Storia del chiodo da roccia – 3

Storia del chiodo da roccia – 3 (3-5)
di John Middendorf
(pubblicato su bigwallgear.com il 2 agosto 2021)

(continua da https://gognablog.sherpa-gate.com/storia-del-chiodo-da-roccia-2/)

Dall’attrezzatura industriale al chiodo
Per capire come si è evoluto il design dei chiodi, dobbiamo guardare a due settori al di fuori dell’arrampicata: l’industria che usa attrezzatura metallica e i progressi tecnologici dell’acciaio prodotto in serie. Innanzitutto, cosa s’intende per la parola originale in tedesco che in italiano divenne chiodo da roccia: Mauerhaken (ganci da parete).

Tipici Mauerhaken utilizzati per una vasta gamma di scopi e industrie.

In tedesco, la parola generica per “chiodo” è “haken”, o gancio. “Mauerhaken” (gancio da parete) è la più comune, ma vengono utilizzati anche “Stahlhaken” (gancio d’acciaio), “Felshaken” (gancio da roccia) e “Ringhaken” (gancio ad anello) e altre forme, a volte in modo intercambiabile. È interessante notare che i moschettoni per l’arrampicata erano originariamente chiamati “Karabinerhaken” (“ganci per moschettoni”. Vediamo anche “Eisenstift” (spillo o punta di ferro) utilizzato nel contesto di un chiodo martellato, come da resoconto della salita del Dachstein (1876, Mittelungen), che prevedeva anche l’installazione di una scala lungo il percorso. Ma Eisenstift come “chiodo a pressione” (in tedesco Bohrhaken, chiodo da trapano) messo in un foro praticato con un trapano o un perforatore divenne presto differenziato da Mauerhaken per le fessure.

Chiodo piantato con un sasso

Mauerhaken non è un termine esclusivo per l’arrampicata: qualsiasi tipo di gancio in muratura, come quelli martellati tra pietre su pietra e abitazioni di mattoni usati per attaccare lanterne, attrezzi da cucina, redini dei cavalli, cartelli, cancelli, ecc., risalenti a secoli fa, se non millenni, furono chiamati Mauerhaken. Il doppio Mauerhaken era un simbolo comune sugli stemmi, per rappresentare la sicurezza ottenuta grazie alle nelle mura del castello. I primi ingegneri elettrotecnici adottarono questo termine per gli isolanti sui pali del telegrafo (1886). I vigili del fuoco includevano i Mauerhaken come parte della loro attrezzatura da arrampicata su strutture in mattoni e pietra ben prima che fossero mai usati per riferirsi a pezzi di attrezzatura usati in alpinismo (1877).

Il “ciminierista” inglese Fred Dibnah mostra l’arte di collegare più scale corte con “cani” ancorati tramite tasselli piantati tra le linee dei mattoni.

L’arte perduta del salire sulle ciminiere utilizzava anche ganci da muro in ferro battuto, chiamati in inglese “cani di ferro” (le nostre “graffe”), cioè dei pioli per salire su quelle torri artificiali. La tecnica di collegare più scale fissate in sequenza con ganci a muro martellati per salire sulle alte ciminiere industriali risale alla metà del 1700 ed era un bell’esempio per il tipo di scalata di allora; le alte ciminiere,  progettate per disperdere gli inquinanti in alto nell’atmosfera piuttosto che spargerli a diretto contatto delle comunità locali, rimangono uno dei primi simboli della rivoluzione industriale del 1800.

I famosi Mauerhaken da arrampicata che oggi si vedono nei musei sono di vario modello in ferro battuto:

Il chiodo di Schmitt potrebbe essere uno dei primi chiodi di acciaio: come per molti di questi primi chiodi, uno studio metallurgico aiuterebbe a tracciarne la storia. Ma la tecnica grinder/spark (frammenti di molatura a scintilla) sarebbe interessante su alcuni chiodi della fine degli anni ’90 dell’Ottocento, poiché è allora che avviene il passaggio dal ferro battuto ai chiodi in acciaio (per lo più nei primi anni del 1900). Clicca per ingrandire.

Un buon video per distinguere tra ferro battuto e acciaio qui sotto (purtroppo, un test distruttivo.

I primi Mauerhaken erano fabbricati da fabbri usando martello e forgia. Prima che si arrampicasse con martello e moschettoni, questi ganci da roccia venivano martellati nelle fessure con una pietra adatta, poi utilizzati come appiglio o appoggio, ma anche come punto di protezione per l’assicurazione nei successivi passaggi. Gli alpinisti hanno poi trovato comodo collegare il Mauerhaken alla corda usando un anello annodato di cordino (in tedesco Seilring).

Nota. Seilring (“anello di corda”) è spesso un termine ambiguo nei primi resoconti, poiché si applica sia agli anelli di metallo utilizzati principalmente per gli ancoraggi in corda doppia (chiamati principalmente Abseilring), sia anche al semplice cordino annodato (noto anche come rebschnur/repshuur e più tardi come Seilschlinge) con il quale, in assenza di moschettone, si può collegare la corda al chiodo.

Qui si vede un chiodo piantato con un sasso; a destra, il chiodo usato con e senza cordino.

I chiodi in commercio erano venduti da Mizzi Langer a Vienna nel 1907 e negli anni ’30 dalla Sporthaus Peterlon.

Catalogo Sporthaus Peterlon del 1935 e chiodo simile (Museo della Montagna-Club Alpino Italiano). L’immagine del catalogo grazie alla cortesia del Karabin Climbing Museum.
Clicca per ingrandire
Pagine del catalogo Mizzi Langer: nei cataloghi dal 1907 al 1920, Mizzi Langer vendette tre misure di chiodi. Almeno uno di questi chiodi aveva il design del gancio a muro, basato sull’illustrazione del Das Klettern im Fels di Franz Nieberl (1922). Considerando le differenze di prezzo delle tre lunghezze di chiodi vendute da Mizzi Langer in quel periodo, i tre chiodi in vendita potrebbero essere stati di design diverso). Da notare i vari tipi di chiodi disponibili nel 1937, tra cui uno specifico Karabinerhaken: “piatto, con foro per moschettone”. Clicca per ingrandire.
Operai in esposizione (costruzione della Hoover Dam, 1932).

(continua)

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Storia del chiodo da roccia – 3 ultima modifica: 2022-07-13T05:41:00+02:00 da GognaBlog

2 pensieri su “Storia del chiodo da roccia – 3”

  1. Ispirato da quel insolito film in cui al museo tutto si è rianimato ,quatto quatto di nascosto nella local sede,sotto la vetrina dei chiodi un piccolo registratore ho piazzato.
    Non credevo alle mie orecchie quando riavvolto il nastro, ho riascoltato:”guardate me (lo spit)come brillo e giro in tutto il mondo verticale, dappertutto mi han piazzato .
    E tutti a dirgli “taci tu che sei l ultimo arrivato”….
    Essi’ confermò il primo piccolo chiodo ad espansione -“anche di me sembrava non potessero far senza ma poi tornai dimenticato nella credenza”.
    Un giallo coloratissimo Bong allora disse ;credete a me che sono figlio dei fiori americani , sono  il più tosto il più evoluto ,senza me quel gran muro non avrebbero salito.
    Un po’ in disparte un anziano chiodo storto ,smartellato e arrugginito li lasciò dire,…la giovane tempra non sa cosa sia l autarchica forgia casalinga da cui proveniva e da quali abili mani plasmato…..solo pensò a quante ne vide nelle sue lunghe giornate su’ in parete,ma sopratutto ricordò  prima di finir qua’ nella bacheca ,quando era nello zaino al baretto giù in paese e senti dire da chi l’ aveva là portato che non serviva più  e come quel uomo si vantasse di non averlo mai toccato.
    Non sapendo invece in un secolo quanti voli e vite avesse tenuto e poi salvato.
    ….《mi sto risvegliando tra i rumori del rifugio e della gente , vuoi vedere che non era vero niente! 》….

  2. In casa usato chiodini di  ottimo acciaio  infissi a colpi di martelletto per appendere quadri.  Attorno al chiodo si staccava  crosta di  intonaco, causa materiali  scarsi usati al gran risparmio dal Gran Impresario mirante al massimo del profitto. Allora usati mini chiodi a pressione con forellino dit rapano e tassello dipastica , segno che  piu’che il chiodo e’ importante il supporto e come viene  collocato.In questi giorni leggo  di  incidenti in cronache locali, sempre attente sul pezzo: alpinisti che precipitano e ..chiodi che fuoriescono o , se tengono, corda lunga che, anche se trattenuta dal secondo , non impedisce  impatto con politraumi ed interventi di soccorso complicati.( volontari del CNSAS veri specialisti da ammirare e ringraziare.)

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