Se la Madre sparisce

Se la Madre sparisce
di Roberta Trucco *
(pubblicato su periscopionline.it il 28 agosto 2026, aggiornato)

Alcuni giorni fa ho letto l’articolo, sul Corriere della Sera, della mia amica Monica Ricci Sergentini “La madre cancellata nel paese senza figli”  di cui consiglio vivamente la lettura.

Nell’articolo si parla del fatto che nel secondo Congresso Nazionale dell’Associazione italiana di Ostetricia (organizzato da Opoct – ordine della professione ostetrica di Catania e Provincia), che si è tenuto a Riccione il 3/4 ottobre 2026, era prevista una sessione dal titolo “Se a partorire non è una madre: panoramica su gravidanza, parto e allattamento nella comunità Trans*”.

L’immagine mostra un albero genealogico linguistico che illustra come la parola per “madre” derivi da un’unica radice comune proto-indoeuropea (*méh₂tēr) nelle varie lingue della famiglia. Da Facebook.

La critica contenuta nell’articolo non vuole essere una polemica politica ma sostanziale. Come dice giustamente Monica, l’arte medica e la cura deve essere sempre diretta a ogni persona, qualunque sia il suo rapporto con il proprio corpo, qualunque sia l’intendimento verso il proprio genere, qualunque sia il percorso di transizione intrapreso, qualunque sia lo “stato anagrafico” registrato.

Resta, però, un fatto sostanziale che non può essere considerato marginale: “la medicina non può rinunciare alle parole che descrivono la realtà (parole di Monica)”, in nome dell’inclusività, perché così facendo non solo si cancellano le donne e la realtà biologica dei loro corpi, ma si cancella la parola radice di tutte le parole, cioè la parola MADRE. Con il risultato che ad essere cancellato a livello simbolico è il senso stesso di essere umano e la verità scientifica sul sesso biologico (non esiste essere umano nato da uomo).

Ora, come giustamente riporta Monica, il fatto che a cancellare la parola MADRE (madre di tutte le parole) e la parola Donna, definita nel documento “persona con utero”, siano le ostetriche, rende tutto ancora più inquietante e distopico.

Il programma del convegno (riconosciuto dal ministero della salute) si è aperto con l’impegno di fornire crediti formativi per l’insegnamento di nuove terapie “tra cui la magnetoterapia, la laser terapia, le radiofrequenze, ecc.”, però il primo giorno è stato tutto dedicato alla questione della cura ostetricia verso la comunità LGBTQIA a partire dalla prospettiva irreale che il sesso biologico è “assegnato alla nascita”.

Dunque, le stesse ostetriche dell’associazione sembrano non riconoscere il dato oggettivo che il sesso biologico è dimoformico, che senza maschio e femmina la riproduzione non è possibile, che il sesso biologico non si cambia.

Il sesso biologico si può camuffare; si può ingannare il corpo con ormoni del sesso opposto, ma il dato biologico alla nascita resta un dato perpetuo.

O si diventa farmaco dipendenti per tutta la vita o il corpo tornerà a riconoscere sempre la sua realtà biologica e a funzionare secondo quella specifica realtà biologica (e infatti la “non madre“ del titolo della sessione, se non erro, è una donna che ha mantenuto i suoi organi riproduttivi e che sospende la cura di transizione a uomo).

Quindi, la domanda è: se la medicina inizia a rinunciare alle parole che descrivono la realtà oggettiva, cosa succederà nel campo della cura?

E che impatto ha questo stravolgimento del senso delle parole sulle nuove generazioni, sullo sviluppo di concetti elementari e fondamentali, dati dall’osservazione ma interpretati con parole fuorvianti dagli adulti, nei bambini?

Da anni mi occupo di maternità surrogata, una pratica a mio avviso aberrante, lesiva della dignità delle donne e dei bambini e da anni denuncio l’uso improprio delle parole che vengono usate per promuoverla come cosa buona e giusta.

Questa prospettiva mi ha portato a guardare con occhio critico a molte narrazioni in cui viene volutamente trasformato il senso delle parole per renderle funzionali a pratiche mediche che un tempo erano considerate pura eugenetica e che oggi ci vengono vendute come pratiche di “giustizia sociale”.
Ne parlo nel pamphlet Pacha Mama, Giannini editore 2024, per chi volesse approfondire.

Di fronte, poi, a programmi come questo sono sempre più convinta del lavoro di attivista che compio da anni scrivendo articoli e libri dedicati alla riscoperta del senso profondo di maternità e del senso stesso di essere umano; uno sforzo nel quale, oltre a cercare di disvelare il senso opaco di certe narrazioni, cerco di raggiungere “la pancia” delle nuove generazioni richiamandomi a un linguaggio ancestrale indelebile (Il mio nome è Maria Maddalena, Marlin editore).

Ultimo sforzo in questo senso è La soglia dell’umanità, lettera a mia figlia adolescente. Sex matters!, un piccolo libro illustrato bilingue Italiano/ inglese, sul tema delicato ma molto attuale del sesso biologico e della sua importanza per le donne; un piccolo libro che racconta alle giovani donne come il corpo incarnato femminile porti con sé una conoscenza unica, indelebile e ancestrale.

È una lettera rivolta alle ragazze adolescenti perché, oggi, stare dentro la complessità della realtà senza, però, perdere la ragionevolezza delle evidenze semplici e fondamentali è diventata una impresa eroica.

Roberta Trucco * Classe 1966, genovese doc (nel senso di cittadina innamorata della sua città), femminista atipica, felicemente sposata e madre di quattro figli. Laureata in lettere e filosofia con una tesi in teatro e spettacolo. Da sempre ritiene che il lavoro di cura non si limiti all’ambito domestico, ma debba investire il discorso politico sulla città. Per questo è impegnata in un percorso di ricerca personale e d’impegno civico, in particolare sui contributi delle donne e sui diritti di cittadinanza dei bambini. Ama l’arte, il cinema, il teatro e ogni tipo di lettura. Da alcuni anni dipinge con passione, totalmente autodidatta. Credente, definita dentro la comunità una simpatica eretica, e convinta “che niente succede per caso.” Nel 2015 ha scritto la prefazione del libro La teologia femminista nella storia di Teresa Forcades. Inoltre, ha scritto la prefazione del libro L’uomo creatore di Angela Volpini (2016). Ha curato e scritto la prefazione al libro Siamo tutti diversi di Teresa Forcades (2016). Ha scritto la prefazione del libro Nel Ventre di un’altra di Laura Corradi (2017). Nel 2019 è uscito per Marlin Editore il suo primo romanzo Il mio nome è Maria Maddalena, che tratta lo spinoso tema della maternità surrogata e dell’ambiente.

Se la Madre sparisce ultima modifica: 2026-10-22T04:38:00+02:00 da GognaBlog

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