti anni costringendomi all’assunzione di cortisone. Il 19 novembre, con Salvatore, andai alla palestra di Civate. Con noi era un gruppetto di persone gradevoli: Salva era inserito nella loro chat grazie all’amico Livio Sposito. Quel giorno, invaso dai dolori, non tirai un metro da primo.

La baita di Franco Gugiatti all’Alpe Forbesina (Chiareggio)

Inno alla Val d’Adige
Era il dicembre 1985 quando per la prima volta mi sono recato a quelle pareti che tanto sono evidenti dall’autostrada del Brennero. Ricordo, oltre a qualche altra, Stramanolo alla Placca d’Argento, ma anche NFL, Carmina Burana e Il Piacere della Sera alla Chiusa di Ceraino. Ma, lo sapevo, le pareti più belle erano quelle del Brentino. Trascorsero parecchi anni prima che mi capitasse, assieme a Marco Lanzavecchia, di salire GIRL, una salita in quel momento per me particolarmente difficile che feci maluccio e tutta da secondo. Era il febbraio 2008. Erano dunque passati ben 23 anni da quando mi ero timidamente affacciato al mondo della Val d’Adige.

L’aver trascurato quelle belle pareti non era dipeso dall’avere invece frequentato le pareti di Arco e della Valle del Sarca: anche lì, per vari motivi, andavo assai saltuariamente. Poi però l’avvento delle salite firmate da Heinz Grill, ma soprattutto l’amicizia con Marco Furlani, moltiplicarono le mie presenze in Valle del Sarca.

3 maggio 2022. Nicola Giuliani e Chantal Ferrari al lavoro per la preparazione di Campo Base 2022.

Eppure, per chi come me abita a Milano, è fuori di dubbio che la Val d’Adige sia più vicina. Una buona responsabilità di questo ritardo è dovuta al fatto che la prima guida della zona della Val d’Adige facilmente reperibile dai non local è stata Monte Baldo Rock, pubblicata assai tardi (febbraio 2014). Con quella guida in mano, a dicembre 2014 iniziai a frequentare Castel Presina, ma le visite non arrivarono al numero di dita di due mani.

Scoprimmo e frequentammo la Val d’Adige con regolarità solo dall’aprile 2019 in poi, in coincidenza con la scoperta di quella bella guida online che è V come ValdAdige. Ma era sulle vie descritte in Monte Baldo Rock che si respirava ancora aria di selvaggio e qualche volta di mistero, cosa che a me non è mai spiaciuta.

L’apertura, da parte di Mario Brighente, Christian Confente, Manuel Leorato e soci vari, di parecchi itinerari con difficoltà umane e gradi corretti (e riportate in V come ValdAdige) fu la causa principale dell’improvvisa esplosione di visite da parte mia e dei miei compagni. Pur conoscendo le varie attività di Sergio Coltri, di Alberto Rampinie di altri più recenti, è ovvio che non si possa andare dappertutto. Quando mi ritrovai a fare ricerche e a scrivere Valle della Luce, cioè il libro di storia dell’arrampicata in Valle del Sarca, più volte contemplai la mia curiosità di fare comunque qualche accenno di comparazione tra le storie delle due esplorazioni, poi, però, considerata la massa di informazioni che avevo da gestire già per la sola Valle del Sarca, rinunciai. Peccato, sarebbe stato certamente un bel lavoro.

Il mio criterio di valutazione estetica delle vie non è mai dipeso dalla qualità della roccia e della chiodatura. Certo, so ben distinguere tra i vari casi, ma ritengo che la ricerca monotematica di belle vie ben chiodate e di roccia galattica alla fine non sia lo scopo principale, o l’esclusivo obiettivo di una ricerca personale.

Tra le vie più belle della Val d’Adige (ma limitandomi a quelle di media difficoltà) ne indico sei, anche se faccio fatica a non citarne altre: Instabilità emotive e Quattro passi su Marte a Castel Presina, Nebbie di Avalon e Il Leone di Nemea alle Bastionate, 31 Agosto al Boomerang, Quaranta Galee al Monte Pastello. Certo, se avessi le capacità di gente come Nicola Tondini o Cristiano Pastorello o Beppe Vidali (solo per citarne tre), farei molta più fatica a redigere un elenco… Ma bisogna sapersi accontentare.

Ci sono due problemi che offuscano la bellezza dell’arrampicare in questa valle. Il primo riguarda le schiodature selvagge e le faide tra arrampicatori local. Il secondo attiene alla tipologia di graduazione. I gradi che con nonchalance vengono tramandati a Ceraino non sono i gradi della Roda del Canal… Vorrei dunque raccomandare agli autori delle guide di arrampicata molta attenzione a questo fenomeno, cercare cioè di non avere paura di quanto finora è stato tramandato. Senza tralasciare che su calcare a volte la difficoltà può aumentare in modo esagerato a causa della progressiva lucidità della cosiddetta roccia “unta”. Non c’è da aver paura di graduare in modo sensato: non si diventa più bravi sminuendo le vie. Agli apritori raccomanderei uno stile di apertura molto rispettoso dell’esistente. Non l’ha ordinato il medico di aprire ad ogni costo. E anche per l’apritore è valido il consiglio di una maggiore generosità nella graduazione: avrà molti più amici, a meno che non sia un seguace del detto “Molti nemici, molto onore”.

Campo Base 2022
Campo Base 2022 si svolse dal 2 al 4 settembre. La prima sera condussi l’incontro con il meteorologo Luca Mercalli e il filosofo Emanuele Coccia per una riflessione sui temi dell’ambiente, della cura dei luoghi e dell’abitare; poi parlai con l’effervescente Tamara Lunger, interrogandola sui valori e sui vari aspetti dell’alpinismo.

Dopo una giornata densa di proposte e di attività varie, tutte mediamente improntate all’educazione a una rispettosa frequentazione della montagna, nella seconda serata conversai con Federica Mingolla e con Luca Schiera: la prima colpì per la sua determinazione e per l’indubbio amore per le arrampicate, il secondo condivise con noi la sua esperienza nella selvaggia estensione glaciale dello Hielo Norte, in Patagonia. Dopo di loro ebbi il piacere di parlare con Nives Meroi, una delle più forti alpiniste del mondo, che ci ha raccontato come in natura la forza più formidabile sia la solidarietà tra le persone.

Durante la mattina della domenica a Balmanolesca ci fu la dimostrazione di arrampicata trad da parte di Federica Mingolla, applauditissima.

6 agosto 2022. Il mio studio nel pieno della bagarre lavorativa attorno alla “Storia dell’alpinismo”

Dolorose perdite
L’8 marzo morì a 84 anni l’amico Tullio Speckenhauser. Di lui conservo il grande ricordo del calore con cui ci accolse a Sondrio dopo la prima invernale della Nord-est del Pizzo Badile.

Conferenze e convegni importanti 2022
Il 19 maggio ci fu al Palamonti di Bergamo il convegno organizzato dal CAI Regione Lombardia dedicato al volontariato e alla montagna come terapia, come spinta motivazionale per i benefici che può dare a corpo e mente.

Io ne fui il moderatore. Parlò per primo Mario Milani, anatomopatologo dell’ospedale Manzoni di Lecco e responsabile medico del Soccorso alpino locale: ci illustrò come la passione per la montagna possa alimentare il coraggio di rischiare la propria sicurezza per gli altri.

Anna Frigerio, Social Worker ASST Spedali Civili di Brescia e docente presso Università degli Studi di Brescia, parlò del progetto “Montagnaterapia” di cui è responsabile presso l’ASST di Brescia: in collaborazione con la SEM (Società Escursionisti Milanesi), “Montagnaterapia” vede impegnato da anni il Club Alpino italiano, e costituisce un pezzo importante e forse poco conosciuto della sua attività. A livello locale, attraverso i presidi del servizio sanitario nazionale e le singole sezioni, il progetto propone percorsi terapeutici-riabilitativi rivolti a pazienti con disabilità, dipendenze, malattie rare, disturbi mentali o di comportamento, che possono trovare efficace supporto nell’esperienza vissuta in montagna come alternativa o integrazione di percorsi ambulatoriali.

A chiudere il cerchio dei relatori del convegno “Montagna, la forza della passione” fu il Presidente Generale del CAI Vincenzo Torti.

26 novembre 2022. Da sinistra, Ugo Manera, Valentina Villa, Guya e Petra nello storico ed elegante bar di Palazzo Reale, all’ora del tè.

Nell’ambito dell’iniziativa “Il personaggio dell’anno”, organizzata dall’amico Maurizio Lazzaro e da me per far conoscere al mondo turistico il paesino di Sagron-Mis (TN), il 13 agosto tenni là una conferenza per illustrare al pubblico, ma soprattutto agli amministratori, il mio punto di vista sulla gestione del turismo in montagna.

Il 14 agosto, invece, conversai nella vicina Fiera di Primiero con Manolo, premiato appunto come Personaggio dell’anno. Quel giorno ero tesissimo (almeno quanto lo era anche Maurizio Lazzaro) per la buona riuscita in generale della manifestazione: mi ritrovai a star male dopo aver mangiato salame e bevuto vino da sagra, lo stesso malessere che mi aveva colpito a Pinzolo. Ancora non sapevo che tutto dipendeva dalla mia cistifellea, carica di calcoli. Alla sera alle 20.30, dopo una cena inesistente, stavo per comunicare che non potevo farcela. Ma avvenne il miracolo: mi scaricai con violenza nel bagno del cinema e subito dopo mi accorsi di stare meglio. La serata andò a gonfie vele, Manolo era lanciato come non mai. E pensare che eravamo un po’ preoccupati per la presenza dei suoi “nemici” Riccardo Scarian e Alessandro Zeni. Ma questi stettero a sentire, senza intervenire.

L’8 ottobre, l’importante convegno nazionale del CAAI a Genova mi vide parlare sulla storia degli alpinisti liguri, perché il tema riguardava le “Alpi del Sole”, cioè le Liguri e le Marittime. Ero assieme ad altri illustri relatori, come Patrick Gabarrou, Yannick Graziani ed altri.

Il 15 ottobre Guya ed io andammo a Belluno per la rassegna “Oltre le Vette” che si svolgeva dal 7 al 16 ottobre. L’organizzatore era Diego Cason, uomo di grande precisione e ricco di belle e approfondite idee. Il titolo del mio intervento era “La libertà del limite”, che ben si sposava con il titolo della rassegna che quell’anno era La montagna. Libertà e limiti. Dopo la brillante introduzione di Diego Cason, ci fu l’intervento di Antonello Pasini, del CNR e docente di Fisica del clima all’Università di Roma Tre, che ci illustrò in modo semplice l’elaborazione dei modelli matematici per lo studio dei cambiamenti climatici recenti.

Dopo il mio intervento, fu la volta di Rinaldo Ottone, direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Belluno, Insegnante Stabile straordinario della Facoltà Teologica del Triveneto. Una relazione molto umana e particolarmente apprezzata. Infine parlò Angela Meriggi, sociologa ed esperta in metodologie partecipative atte a promuovere approcci di apprendimento trasformativo per l’innovazione sociale nelle aree rurali.

Il 26 novembre, al Monte dei Cappuccini di Torino, ci fu la presentazione ufficiale dell’iniziativa “La Montagna Sacra”. In quell’occasione ci fu la “prima” del breve film che Achille Mauri ed io avevamo realizzato. Qui l’intervista che mi fecero a fine mattinata.

Sherpa
Il 2 dicembre 2022 scrivevo a tutti i soci Sherpa:
“Cari amici e soci, sono particolarmente lieto di comunicarvi che ora finalmente possiamo disporre delle basi atte a permettere al nostro principale progetto, Calendalp, di procedere verso la fase di realizzazione.
Ciò grazie ad un accordo di massima con Montana SpA, società che molti di voi conoscono e con cui ho un rapporto storico (socio fondatore). Montana è presieduta da Gian Luca Moro, socio di Sherpa.

Il CdA di Sherpa, di cui fanno parte, oltre a me che lo presiedo, Achille Mauri e Salvatore Bragantini, è d’accordo a che Montana acquisti il 10% di Sherpa e dedichi proprie risorse allo sviluppo ulteriore di Calendalp, a partire dal prossimo mese di gennaio 2023. Io sono disposto a cedere a Montana fino al 10% delle mie quote di Sherpa (oggi ho il 20%), al valore di sottoscrizione, ma altri soci, se interessati, possono partecipare in modo da sollevarmi in proporzione nel raggiungimento di quel 10% da vendere a Montana. Eventuali soci interessati sono pregati di comunicarmelo entro a fine anno 2022.

Fra 2020 e 2021, con le magre forze disponibili, abbiamo allestito il necessario data base e messo a punto il programma informatico su cui Calendalp “girerà”. Col supporto di Montana potremo ora passare a realizzare il progetto. Come ricorderete, esso prevede di utilizzare il data base, grazie al quale tutti gli interessati potranno verificare quali eventi nel mondo outdoor d’interesse per Sherpa siano previsti in che giorno, a che ora e dove. Ciò permetterà di evitare la dannosa contemporaneità di eventi, magari in luoghi vicini e dal contenuto assai simile.

Non sarà necessario immettere nuovi capitali, bastando a suggellare l’accordo la prevista partecipazione di Montana a Sherpa. Calendalp resterà proprietà di Sherpa, mentre Montana sosterrà le spese di realizzazione, consistenti nel compenso del responsabile del progetto, che sarà Alessandro Parolini, dotato di vaste esperienze realizzative nei settori di attività di Montana, del consulente tecnico – è previsto che sia io a ricoprire tale ruolo – e di due risorse esecutive, Erika Pozzi e Andrea Coronati.
La firma dell’accordo rientra nei miei poteri di gestione come presidente ma, convinto come sono della bontà della proposta, mi conforterebbe ricevere la vostra preventiva approvazione. Sono convinto che l’accordo faccia fare a Sherpa un passo avanti essenziale e di cui la nostra avventura ha gran bisogno, in quanto riempie di contenuti concreti e interessanti un progetto che ha molto patito i danni della pandemia e della connessa, drastica riduzione di eventi esterni.

Sono a vostra disposizione per eventuali necessità di chiarimento e integrazione, anche queste comunque da definirsi entro la fine dell’anno corrente; sperando di trovarvi d’accordo, invio a tutti voi un caro saluto”.
Nel 2022 il totale delle visualizzazioni fu di 1.806.203.

Schiavo volontario ultima modifica: 2025-12-07T05:32:00+01:00 da GognaBlog

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8 pensieri su “Schiavo volontario”

  1. Ma in realtà le Grandi opere Rcs hanno tradizione di vendita in edicola. Non penso che questo abbia nuociuto alla diffusione della collana. Trovo i volumi molto ben composti e decisamente appetibili – lo dico come ex direttore editoriale Rcs con esperienza sulle collane a grande diffusione distribuiti in edicola. Sono snelli, ma consistenti, molto ben stampati. Non credo che il viatico delle edicole abbia contribuito ad aumentare copie al macero e anzi, sempre di più, le edicole si mostrano come luoghi dove scegliere un libro è possibile, a differenza delle grandi librerie delle major del settore, fitte ad intrico di titoli e di copertine. Che stanno portando il settore alla rovina. 
    Per quanto mi riguarda ne ho acquistati alcuni volumi e mi sento grato ad Alessandro e alle colleghe editor del service editoriale  per la cura e lo spessore dei contenuti.
    Sui limiti di budget io ho diretto in agenzia editoriale delle opere a fine anni ’90 e la situazione era quella. Si andava in un declino che prosegue. 
    Con simpatia, Danilo

  2. Nella seconda foto e in primo piano possiamo ammirare nocche ben formate e che hanno visto parecchia roccia da vicino!

  3. Complimenti graditi (e ricambiati) perché giungono da una persona che (legittimamente) non ha la mai stessa visione della vita, per cui ritengo che detti complimenti siano genuini e non espressione di piaggeria. Ci tengo a sottolineare  il risvolto, al di là del tema specifico, perché questo deve essere il corretto approccio al “dibattito”, intendo a qualsiasi dibattito su qualsiasi tema e in qualsiasi contesto (ovvero ben là di un blog di montagna), cioè bisogna confrontarsi senza preclusioni e prerequisiti che comportano censure aprioristiche. Il confronto dialettico può anche essere aspro, ma cavalleresco: se hai un avversario ideologico lo devi saper sconfiggere nel corso del dibattito e non dire “VIA!” solo perché l’avversario esprime (dis)valori a te ripugnanti.

  4. Soprattutto ancora complimenti per esserti impegnato nella redazione della collana Storia dell’Alpinismo.

    I miei compimenti anche a Carlo Crovella.

  5. Grazie, Alessandro, per la ricchezza dei tuoi diari!

    Ho scoperto anch’io da poco il misterioso mondo delle edicole. Per di più, qui in Sicilia pare vi sia un unico distributore che fa il bello e il cattivo tempo. Penso anch’io, e l’ho accettato in pace sapendo che verrà stampato per altre vie, che tanti numeri del volumetto Etna, che ha chiuso la collana In Montagna con La Stampa e Repubblica, andranno al macero senza raggiungere il pubblico. 

  6. Purtroppo è così: l’appello ideale alla libertà di stampa nasconde spesso interessi biecamente commerciali. Sarebbe necessaria una buona legge per limitare drasticamente il ricorso al copyright, soprattutto nelle foto: per l’autore sarebbe sufficiente compenso il riconoscimento e la fama che deriva dalle citazioni degli altri.

  7. Più in generale, colgo l’occasione per esprimere pubblicamente alcune mie considerazioni su iniziative di questo tipo, parlo delle collane di “allegati” ai quotidiani. Allegati non solo di montagna, ma di svariata natura: culturale, storica, filosofica, tecnica ecc ecc ecc. Sia chiaro: sono estremamente grato ad Alessandro per avermi coinvolto anche perché l’esperienza del volume 21 mi ha personalmente convinto che sono ormai maturato per gestire adeguatamente anche la stesura di saggi storici nel settore della montagna. Quindi a titolo personale il mio bilancio è MOLTO positivo. Ma le considerazioni generali eccedono la mia  esperienza diretta. Avevo già in precedenza l’impressione che queste collane (ripeto di ogni natura) fossero delle “fregature”, probabilmente concretizzate dagli editori dei quotidiani solo perché incassano dei sostegni pubblici. In parole povere il business plan è blindato al tempo zero: tot incassi certi (contributi e finanziamenti) e costi di produzione/stampa limati al massimo, in modo da avere un profitto certo già al tempo zero. Di vendere anche solo una copia in più dei volumi, non interessa un fico secco. Lo so per esperienza, perché molti miei conoscenti, alla ricerca del volume sullo scialpinismo, non sono letteralmente riusciti a trovarlo nelle edicole (nelle librerie non arrivava per definizione). Pur ordinandolo, sono rimasti senza, perché (questa la giustificazione) “dal distributore non arrivano più di una/due cope per edicola”. O le copie non sono state adeguatamente distribuite (e quindi quelle invendute sono finite al macero senza un incasso marginale) o non sono neppure state stampate in numero sufficiente, perché appunto al sistema non interesse vendere più copie, in quanto gli incassi sono già tutti compresi nel business originario. Se moltiplichiamo questo meccanismo per le decine e decine di “allegati” che vengono formalmente aggiunti a quotidiani e periodici vari, si percepisce quale sia lo spreco incomprensibile delle sovvenzioni pubbliche al settore. Ciò nonostante ripeto ancora una volta che a titolo personale non posso che esser soddisfatto dell’esperienza e ringraziare Alessandro e tutto lo staff di Dispari per la reciproca collaborazione.

  8. Ho avuto l’onore di esser invitato da Alessandro a occuparmi del volume sullo scialpinismo (n. 21) della collana che lo ha fatto “dannare” come ha raccontato in questo articolo. In effetti ho percepito, seppur di sghimbesco, lo stress che lo ha afflitto in quel periodo. Il volume 21 non ha dato problemi in fase di assemblaggio, sarà conseguenza dell’argomento o merito della collaborazione molto oliata fra noi due o ancora pura fortuna, chi lo sa. Una grana però la abbiamo incontrata a volume pubblicato e la cito per la sgradevolezza dell’episodio da parte del “fornitore” terzo di una singola foto. La foto è stata tratta dal sito di una istituzione del mondo CAI. L’ho segnalata io nel pacchetto di immagini che dovevo proporre in aggiunta al testo. Secondo la prassi comunicatami, non dovevo occuparmi io di ottenere i permit (dovevo solo indicare a chi e come chiederlo). Ci hanno pensato le bravissime ragazze della redazione di Dispari. Hanno fatto un lavoro egregio. Non ricordo il numero preciso di foto (comprese le mie e/o di Gogna) del volume 21, ma diverse necessitavano di verifica presso gli autori. le ragazze hanno scritto e tutti gli interessati hanno risposto, spesso ringraziando per il coinvolgimento di una propria foto e a volte senza sognarmi minimamente di chiedere neppure un euro. Tutti meno uno. La mail per il permit della foto in questione è stata indirizzata all’account “info” del sito da cui proveniva la foto stessa. Nessuna risposta. I tempi strettissimi (un volume a settimana, a getto continuo, ed eravamo già al 21.simo…) hanno indotto al redazione a stampare lo stesso la foto. A volume pubblicato, pochissimi giorni dopo si fa vivo (con me, ma chiedendomi il recapito di Dispari, cui è stato girato) uno degli amministratori di quel sito. Costui parte in quarta e afferma che, essendoci stata la pubblicazione senza alcuna autorizzazione, aggiunge una specie di “multa” e chiede 500 euro secchi di compenso. Dati i tempi strettissimi fra la divulgazione del volume e l’arrivo della sua comunicazione (2-3 gg), la sensazione è che a tale signore avesse letto la prima mail (quella di richiesta di permit), cui non ha risposto, proprio per preparare il terreno alla successiva mossa. Ovviamente è una sensazione, non ci sono prove, ma in ogni caso dispiace che, da una fonte CAI, sia arrivata una richiesta del genere e con un approccio davvero antipatico e ostativo a ogni mediazione.

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