Sequestrata una cava in Apuane

Smaltivano fanghi illegalmente in una grotta delle Apuane, sigilli alla cava di marmo.

Sequestrata una cava in Apuane

Con un blitz, i carabinieri forestali di Camporgiano, insieme ai carabinieri di Castelnuovo di Garfagnana (LU), hanno sequestrato una cava di marmo in località Arnetola, nel comune di Vagli Sotto.

Secondo l’accusa, smaltivano in modo illecito i fanghi di escavazione, in un’area tutelata paesaggisticamente, contigua al territorio del Parco Regionale delle Alpi Apuane. Il sequestro è infatti conseguente all’accertamento, effettuato dai carabinieri forestali di Camporgiano, unitamente al personale dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale (ARPAT) di Lucca, di plurime violazioni ambientali ad opera degli esercenti la “coltivazione” della cava.

23 marzo 2021, sequestro della cava di Arnetola

In particolare sono state contestate la gestione illecita dei fanghi di escavazione (marmettola) e la mancata regimazione delle acque sui piazzali di cava, con il percolamento dei fanghi e dell’acqua all’interno della grotta carsica denominata Abisso del Pozzone, presente proprio al centro della cava.

E’ ben noto che tutto il complesso geomorfologico delle Alpi Apuane è notoriamente caratterizzato dalla presenza di cavità carsiche, spesso intercomunicanti, di elevato valore ambientale, scrigni di una complessa biodiversità sempre più posta in pericolo dagli sversamenti di fanghi e marmettola originati dalla scorretta gestione dei rifiuti estrattivi.

Proseguono le indagini sotto la direzione della Procura di Lucca.

23 marzo 2021, sequestro della cava di Arnetola

Cosa è la marmettola?
a cura di arpat.toscana.it
Durante l’estrazione del marmo si producono sostanzialmente due tipi di materiale:
– terre di natura pedologica, da scavare per raggiungere il giacimento marmifero;
– marmettola, la polvere di marmo, risultante dall’estrazione, dalla lavorazione e dalla segagione del materiale.

La marmettola è un materiale prodotto dalle lavorazioni della pietra, residuo dall’attività di estrazione e/o segagione delle pietre naturali, in questo caso marmo. Di colore bianco si può presentare come una polvere anche impalpabile, nel caso di taglio a secco o come fango palabile. All’origine, il fango è composto da acqua, da particelle molto fini di marmo (carbonato di calcio pressoché puro) a cui possono aggiungersi tracce di terriccio, di oli e/o grassi vegetali utilizzati per lubrificare/raffreddare gli utensili di taglio, di idrocarburi fuoriusciti accidentalmente dalle macchine di lavorazione nonchè di metalli derivanti dagli utensili di taglio (tagliatrice a catena, filo diamantato).

La marmettola ha invaso un torrente apuanico

Una delle questioni prioritarie è quella della corretta identificazione della marmettola come rifiuto o come sottoprodotto: infatti in linea di principio i materiali residui non devono essere tout court classificati come rifiuti, potendo assumere la qualifica di sottoprodotto quando possono trovare utilizzo in altri cicli di lavorazione e sono in grado di soddisfare tutti i requisiti di cui all’art. 184 bis del D.Lgs 152/2006. Occorre tuttavia sottolineare che ad oggi, in fase di controllo, non sono mai state riscontrate le condizioni che consentirebbero di attribuire a tale rifiuto la qualifica di sottoprodotto tanto che l’eventualità pare confinata ad un piano teorico dottrinale. A riguardo pare anche utile ricordare che la norma sui sottoprodotti è disciplina che introduce un regime gestionale in condizioni di favore: ne consegue che l’onere di dimostrare l’effettiva sussistenza di tutte le condizioni di legge ricade su colui che la invoca.
In mancanza anche di una sola delle condizioni previste dalla norma il materiale rimane soggetto alle disposizioni sui rifiuti (ass. Sez. III n. 47085, 19/12/2008) e deve essere classificato con il codice “CER 01 04 13 – rifiuti prodotti dalla lavorazione della pietra, diversi da quelli di cui alla voce 01 04 07”.

15 settembre 2015


La marmettola prodotta dall’attività di estrazione e lavorazione nel distretto Apuo-Versiliese, che appare gestita come rifiuto, ammonta a poco più di 200.000 t/anno negli anni 2012-2015 e risulta inviata per la maggior parte, tramite ditte autorizzate al trattamento dei rifiuti, presso lo stabilimento di Scarlino (GR) della Huntsman Tioxide, che la utilizza nelle fasi produttive come agente neutralizzante degli effluenti acidi. Altre possibili destinazioni riguardano impianti autorizzati in procedura semplificata secondo quanto previsto dal DM 05/02/98, quali: cementifici, utilizzo per edilizia, opere civili, industria e recuperi ambientali.
Il quantitativo complessivo di marmettola desunto dalle dichiarazioni MUD relative alle attività estrattive e di trasformazione dell’intero comprensorio Apuo-Versiliese è tale da rendere presumibile che un importante quantitativo di marmettola non venga gestito. Infatti il rifiuto marmettola – che deve essere raccolto all’origine per essere recuperato-trattato ovvero smaltito secondo quanto previsto nell’autorizzazione – non di rado e anche in ingenti quantità, risulta abbandonato nell’ambito dell’area di cava, e resta esposto all’azione degli agenti atmosferici meteorici generando un notevole impatto sull’ambiente, in particolare sulla risorsa idrica. La mancata gestione della marmettola pare trovare conferma nella condizione dei fiumi della zona che periodicamente evidenziano fenomeni di intorbidimento

Il torrente Frigido bianco di marmettola

La presenza di marmettola e terre di cava determina un significativo degrado qualitativo dei corpi idrici. Linquinamento delle acque sotterranee e delle sorgenti, in buona parte captate a scopo idropotabile, sebbene sia ancor più grave di quello delle acque superficiali, è meno percepito, perché non direttamente visibile.
Le sorgenti con torbidità contenuta sono potabilizzate da idonei filtri mentre quelle caratterizzate da elevata torbidità vengono temporaneamente escluse dalla rete acquedottistica. È opportuno ricordare che ai sensi del Testo Unico Ambientale devono essere sottoposte a misure di salvaguardia non solo le sorgenti captate ma anche quelle potenzialmente captabili.

A tutela dei corpi idrici è possibile – oltre che necessario – prescrivere a tutte le cave l’adozione di accorgimenti relativi alla gestione delle acque meteoriche di dilavamento. La LR 20/2006 ed il relativo regolamento di attuazione n. 46r/2008 dettano, in attuazione dell’art.113 del D.Lgs 152/2006, la disciplina delle acque meteoriche. In particolare l’art. dispone:
– che le acque di dilavamento e di ruscellamento dei siti di cava debbano essere regimate in modo da ridurre il rischio di trasferimento di solidi sospesi ai corpi idrici;
– che le opere di regimazione delle acque di dilavamento debbano essere previste e descritte in uno specifico Piano, da predisporre a cura del richiedente l’autorizzazione alla “coltivazione” della cava stessa, e che queste siano realizzate prima o durante l’esecuzione delle lavorazioni.

Nel 2015 le competenze ambientali della Provincia sono passate alla Regione Toscana, in materia di cave la legge regionale 35/2015 prevede un’autorizzazione unica rilasciata dal Comune per le cave ordinarie,  che comprende anche l’approvazione del piano di gestione delle acque meteoriche dilavanti. Il piano di gestione delle acque meteoriche  dilavanti deve essere conforme ai criteri fissati nel regolamento 46/R  del 2008 e Successive Modificazioni e Integrazioni (SMI) attuativo della LR 20/2006 e SMI ed una volta approvato diventa un documento cogente per l’attività della cava.

Cava ad Arnetola

Approfondimenti
Cave delle Apuane e marmettola, a cura di Italia Nostra;
La qualificazione giuridica della “marmettola” alla luce delle recenti novelle normative: alcuni risvolti applicativi a cura di Maria Grazia Alabrese e Andrea Marchetti;
La marmettola avvelena i corsi d’acqua delle Alpi Apuane, che cosa si aspetta per intervenire? a cura del Gruppo di Intervento Giuridico Onlus.

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Sequestrata una cava in Apuane ultima modifica: 2021-03-25T07:08:00+01:00 da GognaBlog

17 pensieri su “Sequestrata una cava in Apuane”

  1. 17
    Alberto Benassi says:

    COMPLIMENTI…sindaco. Spianiamole queste Apuane almeno i suoi nipoti potranno vedere il mare dalla Garfagnana e potranno sciare sui ravaneti.

  2. 16
  3. 15
  4. 14
    Alberto Benassi says:

    non sapevo dove scrivere così lo metto qui.
     
    Stamani sul giornale:
    si riparte con il progetto del TUNNEL sotto le Apuane.
    Un nemico si circonda e si annienta. Ma le Apuane sono un nemico?? Sembrerebbe di si per qualcuno.
    Non si accontentano di distruggerlo da sopra,  ora anche da sotto.

  5. 13
  6. 12
    albert says:

     Non credo che tutto il marmo serva a grandi opere d’arte….penso serva  in gran parte per lavori  ornamentali modesti e soprattutto  per lo scarto usato come deacidificante nell’industria chimica.
    https://www.oieau.fr/eaudoc/system/files/documents/3/16850/16850_doc.pdf

  7. 11
    Alberto Benassi says:

    oltre al marmo lavorato, c’è il carbonato di calcio che viene impiegato in mille settori.
    Per produrlo macinano di tutto.

  8. 10
    Matteo says:

    “producono un materiale che non ha nessuna valenza se non quella di togliere lo sfizio a qualche ricco”
    Fosse vero!
    Credo invece che buona parte del marmo estratto finisca nei bagni di tutti noi e per far filtri per il commestibile

  9. 9
    Alberto Benassi says:

    uno dei più grossi problemi per le cave è cambiare la mentalità delle persone che abitano questi luoghi. Non tutti , ma quelli che ci lavorano oltre all’aspetto economico, convinti di non avere alternative, (forse non ce ne sono) se non quelle di ritornare a pascolare le capre, affermano che sono i depositari delle antiche tradizioni dei vecchi cavatori e lizzatori , quando il marmo si faceva scendere a valle lizzandolo lungo le vertiginose vie di lizza, con mille rischi, tanto sudore e una misera paga.
    Ma di quali tradizioni si parla?!?!?
    Oggi l’estrazione è selvaggia. Ci sono macchinari, camion,  che permettono di estrarre e trasportare giù tonellate e tonellate di materiale in pochissimo tempo. L’epopea delle vie di lizza, di quando il cavatore partiva alle 2 di notte, camminava ore e ore  per raggiungere la cava, mangiava un pezzo di lardo,   è roba mitologica scomparsa nella notte dei tempi cancellata dallo sfruttamento sfrenato.

  10. 8
    Geri Steve says:

     
    MARMO
     
    vedo che sono sato preceduto dalla redazione, ma forse è utile postarlo lo stesso; geri
     
    Chiudere totalmente le cave di un marmo che è stato usato per pregiate statue  lungo oltre duemila anni sarebbe forse eccessivo, ma è necessario controllare e ridurre il consumo di quelle risorse naturali che, nell’ambito delle vite umane, sono totalmente non rinnovabili.
     
    In Italia c’è il vecchio vizio di sostenere che i problemi di governo si risolvono con le leggi. E’ un logoro trucco con cui i politici ingannano, facendo credere che così facendo loro hanno affrontato il problema; invece le leggi vengono normalmente ignorate o aggirate con leggine o con la corruzione.
     
    La soluzione ci sarebbe, ma ci vuole volontà e buon governo. Va costruita una organizzazione statale (niente Regioni!) di controllo ecologico, dotata di bravi operatori e ottima strumentazione, con funzioni anche di polizia, tipo NAS. Per aprire o mantenere una cava ci vuole un progetto che comprenda il riciclo dei materiali e un rigido controllo di questo e di quanto si estrae, soggettandolo a sostanziosa tassazione.
     
    Sono cose che costano e il costo deve gravare pesantemente sul marmo, che è un materiale raro e prezioso che non può essere sprecato per costruzione, come oggi avviene. Questo implica anche che il marmo importato sia gravato da pesanti tasse d’importazione per impedire la concorrenza sleale da dove non ci sono tutele.
     
    E’ possibile? Certo che sì, ma non se continuano i miraggi del consumo senza limiti e della globalizzazione selvaggia.
    Se non si combattono quelle ideologie, quelle norme devastanti e lo strapotere della finanza transnazionale non cè speranza nè contro la marmettola nè contro la distruzione del pianeta.
     
    A chi protesterà perchè così si mette in crisi l’industria del marmo si dovrà spiegare che rallentarla prima di arrivare all’esaurimento totale del marmo è l’unico modo per salvarla.
     
    Geri

  11. 7
    GognaBlog says:

    Per Daniele Piccini, commento n. 6. E’ verissimo che il problema sono le stesse cave. Sono loro che non dovrebbero esistere.

    Lo scopo di questo post è di dimostrare che uno dei modi con i quali si può condurre la guerra alle cave è cercare in ogni modo di renderle il meno possibile redditizie, appunto intensificando i controlli e inasprendo le regolamentazioni per la gestione, non solo degli smaltimenti. Va da sé che la lotta alle cave e alle “coltivazioni” debba proseguire su binari paralleli.

  12. 6
    daniele piccini says:

    Il problema non è il corretto smaltimento della marmettola, il problema sono le cave che non dovrebbero esistere, oltretutto producono un materiale che non ha nessuna valenza se non quella di togliere lo sfizio a qualche ricco ed arricchire i proprietari distruggendo il  territorio. In un paese civile non è accettabile.

  13. 5
    Fabio Bertoncelli says:

    Si dice pure «parco eolico». 
    E «neve programmata». 
    E «valorizzazione turistica».
     
    A quando il «parco nucleare»?

  14. 4
    Alberto Benassi says:

    Emanuele questi purtroppo sono i fatti.  “COLTIVAZIONE” termine che dovrebbe parlare di vita, si mette un seme e nasce una pianta,  qui invece è solo distruzione, portata avanti senza limiti. Non c’è speranza per queste montagne che hanno avuto la sfortuna di essere di marmo. Anche questo sequestro sarà solo un fuoco di paglia. Gli interessi economici sono troppo grossi.

  15. 3
    Giovanni Baccolo says:

    Capisco lo sconcerto per la parola “coltivazione”, però è bene notare che questo è il termine tecnico utilizzato per descrivere i processi che portano all’estrazione e all’utilizzo delle geo-risorse. Si coltivano anche i giacimenti di idrocarburi, le sorgenti idrotermali e chi più ne ha più ne metta. Il termine è utilizzato da lunga data e non è certo una novità introdotta a scopo di green washing.
     
    Detto questo, condivido lo sconcerto verso queste pratiche sistematiche e regolamentate di distruzione del paesaggio. Insostenibilità all’ennesima potenza…

  16. 2
    emanuele says:

    la parola che mi colpisce in questo articolo è “coltivazione….”: se  la ripeto mi viene in mente un anziano contadino che pianta un seme, lo accudisce per farlo crescere e raccoglierne i frutti.
    La coltivazione del marmo parla invece di distruzione di montagne e di tutto il suo ecosistema, e soldi, forse sono quelli che accudiscono per farli crescere.
    Scrivendo “coltivazione” pensano di far passare l’idea di essere come contadini che amano la propria terra, ma dov’è l’amore per la propria terra se si sversano liquami e oli esausti nelle falde acquifere? Giochi di parole, di nebulose azioni che confondono chi ascolta distrattamente, fino a quando ci accorgeremo tutti del disastro che stiamo producendo, e sarà troppo tardi.

  17. 1
    albert says:

    Interessante  il riutilizzo  della marmettola dopo una raccolta completa…per scopi gia’ noti e innovazioni da inventarsi.

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