In solitaria sul Cervino
di Guido Sassi
(pubblicato su La Rivista del CAI n. 20, maggio 2026)
Foto di Giuseppe Vidoni
Dieci anni sono lunghi e possono instillare il dubbio che la propria mente non sia più pronta per determinate sfide. O meglio, ci si può pure sentire all’altezza di quanto si desidera, ma poi ci vuole anche un riscontro oggettivo alle proprie aspirazioni. E così Giuseppe Bepi Vidoni ha voluto tornare a cimentarsi con una solitaria di rilievo.
Detto, fatto. Dal 4 al 6 marzo 2026, l’alpinista friulano – ma con “baricentro” alpinistico spesso spostato in Valle d’Aosta – ha concatenato in solitaria le vie Padre Pio prega per Tutti ed Échelle Vers le Ciel sulla parete sud del Cervino. Sono due itinerari aperti da Patrick Gabarrou: il primo nel 2002 con Cesare Ravaschietto, sul Pilastro dei Fiori. Il secondo (che ne è la logica continuazione) risale al 2015 e, con quasi altri 1300 metri che si aggiungono ai primi 700 scarsi, arriva in cima alla Gran Becca. Le difficoltà arrivano a toccare il 7b massimo, con un solido 6c obbligatorio.
Dopo avere aperto l’Échelle Vers le Ciel, nel 2016 Gabarrou ha completato l’integrale dei due itinerari, lungo i suoi infiniti 41 tiri, all’età di 65 anni. Nel 2022 invece è arrivata la prima invernale, per mano di François Cazzanelli, Emrik Favre e Francesco Ratti. «Ero un po’ che volevo fare una solitaria e avevo individuato alcune possibilità – spiega Vidoni – Questo concatenamento aveva tutto quello che cercavo: una via lunga, impegnativa. François (Cazzanelli, NdR) mi ha dato tutte le informazioni che mi servivano, io non avevo fatto nessuna delle due».
Al di là della lunghezza davvero “monstre” del collegamento e delle oggettive difficoltà di una solitaria invernale così lunga, Vidoni aveva un pensiero che si era installato in mente e che chiedeva riscontro. «Ero passata una decina di anni dalle mie ultime invernali di un certo impegno e volevo vedere se e cosa fosse cambiato nella mia testa. Fisicamente ero preparato, tecnicamente la via era alla mia portata, ma la dimensione mentale non è verificabile a priori».
Vidoni è partito da Cervinia il 4 marzo 2026, alle 6, insieme a Marta, la sua fidanzata. Sono saliti fino alla base della via, che Bepi ha attaccato intorno alle 9. La progressione si è svolta al meglio fin dall’inizio, anche se i tempi non sono stati esattamente quelli preventivati. «Avrei voluto bivaccare al termine della prima via, uscendo sulla crestina, dove la sistemazione sarebbe stata un po’ più comoda e invece mi mancavano ancora tre tiri. Non c’era posto per piazzare il materassino e ho anche patito abbastanza il freddo. A un certo punto mi sono messo i guanti nei piedi. Il giorno dopo ho ripreso alle 8.30 e mi ci è voluto un po’ per carburare».
L’alpinista friulano ha dovuto “combattere” con i classici disagi di una solitaria così lunga, più gravosi nella parte iniziale dell’itinerario. In quella sezione, i tiri con le difficoltà meno sostenute sono anche quelli con più elevata possibilità di incastro per il saccone da 20 kg, che conteneva cibo anche per un eventuale quarto giorno. E poi la qualità della roccia non sempre era ottima. «Complessivamente ho trovato roccia molto buona, ma qualche marcione c’era e ho dovuto prestare attenzione a come mi muovevo. La neve non ha dato problemi e la via, nelle parti più difficili, era asciutta. Il secondo giorno comunque sono andato su più veloce, con il sole pieno si scalava bene. Sono arrivato al punto scelto per il bivacco alle 15.30 e ho avuto anche il tempo per attrezzare i primi due tiri del giorno seguente, sotto la Fürggen. Mi sono messo comodo e mi sono goduto una notte come si deve. Intorno a me avevo un panorama stupendo, con le nuvole sotto. Il terzo giorno ho scalato il pilastro e sono uscito sulla cresta, sul più facile. Da lì sono arrivato in vetta per le 13.30. Ho perso un po’ di tempo sotto la cresta, dove mi sono perso, ma poi ho recuperato. Sono sceso dalla Cresta del Leone e sono arrivato alla capanna Carrel alle 16».
Vidoni è contento, sia per la scalata, che è stata oggettivamente soddisfacente, sia perché ha trovato le risposte che cercava. «La via mi ha dato soddisfazione. Scali a 4200 metri su ostacoli che non sono banali, arrivi a toccare difficoltà fino al 7a, forse 7b. La linea comunque era difesa bene, con protezioni non troppo lunghe e le condizioni che ho trovato non sono state complicate da gestire. Ma, soprattutto, volevo vedere dove fossero i limiti dentro di me e ho trovato tutto a posto. Gli anni sono passati ma ho visto che non è cambiato molto. Se non che ora ho più esperienza e riesco a gestire determinate situazioni meglio».
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Sono x fargli i complimenti è un super bravissimo e modesto
Quarantuno tiri ‼️
Una maratona verticale.
Complimenti 👏