Chi lo usa in due, chi in contromano, sul marciapiede o a tutta velocità fra la gente. A Milano 136 incidenti in 108 giorni. Il sindaco Sala: ⪡Comportamenti da cambiare».
In monopattino senza regole
di Francesco Battistini
(pubblicato sul Corriere della Sera, il 18 settembre 2020)
Come truccare il monopattino: basta googlare i comodi tutorial che t’insegnano a raddoppiare la velocità da 25 a 50 km/h. Come rubare un monopattino: dimenticate i Ladri di Biciclette di De Sica, il piccolo Bruno neorealista che in lacrime prendeva per mano il papà disoccupato, a Bolzano ne hanno beccato uno che caricava le tavolette elettriche su un furgone e subito le rivendeva online. Come schiantarsi in monopattino: c’è solo l’imbarazzo della scelta, una media nazionale di due incidenti al giorno, gare notturne di teenager sulle statali intorno a Roma, un povero pakistano che sul lago d’Iseo è riuscito a fare un frontale con una bicicletta. Come ripensare il monopattino: «Ciò che vedo — dice il sindaco di Milano, Beppe Sala — sono comportamenti tutt’altro che esemplari, dall’andare in due al percorrere le strade contromano. Fino a guidare sul marciapiede. Prima d’aumentare la flotta circolante, voglio vedere un chiaro miglioramento nelle modalità d’utilizzo…».
Guerriglia metropolitana
I diari del monopattino sono già un best seller della guerriglia metropolitana milanese. Hasta la rotatoria siempre. La rivoluzione dei trasporti ieri ha fatto altri due feriti, prima o poi si rischia il morto, e ora ecco tutti a spingere: «Disciplinare l’uso è una necessità! (il pd Borghetti)»; «situazione fuori controllo! (il forzista Comazzi)»; «bisognava pensarci prima! (il leghista Grimoldi)»…
Il sindaco Sala promette di sospendere le licenze di sharing, ma l’attacco è anche alle sue scelte green e alle piste ciclabili «della savana, che manco nelle peggiori città del mondo (Emilio Boccalini, leader dei tassisti)» . Dagli al monopattinista: silenzioso e pericoloso, i piedi l’un davanti all’altro come l’acrobata che negli anni ’70 passeggiava su una fune sospesa fra le Torri Gemelle (copyright Massimo Mantellini), è il nuovo Urban Cowboy nel rodeo del traffico. Una multa ogni 24 ore per gli stop non rispettati e i marciapiedi invasi, persino un tizio che slalomava sul sagrato del Duomo di Milano. Un’insostenibile mobilità sostenibile, specie in strade a misura d’auto e con un Codice della strada che li chiama ancora «acceleratori di velocità» e in teoria, molto in teoria, non permetterebbe ai monopattini d’andare in strada (art.190, comma 8), né sui marciapiedi (comma 9) e nemmeno sulle piste ciclabili (comma 1). «C’è da chiedersi dove possano andare», sorride Francesco Guadalupi a capo di «Alfie», una società di steward ingaggiata a Milano per «educare» (proprio così) i monopattinisti: «Per ora abbiamo in giro sette educatori, gente sopra i 30 anni perché almeno li rispettano più dei ragazzini. Abbiamo già fermato 400 persone che usavano male il monopattino. Non possiamo multarle, però spieghiamo cosa non fare». Educatori della rivoluzione… Ma non vi mandano a quel paese? «Le assicuro di no».
Affogati nei Navigli
Rovesciati senza stalli, scassati sui sampietrini, affogati nei Navigli. Amati dal grillino Toninelli quanto invisi al leghista Salvini. I monopattini sono ormai quel che furono il Ciao negli anni ’70, la mountain-bike negli ’80, il Segway nei ’90, i roller e l’overboard e la pedalata assistita nell’ultimo ventennio. A Londra, nella pandemia, le vendite di footbike sono aumentate del 230%. A Napoli, il nuovo servizio sharing ha venduto 22mila corse in una settimana. A Bergamo se ne noleggiano più di 500 a notte, quando non vanno i mezzi pubblici. Sospinti dai bonus del governo, respinti da pedoni&automobilisti, i monopattinisti viaggiano liberi e belli: senza patentino, senza targa, senza casco, senza cintura, senza assicurazione, senza obbligo d’età… Peccano in velocità e da qualche tempo sbattono con troppa facilità: solo a Milano, 136 incidenti in 108 giorni. Risvegliando la curiosità della Procura, che vuol vederci chiaro nel business dei 6mila monopattini e delle sette società italiane, tedesche e cinesi che s’accaparrano lo sharing. Irritando tweettaroli tipo Luca Bizzarri: «Ma questa cosa — scrive l’attore — che ogni tre metri c’è un monopattino in mezzo al marciapiede e ogni tre secondi c’è uno che ti sfreccia col monopattino a un metro e ogni tre ore vedi uno che si schianta col monopattino, questa cosa qui è una cosa bella? Cioè è il futuro?».
Tra i tavolini
Non impressionando più di tanto Giovanni Storti del trio Aldo, Giovanni e Giacomo: «Anch’io mercoledì stavo mangiando all’aperto sui Bastioni — racconta — e un monopattino è passato veloce fra i tavolini. Chiaramente, s’è preso gli insulti. Però non penso che il problema siano i monopattinisti: lo sono gli incivili, quelli che posteggiano la macchina sulle strisce, corrono in bici sui marciapiedi o, appunto, taroccano la velocità del monopattino». Gran pedalatore, Giovanni non ama granché il nuovo mezzo: «È per gente più giovane di me. Ma mi fa ridere che adesso lo vogliano limitare: è come quando chiudono la mensa scolastica perché due famiglie non pagano, o tolgono le panchine perché si sdraiano i barboni. Che stupidata. Se c’è chi viola le regole in monopattino, fategli le multe. Ma Milano è una città piatta, il clima è meno freddo: lasciate che si vada su due ruote!…». C’è un assessore lombardo, De Corato, che tiene la contabilità di tutti gli incidenti, delle violazioni, dei congestionamenti provocati dai mezzi green… «Ma s’è mai accorto di quanta gente muore di macchina?».
L’invasione dei monopattini
di Carlo Crovella
Uno degli effetti della combinazione fra lockdown e crisi economica, è l’accelerazione, soprattutto nelle città, della diffusione dei mezzi “green” di spostamento, grazie anche ai bonus governativi. Per piccoli tragitti, infatti, tali mezzi stanno prendendo decisamente il sopravvento, a scapito sia delle auto (costose per benzina e parcheggi a pagamento) sia dei mezzi pubblici (con rischio assembramento e annesse limitazioni).
Oltre alle biciclette, sia in versione muscolare che e-bike, la scena cittadina è sempre più dominata dai monopattini elettrici. Recenti studi hanno calcolato che siano già 700.000 (qualcuno azzarda anche un milione) i monopattini utilizzati in totale nelle città europee. Le previsioni si estendono a stimare un parco monopattini di circa 5 milioni complessivi fra 5 anni in tutta l’Unione Europea. Di questi, pochissimi sono di proprietà individuale. La stragrande maggioranza appartiene al mondo sharing: si sblocca, con apposita app, il mezzo trovato per strada, lo si utilizza fino alla propria destinazione, lo si parcheggia dove capita e via andare.
Numerosissimi sono i problemi che i monopattini si portano dietro. A livello complessivo si inseriscono nella mobilità green (perché non producono emissioni dirette), ma in realtà producono anche loro un impatto sull’ambiente. Il mondo sharing infatti vive di usa e getta: allo stato attuale si calcola che un monopattino duri fra i 7 e i 12 mesi e, giunto alla fine del suo ciclo vitale, non conviene recuperarlo, economicamente parlando. Se ne stanno quindi producendo a ritmi forsennati (soprattutto in Cina e nel Sud Est asiatico) e saremo invasi da questi “pezzi di plastica con annesse batterie al litio”: tutti componenti non facilmente smaltibili. Saremo quindi invasi dai monopattini in uso, ma soprattutto da quelli non più in uso che si accatasteranno uno sull’altro non si sa dove.
Inoltre il fatto che tali mezzi siano esclusivamente green è, allo stato attuale, una pia illusione. Gran parte dell’energia elettrica è ancora prodotta utilizzando combustibili fossili. E’ vero che il monopattino (come l’e-bike o l’auto elettrica) non genera emissioni dirette (e, da questo punto di vista, non inquina in modo diretto), ma tutta la mobilità, a monte, contribuisce ancora alle immense emissioni che gravano sull’ambiente. Solo quando tutta l’energia sarà esclusivamente prodotta con risorse rinnovabili (eolico, solare, ecc.), allora potremo dire che i mezzi elettrici di spostamento saranno davvero green.
A parte queste considerazioni generali, per i monopattini emergono alcune problematiche di vita spicciola. Il mondo sharing ripropone anche per loro le criticità già registrate per le biciclette: abbandoni disordinati (sui marciapiedi, in mezzo alle aiuole, davanti a passaggi obbligati…) e innumerevoli atti di vandalismo (scaraventati in mare o nei fiumi, appesi ai monumenti, infilati in portoni e cortili privati…).
A questi si aggiungono poi, in fase di utilizzo, le conseguenze di comportamenti individuali totalmente imbecilli e di assoluta mancanza di rispetto verso gli altri: vediamo monopattini che sfrecciano sui marciapiedi, si infilano contromano, addirittura sono stati filmati in tangenziale (!!!), ecc. ecc. ecc.
Personalmente sono contrarissimo alla diffusione dei monopattini. Intendo dire che sono contrario alla diffusione dei monopattini in particolare. Le nostre città, spesso nate in epoca medievale, non hanno spazio per corsie riservate. Ancora ancora sono disposto a chiudere un occhio per le biciclette, anche se molti ciclisti si comportano in modo davvero pericoloso per sé e per gli altri. Ma i monopattini “sfrecciano”, si infilano dappertutto guizzando come pesci impazziti, in un secondo passano dal rischio di un frontale con un auto al rischio di investire un pedone…
Mi si obietta che non è colpa dei monopattini in quanto tali, ma di come li si utilizza e che li si utilizza male perché, essendo dei mezzi “nuovi”, non c’è un pregresso di regole giuridiche e, soprattutto, di consuetudini per il loro utilizzo. Tutte balle, statene certi. Le regole, più che dal codice della strada, dovrebbero giungere dall’educazione civica dei cittadini (anzi dall’educazione tout court), elemento di cui noi italiani difettiamo in modo particolare.
A titolo personale, da decenni mi sposto in città a piedi, perché cerco di prendere due piccioni con una fava: evito di inquinare e faccio un po’ di moto (nel senso letterale del termine). Infatti detesto rinchiudermi in una palestra (o, peggio, in un garage) a fare trazioni, pince e squat, per cui spostarmi a piedi per i miei vari impegni quotidiani costituisce il mio allenamento atletico.
Certo, è un allenamento aerobico, non di potenza muscolare. Ma a me va bene così. Mi riprometto di fare almeno 10.000 passi al giorno (5 km circa) e a volte ne faccio molti di più, spesso arrivo al doppio perché non uso quasi mai l’auto in città.
Camminare, poi, mi piace davvero perché è un modo di spostarsi a misura umana nel vero senso della parola: ci si guarda intorno, si osservano i palazzi, le strade, le novità, cosa è cambiato, la nuova gestione di un caffè o di un negozio, i visi di chi ti viene incontro, il loro abbigliamento, come procedono e cosa fanno… Tutte cose che, “sfrecciando”, manco ti accorgi che esistono. Camminare, invece, è “vivere”, è immergersi nella vita quotidiana della città.
Camminare mi piace così tanto che, nei rari giorni in cui non ho impegni che mi impongano spostamenti dal mio studio professionale, vado a camminare lungo il Po nell’intervallo di pranzo. Ho visto invece giovani uomini (nel bel pieno del loro vigore atletico) che prendono il monopattino per fare solo 500 metri: fra sbloccarlo con l’app, spostarsi e parcheggialo, alla fin fine ho impiegato meno tempo io a piedi.
Ho poi assistito a scene assurde, figlie della società consumistica purtroppo in auge: gruppetti di vigorosi monopattinisti (si dice? Oppure monorider? Boh!) che raggiungono la loro palestra sopra a ‘sti diavoli elettrici e poi, una volta in palestra, sudano come cammelli correndo sui tapis-roulant schiacciati contro il vetro esterno (davanti agli occhi dei passanti). In partole povere: utilizzano il monopattino per andare in un luogo dove poi a correre su un pezzo di gomma che scorre sotto ai loro piedi. Tutto inventato, tutto “falso”. Ma non potrebbero spostarsi a piedi in città, come fa appunto chi, della vita predilige ancora l’old style?
Infine mi salta all’occhio l’analogia fra i problemi causati dai monopattini e la fastidiosa presenza di molte deiezioni canine sui marciapiedi cittadini. Non è colpa dei cani se producono tali deiezioni, è colpa dei loro padroni che non le raccolgono. Devo dire che, rispetto a qualche anno fa, la situazione delle deiezioni è in miglioramento, ma purtroppo basta una deiezione sola su un intero marciapiede per lordare il contesto. I proprietari dei cani non immaginano minimamente che possano esistere “altri” cittadini che non amano i cani e men che meno transitare a fianco delle loro puzzolenti deiezioni.
Per avere marciapiedi lindi e puliti, bisognerebbe arrivare alla totale maturità civica dei cittadini-proprietari di cani, il che è praticamente impossibile, specie in Italia. I cani non hanno colpa, ho già detto: però è anche vero che più cani ci sono e più deiezioni vengono prodotte, per cui – a parità di maleducazione civica – più lordure restano in giro.
Lo stessa conclusione mi viene da elaborare per i monopattini: nel grande numero di questi diavoli elettrici che ci sfrecceranno fra i piedi di qui ai prossimi 5-10 anni, ci saranno guidatori accorti e però ci saranno anche guidatori imprudenti e/o maleducati.
Purtroppo per essere investiti (in quanto pedoni) ne basta uno solo di questi ultimi. Gli incidenti causati da monopattini stanno aumentando a velocità esponenziale e a inizio estate a Milano si è già registrata una vittima.
Non facciano spallucce i lettori che non risiedono in città, pensando che si tratterà sempre e solo di un problema metropolitano: chi può escludere che, con il continuo progresso tecnologico, fra una decina d’anni i monopattini non saranno in grado di invadere anche strade sterrate, mulattiere e, perché no?, sentieri in quota?
Alpinisti, escursionisti, arrampicatori: si salvi chi può!
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Io no. Neanche da adulto
da ragazzi abbiamo sempre truccato motorini e vespe.
Ho insegnato ai miei figli a truccare il motorino. Non per fare i furbi ma per imparare cose e a usare le mani.
Un aggiornamento interessante sul vasto tema “monopattini”. Dimostrazione che il popolo italiano è tendenzialmente “furbastro”:
https://video.lastampa.it/cronaca/cosa-si-nasconde-dietro-il-caos-dei-monopattini-da-quelli-illegali-che-sfrecciano-come-scooter-a-chi-ne-ha-fatto-un-lavoro/122576/122698
da ragazzetti i monopattini ce li facevamo di legno e per le ruote usavamo i cuscinetti a sfera.
Roba da ragazzi che con poco ma tanta fantasia si divertivano.
NO AI MONOPATTINI SENZA REGOLE.
La follia è stata quella di consentire l’uso di monopattini senza alcuna regolamentazione.
I monopattini dovrebbero invece essere muniti di targa e il conducente-noleggiatore identificabile. Per scorrettezze gravi oltre alle multe ci devono essere sospensioni e anche esclusioni al diritto di guida.
Al monopattino dovrebbe essere abbinato un casco, da usare obbligatoriamente, con la stessa targa, davanti e dietro.
I monopattini dovrebbero essere costruiti bene, con ruote più grandi e più larghe di quelle attuali, molleggiati sulla ruota anteriore e con pedana che consenta di puntare bene i piedi in frenata. Dovrebbero avere lampeggiatori per segnalare svolte senza dover staccare una mano dal manubrio.
Una mia amica ha preso una buca, le si è storta la ruota anteriore e così è finita per terra, a rischio di essere schiacciata dalle auto. Se la è cavata con il naso rotto.
Attualmente non risulta che per circolare i monopattini debbano avere caratteristiche minime di buona qualità e sicurezza: basta che abbiano una potenza max nominale di 500W (facilmente e legalmente superabile maggiorando la batteria) e un limitatore di velocità a 25 km/h (facilmente taroccabile).
Con queste non regolamentazioni e l’anonimato dei conducenti è quasi strano che non ci siano ancora più incidenti, ma ci arriveremo.
Geri
Siamo troppi.
Condivido le riflessioni di Carlo Crovella.
Secondo me la vera punta di diamante in città, sempreché funzionante a dovere, è il trasporto pubblico.
Anche la bicicletta va bene ma ciò che non va bene è la creazione di piste ciclabili improbabili le quali, in certi casi, limitano perfino il semplice andare a piedi intervenendo su marciapiedi già ridotti all’osso.
Il monopattino, scusate il termine, continuo a vederlo come una cagata pazzesca. Spero che passata la sbornia della prima ondata si torni a più miti consigli.