Turismo di massa e usura del mondo

È ancora possibile dirci viaggiatori? Lo sarà mai più in futuro? O l’efficienza della mobilità contemporanea, l’onnipresenza della comunicazione, la capillarità del mercato globale ci hanno definitivamente trasformati in turisti, ovvero clienti e consumatori di quest’enorme industria che ci vende la bellezza del mondo?
Segnaliamo l’uscita in libreria del libro di Rodolphe Christin Turismo di massa e usura del mondo. In questa riflessione lucida e profonda sulle nuove forme di turismo e sull’impatto enorme che queste hanno sui territori, Christin analizza un fenomeno dai risvolti sempre più problematici che interessa da vicino città d’arte, laghi, località di mare e di montagna, tanto in Italia quanto all’estero: una testo fondamentale per ripensare il nostro rapporto con il territorio e con il mondo.

Turismo di massa e usura del mondo
(presentazione al libro di Rodolphe Christin *)
di Simone Savaresi

Turismo di massa e usura del mondo, di Rodolphe Christin, 144 pagine, 15.00 €, ISBN 9788833023229 • n.e., edizioni Elèuthera, con postafazione di Paolo Cognetti.

Se si è passati in poco tempo dall’uso del mondo all’usura del mondo, è perché la massificazione del desiderio turistico, camuffata da libertà di movimento, è avvenuta all’interno di una logica industriale che ha distrutto la dimensione simbolica del viaggio, trasformandolo in una “fuga d’evasione” da fare in tempi e luoghi deputati, e soprattutto passando sempre alla cassa. Ponendosi al servizio del consumo mondiale, il turismo è diventato, insieme alla televisione, agli antidepressivi e al calcio, uno dei più potenti anestetici che la società contemporanea elargisce ai suoi logorati cittadini, immersi in una ipermobilità che dà la misura della loro insoddisfazione.

Eppure, nonostante la standardizzazione dei desideri e il saccheggio ambientale, il turismo mantiene intatto il suo potere incantatore. Forse perché il turista, lontano dal suo territorio originario, che ormai non conosce più, nutre la confusa speranza di trovare altrove ciò che gli manca a casa: una vita conviviale in un territorio ancora carico di senso. Senza accorgersi però che con la sua stessa presenza distrugge ciò che è venuto a cercare.

Ecco alcune riflessioni di Gianbiagio Parisi, tratte da La rivista culturale:

“[…] Se il viaggiatore che arrivava in una realtà locale era un’eccezione, e per questo poteva godere di un’accoglienza personalizzata basata sull’etica dell’ospitalità, il turista, che si sposta all’interno di una logica che governa i flussi, esige in quanto cliente un’accoglienza calibrata sulle proprie aspettative prettamente turistiche. Il viaggiatore, invece, arriva (e sarei tentato di usare il passato) in punta di piedi, conscio di essere accolto in via del tutto eccezionale”.

“[…] Quello che qui ci interessa è piuttosto analizzare come l’uso del mondo si sia degradato in usura del mondo, come l’eccezione si sia convertita in regola, mettendo in evidenza le contraddizioni tra l’apparente libertà di movimento e lo sviluppo dell’industria turistica”.

“[…] Il paradosso è tanto semplice quanto brutale. Cerchiamo il paradiso e finiamo per distruggerlo. Cerchiamo luoghi incontaminati e li trasformiamo in destinazioni. Cerchiamo comunità autentiche e le costringiamo a mettere in scena la propria autenticità davanti ai nostri occhi. Persino il bisogno di evasione, che immaginiamo profondamente personale, finisce per seguire itinerari prestabiliti, classifiche online e consigli algoritmici in cui l’altrove diventa un prodotto come un altro. La forza del libro sta proprio qui. Christin non se la prende con il turista, non indulge nel moralismo né propone improbabili versioni etiche del turismo di massa, il bersaglio è alla radice, è quell’immaginario che ci convince che vivere significhi muoversi continuamente e che restare equivalga a fallire”.

Rodolphe Christin * (Chambéry, 1970), sociologo e appassionato di montagna (vive sulle Alpi), si è a lungo occupato di turismo di massa, pubblicando vari saggi sull’argomento: Anatomie de l’évasion: pour d’autres rapports au monde (2005), Le tourisme: émancipation ou contrôle social? (2011, con Philippe Bourdeau), Après le monde (2014) e Manuel de l’antitourisme (2018). Oggi lavora nel settore della formazione professionale e ha pubblicato testi che affrontano tematiche come la critica del lavoro e della gestione manageriale, tra cui Le travail, et après? (2017), scritto insieme a Jean-Christophe Giuliani, Philippe Godard e Bernard Legros.

Turismo di massa e usura del mondo ultima modifica: 2026-07-17T05:04:00+02:00 da GognaBlog

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25 pensieri su “Turismo di massa e usura del mondo”

  1. Marco, le “scienze” hanno si capacità predittive; proprio in base alle loro predizioni si verifica se le teorie scientifiche sono valide o meno, sotto quali condizioni e fino a quando.
     
    In qualche modo anche le scienze “deboli”.
    Cè una evidente contraddizione logica nella frase di Ratman:
    Il loro potere si basa per lo piu su pseudo scienze, sociologia, economia, psicologia che non hanno nessuna capacità predittiva.
    Che potere potrebbe mai essere basato sulle vituperate sociologia, economia o psicologia, se queste non servissero a predire il comportamento delle masse e la loro risposta agli stimoli cui vengono sottoposte?
     

  2. 21 e Signor.qualcun altro..certo non ê questo il posto per consimili dipanar analisi e pensieri..ma jn merito provare a capire…Parabole e Catastrofi di Renê Thom e Non linearità,caos,complessità di Cristoforo Sergio Bertuglia e Franco Vaio….buon procedere

  3. Schiodare è di destra o di sinistra? 

    Chi sa cosa avrebbe detto Gaber?

  4. Fausto quale sarebbe il tuo modello ? 
    Schiodare è di destra o di sinistra? Così per curiosità 

  5. Scusa Rat-Man domanda laterale..perché le scienze dovrebbero avere capacità predittiva?  
    Tornando al tema avventura…. penso che dipenda molto o quasi tutto dall’infanzia….

  6. 14) ne so eccome!
    È lo stesso esempio fatto con la frase di Bonatti. Solo se conosci entrambi i lati della moneta puoi decidere da che parte stare. Puoi anche muoverti da una all’altra. 
    Se può dipendere solo da te è ottimo.

  7. @12
    I “manager” sono figure chiave del controllo sociale, politico culturale del nostro tempo.
    Il loro potere si basa per lo piu su pseudo scienze, sociologia, economia, psicologia che non hanno nessuna capacità predittiva.
    Sono i nuovi preti che come i vecchi preti amministrano un potere che fa leva sulla superstizione e quella nuova forma di ignoranza xhe e la pseudocultura della rete.
     

  8. Giusta la riflessione,l’avventura la trovi dietro casa,e magari ê una comunità di ragazzi Down,gran avventura,difficilissima da gestire,certo poco publicizzata,the dark side of the life.Ce ne sono tante altre consimili,molto audaci per decisione,pochi o nulli bicipiti…rifletterci..ist besser..

  9. Ci sono poche cose a me meno affini del neo-liberismo

    Io invece credo che tu sia l’esempio più vivido del funzionamento dei dispositivi così ben descritti da Foucault. Solo che non hai le doti intellettive richieste per rendertene conto, ma qui lo hai ampiamente dimostrato, e tutti ti deridono per questo…

  10. Ma hai fatto un corso speciale o ti viene naturale di non riuscire mai a capire un benemerito…pochino?
     
    Ci sono poche cose a me meno affini del neo-liberismo e sul Leone di Nemea col Capo non io c’ero.
     
    Povero piccolo rancoroso stupidotto…

  11. Comunque qui si sta parlando di Matteo-avventure, la montagna che i teorici del sovraffollamento come lui ci stanno propinando a furia di relativizzare ogni problema. L’importante è “fare qualcosa” il fine settimana, giusto? come per esempio morire di sete sul Leone Nemeo col Capo, per poi spacciare questo per “avventure”. La Matteo-Montagna, tutta neoliberismo, individualismo e capitale…

  12. L’avventura per il turista è una parola soltanto, perché vuole un programma di cosa lo aspetterà giorno per giorno, quindi avventura non ce n’é affatto.

    E tu ne sai qualcosa, giusto?

  13. Concordo pienamente con le riflessioni di Cominetti, non è la prima volta.
    La frase di Bonatti è straordinaria proprio perché detta da uno che ha veramente girato il mondo. Non è una contraddizione. 
    Rispetto comunque il pensiero di altri che la trovano poco interessante o addirittura stupida. 

  14. Ratman, neppure a me ha mai fatto impazzire Bonatti come uomo, ma la sua frase citata ad esempio, secondo me, rende bene l’idea.
    L’articolo manco l’ho letto, mi sono basato sui commenti (a la Crovella) per farmi l’idea che mi serviva.
    Dove vivo io, nelle Dolomiti,  è pieno di guru e manager del turismo che hanno pillole di “saggezza” da dispensare in conferenze, depliant, social e serate varie. Hanno tutti un titolo di studio che li auto-autorizza a sentirsi depositari di verità che hanno conosciuto semmai i loro genitori contadini e che loro però ripudiano.
    Il cappottino 3/4 in cachemire d’ordinanza e auto tedesca in edizione limitata è la regola. Oltre a fare spesso danni incalcolabili, fanno anche ridere. Ma loro si prendono maledettamente sul serio!
    L’autore dell’articolo è uno di loro di sicuro. Uno che la legna per la stube la ordina invece che farsela. 

  15. Comunque, “viagiar descanta, ma chi parte mona torna mona”. E, nell’illusione forse di non essere mona, resta il fatto che viagiar descanta. Anche se non puoi più fare il viaggio di messer Marco Polo.

  16. Ratman l’argomento non il bicipite di Bonatti…che forse ti fa anche invidia…(scherzo).
    L’argomento è lo spirito avventuroso che hai o non hai. 
    Te non ce l’hai? Bene, non è un difetto. Quindi andrai in giro accompagnato da “Avventure nel mondo” dove ti programmano anche dove e quando devi fare la cacca.
    Altri invece fanno da se, e si mettono davanti all’ignoto con spirito di rinuncia. Magari ricordandosi quando da ragazzi leggevano le avventure dei bucanieri.
    E da ingenui? Si ma è cosi.

  17. Ancora sulla frase di Bonatti.
    Capisco che per molti è una specie di semidio, però sapere andare in montagna non è necessariamente una patente di intelligenza o saggezza particolari o superiori.
    A – o era un uomo vuoto che ha dovuto cercare l’avventura ovunque
    B – o era una sorta di instagrammer anzi tempo, uno che si pavoneggiava a torso nudo a favore di telecamera per fare soldi con i sui servizi su epoca.
    Insomma un tipo avanti,  un tipo che oggi tutti criticherebbero per esibizionismo egocentrismo etc etc

  18. Proprio chi, come Bonatti, ha provato l’avventura in luoghi remoti, può fare un’affermazione come quella riportata al commento 1.
    Infatti, dopo avere girato il mondo, scopri che lo spirito che ti ha portato a farlo è lo stesso che da bambino animava i tuoi giochi vicino a casa o in casa stessa. Quello spirito o ce l’hai dentro oppure resterai un collezionista di destinazioni, anche esotiche e avventurose, ma che vivrai sempre con il distacco che il non avere uno spirito avventuroso dentro, ti presenterà ogni volta. Magari non te ne accorgerai mai.
    Io ho colleghi guide alpine che si guardano bene dall’essere avventurosi sia nel lavoro che nella propria attività, sono degli impiegati dell’outdoor. Anche se agli occhi di un impiegato del Catasto sono dei grandi avventurieri. Così come certi alpinisti patinati, che magari salgono vie durissime dai gradi elevati, ma a fronte di una grande preparazione tecnica non hanno nessuno spirito d’avventura. 
    L’avventura è incertezza e pensare di non farcela, per molti, è motivo di sconforto e rinuncia fin dall’inizio.L’avventura per il turista è una parola soltanto, perché vuole un programma di cosa lo aspetterà giorno per giorno, quindi avventura non ce n’é affatto.

  19. Comunque la frase di Bonatti credo vada interpretata e non presa alla lettera. Nel senso che dipende dalla persona, non tanto dal luogo. Se hai uno spirito avvenruroso, l’avventura la puoi trovare ovunque. anche dietro casa,
    perchè dipende da come affronti le cose, di come ti poni davanti a quello che non conosci e lasci integra la pissibilità di non riuscire. Se sei uno che ha bisogno di mille certezze, che per forza vuoi arrivare al traguardo, ti circondi di tecnologia, certezze e comodità. Demolendo l’incertezza, quindi l’avventura.

  20. Ai tempi di Bonatti una frase così ci poteva ancora stare, i voli costavano un rene e si era solo agli inizi di una massa umana desiderosa e incontentabile, trasformata in merce com’è invece oggi, dove un biglietto airbus costa meno di un NCC…e poi è questione di quanto grande è il tuo giardino con che occhi lo guardi e sopratutto devi averlo un giardino!…
    Quoto Rat e il commento di Crovella sapido e realista (purtroppo).

  21. @ 3 Ratman qui hai veramente ragione!! 
    Non mi pare che Bonatti l’avventura l’abbia cercata nel giardino di casa sua.

  22. Bello il concetto di viaggiatore. Ma temo sia anch’esso ormai obsoleto. Il pianeta terra non è fatto per ospitare stabilmente 8-9 miliardi di individui della specie umana,. Troppi, a prescindere dal ruolo che occupano e dal fatto che siano viaggiatori o turisti. La natura ha i suoi meccanismi, spesso con tempi di attuazione “lunghi” se valutati con la logica umana, ma proprio per questo inarrestabili. Succederà qualcosa (o un insieme di cose) che riequilibrerà la situazione.

  23. @1
    Ma dai! Ma veramente uno che ha fatto la vita che ha fatto, ha avuto il coraggio di dire una fregnaccia del genere?
    E come se Berlusconi avesse detto che i soldi non fanno la felicità. 

  24. Una caratteristica del dibattito contemporaneo su questioni di carattere etico/morale – e questa vi rientra a tutto diritto – è l’autoreferenzialitá, qualsiasi sia il tema del dibattere e l’angolo della prospettiva.
    Gli autori con una retorica enfatica nutrono di pseudo argomenti, che sono per lo più suggestioni letterarie o interpretazioni, sentimenti già condivisi dai loro lettori.
    Ed è subito crociata.
    Qui il “viaggiatore” si contrappone al “turista”
    Ma chi era il viaggiatore? Per lo piu un colonialista, fin da tempi non sospetti.
    Nel 700 ricchi aristocratici o opulenti borghesi del nord Europa che venivano a scorrazzare sulle nostre montagne, ad iniziare quel turismo che poi avrebbe contagiato la massa.
    Insomma quelli odiati dai luddisti.
    Ma lo scopo di questo tipo narrazioni non è articolare ragionamenti, ma nutrire stati d’animo, cementare il gruppo nell’idea di essere dalla parte del bene contro il male.
    Per farci una bella risata finale, a proposito di chi non fa turismo ma se ne sta sempre a casa sua, andiamo a dare una occhiata alla biografia di Cognetti.
     
     

  25. Mi piace sempre ricordare questa frase di Bonatti:

    L’avventura non è fuori dell’uomo, è dentro l’uomo. Se uno non ha questa predisposizione d’animo, può andare in capo al mondo e non troverà mai l’avventura. Chi ce l’ha, la può trovare anche nel giardino di casa.”

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