Presentato il 30esimo Rapporto sulle immigrazioni della Fondazione Ismu. La foto di un paese in cui il numero della presenza di origine migrante non cresce perché diventa italiana.
Migranti: sempre più italiani e stanziali
di Jessica Cugini
(pubblicato su nigrizia.it il 18 febbraio 2025)
Trent’anni di numeri per raccontare un fenomeno complesso e sfaccettato come quello migratorio che, per essere visto come opportunità, ha bisogno di una politica che faccia quadrato tra chi studia questa realtà e le esperienze che già esistono e se ne occupano, come ad esempio i corridoi umanitari. Con questa premessa è iniziata oggi la presentazione del 30esimo Rapporto sulle migrazioni Ismu.
Un Rapporto che racconta di quasi 6 milioni di persone (5 milioni e 755mila) di origine straniera che risiedono in Italia in maniera sempre più stanziale e regolare. Cui si aggiungono quelle prive di regolare permesso, che però rispetto agli anni scorsi sono in calo, attestandosi a circa 321mila, con una diminuzione di 137mila rispetto all’anno precedente.
Una presenza sempre più regolare, stanziale che diventa italiana
Un dato, questo dei quasi 6 milioni, che si mantiene costante nel tempo per un aspetto non secondario: crescono le acquisizioni di cittadinanza. Cioè il numero delle persone che non solo decidono di vivere in Italia, ma chiedono di diventarne cittadine e, così facendo, scompaiono dai radar del conteggio dell’esser straniero, facendo sì che da tempo si rimanga fermi sulla stessa soglia.
Nel corso del 202,3 infatti, sono state registrate 214mila acquisizioni, per un totale di circa un milione e 700mila nuove cittadine e cittadini italiani dall’anno 2011.
Quando si parla di migrazioni, dunque, si dovrebbe parlare meno di sbarchi (in netto calo) e più di consolidamento. Vista la crescita della popolazione residente di origine straniera, che ha registrato un incremento di quasi tre milioni tra il 2001 e il 2011, e di regolarità, nonostante la difficoltà che ancora oggi si registra nell’ottenimento non solo di permessi e documenti, ma anche di ingressi attraverso il sistema dei flussi. Secondo quanto riportato da Livia Elisa Ortensi del settore statistica Ismu, che ha proiettato e commentato dati e numeri.
Numeri che raccontano di come esistano due Italie, con al nord una popolazione di origine straniera più numerosa e stabile che, forte di una presenza regolare sul territorio, chiede cittadinanza (87,7%) e mette su famiglia, facendo nascere i propri figli e figlie (94% dei minori senza cittadinanza nati in Italia) nel nostro paese.
Il 65,4% di chi frequenta la scuola è nato in Italia
Tra gli oltre 8 milioni di studentesse e studenti frequentanti le scuole, dall’infanzia alle superiori, l’11,2% è figlio o figlia di genitori non italiani, nel 65,4% dei casi nato in Italia.
Un aumento costante dai primi anni Novanta, in cui la popolazione scolastica con origine straniera era di sole 31mila persone, e che nell’anno scolastico 2022/23, principalmente a causa dell’arrivo di minori dall’Ucraina, è arrivato a 914.860 minori frequentanti.
Una presenza che, a sentire Mariagrazia Santagati del settore educazione Ismu, ha tutt’oggi luci e ombre. Perché se è vero che la scuola è il centro di una integrazione/inclusione, rimangono alcuni ritardi e soprattutto preoccupazioni per l’accesso dei minori stranieri non accompagnati: solo uno su cinque dei msna, infatti, frequenta la scuola.
Dopo trent’anni persistono ancora diseguaglianze, seppur in calo. Se per chi nasce e cresce in Italia, avendo la possibilità di iniziare e concludere il proprio percorso per intero, le difficoltà di rendimento scolastico di fatto calano, rimane un ritardo rispetto al ciclo di studi.
Soprattutto per chi si inserisce nelle scuole in corsa: nel 2022, il 28,7% dei ragazzi stranieri tra i 18 e i 24 anni aveva interrotto gli studi alla licenza media, rispetto al 9,7% di coloro che hanno la cittadinanza italiana, mentre il 29% tra chi aveva i 15 e i 29 anni non frequentava la scuola, contro il 17,9% degli italiani.
Cittadinanza, lavoro e diritti
Quando si parla di persone minori, figlie e figli di genitori stranieri, torna a imporsi il tema della cittadinanza che, fa notare il professor Ennio Codini dell’università Cattolica Sacro Cuore, in Italia continua a essere condizionato dal legame che si è soliti fare con il governo dei flussi. “Un legame errato – secondo il docente – che fa sì che il tema diventi conflittuale, mentre deve essere chiaro che modificare la legge sulla cittadinanza non ha alcun impatto sui flussi migratori. È un tema quello degli sbarchi che nulla a che fare con quello delle naturalizzazioni. La cittadinanza è invece legata al tema della integrazione, che deve accompagnare e promuovere. Per cui la domanda da porsi è quale sia la legge più adatta affinché questo avvenga tra chi nasce o cresce qui”.
E se quando si parla di cittadinanza si fa riferimento soprattutto alle persone minori presenti sul territorio, una nota di realtà la aggiunge Laura Zanfrini del settore economia, lavoro e welfare di Ismu: “Cittadinanza non è solo appartenenza, ma anche tensione verso una eguaglianza. Oggi, invece, continuiamo a vedere che le persone di origine straniera ricoprono lavori poveri e a salari bassi: a quale modello di integrazione corrisponde? Discutiamo di diritto di cittadinanza, ma tolleriamo lo schiavismo. Le stesse aziende che parlano di benessere dei dipendenti vedono morire lavoratori sottopagati nelle catene dei subappalti”.
Così, se è vero che nel 2023, c’erano 2 milioni e 317mila persone straniere occupate, rispetto alle 160mila dell’inizio degli anni ’90. “I lavori – prosegue Zanfrini – rimangono principalmente non qualificati per gli stranieri, anche se dobbiamo sottolineare un cambiamento con le cosiddette seconde generazioni che accedono a professioni più qualificate”.
Con un gap, però, non banale nel tasso di occupazione: tra le persone laureate di origine straniera ammonta a 69,6%, rimanendo inferiore di 15,7 punti percentuali rispetto a quello dei laureati italiani. Spesso poi, si sa, l’origine diventa pregiudiziale e ingabbia in determinati tipi di occupazione. Anche quelle in cui vengono messe le cosiddette quote d’ingresso con i decreti flussi, emblematico è il caso del lavoro domestico.
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Concordo , ma durerà poco….ci penserà il sol dell’avvenire a spianare chiese e moschee…a meno che visto che poi tra noi e gli islamici in realtà ci sono meno differenze culturali che tra noi e i cinesi…..non si riesca a fare massa critica e rimandarli al di là degli Urali…. ma la vedo dura
E’ vero che, con elevata probabilità, finiremo tutti sotto la bandiera rossa della Cina. Ma ciò avverrà in un secondo step, Nel primo diventeremo sudditi degli islamici. Per questo la loro stanzialità in Europa (in Italia in particolare) è per noi un problema. E qui sto facendo riferimento NON ai delinquenti, agli sbandati, agli irregolari. Poi c’è ANCHE quel problema, che è un’aggravante. Ma in questo momento mi riferisco a individui che vivono qui senza particolari violazioni delle leggi. Semplicemente vivono secondo i loro costumi, che sono in contrasto con i nostri principi. Per cui la loro mentalità è incompatibile con la nostra e siccome il nostro modello sociale è fragile (come ho spiegato), darwinianamente avranno loro la meglio…
“in quel paese sta per aprire un centro culturale islamico, che di fatto è una moschea camuffata.”
Orrore, una moschea, che stanno senza scarpe e pregano con il culo in aria!
Che poi ci vanno i terroristi, signora mia, altroché
Vogliamo solo Chiese da noi, meglio se Cattoliche, con la gente composta, perbene e ben vestita, mica delinquenti …comunque senza ICI naturalmente.
“è proprio l’accentrarsi sistematico di musulmani che non va giù.”
Non sarà che questo “accentrarsi sistematico” dovrebbe chiamarsi “ghettizzazione”?
Questa frase, e la mentalità che sottende, mi fa ribrezzo.
Provate a sostituire a “musulmani” il nome di altri gruppi più o meno discriminati… è un bel giochino! (si fa per dire eh)
La teoria della “società suicida” poi è molto in voga negli ambienti conservatori/reazionari/di destra, si legga ad esempio questo articolo dal Guardian: Loathe thy neighbor: Elon Musk and the Christian right are waging war on empathy
Quando saremo tutti a novanta sotto la bandiera rossa della Cina …..poco importera’ se il nostro vicino di catene sarà bianco ,nero, islamico o cristiano …..
Dice il saggio: “Se nel tuo paese importi islam, il tuo paese diventerà islam”.
P.S. A dire il vero, non è necessario essere saggi. Basta fare uno piú uno.
Se poi gli occidentali sono soddisfatti che il loro paese diventi islam (ma non credo proprio), beh… questo è un altro problema. Il che rende il primo problema insolubile: una civiltà suicida.
Non è un fenomeno circoscritto al sottoscritto. Ho appena finito di sentire un servizio radio sullo scontento e annessa incazzatura dei residenti di Paderno Dugnano, nel milanese, i quali sono allarmati e su tutte le furie perché in quel paese sta per aprire un centro culturale islamico, che di fatto è una moschea camuffata. Al di là dei rischi che all’interno di tali centri si annidino malintenzionati e addirittura terroristi, è proprio l’accentrarsi sistematico di musulmani che non va giù.
Siamo troppo diversi e gli stili di vita sono incompatibili, per un motivo molto semplice: la nostra società è organizzata sui “diritti” (dando per scontato l’autolimitazione individuale), mentre loro hanno capito che i ns “diritti” sono un ventre molle della società occidentale. Per cui li sfruttano per esigere di continuare a vivere secondo i loro parametri (anziché europeizzarsi) e in più tendono a imporre i loro parametri ai nostri.
Se aggiungiamo il diverso trend demografico, per cui noi siamo in denatalità e loro in espansione (in parte perché continuano ad arrivare e in parte perché fanno molti figli) fra dieci, venti, trent’anni ci sarà una situazione per cui l’Europa sarà islamizzata. Io personalmente me ne sbatto anche, ma mi spiace per le nostre giovani generazioni, che dovranno vivere in quel mondo.
“di quel tipo di immigrati si sta parlando”
Tu stai parlando ossessivamente di “questo tipo di immigrati”, cioé di quelli che secondo te minano la società per come tu la vedi e per colpa loro. Quelli che incarnano i tuoi fastidi, le tue paure e quelli su cui vuoi che ricadano le colpe.
Come qualche anno fa parlavi dei negri, prima dei marocchini e degli albanesi.
Prima ancora parlavi dei terroni…cioé, oddio, forse tu no, ma ci siamo capiti.
beh… di quel tipo di immigrati si sta parlando, quanto meno in termini “problematici”. Altri extra UE, come (a titolo di esempio) moldavi, serbi, bosnianci, ucraini e russi, non sono problematici, salvo singoli casi. Perché costoro, pur con delle differenze (che, a ben vedere, allora esistono anche fra italiani e italiani), hanno una matrice comune con noi: ragioniamo nello stesso modo. invece i problemi derivano quando hai sul tuo territorio, peggio che mai se diventati stanziali, individui che hanno una forma mentis completamente diversa, incompatibile con la ns società.
Da tempo sono convinto che occorra ragionare come fanno gli scienziati (vedi link segnalato) circa la pericolosità per gli habitat dove arrivano specie aliene, trasportando i concetti, a mo’ di metafora, nelle società umane. La nostra società democratica, proprio perché evoluta, è molto fragile o meglio è impreparata agli individui che giungono da società meno evolute e quindi più grezze. Noi viviamo basandoci su alcuni principi, quali quello di autodeterminazione individuale o quello della libertà di culto, tanto per citare i primi che mi vengono in mente. Sono principi laici da stato evoluto, ma si basano sulla capacità di autoregolamentazione individuale (cioè la mia libertà individuale si ferma dove lede la tua) e tale autodeterminazione deriva dall’educazione che, in media, abbiamo ricevuto. Orbene se arrivano altri individui che tale autoregolamentazione individuale non ce l’hanno, perché è del tutto estraneo alla loro cultura e alle loro tradizioni, costoro vanno a nozze con la nostra civiltà “evoluta, ma fragile” e quindi spadroneggiano. Gli islamici che, con la forza o con il lavaggio del cervello, fanno indossare il velo, più o meno oscurante, alle donne, si trincerano dietro ai nostri principi libertari per effettuare un’imposizione, che è in realtà l’opposto dei nostri principi. Per ora concretizzano un’imposizione sulle loro donne, ma domani agiranno così con noi.
La società occidentale non ha in sé gli anticorpi per contrastare uno stanziamento massiccio di individui provenienti da altre società, meno evolute e più rigide. Come diciamo a Torino, alla fine questi “ci mangeranno la pastasciutta in testa”: rende bene l’immagine. Finiremo noi (o, meglio, le nostre future generazioni, ma è di costoro che io mi preoccupo) a fare i sudditi dei “nuovi” europei. Orami se ne sono accorti in tutta Europa (Germania in primis) e di fatti il vento sta cambiando: si sta già parlando di respingimenti aprioristici anche per chi ha i requisiti per chiedere il permesso come profugo, non soltanto per gli irregolari.
@ 9
Rispetto a trenta anni fa c’è stato un peggioramento delle condizioni sociali ed economiche delle classi meno agiate, comprese quelle medie. C’è stato pure un forte degrado civile dell’intera società.
Domanda: che cosa è successo dai primi anni Novanta a oggi?
Abbiamo vissuto questi 30-35 anni sulla nostra pelle, per cui ciascuno è in grado di rispondere alla domanda.
P.S. La risposta è verso se stessi, cioè alla propria coscienza. Non si tratta di convincere l’interlocutore.
In altre parole, il globalismo è deleterio per l’Occidente.
In idraulica esiste il principio dei vasi comunicanti. Beh, vale anche per le società umane.
“Vogliamo questo?”
Lo stai già facendo, Fabio, lo stai già facendo.
E da un bel pezzo.
Con la frutta, le consegne, gli operai, le badanti e gli infermieri (ma anche a casa loro con cinesi, vietnamiti, tailandesi)
Non possiamo pretendere di assumere schiavi per pagare poco i pomodori.
Lo schiavismo è stato abolito (almeno in Europa).
Meno pomodori e meno schiavi.
Beninteso, vale per tutti, tra cui l’Arabia Saudita e la Cina. Se questi Paesi pretendono lo schiavismo per fare concorrenza sleale agli altri, allora gli si applichino dazi adeguati. Altrimenti si tornerebbe all’epoca dei padroni delle ferriere.
Vogliamo questo?
Come parli di immigrati ti scoppia la vena antiislamista. A parte una citazione dei Rom (excusatio non petita), per te “immigrato” è sinonimo di “islamico”, ma non è proprio vero, anzi credo che siano decisamente una minoranza. Peraltro con differenze interne mica da poco. Certo che rende palesi le tue idiosincrasie e le tue fobie.
E comunque, perché non pensi mai ad andare a chiedere a Fincantieri perché non paga di più e meglio gli operai, che forse i saldatori egiziani sarebbero di meno? O a Deliveroo, Glovo e Just Eat di fare altrettanto con i rider?
Perché non chiedi alla sciura Cesira (o se preferisci a madama Pautasso) di contribuire a tenere lontani i negri pagando 5 € un chilo di pomodori, anziché pagare 0,8-1,5 €/kg? O a rinunciare alle consegne di Amazon?
Ricordate Capalbio?
Andiamo a chiedere ai nostri concittadini che per loro sfortuna vivono in quartieri che sono diventati i “ghetti” in cui finiscono gli immigrati. Andiamo a chiedere se sono contenti gli abitanti di Corvetto o del quartiere torinese chiamato Barriera di Milano. Andiamo a chiedere a chi abita a Monfalcone se è contento della radicata comunità islamica, che pure offre mano d’opera per i cantieri navali. Andiamo a chiedere a chi abita nelle borgate romane, a fianco delle quali sono ormai inestirpabili i campi Rom (cito anche questi a dimostrazione che i problemi non li arrecano solo gli afroislamici).
Cmq, vi piace una prospettica società sempre più islamizzata? E vi terrete tale società. I problemi non graveranno su chi ha la disponibilità per spostarsi, ma su chi non ce l’ha. Di fatto state condannando i nostri concittadini che già sono meno fortunati (altrimenti vivrebbero in quartieri chic e non in quartieri periferici o similari…) a non poter scappare da una società in cui non si trovano bene già oggi e si troveranno sempre meno bene…
Dimostrazione di come il pregiudizio porti ad affermazioni indimostrate, parziali e quindi probabilmente false.
“Esiste sempre l’eventualità che, con il nuovo mix, chi non si trova più bene se ne vada altrove.”
Assunto o ipotesi che potrebbe avverarsi.
“Per cui dall’insieme statistico”
Non è stato definito nessun insieme statistico da poter analizzare e tantomeno ipotizzate le caratteristiche da analizzare, quindi affermazione sbagliata
“fuoriescono cittadini che apportano un valor aggiunto di qualità e invece continuano ad entrare soggetti che non valgono quanto quelli che se ne vanno.”
Non avendo definito quali qualità siano da prendere in considerazione è impossibile definire il valore maggiore o minore, se non in base a un pregiudizio.
Comunque hanno altrettanta validità presunzione opposte: ad andarsene potrebbero essere cittadini particolarmente gretti o stupidi che abbassano la qualità media o potrebbero entrare nuovi cittadini di caratteristiche in media superiori. Quindi considerazioni infondate, sicuramente parziali e sbagliate.
Esiste sempre l’eventualità che, con il nuovo mix, chi non si trova più bene se ne vada altrove. Per cui dall’insieme statistico fuoriescono cittadini che apportano un valor aggiunto di qualità e invece continuano ad entrare soggetti che non valgono quanto quelli che se ne vanno. Alla fine l’insieme statistico registrerà un downgrading. Altro che “migliorare”…
“Homo sum, humani nihil a me alienum puto”
In particolare a leggere certe idiozie becere, provinciali e razziste sembra evidente che l’unica speranza sia proprio favorire e incrementare al massimo il mescolamento e l’integrazione.
Il tema dell’articolo si collega con il mio commento in calce ad un recente articolo pubblicato su Altri Spazi
https://www.sherpa-gate.com/altrispazi/lo-tsunami-delle-specie-aliene/