La donna iraniana

La donna iraniana
di Roberta Rivolta
(pubblicato su ariannaeditrice.it il 13 gennaio 2026)

Il primo gennaio 2026 ero a Teheran, e sono stata invitata alla prima “Conferenza internazionale su donne, intelligenza sociale e giustizia globale”.
Erano presenti circa 120 donne.
Per la maggioranza iraniane, ma anche di diversi altri Paesi musulmani.

Io ero l’unica occidentale, quindi mi sono sentita particolarmente coinvolta soprattutto nell’ascoltare le testimonianze sulla guerra dei 12 giorni. 
Perché all’Occidente che parla tanto di “diritti delle donne” loro hanno risposto raccontando di mariti e figli assassinati, di case e vite distrutte in un quartiere residenziale abitato esclusivamente da famiglie. 

Ho ascoltato la testimonianza della scienziata che ha perso il marito, scienziato pure lui, e il figlio; quella della dottoressa che ha lavorato tre giorni consecutivamente nel pronto soccorso, senza fermarsi mai; della caposquadra di donne pompiere che è giunta sul luogo del primo bombardamento, ha capito che non si trattava di un incendio e ha dovuto soffocare la reazione emotiva per prendere in mano la situazione il più rapidamente possibile. 

Una donna ha raccontato dei 600mila libri della sua biblioteca andati distrutti.
Nella zona 8 della città non esistono obiettivi di interesse militare, per cui ci hanno messo un po’ a capire perché fosse stata presa di mira, a capire che l’obiettivo era il vicino di casa scienziato. 
Il sindaco della zona 8 è una donna. È accorsa subito sul luogo dell’attacco ed è rimasta a seguire le operazioni di soccorso.

E poi ho ascoltato una relatrice fare un’affermazione molto, molto interessante. Che è poi il motivo per cui sto scrivendo questo post.
Le donne, diceva, sono quelle che, attraverso l’educazione dei figli, trasmettono di generazione in generazione i valori della società a cui appartengono (sono le donne a formare le persone, a formare la società, a formare i soldati, dirà successivamente una pakistana).
Ed è per questo motivo che sono diventate il bersaglio dell’Occidente.

La donna iraniana, diceva, subisce i peggiori attacchi da parte dell’Occidente perché agisce nella famiglia e nel sociale.
Si definisce civiltà – sono sempre parole sue – il risultato dello sforzo collettivo di una nazione che si realizza attraverso i valori che vengono trasmessi all’interno della famiglia. E quindi dalle donne. 
Elaboro il pensiero.

Quella che noi chiamiamo “liberazione della donna iraniana”, per la donna iraniana è un’aggressione.
Un’aggressione che punta a imporle i nostri costumi per indebolirla in quanto custode e promotrice di un sistema di valori che l’Occidente vuole demolire.
Piccola parentesi.
Sono partita da Teheran che erano le 10 di sera.
Nella sezione dell’aeroporto in cui mi trovavo c’erano tre negozi. Due erano chiusi.
Ho fatto scalo a Doha. 
Erano le due di notte e sembrava di essere nel centro commerciale più grande del mondo. Tutto luci, merci e attrazioni per consumatori.

La cultura iraniana che l’Occidente vuole smantellare è quella che non pone il mercato al di sopra dell’essere umano. Quella che resiste alla logica della speculazione selvaggia in ogni settore dell’esistenza umana.
Credo che sia questo sistema di valori, anche, a permettere agli iraniani di resistere e combattere l’occupazione colonialista del territorio palestinese; senza lasciarsi incantare dal mercato, e senza anteporre il benessere alla dignità e all’identità nazionale (dell’intera Ummah).

Tornando alla conferenza, sono stata invitata a parlare.
Non me l’aspettavo, per cui ho buttato giù i pensieri come mi venivano.
E questo è stato il mio intervento:
“Desidero ringraziarvi per avermi invitata qui. 
Offro le mie più sincere condoglianze a tutte le donne che hanno subito perdite terribili per mano dei governi occidentali. 
Mi sento onorata di avere la possibilità di parlarvi oggi.
Sfortunatamente, le donne sono una delle armi principali utilizzate dalla propaganda occidentale per aggredire i Paesi indipendenti.
I nostri governi spendono notevoli sforzi e ingenti quantità di denaro in premi, film e libri, incentivi e finanziamenti per associazioni e campagne ‘culturali’ che hanno come oggetto e come obiettivo le donne.

Questo da solo è già il segno di come, al di là delle dichiarazioni, le donne siano viste come strumenti da sfruttare dai detentori del potere in Occidente.
La lotta contro la discriminazione è stata distorta in un tentativo di forzare la natura femminile in una goffa imitazione di quella maschile.
Come l’ayatollah Khamenei ripete spesso, l’uguaglianza si misura in termini di rispetto, progresso sociale, istruzione, ruoli professionali, accesso al sistema sanitario.
Invece in Occidente le nostre rivendicazioni si sono trasformate in una competizione con gli uomini nel campo dei comportamenti sociali, e in una ostentata disinibizione nel vestire.
Come donna, mi offende il fatto che la propaganda occidentale riduca le mie aspirazioni a questioni di abbigliamento.

Questa è la terza volta che vengo a Teheran e la mia sensazione è che, nelle strade e nei luoghi pubblici, le donne siano più rispettate qui che nel mio Paese.
Sono contenta di essere qui perché avevo bisogno di ascoltare le vostre voci.
Sono contenta di sentire le iraniane dare prova di una così alta consapevolezza su quale sia il vero significato e la vera natura dell’essere donna.
Per cui vi ringrazio per le vostre parole illuminanti che riporterò nel mio Paese, nella speranza di contrastare i pregiudizi che i nostri governi diffondono allo scopo di dividere le donne occidentali da quelle del resto del mondo.
Spero che un giorno tutte le donne occidentali si uniranno a voi nella vostra lotta contro l’imperialismo”.

A fine conferenza alcune giovani sono venute a parlarmi.
La prima si è presentata: laureata, in attesa di PhD, nel frattempo insegna all’università, 5 figli.
Quasi tutte laureate, quasi tutte professioniste.
Quando commento con un’altra: “Incredibile, ho parlato con una ragazza che insegna all’università, studia e ha cinque figli, come avrà fatto?” Lei mi risponde: “Io ne ho 4 di figli, ho il PhD e sono una scienziata nucleare”.
Non so come facciano a conciliare famiglia e carriera, ma mi viene da dire che forse abbiamo qualcosa da imparare dalla società e dalle donne iraniane. 
Se solo mettessimo da parte per un istante questa spocchia da “uomo bianco” che ci rende così stupidamente manipolabili. 

La donna iraniana ultima modifica: 2026-01-15T04:18:00+01:00 da GognaBlog

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41 pensieri su “La donna iraniana”

  1. Tornando a bomba, l’autrice dell’articolo ci informa che esistono almeno “circa 120 donne, per la maggioranza iraniane, ma anche di diversi altri paesi musulmani” che si sentono a loro agio, e realizzate, nel ruolo che i vari regimi hanno pensato per loro.
    Benissimo, buon per loro, nessuno impedisce loro di conformarsi a quel ruolo.

    Nessuno però dovrebbe obbligare le altre donne, fossero anche solo una, a fare altrettanto… e questo l’articolo non lo dice, credo e spero perché questo è ovvio e scontato.

    Tra queste 120 donne vengono citate una “scienziata”, una dottoressa, una “caposquadra di donne pompiere”, una che sembra possedesse una biblioteca di 600mila libri e una sindaca, ma non viene detto se le donne in questi ruoli rappresentano una percentuale significativa della popolazione iraniana, né quante donne sono escluse da ruoli di questo tipo, o quanto poter assurgere a questi ruoli sia veramente solo una SCELTA.

    La pecca più grande dell’articolo, a mio modestissimo e insignificante parere, è che non considera minimamente i movimenti femministi nati IN Iran (non solo a seguito dell’assassinio di Mahsa Amini) e li dipinge, riduce e semplifica come se fossero un mero “attacco dell’Occidente”: mi sembra alquanto semplicistico (eufemismo).

    Insomma, un articolo PARZIALE.

  2. Eccerto che è colpa del regime (sia chiaro, una volta di più: NON del popolo iraniano): Hezbollah, Hamas, Isis i pasdaran ecc ecc e e poi il programma nucleare che nasconde l’obiettivo della bomba atomica…e mille altre cose così. Non me li sono mica inventati io:  basta guardare la realtà.
    Se noi occidentali vogliamo vivere (un po’ più) tranquilli,  quel regime va completamente eradicato. L’eradicazione avrebbe anche il vantaggio di “liberare” dal giogo il popolo iraniano. All’interno di tale liberazione (e probabilmente come ultimo tassello, data le restrizioni del modello islamico) arriverà anche la liberazione delle donne iraniane. Ma questo è l’ultimo tassello, non il primo: senza aver realizzato i precedenti tasselli, non si concretizzerà mai. Limitarsi ad auspicare solo l’ultimo tassello (= liberazione donne iraniane) e basta, significa non comprendere la realtà dei fatti.

  3. Le sanzioni a carico dell’Iran sono la diretta conseguenza dell’agire del regime, che quindi è il vero colpevole delle ristrettezze in cui vive il popolo iraniano Se il regime iraniano non avesse svolto sistematicamente un ruolo antioccidentale e di sostegno (finanziario e organizzativo) al terrorismo islamico (a sua volta antioccidentale), non ci sarebbe stata neppure una sanzione a carico dell’Iran. Quindi la colpa delle sanzioni NON è di chi le delibera (USA in particolare), ma di chi (il regime) si comporta in modo tale da rendere necessarie tali sanzioni. Ecco perché il popolo iraniano non ne può più del regime (oltre che per il parallelo discorso delle libertà private). Quando in Iran non ci sarà più un regime del genere, totalmente inviso al mondo occidentale, l’Iran tornerà a essere “presentabile” agli occhi dell’intero consesso internazionale e le sanzioni spariranno come per incanto.

  4. “Ma la crisi economica è conseguenza dell’agire internazionale del regime”
    Vogliamo magari ammettere che decenni di devastanti sanzioni economiche americane possano esserrci entrati per qualcosa?
    ,

  5. Io sono perplesso che si tratti solo di rivolta per fame.: quella la plachi distribuendo pagnotte, non impiccando la gente per strada. Certo è partita per quel motivo: l’indebolimento della valuta locale ha disintegrato il potere d’acquisto degli iraniani, specie per i beni importanti (in particolare componenti elettronici e farmaci). Leggevo che, per colpa appunto dell’indebolimento valutario, lo stipendio mensile di un insegnante iraniano, tradotto in dollari, vale oggi 2 dollari (al mese). Ma la crisi economica è conseguenza dell’agire internazionale del regime, di cui ho già parlato: la gente non protesta solo perché ha fame, ma perché non ne può più della situazione complessiva. Vuole un Iran che sia di nuovo accettabile al mondo civile, per cui riesce a riprendersi sul piano economico e fa superare la fame.
     
    Se c’è un minimo di spiraglio, gli USA tenderanno a dare la spallata decisiva agli ayatollah. Magari eviteranno il blitz armato e lo faranno con strategie alternative. Ma l’obiettivo USA è abbastanza chiaro.
    Dall’odierno Corriere: 
    Pahlavi: «Tornerò in Iran, solo io posso garantire la transizione». Witkoff: «Trump preferisce la diplomazia». Teheran blocca Internet fino a marzo
     
     

  6. Secondo me, chi pretende di liberare le donne sotto il regime degli ayatollah usa droghe troppo pesanti: ottundono il cervello.

  7. Per quanto riguarda il rapporto tra la condizione femminile in Iran e la rivolta in corso, posso solo riferire il parere del consuocero di cui sopra. Secondo lui, la cosa è stata davvero importante nelle proteste di qualche anno fa, ma non più ora. All’epoca (sempre secondo lui) il forte contenuto femminista delle proteste colse di sorpresa sia il governo che le opposizioni, che non se lo aspettavano e che si trovarono in difficoltà sia sia per reprimerlo (il primo) che per cercare di sfruttarlo (le seconde). Ma ad ogni modo, si trattava sempre di richieste per l’eliminazione di almeno le più stupide forme di oppressione e discriminazione basate su genere, e che non miravano in alcun modo a rovesciare il sistema di potere esistente.
    Oggi (sempre secondo lui), pur se donne e ragazze partecipano alle proteste, i toni femministi si sono molto stemperati di fronte a problemi materiali più urgenti. Se si comincia ad avere difficoltà a mangiare fino alla fine del mese, la faccenda del velo tende a diventare secondaria. Le istanze femministe continuano peraltro ad essere “pompate” in Occidente, perché servono ad aumentare l’indignazione contro il regime e così a giustificare un inervento militare.
    Come commento generale circa la situazione in Iran, un articolo ad opera non del primo pirla che passa, ma di qualcuno che è stato proprio Ambasciatore d’ Italia a Teheran e magari qualcosina ne capisce:
    https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-a…ran/45289_64775
     
     
    https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-a…ran/45289_64775

  8. Bhe… se è solo una rivolta del ceto medio caduto in povertà, allora è destinata al fallimento. Se è solo quello, gli USA non interverranno e il regime riprenderà presto il controllo.

    Mi dispiace per quelle decine di migliaia di iraniani (in gran parte under 30) che moriranno, oltre a quelli già morti.

    Prima di preoccuparsi di “liberare” le donne iraniane (vessate dalle regole islamiche) occorre liberare l’intero popolo dalla teocrazia. Poi in automatico, piano piano, migliorerà anche la condizione femminile. In assenza della liberazione dell’intero popolo, quella solo femminile rtesta un sogno irraggiungibile.

  9. Da una vignetta vista oggi, forse di Ellekappa:
    – “Che differenza c’è tra un paese libero e un paese occupato”?- “Il paese libero è occupato dagli Americani”

  10. Nel caso interessi a qualcuno:
    Ho un consuocero professore di liceo e profugo iraniano. Profugo perché a suo tempo partecipò attivamente alla rivoluzione che abbatté lo Scia nei ranghi del Tudeh (il partito comunista combattente, ovviamente fuorilegge) e quando la rivoluzione venne “scippata” – con il determinante appoggio francese – dai fanatici religiosi di Khomeini, dovette tagliare la corda in fretta, con moglie e figlie.
    Ovviamente segue, sia pure da distante, quello che sta accadendo in Iran, e immagino bene che abbia ancora dei contatti con gente che la pensa(va) come lui, anche se non abbiamo mai parlato apertamente di questo.
    Comunque, secondo lui quello che sta accadendo non è in alcun modo una rivoluzione, perchè 1) le masse operaie e contadine non si sono mosse e semmai appoggiano il governo, e 2) manca del tutto non solo una qualsiasi guida, ma anche solo un programma politico coerente. E’ invece una rivolta “di panza” determinata dall’aggravarsi della crisi economica che sta ricacciando gran parte della piccola e media borghesia cittadina in condizioni di sostanziale povertà, e nella quale non si mira ad arrivare ad un sistema politico più aperto e democratico, ma semplicemente a stare un po’ meno peggio – e se gli ayatollah fossero in grado di garantire questo risultato, andrebbero benissimo.
    Naturalmente, questa situazione è l’ideale per permettere a CIA e Mossad di pescare nel torbido, in funzione di interessi e obiettivi che non hanno nulla, ma proprio nulla a che vedere con la “libertà” degli Iraniani.

  11. “È una storia di resistenza che merita di essere celebrata non per fanatismo, ma per la sua profonda lezione sulla sovranità e sulla lotta contro l’unipolarismo.”
     
    In questi giorni Khamenei sta gloriosamente celebrando la sua resistenza contro l’unipolarismo.

  12. Ho letto che il regime sta già preparando forche multiple (anche a 30-40-50 cappi allineati) perché, appena la rivolta sarà soffocata, procederanno a impiccagioni sommarie di tutti quelli arrestati in questi giorni, pare che siano almeno 10.000 se non 20.000. Sono prioritariamente giovani, sia m che f, perché moltissimi sono gli universitari che protestano. Io preferisco che gli americani uccidano Khameni e la sua cricca, estirpando alla radice il regime teocratico una volta per sempre, piuttosto che restare alla finestra e lasciar morire 10.000 o 20.000 iraniani.

  13. Per comprendere la linea editoriale del sito su cui è pubblicato l’articolo:”La Rivoluzione Islamica, guidata dall’Ayatollah Khomeini, non fu solo un rovesciamento interno del regime dello Shah Reza Pahlavi […] ma un atto di defezione dal sistema occidentale, un rifiuto radicale del modello capitalista e imperialista imposto dall’America.
    È una storia di resistenza che merita di essere celebrata non per fanatismo, ma per la sua profonda lezione sulla sovranità e sulla lotta contro l’unipolarismo”

  14. Umberto Eco – che era Umberto Eco – possedeva 50.000 libri nella sua biblioteca.
    Non 600.000.

  15. Quella dei 600000 libri è senza dubbio la sparata migliore dell’articolo, considerando che la Sormani ne ha giusto il doppio!

  16. 120 donne mandate lì dai loro governi per spiegare che va tutto bene, che quelli pieni di pregiudizi siamo noi. 
    Ma vai ad ascoltare quelle/i che in questi giorni si sono fatte/i ammazzare in nome della libertà invece di ascoltare 120 manichini di regime. 
    Anche quella che dice di aver perso il marito e il figlio in un bombardamento chi è? Perché dovrei prendere per oro colato quello che dice? Che prove ha portato? E se il marito era uno scienziato sì, ma impiegato nel programma nucleare militare? 
    E quella che dice di avere avuto una “sua” biblioteca di 600mila libri? Quando li ha impilati è andata sulla Luna oppure si è accontentata dell’Everest?  

  17. Ma voi chi o Gran Caiano? Proprio non ce la fai a non vedere tutto e solo bianco-o-nero, eh?
     
    Comunque se in venti-anni-venti non sono riusciti a eliminare i talebani, ma anzi sono riusciti a farsi cacciare via, non ti sorge il sospetto che forse, solo forse, gli americani (con noi coglioni al traino) NON sono andati in Afghanistan per esportare la democrazia, fermare il terrorismo e liberare gli afghani?
     
    Ma continua a berti tutto quello che ti passano…sono o non sono la più grande democrazia del mondo, faro di libertà, terra dei forti e  il paese a cui tutti noi dobbiamo tendere?

  18. E allora tenetevi l’ayatollah e la sua cricca: stanno lì dal 1979 e possono continuare a stare lì. Dovrete poi spiegare al popolo iraniano perché non lo avete aiutato all’atto pratico: sono curioso di vedere cosa vi inventerete.
     
    In Afghanistan ci stanno ancora i talebani perché gli USA a un certo punto se ne sono andati: se li avessero almeno estirpati tutti prima di andarsene, i talebani non ci sarebbero più. E si vede bene che il popolo afghano, con i talebani in giro, non è né libero né felice. E’ quello che auspicate anche per il popolo iraniano? Poveretti gli iraniani: si stanno facendo trucidare per niente

  19. “L’unico modo per liberare il popolo iraniano è uccidere”
     
    Sisì, certo, l’unico modo.
    Infatti non si vede più un solo singolo talebano in tutto l’Afghanistan, i diritti umani rispettati, le donne sono libere e tutti sono ricchi, democratici  e felici grazie a vent’anni (20!) di occupazione occidentale.

  20. Se stigmatizzate l’eventuale il blitz armato in Iran, allora spiegate a tutti (in particolare al popolo iraniano) com’è che pensate di “aiutare” il suddetto popolo iraniano a liberarsi dal regime. Cosa pensate di fare? Di mettere dei like all’hastag #aiutiamo-gli-iraniani? Davvero pensate che basti solo quello? Siete davvero degli illusi. L’unico modo per liberare il popolo iraniano è uccidere Khamenei e tutta la sua cricca. Chi si contrappone a questa ipotesi NON v7uole davvero la liberazione del popolo iraniano, ma si avviluppa nell’ “aria fritta”. Che poi l’obiettivo (uccidere Khamenei e la sua cricca) serva anche per estirpare un fastidioso focolaio antioccidentale è un effetto parallelo a addizionale: prenderemo due piccioni con una fava. Ma se non si farà così, il popolo iraniano da solo difficilmente riuscirà nell’impresa: il popolo agisce a mani nude, mentre il regime ha dalla sua l’esercito e in più anche i pasdaran, cioè una milizia paramilitare. Entrambi sono armati fino ai denti e difatti sparano sulla folla: ecco spiegate le migliaia di morti per le strade

  21. “vorrei solo che i pro Pal e pro Maduro mi spiegassero perché il blitz in Venezuela è da fascisti e quello in Iran è nobile e sacrosanto”
     
    Guarda che nessuno8 a sinistra, ma proprio nessuno, pensa che un eventuale blitz americano in Iran sia sacrosanto. Come nessuno ha mai pensato che tutti i blitz fatti nel passato con il concorso e su istigazione di Israele lo fossero.
    Anzi!
    Come al solito vedi un mondo tutto tuo e sei convinto anche che sia quello vero…è una patologia psichiatrica.

  22. Guarda che sono due livelli di discorsi completamente diversi. Da un lato c’è il tema che il popolo iraniano possa finalmente liberarsi da un regime sanguinario. Soo felice se accadra; vorrei solo che i pro Pal e pro Maduro mi spiegassero perché il blitz in Venezuela è da fascisti e quello in Iran è nobile e sacrosanto (io li approvo tutti e due, sia chiaro). Dall’altro c’è il comprovato ruolo che tale regime (e NON il popolo iraniano) ha svolto come finanziatore/organizzatore di formazioni armate e terroristiche, come Hezbollah, Hamas, Isis ecc ecc ecc. È il regime te9cratico il colpevole di ciò, non il popolo iraniano. Ma eliminando fisicamente gli ayatollah e la loro cricca prendiamo due piccioni con una fava: liberiamo il popolo iraniano ed eliminiamo i finanziatori del terrorismo antioccidentale. Personalmente sono più interessato al secondo obiettivo, ma non ho mai detto che mi contrappunto al primo, anzi ben venga

  23. Caro Crovella,
    sei mai stato in Iran?
    L’articolo è stato giustamente stroncato per l’esiguità del campione donne rispetto ad una intera popolazione, ma non è del tutto inesatto. Stranamente, come paese mussulmano, il numero delle donne laureate in Iran è estremamente elevato anche se comparato con modelli occidentali e godono di una vera possibilità di carriera nelle diverse professioni. Hanno, nella stragrande maggioranza delle persone da me incontrate,  due opinioni ben documentate: la prima che riguarda coloro che non “riescono” nelle scuole pubbliche e che pertanto si  si iscrivono alle scuole religiose con ottime possibilità di restare profondamente ignoranti ma anche di far carriera in politica (nel nostro paese anche senza una laurea teologica). La seconda è rivolta alle pressioni degli stati esteri (leggi USA) così come le sanzioni che hanno sempre colpito la gente comune e mai di certo la classe politica del paese. Qualcuno giustamente ha fatto notare che la “democrazia” non si esporta e i paesi arabi fanno scuola laddove motivi religiosi e tribali hanno sempre determinato il gruppo di potere. Ricordo però a tutti che gli iraniani sono Sciiti, mentre Al  Qaida, l’ISIS, il Califfato, i Talebani dell’Afghanistan, ecc sono tutti Sunniti  e i terroristi nella stragrande maggioranza dei casi si sono formati nelle madrase wahabite finanziate dall’Arabia Saudita, ottimo alleato degli USA e grande oppressore delle donne. 
    In Iran i controlli sulle persone sono a volte asfissianti, ma temono gli attentati sunniti che in IRAQ hanno e stanno facendo centinaia di morti.
    Aiutiamo gli iraniani a liberarsi di una teocrazia invadente, opprimente e per molti versi medioevale, ma forse gli “agitatori e terroristi” vanno ricercati tra altri mussulmani non certo tra gli iraniani.

  24. Filippo, anche tu prendi a modello una dimensione molto limitata che, peraltro, nulla a che vedere con il popolo!

  25. Giustamente la nostra Giorgia ha pensato: ” ma cosa mi prendo una laurea che per quello che dovrò fare non mi serve, mi prendo un bel attestato di cameriera con scuola professionale e poi vado a fare un corso di formazione a casa di Fiorello, già basta e avanza.

  26. E la Von der Pippen come ha fatto a fare 7 ( sette) figli e:
    Prendere una laurea magistrale in medicina ( al terzo tentativo)
    Diventare in diversi governi: ministro della famiglia, ministro affare sociali, ministro del lavoro, ministro della difesa.
    Presidente UE
    Andare dal parrucchiere.
    ??????
     

  27. Alberto al 7, vuoi spiegarci il tuo “pseudo donna”?
    Conosci, forse, l’autrice dell’articolo?
    Vuoi raccontarci il tuo vissuto con lei? 

  28. Non sono aprioristicamente avverso ai regimi teocratici in quanto tali. Invece sono avverso a quei regimi (teocratici o meno, poco rileva) che sono avversari dell’Occidente e degli interessi occidentali. Da molti decenni L’Iran è fonte di tensione e grattacapi in M.O. e, per estensione, nel mondo intero, in particolare per l’Europa: si collega questa sua propensione al regime teocraticoiche lo governa. Se qualcuno elimina gli ayatollah e loro cricca intorno, la speranza è che l’Iran “ripulito” NON sarà più fonte di destabilizzazione e di grattacapi. Per inciso, eliminado la cricca al potere, si libera il popolo iraniano e nello specifico le donne, ma NON è l’obiettivo strategico di eventuali interventi. Se, nonostante l’eliminazione degli ayatollah e loro cricca, l’Iran anche in futuro continuerà ad essere fonte di destabilizzazione e grattacapi sia per il M.O. che per il mondo intero, sarà certo un problema, ma ce lo porremo a suo tempo. Intanto completiamo il primo passo (eliminazione fisica di ayatollah e loro cricca, così non se ne parla più), poi verificheremo se tale passo sarà o meno sufficiente e, in caso contrario, valuteremo quali altri interventi compiere.

  29. @bruno telleschi al #1: mi sembra tu stia dando  a “sgualdrina” un significato tutto tuo. Vabbè, amen, poco conta.
    (sono fuori tema -forse non più di tanto alla fine- ma bruno telleschi ha ritenuto di rispondermi qui invece che nel thread “giusto”, quindi gli rispondo qui per evitare altra confusione)

  30. “il mio auspicio di un ravvicinato intervento (che non può che essere americano), finalizzato a decapitare l’oligarchia teocratica iraniana”

    Apposto!
    Se c’è una cosa che avremmo dovuto imparare è che un intervento dall’esterno non è MAI la soluzione ai problemi di un paese.
    Anche perché un intervento dall’esterno non è MAI finalizzato a risolvere i problemi del paese in cui si svolge, ma è SEMPRE dettato dagli interessi, dalla politica o dai problemi interni del paese che interviene.

    E comunque è chiaro che il rovesciamento dell’attuale regime teocratico non è certo garanzia della liberazione per sempre dell’Iran dalla teocrazia.
    Questa è solo propaganda, perdipiù becera: basterebbe pensare a un paese appena più a est dell’Iran, la cui liberazione doveva portare alla fine della minaccia del terrorismo, alla liberazione delle donne, alla fine della teocrazia.

    Faccio inoltre un po’ fatica a capire come si possa essere così avversi a un regime teocratico e contemporaneamente fieri sostenitori di altri regimi altrettanto teocratici (Arabia saudita, emirati arabi, ecc.) o parateocratici (Israele- e i MAGA)

  31. Squallido articolo di una pseudo donna- Perrchè non si è fermayta a vivere nel paradiso iraniano?

  32. La condizione femminile in un qualsiasi modello islamico è particolarmente sacrificata: trattasi di fenomeno sotto agli occhi di tutti, non è il caso di doverlo “spiegare”. A maggior ragione quando il modello islamico sale a livello di regime teocratico e condiziona una intera nazione. Tuttavia il mio auspicio di un ravvicinato intervento (che non può che essere americano), finalizzato a decapitare l’oligarchia teocratica iraniana, non è principalmente connesso all’obiettivo di liberare le donne iraniane dal giogo cui sono sottoposte. Ci sarà ANCHE quel risvolto, tutt’altro che da disprezzare, ma l’obiettivo principale di un intervento militare è il rovesciamento del regime. Infatti l’Iran, liberato PER SEMPRE dalla teocrazia, non svolgerà più quel ruolo di “agitatore” dell’area mediorientale, come ha fatto per decenni. L’Iran teocratico è stato uno dei principali finanziatori e organizzatori delle formazioni antioccidentali, perfino nei loro risvolti militari e terroristici. Quindi approfittiamo dei disordini di piazza: cogliamo l’occasione per un intervento che elimini (intendo fisicamente) gli ayatollah e la loro cricca e staremo tutti più tranquilli, perfino noi europei qui a casa nostra (l’antioccidentalismo del regime teocratico alimenta il terrorismo che è una minaccia anche per l’Europa, non solo per Israele)

  33. A quando un articolo di Joseph Goebbels sulla magnificenza della razza ariana e della società nazista?

  34. Il quadro offerto è estremamente limitato, così come limitato è sostenere che un essere umano è manipolabile in virtù della spocchia mostrata.
    Se qualcuno è manipolabile la responsabilità non è certo da cercare nell’altro. 

  35. Non so come facciano a conciliare famiglia e carriera, ma mi viene da dire che forse abbiamo qualcosa da imparare dalla società e dalle donne iraniane. 
    Cosa abbiamo da imparare da un pezzo del genere? Come si assiste ad un impiccagione ad una gru per eresia?  O come si bastona una ragazza perchè mostra i capelli per strada?
    Mi tengo la mia spocchia da uomo bianco
     
     

  36. La signora Rivolta ha partecipato a una conferenza di 120 donne di un Paese di 90 milioni di persone: consiglio maggiore prudenza a farsi un idea siffatta sull Iran dove vige una stretta regola di convivenza teocratica. 

  37. Sembra un racconto di fantascienza pieno di allucinazioni che trasformano i terroristi sanguinari al governo dell’Iran nei benevoli eroi della civiltà orientale.
    ps
    Risposta a Placido e Grazia in Mirko Giorgi, La versione del bullo, 13.1.26: ovviamente il femminile di “sguadrina” non c’è perché non c’è la cosa corrispondente ovvero non ci sono gli uomini servi delle donne come ci sono le donne serve degli uomini: le donne dei bulli sono logicamente “sgualdrine” nel senso che diventano “serve” degli uomini, dei bulli, che nell’epoca dell’emancipazione femminile rappresentano ancora il passato del maschilismo. 
     

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