Zero the Hero 2

Zero the Hero 2 (RE 010)
di Andrea Corradi
(tentativo di interpretazione e commenti, pubblicato su Climbing pills, 6 agosto 2011)

Per l’articolo Zero the Hero di Gian Piero Motti si rimanda a https://gognablog.sherpa-gate.com/zero-the-hero-1/.

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Zero the Hero 2 ultima modifica: 2016-09-09T05:11:25+02:00 da GognaBlog

2 pensieri su “Zero the Hero 2”

  1. 2
    Maurizio Oviglia says:

    Al momento dell’uscita dell’articolo Zero The hero io ero già un grande fan dei Gong. Non ci misi quindi molto a capire il riferimento del titolo. Tutte le cose riportate qui da Andrea su Daevid Allen le scoprii più tardi, negli anni novanta, quando mi interessai più specificatamente alla musica di Canterbury, mia grande passione (evidentemente anche di Motti). Daevid, recentemente scomparso, è considerato uno dei grandi geni musicali del 900, da un noto critico addirittura più geniale di Robert Wyatt, suo compagno nella fondazione dei Soft Machine.
    Per questo Zero The Hero mi colpì subito, decisamente più di altri articoli di meno ostica interpretazione. Ricordo che, invitato ad un convegno a Ceresole a 10 anni dalla morte di Motti, vedendo che nessuno lo citava, mi alzai e ricordai alla platea questo importante (non) scritto. Anche allora notai una certa freddezza: solo oggi, a 35 anni dall’uscita, c’è una rivalutazione di questo articolo!
    Sapete una cosa buffa? Ai corsi istruttori CAI faccio lezioni sulla storia dell’arrampicata e mi capita spesso di chiedere agli allievi cosa sia il Nuovo Mattino, domanda ormai di routine in quiz ed interrogazioni. Ebbene se ne sentono di tutti i colori! Ma come potrebbe essere diversamente? La mia opinione, oggi, è che nessuno abbia ben capito cosa sia stato il Nuovo Mattino, nemmeno i protagonisti di quegli anni. Figuriamoci i moderni cantori di quel periodo, me incluso. Ognuno dà la sua interpretazione, ognuno vorrebbe aver capito cosa passava veramente nella testa di Motti in quegli anni e dire… è vero, avevi ragione! Ma va bene così, dal momento che tutto questo contorno “culturale” al nostro agire sulle rocce sta irrimediabilmente sparendo…

  2. 1
    Giorgio Robino says:

    Ricerca (del) Destino
    sono ancora un punto aperto, che devo “capire” meglio.
    Ma l’articolo in questione a me non pare criptico (quantomeno dopo avere avuto qualche risposta, vedi: http://www.banff.it/la-pervicace-ricerca-del-destino-parte-2/).
    .
    Cosa gli rimaneva da fare, quando scrisse l’articolo ? Cosa poteva comunicare agli altri umani, del suo percorso ?
    Io temo che Motti (zero the hero) non potesse più dire (nulla del “nulla”), se non buttarla in cripticismo buffo; la metafora era perchè non riteneva di (poter) dire di più (sulla rivista della montagna, men che mai, e comunque). Per questo dicevo nel commento al post di ieri “incomunicabilità”.
    .
    Nota tecnica (interessante ma anche no) per musicisti: Dei Gong e di Daevid Allen so poco, non avendo avuto mai il tempo e la voglia di capire il mondo folle degli alieni e le teste-di-teiera, so solo quello che mi disse Robert Rich (musicista che ho amato e seguito e copiato con la mia musica) sulla tecnica di fare suonare le corde della lap-steel guitar, tecnica che mi disse aver copiato da Daevid Allen e Syd Barret che inventarono una notte di cazzeggio. E quel suono si intra-sente nell’incipit del brano dei Gong qui postato. Poi Rich maturò quel suono incredibile di sirena (nel senso di Ulisse), vedi album “Trances and Drones”. Ci ho messo anni a studiare come aveva fatto tecnicamente ed infine semplicemente me lo spiegò con una mail. buffo.

    Comuqnue a parte sta faccenda che non frega niente a nessuno (qui ed in generale), penso che a Motti piacessero i Gong perchè parlavano probabilmente delle sue stesse scoperte assurde, ma mentre Motti ne accennava con la prosa letteraria, Daevid Allen ne parlava con la musica.
    .
    L’esperimento della creatività artistica umana deve essere un perverso enorme divertimento, per i “makers of all”,
    così come per noi prigionieri umani, che ci crediamo dominanti, è divertente vedere la creatività delle formiche in un formicaio, collaborare per un pezzettino minuscolo di carta bianca (vuota).
    Poi ogni tot anni però nascono degli umani, come Motti, che hanno una specie di jolly, dando filo da torcere anche ai creatori del grande gioco al massacro, che allora si paventano e però poi so cazzi. Gabriele Salvatores ha fatto molti film brutti forte, ma ne ha fatto uno bellino (anche se la visione è adatta agli adolescenti):

    https://www.youtube.com/watch?v=ph_881LPxNI

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