Alla Casa della Bellezza di Tenno (TN) un convegno sulle vie ritmiche nella Valle della Luce.
Le vie ritmiche della Valle della Luce
di Michael Müller
«La Valle della Luce non è solo il luogo. La luce sono tutti i protagonisti e le persone della valle». Con queste parole Marco Castellani ha concluso gli interventi del convegno, sabato sera 31 ottobre 2026, alla Casa della Bellezza di Tenno (TN). L’occasione era rappresentata dai 20 anni di sviluppo delle vie ritmiche nella Valle del Sarca. La serata, dedicata a questa retrospettiva, è stata accompagnata da una piacevole atmosfera spirituale.
L’incontro si è aperto con la musica: un brano composto appositamente sul tema dell’arrampicata. Poi l’intero convegno si è svolto in modo straordinariamente spontaneo, perché né il moderatore né uno dei relatori conoscevano nemmeno il tema al loro arrivo. In alcuni momenti, due oratori si sono completati a vicenda e anche con il pubblico. Da questo scambio spontaneo è nata, nel corso della serata, una collaborazione davvero bella ed empatica.
Alessandro Gogna ha condotto l’evento e ha offerto una panoramica sulla storia dell’arrampicata dal 1933 fino agli anni Ottanta. Nella valle si sono manifestati molti stili diversi di arrampicata, che spesso hanno anticipato il modo di fare imprese in altre località e in tutto il mondo.
Florian Kluckner ha raccontato l’apertura delle prime vie ritmiche insieme a Heinz Grill, Franz Heiss e altri amici. Ha parlato anche di tutto ciò che avevano imparato in precedenza ripetendo le vie aperte dai primi scalatori.
Ivo Rabanser ha parlato degli insegnamenti che ha appreso da Marco Furlani e di come Heinz Grill gli abbia trasmesso il valore della collaborazione: quando un’impresa alpinistica è accompagnata anche da altre persone che aiutano a trasportare il materiale fino all’attacco della via, ma anche osservano gli alpinisti dal basso oppure li aspettano in vetta con generi di conforto. In seguito, Ivo Rabanser e Marco Furlani hanno raccontato anche della bella amicizia con Andrea Andreotti, nata grazie alle prime salite realizzate insieme.
Anche Maurizio Giordani ha raccontato dei suoi inizi. Subito dopo il suo primo corso di arrampicata ha conosciuto Giuliano Stenghel e, poco tempo dopo, i due hanno aperto insieme la via Black Hole al Mandrea di Laghel. Ha sottolineato anche quanto sia un peccato che le vecchie vie cadano nell’oblio e quanto valore si debba attribuire al loro «miglioramento», cioè la manutenzione.
Dell’armonia di una via ha parlato poi Heinz Grill. Dal parcheggio fino all’inizio della scalata, per tutte le lunghezze fino alla cima e compresa anche la discesa, l’intera salita deve costituire un’unità ritmica. Anche per ogni sosta e per ogni chiodo si cerca la posizione giusta. Grazie a tutto questo lavoro di sistemazione e pulizia in una prima salita si crea un flusso nella via e si può arrampicare in continuità. Ha spiegato che esiste un movimento dentro di noi ma c’è anche il movimento nel flusso della via: ciò che si vuole è trasmettere questo flusso della linea al movimento delle persone. In questo modo nasce un’armonia che permette di vivere il movimento con meno forza violenta e con gesti leggeri.
Insomma, tutti i relatori si sono dimostrati ricchi di esperienze legate a queste arrampicate ritmiche e, attraverso i loro interventi, le hanno restituite durante la serata.

Diego Filippi e Roly Galvagni hanno raccontato delle loro prime salite e della pubblicazione delle guide di arrampicata. Diego ha parlato anche della sua profonda amicizia con Florian Kluckner, che è sempre stata più forte della rivalità tra le case editrici per cui lavorano. Attraverso lo scambio di informazioni sulle vie e di fotografie, i due riescono sempre a completarsi molto bene a vicenda.
Un notevole esempio di integrazione umana, proprio come quello emerso durante l’intero convegno e, più in generale, nel mondo dell’arrampicata.

Marco Castellani ha concluso applicando alla vita pratica diversi elementi filosofici presenti in quanto Heinz Grill sostiene. All’inizio c’è sempre un’idea, che viene poi tradotta in pratica. Proprio come Michelangelo aveva già un’idea precisa quando iniziava a scolpire una figura dal blocco di marmo, anche quando si crea una nuova via di arrampicata l’idea rappresenta sempre il punto di partenza.
Tutti gli interventi si sono integrati così bene tra loro che, alla fine, non è stato più necessario alcun riassunto. Era evidente che le persone si erano percepite e comprese profondamente. Una capacità di percezione e un apprezzamento umano capaci di rendere giustizia alla diversità di ciascuno. Ci si percepisce, ci si apprezza e ci si sostiene a vicenda: questo è ciò che si è potuto osservare e che si irradia dalle persone come la luce della valle.
La “Casa della Bellezza” a Tenno ha offerto la cornice ideale per il convegno. Con canti delicati e sereni, la serata è stata accompagnata e si è conclusa in modo armonioso.

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E dopo aver scomodato nientedopodimenoche Michelangelo, mancava solo un “E tutti vissero felici e contenti!”