Una classica

Una classica (GPM 031)
di Gian Piero Motti
(pubblicato nel libro di Guido Machetto Tike Saab, Cremona, 1972)

Lettura: spessore-weight(1), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(2)

È strano. Quando ripenso ai giorni vissuti in montagna mi accorgo come il tempo abbia cristallizzato ogni attimo, purificandolo e sublimandolo, lasciando unicamente un’impressione a volte esaltante a volte melanconica, ma pur sempre un ricordo limpido e chiaro che si avvicina molto all’idea della felicità. Eppure la realtà può essere stata diversa: la fatica, la stanchezza, le difficoltà. Non importa, tutti gli aspetti negativi scomparsi, attenuati. È bene che sia così, altrimenti andare in montagna sarebbe molto più difficile.

In salita sulla quarta lunghezza della via degli Svizzeri al Grand Capucin, ai giorni attuali

Ma vi sono delle giornate veramente perfette, momenti esaltanti in cui tutto sembra favorire la riuscita di una salita anche di elevata difficoltà. Sono giorni rari, è difficile trovarsi in forma eccellente, non sentire il peso della fatica, superare le difficoltà con intelligente sicurezza, è difficile ma non impossibile.

Il sole ci aveva sorpresi già alti sulle placche ruvide e scabre: sopra di noi la parete sud del Grand Capucin, liscia verticale, striata da fessure sottili. Una parete molto difficile, eppure quel giorno invitante. Anche Guido saliva con grande sicurezza, velocissimo: l’arrampicata era libera, difficile ma non estenuante. Avevamo potuto apprezzare in tutta la loro bellezza i lunghi diedri che caratterizzavano la prima parte della parete. Entrarono in gioco anche le staffe: un gioco attento, delicato e preciso. Un tetto all’apparenza modesto, un piccolo rilievo in un enorme muro liscio e fulvo, esteticamente perfetto.

Un’ora di spostamenti calcolati e leggeri per non gravare su chiodi infissi in modo alquanto precario, il muro era schiodato. Guido non ama questo tipo di passaggi e forse ha ragione: mentre lo assicuravo sulle staffe e lui procedeva alzandosi da un chiodo all’altro, due chiodi abbandonarono la fessura dov’erano infissi. Ma fu nulla e non turbò affatto il sereno equilibrio di quella giornata.

La nostra soddisfazione fu grande, quando, con il sole ancora molto alto, risalendo il ghiacciaio verso il rifugio, leggemmo un grande stupore nel viso di alcuni alpinisti francesi al sapere che avevamo già salito la via degli Svizzeri al Grand Capucin…

Un video dei giorni nostri

 

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Una classica ultima modifica: 2018-04-07T05:08:02+02:00 da GognaBlog
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