Donne afghane

La fase clou del Bergamo Festival si è chiusa ad Astino con la testimonianza bella e drammatica della cineasta Sahraa Karimi, fuggita 11 mesi fa da Kabul.

Donne afghane
di Carlo Dignola
(pubblicato su L’Eco di Bergamo del 5 luglio 2022)

Si è conclusa domenica sera ad Astino, con una testimonianza bella ma altrettanto drammatica, la fase clou del Bergamo Festival 2022. Diceva molto già il titolo: «Come l’Occidente ha tradito le donne afgane». A parlare è una «testimone oculare», Sahraa Karimi, regista e sceneggiatrice afgana, in dialogo con due giornalisti: Alma Maria Grandin, caposervizio del Tg1, e Gigi Riva, editorialista de L’Espresso.

Dopo il ritiro delle truppe occidentali (comprese le nostre italiane) deciso dagli Americani, dal 15 agosto dell’anno scorso il Paese è finito di nuovo in mano ai Talebani. Sul web c’è un video con Sahraa Karimi, spaventata, per le strade di Kabul, quel giorno terribile.

Sahraa Karimi

«Noi abbiamo fatto la nostra parte, credetemi» racconta oggi. «Non è vero che gli afgani abbiano sostenuto i Talebani. Purtroppo la comunità internazionale ci ha traditi. Ci ha trattati come dei miserabili. Mi spiace dirlo in maniera così dura, ma le cose stanno in questo modo. C’erano molte donne impiegate nel settore pubblico, ora sono chiuse in casa, hanno paura. Le decisioni sono state prese senza ascoltare i cittadini afgani. E quel nostro sogno si è interrotto. Se non ci volete aiutare, lasciate che ci aiutiamo da noi stessi».

Un suo film, girato nel 2020 – ricorda Alma Grandin – è stato premiato alla Mostra del cinema di Venezia. Ne viene proiettato qualche spezzone: mostra un Afghanistan rurale, arcaico, ma geloso delle sue tradizioni. Immagini piene di donne, dalla contadina alla giornalista, orgogliose di ciò che sono e di ciò che fanno, per sé e per le proprie famiglie. «In Afghanistan le donne, i colori, la bellezza sono scomparsi» dice Karimi. «Io penso che la femminilità sia un dono, ma nel mio Paese non è più visibile».

L’ultima serata del Bergamo Festival nel complesso ex monastico di Astino. Foto: Alessandro Villa

La regista individua un punto debole della strategia occidentale, che in poche settimane è andata in briciole di fronte alla riconquista del Paese da parte degli Studenti coranici: «Sono stati spesi molti miliardi per ricostruire l’Afghanistan, ma poco è stato fatto per la cultura. Negli ultimi 10 anni soprattutto, abbiamo fatto tanti film, girati soprattutto da donne, e alcuni di essi erano buoni. Ora tutto questo sembra un sogno. Io stessa non posso più girare nulla nel mio Paese. È più facile per voi occidentali prendere un aereo per Kabul che per me».

Incalzata, da Gigi Riva, ad affrontare il nodo politico della questione, Sahraa dice apertamente che ormai, «al momento non c’è nessuna soluzione. Loro, i Talebani, decidono per te. Io non credo che il loro Dio odi le donne che ha lui stesso creato, e in particolar modo quelle afgane. Io credo che Dio ami tutti. In altri paesi musulmani la donna è molto più libera, e ciò nonostante non mette a rischio la società. Perché la donna non è considerata un essere pericoloso in Arabia Saudita o a Dubai? Eppure gli arabi sono più musulmani di noi. Noi lo siamo diventati solo lungo la storia. Queste interpretazioni sbagliate della religione hanno distrutto la vita delle donne in Afghanistan».

Riva le chiede cosa vorrebbe, oggi dalla comunità internazionale, ma ormai, dopo il disastro di questi vent’anni Sahraa Karimi è scoraggiata: «Credo che oggi le donne afgane siano le più tristi al mondo. Fino al 15 agosto scorso c’era la speranza, oggi non c’è più. Non voglio dire io all’Occidente cosa deve fare: faccia quello che vuole. Stanno cercando di convincerci che i nostri carnefici sono cambiati. Per favore! Hanno solo imparato a usare meglio le parole. Sono solo diventati più furbi. Hanno imparato a giocare meglio il gioco» della politica internazionale. Quello che posso dire è che dovreste iniziare ad ascoltarci. La comunità internazionale sta cantando la sua canzone. Io dico: fermatevi, ascoltate le donne afgane. Ascoltatele e basta, aprite gli occhi».

Sahraa Karimi in dialogo con i giornalisti Gigi Riva e Alma M. Grandin

A Stati Uniti, Ue, Nato chiede di sostenere la resistenza, ma non vuole riattizzare odi Karimi, parla di un Paese diviso, già prima dell’intervento americano, tra le ragioni che hanno portato alla situazione attuale: «Io non sono per la guerra. Odio la guerra, ho perso troppi membri della mia famiglia in questi anni. Ma non posso accettare che le donne afgane siano trattate da questi mullah come se fossero solo dei pezzi di carne. Siamo persone ricche di talenti, siamo gente che pensa, capace di lavorare seriamente. Siamo stanchi di sentire esplosioni. Come voi, qui in questa bella serata a Bergamo, vogliamo vivere una vita di pace. Ciò che vorrei farvi capire è che stare qui ad ascoltarmi, stasera, è un vostro privilegio. È la libertà: e noi – ammette – ne siamo gelosi». «Io non voglio perdere la speranza» conclude. «Se rimango qui in Italia, sono sicura che in 1 o 2 anni parlerò la vostra lingua, che potrò diventare anche una brava cittadina, per esempio romana. Ma la mia terra madre mi mancherà sempre. Tutte le notti la mia gente, emigrata all’estero, sogna la propria casa in Afghanistan. I Talebani non sono la storia del Paese, quella storia siamo noi. Loro sono dei parassiti. Io continuerò a fare film e a sperare per il meglio. A sperare che questo buio tunnel finirà. Oggi io sono il messaggero del mio popolo. Cerco di fare la mia parte. Voglio profondamente ringraziare l’Italia per tutto quello che ha fatto e che fa per me. Ma per favore voi giornalisti, scrittori, artisti mostrate la bellezza dell’Afghanistan. Forse questa bellezza, in qualche modo, un giorno finirà per salvarci».

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Donne afghane ultima modifica: 2022-08-01T05:58:00+02:00 da GognaBlog

39 pensieri su “Donne afghane”

  1. 39
    albert says:

    le agenzie di fotomodelle per moda e cosmesi sono liete di accoglierehttps://donna.fanpage.it/la-prima-agenzia-di-moda-di-kabul-regala-un-sogno-alle-aspiranti-modelle-afghane/

  2. 38
    albert says:

    37) invasione senza conoscere la storiahttps://www.ibs.it/alla-conquista-del-monte-everest-libro-craig-storti/e/9788822752277
    IL GRANDE GIOCO entrò inballo anch eper i zelanti  esploratorigeografici, al cui seguito arrivavano commercianti  truppe..e purtoppoper gliabitanti pure zucchero e le caramelle.Prima gli afghani non avevano ombra dicarie, dopo i regalini dolci.e graditi ( armida fuoco comprese).iniziarono a perdere denti ( una pandemia indotta di carie), comunidel  trentino offronoagevolazioni a giovanif amiglie che vogliano insedisi, dato ch  e il dimensionamento dei servizi ( scuole, medici dibase, trasporti avviene in base alnumero dei residentifile:///C:/Users/Utente/Downloads/REGOLAMENTO%20progetto%20famiglia.pdf

  3. 37
    lorenzo merlo says:

    Da aggiungere.
    Nella questione del Grande gioco, la logica dell’Urss era tenere lontano dai propri confini forze avverse. Per questo non tentarono mai di annettere l’Afghanistan – né la Mongolia – all’Urss stessa.
     
    Dopo l’11 settembre, gli Usa chiesero al Mullah Omar di estradare Osama bin Landen, saudita. Il Mullah rifiutà come suo diritto secondo le leggi internazionali. Gli americani, alla faccia del medesimo diritto, entrarono in Afghaniastan con la forza e usarono la forza come fosse un loro diritto. Nessun mandato Onu a loro supporto. Nessuna reazione indignata da parte della maggioranza dei paesi.
     
    Lasciateli lavorare lo fanno per il nostro bene.

  4. 36
    marco vegetti says:

    L’Afghanistan conserva 60 milioni di tonnellate di rame, 2,2 miliardi di tonnellate di minerale di ferro, 1,4 milioni di tonnellate di terre rare come lantanio, cerio e neodimio, ma anche alluminio, oro, argento, zinco, mercurio e litio.
     
    Chissà come mai la Cina si sta comprando tutte le miniere afghane..
    https://www.huffingtonpost.it/entry/perche-gli-usa-non-sono-riusciti-a-sfruttare-la-miniera-di-tesori-dellafghanistan-di-c-paudice_it_61236ce4e4b0e5b5d8eba4c3/

  5. 35
    Fabio Bertoncelli says:

    In quanto ai giacimenti di minerali preziosi, essi fanno parte di quella narrazione di cui pure tu ti sei invaghito. Dimmi: di quali miniere si impossessarono i sovietici? Di quali gli americani?
     
    Mi fermo qui.

  6. 34
    marco vegetti says:

    Forse ti è scappato: sauditi protetti dai servizi segreti pachistani. Però a loro non si può fare nulla. per cui prendiamocela con l’Afghanistan,,, Per 20 anni, senza risolvere nulla, anzi

  7. 33
    Fabio Bertoncelli says:

    Mi spiego meglio. 
     
    L’Iraq era sí un’orribile dittatura sanguinaria, però senza rapporti col terrorismo islamico che aveva colpito l’Occidente e non vi erano “armi di distruzione di massa”, come gli USA avevano dichiarato.
    In altre parole, l’Afghanistan era uno dei covi dei terroristi dell’Undici Settembre, mentre l’Iraq non c’entrava nulla.

  8. 32
    marco vegetti says:

    Fabio, non fare il finto tonto: 99% degli attentatori erano sauditi, a cominciare dal loro capo, la cui famiglia aveva ottimi rapporti con gli USA… E che era protetto non dagli afghani ma dai servizi pachistani… Più facile l’Afghanistan. con i suoi giacimenti di minerali preziosi… 

  9. 31
    Fabio Bertoncelli says:

    “Almeno i russi non sbandieravano a quattro venti di voler portare democrazia e civiltà …”.
    Su questo punto hai ragione: i sovietici invasero l’Afghanistan per instaurarvi un regime comunista, semplicemente.
     
    Gli USA, invece, si dedicarono all’Afghanistan a causa di quel servizietto che i terroristi mussulmani gli avevano combinato l’11 settembre 2001.
    P.S. Prego non confondere Afghanistan con Iraq. Per quest’ultimo Paese la vera motivazione è tutt’altra.

  10. 30
    marco vegetti says:

    Confuso? E perché? per un arabo fuori posto? Il concetto non è affatto confuso. A noi occidentali, dopo 20 anni di occupazione e di promesse, non ce ne frega nulla. Almeno i russi non sbandieravano a quattro venti di voler portare democrazia e civiltà … E la russofobia impera: fatto fuori persino il pallavolista della nazionale, uno dei più forti giocatori italiani (doppia cittadinanza)…

  11. 29
    Fabio Bertoncelli says:

    Caro Marco, ti vedo un po’ confuso. Sarà il caldo?

  12. 28
    marco vegetti says:

    Lo so, grazie. Prima addirittura gli inglesi… Ma chi c’era negli ultimi 20 anni? Chi ha armato i talebani, e poi, come con i curdi, scaricati? Chi ha promesso “democrazia” e poi “salvezza”? Non i russi mi pare… 1979-1989. Ma capisco che ormai i russi siano colpevoli di qualsiasi cosa… E ti ripeto, allora gli Inglesi prima? Va bene, non sono arabi, lo so, era per “facilitare” le cose. Comunque, scuri e musulmani: questo era il concetto. Anti americanismo? Più che altro la Storia degli ultimi 20 in un paese che volevamo -mi vien da ridere- “salvare”…

  13. 27
    Giacomo Govi says:

    Vegetti, prima degli Americani ad invadere l’Afganistan e’ stata la tua mitica Unione Sovietica… 
    P.S. Gli Afghani NON sono arabi. Nella foga antiamericana mantenere il basico contegno. Siamo  alla claque con l’eskimo, incommentabile.

  14. 26
    marco vegetti says:

    Gli americani non sono stati soli ventanni soli in Afghanistan… Una pletora di europei al seguito, Italia compresa…  Nessuno mi toglie dalla testa che poiché sono arabi e musulmani… Meglio i biondi ucraini, anche se hanno qualche svastica tatuata sul petto…

  15. 25
    albert says:

    https://ne-np.facebook.com/RaiFVG/videos/il-nuovo-appuntamento-settimanale-con-il-cinema-si-apre-esplorando-lattrazione-t/2084198765071383/?__so__=permalink&__rv__=related_videos
    Mariani e casella trailer documentario “iNverno afghano”, vuoiche non si possanotrovar bene trovino  financo in  in  val dei Mocheni???

  16. 24
  17. 23
    albert says:

    ci sono interi borghi delle montagne bellunesi e trentine pronti ad accoglierle,https://www.elle.com/it/magazine/women-in-society/a38588801/afghanistan-lavoro-donne/ mgariiniziano attivita’ sostenibili e sopportano  meglio i disagi ambientali.(nev e freddo)https://www.repubblica.it/dossier/esteri/racconti-afghani/2021/12/20/news/afghanistan_donne_lavoro_mercati-330956262/

  18. 22
    albert says:

    oggi , 2 agosto, c’è il TITOLONE IN PRIMA PAGINA, CAMBIA TUTTO. VERRANNO MESSI IN MAGAZZINO I MITRA USATI PER DISPERDERE LE MaNIFESTAZIONI PUBBLICHE DELELLE DONNE AFGHANE SUON DI RAFFICHE SPARATE IN ARIA E OGNI VERO GUERRIEIRO MACHO CERCHERA’DI PROCURARSI ‘ IL SUO DRONE????
    LA CLESSIDRA SI GIRA, RIMEDIATO L’ABBANDONO DELLE POPOLAZIONI CON UN DEUS EX MACHINA.COLPO DI TEATRO!
      https://www.ultimavoce.it/il-2-agosto-e-la-festa-degli-uomini/C'E SEMPRE UN RISVOLTO MILITARESCO .COLLEGATO  AL MACHISMO ESIBIZIONISTA DI ARMI PIU’OMENO LUNGHE E DI CARICATORI SERBATOIO PIU’ O MENO CAPIENTI.

  19. 21
    albert says:

    la fotografia ritratto e’ degna di stare alla paricon quella molto piu ‘ famosa di Mc Curry se “I primi ad armare i talebani furono di americani. Con quelle armi i talebani scacciarono i sovietici e combatterono la guerra civile contro forze sovietichea, in quelle zone si sonorversati tutti gli avanzi degli arsenali di di armi  portatili obsolete, i fucili LEEe  enfield  che fanno ancora il loro porco lavoro, ak47 e’ acronimo peggiore di covid 19, un’infezione diffusa dalla ex CCCP in tutti i continenti,Sviluppato da Michail Timofeevič Kalašnikov verso la fine della seconda guerra mondiale sotto ispirazione di Satana. ricordo un’intervista di GinoStrada che derideva i machos fieri delloro aggeggio , guerrieri fieri che venivan portati al suo ospedale, debitamente  sbrindellati e traforati che imploravano morfina  gementi  e tremolanti, bisognosi di sacche di sangue purche’ del gruppo sanguigno giusto, ancorche’ provenienti da donatrice  femmina.tutto faceva brodo.!L’ak 47prodotto in 85 milionidi esemplari+altri 100 milioni di cloni fa strage pure in Usa.Funziona sempre anche un analfabeta impara smontarlo e gestirlooi, nel 2009, in occasione del 90 mo compleanno, Kalashnikov aveva fatto una mezza ammissione: “Ho costruito armi con lo scopo di difendere la nostra società. Certo, non fa piacere vedere come ogni sorta di criminale usi le mie armi. E certamente ho rimpianti, come tutti. Ma posso dirvi una cosa: potessi tornare indietro, non vivrei diversamente”.

  20. 20
    lorenzo merlo says:

    Fabio, a stare zitti siamo arrivati qui.
    Meglio il coraggio che il lascia vivere.

  21. 19
    Fabio Bertoncelli says:

    @ 17
     
    “Tu, Draghi, perché non hai accolto ventimila profughi veri dall’Afghanistan?”
     
    E qui mi fermo, per non scatenare una guerra nel GognaBlog.

  22. 18
    Fabio Bertoncelli says:

    @ 17
     
    Rivolgersi a Biden (Casa Bianca, USA). Oppure, in difetto, a Ursula (UE).
    “Voi – Biden e Ursula – perché non accogliete i profughi afghani? Parlate bene e poi razzolate male, eh? Furbacchioni!”
     
    P.S. Quelli sono profughi veri.

  23. 17
    marco vegetti says:

    Tutto vero. Ma 20 MILA afghani aspettano ancora di lasciare il loro paese come gli avevamo promesso. Stiano là. Ma in tre mesi l’Europa ha accolto quasi 5 MILIONI di ucraini senza batter ciglio o quasi. 

  24. 16
    lorenzo merlo says:

    Con le sovranità delgate, svendute, regalate in nome della globalizzazione, risulterà difficile.

  25. 15
    Riva Guido says:

    Ogni abitante del pianeta deve potersi recare e vivere dignitosamente ovunque, a una condizione però: esclusivamente nella legalità e nel pieno rispetto dei diritti e dei doveri acquisiti da quella popolazione.

  26. 14
    lorenzo merlo says:

    Condivido entrambi i punti.
    Con numeri grandi senza integrazione si generano enclave e con queste si alza il rischio di conflitto sociale, e strumentalizzazione politica.

  27. 13
    Carlo Crovella says:

    A volte sono perplesso su certe tesi. Accusate sempre l’occidente di esser stato, nei secoli, imperialista in termini militari e di esserlo ancora sul piano economico. Se gli altri modelli (dagli islamici agli indiani Navajo…) hanno altri parametri, dobbiamo lasciarli evolvere in modo autonomo. Intervenire per “imporre” valori occidentali,  anche se di rilievo ai nostri occhi, è una forma oscura di imperislismo. Perché si dà per scontato che il nostro paradigma sia migliore e superiore al loro. Ero contrario all’occupazione militare ed economica dell’Afghanistan. Ma sono contrario a crociate ideologiche che vogliono imporre dall’esterno i nostri valori culturali. La crescita Cultirale la devono fare loro  con le loro gambe. Noi possiamo limitarci a dare dei riferimenti, ma stando fuori dalle dinamiche interne ad ogni modello socio-culturale.
     
    Discorso diversissimo, anzi dianetealmente opposto, per i soggetti che vogliono stabilirsi qui da noi. Quo vigono le nostre regole, non solo giuridiche, e chi vuole integrarsi deve recepire il nostro paradigma. Altrimenti non ci sarà mai una vera integrazione. Le periferie calde di Parigi, Marsiglia e Bruxelles lo dimostrano. 

  28. 12
    Fabio Bertoncelli says:

    Marco, chi accudisce avvelena: digli di smettere. Mi spiego meglio: come ci hanno detto per trentasette milioni di volte negli ultimi sei lustri, la democrazia non è esportabile e il commercio corrompe lo spirito. Di piú, basta il solo contatto umano per appestare i puri.
    … … …
    Comunque, non è affatto vero che a nessuno freghi nulla dell’Afghanistan: chiedi a Lorenzo. Lui c’è stato da solo, viaggiando in lungo e in largo, Dio solo sa dove. È persino riuscito a sopravvivere e tornare a casa. 
    Ora prova tu. Tra l’altro, pare – dico pare – che i talebani non mangino piú i bianchi, biondi, cristiani.

  29. 11
    marco vegetti says:

    Ma diciamoci la verità: a nessuno frega niente dell’Afghanistan! Bisogna accudire gli ucraini invece: bianchi, biondi, cristiani… 

  30. 10
    Alberto Benassi says:

    «Ma per favore voi giornalisti, scrittori, artisti mostrate la bellezza dell’Afghanistan. Forse questa bellezza, in qualche modo, un giorno finirà per salvarci». Non credo che sarà sufficiente.

    già, beata ingenuità. Il mondo è troppo cattivo e violento.

  31. 9
    Fabio Bertoncelli says:

    «Ma per favore voi giornalisti, scrittori, artisti mostrate la bellezza dell’Afghanistan. Forse questa bellezza, in qualche modo, un giorno finirà per salvarci».
     
    Non credo che sarà sufficiente.

  32. 8
    Mario says:

    I talebani sono diventati piu’ furbi? Sta bene,  direi anche  che ”ascoltate le donne afghane” significa qui \\ascoltate me, io sono la verita’per tutte loro \\ con il dubbio che delle donne afghane freghi un cazzo a nessuno e Merlo nella chiusa del suo 2@ veda giusto e lontano. 

  33. 7
    lorenzo merlo says:

    Voglio dire che quando qualcuno verrà a dirci che la realtà la creiamo noi, non lo accetteremo.
    Ma lo sosterremo quando avremo la consapevolezza per trovarlo ovvio.
    Finché non evolvono loro, siamo ancora all’esportazione di democrazia in forma di valori a mezzo razionalità.
    Niente di più ridicolo.

  34. 6
    Cla says:

    E si Lorenzo Merlo, ci sono molti Afghanistan. Però ci sono pure molte Italie, molte Americhe, molte Milano e anche a Morterone dove sono solo in 13, ci sono molti Morterone.
    Forse l’unica cosa che ci può accumunare è : ” però, le donne afghane non sono malvagie!!!” 

  35. 5
    antoniomereu says:

    Con l augurio personale che l'”Eco”partito da  Bergamo possa risuonare in molte altre casse di risonanza e che l’ ex monastero sia un auspicio per un futuro femminile di scelte e non di costrizioni .

  36. 4
    marco vegetti says:

    Non per l’Ucraina, sicuramente per il Kosovo che, guarda caso, sta rinfocolando le tensioni nei Balcani, con il culo protetto dagli “occidentali”…

  37. 3
    Eugenio says:

    Per quanto possa essere comprensibile uno scontro tra culture e tradizioni delle varie etnie, resta comunque inderogabile il diritto delle donne “urbane” di sfilarsi il burka e di vivere la propria vita, nel rispetto di quelle che il burka vogliono invece continuare a indossarlo

  38. 2
    lorenzo merlo says:

    Ci sono molti Afghanistan. Solo per noi ce n’é uno solo. Loro si dicono pashtun, tajiki, aimaq, nuristani, eccetera a seconda dell’etnia di appartenenza.
    L’Afghanistan esportato, quello con i burqa e i turbanti non è il solo.
    Ci sono etnie dove le donne non conoscono il burqa.
    Poi ci sono altri due Afghanistan. Quello rurale e quello urbano. Uno critica l’altro per il degrado dei valori. L’altro critica l’uno per l’arretratezza. Nella loro contrapposizione vi è forse l’aspetto più importante e meno trattato.
    In buona misura la questione delle “donne afghane” riguarda il mondo urbano. In buona misura andare a sfilare il burqa a una donna di una valle o di un deserto afghano non sarebbe cosa, da loor stesse, apprezzata.
    I primi ad armare i talebani furono di americani. Con quelle armi i talebani scacciarono i sovietici e combatterono la guerra civile contro forze a loro volta islamiste.
    Colpevolizzare i talebani è gioco facile. Niente di differente accadeva prima del loro avvento. Molto di diverso è accaduto durante il loro dominio anche a causa del contrasto con l’invasione della permissiva cultura occidentale.
    Parlare di Afghanistan per chi non l’ha vissuto in profondità è quasi inopportuno.
    Cavalcare la tigre di carta degli aiuti e dei diritti delle donne è molto politico e progressista.
     

  39. 1
    albert says:

    succederà cosi'(un me la mocco)anche per l’Ucraina?

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