Scozia, ai confini del Grande Nord

Se pensiamo alla Scozia, pensiamo a un susseguirsi di lande spoglie spazzate dal vento, il Vento del Nord. Un territorio di montagne e laghi, roccia e acqua, verde e blu nelle innumerevoli tonalità di colore. La Scozia è anche questo ma per comprendere questo territorio è necessario fare un grande salto indietro nel tempo. 

Scozia, ai confini del Grande Nord
Testo e foto di Luca Giraudo
(pubblicato su piemonteparchi.it il 10 novembre 2019)

La Scozia è per noi, gente del Sud, innanzitutto un luogo pieno di mistero, una terra ricca di leggende e di tradizioni, abitata da sempre da popoli rudi e coraggiosi, da spiriti buoni e da invisibili e misteriose presenze.

Tobermory

Sebbene sia popolata stabilmente da meno di diecimila anni, molto meno del Mediterraneo, evoca in noi un senso di antico, di mitico. Forse perché parte del nostro retaggio culturale arriva dai Celti e dai “barbari”? Oppure perché il Nord ha sempre rappresentato una terra di confine, di esplorazione, dove le forze della natura si scontrano con violenza e ci mettono a dura prova? O forse perché il suo clima e i suoi spazi ci ricordano quando, decine di migliaia di anni fa, la nostra gente viveva di caccia e pesca, seguendo il ritmo delle stagioni e delle migrazioni dei grandi mammiferi? Tutto questo, forse, e altro ancora.

Se pensiamo alla Scozia, pensiamo a un susseguirsi di lande spoglie spazzate dal vento, il Vento del Nord. Un territorio di montagne e laghi, roccia e acqua, verde e blu nelle innumerevoli tonalità di colore. La Scozia è anche questo, in effetti. Ma per comprendere questo territorio attuale è necessario fare un grande salto indietro nel tempo, ben prima che l’uomo abitasse la terra.

North Berwick

La storia scritta nei sedimenti geologici 
Quando emerse per la prima volta, l’attuale Scozia era parte del supercontinente Laurentia, ovvero dell’antico continente nord-americano: le più antiche rocce che formano l’isola di Skye sono graniti formatisi circa 2,8 miliardi di anni fa. Un lasso di tempo enorme.
Sedimenti sabbiosi e argillosi che oggi costituiscono lo zoccolo delle Highlands si depositarono lungo le coste e nel mare profondo antistante ed emersero durante l’orogenesi Caledoniana, nome latino della Scozia, che portò alla formazione della catena omonima a partire da 490 milioni di anni fa.
Nello scontro fra i continenti si crearono archi vulcanici attivi, i cui resti ancora oggi emergono fra i sedimenti più recenti delle Highlands e delle Lowlands: i basalti formano Isole come Staffa, l’isola dalla canne d’organo, i porfidi le fondamenta del castello di Edimburgo. 
Vennero poi le ere glaciali, si susseguirono ed erosero enormi quantità di rocce sedimentarie, metamorfiche e vulcaniche, scavarono i lunghissimi e rettilinei Glen, le valli dai fianchi ripidi, e i Loch, laghi e fiordi che spezzano in ogni dove la continuità del verde dei muschi e delle erbe che ricoprono le montagne. Montagne antiche che formano oggi i rilievi arrotondati dal tempo e dai ghiacciai.

Loch Ness, castello di Urquhart

Poi venne l’uomo. Dapprima in punta di piedi, poi via via sempre più prepotentemente, dal Mesolitico al Neolitico si insediò lungo le coste, visse di caccia e pesca e poi anche di agricoltura di sussistenza. I villaggi erano sparsi nelle immensità scozzesi, ma ciò non impedì a queste popolazioni di lasciare un segno indelebile.
Complice un cambiamento del clima, che divenne più umido e ventoso rispetto al Neolitico, da 2000 anni prima di Cristo con la tecnologia dei metalli e soprattutto dal Medioevo in poi cambiò il paesaggio scozzese: le foreste delle Lowlands vennero tagliate per fare spazio ai coltivi e agli allevamenti di pecore e di highlander, le pelose e rudi vacche scozzesi, i grandi mammiferi si estinsero: alci, orsi e lupi sparirono negli ultimi 700 anni. Ciò che possiamo osservare oggi è solo una parte di quello che era presente prima del nostro avvento. 
Tuttavia la nostra invadenza pare avere un effetto. Che non sempre e non dappertutto si percepisce. Se non si conoscono la storia naturale e umana di queste terre, si ha la percezione che tutto sia rimasto così, da sempre.
Nel mondo anglosassone di oggi la natura ha uno spazio importante, non solo perché è spesso indomabile, ma soprattutto perché è oggetto di molte attenzioni, di interessi diffusi e collettivi, di progetti concreti di conservazione che tentano di rimettere in moto processi ecologici un tempo interrotti.

Castello di Eilan Donan

Biodiversità e paesaggio 
In Scozia sono stati reintrodotti il falco pescatore e l’aquila di mare, si stanno piantando decine di migliaia di alberi, si possono visitare e vivere riserve naturali gestite con oculatezza ed efficacia. Per questo è interessante la Scozia. Certo, per le vicende umane, per le tradizioni radicate anche nei giovani, per il whisky e i castelli mitologici. Tutti aspetti che rendono questa nazione unica e affascinante.

Ma è senz’altro l’ambiente naturale che ha plasmato gli scozzesi e affascina chiunque viva qualche giorno, settimana o mese in questa terra. Skye e Mull, le maggiori Isole delle Ebridi interne, concedono panorami suggestivi e struggenti. Montagne che si gettano in mare, verdi fino al blu dell’acqua, spoglie se non per quella coltre di erba densa che ricopre tutto. Qua e là qualche albero, sopravvissuto agli eventi naturali e umani.

Fiordi e coste rocciose, lunghe e sinuose strade, quasi tutte a senso unico alternato, seguono fedelmente le ondulazioni del paesaggio. Rare case bianche o dai colori pastello spezzano la monotonia del verde.
Ma non siamo soli. Le foche abitano queste coste da sempre. Le si vedono sbucare dall’acqua, a volte a decine, emerge solo la testa, prendono fiato fra una immersione e l’altra, osservano da lontano i mammiferi colorati e bipedi che schiamazzano estasiati “guarda là, guarda quante!”.

Loch Lomond

I Cairngorms, nelle Highlands orientali, sono montagne dolci e spoglie che si susseguono fra un glen e l’altro. Qui, nei glen, vivono ancora foreste di pini e querce, che contornano laghi abitati da strolaghe e anatre del Nord.
I loro pendii che raggiungono altitudini banali per un alpinista, possono diventare, grazie al vento, l’anticamera del Polo Nord. Le loro sommità rosso porfido, con la nebbia creano un’atmosfera marziana. Ci si sente in un altro mondo.
Vicina al Polo Nord, ad una latitudine pari a quella della Danimarca, è abitata da molte specie nordiche, sia vegetali, come il pino scozzese, sia animali, come molte specie di uccelli, che nidificano in numeri elevatissimi, soprattutto lungo le coste e sulle piccole e inaccessibili isole rocciose.
Bass Rock, uno scoglio di granito al largo della città di North Berwick, accoglie la più grande colonia riproduttiva di sula europea: avvicinandosi con il battello la si scorge lontana e apparentemente disabitata, fino a che onda dopo onda si inizia a essere sorvolati da migliaia di sule che tornano al nido. Lo spettacolo, a poche decine di metri dalle scogliere, toglie il fiato. Centinaia di migliaia di sule, posate, in volo, ovunque il bianco dell’isola è composto dal piumaggio degli uccelli, o dal loro guano. Si viene via in silenzio e con nostalgia, tanto la moltitudine stordisce.

Spazi immensi e montagne che cadono su bracci di mare grigi come le nuvole. Le Ebridi e le Highlands Occidentali concedono dei panorami che rimangono nell’animo.
Vento sole e, a tratti, pioggia. Rilievi arrotondati ricoperti di erba verdissima e compatta, cascate altissime che cadono dalle sequenze di rocce sedimentarie, formano torrenti color rame colonizzati dai salici. La brughiera e i mirtilli sono dappertutto e donano i loro colori rossi a questo panorama solitario.
Solitudine. Sì, in Scozia il panorama evoca la solitudine. Il silenzio degli elementi, del vento, dell’acqua, del mare. Il silenzio del Grande Nord inizia già qui. Se amate questo, vale la pena vivere questa terra.

Loch Gamhna

Quando, come e dove andare
Il clima scozzese è abbastanza “capriccioso” e variabile, come deve esserlo d’altronde nelle condizioni geografiche e morfologiche in cui ci si trova.
D’estate può essere caldo, molto caldo nelle ultime annate, ma gelido e pericoloso sulle cime, dove si raggiungono tranquillamente gli zero gradi e il vento porta la temperatura percepita a -15°C.

D’inverno è ovviamente freddo ma non glaciale, ma il clima può subire eventi di gelo improvvisi legati ai venti artici.

D’estate le giornate sono lunghe e interminabili, d’inverno corte e buie. Ma se ci si adatta e si ama la natura dura e imprevedibile, ogni stagione è da vivere. Qualche informazione sul clima la trovate qui.

Isola di Bass Rock

Come ci si arriva in Scozia? Naturalmente via aereo, da Milano Malpensa fino a Edimburgo ad esempio, ma anche via terra, dopo un lungo ma sorprendente viaggio. Ad ognuno il suo viaggio.

La biciletta non è il mezzo più usato, complice il clima imprevedibile e il vento a volte tempestoso. Ma certo a passo di pedali la Scozia diventa un mito.

La natura in Scozia concede molte soddisfazioni. I parchi nazionali e le riserve naturali sono numerosi ed estesi, la sentieristica è di alto livello ed esistono sia escursioni di un giorno che lunghi trekking e traversate.

Qui potete trovare informazioni utili: 
https://www.visitscotland.com/see-do/landscapes-nature/national-parks-gardens/
https://www.nature.scot/enjoying-outdoors/routes-explore/scotlands-great-trails 

Sule a Bass Rock

Edimburgo è senz’altro una città da vivere e visitare, sia per i monumenti e i musei che per i pub e la musica tradizionale gaelica.
Qualche suggestione la trovate qui

Dove dormire?Generalmente l’accoglienza alberghiera in Scozia è famosa per essere cara e non di elevata qualità. È difficile quindi dare consigli. Le città sono care ma si possono trovare B&B a prezzo medio e con la calorosa accoglienza degli Scozzesi.

Drosera rotundifolia

Note sull’autore
Luca Giraudo, accompagnatore naturalistico, nel 1993 diventa guardiaparco presso l’allora Riserva Naturale del Bosco e dei Laghi di Palanfrè, poi accorpata nel Parco Naturale Alpi Marittime.
Dal 2004 in poi si occupa di molti progetti legati all’avifauna: Progetto Migrans, Progetto Gipeto, i monitoraggi dei Galliformi e dei Passeriformi…
In questi anni segue numerosi progetti europei e coordina la Rete Osservatori Alpi Occidentali, che raccoglie le osservazioni di gipeto e altri avvoltoi. Nel 2018 lascia il parco, dedicandosi ad altre attività e oggi, con l’appoggio dell’agenzia Tortuga Viaggi di Fossano, organizza viaggi naturalistici ed escursionistici in giro per l’Italia, l’Europa e il Mondo.
E’ stato in questi ultimi anni, oltre che più volte in Andalusia, alle Canarie, nel Sud della Francia, in Galles e Scozia, mentre fuori dall’Europa, più volte in Senegal, e poi in Costa Rica. In Italia accompagna in Toscana, Puglia e Sicilia, nonché nelle Dolomiti di Brenta e nel delta del Po.

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Scozia, ai confini del Grande Nord ultima modifica: 2020-08-14T05:31:34+02:00 da GognaBlog

1 commento su “Scozia, ai confini del Grande Nord”

  1. 1
    Paolo Gallese says:

    Bellissimo viaggio nel tempo e nello spazio, alla scoperta di una terra straordinaria. 
    Un giorno ci andrò. 

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