Una Cassin dimenticata

Una Cassin dimenticata
di Fabrizio Andreoli
(pubblicato su LoZaino n. 6, inverno 2019)
Il numero 6 di LoZaino può essere scaricato qui.

Non c’è bisogno di presentazione per il “Risolutore”. Tutte le sue vie sono conosciute ed ambite da ogni alpinista. Tutte tranne una. Nel 1939 Riccardo Cassin con Nino Cattaneo apre una nuova via sulla Cima Golem, nel gruppo della Concarena, della quale non forniscono molte indicazioni e di cui lo stesso Cassin dopo qualche anno si dimentica dell’esistenza.

In quasi ottant’anni ci sono state una dozzina di ripetizioni e probabilmente nei prossimo ottanta ce ne saranno ancora meno perché le nuove generazioni di alpinisti non sono più attratte da questo genere di salite. Chi va alla ricerca di scalate tecniche su roccia buona e protezioni sicure è meglio che stia a casa. Qui le difficoltà non sono estreme, anche se il diedro iniziale non è assolutamente da sottovalutare, ma bisogna saper “galleggiare sulla roccia”, controllare tutto quello che si tocca e si calpesta e avere una buona dimestichezza con martello e chiodi. Purtroppo ormai l’andazzo, anche tra chi si professa alpinista, è quello di andare a spittare le vecchie vie, in nome di una sicurezza apparente, dimenticandosi che la sicurezza sta soprattutto nel nostro modo di fare e di agire. Quindi questa via resterà lì solo per quei pochi che hanno ancora in cuore un po’ di spirito d’avventura.

La via
I Golem 2460 m, gruppo della Concarena, via Federico Galimberti (Via Cassin), Riccardo Cassin e Nino Cattaneo, 9 luglio 1939, in 11 ore. Difficoltà: TD, VI Dislivello: 800 m Sviluppo: 1000 m Tempo: 10/12 ore

“Tentata invano varie volte da parecchi alpinisti, la parete nord-ovest della cima di Golem è stata vinta il 9 scorso da Riccardo Cassin, del manipolo rocciatori fascisti di Lecco col compagno di cordata Nino Cattaneo, del medesimo gruppo. Undici ore di arrampicata sono occorse per superare quegli 800 metri di parete verticale e dei 18 chiodi usati solo 4 sono rimasti in parete. La salita, che è stata ostacolata dal maltempo, è da considerarsi fra le difficilissime. Per volere dei primi scalatori al nuovo itinerario è stato proposto il nome di ‘Federico Galimberti’ (Lo Scarpone n. 14 – 1939)”.

Descrizione generale
Tra tutte le vie griffate Cassin questa è sicuramente la meno conosciuta e ancor meno ripetuta. Aperta da Riccardo Cassin e Nino Cattaneo il 9 luglio 1939, la via gode di una cattiva fama a causa della qualità della roccia non proprio eccellente, ma come disse lo stesso apritore in occasione del cinquantesimo anniversario dell’apertura: “Non esiste roccia buona o roccia cattiva, esistono buoni alpinisti e cattivi alpinisti”.

Consigliata la salita solo agli amanti del genere. La relazione descrive il percorso seguito e le soste utilizzate in occasione della ripetizione di Fabrizio Andreoli, Edoardo Balotti e Ivan Maffeis del 22 settembre 2018.

La via segue il filo dello spigolo solo nella parte alta, altrimenti cerca il percorso più semplice.
La prima parte segue l’evidentissimo diedro di roccia molto bella (L1-2-3). Al suo termine ci si sposta a destra per alcune lunghezze di corda fino a incontrare lo spigolo(L4-5-6-7). Da qui ci si mantiene sul lato sinistro seguendo una rampa a balze che resta sempre sotto le irte pareti dello spigolo vero e proprio (L8-9-10). Giunti ai piedi di un grosso diedro liscio e chiuso da un tetto, lo si sale per qualche metro fino ad incontrare una cengia che permette di scappare a destra (L11). Da qui con un altro tiro ci si porta sul filo dello spigolo e lo si segue fino all’anticima, dalla quale ci si cala su una grossa cengia detritica(L12-13-14-15-16). Dall’intaglio tra l’anticima e la cima è possibile salire direttamente la parete (L17-18) o aggirare a sinistra e raggiungere la vetta per facile pendio, dove probabilmente è uscito Cassin.

La qualità della roccia è molto buona solo nei primi 3 tiri dove sono presenti 2 soste e alcuni chiodi di progressione. Salendo la qualità peggiora gradualmente fino a diventare piuttosto fastidiosa nella parte finale della cresta. Ad eccezione del diedro iniziale e quello centrale le difficoltà non superano mai il IV grado; è quindi possibile muoversi abbastanza tranquillamente anche se la roccia non è molto buona.

Avvicinamento
Dal rifugio Iseo seguire per pochi minuti la strada forestale verso sinistra fino al gruppo di case di Natù; superata la baita più a monte, prendere a sinistra il sentiero che conduce al Toc de la Nef, con bolli rossi, inizialmente ben visibile poi sempre più nascosto nella vegetazione. In prossimità del grosso canale detritico che scende dalle pareti, attraversarlo in piano e portarsi a sinistra della verticale dello spigolo, dove con una rampa erbosa obliqua da sinistra verso destra si sale all’attacco della parete.

Descrizione della via
L1: Attaccare un breve canale diedro, quindi superare un muretto leggermente a destra per poi tornare a sinistra; salire un secondo gradino e traversare alla base dell’evidente diedro, dove si sosta. 50 m; cordone su spuntone o sosta da attrezzare;

L2: Non attaccare il diedro direttamente ma salire verso destra per rientrare qualche metro più in altro con passo delicato. Rimanere nel diedro (1 ch.) fino a trovare la sosta leggermente spostata a destra (2 chiodi con cordone). 55 m, VI;

L3: Continuare nel diedro fino al suo termine (4 chiodi di progressione) e uscire con passo in leggero strapiombo, quindi su terreno più facile verso dx per pochi metri, dove si trova la sosta (chiodo e clessidra con cordone); 55 m, V+, VI;

L4: Salire su terreno facile per circa 150 m fino ad un ampio ripiano erboso. 150 m, sosta su pianta;

L5: Salire un diedro poco accennato al margine destro del ripiano erboso per poi salire leggermente a dx. 50 m, sosta da attrezzare;

L6: Attraversare un canalino a dx e risalire un diedrino sul lato opposto, quindi continuare a salire fino a portarsi in un grosso canale soprastante non visibile da sotto. 50 m, sosta da attrezzare;

L7: Alzarsi sul margine destro del canale puntando a un’evidente pilastro tozzo a sinistra. Attraversare il solco e salire direttamente il pilastro fino alla sommità (chiodo) e proseguire a sinistra per terreno più facile fino alla selletta erbosa sul filo dello spigolo. 50 m, chiodo di sosta da rinforzare;

L8: Traversare a sinistra inizialmente su terreno facile per poi risalire una serie di balze (1 ch.) di rocce appoggiate fino ad un’ampia terrazza. 120 m, sosta da attrezzare;

L9: Ignorare un invitante canale diedro che sale verso lo spigolo ma spostarsi facilmente a sinistra affrontando un muretto che porta ad una cornice esposta ma ben ammanigliata da attraversare da destra verso sinistra per portarsi nella più facile conca soprastante. Sostare al margine sinistro della conca. 60 m, sosta da attrezzare;

L10: Salire le roccette sopra la sosta e portarsi nel ripiano soprastante alla base di un imponente diedro liscio e chiuso da un tetto. 40 m, sosta da attrezzare;

L11: Alzarsi direttamente nel diedro di roccia delicata per qualche metro uscendo a destra ad una cengia che, seguita verso destra, permette di riportarsi sotto lo spigolo. 40 m, sosta da attrezzare, V;

L12: Obliquare a destra qualche metro per poi salire dritti fino ad incontrare il filo dello spigolo. 50 m, sosta da attrezzare;

L13-14-15: Seguire fedelmente lo spigolo ormai abbattuto ma interrotto da risalti e forcelline. Roccia delicata. 150 m, soste da attrezzare;

L16: Continuare in cresta fino all’anticima sulla quale, nel mezzo di una placca compatta, si trova una sosta di calata (3 chiodi) per raggiungere la grande cengia sottostante (calata da 40 m, originale Cassin). È possibile scendere sulla cengia anche da una sosta che si trova prima di raggiungere l’anticima con una calata di 20 metri (sconsigliato);

L17: Dalla cengia ghiaiosa ci si porta al grosso intaglio tra cima e anticima, quindi verso sinistra alla base della cima vera e propria. Salire la paretina direttamente su roccia compatta che dopo pochi metri si appoggia. 30 m, sosta su grossa clessidra;

L18: Per facili rocce instabili ci si alza alla cresta terminale in prossimità della cima. 50 m, sosta da attrezzare.

Discesa
Dalla cima scendere nella Conca di Narena che separa la Cima Bacchetta dal Monte Vaccio (Cima Baruselli). In fondo al ghiaione si interseca il sentiero che collega le due cime. Lo si segue verso sinistra fiancheggiando una parete per poi risalire un canale (bolli rossi) che porta al pendio da seguire senza percorso obbligato fino alla cima del Vaccio (20 minuti). Dalla cima discendere il pratone della via normale fino alle baite del monte di Cerveno. Questo è il percorso più breve ma risulta difficile orientarsi sul pratone se si scende col buio.

È anche possibile scendere dal sentiero della Cima Bacchetta, la quale va però raggiunta salendo a destra usciti dalla via. Dalla Bacchetta si scende dalla via normale in Val Baione fino alla chiesetta di Santa Cristina, quindi all’abitato di Lozio. Questo percorso risulta più lungo ma meglio identificabile.

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Una Cassin dimenticata ultima modifica: 2021-03-13T05:05:00+01:00 da GognaBlog

4 pensieri su “Una Cassin dimenticata”

  1. 4
  2. 3
    Massimo Silvestri says:

    Mi sono andato a leggere cosa dice la guida Cai-Tci ‘ Prealpi comasche varesine bergamasche’ del Saglio (1948). A pagina 350-351 si legge testualmente relativamente alla cima Golem numero 599:
    b) per lo spigolo est 5° grado. L’itinerario e’ stato tracciato il 9 luglio 1939 da R. Cassin e N. Cattaneo che impiegarono 11 ore e 18 chiodi per superare 800 m di parete (Lo scarpone 1939 n. 14 inf. Priv.). Dalle baite Natone m 1328 si segue l’ itinerario del passo dei Ladrinai e giunti nella conca adducente al canalone che porta al valico ci si dirige verso la base dello spigolo (1 ora). Si attacca una pronunciata fessura, seguita da un difficile diedro che termina con un tetto. Lo si supera e si prosegue per la fessura. In seguito si appoggia sulla sinistra e si raggiunge la parte superiore dello spigolo che si stacca dalla parete. Si scende a corda doppia su un intaglio e si continua per lo sperone, di rocce friabili, fino alla vetta (schizzo a pagina 349).
    Dove, effettivamente, il percorso e’ correttamente indicato.
    Descrizione piuttosto succinta, non  trovate? Molto ma molto piu’ succinta delle altre vie sulla Concarena, quelle sul lato di Val Baione ma anche per l’itinerario 598 i di Bramani, Gasparotto e Bozzoli-Parasacchi de 4 settembre 1932 che si svolge sullo stesso versante ma piu’ a destra direttamente alla cima della Bacchetta, che e’ la principale della Concarena.
    Non e’ che anche questo sia il motivo dell’apparente oblio di questa via?
    Saluti.
    Ms

  3. 2
    paolo says:

    Qualcuno a memoria sà chi sia “Federico Galimberti’” a cui è dedicata la via?
    Grazie, mi serve per nota storica 

  4. 1
    albert says:

     RICCARDO CASSIN …nato ed fino all’adolescenza vissuto  in paese di pianura friulana,      Savorgnano- san  Vito al Tagliamento..dove sorge..
    https://www.caisanvito.it/pagine/scheda.php?menu=44&voce=46
     
     

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