Trojena, quelle gare di sci nel deserto

L’Arabia Saudita organizzerà i Giochi invernali asiatici nel 2029 ma le perplessità sia tecniche che ambientali sono tante e il CIO ricorda: “Non siamo stati consultati ma la sostenibilità è un pilastro fondamentale dell’Agenda olimpica 2020+5”.

Trojena, quelle gare di sci nel deserto
(che non piacciono neanche al Comitato olimpico)
di Jaime D’Alessandro
(pubblicato su huffingtonpost.it/green-and-blue l’11 ottobre 2022

Di neve artificiale ne cadrà tanta nel deserto durante il 2029, in tale abbondanza da permettere che si svolgano i Giochi invernali asiatici.

E questa cosa al Comitato olimpico internazionale (CIO) non piace affatto, come hanno fatto sapere da Losanna, sia perché non è stato coinvolto sia per la poca sostenibilità dell’evento in termini ambientali.

L’annuncio dei giochi è stato dato dal ministro dello sport dell’Arabia Saudita, il principe Abdulaziz bin Turki al-Faisal, dopo l’assegnazione degli Asian Winter Games (Awg). “Siamo orgogliosi di aver vinto la gara per ospitare l’Awg Trojena 2029 come primo Paese dell’Asia occidentale“, ha scritto su Twitter.

In effetti le scorse edizioni si sono svolte, a partire dalla prima del 1986, in aree ben più ad oriente e adatte, come l’isola di Hokkaido in Giappone.  

Trojena, la sede dei giochi, è la località in costruzione a 50 chilometri dal Golfo di Aqaba, legata al progetto futuribile da 500 miliardi di dollari di Neom.

Si tratta di un’area di 26mila chilometri che nelle intenzioni dovrebbe diventare il nuovo volto del Paese. Ne faranno parte sia il polo industriale Oxagon, sia The Line, la città lunga 170 chilometri e larga 200 metri progettata per ospitare 9 milioni di abitanti e che tanto ha fatto discutere.

C’è chi ha messo in dubbio che il progetto sia tecnologicamente fattibile, altri hanno bollato l’idea come distopica oltre che poco realizzabile. Nel frattempo la testata inglese The Economist ha sostenuto che sono stati costruiti fino ad ora solo due edifici. La maggior parte dell’area del progetto resta deserto, come è da sempre.

Nel video di presentazione sul sito di Trojena si vede un gruppo di sciatori che serpeggiando fra la neve ascendono verso la cima di un monte invece di scendere.

La montagna è il Jabal al-Lawz, nei pressi del quale sorgerà il grande resort affacciato su un lago artificiale.

Il video è una metafora involontaria di un mondo all’incontrario dove, mentre la crisi climatica sta cambiando il pianeta, si organizzano dei giochi invernali in luoghi che richiedono un uso massiccio di energia per avere il clima desiderato.

Trojena avrà un’infrastruttura adeguata per creare l’atmosfera invernale nel cuore del deserto e rendere questi Giochi invernali un evento globale senza precedenti“, ha spiegato Nadhmi al-Nasr, amministratore delegato del progetto Neom.

 A fare da apripista sono stati i Giochi invernali di Pechino di quest’anno (2022), i primi nei quali è stata usata solo neve artificiale.

In Cina hanno assicurato che si è trattato di neve prodotta grazie ad energia proveniente da fonti rinnovabili, le Olimpiadi sarebbero state ad impatto zero. Peccato poi che una serie di rapporti, iniziando da Slippery Slopes della Loughborough University di Londra, avessero messo in dubbio tali affermazioni già prima che i giochi iniziassero.

Anche usando le rinnovabili, l’elettricità necessaria per eventi del genere è enorme, con costi altissimi e un assorbimento di acqua altrettanto importante“, si legge nel rapporto. “Lo stesso comitato ospitante ha stimato in 158 milioni di litri la quantità necessaria di acqua per creare condizioni di innevamento per gli eventi e Pechino una delle città più carenti d’acqua del mondo“.

La follia di Trojena 2029 è in realtà meno estrema di quel che sembra. L’area montuosa dove c’è il monte Jabal al-Lawz raggiunge i 2580 metri di altitudine. D’inverno, fra dicembre e gennaio, la temperatura scende a meno due gradi di notte, mentre di giorno si aggira fra una minima di tre e una massima di 19.

Siamo lontani dalle condizioni ideali per un’olimpiade invernale, il fondo delle piste per mantenersi deve avere temperature che di notte scendono a meno dieci, ma lo siamo altrettanto dalla pista artificiale al coperto costruita a Dubai nel centro commerciale Mall of the Emirates che opera in una città dove si passa dai 25 gradi dell’inverno agli oltre 40 gradi dei mesi estivi.

Non basta a giustificare l’organizzare dei giochi invernali a poca distanza dal Mar Rosso, ma del resto non basta nemmeno per il mondiale di calcio nell’estate torrida del Qatar, malgrado l’assicurazione che tutti gli stadi siano stati dotati di impianti di raffreddamento a emissioni zero grazie all’utilizzo del solare.

È comunque una forzatura che, nel caso di mondiali, “richiede davvero parecchi soldi”, come ha confermato all’agenzia Reuters Saud Abdul-Ghani, il professore di ingegneria meccanica dell’Università del Qatar che ha guidato la progettazione del sistema di climatizzazione degli stadi. Stando ad alcune stime si parla di un costo di costruzione doppio o triplo rispetto ad uno stadio tradizionale.

Il riscaldamento globale sta decimando i ghiacciai e riducendo i luoghi nei quali è possibile trovare con sicurezza la neve. I cannoni per quella artificiale sono un sistema di manipolazione delle condizioni climatiche, quanto l’aria condizionata, ormai usato ovunque.

Pensare di farne a meno con i mesi estivi che si stanno mangiando via via gli altri e gli inverni che si fanno miti sembra impossibile. Avremo quindi sempre più bisogno di controllare le condizioni degli ambienti nei quali viviamo staccandole da quelle esterne.

Perché l’alternativa è adottare strategie completamente nuove come le migrazioni, lo sostiene Gaia Vince nel suo ultimo saggio Nomad Century, spostando intere città verso nord.

Ci sono però forme di manipolazione più compatibili con l’ambiente rispetto a quel che intendo fare in Arabia Saudita su scala molto più ridotta.

In uno degli isolotti davanti a Stoccolma in Svezia, Marie Granmar e Charles Sacilotto hanno ad esempio costruito attorno alla loro abitazione una sorta di serra ispirandosi ai principi ecosostenibili dall’architetto svedese Bengt Warne.

Al suo interno il clima è quello mediterraneo e la famiglia può così crescere verdure e pomodori tutto l’anno. È la serra stessa a mantenere una temperatura interna di circa 20 gradi, senza necessità di riscaldamento, mentre il termometro esterno indica -15 gradi.

D’estate invece aprendo il tetto si riesce a non surriscaldare la casa che usa pannelli solari per l’energia e ricicla tutta l’acqua che usa riducendo al minimo il suo impatto.

Soprattutto di energia ne usa molto poca, l’unica chiave possibile per una maggiore sostenibilità. Non è una soluzione praticabile ovunque, ma è una delle strade possibili per l’adattamento.

“Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) non è stato consultato sulla decisione in merito ai Giochi invernali asiatici”, ha dichiarato un portavoce dell’organizzazione che ha sede a Losanna.

Il Comitato olimpico dell’Asia che organizza i giochi invernali, fa parte del Comitato olimpico nazionale che a sua volta fa capo al Cio. “Per quanto ci riguarda, la sostenibilità è un pilastro fondamentale dell’Agenda Olimpica 2020+5”, ha aggiunto il funzionario facendo riferimento alla nuova politica del Comitato Olimpico Internazionale in fatto di ambiente.

“Esistono chiare indicazioni per le sedi dei giochi. Se queste non esistono, l’uso di sedi temporanee è incoraggiato. E se nessuna di tali soluzioni dovesse funzionare dal punto di vista della sostenibilità, gli eventi vanno tenuti al di fuori del Paese ospitante”.

Vedremo come andrà a finire. Da qui al 2029 mancano ancora sette anni, pochi per costruire una cittadina sui monti dell’Arabia Saudita e innevarla da capo a piedi, più che abbastanza per dar corso a polemiche e critiche che sono già iniziate a cadere sull’evento.

Il commento
di Carlo Crovella

Neve artificiale nel deserto e, magari, gare di surf nell’Artico. Questo il programma agonistico dei prossimi decenni? Se stravolgiamo la Natura, non possiamo stupirci che la Natura reagisca “punendoci” (inondazioni, siccità, pandemie, ecc). E che forse voglia ridurci o annullarci, in quanto specie fastidiosa e indesiderata.

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Trojena, quelle gare di sci nel deserto ultima modifica: 2022-12-02T05:35:00+01:00 da GognaBlog

14 pensieri su “Trojena, quelle gare di sci nel deserto”

  1. 14
    Giovanni battista Raffo says:

    In sintesi:  non ho parole!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  2. 13
    Alberto Benassi says:

    Atto da megalomani di quel mondo arabo pieno di soldi che gli escono anche dalle orecchie. Un mondo che da una parte odia l’occidente peccatore e dall’altra gli fa l’occhietto. 

  3. 12
    Fabio Bertoncelli says:

    Personalmente non ho mai costruito impianti sciistici, né devastato montagne. L’ultima volta che mi sono servito di un impianto è stato pressappoco ventisette anni fa. Ma anche in precedenza tendevo a evitarli, per quanto possibile. Da allora salgo sui monti sempre a piedi, preferendo posti solitari e ben alla larga da cavi, folle e barbari.
     
    Posso criticare chi devasta, sia esso europeo sulle Alpi o arabo nel Deserto Arabico? Per di piú mi pare che costruire stazioni sciistiche in Arabia Saudita sia assai idiota e ancor piú arrogante, oltre che devastante.

  4. 11
    Carlo Crovella says:

    @9 se il commento è rivolto in generale, in teoria può starci, ma non sembra fondato perché le critiche agli arabi non le fanno i sostenitori del modello sci di pista sulle Alpi. Se riferito a me, esso è improprio perché io mi sto battendo da molto tempo contro il proliferare degli impianti ,anche sulle Alpi. Credo di averlo già detto in tutte le salse (manca solo che vada ad abbattere i tralicci con il tritolo). Smontare lo sci di pista sulle Alpi sarà un’impresa molto faticosa che non si realizzerà dalla sera alla mattina. Per intanto, battiamoci perché, ovunque nel globo, non venga posato neppure un nuovo impianto in più.

  5. 10

    Infatti, agh dice giusto.
    Gli sceicchi coi soldi possono quindi fanno. Utilizzano anche la nostra falsità rifacendosi alla sostenibilità che in effetti loro possono permettersi perché sostengono finanziariamente ciò che desiderano. 
    Contrastare oggi una simile esagerazione sarebbe boicottare dei giochi olimpici come questi. Ma, tra sponsor e mollaggine ideologica vorrei vedere chi non si presenterebbe davvero.
    Djokovic ce n’è uno solo. Sigh.

  6. 9
    agh says:

    Vedo soprattutto montagne di ipocrisia. Ma come, proprio noi che abbiamo devastato le Alpi con gli impianti di sci in questo ultimo secolo, e continuiamo imperterriti a devastarle alla faccia del clima, facciamo la morale agli altri? A che titolo? 

  7. 8
    Critico says:

    Le parole “moderne” per giustificare ogni cosa: sostenibilità, green, resilienza. Più le utilizzano a sproposito e più le svalutano rendendole simbolo della manipolazione in atto per proseguire con il consumismo  in modo diverso. 

  8. 7
    lorenzo merlo says:

    Prima il disastro. Per il Progresso.
    Ora Sostenibilità. Vanto progressista.
    Poi si offendono. Ma va cagher.
    Neppure Caporali.

  9. 6
    Giorgio Daidola says:

    La cosa più grottesca è che progetti di questo tipo vengono spacciati per “sostenibili” e ottengono certificazioni  internazionali vergognose tipo quelle del Global Sustainable Tourism Council o l’ ISO14001, lo standard internazionale più riconosciuto. Oggi il progetto più innaturale e onnivoro di energia può ottenere tali certificazioni, basta che venga dimostrato  che si prendono provvedimenti per risparmiare energia, non importa a che scopo. Oppure basta dimostrare che si utilizzano solo fonti rinnovabili, anche se queste potrebbero avere utilizzi ben più…sostenibili. In Dolomiti comprensori come La ski area di Carezza si vanta di essere sostenibile affermando che per risparmiare energia ridurrà di un’ora la necessaria battitura serale delle piste di neve rigorosamente artificiale. Basta insomma strombazzare sui giornali che si vogliono ridurre i costi per diventare un’impresa sostenibile. C’e insomma da vergognarsi a pronunciare la parola “sostenibilità”.

  10. 5
    Cla says:

    Gretaaaa…dove sei!!! 

  11. 4
    Carlo Crovella says:

    Ovvio che l’azione distruttrice della Natura è la risposta alle azioni umane. Ma, tecnicamente, tale azione distruttrice è costituita da fenomeni naturali: vedi recente frana-alluvione di Ischia.
     
    La cosa paradossale di situazioni come quella dell’articolo è che stiamo andando a cercarci sempre più grane. Cioè non “stuzzichiamo” la Natura solo con azioni finalizzate a consentire la nostra sopravvivenza quotidiana, ma addirittura con progetti imbecilli, come quello di organizzare gare di sci in Arabia… E’ ovvio che la Natura ci spazzerà via tutti.

  12. 3
    Cla says:

    La Fossa delle Marianne per i mondiali di atletica e il campo base dell’Everest  per gli Open di tennis

  13. 2
    Carlo says:

    Quello che mi da da pensare in questa assurdità è che sono cose tecnologicamente possibili. Si condizionano campi da calcio e si scia a Dubai. Certo, sono tecnologie costosissime, e FORSE è anche pure vero che l’energia è ricavata da fonti totalmente ecologiche. Ma il mio pensiero è: davvero non sappiamo rinunciare a certe cose per una questione etica, di rispetto e di esempio??
    Per quanto uno stupido possa esser tale mai taglierà il ramo su cui è seduto. 
    Quindi, non è la natura a volerci spazzar via (ci piace pensarlo perché siamo antropocentrici) ma saremo noi stessi ad eliminarci….in fondo lo abbiamo sempre fatto, come dimostrano le letture di Jared Diamon nel suo: COLLASSO. E quando succederà (perché succederà) volendo considerare Gaia come una persona…. tirerà un sospiro di sollievo.

  14. 1
    Fabio Bertoncelli says:

    Propongo Riad come sede delle prossime Olimpiadi invernali. Il Deserto Arabico è infatti notoriamente ideale per lo sci alpino, lo sci di fondo, il bob, il salto con gli sci, il biathlon, l’hockey su ghiaccio, il curling, lo slittino, il pattinaggio.
    … … …
    Albert Einstein: “Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana. E della prima non sono sicuro”.

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