Turismo bianco, futuro nero – 8

Riunire Cortina, Arabba, Alleghe e Comelico in un unico comprensorio sciistico da 1300 km. Giustificazione? Ridurre le auto. Ma la stazione ferroviaria più vicina dista 40 km.

Dolomiti, il maxipiano di Zaia
(manie di grandezza sci ai piedi con soldi pubblici)
Turismo bianco, futuro nero – 8 (8-17)
di Emanuele Isonio
(pubblicato su valori.it il 24 febbraio 2020)

Fosse stato un piano nato dalla mente del “leader supremo” nordcoreano Kim Jong-Un e dalla sua megalomania, probabilmente avrebbe suscitato solo un sorriso sardonico. Il fatto che il progetto potrebbe vedere la luce in Italia, in una delle perle naturali più amate da turisti provenienti da tutto il mondo – le Dolomiti – fa un tantino più effetto. Il sogno è del presidente del Veneto, Luca Zaia: costruire un comprensorio sciistico sci-ai-piedi unico al mondo, di quasi 1300 chilometri di piste e composto da 500 impianti di risalita che circondi e attraversi le vette e le valli dolomitiche dichiarate patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

Tutto ruota attorno a Cortina (e ai soldi di Mondiali e Olimpiadi)
Il maxipiano, ça va sans dire, dovrebbe ruotare attorno alla regina delle località montane venete, Cortina d’Ampezzo. Sovrana a dire il vero caduta un po’ in disgrazia insieme allo yuppismo imperante Anni ’80 immortalato dai film dei Vanzina (le rilevazioni dell’Osservatorio Turismo Montano la vedono ancora al vertice tra le località più “trendy” ma lontano dal podio per tutto il resto: qualità di piste, impianti, alberghi, servizi, livello di sicurezza, “garanzia” di innevamento e prezzi).

Però Cortina è benedetta due volte dall’assegnazione dei mondiali di sci alpino 2021 e dalle Olimpiadi invernali 2026. Quindi il grande gioco della speculazione può partire. Costo dell’intera operazione, non meno di 100 milioni di euro. Per capirci: quanto risparmierebbero annualmente le casse pubbliche dal taglio dei parlamentari. I fondi saranno metà pubblici e metà privati, promettono gli estensori del piano, che sperano in questo modo di sottrarre turisti al vicino Trentino a vantaggio dei propri albergatori.

Le quattro tappe del progetto
Che cosa prevede nel concreto il piano? Oggi Cortina conta 120 chilometri di piste ma frammentate in tre aree non collegate tra loro. Il progetto creerebbe in prima battuta il collegamento tra l’area delle Tofane, delle 5 Torri (solo per questo, andrebbero via quasi una ventina di milioni di fondi pubblici) e quella del passo Falzarego.

Le 4 tappe del piano di maxicomprensorio sciistico Cortina-Arabba-Alleghe-Comelico. Fonte: Repubblica.

Il secondo step prevederebbe (usiamo il condizionale perché tracciati e dettagli sono di là da venire) l’unione con Arabba. Destinazione cruciale perché spalancherebbe le porte al Sellaronda (meglio noto agli sciatori come Giro dei 4 Passi) che giù unisce Alta Badia, Val Gardena e Val di Fassa. Ma per riuscirci le difficoltà tecniche non sono secondarir, così come i costi, visto che sarebbe necessario costruire almeno altre tre cabinovie.

La bozza di collegamento da Cortina ad Arabba. Fonte: Skiforum.it

Ancora più ardita tecnicamente l’idea di unire Cortina con l’area del Civetta perché ci sarebbero da superare almeno 4 chilometri di una valle piuttosto impervia che mal si presta ad essere attraversata da nuovi impianti, piste da sci e sistemi dell’indispensabile sistema di innevamento artificiale.

La bozza di Skiforum.it per il collegamento da Cortina al Civetta. Fonte: Skiforum.it

Manca la ciliegina sulla torta di tutto il piano: un ulteriore collegamento, discusso e tentato da anni, tra la valle del Comelico e l’area sciistica altoatesina delle Tre Cime all’interno delle Dolomiti di Sesto in Val Pusteria, attraverso Santo Stefano di Cadore, Padola e Passo Monte Croce. Tale unione, nei sogni più rosei ma nient’affatto segreti di amministratori e imprenditori regionali e locali (ne parlano da un decennio), dovrebbe poi ricongiungersi con Cortina attraverso Auronzo di Cadore e il Monte Agudo.

«Lo facciamo per ridurre le auto»
Basta uno sguardo un poco attento alla cartina del territorio per capire quanto sia impattante l’intero progetto. A dire il vero, è proprio adducendo motivi di sostenibilità ambientale che i promotori lo portano avanti. Il nome scelto la dice lunga: Dolomiti no car.

L’area coinvolta dal progetto Dolomiti No Car: Cortina al centro, Alleghe nella parte meridionale, Arabba sul versante occidentale e Padola-Comelico sul fronte orientale. Gli impianti indicati sono quelli già esistenti. Clicca per ingrandire.

«La riduzione del traffico sulle strade dolomitiche e sui passi è la sfida. Possiamo vincerla solo se creiamo una mobilità alternativa» spiega l’assessore regionale al Turismo del Veneto, Federico Caner. E parole analoghe le usa il deus ex machina dell’operazione, Mario Vascellari, potente imprenditore titolare della società che gestisce gli impianti di risalita della Marmolada. «Il collegamento Cortina-Civetta e Cortina-Arabba è una soluzione ecosostenibile per il nostro territorio. Senza contare che è un progetto strepitoso: creare un enorme comprensorio sciistico, inserito in una zona unica al mondo come quella delle Dolomiti bellunesi».

Le Cinque Torri di Averau

Speculazione nascosta dal greenwashing
Il tam tam sui media locali magnifica la possibilità, una volta completato, di mettere agli sciatori di spostarsi da una parte all’altra senza l’ausilio delle vetture. «Nessuno crede — osserva Luigi Casanova, presidente onorario di Mountain Wilderness — che le seggiovie sostituiscono le automobili. L’obiettivo è portare sempre più turisti e a qualunque costo in aree fragili, anche dove non nevica più».

Significativa è l’analisi del sindaco di Livinallongo (il cui territorio comprende Arabba), Leandro Grones: «No, no, no. Per motivi paesaggistici, ambientali, idrogeologici, archeologici, perché un collegamento del genere non è né sostenibile ne sciisticamente appetibile e perché le ruspe non passeranno mai sui quei luoghi Sacri dove 100 anni fa migliaia e migliaia di giovani, senza distinzione di ordine, grado e nazionalità persero la vita nella Prima Guerra mondiale» spiega, sollevando perplessità sul fatto che un impianto a fune aiuti a togliere le auto dalle strade. «In questo momento non abbiamo bisogno di sciatori ma di servizi. Alle prossime Olimpiadi ci sarà bisogno di collegare Cortina con la Valle di Fiemme, sede delle prove di sci nordico e la strada delle Dolomiti è vecchia più di cent’anni: facciamo passare tutto il traffico lì?».

Il progetto “sostenibile” dimentica i treni
C’è peraltro un ulteriore paradosso che nessuno dei promotori evidenzia: possibile che un progetto che tanto enfatizza l’impatto ambientale positivo non spenda una parola sul fatto che nessuna delle località coinvolte è servita da mobilità su ferro.

Altre valli, come la trentina Val di Sole o l’altoatesina Val Pusteria, hanno puntato forte sul legame tra impianti sciistici e ferrovia (tanto da rendere superflua l’auto anche per chi proviene dalle grandi città).

In Veneto spira tutt’altra aria. La stagione più vicina per Cortina d’Ampezzo è a 35 chilometri (fermata: Calalzo di Cadore), Alleghe a 47 chilometri (fermata: Belluno), Arabba ce l’ha a 50 chilometri (fermata: Brunico, che, per inciso, è in Alto Adige).

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Turismo bianco, futuro nero – 8 ultima modifica: 2020-08-29T05:39:29+02:00 da GognaBlog

11 pensieri su “Turismo bianco, futuro nero – 8”

  1. 11
    Carlo Crovella says:

    Dune precisazioni. 1) La differenza rispetto ad un “quadro normale” in cui la natura fa scattare meccanismi che limitano l’espansione di una specie, è che la specie umana ha rotto gli argini e agisce da tempo al di fuori delle regole della natura. Siamo ormai in una situazione in cui o noi uccidiamo del tutto la natura sul pianeta (ma così facendo condanneremo anche noi a morte) o la natura eliminerà forzatamente la specie umana: tsunami, tornado, terremoti e pandemie sono manifestazioni con le quali la natura ci ha già “dichiarato guerra” per la sua stessa sopravvivenza. Saranno sempre di più, come numero e gravità. 2) Non è soltanto una questione di dimensioni della popolazione umana, ma anche di propensione ai consumi. Da qualche parte ho letto che, se i 10 miliardi di individui, previsti fra poco tempo, dovessero consumare tutti come consumano già oggi gli americani (USA), avremmo bisogno di 3 pianeti. Siccome di pianeta ne abbiamo solo uno, o ci riduciamo di un terzo come numero o riduciamo a un terzo la propensione ai consumi. Ecco la mia convinzione per la necessità di uno stile di vita più spartano, più sobrio, più semplice. Buona giornata a tutti!

  2. 10
    Raffaele says:

    Vado in Val Pusteria da più o meno 50 anni, a Dobbiaco. Ho assistito all’eliminazione di una (1) seggiovia (Lachwiesen), in val S. Silvestro, isolata dalla valle principale, che probabilmente non rendeva abbastanza, penso più di quarant’anni fa. Negli ultimi anni hanno invece costruito tante piste nuove, soprattutto a Monte Elmo, eliminando progressivamente un bel pò di boschi. Adesso si parla del collegamento con il comprensorio sciistico di Padola (anzi, forse è già nei programmi). E’ vero, c’è un treno che può essere utilizzato per andare a sciare, ma questo non ha ridotto le file interminabili di automobili sulla strada principale della valle, soprattutto in alta stagione. D’altra parte, tutto questo ha portato enormi vantaggi all’economia locale… Credo che ci sia una minoranza di locali che si oppone a questo, ma temo proprio che non ci siano molte speranze. Il politico illuminato è un esemplare piuttosto raro…

  3. 9
    Giorgio Daidola says:

    Evviva il sindaco di Livinallongo ( di qualsiasi partito sia!) e i cittadini di Cortina illuminati come Enza Alverà! Sulla farsa Dolomiti Unesco meglio stendere un velo pietoso. 

  4. 8
    Enza Alverà says:

    La piccola comunità di Livinallongo del Col di Lana col sindaco Grones si batte contro il collegamento cin Cort ina.  Da cittadina di Cortina d’Ampezzo tutto il mio appoggio e la voglia di emigrare lì dove le persone hanno cervello, cuore e coraggio.
    Mi auguro che vincano la battaglia per il bene delle Dolomiti così poco protette dall’ Unesco.

  5. 7
    Paolo Gallese says:

    Ho scritto male, scusate, sono su un sentieraccio, ma si capisce. 

  6. 6
    Paolo Gallese says:

    Sul fatto che la Natura ponga freni quando una specie diventa invadente, non sarei così sicuro. Benché risponda ad un nostro bisogno crederlo. Diciamo che la Natura, in senso lato, pone dei limiti a monte: quando una specie li raggiunge, altri meccanismi naturali scattano per consentire a quella stessa specie di uscire dall’empasse. Se ci riesce, nei tempi evoluzionistici, bene. Altrimenti si estingue e il gigantesco tetris naturale si aggiusta su nuovi equilibri.
    L’uomo ha un cervello, che utilizza un po’ così e così. Il finale non lo vedremo. Ma come ripeto qui quel che Hugo, in “93”, fece dire a un giacobino finito ugualmente sulla ghigliottina: “Mi secca morire! Avrei voluto vedere come andava a finire.” 

  7. 5
    Umberto Pellegrini says:

    Intervengo per segnalare ad Enri che la val Ferret è stata chiusa ieri a seguito dell’emanazione di un’allerta meteo per temporali e precipitazioni, e conseguente passaggio ad allerta gialla per criticità idrogeologica ed idraulica, scenario questo che può implicare la chiusura della val Ferret, come del resto altri scenari legati ad effetti al suolo che abbiano conseguenze importanti per il ghiacciaio stesso.
    L’emanazione di una allerta meteo da parte del servizio meteorologico regionale della Valle d’Aosta, è stata conseguenza del passaggio di una importante perturbazione su tutto il nord Italia e parte della Svizzera, che ha già mostrato i suoi effetti nella giornata di ieri, con numerosi allagamenti, frane ed esondazioni. Lo stato di allerta per effetti al suolo della regione Valle d’Aosta è qui documentato:
    https://cf.regione.vda.it/allegati/bollettini/criticita/2020/agosto/Bollettino_criticita_2020-08-28.pdf
    A livello nazionale, ecco le condizioni di allerta di ieri:
    http://www.protezionecivile.gov.it/attivita-rischi/meteo-idro/attivita/previsione-prevenzione/centro-funzionale-centrale-rischio-meteo-idrogeologico/previsionale/bollettini-criticita/dettaglio-bollettini-criticita/-/asset_publisher/default/content/bollettino-di-criticita-del-28-agosto-2020?day=FP2
    A livello europeo, questa è la situazione meteorologica prevista:
    https://www.estofex.org/cgi-bin/polygon/showforecast.cgi?text=yes&fcstfile=2020083006_202008282151_3_stormforecast.xml
    A livello della Svizzera, ecco la situazione di ieri ed oggi:
    https://www.meteosvizzera.admin.ch/home.html?tab=alarm
    Se Enri avrà voglia di documentarsi lo potrà fare serenamente, magari controllando anche qui:
    http://www.protezionecivile.gov.it/attivita-rischi/meteo-idro/attivita/previsione-prevenzione/centro-funzionale-centrale-rischio-meteo-idrogeologico/previsionale/bollettini-criticita
    ed accorgersi che dal primo di agosto ad oggi la regione valle d’Aosta è entrata in criticità gialla una sola altra volta, il 13 di agosto, giornata nella quale, dopo lunghi confronti, si è deciso di non chiudere la val Ferret in base a numerosi ragionamenti di natura tecnico-scientifica.
    Anche se può apparire strano, in questo mondo qualcuno che lavora per la salvaguardia di qualcosa e qualcuno c’è ancora, e che non si lascia impressionare da considerazioni comuni assai discutibili, considerazioni che hanno fatto emergere, in questo tempo difficile di pandemia, quanto condizionamento deteriore abbiamo tutti subito in tanti anni di pessima cultura, cattivo governo, ed isolamento vero del pensiero.
    Pensare male fa solo parlare peggio.
    Detto questo, che il turismo bianco sia destinato alla morte nella sua traiettoria, è evidente, e ripeterlo per n-volte cambia poco o nulla, ora. Per contro, non leggo, su questo blog, di alcun progetto fattivo che possa dare spazio ad una montagna differente, con numeri ed istanze progettuali realistiche e realizzabili. Perché? Sarà forse perché un progetto differente comporterebbe necessità, obbiettivi, mentalità differenti e, dunque, cultura “altra”? Pensare a riqualificazioni della montagna tramite la stessa cultura dominante odierna non è, di per se, un ossimoro? Chi riqualificherebbe l’economia e la vita montana in “altra maniera” senza ammettere che, nel contesto economico attuale, sarebbe una follia? Si parla della Svizzera: ma qualcuno sa su cosa poggia l’economia della Svizzera?
    E dunque continuo a domandarmi: quando era il tempo di cambiamento vero, anni fa, quello culturale, gli alpinisti dove erano? Forse in montagna a piantar chiodi ed esaurire tutti i “problemi delle pareti”, facendosi fare delle “belle fotografie della conquista” (che, francamente, ha lo stesso profumo dell’odierno “panorami mozzafiato”), invece che nelle piazze?
    Sarebbe dunque ora che gli alpinisti cominciassero a guardare la luna, e non il dito montano, ed accorgersi che ciò che è già accaduto anni ed ani fa in pianura (dentro e fuori), al mare (dentro e fuori), e nell’atmosfera (dentro e fuori) è infinitamente più grave che quel che sta accadendo in montagna. Ovvero prendere coscienza che la montagna incantata non c’è più già da un bel po’, già da quando gli alpinisti giocavano, appunto, in montagna a fare gli alpinisti.
    Buon pomeriggio.

  8. 4
    Fabio Bertoncelli says:

    L’umanità deve diminuire di numero, soprattutto per il suo bene, non solo per quello del pianeta. È un processo assolutamente necessario, ma, per ragioni di prudenza (con la demografia non si scherza!), dovrà svolgersi in tempi assai lunghi: molti decenni o addirittura un secolo o due. Noi però non ci saremo.
    I Paesi occidentali hanno già iniziato, l’Italia addirittura è caduta nell’eccesso opposto (troppo in fretta!).
    Quando incominceranno i Paesi in cui tuttora il numero di figli per donna è quattro, cinque, sei e piú?
     
    Se non provvederemo noi, ci penserà Madre Natura, anzi la Natura Matrigna. Tuttavia è probabile che si servirà dei suoi metodi classici: apocalisse planetaria.

  9. 3
    Giorgio Daidola says:

    Condivido l’analisi di Carlo Crovella ma sono ancora più pessimista di lui! Né i giovani né gli ambientalisti sembrano infatti aver capito qual’è il vero problema. I primi , salvo lodevoli eccezioni, pensano che tutto si possa risolvere in modo “virtuale” con qualche App in più sullo smart phone, diventato purtroppo sostitutivo della loro intelligenza cerebrale. I secondi pensano, più o meno ingenuamente, che la sobrietà di 7,5 miliardi di umani, che domani saranno allegramente 10 miliardi se non ci penseranno i virus,  risolverebbe felicemente ogni problema , la biodiversità sarebbe riconquistata anche se in un mondo sovraffollato e spremuto come un limone come quello già sotto i nostri occhi. Si tratterebbe di un nuovo mondo in cui orsi, lupi, zanzare, cavallette, vipere  e umani, tutti buoni come agnellini, si amarebbero tutti alla follia: una insostenibile utopia. Detto questo, credo sia opportuno ricordare che i caroselli sciistici sono una delle più grandi stupidaggini in cui solo menti bacate possono ancora credere. Sono infatti antieconomici e superati dai tempi, la mancanza di neve a quote basse li rende anacronistici e forzati, soprattutto in montagne come le Dolomiti, basse e molto meno adatte morfologicamente  allo sci di massa delle Alpi Occidentali ( si pensi alla Tarantaise francese dove i caroselli di ski total facevano furore 30 anni fa’).  Per rivitalizzare lo sci ci vuole ben altro. È inoltre penoso e vergognoso che gli investimenti in nuovi caroselli vengano giustificati come sistemi per ridurre la mobilità automobilistica ed è inquietante che un politico per altri versi illuminato come Zaia si abbassi a sponsorizzare operazioni speculative del genere, per far piacere a un Vascellari con il suo mega impianto “isolato” e far così finalmente e felicemente entrare in qualche modo la Marmolada nel mega lunapark dello sci dolomitico.  Meglio sarebbe che i politici pensassero a sponsorizzare iniziative di ammodernamento delle fatiscenti ferrovie secondarie di montagna, dove ancora esistono, rendendole appetibili ai turisti, o a rimettere in funzione quelle dismesse. I comitati promotori (vedi Val di Fiemme) non mancano. Occorre insomma pensare a ferrovie anziché impianti di risalita  per collegare una stazione con l’altra e le stazioni con la pianura. Questo sì potrebbe essere un progetto di lungimiranre sostenibilità. La Svizzera al riguardo ha molto da insegnare.
     
     
     
     

  10. 2
    Enri says:

    Intanto prosegue il progetto del collegamento fra il Breuil e Cime Bianche lato Ayas. Quindi non c’e’ verso, sembra un meccanismo inarrestabile. Il tutto condito con slogan che dicono che tutto verra’ fatto nel rispetto della natura (….).
    Sono abbastanza propenso a credere che in effetti la natura mettera’ comunque in atto meccanismi di riequilibrio. La Val Ferret di nuovo chiusa ( guarda caso non appena terminate le due settimane centrali di agosto e di maggior affluenza turistica… scusate, non si puo’ fare a meno di pensar male…) per il rischio di crollo del ghiacciao: comincio a pensare che siano davvero avvertimenti che il pianeta gentilmente co manda. Meno auto in valle oppure…. speriamo che non accadano catastrofi ed incidenti ma davvero se non ci rimettiamo in riga e decidiamo di vivere una vita meno egoistica e piu’ disciplinata prima o poi ne pagheremo il conto.

  11. 1
    Carlo Crovella says:

    Approfitto dell’occasione per segnalare che domani sera (domenica 31/8) è in programma su La7, ore 21,25, una puntata di Atlantide, condotto da Andrea Purgatori, dal titolo “Pianeta contro”.
    Sentite cosa dice il trailer: “‘Lo abbiamo solo sfruttato, senza mai preoccuparci di curarlo, per proteggere noi stessi. E adesso ci ritroviamo un pianeta contro”.
    Sono molto curioso di vedere come sarà sviluppato il tema, considerato che io sostengo quella tesi da almeno 5 anni in modo pubblico ed esplicito (in realtà ne ero convinto già 10-15 anni fa, forse anche di più). Anzi, oggi come oggi, io ho la percezione che la Natura sia giunta alla conclusione che la specie umana sia incontrollabile (nei danni che produce all’ambiente) e quindi “vada eliminata”, o quanto meno sensibilmente ridotta di numero e di impatto ambientalista. La Natura non ha mica le fisime morali che ci poniamo noi: quando una specie raggiunge dimensioni insostenibili, scattano meccanismi tecnici che riportano le cose in equilibrio. Ecco il perché del “pianeta contro”. Tsunami, terremoti, alluvioni, tornado, siccità, carestia e, last but non least, pandemie toseranno le dimensioni della specie umana. Non faccia ridere la pandemia in corso: il Covid-19 è solo un “aperitivino analcolico” rispetto a quella che arriverà (parlo non della seconda ondata del Covid, ma della prossima incontrollabile pandemia, che potrebbe arrivare fra 5-10 anni). Il comportamento scriteriato dell’umanità (media aritmetica ponderata fra i virtuosi – pochi – e gli stolti – tantissimi) nell’estate che sta finendo conferma che, complessivamente, siamo stupidi e non eviteremo la catastrofe. Parafrasando una favola classica, possiamo dire che l’umanità è composta da tantissime “cicale” e pochissime “formiche”. Il guaio è che la reazione della Natura non sarà selettiva in base al comportamento dei singoli individui, ma farà piazza pulita senza guardare in faccia a nessuno.-
    Va precisato un altro concetto rilevante: non è il mondo dello sci di pista il principale cancro dell’attuale situazione complessiva. Ma c’è anche questo problema e soprattutto è sintomatico che l’umana avidità di denaro arrivi persino a coinvolgere attività di divertimento e tempo libero, quindi frange marginali nelle necessità del vivere quotidiano. Figuriamoci il resto: sono ben altri i mali più profondi (es deforestazione a tappeto, condannato al rogo gli oranghi in Malesia e tutta la fauna dell’Amazzonia), ma per arrivare a sanare quei mali più gravi, occorre che iniziamo a risolvere i problemi concettualmente collaterali, come tutto il coacervo dello sci di pista. Ben venga quindi questa iniziativa di informazione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica.
    Sarà efficace? Intanto iniziamo a battere il ferro: l’importante è creare una “nuova” mentalità nelle generazioni giovani. I vecchi, cioè gli over 50, sono ormai “persi” e non li si recupera più: chi ha una mentalità sana ce l’ha di suo, non perchè verrà illuminato. Probabilmente anche i 30-40enni e forse anche i 25enni (a giudicare dall’affaire Bilionare questo purtroppo risulta). La speranza è che riusciamo ancora a educare “bene” i giovanmissimi di oggi, cioè i bambini e gli adolescenti che saranno gli adulti di domani. Che sappiano vivere, in futuro, “insieme” e non “contro” al pianeta. La speranza è l’ultima a morire, ma quanta fatica… Buona giornata a tutti!

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