Vigili del Fuoco, servizio elisoccorso 118 e CNSAS

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Vigili del Fuoco, servizio elisoccorso 118 e CNSAS
di Vincenzo Savarese (Com.te già Uff.le pilota elicotteri dei Vigili del Fuoco)

Quasi tutte le regioni italiane hanno istituito il servizio di elisoccorso 118 chiamato HEMS (Helicopter Emergency Medical Service).

L’elemento che caratterizza una missione HEMS è l’emergenza/urgenza prettamente sanitaria, intesa come una situazione nella quale l’impiego dell’elicottero rappresenta un fattore fondamentale per la risoluzione della missione di soccorso a favore di traumatizzati e ammalati gravi.

Prevalentemente il servizio HEMS 118 ruota intorno alle due figure cardini del soccorso sanitario, cioè il medico rianimatore e l’infermiere di area critica, e con essi tutte le attrezzature sanitarie fisse e mobili che rendono possibili interventi di rianimazione e stabilizzazione dell’infortunato e poi il trasporto, anche in zone difficilmente raggiungibile dai mezzi terrestri.

Nelle tipologie d’intervento dell’elisoccorso 118, rientrano tutte le attività volte a garantire:

1. Il trasferimento dell’equipe medica sul luogo dell’incidente;
2. Il trasferimento del paziente dal luogo in cui si è verificato l’evento al presidio ospedaliero più idoneo per quella tipologia infortunistica;
3. Il trasferimento di pazienti critici già ospedalizzati da ospedale ad ospedale;
4. Il trasporto urgente d’equipe medica e materiale ai fini del prelievo o del trapianto di organi o tessuti;
5. Il trasporto urgente di sangue, plasma e loro derivati, antidoti e farmaci rari.

Per la realizzazione del servizio HEMS 118 generalmente si utilizzano elicotteri bimotori di classe A che abbiano un’ottima capacità in termini di performance e allestimenti sanitari dedicati. Lo stesso dicasi per l’equipaggio che deve essere costituito in orario diurno e in condizioni di sufficiente visibilità (VFR) da:

1. Un pilota (2 in condizioni notturne o di scarsa visibilità – voli IFR);
2. Un tecnico di bordo abilitato ad operare al verricello;
3. Un medico rianimatore;
4. Un infermiere di area critica;
5. Un tecnico di elisoccorso.

Il pilota comandante ha ovviamente la funzione di accettare la missione di volo e condurre l’aeromobile sul luogo dove giace il traumatizzato o il ferito grave, per rendere disponibile già sul posto un’equipe medica con relativi materiali e attrezzature utili per stabilizzare e mantenere possibilmente in vita il paziente recuperato da ospedalizzare velocemente. Il tecnico di bordo fa parte dell’equipaggio di condotta ed è anche abilitato a manovrare il verricello per la salita e la discesa del personale medico e paramedico e soccorritore senza atterraggio.

Visto che l’elicottero dovrebbe utilizzarsi generalmente nei luoghi dove non è possibile far giungere un’autoambulanza che ha pari presidi medici, sull’elicottero è prevista anche la figura del tecnico dell’elisoccorso che ha il precipuo compito di agevolare la discesa del personale medico e paramedico fuori dall’elicottero, anche calandosi al verricello o saltando a terra con il velivolo sospeso in aria (hovering), a circa un metro da terra. Tutto questo però, al di sotto della verticale dell’elicottero o poco oltre.

Medico e paramedico non possono intraprendere autonoma missione di soccorso staccandosi dall’area rientrante nel range operativo dell’elicottero per costituire una cordata autonoma. Per il medico e l’infermiere non è prevista l’esposizione a un rischio ambientale in luoghi montani e scoscesi e impervi dove oltre alla necessaria abilità di spostamento, sono necessarie dotazioni e attrezzature professionali generalmente in uso agli alpinisti o rocciatori anche dal punto di vista della sopravvivenza. Potrebbe succedere infatti, che allontanandosi dall’area sottostante all’elicottero che non può atterrare e che potrebbe circuitare solo per un determinato tempo, l’improvviso mutamento delle condizioni atmosferiche che in montagna è frequente, potrebbe rendere impossibile o tardivo il recupero del personale verricellato in precedenza, che avrà così necessità di sopravvivere.

In termini di normativa il medico e l’infermiere (passeggeri) sono figure lavorativamente appartenenti e pagate dall’ASL di riferimento. Pilota e tecnico di bordo sono lavoratori in forza alla ditta che ha vinto l’appalto HEMS 118. Lo stesso dicasi per il tecnico di elisoccorso che può essere non necessariamente un membro del CNSAS ma anche un rocciatore edile formato poi dalla società appaltatrice del servizio per la parte afferente elicotteri e verricello.

Non bisogna allora confondere le mansioni del tecnico dell’elisoccorso: quest’ultime sono prevalentemente ombelicali con l’elicottero e non con le operazioni che si svolgono a terra e autonomamente a cura delle squadre di volontari del soccorso alpino (CNSAS), che sono tutt’altra cosa e che hanno tutt’altro ruolo, ma soprattutto un ruolo terrestre e non necessariamente aeronautico.

Che la legge 74/2001 reciti che CNSAS e servizio sanitario cooperino per il soccorso sanitario in zone montane e impervie non significa che debbano prendere posto fisso sugli elicotteri del 118 in qualità di volontari economicamente indennizzati, togliendo lavoro a chi lavoro non ne ha. Un elicottero che troppo spesso risulta occupato militarmente dai volontari del CNSAS.

L’anomalia che si riscontra nei contratti HEMS 118 è proprio questa: cioè le Regioni stipulano un contratto oneroso chiamato convenzione con l’associazione di volontari del soccorso alpino (CNSAS), fornendo alla società aerea una figura che dovrebbe invece essere garantita e pagata dalla medesima ditta. D’altra parte si stipulano convenzioni con il CNSAS che è un’organizzazione che dovrebbe operare in modo volontaristico e senza fine di lucro (art. 3 legge 74/2001).

Se i volontari del CNSAS lavorano a rotazione per le ditte appaltatrici dell’HEMS, alle medesime rimane l’obbligo dell’addestramento aereo che ovviamente dovrà essere garantito a un congruo numero di volontari (rotazione); costi che le ditte quantizzano e comunque si fanno pagare magari splafonando dal monte ore convenuto con ulteriori oneri in capo alle regioni. Diamo poi per scontato che i volontari del CNSAS non utilizzino l’attività lavorativa convenzionale per usufruire di congedi retribuiti da un eventuale datore di lavoro primario quanto terzo che può essere pure pubblico…

Nell’ambito del soccorso esiste poi un’altra fetta di attività legata prevalentemente alla ricerca e al salvataggio di persone disperse o in una condizione di pericolo imminente non necessariamente di ordine sanitario, bensì di ordine tecnico anche complesso. A volte succede una sovrapposizione delle competenze (118 – 115), quando per assicurare l’intervento sanitario è necessario prima un intervento tecnico urgente ad alta specializzazione com’è successo ad esempio per i sopravvissuti dell’Hotel Rigopiano.

In Italia il soccorso tecnico urgente è un compito istituzionale affidato al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Dal D.lgs. 139/06. Leggiamo:

«Il Corpo Nazionale, al fine di salvaguardare l’incolumità delle persone e l’integrità dei beni, assicura gli interventi tecnici caratterizzati dal requisito dell’immediatezza della prestazione, per i quali siano richieste professionalità tecniche anche ad alto contenuto specialistico ed idonee risorse strumentali, ed al medesimo fine effettua studi ed esami sperimentali e tecnici nello specifico settore».

Potremmo quindi stringere i fili del discorso concludendo che in Italia il soccorso in genere è assicurato dalle Regioni per gli aspetti di emergenza e urgenza sanitaria (118), e dai Vigili del Fuoco (115) per quelli di emergenza e urgenza tecnica. Aggiungiamo la Guardia Costiera (1530) per il soccorso in mare.

In entrambe le attività di soccorso, possono contribuire a vario titolo le organizzazioni di volontariato e le altre istituzioni e le forze armate, qualora l’evento emergenziale si configuri per vastità e coinvolgimento come un evento di portata regionale o nazionale (eventi di tipo B e C legge 225/92) che richiede l’instaurazione di un centro di coordinamento dei soccorsi. Generalmente però, nelle tipologie di soccorso ordinario non è previsto l’impiego dei volontari perché per la risoluzione dell’emergenza è sufficiente l’impegno ordinario delle donne e degli uomini delle istituzioni competenti.

L’utilizzo del termine missione SAR è ampiamente abusato perché è di derivazione militare, e si utilizza quando la spedizione di soccorso in mare o in montagna è gestita dal complesso militare dell’Aeronautica Militare di Poggio Renatico o dalla Marina Militare secondo schemi, procedure e linguaggi standardizzati alle scuole interforze. La famosa circolare del Ministero dei Trasporti D.D. 41/6821/M.3E del 8/11/1994 era assolutamente obsoleta e quindi è stata obliata.

I contratti di appalto per il servizio elisoccorso 118, non dovrebbero monetizzare le missioni di volo con l’acronimo HSAR, ma molto più concretamente con missioni definibili primarie (HP) e missione secondarie (HS) interfacciandosi con il fine dell’elisoccorso e non semplicemente con l’ambiente in cui si opera. Le missioni (HP) devono quindi potersi suddividere in codice rosso (Emergenza) e codice giallo (Urgenza).

Nei contratti di elisoccorso infatti, le caratteristiche degli elicotteri e la loro capacità di trasporto e di performance sono già tarate nel capitolato per le condizioni operative richieste dall’ente che mette a gara il servizio, che può essere limitato o comprensivo di verricello e modalità operative dall’hovering (volo a punto fisso).

L’utilizzo del gancio baricentrico per il trasporto umano è una condizione di rara necessità operativa ma non addestrativa prevista negli ambiti procedurali da talune istituzioni come i Vigili del Fuoco. Su questo tema nel privato si è fatto strumentalmente riferimento sempre alla obsoleta circolare del ministero dei trasporti D.D. 41/6821/M.3E del 8/11/1994 parte II per le attività di soccorso in montagna che menzionano pure le operazioni al gancio baricentrico.

Sull’elicottero del 118 c’è un solo tecnico dell’elisoccorso che non può solitariamente e per motivi di sicurezza impegnarsi in un’operazione di recupero di un traumatizzato al gancio baricentrico. Il recupero al gancio baricentrico si utilizza quando i 75 metri circa del cavo del verricello sono pochi per raggiungere il ferito o quando ci sono problematiche di posizionamento dell’elicottero rispetto alla parete. L’ammalato o il traumatizzato grave non si trasporta comunque penzoloni; quindi il recupero al gancio baricentrico comporta lo spostamento del ferito nel primo luogo utile per atterrare e recuperare poi in cabina col verricello.

Il gancio baricentrico può essere utilizzato soprattutto per evacuazioni rapide e massive e in contemporanea di più persone in pericolo (ad es. palazzo in fiamme e superstiti sul tetto). Ma occorre l’addestramento e i mezzi e gli imbrachi speciali che hanno certamente i vigili del fuoco…

Sia il 118 con i suoi appalti e le sue equipe, che il 115 con le sue dotazioni umane e strumentali, prevedono l’utilizzo di elicotteri che per potenza e attrezzature possono operare in quota e in ambienti impervi e ostili con personale altamente specializzato, provvisto e per le proprie competenze, di idonee strumentazioni, senza prevedere la necessità di operare cambiamenti di configurazione del mezzo aereo.

L’impianto della legge 139/06 che riguarda l’operato dei Vigili del Fuoco, non menziona ambienti specifici di competenza interventistica, perché la condizione per far scaturire un intervento VVF è la necessità di una risposta operativa immediata in qualsiasi ambiente del territorio nazionale. Tant’è che i Vigili del Fuoco hanno nella loro orbita operativa tutte le specializzazioni possibili e immaginabili comprese quelle attinenti la difesa civile a fronte degli incidenti che riguardano l’energia nucleare, il rischio biologico, quello chimico e radiologico (NBCR).

La legge n° 74 del 2001 a proposito delle attività del CNSAS afferma: articolo 1, comma 2. «Il CNSAS provvede in particolare, nell’ambito delle competenze attribuite al CAI dalla legge 26 gennaio 1963, n. 91, e successive modificazioni, al soccorso degli infortunati, dei pericolanti e al recupero dei caduti nel territorio montano, nell’ambiente ipogeo e nelle zone impervie del territorio nazionale. Restano ferme le competenze e le attività svolte da altre amministrazioni o organizzazioni operanti allo stesso fine; nel caso di intervento di squadre appartenenti a diverse organizzazioni, la funzione di coordinamento è assunta dal responsabile del CNSAS».

Articolo 2, comma 2. «Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, in attuazione dei princìpi stabiliti dall’atto di indirizzo e coordinamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 1992, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 76 del 31 marzo 1992, e dalla presente legge, individuano nelle strutture operative regionali e provinciali del CNSAS i soggetti di riferimento esclusivo per l’attuazione del soccorso sanitario nel territorio montano ed in ambiente ipogeo».

Articolo 2, comma 3. «Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nell’ambito dell’organizzazione dei servizi di urgenza ed emergenza sanitaria, stipulano apposite convenzioni con le strutture operative regionali e provinciali del CNSAS».

Art. 3. (Attività del CNSAS). «Ai fini della presente legge, l’attività dei membri del CNSAS si considera prestata in modo volontario e senza fine di lucro».

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In realtà la legge di fondo (26 gennaio 1963, n. 91) che regola le attività del Club Alpino Italiano di cui il CNSAS è una costola operativa recita:<<Assume adeguate iniziative tecniche per la prevenzione degli infortunati nell’esercizio dell’alpinismo e per il soccorso degli alpinisti ed escursionisti infortunati o pericolanti per qualsiasi causa, nonché per il recupero delle salme dei caduti». Stiamo parlando di un periodo (1963) in cui le forze istituzionali non avevano in dotazione elicotteri. Il soccorso in montagna era una condizione operativa terrestre.

Nella legge 74 del 2001 il principio solidale affine alle attività alpinistiche di cui sopra è stato invece mutato nel senso generale in: «al soccorso degli infortunati, dei pericolanti e al recupero dei caduti nel territorio montano, nell’ambiente ipogeo e nelle zone impervie del territorio nazionale».

La zona ostile è un altro passo in avanti previsto dalla legge n° 289, del 27 dicembre 2002 articolo 80 punto 39 che recita: «Il soccorso in montagna, in grotta, in ambienti ostili e impervi, è, di norma, attribuito al CNSAS del CAl ed al Bergrettungs – Dienst (BRD) dell’Alpenverein Sudtirol (AVS). Al CNSAS ed al BRD spetta il coordinamento dei soccorsi in caso di presenza di altri enti o organizzazioni, con esclusione delle grandi emergenze o calamità». E’ alquanto ovvio che per enti s’intende quelli non preposti al soccorso e per organizzazioni quelle volontarie. Alcune sentenze TAR e del Consiglio di Stato in tutta onestà non hanno portato luce neanche sulle competenze di coordinamento…

E’ interessante nell’economia generale del discorso dare un’occhiata anche alla convenzione (n° 35 del 9 novembre 2015) stipulata dal direttore del Parco Nazionale del Vesuvio con il Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS). All’articolo 1 si legge : «che l’ente parco riconosce e rafforza ulteriormente sul suo (?) territorio il ruolo di soggetto di riferimento (CNSAS, NdR) per l’attuazione della ricerca e il soccorso in ambiente impervio, come da normativa vigente».

Articolo 2: «Per interventi di soccorso s’intendono quelli prestati con o senza l’ausilio dell’elicottero in modalità SAR degli infortunati e pericolanti per qualsiasi causa, compreso l’eventuale recupero di salme, le perlustrazioni e le ricerche di persone disperse in ambiente ostile e impervio, non necessariamente d’alta quota che richiedono per le particolari condizioni dei luoghi e dei tempi, l’impiego di personale certificato nelle tecniche alpinistiche o speleologiche e di soccorso alpino e speleologico».

Articolo 3: «Ai fini del presente protocollo sono considerati ambienti ostili e impervi: via ferrata o attrezzata; via in falesia; terreno montano in genere (sentiero; bosco; ghiaione); valanga; ghiacciaio (cascata di ghiaccio, crepaccio, ecc.); impianti a fune (funivia, cabinovia, seggiovia, ecc.); forra (gola, canyon, ecc.); grotta ed ambiente naturale e artificiale in genere (cavità; pozzo; condotta; lago; ecc.); altri terreni ostili e impervi (scarpate stradali; ponteggi; ciminiere; abitazioni; ecc.); altri ambienti non necessariamente d’alta quota che, per condizioni dei luoghi e dei tempi, richiedano personale esperto in tecniche alpinistiche e speleologiche e certificato in tecniche di soccorso alpino e speleologiche.

Il CNAS tramite le strutture operative in appresso indicato, assicura la disponibilità delle risorse e i mezzi della struttura, ogni qualvolta l’Ente Parco, il soggetto gestore per nome e per conto dell’Ente Parco della biglietteria per le visite guidate al Gran Cono del Vesuvio, il presidio permanente guide vulcanologiche, i fruitori del parco, o altri soggetti pubblici e privati, motivatamente lo richiedono contattando la sala operativa regionale unificata di protezione civile, il 118 o direttamente il CNSAS. Il CNSAS potrà altresì richiedere il supporto di altre strutture emergenziali per gli interventi».

Al Ministero dell’Ambiente segnalammo che non esiste ordinariamente la sala operativa unificata della protezione civile regionale. Esiste la sala operativa che nell’ordinario non ha nessuna competenza nel soccorso sanitario o tecnico urgente e bisogna far capo direttamente all’ente ritenuto idoneo a prestare soccorso (115-118). Nell’ordinario non si può attivare una struttura di volontari per poi risarcirli o giustificarli dal lavoro. Altresì segnalammo che l’elisoccorso 118 non ha competenze di salvataggio per gli incolumi né tantomeno per la ricerca dei dispersi, e il fatto del tutto arbitrario che invece del tecnico del soccorso abbiano posizionato in pianta stabile sull’elicottero un volontario del soccorso alpino in regime di convenzione non fa dell’elisoccorso 118 un mezzo polivalente nelle emergenze o comunque un ampliamento delle competenze CNSAS a spese del cittadino. Il volontario del soccorso alpino sull’elicottero del 118 deve indossare, per capirci, la tuta fornitagli dalla ditta appaltatrice e non quella del CNSAS.

Ci sembra che l’unico che abbia capito certe differenze è l’agenzia delle entrate del Lazio che ha precisato che gli interventi di soccorso a incolumi da parte della società che gestisce l’elisoccorso 118, devono essere tassati al 22% di IVA perché trattasi di lavoro aereo e non HEMS 118.

A proposito del soccorso in montagna e zone impervie, abbiamo avuto già modo di scrivere che il più grande alpinista e rocciatore del mondo si chiama elicottero. Come faccia un’organizzazione (CNSAS) ad avere un ruolo esclusivo nel soccorso in zone montane e impervie ed ostili senza avere tra il suo pur nutrito parco macchine anche elicotteri, è un mistero politico.

Come faccia un’associazione di volontari ad avere l’esclusiva del soccorso in montagna e zone impervie e ostili e limitrofe mancando il requisito dell’immediatezza dell’intervento, preteso per i Vigili del Fuoco, è un altro mistero politico. Come faccia un’associazione di volontari che opera attraverso la reperibilità a pretendere esclusive nel soccorso e nel coordinamento dei soccorsi è un grande mistero politico. Per quanto attiene la definizione di pubblica utilità, ricordiamo che anche il telefono rosa usufruisce di tale classificazione.

L’articolo 2 della legge 74/2001 recita che ci sia una stretta collaborazione tra servizio sanitario nazionale e CNSAS; l’organizzazione di volontari era intesa come iscritti che per fini sociali possono trovarsi ad operare per lo stesso scopo.

Occorre notare che il soccorso alpino presta la sua opera volontaria sul terreno aspro ed ostile o nelle grotte, e quindi la collaborazione col servizio sanitario dovrebbe essere intesa per la parte successiva al recupero terrestre dell’infortunato, che poi eventualmente dovrà essere verricellato o imbarcato sull’elicottero che arriva a cura del personale sanitario supportato dal famoso tecnico di elisoccorso ove necessario. Non è scritto da nessuna parte che membri del CNSAS debbano stanziare in pianta stabile sugli elicotteri del 118 attraverso convenzioni onerose di non poco conto che comportano rotazione dei membri associati e con essi le necessità di formazione previste dalle circolari vigenti e dal manuale dell’esercente, con elicotteri che macinano ore di volo alla modica cifra di circa 100 euro al minuto. Cosa non necessaria per lavoratori assunti in pianta stabile dalla società esercente quali tecnici di elisoccorso e basta.

Noi siamo profondamente contrari a che il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco assuma competenze dalle regioni per il mantenimento del servizio HEMS 118 come succedeva o forse ancora succede per la Sardegna e la Liguria. I Vigili del Fuoco devono fare i Vigili del Fuoco. D’altra parte siamo parimenti contrari che l’elisoccorso 118 faccia capitolati diversi dall’emergenza urgenza di carattere sanitario a spese del contribuente, così come riteniamo non necessario l’ingigantimento di una struttura di volontari (CNSAS) che da costola dell’esclusivo Club Alpino Italiano posto sotto il controllo dell’allora Ministero del Turismo e dello Spettacolo, si profili oggi come un soggetto istituzionale ritagliandosi competenze esclusive in un settore (soccorso in montagna e in ambienti ostili e impervi) quale regno indiscusso degli elicotteri, senza avere elicotteri, e tramutandosi da struttura volontaria in struttura governativa magari in sostituzione del soppresso Corpo Forestale dello Stato.

Per concludere occorre precisare che in caso di soccorso in zone ostili e impervie, chiedere l’intervento degli elicotteri dell’aeronautica militare tramite la struttura di Poggio Renatico, oppure quelli della Polizia o della Guardia Costiera o anche della Finanza, è contro le disposizioni vigenti. Infatti, ricorrere alle forze militari e dell’ordine pubblico in tempi di pace e per fini di soccorso, è consentito solo in assenza di mezzi e strutture istituzionali preposte. Ad essere chiari, se il reparto volo dei Vigili del Fuoco è operativo, le competenze del soccorso aereo ricadono su questa struttura, tranne i casi in cui l’oggetto del soccorso è un aereo precipitato o costretto a un atterraggio forzato in alta montagna o in alto mare. Neanche la Prefettura può consentire operazioni in deroga a terzi, con le strutture del soccorso pubblico in esercizio. Magari se non avessimo gente che smette di curarsi per povertà e carenza di servizi, potremmo anche consentirci sprechi.

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Vigili del Fuoco, servizio elisoccorso 118 e CNSAS ultima modifica: 2021-04-29T05:05:00+02:00 da GognaBlog

82 pensieri su “Vigili del Fuoco, servizio elisoccorso 118 e CNSAS”

  1. Anni fa raggiungemmo con l’elicottero il vesuviano per prestare soccorso. Una ragazza saltellando sui bordi di una cava di scogli basaltici, cagionò una frana di massi di diverse tonnellate che la coinvolsero rovinosamente e le si poggiarono miracolosamente addosso senza schiacciarla in modo grave, ma inesorabilmente la sua condizione era quella di incastrata tra i massi. Il medico che raggiunse il luogo in ambulanza, su mio invito a constatare le condizioni della giovane, soprattutto dal punto di vista della sindrome da schiacciamento (gamba), espresse diniego perché non è previsto che i sanitari debbano esporsi a una situazione di estremo pericolo per visitare una inferma: i massi erano malfermi. Molto lapidariamente il sanitario riferì che sarebbe intervenuto solo quando la malcapitata sarebbe stata adagiata in luogo sicuro. Allora: che ci possa essere un surplus di soccorsi a volte è inevitabile. Alla valutazione di queste problematiche, emerge il dato circa la necessità che nelle sale operative del 118 operino solo persone altamente specializzate, conoscitori delle dinamiche del soccorso e delle competenze istituzionali. Mi pare abbastanza chiaro che se nelle sale operative ancorché a numero unico mettiamo alla consolle personale del soccorso alpino, forse ben difficilmente avremo una disanima oggettiva sul chi deve fare cosa, e forse si è portati a far operare preferibilmente la struttura con cui siamo in contatto diretto. Nell’economia del discorso, leggevo una proposta di legge presentata dalla Senatrice Laura Stabile, che metteva in evidenza una certa inutilità del numero unico del soccorso 112, atteso che il richiedente deve formulare due volte la stessa richiesta perdendo tempo. Il 112 unificato potrebbe avere un senso se nella stessa sala operano rappresentanti del 118, del 115 e del 113. Una tale composizione sarebbe indiscutibilmente pronta ad affrontare anche le macro emergenze. L’argomento è lungo per riassumerlo in breve… La ragazza riuscimmo ad estrarla col supporto di una gru dei VVF, e spero che abbia affrontato un pellegrinaggio verso il santuario di Pompei magari scalza…

  2. Sono d’accordo e non capisco come non esserlo: è un po’ come mettere benzina ed accendino acceso vicino ad una catasta di legna… i vvf interverrebbero non per quello che è successo, ma per quello che potrebbe succedere. Probabilmente i legislatori e gli amministratori hanno trovano inutile allo stesso modo raddoppiare un servizio di modo che uno vada a vedere e poi, non si sa con quali competenze mediche, decida che il malcapitato abbia qualche problema sanitario ed avvisi qualcun altro che dovrà recarsi con le medesime modalità a finire il lavoro… l’eli ambulanza che vorrebbe lei forse andrebbe bene in paesi europei più piatti e meno abitati, ma nel nostro e soprattutto in tante aree anche suburbane sarebbe non solo anacronistico ma probabilmente uno spreco di soldi. 

  3. Un po’ di anni fa ebbi ad esprimermi su un possibile servizio elicotteri a corredo di tratti autostradali ad elevata criticità incidentistica. All’uopo il concetto che volevano veicolare era appunto quello che su quei tratti c’era una notevole possibilità che si manifestassero incidenti stradali con possibile rischio evolutivo nel sanitario: un pronto soccorso a mezzo eliambulanza poteva servire in chiave preventiva. Il concetto allora non è quello del potrebbe servire un elisoccorso in ogni luogo della Penisola perché la risposta è sì. Il concetto è quello che i servizi non possono essere di alta tecnologia e sistemi inter allacciabili pagando lo scotto di accorciare la maglia dei servizi tradizionali che ci hanno poi portato allo scandalo pandemico, alla lungaggine delle liste di attesa per esami e visite specialistiche ed ancora alla chiusura di presidi sanitari per mancanza di sistemi diagnostici all’avanguardia. Il buon amministratore valuta appunto costi e benefici: nel merito della competizione e delle competenze, rimane il dato irrisolto circa la competenza nel soccorso ordinario che non può essere delegato all’eli 118 solo perché piove, grandina, tira vento, c’è il deserto, la distesa marina o l’ambiente impervio.  Il 118 interviene in linea di principio non per quello che può succedere, ma per quello che è successo e che necessita di un intervento medico d’urgenza o emergenza. Per quello che può succedere sono delegati i Vigili del Fuoco (115).

  4. Il servizio di elisoccorso in Italia ha una storia variegata e ricca. A titolo puramente informativo, vorrei far notare che attualmente in diverse regioni non solo il servizio in carico al 118 è attivo 24 ore al giorno e permette di raggiungere in pochi minuti ovunque pazienti con patologie tempo-dipendenti (arresti cardiaci, infarti, ictus..), ma alcuni elicotteri lo fanno portando l’equipe medica sul posto addirittura con operazioni speciali (verricello e sbarco in hovering) anche di notte ed evacuando feriti ed illesi. La dizione “a rischio evolutivo” non è un’invenzione politica, ma un’evenienza concreta dove una persona illesa è esposta, per esempio,  a condizioni meteorologiche avverse come la temperatura oppure in una situazione potenzialmente pericolosa dove è necessaria la valutazione/il trattamento medico. Quindi bene l’integrazione tra istituzioni (che funziona egregiamente), sempre ricordando chi è deputato a fare cosa.

  5. Dino. “Ottimismo della volontà, pessimismo dell’intelligenza”. Oggi volontariato.

  6. Caro Pasini, io non sono così ottimista. Vedo una società dove il COVID ha agito da catalizzatore e ha ulteriormente accelerato in modo esplosivo e caotico ogni cosa. Tutti vogliono fare tutto, pensando aggressivamente di essere capaci di fare tutto, non capendo che ogni lavoro, mansione e incarico è importante in una società così interconnessa. Chi può è chiuso nel suo fortino e difende ferocemente le posizioni.  In questi momenti critici occorrerebbe molta compattezza, gioco di squadra, educazione, delicatezza e rispetto per l’altro. Vedo spesso prese di posizione dettate più dalla ideologia che dal buon senso. Fortunatamente domani vado ad arrampicare.

  7. Vedo questa sera su tutti i media con grande evidenza il video del soccorso su una ferrata a Limone Piemonte effettuato dall’elicottero dei Vigili del Fuoco con coordinamento dal basso di una squadra locale del CNAS. Mi sembra un esempio emblematico: sul terreno i comuni obiettivi e valori fanno trovare un’intesa tra gli uomini del fare a salvaguardia degli utenti della montagna.  È comunque giusto cercare senza litigare una migliore chiarezza organizzativa e istituzionale, per il bene di tutti. 

  8. Mestiere Savarese. Grazie. Spero di essere stato un buon “pilota” anch’io per i miei passeggeri. Buon lavoro e buona “causa”, per tutti noi, vostri potenziali utenti?

  9. Savarese. Adesso il suo piano di volo mi sembra più chiaro, lineare e depurato da qualche incrostazione emotiva, che lei mi insegna un buon pilota deve governare quando si assume la sua responsabilità sugli altri, anche se è anche lui un essere umano.  Provo a riassumere dal punto di vista dell’uomo qualunque usando i classici cinque punti che stanno sulle dita di una mano: 1. La situazione attuale presenta elementi di confusione. I livelli di servizio sono buoni, c’è buona fede e generosità da parte di tutti, ma questa confusione rischia di creare problemi operativi sul campo e di aggravare dei costi 2. Facciamo chiarezza nei compiti tra 118, 115 e altri organi dello stato. Ognuno faccia bene quello che deve fare. 3. Le Regioni facciano i loro appalti ma con criteri più omogenei e sistemi stingenti di controllo per evitare sprechi e ridondanze e anche qualche tentazione possibile  4. Si tenga conto delle forti differenze territoriali che ci sono nel paese, in modo particolare tra aree montane e non 5. Si valorizzi l’esperienza e la grande motivazione del volontariato CNAS dotandolo di mezzi che gli consentano di operare sul campo che gli è proprio. A questo proposito utilizzando anche prestigio e competenza dell’elite alpininstica. Vediamo cosa dicono gli altri giocatori intorno al tavolo, se hanno voglia di fare la loro puntata. 

  10. La questione 118, HEMS, CNSAS e Vigili del Fuoco, non è una cosa che si potrà districare in un niente, soprattutto se i politici continuano a parteggiare. Ritengo che geograficamente parlando, la regione alpina nel tempo ha tentato di riservarsi un servizio anche di soccorso fatto dalla sua gente nelle loro montagne. Motivazione per molti versi comprensibile, anche se la strategia per somma di risultati alla fine è stata sbagliata. Il CNSAS deve scendere dagli elicotteri del 118 che devono essere riservati prettamente ai voli sanitari. I Vigili del Fuoco devono fare il soccorso tecnico urgente e non il servizio sanitario. Il soccorso alpino è una struttura di volontari ad alto contenuto tecnico che va valorizzato sui giusti binari. Direi di più, rifacendomi proprio alla definizione, soccorso alpino, ritengo che forse tale struttura debba avere il suo elicottero marcato CNSAS, tre in tutto, che coprano la regione alpina orientale, centrale e occidentale, fino ai confini di Stato con accordi con i paesi confinanti e con le strutture statali operanti in zona. Inoltre, potrebbero contribuire col mezzo aereo alla manutenzione della montagna per la famosa ottica preventiva, e anche a quella dei parchi con le loro numerose attività. Per il resto della Penisola, a prevalenza appenninica (in Campania non si superano i 2000 mt.), mi sembra eccessivo prevedere ulteriori elicotteri dedicati, atteso che operano altre forze di Stato con aero soccorritori parimenti specializzati. In questo caso fare delle convenzioni operative  con i Vigili del Fuoco, struttura statale più vicina alle caratteristiche del CNSAS, penso sia la strada maestra da seguire dalla pianura Padana a Lampedusa. In un tale progetto la figura densa di esperienza del maestro alpino Alessandro Gogna, potrebbe essere fondamentale per credibilità e quindi progettualità. 

  11. Per capire bene da dove arrivano certe tesi è utile documentarsi. La legge 74/21 proviene da una bozza concepita nel 2000 dal politico Detomas  e altri, con una rivisitazione fatta dall’on. Luciano Caveri, all’epoca sottosegretario di Stato alla presidenza del consiglio dei Ministri. È interessante riguardarsi la bozza che presentarono i deputati: all’articolo 1 comma 2 scrissero testualmente: << Al CNSAS…è attribuita la competenza esclusiva sul soccorso degli infortunati, dei pericolanti e sul recupero dei caduti su tutto il territorio montano, nell’ambiente ipogeo, e nelle zone impervie dell’intero territorio nazionale. Tale attività può essere svolta anche con la collaborazione di altre organizzazioni ed istituzioni ed in questo caso il coordinamento e la gestione dei soccorsi spettano al CNSAS>>. Alla camera il disposto fu subito emendato dei termini istituzioni e gestione… Il deputato De Menech ha riproposto (23 marzo 2018) la commissione per gli ostacoli aeronautici a tutela dell’antincendio boschivo e servizi HEMS, riproponendo in commissione un componente del CNSAS. Il Ministro D’Incà con proposta di legge di sua iniziativa, il 15 ottobre 2018 ha riproposto che anche per il CNSAS i rappresentanti in commissione ostacoli aeronautici siano addirittura due come per il Ministero dell’Interno: abundare quam deficere . Il Friuli Venezia Giulia segna intanto qualche ripensamento, con il consigliere regionale Walter Zalukar, che ha fatto i conti in tasca all’elisoccorso notturno 118, calcolando che negli ultimi due mesi è costato 80.000 euro a missione di volo. La senatrice Laura Stabile invece, ha presentato un disegno di legge accennando un po’ le cose di questo post, introducendo pure l’inutilità del numero unico 112 che obbliga a fornire due interviste prima di accedere al servizio richiesto. La senatrice ritiene che il numero 118 per le emergenze sanitarie e il 115 per il soccorso tecnico urgente,  siano più che sufficienti. Ritengo che su questi argomenti la diaspora è appena agli inizi, ovviamente non su queste pagine che sono state di assoluta cortesia…

  12. Luigi. Luigi ! Dalla curva Nord, neutrale e spettatrice, fischiamo il tuo intervento a gamba tesa. Non si fa così. Perché non provi a pensare che il comandante Savarese è una persona per bene, un professionista serio che fa una battaglia per valori in cui crede? Sarebbe tutto più semplice. Io non lo conosco ma ho fiducia in lui. Se salissi sul suo elicottero gli affiderei senza problemi la mia vita. Certo come comunicatore commette qualche ingenuità che rendono meno efficace la sua battaglia: troppi avversari, poche alleanze, troppi obiettivi di cambiamento contemporaneamente, troppe argomentazioni contro e poche sui “vantaggi”, ma questo magari lo vede meglio chi ha altre competenze professionali. Se si vuole dialogare davvero bisogna confutare il contenuto, mai la persona. È controproducente per la propria causa. Amen 

  13. Vincenzo Savarese, adesso ho capito. Lo scopo dell’ articolo è quello di raccogliere voti e tessere sindacali. Questo spiega anche perché gli enti chiamati in causa non entrano nella discussione, evidentemente già la conoscono.

  14. Al Signor Fulvio preferisco rispondere per comma: il Conapo, il sindacato dei Vigili del Fuoco, non ha affrontato bene la questione competenze perché non ha approfondito a dovere la questione. La memoria storica non è una prerogativa delle società private ma di tutte quelle che operano nel soccorso aereo a prescindere dall’etichetta di pubblico o privato. Nei diversi Corpi dello Stato le esperienze sono per molti versi molto più incisive, e non lo venga a dire al sottoscritto che ha partecipato alle prime convenzioni 118 col 204, o col 206 con istruzioni operative da manicomio, e i medici che preferivano tornare a piedi per qualche difficoltà a stare in aria. Un’ora di volo dei VVF costa quanto un’ora di volo dei privati. I conti non si fanno a fronte dei risultati, ma gli appalti di elisoccorso devono essere stipulati per le effettive competenze delle regioni e non per altro. Mobilitate i politici… e se non vi piace la diatriba omettete il confronto…

  15. Sono quasi stufo di questa diatriba che non è tra 118 e vigili del fuoco, ma tra una parte che fa riferimento ad un certo sindacato dei vigili del fuoco, che apre di continuo polemiche con il 118.
    La storia in Italia è andata in una certa direzione e oggi nelle varie aziende private che operano per il 118 risiede l’esperienza e la memoria storica dell’elisoccorso in Italia. Chi vuole riscriverla si prende anche la responsabilità di azzerare l’esperienza accumulata in oltre 30 anni. Esperienza che per quanto si dica non esiste nelle altre realtà e nei diversi corpi dello stato.
    Tutte le altre discussioni, un pilota, due piloti, etc..  sono tutte teorie di chi sa ma non sa. Tutto dipende dagli scenari, dal contesto. Lampedusa non è Trento e Borgosesia non è Massa.  Prima di parlare di incidenti bisognerebbebbe fare una statistica divisa per numero di interventi, tipologia etc. Non per impressioni o per sentito dire.
    Ed infine I costi. Non si riesce mai a capire quanto costa realmente un ora di volo dei vvf. Quanto costa un nucleo elicotteri ai contribuenti? Quanto pagano jn elicottero, la manutenzione, quanto personale serve a mantenere un elicottero vvf e quanto costa di stipendi. Perché io sono un po’ stufo di questi continuo fare i conti in tasca ai privati e a chi ci lavora, senza mai capire i costi della controparte.

  16. C.te Savarese non mi attribuisca frasi che non ho mai scritto. Ripeto: su single pilot/dual pilot NON mi pronuncio.
    Trovo sensato quanto scritto adesso da Pasini: chiarezza degli affidamenti, standard di servizio, sistemi di controllo efficaci, come lo sono i report sugli incidenti aeronautici. Nel dettaglio al minuto secondo per I-TNCC, compresi tutti i dialoghi registrati in cabina, posizioni, ruoli, ogni cosa. Si badi bene che questo non serve a mettere sotto accusa un sistema -chi lo fa non ha capito nulla e se è dell’ambiente, qualunque ruolo abbia , è meglio che cambi mestiere- al contrario serve alla comunità aeronautica e alle altre ad essa collegate, parte sanitaria e parte tecnica, a fare il punto della situazione, controllare se è tutto a posto, valutare se e dove intervenire.
    Allora, quando avremo disponibili report analoghi anche per Praia a Mare, Val d’Aveto 1 e 2, eccetera?
    Anche questo fa parte del modello organizzativo, anzi: ne è una parte fondamentale.
    I vigili del fuoco sbagliano come gli altri al contrario è una risposta che risulta troppo comoda pure per il profano più a digiuno della materia.

  17. Cristiano. E’ molto chiaro quello che dici. L’utilizzo di volontariato specializzato, che quando è giusto riceve anche dei rimborsi, non è una prerogativa del soccorso con gli elicotteri in montagna. Ho amici psicologi clinici che lo fanno per le organizzazioni volontarie di assistenza ai malati terminali. Di per se’ questa linea, così come gli appalti può avere utilita’: flessibilità di utilizzo, motivazione, concorrenzialità, disponibilità di personale che si aggiorna costantemente, non immobilizzo di capitali…..Ovviamente ci sono rischi e lo sappiamo. Vedi cronache giudiziarie. E noi lombardi lo sappiamo bene. Tuttavia la soluzione “pubblica” di per se’ non è una garanzia. Chi ha un po’ di anni e si ricorda le industrie di stato lo sa bene. E basta pensare alla RAI oggi. Il problema è dunque sempre lo stesso: chiarezza degli affidamenti, standard di servizio, sistemi di controllo efficaci che coinvolgano anche gli utenti, selezione di una classe dirigente addetta alla gestione con margini di onesta’ mediamente accettabili. Questa penso sia la vera frontiera su cui possono battersi realisticamente le persone di buona volontà. Non mi sembra realistico ipotizzare rivoluzioni copernicane per un servizio che comunque tutti dicono che fornisce oggi livelli qualitativi buoni magari con costi un po’ alti. Però ammetto che questo è un punto di vista “riformista” che richiede tanto impegno e da’ poca soddisfazione sul piano dell’impatto emotivo sul pubblico. Infatti passa di solito in secondo piano. 

  18. Al Signor Alessandro che avrà una grande esperienza, vorrei dire che se il problema è il peso dell’elicottero preferisco fare a meno di altre figure ma non del secondo pilota che non è il tutore del primo. Proprio per questioni di peso rapportato alla potenza disponibile,  esistono elicotteri che possono spingersi in quota e altri no. Molti anni fa lessi che sulle Ande per gli equipaggi era previsto l’obbligo di mantenere le mani sui comandi per entrambi i piloti. Com’è possibile? Una sciocchezza? No! L’ho capito anni dopo.  Serviva per evitare manovre inconsulte magari per disorientamento spaziale o turbolenza severissima: uno comandava e l’altro mitigava all’occorrenza… Sull’elicottero I-TNCC c’è poco da leggere se non i rapporti dell’ente governativo per la sicurezza volo. Dice l’ENAC: Il tecnico HEMS normalmente deve essere seduto davanti, affianco al pilota, per assistere il Comandante. Questo è sempre obbligatorio in caso di atterraggio in un sito operativo HEMS. Ovviamente può esserci un equipaggio di due piloti, caso espressamente previsto dalla SPA.HEMS anche per i voli diurni per permettere minime meno restrittive di quelle con un solo pilota. Ovviamente a questi pareri dell’aviazione civile ci sono quelli contrastanti come quelli espressi dal Sig. Alessandro e soprattutto dal Sig. Giovanni. I Vigili del Fuoco? Sbagliano come gli altri…

  19. Alessandro, non voglio fare confronti tra Air Zermatt e REGA. Non ne vale la pena. Parliamo di modelli organizzativi all’interno dei confini nazionali.
    Savarese nel suo ultimo post mi offre un assist ribadendo il concetto di ombelicale. Orbene, sviluppando questo concetto arriviamo al modello di soccorso detto scoop and run in voga una settantina di anni fa. Ovvero quando il soccorso era effettuato da barellieri che buttavano alla bell’ e meglio  il malcapitato di turno su un qualche tipo di carriola e quindi lo recapitavano al nosocomio.
    Nei paesi civili da qualche decina d’anni il modello si è evoluto nel cosiddetto stay and play. Cioè la parte medica, infermieristica e tecnica operano sul paziente finchè non è adeguatamente stabilizzato, e questo per tutto il tempo che è ritenuto necessario.
    Va da sè che questo comporta un addestramento di tutte le componenti di tutt’altro livello. Ma di conseguenza è di tutt’altro livello anche il servizio reso al paziente. Come fanno la gran parte delle basi HEMS oggi in Italia. E Savarese propone l’operaio edile.

  20. Non voglio entrare nella questione sigle pilot vs dual pilot perche’ esula dagli ambiti di questa sede di confronto. Prendo solo atto che da sempre i vigili del fuoco hanno sventolato questa bandiera a supporto di una loro presunta superiorità, mentre altri addetti ai lavori la pensano diversamente. Per quanto mi riguarda non parteggio nè per l’una nè per l’altra, ma è certo che non è il solo elemento sufficiente nè la discriminante per distinguere un buon servizio da un pessimo servizio. C’è tanto altro da mettere sul piatto.A questo proposito voglio invitare chi legge a prendere atto di questo fatto evidente: sull’incidente di I-TNCC è possibile leggere tutti report fin nei minimi dettagli. Al contrario, a partire dall’incidente di Praia a Mare fino ai due della Val d’Aveto, inclusi tutti gli altri che ci stanno in mezzo, nulla è mai stato reso pubblico. Tutto secretato, tutto messo a tacere. Come polvere spazzata sotto al tappeto. Anche questo fa parte di una certa visione del modello organizzativo. E’ bene che si sappia.

  21. Caro Giovanni, 
    nel Vallese air Zermatt usa piccoli elicotteri, in certi soccorsi l’elicottero che non aveva problemi era il Lama. Adesso Savarese vorrebbe 2 piloti!!! Da ridere. Vorrei vederlo sopra i 3500/4500 MT.
    Ci sono tanti tipi di piloti, per il soccorso è auspicabile che vengano usati quelli tranquilli e con molta esperienza. Al verricello,quando  mi ci attaccavo, in certi ambienti, faceva molta differenza. Si vede che questo blog o non è molto seguito da chi fa veramente soccorso oppure intelligentemente stanno zitti, per non incendiare l’ambiente. Allora si che devono intervenire i pompieri.
     
     

  22. Roberto Pasini, hai ragione i termini usati qui dentro non sono da bagarre, mi son spiegato male riferendomi più che altro a quello che succede troppo spesso nell’ambito del soccorso in terreno impervio. mi sembrava che la questione posta all’inizio fosse: i vigili del fuoco hanno gli elicotteri e quindi dovrebbe essere naturale che, in quanto organo dello stato, svolgano il servizio di elisoccorso, il CNSAS si è arrogato il diritto che solo i suoi tecnici (TE) siano parte dell’equipaggio per le missioni SAR. non entro nel merito delle scelte amministrative delle singole regioni in materia di appalti di elisoccorso, argomento delicato e anche ampiamente dibattuto a livello giuridico, vedi caso Liguria, ma voglio sottolineare alcuni aspetti di base, solo in parte emersi negli interventi precedenti. i TE sono l’espressione massima da un punto di vista tecnico dei volontari CNSAS. quindi oltre a conoscere in maniera capillare il territorio sul quale operano, portano con loro un bagaglio tecnico di movimentazione, gestione componente sanitaria e manovre di recupero di primissimo ordine. questo non sarebbe possibile se i TE in prima battuta non fossero alpinisti (come tutti i componenti CNSAS) in grado di sapersi muovere con disinvoltura su tutti i terreni. è questa l’unica vera caratteristica che rende i TE differenti da altre figure tecniche con funzioni di soccorso. non è possibile insegnare in qualche giornata a qualcuno ad andare in montagna e di certo è sapere che non si acquisisce con un brevetto di lavoro in fune. altro aspetto fondamentale mai citato è che i volontari CNSAS ed i TE in particolare hanno una formazione sanitaria continua. il TE, quando non è impegnato a garantire la sicurezza dell’equipe sanitaria, aiuta la stessa come fosse un altro infermiere. sinceramente non capisco perchè, piuttosto che recriminare ruoli non si possa lavorare per fare in modo che ciascuno, per le proprie competenze, sicuramente di eccellenza, contribuisca alla buona riuscita delle missioni. ricordiamoci che solo questa è la vera finalità che spesso, purtroppo, passa in secondo piano.

  23. Alcuni tra i più incredibili incidenti ad oggetto gli elicotteri, sono capitati perché l’unico pilota è andato in disorientamento spaziale. Questa condizione ancorché imprevista, potrebbe dare sensazioni assolutamente false come ad esempio di procedere ad alta velocità mentre invece si è letteralmente fermi. L’incivolo che capitò all’elicottero I-TNCC del 5 marzo 2017, fu dovuto al disorientamento spaziale in cui incorse il pilota di lunga esperienza, perché a una bassissima visibilità preesistente, il flusso del rotore sollevò la neve non battuta e quindi la visibilità scese a zero. Si trovò veramente in difficoltà perché nel frattempo aveva una unità cinofila attaccata al verricello. È interessante anche la dichiarazione del medico di bordo, che si ritrovò con l’elicottero cappottato in testa, e i due presunti pazienti in piedi che serenamente guardavano la scena. Massima solidarietà al pilota e all’equipaggio. Il Signor Giovanni sicuramente è un pilota di lungo corso, e quindi avrà idee più chiare rispetto alle mie, e suggerimenti maggiormente appropriati: non tanto però a proposito del tecnico di elisoccorso che ribadisco è una figura idealmente ombelicale all’elicottero, e non una figura che deve procedere autonomamente nel soccorso una volta a terra. La realtà oltre confine non la conosco. Per quanto riguarda il CNSAS e il servizio HEMS, accetto qualsiasi suggerimento e proposta, fermo restante la necessità che si modifichino le leggi esistenti sul soccorso sanitario 118, e quello tecnico urgente che compete ai Vigili del Fuoco (115): la sapete la storia della commissione grandi rischi all’Aquila prima del terremoto a proposito delle responsabilità? Sul posto si comportarono da commissione, poi dopo una settimana arriva quel terremoto che avevano escluso, e la commissione a processo declinò ogni responsabilità perché non c’erano carte di convocazione ufficiale, e quindi non era commissione G.R. Dal mio punto di vista il management del CNSAS forse ha eccessiva audacia propositiva e supporter di spessore, tant’è che fu proposto alla camera dei deputati (2014) una commissione d’inchiesta sugli ostacoli aerei che inficiavano la lotta agli incendi boschivi e al servizio HEMS, col parlamentare De Menech, che propose di inserire nella commissione un rappresentante del CNSAS…

  24. Matteo. Se apriamo un discorso generale sulle privatizzazioni in Italia ci andiamo ad infilare in un crepaccio davvero profondo. Forse sarebbe il caso di restare concentrati sui vantaggi e svantaggi della scelta di tutte le regioni, così mi pare, di affidare in appalto, i servizi di soccorso con elicotteri. Ho letto che sono sei/sette società che si spartiscono il mercato. Qui mi pare ci sono due linee strategiche in ballo. Rimanere su questa linea e gestirla meglio oppure ribaltarla completamente tornando al modello statale alla francese? Sentiamo di nuovo cosa ne pensano i competenti. Sulla tema della privatizzazione virtuosa, io mi sento a mio agio con il modello Rega, ad esempio. Prima del covid battevo molto la Svizzera. Pago 25 franchi ogni anno come cittadino straniero e sono equiparato ad uno svizzero. Fanno 19.000 interventi all’anno con circa 350 dipendenti a tempo pieno. Non mi pare usino volontari. Non so bene come si finanziano. Penso ricevano soldi dalla Confederazione ma hanno anche un’estesa rete di sostenitori verso i quali svolgono varie attività di coinvolgimento, un po’ come fossero un’associazione di volontari. Così almeno vedo dal bollettino che puntualmente mi arriva. Non ho mai per fortuna usufruito del servizio ma li ho visti in azione sopra di noi sulla cresta del Gross Furkahorn e da allora pago volentieri i miei 25 franchi. Insomma, se si esce dal tifo e dalla difesa di interessi di parte, forse ci possono essere modelli di eccellenza diversi da studiare per trarne ispirazione. Tenendo sempre presente che siamo in Italia, nel bene e nel male. E che ci sono diciamo così “variabili” che anche altri devono gestire (pochi i santi sulla terra) ma in misura minore. L’obiettivo è sempre quello per tutti: un buon servizio a prezzi accettabili. 

  25. Scusa Alessandro, REGA si è fatta costruire da Agusta il 109 su misura, detto Da Vinci, in linea da parecchi anni e ora è in ballo col 169, senza disdegnare H125 e H145. Ma attenzione: non si può fare un paragone 1:1 con l’Italia perchè è diversa l’impstazione tanto della parte sanitaria quanto di quella aeronautica. Tanto per dire, a Savarese viene un coccolone se gli parli di single pilot notturno come fanno gli svizzeri, o di una organizzazione unica come praticamente è REGA. Privata e pure monopolista, a guardarla con certi occhi italioti. Roba da far schiantare le vene del cervello a quelli come Savarese.Per il resto, che un componente di un equipaggio di soccorso, sempre secondo Savarese, possa essere sostituito da un operaio edile (32 + 8 -eventuali- ore di addestramento, questo è quanto previsto) certifica l’inconsistenza del contenuto dell’articolo. Perche’ va bene fare il tifo per la propria squadra ma queste castronerie sono un insulto all’intelligenza di chi legge.
    Sordi forse, ma anche orbi no grazie.

  26. Tutto quello che è scritto sulla carta si può cambiare, non ci sono dogmi. Ripeto, qualcuno vuol inserirsi in ambito che fino a qualche anno fa nessuno immaginava. Ovvio che il soccorso alpino non ha gli elicotteri, Augusta è una potenza, hanno suggerito macchine ultra moderne che ne in Svizzera ne in Francia non usano, però di andare completamente in direzione opposta, mi sembra un’avventura.Se poi andassimo a cercare le cause del perché in Francia ad un certo punto è tutto passato nelle mani dei gendarmi basta tornare alla storia di Desmaison e si capisce. In Svizzera non sono militari che fanno il soccorso. Vi conviene farvi una bella assicurazione. Just in case.

  27. Le sanità regionali appaltano a privati il servizio di elisoccorso 118 definito HEMS. L’HEMS dovrebbe dedicarsi ai soli aspetti di Emergenza e Urgenza sanitaria, con interventi aerei definibili primari e secondari.  I voli SAR non sono una prerogativa ordinaria del 118, ma piuttosto dei Vigili del Fuoco e delle forze armate.  L’ENAC auspica che si arrivi in futuro a un contratto standard per tutte le regioni, magari favorendo pure corsi di formazione riservati al personale di sala operativa (112/118), per evitare  che si inneschino missioni di volo, senza che ci siano i presupposti di Emergenza/Urgenza sanitaria. Aggiungo che uno dei capisaldi della sicurezza volo, è quello di duplicare alcune funzioni: il motore, la strumentazione, e il pilota. Il doppio pilota dovrebbe essere previsto  nei voli HEMS sempre, giorno o notte che sia, come cardine fondamentale della sicurezza. Le regioni non devono risparmiare su questa importante figura. Si risparmi su altri ruoli o si amplino spazi e quindi potenza disponibile. Purtroppo il contratto di appalto regionale dell’elisoccorso 118, è formulato in un’ottica più grande del previsto, per soddisfare pure le esigenze del CNSAS, che per quanto benemerito, non può fare a meno dell’elicottero che non ha. Tutti i contratti elicotteri prevedono, alla stregua di un noleggio auto, una quota fissa di base che non sono spiccioli, e un tot a chilometro ovvero ad ora di volo, molto indicativamente di circa 2000 euro: sviscerando i costi di base per interallacciarli con quelli orari, si arriverebbe al costo netto di un’ora di volo, oscillante da 80 a 120 euro/minuto.  Penso che altri possano contabilizzare meglio. Ritengo che i tempi siano maturi per chiedere conto alle regioni dei contratti e delle convenzioni che fanno, spesso con pressapochismo e senza nessuna considerazione del lavoro degli altri.

  28. Cristiano. Non mi pare che questa sia stata finora una bagarre. Forse qualche graffiatina da persone che sono o sono state coinvolte in prima persona, ma nulla di più. Nei limiti fisiologici direi, come chiesto giustamente da Gogna. Qui molti di noi spettatori e dialoganti esterni fanno i volontari in campi diversi e magari ne conoscono dall’interno luci e ombre. Quindi, per favore, evita la contrapposizione “perditempo” verso “uomini che agiscono per il bene”. Non è mai una buona argomentazione. Se nessuno interviene da quel fronte specifico , ,non per litigare ma per spiegare è perché avra’ le sue ragioni, non perché ha poco tempo essendo impegnato a salvare vite. Grazie.

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